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	<title>magzine &#187; IJF 2025</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Al festival del giornalismo di Perugia si parla di non profit, di local journalism e come finanziarlo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 08:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2500" height="1669" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/perugia_filantropo1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="perugia_filantropo1" /></p><p>In tempi di crisi per il settore del giornalismo e dell’editoria, risulta sempre più importante chiedersi dove ottenere dei fondi per fare informazione. Questo tema se lo chiedono anche i giornalisti che partecipano al festival di Perugia: tra la libertà di stampa, l’intelligenza artificiale, i diritti umani e la giustizia climatica, <mark class='mark mark-yellow'>un altro dei temi fondamentali di cui si parla molto durante il Festival internazionale del giornalismo di Perugia è “funding and sustainability”</mark>, ovvero come avere finanziamenti e come ottenere sostenibilità economica.</p>
<p><strong>Sam Gill</strong>, presidente e amministratore delegato della <a href="https://www.dorisduke.org/" target="_blank">Doris Duke Foundation</a>, <strong>Patrice Schneider</strong>, Chief Strategy Officer di <a href="https://www.mdif.org/" target="_blank">Media Development Investment Fund</a> e <strong>Rachel White</strong>, amministratrice delegata <a href="https://www.ap.org/media-center/press-releases/2025/ap-fund-for-journalism-announces-board-of-directors-1st-program-with-nearly-50-local-newsrooms/" target="_blank">dell’Associated Press Fund for Journalism</a>, sono tra coloro che hanno discusso la tematica per discutere sullo stato dell’informazione le sue modalità di finanziamento.</p>
<p>Con la graduale chiusura e sparizione dei giornali locali a favore delle grandi redazioni nazionali e internazionali, cosa significa questo passo indietro per il futuro delle comunità locali? Sebbene le prospettive finora siano sempre sembrate particolarmente negative, un nuovo elemento è emerso per sopperire alla mancanza di notizie, ovvero l&#8217;opportunità di mettere insieme delle <strong>redazioni giornalistiche non profit</strong>. Nonostante la natura delle organizzazioni non profit, servono dei fondi per sostenerle: in questa discussione, si sono quindi esplorati i rapporti tra queste redazioni giornalistiche locali, i grandi media e i fondi di investimento. <mark class='mark mark-yellow'>La parola chiave, come suggerito dal titolo, è “filantropia”</mark>, intesa come l&#8217;insieme di iniziative economiche di investimento e finanziamento all’interno delle piccole organizzazioni che cercano di fare informazione, e dentro un mercato in continuo cambiamento che finora ha fatto chiudere i battenti a molte redazioni. In questo contesto, si sviluppa il dibattito tra Gill e Schneider: entrambi si dicono convinti che la filantropia possa avere un ruolo cruciale nel sostegno al <em>local journalism</em>, ma presentano approcci diversi alla questione.</p>
<p>Da un lato c’è la visione di Gill, che ritiene che la filantropia debba fungere da <strong>catalizzatore</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>fornendo capitale di rischio per aiutare le organizzazioni giornalistiche locali a sperimentare nuovi modelli di business e a capire di cosa ha bisogno il loro pubblico</mark>. Secondo Gill, non ci si deve aspettare che la filantropia risolva l&#8217;intero problema dei finanziamenti, ma piuttosto che contribuisca a creare un ecosistema sostenibile per il giornalismo locale. <mark class='mark mark-yellow'>Schneider, invece, ritiene che la filantropia debba essere più pro-attiva e sfruttare le proprie risorse per creare un modello di “capitale misto”</mark>. Questo significa avere una combinazione di sovvenzioni, investimenti e finanziamenti a debito, con i soldi dei fondi che un ruolo di <em>derisking</em>, ovvero mirato a coprire il rischio dell&#8217;investimento degli <em>stakeholder</em>. Questo modello, per Schneider, potrebbe essere replicato a livello locale, con il coinvolgimento di banche, fondazioni e membri della comunità giornalistica.</p>
