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	<title>magzine &#187; Kazakistan</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Dall’uranio al petrolio: la miniera Kazakistan è preziosa ma poco sostenibile</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 18:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mirea D Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il Kazakistan è un importante produttore di energia a livello mondiale. Si colloca tra i primi quindici Paesi al mondo per le sue riserve di petrolio, carbone e uranio, e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2333" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-polina-tankilevitch-3735737.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-polina-tankilevitch-3735737" /></p><p>«Il <strong>Kazakistan</strong> è un importante produttore di energia a livello mondiale. Si colloca <strong>tra i primi quindici Paesi al mondo per le sue riserve di petrolio, carbone e uranio</strong>, e tra i primi venti per l’estrazione di gas naturale». Così si <a href="https://www.unido.it/country.php?id=Kazakhstan">legge</a> sulla pagina ufficiale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale. Secondo i dati riportati dall’ente, i <strong>principali partner</strong> di esportazione del Paese sono Italia (19%), Cina (10%), Paesi Bassi (10%), Russia (9%) che sono anche i principali partner di importazione ad esclusione dei Paesi Bassi a cui si sostituisce la Germania.</p>
<p>Secondo l’ultimo <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://documents1.worldbank.org/curated/fr/688761571934946384/pdf/Doing-Business-2020-Comparing-Business-Regulation-in-190-Economies.pdf&amp;ved=2ahUKEwjpi6P3hoeLAxXn7AIHHUrhKGkQFnoECCsQAQ&amp;usg=AOvVaw0UavC5kxUHL5eVisy8h82l">rapporto</a> <em>Doing Business 2020</em> della <strong>Banca Mondiale</strong>, il Kazakistan è al quarto posto per il rispetto degli accordi contrattuali e al ventiduesimo posto per facilità nell&#8217;avvio di un&#8217;impresa. In questo senso, <mark class='mark mark-yellow'>«il nuovo quadro giuridico adottato in Kazakistan negli ultimi anni, ha permesso di stabilire alcuni incentivi per finanziare lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili che includono anche quelle a fissione nucleare»</mark> e che permetteranno al Paese di abbassare la percentuale di produzione energetica generata da combustibili fossili che ad oggi supera l’85%.</p>
<p><strong>Come funziona la produzione energetica attraverso il nucleare? Qual è il reale impatto ambientale generato dall’uso dell’uranio arricchito?</strong><br />
Per poter rispondere a queste domande, occorre partire da una questione fondamentale: qualora gli Stati e le multinazionali, a livello internazionale, decidessero di investire nella <mark class='mark mark-yellow'>fissione nucleare, questa potrebbe svolgere un ruolo determinante nel percorso di de-carbonizzazione globale</mark> ma è necessario considerare alcuni limiti produttivi. L’<strong>EIA</strong> &#8211; l’Agenzia Internazionale per l’Energia &#8211; riporta che l’unica centrale nucleare aperta in Kazakistan &#8211; un reattore nucleare<strong> BN-350</strong> ad Atktau &#8211; è stata chiusa nel 1999, nonostante il Paese abbia alcuni dei depositi di uranio più grandi del mondo.</p>
<p>Tra le ex repubbliche sovietiche, inoltre, il Paese ha sviluppato &#8211; con i suoi giacimenti di Tengiz, Karachaganak e Kashagan -, la <strong>seconda più grande produzione di petrolio dopo la Russia</strong>. La società nazionale di petrolio e gas naturale, <strong>KazMunaiGaz</strong> (KMG), rappresenta gli interessi dello Stato nell’industria petrolifera e del gas naturale del Paese. Il Kazakistan che raffina il petrolio estratto, &#8211; nonostante confini con il Mar Caspio &#8211; <mark class='mark mark-yellow'>non ha però uno sbocco sull’oceano ed è a lunga distanza rispetto ai principali mercati di greggio internazionali.</mark> I gasdotti principali, costruiti grazie al sostegno di investimenti esteri, sono due e collegano il Paese con la Russia e la Cina, partner strategici principali. <mark class='mark mark-yellow'>Il limite geografico impedisce, però, al Paese di essere indipendente dalle principali condutture per trasportare i suoi idrocarburi a livello globale</mark> e questo rende fragile l’obiettivo del nuovo presidente che consiste nell’acquisire una posizione strategica nel mercato globale come fornitore, non soltanto di petrolio, ma anche di altre materie prime.</p>
