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	<title>magzine &#187; journalism</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Artificially Informed: l’intelligenza artificiale a supporto dell’informazione</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2024 14:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ilenia Cavaliere]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[newslab]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Artificially Informed]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel vasto panorama dell&#8217;informazione, l&#8217;intelligenza artificiale è un faro che illumina un mare di dati e opportunità. Sebbene per molti l&#8217;IA possa ancora apparire come una scatola nera, avvolta da ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="940" height="788" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/05/Progetto-senza-titolo1.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="formazioneAI" /></p><p>Nel vasto panorama dell&#8217;informazione, l&#8217;intelligenza artificiale è un faro che illumina un mare di dati e opportunità. Sebbene per molti l&#8217;IA possa ancora apparire come una scatola nera, avvolta da un alone di mistero e timore, è innegabile che, con gli strumenti giusti e una visione chiara, possa rivelarsi una grande risorsa. In nessun altro campo questa affermazione è più vera che nel <strong>giornalismo</strong>. Qui, l&#8217;IA si erge come un potente alleato per giornalisti, editori, fotoreporter e comunicatori, offrendo strumenti capaci di combattere la disinformazione e di ampliare il potenziale della narrazione giornalistica.</p>
<p>L&#8217;evento<em> Artificially Informed</em>, curato da Alberto Puliafito, direttore di Slow News, ha gettato luce su questo scenario, riunendo esperti da tutto il mondo per esplorare le possibilità offerte dall&#8217;IA nel contesto giornalistico. Da Aaron Pilhofer a Meghan Murphy e Nikita Roy, le voci autorevoli del settore hanno condiviso conoscenze, esperienze e prospettive, evidenziando come l&#8217;IA stia già trasformando il modo in cui le notizie vengono raccolte, elaborate e presentate al pubblico. Attraverso una serie di casi studio e esempi concreti, è emerso un quadro completo quanto complesso di un&#8217;industria in continua evoluzione, guidata dalla ricerca di nuovi modi per servire e coinvolgere il pubblico.</p>
<p><b>Aron Pilhofer: Innovazione in redazione</b></p>
<p><strong>Aron Pilhofer</strong> è Chief Product Officer presso la <em>Star Tribune Media Company</em>, la più grande società di media del Minnesota. È cofondatore e copresidente dei <i>Sigma Awards</i>, un concorso internazionale di data journalism e redattore esecutivo della sezione Digital ma anche Chief Digital Officer al Guardian di Londra, redattore capo associato per la strategia digitale e redattore di <em>Interactive News</em> al New York Times. Pilhofer ha co-fondato due startup: <i>DocumentCloud.org</i>, per facilitare l&#8217;accesso e l&#8217;analisi dei documenti originali, e <i>Hacks &amp; Hackers</i>, un&#8217;organizzazione che riunisce giornalisti e esperti in tecnologia <b><br />
</b></p>
<p>Ad<b> Artificiali Informed</b> Aron Pilhofer è partito dal nido dell’informazione: la <strong>redazione</strong>. «Tutto il lavoro che ho cercato di fare riguarda i <b>modelli di business </b>che mostrano dove stiamo andando come settore. È fondamentale costruire questi modelli specifici per il lavoro redazionale, soprattutto a livello locale» ha spiegato Pilhofer. «Noi abbiamo risorse adeguate, siamo al centro di progetti trasformativi con l’IA che occupa una posizione centrale. Stiamo cercando di portare la tecnologia nel mainstream delle redazioni locali per supportare efficacemente il nostro lavoro». Le <strong>novità</strong>, secondo Pilhofer, possono creare confusione, soprattutto nelle realtà più piccole: «Possono costringere a reagire continuamente alle ultime tendenze, rendendo difficile capire cosa ignorare e a cosa prestare attenzione». «L’innovazione tecnologica può sopraffare: un esempio è stato l’uso della <b>blockchain</b> e della realtà aumentata. Il settore giornalistico ha avuto un buon inizio con l’IA, ma ci sono stati anche errori» ha spiegato il giornalista facendo riferimento ad un grave errore commesso da una rispettata rivista sportiva: «Lo scorso anno <em>Sports Illustrated</em>, ha pubblicato storie generate da IA con foto di persone inesistenti. Questo è stato un momento particolare per la sperimentazione con l’IA e ovviamente loro non sono stati gli unici a commettere questo sbaglio. <strong>Pubblicare contenuti generati da IA senza adeguati controlli è molto grave</strong>». «La generazione dei contenuti AI è probabilmente l&#8217;aspetto di cui si parla di più, ma penso che nel lungo termine ci siano applicazioni ancora migliori. Un altro punto critico è la risposta del nostro settore alle nuove tecnologie. Ad esempio, il New York Times ha denunciato OpenAI per uso improprio di copyright dopo solo un anno di utilizzo di ChatGPT. È una situazione simile a quella vissuta con Google e Facebook. Attualmente, non sappiamo in che direzione stia andando questa tecnologia o chi emergerà come leader. A marzo di quest’anno, <i>Claude</i>, un altro modello linguistico, stava superando OpenAI su molte metriche, dimostrando che il campo è ancora aperto e in evoluzione».</p>
