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	<title>magzine &#187; medici</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Coronavirus, la singolare quarantena di una famiglia parmigiana</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 18:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra D'Ippolito]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era martedì 10 marzo quando Paolo ha chiuso il Coronavirus dietro la porta della sua camera per sconfiggerlo definitivamente. Il giorno prima, però, la sua città, Parma, è stata costretta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="792" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus" /></p><p>Era martedì 10 marzo quando Paolo ha chiuso il Coronavirus dietro la porta della sua camera per sconfiggerlo definitivamente. Il giorno prima, però, la sua città, <strong>Parma</strong>, è stata costretta a frenare l’entusiasmo di <strong>Capitale Italiana della Cultura 2020</strong>. La patria di Verdi, del prosciutto e del <em>caval pist </em>si è svuotata a causa dell’emergenza. Via Farini ha chiuso i bar, in Strada Repubblica i negozi hanno abbassato le saracinesche e le attività culturali sono state annullate, ma «nulla andrà perduto» ha assicurato l’assessore alla Cultura, Michele Guerra, sperando in Parma 2021.</p>
<p>Una speranza che contraddistingue i parmigiani anche in questi giorni in cui <strong>2005</strong><strong> persone</strong> sono risultate positive al Covid 19. Quella della famiglia di Paolo è una storia di piccole cose, di tenerezza e nostalgia, così come racconta suo figlio, Lorenzo. <mark class='mark mark-yellow'>«<em>Mi</em> babbo sta meglio, ha quasi finito di tossire e tra poco finirà la sua quarantena nella quarantena».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>A Parma più di 2mila persone sono risultate positive al Covid-19, come Paolo. La storia della sua famiglia è fatta di piccole cose, tenerezza, nostalgia</span></p>
<p>Paolo ha 63 anni e giovedì 5 marzo ha scoperto di essere positivo al Coronavirus. «A fine febbraio aveva bucato in tangenziale e aveva aspettato per due ore prendendo freddo. Dal giorno dopo ha iniziato a tossire e, dopo quattro giorni, gli è venuta la febbre, che è continuata a salire fino a 39 con una tosse veramente forte». L’unica cosa da fare era chiamare il pronto soccorso. «È venuto un medico con tuta, guanti e mascherina, gli ha misurato la saturazione del sangue e, vedendo che era bassa, l’ha portato in ospedale». Paolo non aveva avuto contatti con chi era risultato positivo, ma i sintomi erano sospetti. «In ospedale la situazione era pesante. Quando lui è arrivato, l’hanno tenuto sulla sedia per sei ore – dice Lorenzo &#8211; perché c’era altra gente con i suoi stessi sintomi. Sembrava un lazzaretto».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>A Parma «la situazione non è ancora stabilizzata – dice il presidente dell’Ordine dei Medici di Parma, Piero Muzzetto –, il bilancio tra dimessi e ricoverati è in negativo».</mark></p>
<p>Dopo una tac ai polmoni, i medici hanno deciso di procedere col tampone. <strong>Positivo</strong>. Hanno ricoverato Paolo per sei giorni in infettivologia. Mentre in ospedale lui lottava contro il virus che gli impediva di respirare, in casa Lorenzo e sua madre erano preoccupati. Si sono rivolti al medico di base e da quel giovedì è iniziata la loro quarantena. <mark class='mark mark-yellow'>«I medici ci chiamavano due volte al giorno per comunicarci come stesse il <em>mi</em> babbo. Stavano lì, spiegavano cosa avesse, rispondevano alle nostre domande ed era parecchio rassicurante – dice Lorenzo -. Devo dire che sono stati incredibili».</mark></p>
<p>Un lavoro massacrante, turni faticosissimi per quelli che l’Italia da giorni chiama gli eroi in prima linea nella lotta contro il virus. «Un senso di appartenenza commovente in una situazione di collaborazione e di sacrificio da parte di medici e infermieri», riferisce il presidente Muzzetto.</p>
