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	<title>magzine &#187; Hip Hop</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>VibraRecords, alle origini del rap italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 06:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Dal Toso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Dj Zeta]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="660" height="330" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/rap-italiano.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="rap-italiano" /></p><p>&#8220;Troppo stanco per dormire, come Pellico mi metto a scrivere memorie su memorie per reprimere/ la voglia insoddisfabile di pormi dubbi irrisolvibili, circondato da un deserto di inquietudini&#8221;. Abbiamo parlato di <a href="http://www.magzine.it/qui-mondo-marcio-dove-sono-finiti-i-rapper/">Mondo Marcio</a> e dell’ingresso dell’hip-hop italiano nel mainstream della musica italiana, ma facciamo ancora un passo indietro.</p>
<p>Torniamo al 1998, l’anno in cui due ragazzi di Verona, Andrea e Fabio, gettarono le basi per l’etichetta discografica indipendente che ha permesso di promuovere e diffondere i suoni e le canzoni di artisti oggi noti in tutta Italia, come Club Dogo, Fabri Fibra, Inoki, Marracash. <mark class='mark mark-yellow'> Insieme a loro, troviamo anche una sorta di padre putativo, <strong>Davide Bassi, conosciuto con il nome di Bassi Maestro</strong>, figura chiave dell’underground e autore di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=yQ6ikmnF8Vc"><em>Foto di gruppo</em></a>, forse la canzone più rappresentativa dell’intero panorama rap italiano e ancora oggi una delle più emozionanti </mark> : un ritratto dei rapporti che mutano, delle persone che si perdono e degli amici che rimangono, ma anche delle perplessità e degli interrogativi che anticipano ogni nuovo inizio e ogni nuova sfida.</p>
<p>Proprio come quella che lanciò la <strong>VibraRecords</strong> alla fine degli anni Novanta: <mark class='mark mark-yellow'> scommettere che il rap potesse avere un valore commerciale e attrattivo anche in Italia, sostenendo una cultura autentica e stradaiola, che non scendesse a compromessi con il nazional-popolare e con la musica italiana a cui tutti, fino a quel momento, erano abituati, pubblico e addetti ai lavori inclusi </mark> .</p>
<p><em>&#8220;VibraRecords</em> è nata nel settembre del 1998 come negozio di dischi e materiale per dj e writers, ma in poco tempo siamo diventati dei piccoli distributori e successivamente etichetta discografica. <mark class='mark mark-yellow'> Quello che ci ha spinto è stata la motivazione di poter fare della nostra passione un business vero e proprio in un momento in cui in Italia al mercato dell’hip hop serviva un punto di riferimento serio ed affidabile, dato che i grandi distributori avevano bisogno di un interlocutore con il quale poter programmare e garantire una continuità nel flusso di lavoro </mark> , che fino ad allora si era basato solamente su collaborazioni estemporanee direttamente con gli artisti, che erano molto difficili da gestire&#8221;, commenta <strong>Andrea Zanetti</strong>, uno dei due fondatori, nonché storico beatmaker conosciuto dagli amanti del genere anche con il nome di <strong>Dj Zeta</strong>.</p>
<p><strong>Come avveniva la scelta degli artisti? Siete partiti subito con l’idea di produrre e promuovere artisti hip-hop? Quali erano i vostri primi obiettivi?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> La nostra passione è sempre stata l’hip-hop, di conseguenza non abbiamo mai pensato di produrre altro tipo di musica </mark> . Tenevamo sempre gli occhi e le orecchie ben aperti e abbiamo cercato di produrre e distribuire quello che secondo noi era il meglio che artisticamente la scena avesse da proporre. Inizialmente, l’obiettivo era riuscire a fare in modo di rendere reperibili sul mercato musicale tutti quei titoli che si trovavano solamente in vendita ai banchetti fuori dalle <em>jam</em> o in pochissimi negozi di avanguardia musicale.</p>