<p>Nel suo approccio alla GenAI, Pilhofer ha gestito un progetto negli ultimi sei mesi per esplorare i suoi utilizzi e sviluppare strumenti interni che possano essere vantaggiosi per le redazioni. Tra i punti chiave, sottolinea la necessità di un investimento interno da parte della redazione, oltre a dare priorità alla formazione nel settore: «Aiutare i giornalisti a comprendere cosa possono e non possono fare con la tecnologia è cruciale. I giornalisti hanno un rapporto complesso con la tecnologia, vedendola spesso come magia o spazzatura, senza vie di mezzo. <b>È importante aiutarli a capire che la tecnologia non è perfetta, ma quando funziona, è un acceleratore potente». </b></p>
<p>Un esempio pratico utile alle redazioni è la creazione di newsletter settimanali che includano una sezione chiamata &#8220;archivi&#8221;, dove la GenAI seleziona storie interessanti risparmiando tempo ai giornalisti: «Abbiamo anche sviluppato <i>Starlet</i>, un chatbot interno che utilizza la generazione aumentata per riprendere testi dagli archivi e fornire riferimenti pertinenti».</p>
<p><b>Meghan Murphy: AI nel digital journalism<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p><b>Meghan Murphy</b> è una figura chiave nell&#8217;ambito della community e dei media, crea programmi e iniziative per l&#8217;ONA, la Online News Association, la più grande organizzazione non profit dedicata al giornalismo digitale.</p>
<p>Murphy guida attività che portano al sito web dell&#8217;ONA diverse opportunità di formazione legate all&#8217;intelligenza artificiale. Tra queste, il podcast <i>Newsroom Robots</i>, dove vengono mostrati modi creativi per utilizzare l&#8217;AI come la creazione di trascrizioni. L&#8217;ONA offre un contenuto settimanale chiamato <i>ONA Weekly</i> che fornisce molte novità sull&#8217;AI, insieme a newsletter specializzate come <i>Superhuman</i> e <i>The Upgrade </i>che affrontano temi specifici del giornalismo.</p>
<p>«È importante rimanere costantemente aggiornati sulle ultime novità riguardanti l&#8217;AI, poiché il panorama delle tecnologie e delle applicazioni legate ad essa è in continua evoluzione. Per affacciarsi all’AI suggerisco di iniziare a costruire una pratica personale e sperimentare il più possibile con gli strumenti disponibili per capire come rispondono e quali compiti possono svolgere in modo efficace» ha spiegato la giornalista.</p>
<p>Ma come può essere utilizzata l&#8217;AI nelle mansioni quotidiane? «Un esempio pratico è il processo di candidatura per un lavoro, io consiglio di utilizzare l&#8217;AI come strumento di supporto di preparazione al colloquio ma non per la stesura della candidatura: la lettera di presentazione deve essere personale, autentica. Bisogna sapersi distinguere. È invece utile utilizzare l&#8217;AI per riassumere i criteri chiave di una descrizione lavorativa e per prepararsi alle domande che potrebbero essere poste durante il colloquio, questo sì». Questo procedimento, Meghan Murphy lo ha descritto come <em>partnership di pensiero</em>, una sorta di “collaborazione” con l’AI che non sostituisca del tutto la propria personalità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Altri modi per usare l’AI a livello quotidiano possono essere il <i>riassunto e lo studio</i>: «apprendere le informazioni in modo diverso, così da aiutare a ricordarle e trattenerle in maniera più efficace» spiega; il <i>brainstorming </i>è un altro esempio: è possibile chiedere all’AI possibili pasti da fare quando si ha fame: «nell’indecisione può essere impegnativo decidere un pasto nuovo, così puoi dire all’AI cosa è in frigo e chiedergli “ho questi ingredienti, fammi delle ricette con questi prodotti“ o ancora puoi fargli un elenco della lista della spesa e chiedergli se bisogna comprare altro per la ricetta che propone. Puoi anche chiedergli idee per un regalo, ad esempio puoi dirgli “Proponimi un regalo per mia madre, le piace il giardinaggio ma ha già questi strumenti&#8221;».</p>
<p>Altre vie per includere l’AI nella quotidianità è parlarne con redazioni e con il pubblico: «abbiamo fatto di recente una formazione con i nostri colleghi per vedere cosa pensano dell’uso dell’AI. Parlare alle persone e spiegare come usare l&#8217;intelligenza artificiale è fondamentale per fargli capire come useremo queste tecnologie. È bene anche avviare delle vere e proprie sessioni di formazione per fare in modo che le persone possano sperimentare le tecnologie e scoprire cosa viene fuori, e condividere così i risultati con i colleghi» conclude.</p>