<p><strong>Matteo Guidotti </strong>- chimico del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) &#8211; riferendosi al<strong> mercato dell&#8217;uranio kazako</strong> &#8211; che a causa del conflitto in corso in Ucraina ha subìto ingenti perdite economiche &#8211; vede nella <strong>Cina</strong> il principale attore che potrebbe bilanciare queste perdite principlemente legate alle s<strong>anzioni occidentali</strong>. «Il Kazakistan sta vendendo sempre più uranio alla Cina che è in una crescita sempre più accelerata. Alcuni Paesi occidentali come Germania, Italia e Giappone non hanno arsenali di armi nucleari. Le perdita economiche possono essere controbilanciate dalla fetta di mercato che si sta ritagliando la Cina». <mark class='mark mark-yellow'>Gli standard di produzione kazaki sono elevatissimi sia nella fase di estrazione &#8211; la pratica più inquinante e impattante &#8211; sia in quella di lavorazione &#8211; quella in cui si arricchisce l’uranio grezzo -.</mark> «Il Kazakistan ha tra i <strong>migliori radio chimici del mondo</strong>, ed è capace di produrre uranio arricchito autonomamente con le migliori tecnologie, anche se il mercato del grezzo è altrettante florido e in crescita».</p>
<p>In merito alla<strong> produzione energetica nucleare,</strong> su cui il nuovo Presidente punta per diversificar il settore economico e per ridurre l’impatto ambientale generato dal carbone, ciò che occorre sottolineare è che in un reattore <mark class='mark mark-yellow'>il processo che innesca una reazione a catena che permette di produrre energia perpetua si basa sulla separazione del nucleo di un atomo di uranio attraverso un neutrone.</mark> <strong>Il processo appena descritto</strong> &#8211; che non prevede consumo di combustibili fossili ed è per questo che viene considerata una fonte energetica a basso impatto ambientale -, <strong>non è rinnovabile</strong> perché l’uranio è un elemento radioattivo e, valutando le fasi di produzione energetica, esso potrebbe generare enormi impatti sia a livello ambientale che sanitario.</p>
<p><strong>Quindi, quali rischi di contaminazione esistono se vengono considerate le fasi di questo tipo di produzione energetica? </strong>I rischi possono essere diversi e possono verificarsi dal processo di estrazione dal sottosuolo, sino al trasporto verso i siti adibiti alla lavorazione e all’arricchimento dell’uranio, fino allo smaltimento dei rifiuti radioattivi una volta terminato il processo produttivo. <mark class='mark mark-yellow'>In ogni caso, i rischi di contaminazione e soprattutto di inquinamento ambientale nell’estrazione dell’uranio sono noti dagli anni Sessanta.</mark> Non c&#8217;è una soluzione al problema ma si possono adottare delle prevenzioni. «La contaminazione e l’inquinamento in questo settore è ben noto da decenni, al contrario delle microplastiche in cui gli atti preventivi sono stati messi a punto più tardi. Gli standard kazaki sono sicuramente più alti di quelli del Niger &#8211; evidenzia il docente -. Le tecniche della prevenzione sono legate al controllo di polveri e micro-polveri e, dal momento che l&#8217;uranio ha un emissività alfa molto blanda, non c’è questo tipo di pericolo. C’è un approccio abbastanza maturo nelle tecniche di mitigazione. La cosa importante è l&#8217;applicazione degli standard nel Paese in cui viene estratto».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Di fatto, l’unico modo per non inquinare quando si parla di uranio sarebbe lasciarlo lì dov’è.</mark> «<strong>L’industria mineraria è una delle industrie più impattanti a livello ambientale </strong>e il discorso della quantità di metodi di estrazione cambia in minima parte l’entità dei danni ambientali. L’unico modo per consumare di meno estraendo uranio è estrarne sempre meno. Sarebbe utile, quindi, produrre meno armamenti e, in generale, lasciar perdere il nucleare e virare verso altre fonti di energia». Guidotti tiene, però, a precisare come l’uranio sia imprescindibile per il nucleare, che sia bellico o energetico. <mark class='mark mark-yellow'>«Il pericolo dell’uranio è paragonabile al piombo o al cadmio.</mark> Il paragone dell’uranio nel settore dei combustibili per automobili si può fare con la benzina. L’uranio è l’essenza stessa del combustibile e non è un elemento che nella reazione nucleare può essere sostituito».</p>