<p>Le condizioni di Paolo miglioravano, era ormai fuori pericolo e martedì i medici hanno deciso di dimetterlo. «Ci hanno detto che poteva stare a casa». <strong>Così è iniziata la quarantena nella quarantena</strong>. Paolo vive nella sua camera da letto, sua moglie dorme al piano di sotto sul divano e Lorenzo nella sua stanza. «<em>Mi</em> babbo è confinato in camera ed esce solo per andare in bagno. Gli abbiamo messo una sedia per non stare sempre coricato a letto e una tv». I programmi in onda gli fanno compagnia dato che il cellulare l’ha dimenticato in ospedale e chissà quando lo rivedrà. Ma a lui va bene così, anche se «è pesante per uno che è abituato a passare molto tempo in montagna». Come per Lorenzo, a cui manca stare al sole e fare una passeggiata.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/QUARANTENA.jpeg"><img class="alignleft wp-image-42222 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/QUARANTENA-300x234.jpeg" alt="QUARANTENA" width="300" height="234" /></a>In casa c’è solo un bagno. Tutte le volte Paolo si accerta che sua moglie e suo figlio non siano nei paraggi, va in bagno, apre la finestra, torna in camera e richiude la porta. «Poi andiamo noi a disinfettare», dice Lorenzo.</p>
<p>Anche i pasti non sono più gli stessi. «A mio papà lasciamo il cibo davanti la porta, lui lo prende e si richiude. Ogni tanto vado lì, gli chiedo come va, ma non puoi fare delle lunghe conversazioni dietro a una porta – dice con un po’ di nostalgia -. Il fatto che siamo tutti chiusi in casa non aiuta a parlare: non succede niente e le giornate sono tutte uguali».</p>
<p>Ma presto la sua famiglia potrà ritornare alla normalità dei piccoli momenti. Questo fine settimana Paolo farà di nuovo il tampone. Spera che sia negativo per chiudersi alle spalle la porta della sua camera e vivere finalmente la quarantena con la sua famiglia.</p>
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		<title>Medici ai tempi del Covid: taglio di stipendio e straordinari</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 17:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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		<description><![CDATA[In tempo di Coronavirus, i medici sono considerati gli angeli custodi d’Italia. Sono coloro che si battono ogni giorno per garantire la vita a migliaia di persone, a volte rinunciando ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1260" height="610" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Schermata-2020-03-17-alle-14.25.29.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Schermata 2020-03-17 alle 14.25.29" /></p><p>In tempo di Coronavirus, i <strong>medici</strong> sono considerati gli <strong>angeli</strong> custodi d’<strong>Italia</strong>. Sono coloro che si battono ogni giorno per garantire la vita a migliaia di persone, a volte rinunciando anche un po&#8217; alla loro.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La sicurezza dei medici viene sempre meno, tra turni di lavoro sfiancanti e la mancanza di attrezzature adeguate per affrontare le emergenze</span></p>
<p>In tutto ciò, la loro <strong>sicurezza</strong> viene sempre <strong>meno</strong>, tra turni di lavoro sfiancanti e la mancanza di attrezzature adeguate per affrontare le <strong>emergenze</strong>. È come mandare dei soldati in Russia, sulla neve, ma con gli stivali di cartone. Infatti, all’interno del corpo medico, è un <strong>periodo duro</strong> per tutti i <strong>medici di famiglia</strong>, che si trovano a combattere tra <strong>ambulatori svuotati</strong> e continui turni telefonici.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il grande paradosso di questo periodo è che proprio loro <strong>subiranno un netto taglio di stipendio</strong> a causa del Covid-19. Perché? Su disposizione delle Asl o dei distretti (comunali) socio-sanitari, i medici di base perderanno in questi mesi la possibilità di compiere visite specialistiche, che costituiscono una grande fetta del loro guadagno</mark>. La colpa sembrerebbe ricadere sulla burocrazia e sull’organizzazione del lavoro da parte delle <strong>aziende sanitarie</strong> regionali, le quali, come nel caso della Regione Puglia, hanno <strong><a href="https://www.affaritaliani.it/milano/coronavirus-i-medici-di-famiglia-noi-in-prima-linea-ma-non-siamo-protetti-656046.html">vietato la consegna di tutti i dispositivi di protezione individuale</a></strong>, che vanno dalla singola mascherina fino alla tuta. In virtù di questo, tutti i medici non possono erogare l’assistenza domiciliare, anche se cronica.