<p><strong>Nikita Roy: i più interessanti casi studio di AI applicati al giornalismo<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Nikita Roy è una figura poliedrica nel campo del giornalismo contemporaneo, ha competenze nel mondo dei dati, del giornalismo e dell’intelligenza artificiale. Attualmente impegnata come Knight Fellow presso il Centro Internazionale per i Giornalisti, si concentra sull&#8217;alfabetizzazione dell&#8217;IA nell&#8217;industria delle notizie. Inoltre, guida il Laboratorio di Giornalismo IA presso la Scuola di Giornalismo Craig Newmark della City University di New York, progetto supportato da Microsoft. Roy è anche la mente e la voce del podcast <i>Newsroom Robot</i>, un punto di riferimento internazionale nel panorama dei podcast tecnologici. <i>Newsroom Robot è</i> ampiamente riconosciuto su Apple Podcasts in oltre 30 paesi e offre un palcoscenico per discutere attivamente sull&#8217;IA nel settore delle notizie.</p>
<p>Il discorso di Roy ha offerto uno sguardo approfondito sul ruolo dell&#8217;IA nel giornalismo moderno. Roy ha illustrato come l&#8217;IA stia trasformando la produzione di notizie e l&#8217;analisi dei dati, portando vantaggi tangibili all&#8217;industria dell&#8217;informazione. Ad <em>Artificially Informed</em>, Roy dimostra come le tecnologie IA stiano rivoluzionando ogni aspetto del giornalismo, dall&#8217;editoria alla creazione di contenuti multimediali.</p>
<p>Un punto chiave della sua presentazione è stata l&#8217;importanza dell&#8217;<strong>alfabetizzazione dell&#8217;IA nell&#8217;industria delle notizie</strong>: «l’adozione consapevole delle tecnologie IA può migliorare l&#8217;efficienza e la qualità del lavoro giornalistico, consentendo ai professionisti dei media di affrontare sfide complesse con strumenti innovativi» ha raccontato. Tra gli esempi pratici illustrati, vi è l&#8217;utilizzo dell&#8217;IA nella generazione di titoli e descrizioni SEO per gli articoli, la sintesi automatica di informazioni da documenti complessi e la creazione di visualizzazioni dei dati: «Questi strumenti consentono ai giornalisti di risparmiare tempo prezioso nella produzione di contenuti e di comunicare in modo efficace informazioni complesse al pubblico».</p>
<p>Un altro aspetto importante sollevato è lstato &#8216;uso dell&#8217;IA per l&#8217;analisi dei dati e la ricerca di informazioni: «Attraverso strumenti di analisi avanzata, i giornalisti possono esplorare grandi dataset in modo efficiente e scoprire nuovi approfondimenti che altrimenti potrebbero sfuggire. Questo approccio innovativo alla ricerca e all&#8217;analisi delle notizie sta cambiando il modo in cui vengono prodotte e consumate le informazioni» conclude.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Sebbene le sfide siano molte e le incertezze non manchino, è evidente che l&#8217;IA continuerà a giocare un ruolo sempre più centrale nella narrazione delle notizie, offrendo nuove prospettive, strumenti e opportunità per coloro che lavorano nell&#8217;ambito dell&#8217;informazione.</p>
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		<title>Il futuro del giornalismo in un podcast</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 07:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Scotto Di Mase]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[podcasting]]></category>
		<category><![CDATA[Stories]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni l’attività di podcasting è cresciuta vertiginosamente. Oggi, sono più di 400 milioni le persone che ascoltano podcast quotidianamente; una crescita che, secondo gli esperti, aumenterà esponenzialmente negli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="208" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/podcast.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="podcast" /></p><p>Negli ultimi anni l’attività di <strong>podcasting</strong> è cresciuta vertiginosamente. Oggi, sono più di 400 milioni le persone che ascoltano podcast quotidianamente; una crescita che, secondo gli esperti, aumenterà esponenzialmente negli anni a venire. Ma come sono esplosi sul web? Alcuni, grazie ai social media, guadagnando gran parte del loro seguito mediante brevi clip pubblicate su Tiktok o Instagram. Altri, invece, sono stati resi famosi grazie all’ampio seguito ottenuto attraverso i resoconti su notizie di attualità, complice l’affidabilità di alcune redazioni giornalistiche.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Grazie alla loro popolarità, i podcast oggi possono essere un mezzo efficace per contrastare la disinformazione dilagante nei media e nei social media.</mark><br />
In una recente sessione dell&#8217;<strong>ICFJ Empowering the Truth Global </strong>Summit, l&#8217;ICFJ ha parlato con <strong>Amit Varma</strong>, scrittore, editorialista e conduttore del podcast settimanale “<strong>The Seen and The Unseen</strong>”, sul ruolo che il podcasting può svolgere nel rendere un reportage più credibile e affidabile.</p>
<p>Varma ha anche offerto alcuni spunti e suggerimenti per diventare un buon podcaster: amplificare la veridicità delle notizie, raccontare storie coinvolgenti in maniera semplice e puntare all’engagement del pubblico. Si sa, nel corso del tempo uno dei problemi principali del giornalismo è stato il principio di veridicità delle notizie. <mark class='mark mark-yellow'> “La nostra conoscenza del mondo è incompleta, per questo la nostra mente tenta di riempire gli spazi vuoti diventando vulnerabili alla disinformazione” </mark> ha spiegato Varma.</p>