<p><strong>Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila il rap era considerato un genere fortemente di nicchia. La sensazione che ho è che tra chi faceva rap si creasse un grande senso comunitario, collettivo e di fratellanza. Riascoltando alcuni album, mi sembra che ciò che muovesse gli artisti fosse soprattutto la passione e la condivisione. Trovi differenze con le dinamiche di oggi di concepire il rap?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Oggi come allora le dinamiche sono sempre le stesse: tutti vogliono fare musica con passione e cercano di condividerla con chi sentono di avere più affinità e valori e/o interessi comuni </mark> . Può essere che in quegli anni il concetto di fratellanza e coesione fosse più forte di oggi a livello generale. Penso però che i problemi personali, le invidie e i litigi ci fossero anche allora. Le antipatie ci sono sempre state e sempre ci saranno. La differenza consiste soltanto nel fatto che oggi qualsiasi cosa succeda, positiva o negativa che sia, viene esposta, riportata ed amplificata tramite i social media nel giro di qualche ora, mentre una volta, per conoscere quello che stava succedendo veramente, dovevi venirlo a sapere direttamente dalle persone interessate o da qualche loro amico stretto.</p>
<p><strong>Uno degli album che ho ascoltato di più nella mia adolescenza è stato il tuo <em>Zeta Duemila</em>, in cui hai collaborato con Bassi Maestro e Fabri Fibra. Che cosa pensi, oggi, della scelta di Bassi di allontanarsi dal rap? E che cosa pensi invece del percorso artistico che ha intrapreso Fabri?</strong></p>
<p>Proprio con Bassi abbiamo da poco stampato per la prima volta <em>Zeta Duemila</em> in vinile e mi sono potuto rendere conto, grazie ai tantissimi messaggi ricevuti, che tanti, come te, hanno amato tantissimo questo disco, e la cosa mi fa enormemente piacere. <mark class='mark mark-yellow'> Per quanto riguarda Bassi ci tengo a precisare che ha scelto di non fare più dischi come rapper, ma il rap fa parte di lui, rimane ancora una delle sue più grandi passioni e non smetterà mai di proporre dj set dal gusto hip hop. Ho interpretato questa sua decisione come la sua naturale evoluzione: a livello artistico sentiva di aver bisogno di nuovi stimoli e di nuove sfide </mark> . Per quanto riguarda il percorso di Fabri Fibra, penso che lui sia e sia sempre stato un gradino sopra tutti dal punto di vista artistico, e credo che continuerà a esserlo ancora per molto tempo.</p>
<p><strong>Quali sono stati gli album più importanti e rappresentativi del panorama del rap italiano, a cavallo tra la fine degli anni Novanta e gli anni Duemila?</strong></p>
<p>Ce ne sono tantissimi. Se devo dirti quelli che io ho amato di più a livello personale ne scelgo quattro, in ordine cronologico: <em>SxM</em> dei <em>Sangue Misto</em> (1994), F<em>oto di gruppo</em> di <em>Bassi Maestro</em> (1998), <em>Mondo Marcio</em> di <em>Mondo Marcio</em> (2004) e <em>Mr. Simpatia</em> di <em>Fabri Fibra</em> (2004).</p>
<p><strong>Qual è il tuo giudizio sul rap italiano di oggi e sulle evoluzioni che ha avuto a livello di produzioni? Ascolti la trap? Ti piace?</strong></p>
<p>La qualità artistica in Italia si è alzata notevolmente negli ultimi anni, sia a livello di delivery che a livello di produzioni. <mark class='mark mark-yellow'> Soprattutto le produzioni, a mio parere, hanno poco da invidiare alla musica che arriva dagli Stati Uniti </mark> . Ammetto che la trap non mi fa impazzire, però la ascolto e riesco comunque a trovare al suo interno qualche brano che, in fondo in fondo, mi piace.</p>
<p><strong>Oggi di che cosa si occupa Dj Zeta? </strong></p>