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'><strong>La Federazione Nazionale dei medici di medicina generale (FIMMG)</strong> ha avviato una <a href="https://www.cittadinanzattiva.it/progetti-e-campagne/salute/13074-aiuta-i-tuoi-medici-di-famiglia-con-solo-1-euro.html">raccolta fondi</a> per far fronte alla carenza di mascherine o altri dispositivi.</mark> Infatti i <strong>dpi</strong> sono centellinati e <strong>presenti</strong> solo <strong>nei reparti di malattie infettive e rianimazione.</strong> Alla domanda di chi insiste a voler trovare un capro espiatorio, si trova come risposta che l’Italia non si è fatta trovare pronta e non ha avuto tempo per ordinarne a sufficienza. Le amministrazioni regionali chiedono ancora un altro sforzo: se ci fossero contagi all’interno del personale ospedaliero, gli<strong> stessi medici di base</strong> potrebbero essere una <strong>nuova forza sanitaria.</strong> Allora, in quel caso avranno i dispositivi di protezione?</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La confusione regna sovrana anche nell’erogazione delle ricette bianche e rosse a tutti i pazienti</span>.</p>
<p>La confusione regna sovrana anche nell’erogazione delle ricette bianche e rosse a tutti i pazienti. In Italia la prima tipologia di ricetta può essere consegnata anche in formato digitale e comprende la prescrizione della maggior parte dei medicinali. Mentre le ricette rosse sono solo di tipo cartaceo e anche se grazie ad esse vengono prescritti <strong>meno medicinali</strong>, questi sono tra i <strong>più importanti</strong> per le fasce più deboli della popolazione, come <strong>per</strong> esempio, i <strong>cardiopatici e i diabetici.</strong> Di quest’ultime ne hanno bisogno maggiormente gli <strong>anziani</strong>, che però, in questo periodo, non dovrebbero uscire di casa. Nel caso specifico della <strong>Puglia, la Regione</strong> poteva estendere la prescrizione di tutti i farmaci attraverso la ricetta digitale, così da evitare appuntamenti prefissati per il ritiro di quelle rosse negli ambulatori, ma ciò non è stato fatto.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La preoccupazione si fa strada anche attraverso gli ultimi numeri: <strong>in Puglia</strong> <strong>i contagi salgono a 212, con 16 morti e solo 2 guariti</strong>.</mark> Si attende il picco a causa dei tanti rientri delle ultime settimane: basti pensare che dal primo sabati del mese di marzo <strong>17mila hanno viaggiato tra aerei, macchine e tren</strong>i per tornare dalle proprie famiglie. Di questi solo <strong>4000 hanno denunciato la loro provenienza</strong>. Il contenimento dei casi è una questione ancora irrisolta e oltre <strong>1200 medici</strong>, in prima linea, sono stati contagiati su tutto il territorio nazionale.<mark class='mark mark-yellow'>L’unica speranza è che lo Stato, da tutto questo, impari una lezione: tutelare i propri medici sulla sicurezza, dandogli loro più dignità.</mark></p>
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		<title>Dopo il Covid: giovani medici nell&#8217;Italia di oggi e domani</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 09:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’Italia costretta a cambiare volto e abitudini a causa dell’irruzione del coronavirus, pur nell’immobilismo forzato qualcosa continua a muoversi. È la sanità pubblica, in prima linea nella lotta alla pandemia. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="568" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Specializzandi.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Specializzandi" /></p><p>Nell’Italia costretta a cambiare volto e abitudini a causa dell’irruzione del coronavirus, pur nell’immobilismo forzato qualcosa continua a muoversi. È la sanità pubblica, in prima linea nella lotta alla pandemia. La cronaca giornaliera mostra medici come soldati al fronte, esausti, ma ben decisi a non arrendersi. Tra di loro non c’è solo personale con anni di esperienza: si confrontano con l’emergenza anche i giovani, specializzandi e appena abilitati con l’entrata in vigore del decreto Cura Italia. Una misura che prevede proprio l’assunzione di 20mila medici in ambiti specifici che però risultano essere i meno ambiti dagli studenti. Dell’emergenza formativa e lavorativa si occupa da ormai dieci anni il<strong> Segretariato Italiano dei Giovani Medici</strong>, che punta a tutelare i futuri dottori ponendosi in un’ottica generale nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p>«Purtroppo la formazione è un