<p><strong>Puntare sulla veridicità delle notizie<br />
</strong>Le cosiddette fake news sono sempre state presenti, ma oggi più che mai, i principali nemici sono la tecnologia e i social media. L’attività di fact-checking da sola non può far fronte alla grande vastità di disinformazione che circola sul web.</p>
<p><strong>Narrare storie coinvolgenti</strong><br />
È importante che i podcaster utilizzino tecniche di narrazione pratiche e coinvolgenti per accattivare più ascoltatori possibili. Trattandosi di un formato audio, la struttura della narrazione risulta fondamentale: bisogna promuovere un ambiente intimo, trattare con rispetto gli ospiti e puntare sulla visualizzazione di scene e personaggi.</p>
<p><strong>Coinvolgere il pubblico</strong><br />
Bisogna attirare il pubblico di ascolto tenendo presente la quantità di distrazione quotidiana: la maggior parte degli ascoltatori ascolta i podcast mentre viaggia in auto o si allena in palestra. Varma, inoltre, ha parlato della “teoria dei mille veri fan” per spiegare che non è necessario avere un grande seguito per avere successo. Bensì, è utile sviluppare una relazione diretta con almeno mille ascoltatori fedeli che finanzieranno in modo sostenibile il progetto.</p>
<p style="text-align: center;">Per saperne di più, continua a leggere su:<a href="http://https://ijnet.org/en/story/how-use-podcasting-amplify-credible-reporting"> Ijnet.org</a></p>
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		<title>Reuters Institute: &#8220;Il futuro del giornalismo è in Rete&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 22:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Buonarosa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
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		<description><![CDATA[Il futuro dei giornali sarà sempre più orientato verso l’online. Questo è quello che emerge dall’indagine annuale  Journalism, media, and technology trends and predictions 2022 pubblicato dal Reuters Institute for ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1062" height="704" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/02/Newsmondo.it_.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Newsmondo.it" /></p><p><span data-contrast="auto"><span data-ccp-parastyle="heading 1"><mark class='mark mark-yellow'>Il futuro dei giornali sarà sempre più orientato verso l’online.</mark> Questo è quello che emerge dall’indagine annuale</span><span data-ccp-parastyle="heading 1">  <strong><em>Journalism, media, and </em></strong></span><strong><em><span data-ccp-parastyle="heading 1">technology</span><span data-ccp-parastyle="heading 1"> trends and </span></em></strong></span><strong><em><span data-contrast="auto"><span data-ccp-parastyle="heading 1">predictions</span><span data-ccp-parastyle="heading 1"> 2022</span></span></em></strong><span data-contrast="auto"><span data-ccp-parastyle="heading 1"> pubblicato dal <strong>Reuters Institute for the Study of Journalism</strong>, uno degli istituti più prestigiosi al mondo nel campo della ricerca sui media, in collaborazione con <strong>The Google News Initiative</strong>.</span></span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il campione d&#8217;indagine è molto ampio e comprende 246 grandi personalità dell&#8217;industria dell&#8217;infomazione <span data-contrast="none">da ben 52 Paesi</span>, tra cui </span><span data-contrast="none">57 direttori di giornali, 53 amministratori delegati e 31 responsabili digital o innovation. Un dato su tutti: la pubblicità digitale è cresciuta del 30 per cento in un solo anno e ora rappresenta circa i due terzi degli introiti pubblicitari totali.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"><br />
</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il 79 per cento degli intervistati afferma che tra le priorità di quest&#8217;anno c&#8217;è quella di aumentare il numero degli abbonati alle testate</mark> per garantire entrate finanziarie sempre più stabili e sicure. In una prospettiva futura le sottoscrizioni supereranno anche la pubblicità online e quella cartacea. <span data-contrast="none">Tuttavia, la metà di loro ha timore che questa strategia possa lasciare indietro un pubblico meno ricco o istruito. Per evitare che ciò accada sono nate iniziative ad hoc :</span><span data-contrast="none"> «</span><span data-contrast="none">Il</span> <i><span data-contrast="none">Daily Maverick</span></i><span data-contrast="none"> in Sud Africa offre un tipo di abbonamento sintetizzabile nella formula &#8220;Paga quello che puoi permetterti&#8221;. In Portogallo i soldi ricavati dalla lotteria sono serviti per finanziare 20mila abbonamenti gratuiti a notizie digitali per otto organi di informazione».</span></p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-mvr79" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Subscriptions are now considered the most important revenue stream, ahead of ads" src="https://datawrapper.dwcdn.net/mvr79/2/" width="300" height="449" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">// <![CDATA[
