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	<title>magzine &#187; KeepOn Live</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Live club, crisi e riaperture</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 15:14:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<category><![CDATA[Live]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="627" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/Cosmo_live_Alcatraz.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto di Francesco Prandoni" /></p><p>No, questa foto non è stata scattata prima della pandemia. L’immagine risale allo scorso 23 novembre 2021. Alcatraz di Milano, tremila persone munite di green pass cantano, ballano e sudano per oltre due ore, senza limitazioni. Col senno del poi, il nome del concerto, <em>BLITZ</em>, si può definire premonitorio. Che Cosmo sia capace di prevedere il futuro? Difficile. Quel live è stato a tutti gli effetti un blitz nella monotonia delle chiusure; dopo le proteste e le pressioni di artisti e lavoratori, Scena Unita ne ha raccolto la maggior parte delle voci, ad ottobre una luce in fondo al tunnel. La capienza è tornata al massimo per i concerti e al 75% per le discoteche, tolto l’obbligo del distanziamento e del posto a sedere. Poche settimane dopo,<mark class='mark mark-yellow'> la quarta ondata ha fatto ripiombare tutti nel buio</mark>. Le casse e gli amplificatori si sono spenti di nuovo: una chiusura totale che è durata fino al 31 gennaio.</p>
<p>«Era inevitabile, i contagi erano talmente alti che era difficile lavorare, molti locali avevano gran parte dello staff in quarantena o col Covid» dichiara Andrea Pontiroli, membro di <em>KeepOn Live</em> e coordinatore dei club milanesi. <mark class='mark mark-yellow'><em>KeepOn Live</em> è un’associazione composta dai direttori dei festival e dai gestori dei locali italiani. Milano ne ha venti, più di ogni altra città, e per questo si è organizzata in un coordinamento il cui capo viene eletto ogni anno tra i vari proprietari</mark>. Ovviamente tutto su base volontaria.</p>
<p>«<mark class='mark mark-yellow'>Il problema risiede nel fatto che è stata decisa ancora una volta una chiusura senza una chiara politica di sostegno sociale</mark>. Non c’è credito d’imposta, per cui i gestori continuano a pagare l’affitto ed i mutui, inoltre la cassa d’integrazione per i dipendenti sarà ordinaria, quindi non essendo retroattiva, il mese di gennaio dovranno essere pagati dai titolari per non aver lavorato». <mark class='mark mark-yellow'>Molte realtà, soprattutto le più piccole e i circoli, rischiano il fallimento. Dal 2020 molti club storici milanesi, come l’<em>Arci Ohibò</em>, hanno chiuso per sempre. La speranza è che la &#8220;mattanza&#8221; si fermi</mark>. Andrea ci tiene a precisare che i locali non sono come i festival che si possono rimandare: «Quando un locale chiude lo fa per sempre. A perderci non sono solo i dipendenti, ma tutta la comunità poiché scompare un patrimonio artistico e culturale unico».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Andrea Pontiroli: &#8220;Il problema risiede nel fatto che è stata decisa ancora una volta una chiusura senza una chiara politica di sostegno sociale. Quando un locale chiude lo fa per sempre. A perderci non sono solo i dipendenti, ma tutta la comunità poiché scompare un patrimonio artistico e culturale unico&#8221;</span></p>
<p>Il suo locale <em>Santeria</em> è rimasto aperto perché offre un servizio bar, spesso affiancato da attività di accompagnamento musicali o piccoli spettacoli. Le regole sono le stesse dei cinema e dei teatri: capienza al 100%, obbligo di mascherina, posto a sedere e divieto di consumo di cibi e bevande. Ma nei prossimi giorni cosa accadrà? Lo scorso 29 dicembre, dopo la chiusura, <em>KeepOn live</em>, insieme ad ARCI ed Assomusica, hanno inviato una lettera al governo, ma al momento non sono arrivate risposte: «<mark class='mark mark-yellow'>Il 31 gennaio è scaduto il decreto festività e ancora non si sa cosa succederà. La programmazione per i locali è fondamentale, non si può aprire da un giorno all’altro</mark>».</p>
<p>Scrollando il calendario nei vari siti, in alcuni casi ci si imbatte in nomi importanti per febbraio e il mese successivo &#8211; i <em>Lumineers</em> al <em>Fabrique</em>, i <em>Fontaines DC</em> ai Magazzini Generali, <em>Dope Lemon</em> al <em>Santeria</em> – in altri ci sono concerti annullati e rimandati. Domina un sentimento ambivalente. Al momento l’unico ballo consentito è quello che ha come protagoniste, l’una di fronte all’altra, la sfiducia latente nelle istituzioni e la speranza che con essa va a braccetto. La seconda detta il ritmo, seguendo il battito di un’immaginaria grancassa e le vibrazioni delle corde di una chitarra, mentre la prima spinge a pregare che in futuro non si debba più ricorrere al termine <em>blitz</em> per indicare un concerto.</p>
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