tema delicato ed è quello principale – spiega il <strong>dottor Calogero Casà, Ufficio Presidenza del SIGM</strong> –. <mark class='mark mark-yellow'> Il problema non è spingere gli studenti a scegliere delle specializzazioni piuttosto che altre, ma creare un sistema sanitario che risponda efficacemente alle emergenze</mark>, in questo caso il CoViD-19, in futuro chissà. È necessario ampliare le risorse per accedere alla specializzazione per evitare che il sistema non lavori in condizioni di disagio». Nonostante le imperfezioni, il SSN resta invidiato nel mondo, ma solo grazie «allo sforzo del personale impiegato, che lavora pesantemente sotto organico. Spesso agli specializzandi è affidato il compito di tenere in piedi il sistema, mentre altrove non è così perché prevalgono le esigenze di formazione».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«È necessario ampliare le risorse per accedere alla specializzazione e per evitare che il sistema non lavori in condizioni di disagio»</span></p>
<p>Per il dottor Casà si può fare affidamento sulla disponibilità dei giovani medici, soprattutto in questo momento, ma come membro del SIGM ricorda anche quanto sia importante «chiedere la risoluzione dei problemi di programmazione esistenti, dato che <mark class='mark mark-yellow'> mai come ora è chiaro che il sistema entra in crisi quando bisogna affrontare emergenze impreviste</mark>». È per questo che sottolinea la richiesta di tutela contrattuale dei giovani che si mettono in gioco a partire dagli ultimi due anni della specializzazione. E <mark class='mark mark-yellow'> a proposito dell’immissione dei quasi specializzati nel mondo del lavoro, afferma che «questa misura non è l’ideale, perché comporta l’ammettere che c’è stato un gap di programmazione a cui bisognerà in qualche modo rispondere. È bene che il contributo degli specializzandi sia offerto, ma non è l’<em>optimum</em> perché si rischia di aggiungere precariato a precariato, già comune tra i giovani medici</mark>». Il punto cruciale è questo: «Bisogna progettare il futuro del medico e con quali tutele si procede all’assunzione, considerando anche l’evoluzione dell’epidemiologia per introdurre all’interno del Servizio Sanitario la possibilità di rispondere bene a possibili, ulteriori emergenze».</p>
<p>Gettare in prima linea gli specializzandi non potrebbe causare episodi di <em>burnout</em>? «È un fenomeno al centro della nostra attenzione e che ci preoccupa molto – conferma Casà –. Lavoro nell’ambito della radioterapia oncologica e so cosa vuol dire vivere in un contesto impegnativo e far fronte al rischio di <em>burnout</em>. Vedo con favore il rapporto con degli psicologi professionisti. In un contesto d’emergenza come questo sarebbe utile confrontarsi anche con loro».</p>
<p>Un aspetto cdi perplessità è la prospettiva – in realtà già attuata – di richiamare in corsia medici ormai in pensione, una scelta pericolosa. «<mark class='mark mark-yellow'>Sono persone d’età superiore ai 60-65 anni, la fascia più colpita dal CoViD-19 e a maggior rischio complicazioni. Così facendo non solo si espone una parte di popolazione più delicata, ma si rischia anche di non rispondere alle esigenze sanitarie</mark>. Hanno una grande esperienza clinica, ma se si pensa all’imbuto formativo questa è una situazione di paradosso e controsenso. Abbiamo le risorse per poter rispondere alla criticità, ma si decide di non investire in quel poco in più che servirebbe a sanare il problema di programmazione».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Un aspetto che desta perplessità è la prospettiva di richiamare in corsia medici ormai in pensione: una scelta pericolosa</span></p>
<p>Eccolo, il nodo della questione. L’imbuto formativo. La disparità numerica tra chi si laurea ogni anno e quanti effettivamente accedono alla specializzazione per carenza del numero dei posti. «È un problema che in questo contesto di emergenza si fa sentire ancora di più l’esigenza di essere risolto, visto che ci sono oltre 10mila ragazzi e ragazze che non possono accedere al prosieguo della formazione. A tutto ciò si somma il problema di quanti hanno provato a intraprendere una scuola di specializzazione, dovendo però desistere per la carenza di risorse nel loro ambito; ora si ritrovano a lavorare precariamente a livello territoriale, con la guardia medica. Per questo è necessario pianificare l’aumento della formazione rispondendo alle esigenze qualitative della formazione stessa. <mark class='mark mark-yellow'>Non siamo semplice forza lavoro che supplisce alla mancanza di personale. Non è così che dovrebbe funzionare se si vogliono garantire cure adeguate ai cittadini</mark>».</p>