!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();
// ]]&gt;</script></p>
<p><span data-contrast="none"><mark class='mark mark-yellow'>Un&#8217;altra tendenza in continua evoluzione riguarda il panorama dei social network:</mark> oltre al ritorno dei video brevi,</span><span data-contrast="none"> gli editori affermano che quest&#8217;anno presteranno meno attenzione a Facebook e Twitter e si impegneranno di più su Instagram, TikTok e YouTube, social media più adatti ad una fruizione giovanile, e a piattaforme di livestreaming come Twitch. Inoltre, <mark class='mark mark-yellow'>è unanime il giudizio che ritiene di vitale importanza l’uso di un linguaggio appropriato sui social da parte dei giornalisti.</mark> In particolare, Twitter e Facebook dovrebbero essere usati per riportare le notizie e non per dilungarsi in opinioni personali.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span data-contrast="none"><mark class='mark mark-yellow'>Altri prodotti su cui i giornali continueranno ad investire saranno i podcast e le newsletter,</mark> due canali che si sono dimostrati efficaci nell&#8217;aumentare la fedeltà e nell&#8217;attrarre nuovi abbonati. C&#8217;è scetticismo, invece, nei confronti del metaverso e delle intelligenze artificiali, pur nella consapevolezza che queste tecnologie «stanno già creando una nuova serie di sfide per le società e nuove opportunità per connettersi, informare e intrattenere».</span></p>
<p style="text-align: left;"><span data-contrast="none">Social, abbonamenti, tecnologie dei sistemi: il futuro sembra più vicino di quanto appare.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/journalism-media-and-technology-trends-and-predictions-2022#sub6">Reutersinstitute.politics.ox.ac.uk</a></strong></p>
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		<title>MV7, MICROFONO per PODCAST CHE APRE UN NUOVO MERCATO</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 09:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Tech]]></category>

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		<description><![CDATA[Un microfono professionale pensato appositamente per i podcast, di facile utilizzo e dotato di uscita Usb, per essere comodamente usato anche senza disporre di un mixer audio. Arriva sul mercato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1136" height="570" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/11/SHURE-MIC.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="SHURE MIC" /></p><p>Un microfono professionale pensato appositamente per i podcast, di facile utilizzo e dotato di uscita Usb, per essere comodamente usato anche senza disporre di un mixer audio. Arriva sul mercato lo <strong>Shure MV7</strong>. È lecito chiedersi cosa ci sia particolarmente di rivoluzionario dato che, in fondo, i produttori di microfoni sfornano nuovi modelli regolarmente. Eppure, fino ad ora, <mark class='mark mark-yellow'>l’attenzione non era stata rivolta specificamente verso i produttori di podcast</mark>. Esistevano microfoni ad alto budget pensati per la registrazione di canzoni e audiolibri, riadattabili, con un po’ di intraprendenza, anche alla registrazione di altri tipi di contenuto audio, rigorosamente a livelli che vanno oltre l’amatoriale. L’idea di portare un microfono ad alto budget anche nelle case di chi registra direttamente da Pc, quindi, segna un’importante svolta.</p>
<p>Una ventina d’anni fa, in fondo, i video erano appannaggio esclusivo della Tv, e la radio era imperatrice indiscussa del mondo sonoro. Con l’avvento di Internet, la televisione ha scoperto nuovi concorrenti, come <em>youtuber</em>, <em>streamer</em>, e creatori di contenuti multimediali online, ed a sfidare la radio sono arrivati i produttori di podcast. <mark class='mark mark-yellow'>Prodotti a volte in modo amatoriale, a volte con grande professionalità, i podcast sono sicuramente diventati sempre più popolari</mark>, e rappresentano ormai la controparte solo audio dei prodotti streaming.</p>
<p>L’MV7, in questo senso, può rappresentare molto di più di una trovata commerciale: ha il potenziale per fare da apripista ad una stagione del tutto nuova per la produzione dei podcast. Se la<strong> Shure</strong>, brand specializzato in microfoni professionali, ha deciso di investire su un prodotto dal prezzo elevato rivolgendosi però a chi, di fatto, parte da una base amatoriale, pubblicizzando il prodotto come espressamente pensato per i podcast, si può facilmente capire perché sia il caso di parlare di segno dei tempi.</p>
<p>Ora, se da un lato diverse recensioni già consegnano allo Shure MV7 il titolo di microfono Usb di miglior pregio, è ancor più rilevante constatare che <mark class='mark mark-yellow'>questo molto probabilmente è solo l’inizio, la nascita di un nuovo segmento di mercato ad oggi quasi inesplorato</mark>. Se la Shure ci ha visto giusto, ed i creatori di contenuti audio investiranno realmente i circa 300 euro del prezzo di mercato con cui questo microfono debutta, molti altri produttori potrebbero presto seguire l’esempio dell’azienda statunitense. Occorrerà capire se le caratteristiche di punta, ovvero il disporre di un’ottima riduzione dei rumori esterni, la semplicità d’utilizzo e il lavorare in sinergia con un elaborato software di bilanciamento audio (con funzionalità sia automatiche che manuali), convinceranno i consumatori, ovvero chi, in ambienti informali e poco attrezzati, voglia comunque ottenere prodotti audio di qualità, in cui la voce non sia accompagnata da fruscii o suoni indesiderati.</p>