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		<title>L&#8217;uso di Telegram per il giornalismo d&#8217;inchiesta</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 05:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie alla diffusione del web 2.0, da anni il giornalismo d’inchiesta fa uso degli strumenti online per trovare storie e notizie degne di essere raccontate. Tra strumenti per la geolocalizzazione, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2500" height="1663" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/telegram_perugia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="telegram_perugia" /></p><p>Grazie alla diffusione del web 2.0, <mark class='mark mark-yellow'>da anni il giornalismo d’inchiesta fa uso degli strumenti online per trovare storie e notizie degne di essere raccontate</mark>. Tra strumenti per la geolocalizzazione, l’analisi dei dati e il monitoraggio delle comunità online – principalmente presenti sui social – l’importanza delle indagini online è in costante crescita. Nonostante questo trend, per molti questi strumenti risultano però ancora oscuri e difficili da capire. Al <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/" target="_blank">festival internazionale del giornalismo di Perugia</a> c’è stato spazio anche per approfondire questi aspetti. Ne ha parlato in particolare <strong>Jane Lytvynenko</strong>, giornalista <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/speaker/jane-lytvynenko" target="_blank">freelance</a> di origini ucraine specializzata in giornalismo investigativo sulla rete, che ha spiegato come utilizzare al meglio l’app di Telegram per fare giornalismo d’inchiesta.</p>
<h2>L&#8217;importanza di Telegram</h2>
<p>Mentre per molti si tratta di una semplice app di messaggistica seconda per popolarità alla controparte di Meta, nasconde al suo interno <strong>caratteristiche uniche</strong>. La presenza di più di un miliardo di utenti e la possibilità di creare gruppi e canali condivisibili su tutte le piattaforme hanno permesso negli anni di formare community ampissime: «Telegram ha anche una <strong>moderazione limitata</strong>, e per questo l’anno scorso il suo fondatore <strong>Pavel Durov</strong> è stato <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Arrest_and_indictment_of_Pavel_Durov" target="_blank">trattenuto in Francia dalle autorità</a>, perché sostenevano che avesse permesso attività criminali consapevolmente. Da allora la moderazione è stata aumentata, ma ancora oggi tutti son liberi di fare come credono» ha precisato Lytvynenko, <mark class='mark mark-yellow'>«Su Telegram si trovano molte attività illecite, dalla pornografia non consensuale, alla vendita di droga, al download di film illegali e così via».</mark> Altre peculiarità degne di nota sono la possibilità di mantenere i metadati dei file multimediali che scarichiamo da Telegram, risorsa fondamentale per le inchieste online. Inoltre, ogni singola chat, ogni gruppo, ogni canale o anche la sua sezione commenti può essere esportato integralmente sul proprio dispositivo, permettendo mantenere il proprio materiale salvato in locale.</p>
<h2>Sicurezza e protezione dei dati sensibili</h2>
<p>Dal momento che ci si addentra nei mondi criminali, anche in posti virtuali come quello di Telegram, sorgono spesso problemi relativi alla nostra sicurezza. Questo aspetto online si traduce con la protezione dei propri dati personali. Anche in questo caso, ci viene in aiuto Lytvynenko: «Contrariamente a quanto si crede, <mark class='mark mark-yellow'>le chat di Telegram non sono criptate, e la sua sicurezza non è ottima</mark>. Quindi, se potete, usate un numero di telefono usa e getta per configurare il vostro profilo; per le stesse ragioni, non consentite l&#8217;accesso alle vostre foto e ad altri dati all&#8217;app. Inoltre, se state comunicando con una fonte non molto affidabile, ricordatevi di togliere i metadati da foto e video. E infine, per proteggere le fonti, cercate di portarle su app di messaggistica più sicure e criptate».</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/telegram_perugia3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-79847" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/telegram_perugia3.jpg" alt="telegram_perugia3" width="2500" height="1663" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>TRUMP METTE A DURA PROVA IL GIORNALISMO USA</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 16:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Gomiero]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lasciarsi tutto indietro e salpare, respirando l’aria della libertà. Per decenni, milioni di  persone hanno attraversato Pacifico e Atlantico per vivere nella “terra delle opportunità”. Il sogno americano è incarnato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="1200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/7IV8508.