<p>Si tratta di un problema che riemerge ogni anno, ma solo in occasione dei test d’accesso universitari. Per il dottor Casà, però, <mark class='mark mark-yellow'>l’emergenza attuale potrà convincere il Parlamento a legiferare in favore di istruzione e sanità dopo i tagli degli ultimi dieci anni «soprattutto perché è molto visibile l’impegno, la disponibilità e il sacrificio che stanno compiendo tutti i professionisti sanitari, dai giovani ai più esperti»</mark>. È bene ricordare che «davanti a questa situazione non basta solo destinare più risorse, ma valutare come impiegarle. Riconoscere dove si spreca e dove sono usate correttamente. Limitarsi ad aumentare il numero di quanti potranno studiare medicina non risolve il problema attuale, perché quando saranno laureati la crisi sarà passata e ci ritroveremo con migliaia di ex studenti che non riusciranno a inserirsi in un contesto lavorativo adeguato. <mark class='mark mark-yellow'> Non serve aumentare i numeri indiscriminatamente, ma decidere a priori dove destinare le risorse</mark>».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Di fronte a questa situazione non basta solo destinare più risorse, ma bisogna valutare come impiegarle</span></p>
<p>Nel caos di queste settimane, i giovani medici a contatto con pazienti CoViD positivi «vivono un’esperienza da trincea che ti costringe a recuperare le motivazioni che ti hanno portato a scegliere di fare il medico». La cronaca ha definito eroi loro e gli altri operatori sanitari. «Oggi ci chiamano così, ma ricordiamo che le aggressioni ai medici sono purtroppo all’ordine del giorno – puntualizza Casà –. Sicuramente la riconoscenza che la maggior parte dei pazienti dimostra è una forma di energia che ci sprona ad andare avanti, ma d’altra parte la violenza che spesso si subisce è del tutto ingiustificata. <mark class='mark mark-yellow'> Non bisogna scordare in tempo di pace che operiamo sempre in un contesto di rischio. Ricordarsi degli eroi deve comportare una partecipazione all’atto eroico, che a vario titolo può essere fatta quotidianamente: dal cittadino che deve seguire le normative rimanendo a casa per evitare di diffondere il contagio, al politico che può contribuire a sanare le criticità di programmazione</mark>».</p>
<p>E i neoabilitati cosa pensano di questa situazione? Come vivono l’essersi ritrovati improvvisamente pronti a scendere in campo come sancito dal Cura Italia?</p>
<p>Ne abbiamo parlato con un giovane laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna, che ci ha spiegato quale iter li aspetta, chiarendo gli aspetti del decreto. Innanzitutto i neoabilitati dovranno iscriversi all’Ordine, mettendosi poi in lista per svolgere le mansioni di medico di base o guardia medica. È importante ribadire che <mark class='mark mark-yellow'> l’unica modifica attuata dal decreto è la cancellazione dell’esame di abilitazione</mark>. «Le nostre prerogative, nonostante lo stato d’emergenza — com’è giusto che sia — non sono cambiate» tiene a sottolineare lo studente, ricordando che «la critica più frequente nei nostri confronti è la mancanza di preparazione. Si dice a gran voce di non volere i neolaureati in corsia, ma nessuno ha mai detto che andremo in prima linea. <mark class='mark mark-yellow'> Ci limiteremo, nel nostro piccolo, a dare respiro ad un sistema sanitario in asfissia, semplicemente sostituendo un medico di base o facendo un turno in guardia medica, come regolarmente previsto per tutti gli abilitati</mark>. Non pretendiamo certo di invadere campi d’intervento che esulino dalle nostre competenze. Ma ci sentiamo chiamati a fare quel poco che ci è permesso». L’abilitazione peraltro non si risolve in un mero riconoscimento, ma garantisce, dopo un lungo percorso di studi «di iniziare a guadagnare qualcosa, imparare sul campo e tenere allenate le conoscenze acquisite». Le richieste tanto determinate del Segretariato Italiano Giovani Medici hanno contribuito al raggiungimento di uno scopo, per anni perseguito: rendere abilitante la laurea in Medicina e Chirurgia. «<mark class='mark mark-yellow'>Sono contento che esistano associazioni del genere, perché aver avuto pochi portavoce capaci di esporre le esigenze di tanti è stato determinante. L’unione fa la forza. Hanno tutti lavorato bene, mantenendoci aggiornati. Da solo sarei riuscito a ottenere ben poco</mark>», dice soddisfatto il giovane medico; poi volgendo lo sguardo all’immediato futuro commenta: «vorrei specializzarmi in Chirurgia Generale, ma per il momento mi metto a servizio della collettività».</p>