<p>Il momento per il salto di qualità dei podcast sembra essere arrivato, e l’MV7 potrebbe esserne solo un primo ambasciatore.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://www.forbes.com/sites/marksparrow/2020/10/26/shure-has-created-a-classic-podcasting-microphone-and-its-a-real-thriller/?sh=42f702ef6e1b">Forbes</a><br />
</strong></p>
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		<title>The Atlantic licenzia: brutto segno per le testate digitali</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2020 14:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Barra]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa, il magazine statunitense The Atlantic ha licenziato 68 persone, ovvero il 17% del suo organico[/mark]. È una notizia preoccupante soprattutto se si pensa che si tratta di uno dei giornali economicamente ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1846" height="838" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/05/The-Atlantic.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="The Atlantic" /></p><p>Pochi giorni fa, il magazine statunitense <strong>The Atlantic</strong> ha licenziato 68 persone, ovvero il 17% del suo organico[/mark]. È una notizia preoccupante soprattutto se si pensa che si tratta di uno dei giornali economicamente più solidi e che, grazie alla copertura della crisi sanitaria da Coronavirus ,ha guadagnato migliaia di nuovi abbonati.</p>
<p><strong>David</strong> <strong>Bredley</strong>, presidente di <strong>Atlantic</strong> <strong>Media</strong>, editrice della storica rivista americana, ha affermato che<mark class='mark mark-yellow'>i problemi ruotano attorno a tre aree principali: pubblicità, video ed eventi.</mark>Strano, perché proprio, le ultime due categorie, fino a poco tempo fa, erano il fiore all’occhiello del gruppo, un prodotto molto apprezzato dai lettori. Per una testata che ha puntato molto sul digitale, questa diversificazione consentiva di non dipendere troppo dalla pubblicità. La pandemia, però, ha colpito le altre due fonti di ricavi. Un bruttissimo segnale per tutti i media digitali.</p>
<p>In particolare, il settore eventi di <em>Atlantic,</em> <strong>AtlanticLIVE</strong>, è stato messo in ginocchio dal lockdown e dalla cancellazione o dallo spostamento su internet di tutti gli appuntamenti organizzati dalla testata.come l&#8217;<strong>Atlantic Festival</strong> e l&#8217;<strong>Aspen Ideas Festival</strong>. La redazione video, invece, è stata interamente smantellata: 11 dei circa 22 licenziamenti che riguardano il team editoriale vengono da qui. Si tratta di una brutta notizia per tutta l&#8217;editoria. Solo l&#8217;anno scorso, la testata aveva assunto cento persone, conseguenza di un piano di rilancio varato con l&#8217;arrivo di <strong>Laurene Powell Jobs</strong>, vedova del fondatore di <strong>Apple</strong>, come azionista di maggioranza. Da allora, i conti sono andati in rosso. Poi è arrivato il Covid-19.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per approfondire, continuare la lettura su <a href="https://www.niemanlab.org/2020/05/the-atlantics-layoffs-sound-the-death-knell-for-two-media-revenue-hopes-video-and-events/" target="_blank">Niemanlab</a>. </strong></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Coronabump: opportunità e sfida per il giornalismo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 06:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Barra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Coronabump – ovvero l’impatto della crisi da Covid-19 sull&#8217;informazione – sta offrendo alle testate giornalistiche una grande occasione per incrementare il numero dei lettori e aumentarne la fedeltà. Da un rapporto di Deep BI, società ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/04/covid-19-4938932_1920.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="covid-19-4938932_1920" /></p><p>Il Coronabump – ovvero l’impatto della crisi da Covid-19 sull&#8217;informazione – sta offrendo alle testate giornalistiche una grande occasione per incrementare il numero dei lettori e aumentarne la fedeltà. Da un rapporto di <strong>Deep BI</strong>, società specializzata in data analytics per le imprese, è emerso che <mark class='mark mark-yellow'>il traffico dei siti, tra gennaio e marzo, è aumentato del 90%.</mark> Il boom di contatti non sorprende. La gente, infatti, ha bisogno di informazioni su tutti gli sviluppi della crisi sanitaria. La sfida, allora, è quella di approfittare di questo momento per coltivare un pubblico fedele attraverso strategie ben definite. Una volta che gli utenti raggiungono elevati livelli di coinvolgimento, infatti, è più facile che decidano di abbonarsi.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Gli editori hanno seguito strategie diverse per capitalizzare il Coronabump.