<p>Continuo a occuparmi di musica. <mark class='mark mark-yellow'>Oltre all’attività di dj, faccio parte del team di A&amp;R di <em>The Saifam Group</em>, la storica etichetta indipendente di Verona con cui collaboro dai primi anni Duemila </mark>  e che ha contribuito in maniera fondamentale al successo commerciale del catalogo di <em>VibraRecords</em>.</p>
<p><strong>Siete orgogliosi di aver portato alcuni dei vostri artisti al successo <em>mainstream</em>? C’è stato qualche artista su cui puntavate ma che non ha ottenuto l’attenzione e il successo che meritava?</strong></p>
<p>Fa sicuramente piacere sapere di aver contribuito ad aver lanciato sul mercato discografico italiano artisti che oggi sono costantemente ai primi posti delle classifiche di vendita. <mark class='mark mark-yellow'> Credo che tutti gli artisti che abbiamo prodotto abbiano raggiunto gli obiettivi che sia noi che loro pensavamo di poter raggiungere. Senza dubbio l’attenzione non è mai mancata a nessuno </mark> . Per arrivare al successo penso però che contino tante altre cose che vanno ben oltre il valore artistico.</p>
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		<title>Qui Mondo Marcio, dove sono finiti i rapper</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2021 13:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Dal Toso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Hip Hop]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Marcio]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5760" height="3840" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Mondo-Marcio-_My-beautiful-bloody-break-up_-_-09.12.2020-_-Cross-Studio-DEF-10.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mondo Marcio _My beautiful bloody break up_ _ 09.12.2020 _ Cross Studio DEF-10" /></p><p>Milano, viale Lazio, stagione autunno-inverno 2003. Due giovani studenti del liceo classico Giovanni Berchet hanno marinato la scuola per evitare un’interrogazione di latino e sono in procinto di rollare una canna su una delle panchine che circondano il nuovo campo da basket. Per dirla come gli americani, il nuovo <em>playground</em>. Il loro look è improbabile e goffo, come richiede l’ingresso acerbo nell’età dell’adolescenza: giacconi Carhartt con tasche enormi, felpe enormi, pantaloni della tuta enormi. Ai piedi, scarpe da ginnastica slacciate. Entrambi sono stati soprannominati dalle rispettive mamme due “calascioni”. La massa di libri, diari, quaderni e cazzate eterogenee contenute nei loro zaini Eastpack poggia sulle loro gracili spalle, ingobbendoli, e prefigurando loro un futuro di scoliosi. Ma in quel momento niente gli sembra più lontano dei problemi fisici dell’età adulta. Dal tascone del giaccone, uno di loro tira fuori dal cilindro, oltre al pezzo di fumo e alle cartine per il rollo, come un vero Mago Silvan in erba, un lettore cd portatile grosso quasi come un citofono, marchiato Phillips. Al suo interno, gira su se stesso alla velocità della luce un cd masterizzato della Verbatim, su cui domina una scritta fatta con un pennarello blu. RAP ITALIANO VOLUME 4. &#8220;Mi&#8230; zio, ieri ho tirato giù da WinMX un pezzo che è una boooombaaaaa&#8221;<em>.</em> Dopo aver aspirato i primi tiri di gighello, i due si dividono gli auricolari, con un senso commovente di fratellanza e condivisione. Parte nelle cuffie una canzone rap dal titolo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uwcGSO5rkuk"><strong><em>Tieni Duro</em></strong> </a>di un tizio sconosciuto che si fa chiamare Mondo Marcio. Dicono che abbia soltanto diciassette anni, un paio in più di loro. Tutto si fa più rarefatto, ipnotico, rallentato, estremamente piacevole. Va bene ragazzi, godetevi il viaggio.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Mondo-Marcio-_My-beautiful-bloody-break-up_-_-09.12.2020-_-Cross-Studio-DEF-7.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-50198" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Mondo-Marcio-_My-beautiful-bloody-break-up_-_-09.12.2020-_-Cross-Studio-DEF-7-240x300.jpg" alt="Mondo Marcio _My beautiful bloody break up_ _ 09.12.2020 _ Cross Studio DEF-7" width="240" height="300" /></a></p>