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		<title>Kazakistan, agenda 2050:  via il carbone, avanti il nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 18:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mirea D Alessandro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Energia Nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Diversificare l’economia e promuovere una transizione energetica sostenibile che permetta entro il 2050 di coprire almeno il 50% del fabbisogno energetico del Paese con fonti rinnovabili. È questo l’obiettivo che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1365" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-pixabay-459728.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Centrale nucleare free copy" /></p><p><strong>Diversificare l’economia</strong> e promuovere una<strong> transizione energetica sostenibile</strong> che permetta entro il 2050 di coprire almeno il 50% del fabbisogno energetico del Paese con fonti rinnovabili. <mark class='mark mark-yellow'>È questo l’obiettivo che il Kazakistan di Kassym-Jomart Toqaev ha messo al primo posto nell’agenda politica del 2025.</mark> Il piano di trasformare il Paese in una delle trenta economie più avanzate del mondo risale però al 2012, quando l’ex Presidente Nursultan Nazarbaev &#8211; alla guida del Paese dalla sua nascita sino al 2019 &#8211; ha presentato il progetto “<a href="https://policy.asiapacificenergy.org/sites/default/files/Presidential%20Address 'Strategy Kazakhstan-2050' (EN).pdf">Kazakistan 2050</a>”.</p>
<p>«Indire un <strong>referendum</strong> per la costruzione della <strong>prima centrale nucleare del Paese</strong> significa voler dimostrare &#8211; in questo senso &#8211; di rispettare i <strong>principi democratici</strong> di uno stato di diritto ed è in linea con la politica di immagine che il Paese segue ormai da diversi anni e che si basa sulla visione di un “Nuovo Kazakistan”. I sondaggi a monte indicavano che sarebbe passato». Così <strong>Frabrizio Vielmini</strong> &#8211; analista per <em>Vision &amp; Global Trends-International Institute for Global Analyses</em> e professore associato di Relazioni Internazionali alla<em> Webster University</em> di Tashkent &#8211; l’esito del referendum popolare indetto il 6 ottobre 2024 in cui i cittadini Kazakistan sono stati chiamati a decidere se procedere con la costruzione della prima centrale nucleare.  <mark class='mark mark-yellow'>«Il Paese ha sviluppato la capacità di trattare l’uranio per sfruttare l’energia nucleare»</mark> ma, in questo senso, per l’effettiva creazione delle nuove infrastrutture, saranno fondamentali adeguati<strong> investimenti internazionali</strong> che interesseranno diversi attori statali, dalla Cina alla Russia, dall’Europa agli Stati Uniti.</p>
<p>In questo scenario però, il nuovo <a href="https://globalenergymonitor.org/report/boom-and-bust-coal-2024/">rapporto</a> pubblicato dal<em> Global Energy Monitor</em> ha evidenziato che <mark class='mark mark-yellow'>il ruolo del carbone nella produzione energetica dei Paesi dell’Asia Centrale è raddoppiato negli ultimi dieci anni.</mark> Dai dati raccolti, è evidente infatti una<strong> contraddizione nel caso del Kazakistan</strong> che, da un lato, viene descritto come leader regionale nelle iniziative verdi come quella nucleare, dall’altro come il maggiore inquinatore da carbone della regione.</p>
<p>In merito alla produzione di energia nucleare, Tokayev, per raggiungere l’obiettivo prefissato dalla <em>Vision 2060</em>, ha proposto la creazione di un <strong>consorzio internazionale</strong> per avviare il piano di transizione. Sulla base delle dichiarazioni statali, <mark class='mark mark-yellow'>il consorzio dovrebbe coinvolgere partner diversi come la russa Rosatom</mark>- azienda pubblica attiva nel settore dell’energia nucleare che raggruppa 360 imprese con cui il Paese ha uno storico rapporto commerciale &#8211; <mark class='mark mark-yellow'>la sudcoreana <em>Hydro &amp; Nuclear Power</em>, la China <em>National Nuclear Corporation</em> e la francese <em>Electricité de France</em>.</mark></p>
<p>Da sempre crocevia tra popoli e culture, il<strong> Kazakistan</strong> &#8211; una delle cinque repubbliche indipendenti dell’Asia Centrale nate dal crollo dell’Unione Sovietica alla fine del secolo breve &#8211; ha una popolazione di circa <strong>20 milioni di abitanti</strong> che convive in una mescolanza culturale e religiosa che non ha eguali nella regione. Nel corso dei decenni il neonato Stato ha sviluppato un percorso di sviluppo economico che lo ha portato ad allontanarsi dall’esperienza politica sovietica: <mark class='mark mark-yellow'>260 miliardi di dollari è il PIL del Paese nel 2023.</mark></p>