</mark> Il <strong>Telegraph,</strong> per esempio, ha deciso di non fare eccezioni al suo sistema di paywall tradizionale (che unisce contenuti gratuiti e a pagamento). Ha invece ampliato l’offerta contenutistica con un podcast quotidiano sul Coronavirus, intensificando l&#8217;attività sul gruppo <strong>Whatsapp</strong>, offrendo la consegna gratuita del giornale e dando agli abbonati la possibilità di stampare liberamente l’edizione digitale. Per il quotidiano britannico, marzo è stato il mese più proficuo dal punto di vista del traffico dal referendum del 2016 sul Brexit e gli abbonamenti digitali sono aumentati di quasi il 400% rispetto a gennaio. Il <strong>Financial</strong> <strong>Times</strong>, invece, ha reso gratuiti solo i contenuti sul Coronavirus.</p>
<p>Il responsabile del marketing di <em>Deep BI,</em> <strong>Hisham</strong> <strong>Itani</strong>, ha spiegato che, in generale, rilassare i paywall non è una mossa aziendale intelligente perché va scardinata l’idea – dannosa per il giornalismo – che non si debba pagare per l’informazione di qualità. Tuttavia, in questo momento storico, il 40% dei cittadini riceve gli aggiornamenti direttamente dal governo, quindi le testate non possono aspettarsi che le persone paghino per leggere le stesse cose che possono sentire in altro modo e da fonti altrettanto autorevoli. <mark class='mark mark-yellow'>Le realtà giornalistiche devono, quindi, impegnarsi nel creare un “valore distinto” che dia ai lettori qualcosa di più del semplice racconto dei fatti.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più continua la lettura su <a href="https://www.journalism.co.uk/news/spike-in-news-traffic-from-covid-19-provides-opportunity-to-grow-subscriber-base/s2/a754273/" target="_blank">Journalism.co.uk</a></strong></p>
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		<title>Reach, svolta digitale: app e newsletter per crescere</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 16:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Giangaspero]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Editor]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[News Paper]]></category>
		<category><![CDATA[Tech]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gruppo editoriale britannico Reach, che comprende 25 testate, ha avviato una vera e propria rivoluzione digitale. L&#8217;obiettivo è quello di avere sette milioni di lettori registrati entro il 2022. Per arrivarci, il gruppo punterà su newsletter, app ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/newsletter-2123474_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="newsletter-2123474_1920" /></p><p>Il gruppo editoriale britannico <strong>Reach</strong>, che comprende 25 testate<strong>,</strong> ha avviato una vera e propria rivoluzione digitale. L&#8217;obiettivo è quello di avere sette milioni di lettori registrati entro il 2022. Per arrivarci, il gruppo punterà su newsletter, app e servizi digitali, come la piattaforma <strong>In Your Area </strong>che ha 2,5 milioni di lettori, parte dei quali riceve alert su notizie che riguardano la propria zona di residenza.</p>
<p>Sulla carta, non dovrebbe essere difficile raggiungere quella soglia visto che, secondo rilevazioni <strong>Comscore</strong> relative al dicembre 2019, il network di testate raggiunge i 40 milioni di  utenti unici al mese<strong>. </strong>Il problema è che non sa nulla di loro perché addirittura <mark class='mark mark-yellow'>il 98% degli utenti preferisce restare anonimo e condividere informazioni personali.</mark> Questo è ovviamente un grosso limite per la raccolta pubblicitaria della società. Da qui, la scelta di puntare su servizi digitali che costringono i lettori a registrarsi. E infatti, con la nuova offerta, attivata attraverso la registrazione di un indirizzo e-mail, si potrà accedere ai circa tremila articoli che vengono pubblicati ogni giorno.</p>
<p>L&#8217;altra sfida è quella di aumentare il tempo di permanenza su ogni singola pagina. Le informazioni sui lettori servono anche a questo. <mark class='mark mark-yellow'>I dati personali da fornire miglioreranno la profilazione del pubblico e quindi la segmentazione dell&#8217;offerta,</mark> cosa che dovrebbe far crescere i rendimenti pubblicitari.  Quando un lettore si iscriverà a una newsletter, utilizzerà la sezione In Your Area o scaricherà la app, Reach conoscerà indirizzo del lettore, stipendio, interessi, hobby e passioni ma anche il valore della sua abitazione.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Continua a leggere l&#8217;articolo su <a href="https://digiday.com/media/uk-newspaper-reach-plans-get-7m-registered-users/">Digiday</a></strong></p>
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		<title>Tortoise, rallentare le news per capire meglio il mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 11:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[journalism]]></category>
		<category><![CDATA[regno unito]]></category>
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		<category><![CDATA[the times]]></category>