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		<title>UNA GIORNATA A FIUMICINO</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 14:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Castagna]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[      Sembra una scena in pieno stile Steven Spielberg in The Terminal, quella che si presenta all’aeroporto di Roma Fiumicino, il centro di snodo del traffico aereo più ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/CORONAVIRUS_ARRIVO_VOLO_AIUTI_10.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="CORONAVIRUS_ARRIVO_VOLO_AIUTI_10" /></p><p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/111103430-fa0be572-0f47-4bbc-be0b-106ef410dce0.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42211" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/111103430-fa0be572-0f47-4bbc-be0b-106ef410dce0-300x200.jpg" alt="111103430-fa0be572-0f47-4bbc-be0b-106ef410dce0" width="300" height="200" /></a>     <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Attesa-bagagli-allaeroporto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42212" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/Attesa-bagagli-allaeroporto-300x225.jpg" alt="Attesa-bagagli-allaeroporto" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Sembra una scena in pieno stile Steven Spielberg in <em>The Terminal</em>, quella che si presenta all’aeroporto di Roma <strong>Fiumicino</strong>, il centro di snodo del traffico aereo più rilevante d’Italia. In emergenza da <strong>Coronavirus</strong>, a Fiumicino sembra essersi fermato il tempo: non corrono più le persone in cerca del gate, le file per l’accettazione sono semideserte (tanto che viene da chiedersi perché siano ancora aperte), il personale predisposto ai controlli di sicurezza sembra quasi smaniare dalla voglia di tornare a lavorare normalmente, alcuni addetti per scherzo si controllano l’un l’altro mentre i rulli dei bagagli vuoti fanno da sottofondo al già triste e insolito scenario.</p>
<p style="text-align: center;">  <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/scanner-febbre-aeroporto-coronavirus.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42213" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/scanner-febbre-aeroporto-coronavirus-300x171.jpg" alt="scanner-febbre-aeroporto-coronavirus" width="300" height="171" /></a>     <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/coronavirus-fiumicino-118786.660x368.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42214" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/coronavirus-fiumicino-118786.660x368-300x167.jpg" alt="coronavirus-fiumicino-118786.660x368" width="300" height="167" /></a></p>
<p>È così che un’ispettrice alla sicurezza dei trasporti aeroportuali di Fiumicino ci descrive la situazione, raccontando di un alto livello di attenzione soprattutto perché tutto il personale è in modalità “<em>frontline”</em>, quindi esposti in arrivo e in partenza. Dopo un incontro con le forze dell’ordine -racconta- si è cercato di comprendere ed ottimizzare le risorse in campo e mettere in atto una collaborazione tra tutte le autorità. Il gestore <strong>Aeroporti di Roma</strong> si è attivato da subito, comprendendo la serietà della situazione, mettendo in campo gli <strong>scanner</strong> per controllare la temperatura corporea dei passeggeri. In un primo tempo la misura era mirata ai voli provenienti dall’Oriente, anche se gli stessi poi sono stati sospesi, e successivamente, visto il continuo propagarsi della problematica, è stato esteso a tutti i voli in arrivo e in partenza.</p>
<p style="text-align: center;"><strong> <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/istockphoto-182234332-1024x1024.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42215" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/istockphoto-182234332-1024x1024-300x200.jpg" alt="istockphoto-182234332-1024x1024" width="300" height="200" /></a>     </strong></p>