<p>&#8220;Erano anni in cui avevo soltanto la musica in mente, mi sarei perso se non fosse stato per le mie canzoni. Arrivavo da un’adolescenza incasinatissima e avevo un sacco di rabbia e malinconia dentro. In maniera inconsapevole, tutto quello che ho vissuto da ragazzino è rientrato nel mio primo album, come se ci avessi messo 16 anni per scriverlo. Dentro c’è tutto quello che provavo&#8221;.<mark class='mark mark-yellow'><strong><em>Mondo Marcio</em></strong> esce nella tarda primavera del 2004, prodotto e distribuito dall’etichetta discografica indipendente Vibrarecords, che rappresenta per l’hip hop italiano quello che è stato la Sub Pop per il grunge a Seattle. In quegli anni, il rap era sinonimo di Eminem e Stati Uniti</mark>. Pensare che una canzone rap passasse in radio era un’utopia, figuriamoci vedere il video di un rapper italiano su Mtv. Certo, avevamo avuto gli Articolo 31 e Frankie Hi-Nrg, per qualcuno anche Jovanotti e Caparezza, ma si trattava comunque di proposte musicali che scendevano a compromessi con un sentimento e un linguaggio fortemente nazionalpopolare. Tra l’inizio e la metà degli anni Duemila, la Vibrarecords, nata in un negozio di Verona nel 1998, fece una scommessa che mise le basi per tutto quello che accadde qualche anno più tardi: anche in Italia si poteva intendere il rap proprio come in America, senza sembrare ridicoli. Bisognava soltanto essere se stessi, e crederci. Tra i rapper lanciati dalla Vibrarecords, c’erano Fabri Fibra, Club Dogo e Marracash. Ma l’esordio di Mondo Marcio fu la miccia che fece esplodere il fenomeno. In quell’esordio, il 17enne Gian Marco Marcello, nato e cresciuto in una zona centrale di Milano, figlio di un avvocato, racconta la propria vita di adolescente tormentato filtrandola con l’immaginario hip-hop d’Oltreoceano. Il suo idolo è Tupac Shakur, la sua mente e i suoi pensieri viaggiano per la West Coast. Ma ascoltando le sue canzoni, per la prima volta, nessuno crede che il suo intento sia quello di scimmiottare Tupac.<mark class='mark mark-yellow'>Mondo Marcio è sé stesso, racconta la vita di un ragazzo di Milano come tanti, che per evadere si costruisce un immaginario e lo traduce in rime e beat. I riferimenti allo spaccio di droga, alle pistole e alla “thug life” sono molteplici ma genuini, perché sono quelli di un cineasta di provincia che sogna il cinema di Martin Scorsese</mark>. E invece, si trova sulla panchina del giardinetto sotto casa mentre fuma una canna con l’amico del cuore.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Mondo-Marcio-_My-beautiful-bloody-break-up_-_-09.12.2020-_-Cross-Studio-DEF-23.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-50199" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Mondo-Marcio-_My-beautiful-bloody-break-up_-_-09.12.2020-_-Cross-Studio-DEF-23-300x200.jpg" alt="Mondo Marcio _My beautiful bloody break up_ _ 09.12.2020 _ Cross Studio DEF-23" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&#8220;Dicono un Marcio è forte/un Marcio che non demorde/immagini valide per quando sei alle corde/è tragico che un ragazzino così innocente/può arrivare a viaggiare con l’omicidio in mente&#8221;. Il 27 gennaio 2006 è la data in cui cambia per sempre la storia dell’hip hop italiano. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=AkyIpm6NzMw"><strong><em>Dentro alla scatola</em></strong></a> passa in heavy rotation sulle radio nazionali ed è il secondo singolo più venduto nelle classifiche ufficiali, dietro a <em>Hung Up</em> di Madonna. L’album da cui è tratto, <strong><em>Solo un uomo</em></strong>, diventa presto disco d’oro e disco di platino.