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto di: Francesco Cuoccio" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Lasciarsi tutto indietro e salpare, respirando l’aria della libertà. Per decenni, milioni di  persone hanno attraversato Pacifico e Atlantico per vivere nella “terra delle opportunità”. Il sogno americano è incarnato da Lady Liberty, protettrice non solo dei suoi cittadini. La prima cosa che faceva era gridare “America” dalle navi cariche di migranti con valige di cartone e sogni da realizzare. Gli<strong> Stati Uniti</strong> del 2025 sono molto diversi dalla terra accogliente e senza limiti raccontata da Hollywood. Il tornado <strong>Trump</strong> non lascia vittime, ma superstiti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa accade ai diritti e alle libertà quando persino la democrazia più grande del mondo sembra pronta a voltare le spalle a loro? Il giornalismo lo sta scoprendo sulla propria pelle. Durante la terza giornata del Festival Internazionale del giornalismo, <strong>Betsy Reed</strong>, direttrice di <a href="https://www.theguardian.com/us?INTCMP=CE_US">The Guardian US</a>, si è confrontata sul tema con <strong>Joel Simon</strong>, fondatore del <a href="https://www.journalism.cuny.edu/centers/journalism-protection-initiative/">Journalism Protection Initiative</a>. Nel panel <a href="https://www.journalismfestival.com/programme/2025/trump-and-the-press-what-to-expect-in-the-second-term">“Trump and the Press: What to Expect in the Second Term”</a>, Reed ha evidenziato come, nel primo mandato, l&#8217;amministrazione Trump abbia tentato di incarcerare giornalisti, indebolire le leggi sulla diffamazione, escludere dalla Casa Bianca reporter scomodi e fare pressioni sui proprietari dei media per attenuare la copertura critica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come è successo nel 2018 a <strong>Jim Acosta</strong>, corrispondente dalla Casa Bianca per la <a href="https://edition.cnn.com/">CNN</a>, a cui<a href="https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/13/cnn-trump-causa-ritiro-credenziali-jim-acosta"> è stato revocato l’accredito</a> dopo aver rivolto domande considerate sgradite dal presidente. Ma non è stata una questione unica e personale: a farne i conti è stata anche una realtà editoriale storica come <a href="https://www.washingtonpost.com/">The Washington Post</a>. Durante la campagna elettorale 2024, per la prima volta dalla sua fondazione, il quotidiano non ha espresso l’endorsement per un candidato. Storicamente più vicino ai democratici, il </span><i><span style="font-weight: 400;">Post</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Bezos ha preferito non sbilanciarsi e ridurre così il rischio di ripercussioni in caso di vittoria repubblicana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I media, in questo momento storico, sono sotto pressione. “Una delle lezioni che non abbiamo imparato dalla prima presidenza Trump è che quando c’è un leader forte e divisivo è difficile concentrarsi su altro. Il giornalismo dovrebbe raccontare le conseguenze di quello che i potenti fanno e non le loro dichiarazioni assurde”, ha spiegato<a style="font-weight: 400;" href="https://www.theguardian.com/world/2016/jan/16/iran-releases-washington-post-journalist-jason-rezaian"> <strong>Jason Rezaian</strong></a>, direttore of Press Freedom Initiatives al Washington Post. Mentre in tutto il mondo le testate locali affannano, i media nazionali seguono il copione che scrive qualcun altro. “Are we making news or making noise?”, provoca <a style="font-weight: 400;" href="https://www.rcmediafreedom.eu/News/Turkey-must-end-the-harassment-of-journalist-Can-Duendar-and-lift-the-block-of-his-online-radio"><strong>Can Dündar</strong></a><b> </b></span><span style="font-weight: 400;">- ex direttore del quotidiano turco </span><i><span style="font-weight: 400;">Cumhuriyet</span></i><span style="font-weight: 400;">, perseguitato da Erdoğan. La domanda vuole scuotere le coscienze dei giornalisti, in particolare quelli che vivono sotto “regimi democratici”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Agire o reagire, in questa scelta consiste il futuro della libertà di informazione. “Immaginate che la vostra casa stia bruciando &#8211; insiste Dündar &#8211; come potreste restare fuori a guardare? Il mondo dell’informazione sta bruciando, non possiamo limitarci a raccontarlo come se fosse cronaca. Se fosse casa mia, io cercherei dell’acqua, farei di tutto per spegnere le fiamme”. Dalle basi di diritto che sostengono la professione si alza un sottile filo di fumo. Da spegnere prima che l’aria diventi irrespirabile. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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