<p>«<strong>Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica</strong>, <strong>il Paese,</strong> da attore strategico a livello geopolitico per la Russia, <strong>è diventato un attore sempre più rilevante</strong> a livello regionale e poi mondiale <strong>nell’estrazione e nella fornitura di minerali come rame, zinco e uranio</strong>», sottolinea Vielmini. «L’allontanamento dall’esperienza politica russ, ha generato cambiamento che ha investito la società nel suo complesso, sia a livello politico che economico e sociale». Il nuovo modello di sviluppo ha generato un meccanismo <mark class='mark mark-yellow'>«tipico delle società occidentali collettive: la creazione di un élite che rappresenta il 10% del totale della popolazione &#8211; prosperata attorno all’ex presidente che ha istituito un regime politico neo-patrimoniale &#8211; a scapito della maggioranza».</mark> È così che l’élite alto-borghese ancora oggi risponde perfettamente alle richieste del sistema mondiale guidato dal<em> Fondo Monetario Internazionale</em>. La <strong>privatizzazione</strong> del sistema &#8211; che non permette alle fasce più povere della popolazione di giovare dei vantaggi del welfare statale sovietico &#8211; <strong>ha impedito</strong> <strong>così la nascita di una classe media</strong> e la redistribuzione delle ricchezze. Per decenni, controllare le risorse è diventata la base su cui il Presidente ha costruito e mantenuto il potere personale e familiare.</p>
<p>È in quest’ottica che vanno inquadrate <strong>le violente proteste popolari</strong> che hanno incendiato le strade delle principali città kazake nel gennaio del 2022. Scoppiate a causa dell’aumento vertiginoso del costo energetico, hanno scatenato una<strong> violenta repressione governativa</strong> «che è stata sedata grazie all’intervento militare dell’<em>Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva</em>, un’alleanza militare tra stati dell’Asia centrale guidato dalla Federazione Russa. <mark class='mark mark-yellow'>Se non ci fosse stato il supporto russo, la situazione sarebbe degenerata», prosegue Vielmini.</mark></p>
<p>Ad oggi, nonostante le grandi ambizioni nel settore dell’<strong>energia rinnovabile</strong>, il Kazakistan ha un <strong>problema da risolvere</strong>: «Bilanciare l’influenza anglo-americana &#8211; dovuta al fatto che una parte consistente dei capitali del Paese sono confluiti nei mercati occidentali &#8211; con quella russa e quella cinese». La presenza russa è ancora preponderante, sia per ragioni strategiche che territoriali (i due Paesi condividono una frontiera comune di 7000km), sia per ragioni storiche. L’incontro diplomatico tenutosi tra Tokayev e Putin lo scorso novembre ha eliminato ogni equivoco in tal senso. «Il dialogo ci ha permesso di rafforzare la comprensione reciproca sulle questioni attuali della cooperazione bilaterale e dell’agenda internazionale», ha commentato, alla fine della riunione, il presidente kazako. Il Paese, che ancora oggi ospita basi militari russe, <mark class='mark mark-yellow'>ha una certa sensibilità storica associata all’esperienza nucleare</mark>: «Tra il 1949 e il 1989 l’<strong>Unione Sovietica ha effettuato circa 450 test nucleari in territorio kazako</strong>, causando una ricaduta sulla popolazione delle regioni interessate, nonostante poi tutto sia stato messo a tacere fino all’inizio degli anni Novanta» riferisce l’esperto.</p>
<p>Per il <strong>mercato euroasiatico</strong> invece, Vielmini tiene a sottolineare che «tre dei corridoi continentali della nuova <strong>via della seta cinese </strong>passano proprio dal Kazakistan e la Cina ha già investito moltissimo nel sistema logistico e infrastrutturale del Paese». Nel 2023, il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi ha raggiunto <a href="https://www.prnewswire.com/apac/news-releases/china-kazakhstan-make-solid-progress-in-economic-trade-cooperation-302189177.html">41 miliardi di dollari</a>. Con la guerra in Ucraina, però &#8211; su cui Toqaev ha riferito pubblicamente di aver avviato un dialogo con gli Stati Uniti anche in materia di sicurezza e di non proliferazione di armi nucleari &#8211; parte dei flussi commerciali sono stati re-indirizzati verso il Mar Caspio ma resta il fatto <mark class='mark mark-yellow'>«che il Kazakistan per la Cina è una fonte energetica alternativa strategica, soprattutto in caso di conflitto nell’area del Pacifico».</mark> Anche l’<strong>Unione Europea</strong> ha cercato di intessere legami economici e di governance con il Paese ma la sua<strong> influenza, ad oggi, resta limitata</strong> perché è il Kazakistan ad essere in posizione predominante: di fatto, se considerati gli obiettivi del <em>Green Deal</em> voluti da Bruxelles, il Paese è un fornitore affidabile di materie prime verso i Paesi dell’Unione.</p>
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