		<category><![CDATA[tortoise]]></category>
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		<description><![CDATA[“News has become noise”, l’informazione è diventata rumore. È per sconfiggere questa tendenza che Tortoise Media, un progetto editoriale partecipativo nato in Gran Bretagna, ha chiesto fondi al pubblico attraverso ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1552" height="873" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/2b7f73d939e6cb7da22b15b968f4f6b6_original.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="2b7f73d939e6cb7da22b15b968f4f6b6_original" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><em>“News has become noise”</em>, l’informazione è diventata rumore.</mark> È per sconfiggere questa tendenza che <strong>Tortoise Media</strong>, un progetto editoriale partecipativo nato in Gran Bretagna, ha chiesto fondi al pubblico <a href="https://medium.com/kickstarter/news-has-become-noise-tortoise-wants-to-change-that-266c77548fee">attraverso la piattaforma Kickstarter</a>. E ha avuto un successo straordinario: 2.500 persone hanno donato oltre mezzo milione di sterline, rendendo Tortoise il progetto giornalistico più finanziato nella storia del crowdfunding. Un ruolo, sicuramente, lo hanno giocato i promotori, non proprio gli ultimi arrivati: <strong>James Harding</strong>, già direttore di Bbc News ed editore del Times; <strong>Katie Vanneck-Smith</strong>, fino a giugno 2018 direttrice di Dow Jones, la società editrice del Wall Street Journal; <strong>Matthew Barzum</strong>, ex ambasciatore degli Usa nel Regno Unito.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/2019-02-26.png"><img class="aligncenter wp-image-38142 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/2019-02-26-1024x480.png" alt="2019-02-26" width="1024" height="480" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lanciando la raccolta fondi lo scorso ottobre, i tre hanno analizzato il panorama dell’informazione contemporanea: “Siamo sommersi dalle news. Non tutte sono false o scadenti, molte sono anche buone: ma sono semplicemente troppe, e sempre le stesse. Troppi inseguono le notizie, ma <strong>ignorano le storie</strong>. Tutta questa fretta rende i consumatori ansiosi e sfiduciati”. Ecco allora il loro progetto alternativo: “In un mondo dove tutti corrono a rotta di collo, noi crediamo di dover rallentare per diventare più saggi”. <mark class='mark mark-yellow'>Quindi niente conferenze stampa o breaking news: “Vogliamo prenderci il tempo per vedere il quadro completo, per riconoscere le tendenze che danno forma al nostro futuro, per investigare su ciò che non si vede”.</mark></p>
<p>E soprattutto, di dover “dare a ciascuno il proprio posto al tavolo”: creare un giornalismo partecipativo basato su conference calls giornaliere, i “<strong>ThinkIn</strong>”, in cui i redattori discutono insieme agli abbonati quali storie realizzare. Chi partecipa agli incontri è invitato a dire la propria, partecipando all’attività del giornale.</p>
<p style="text-align: center;">Per saperne di più, leggi l&#8217;articolo completo su <a href="https://www.journalism.co.uk/news/tortoise-uses-editorial-discussions-to-fuel-an-open-journalism-membership-model/s2/a735173/" target="_blank">Journalism.co.uk</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>3 TJN &#8211; Top Journalism News #11</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2018 14:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[bbc]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[Giochi intelligenti  Bbc iReporter è un gioco di ruolo, online e gratuito per avvicinare gli adolescenti al buon giornalismo. La linea dura paga Da quando il Times ha imposto il paywall su ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1197" height="639" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/05/Bbc-iReporter-e1525705295293.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="bbc-ireporter" /></p><p><strong>Giochi intelligenti </strong></p>
<p><a href="http://www.bbc.co.uk/news/resources/idt-8760dd58-84f9-4c98-ade2-590562670096" target="_blank">Bbc iRepo</a><a href="http://www.bbc.co.uk/news/resources/idt-8760dd58-84f9-4c98-ade2-590562670096" target="_blank">rter</a> è un gioco di ruolo, online e gratuito per avvicinare gli adolescenti al buon giornalismo.</p>
<p><strong>La linea dura paga</strong></p>
<p>Da quando il <em><a href="https://www.journalism.co.uk/news/the-times-radical-paywall/s2/a721037/" target="_blank">Times</a></em> ha imposto il paywall su tutti i propri contenuti, ha ripianato le perdite e sviluppato uno &#8220;zoccolo duro&#8221; di lettori, appassionati allo &#8220;slow journalism&#8221;.</p>
<p><strong>Davide contro Golia</strong></p>
<p><a href="https://digiday.com/media/plan-never-facebook-insider-continues-diversify-amid-facebook-declines/"><em>Business Insider</em></a> ha deciso di ripensare la propria strategia digital, sfidando l&#8217;algoritmo di Facebook. Meno video ma più lunghi, postati anche su Twitter e Youtube per deviare il traffico sul propio sito web.</p>
<p>&nbsp;</p>
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