<p><strong>Quali sono le misure prese?</strong></p>
<p>“Ad oggi la dirigenza ha fatto altri incontri, per avere il polso della situazione, e sappiamo che è stata determinata una chiusura parziale di altri terminal. Dove attualmente non ci sono altri voli, si evita una dispersione dell’uso del personale in luoghi non richiesti che possono essere già trattati con delle procedure di sanificazione. Il terminal che rimane aperto al momento è quindi il T3, quello che normalmente è predisposto per i voli intercontinentali.”</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/8563039_0_89_3072_1751_1000x541_80_0_0_c3dd8d11d4a3ea2ea8d501518be9e30f.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42216" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/8563039_0_89_3072_1751_1000x541_80_0_0_c3dd8d11d4a3ea2ea8d501518be9e30f-300x162.jpg" alt="8563039_0_89_3072_1751_1000x541_80_0_0_c3dd8d11d4a3ea2ea8d501518be9e30f" width="300" height="162" /></a>     <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/virus-cina-aeroporto-fiumicino-118478.660x368.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42217" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/virus-cina-aeroporto-fiumicino-118478.660x368-300x167.jpg" alt="virus-cina-aeroporto-fiumicino-118478.660x368" width="300" height="167" /></a></p>
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<p><strong>Che sensazioni sta provando il personale?</strong></p>
<p>“Siamo tutti esseri umani, capiamo però nonostante la paura che, fintanto che lo Stato non decide altre linee di contenimento, l’aeroporto deve essere operativo, logicamente anche noi abbiamo avuto dei forti timori e perplessità, cercando di evitare di andare troppo a contatto dei passeggeri, però tutto questo è stato relativamente possibile. Si è cercato di trovare strade alternative, come l’utilizzo delle scale anti-incendio, eventuali mascherine, anche da parte soprattutto dei vettori interessati. Tanti vettori tra l’altro sono stati sospesi, visto il momento hanno cominciato a dare ferie e congedi, anche per via del fatto che non ci sono più i voli. Noi come personale di sicurezza siamo in smart working e ci rechiamo a lavoro ruotando, cercando quindi di muoverci il meno possibile. La problematica c’è, è forte, ma come aeroporto dobbiamo ricordarci sempre di essere un servizio pubblico e bisogna avere anche senso civico di questo.”</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/WhatsApp-Image-2020-03-07-at-18.36.05.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42284" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/WhatsApp-Image-2020-03-07-at-18.36.05-300x168.jpeg" alt="WhatsApp-Image-2020-03-07-at-18.36.05" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>L’ispettrice ricorda di non aver mai vissuto una situazione del genere in precedenza, racconta di un incendio che in passato ha fatto molti danni a livello economico, ma adesso la situazione è diversa perché è di contenimento da parte di tutti. È sempre in contatto con la sua azienda, dove viene aggiornata tempestivamente in caso di nuove disposizioni. È molto fiduciosa nel sistema e spera che possa servire a contenere la situazione sia a livello economico che sanitario. A tal proposito si appella al grande senso di responsabilità e alla competenza del personale medico dell’aeroporto di Fiumicino, che è stato messo a disposizione, oltre a ringraziare in ogni modo il comparto d’emergenza che comprende anche i Vigili del Fuoco.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/CORONAVIRUS_ARRIVO_VOLO_AIUTI_10.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-42285" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/CORONAVIRUS_ARRIVO_VOLO_AIUTI_10-300x199.jpg" alt="CORONAVIRUS_ARRIVO_VOLO_AIUTI_10" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Questa pandemia sta facendo uscire molti lati del nostro carattere e della nostra società, quel servizio pubblico che solitamente disprezziamo e malediciamo ogni giorno, diventa un modello d’esempio nei momenti di crisi e chissà se dopo questo periodo buio possa ricalibrarsi in modo da esserne orgogliosi, d’altronde “<em>in medio stat virtus”.</em></p>
<p style="text-align: right;">Di Francesco Castagna</p>
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