<mark class='mark mark-yellow'>Mondo Marcio si trova ovunque: sulle cover di riviste musicali e di cultura pop come Rolling Stone e XL, ed è invitato a tutti i programmi di punta di MTV, da TRL a Select. Quello che pochi mesi prima sembrava essere un’utopia, adesso è realtà: una canzone rap che parla di abusi psicologici, violenza domestica, psichiatri e traumi infantili è una delle più ascoltate in tutto il Paese, diventando persino un tormentone</mark>. &#8220;Ancora oggi, adoro tantissimo quella canzone. Riconosco che abbia regalato tantissimo alla mia carriera e che mi abbia fatto sfondare nel mainstream. E ha fatto tanto, per tante persone. Ha fatto tanto per chiunque abbia avuto problemi simili crescendo, perché gli ha dato una voce più forte. E ha fatto tanto per il rap italiano, perché ha creato la prima case history di successo commerciale di questo genere, di un pezzo che dice certe cose, che non sono proprio cose da poco&#8221;. Qualche mese più tardi usciranno nei negozi di dischi <em>Penna capitale</em> dei Club Dogo e <em>Tradimento</em> di Fabri Fibra, sdoganando definitivamente il rap in Italia e aprendo le porte a un genere che negli ultimi quindici anni è diventato con il tempo il più ascoltato in tutto il Paese, nonostante le tantissime differenze con gli inizi e le evoluzioni a livello di temi e suoni.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Mondo-Marcio-_My-beautiful-bloody-break-up_-_-09.12.2020-_-Cross-Studio-DEF-48.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-50200" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Mondo-Marcio-_My-beautiful-bloody-break-up_-_-09.12.2020-_-Cross-Studio-DEF-48-300x200.jpg" alt="Mondo Marcio _My beautiful bloody break up_ _ 09.12.2020 _ Cross Studio DEF-48" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&#8220;Beh, ovviamente è cambiato tutto, ma non è una questione soltanto italiana. Il rap è diventato prima di tutto un business, anche per un teenager, quindi è comprensibile che la matrice commerciale sia molto più presente adesso. In sostanza, se facevi musica rap nel 2003 era tutto così scarno e senza prospettive che potevi soltanto esserne follemente innamorato, oggi invece può essere visto anche solo come una maniera per mettersi in mostra in fretta&#8221;.<mark class='mark mark-yellow'>Oggi, Gian Marco Marcello ha 35 anni, e sta per pubblicare il suo undicesimo album, <strong><em>My Beautiful Bloody Break Up</em></strong>, in uscita il 15 febbraio, un concept EP su una storia finita come lui non sperava. &#8220;Parla di lasciare andare la persona amata. La cosa incredibile è che è tutto una dedica, una lunga lettera d’amore</mark>. Dicono che dobbiamo perdere le persone che amiamo per sapere davvero quanto sono importanti, ma a volte vorrei davvero che ci fosse un altro modo&#8221;. Presentando questo lavoro, sembra che Gian Marco abbia il desiderio di confidarsi come se parlasse con un vecchio amico. La mia memoria torna allora a quei ragazzini che marinavano la scuola e si fumavano le cannette su una panchina di viale Lazio e me li immagino oggi, sopra i trenta, che parlano di Mondo Marcio e si ricordano di aver ascoltato <em>Tieni duro</em> prima di tutti gli altri, quando il rap se lo filavano davvero in pochi e nelle cuffie suonava come una cosa preziosa. Chiudo l’intervista confidando a Gian Marco che c’è una canzone del suo primo album che mi ha segnato tantissimo e che ancora oggi mi commuove. Si chiama <a href="https://www.youtube.com/watch?v=YY5K0gK3QJI"><em>Il primo</em></a> e nel ritornello dice: &#8220;Non voltarti mai, se vuoi essere il primo lo sarai&#8221;. Gli chiedo allora se in tutti questi anni, tra il suo esordio e il 2021, gli è capitato di voltarsi. &#8220;Sto cercando di farlo adesso. Ho sempre vissuto nel futuro e quasi mai nel presente, guidato da ambizione e paura di perdere. Ma a lungo andare è poco sano. Forse è giusto essere così a 16 anni, meno a 35. Preferisco essere consapevole di quello che ho, di quello che voglio e di quello che posso realmente fare, invece di continuare a inseguire Moby Dick&#8221;.</p>
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