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	<title>magzine &#187; giorgia meloni</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Consiglio europeo straordinario, riarmare l&#8217;Europa tra difesa e sostegno all&#8217;Ucraina</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 18:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il piano ReArm Europe è benvenuto da tutti i leader e sono fiduciosa che sarà usato». Così annuncia trionfante la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella conclusione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/rearm-europe-von-der-leyen.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="rearm europe von der leyen" /></p><p>«Il piano <strong>ReArm Europe</strong> è benvenuto da tutti i leader e sono fiduciosa che sarà usato». Così annuncia trionfante la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella conclusione del <strong>Consiglio europeo straordinario</strong> che si è tenuto giovedì 6 marzo al palazzo Europa di Bruxelles. I 27 Paesi dell’Unione europea hanno quindi dato il via libera all’unanimità al piano da <strong>800 miliardi di euro</strong> per rafforzare la Difesa comune per «affrontare autonomamente minacce immediate e future». Essendo questo un Consiglio informale, Il piano verrà nuovamente discusso alla prossima riunione ordinaria, in programma il 20 e 21 marzo, e ci si aspetta venga approvato formalmente.</p>
<p>Il Consiglio, chiamato dal presidente <strong>Antonio Costa</strong>, oltre ai leader dei 27 Paesi europei che già vi fanno parte, ha visto la partecipazione anche del presidente ucraino Volodimir Zelensky in veste di invitato speciale, con l’obbiettivo di discutere, oltre al piano di riarmo, il rinnovo del sostegno dei Paesi europei all’Ucraina. <mark class='mark mark-yellow'>Ciò accade dopo le forti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump</mark>, che <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/03/04/news/trump_sospende_gli_aiuti_militari_all_ucraina_ecco_cosa_succede-424040940/" target="_blank">ha sospeso gli aiuti militari</a> e ha fatto capire che intende disimpegnarsi il più possibile dal conflitto russo-ucraino.</p>
<h2>Un piano economico e finanziario in cinque punti</h2>
<p>Il progetto di ReArm Europe che era stato preparato e presentato da von der Leyen pochi giorni prima dell’inizio dei colloqui, prevede che <mark class='mark mark-yellow'>i Paesi membri dell’Unione Europea possano aumentare le spese militari e il proprio debito oltre i limiti consentiti, senza violare il Patto di stabilità, fino a un massimo di 650 miliardi di euro</mark>. Prevede inoltre <strong>un fondo da 150 miliardi di euro</strong> messi a disposizione dalla Commissione, da cui i Paesi membri potranno ottenere <strong>prestiti per finanziare le proprie spese militari</strong>.</p>
<p>Ad oggi, secondo l’International Institute for Strategic Studies, l’Unione europea spende <strong>457 miliardi di euro per la Difesa</strong>. Il nuovo piano porterebbe quasi a un raddoppio della spesa militare dei Paesi dell’Unione. Una cifra forse meno impressionante rispetto a un primo impatto, che però parte dalla necessità di correre ai ripari dopo che gli Stati Uniti, uno dei principali attori nel sostegno all’Ucraina finora, ha voltato le spalle, optando per un approccio più diplomatico nei confronti della Russia di Putin.</p>
<p>Oltre ai primi due punti sopracitati, «il terzo punto è utilizzare il potere del bilancio dell’Ue, e c’è molto che possiamo fare in questo ambito nel breve termine per indirizzare più fondi verso investimenti legati alla difesa». Gli ultimi due punti, infine, utilizzano due strumenti europei, <a href="https://citywire.com/it/news/la-commissione-lancia-l-unione-europea-dei-risparmi-e-investimenti/a2459496" target="_blank">l’Unione del risparmio e degli investimenti</a> e attraverso la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_europea_per_gli_investimenti" target="_blank">Banca europea per gli investimenti</a>, e puntano a mobilitare anche il capitale privato verso questa nuova politica di militarizzazione: «L’aumento degli investimenti pubblici è indispensabile. Ma non sarà sufficiente da solo».</p>
<h2>Interessi economici e posizioni diplomatiche</h2>
<p>Oltre ai progetti economici di riarmo, nella riunione si è discusso anche la continuazione dell&#8217;appoggio, almeno da un punto di vista formale, nei confronti dell&#8217;Ucraina nell&#8217;attuale conflitto contro le mire espansionistiche della Russia. In questo caso, l&#8217;unanimità non è stata raggiunta: a tirarsi indietro è stato <strong>Viktor Orbán</strong>, troppo vicino a Putin per allinearsi alle posizioni dei suoi vicini. Il premier ungherese ha di fatto posto il veto sui cinque principi discussi per &#8220;arrivare alla pace giusta in Ucraina&#8221;.</p>
<p>Sul fronte <strong>russo-ucraino</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>il cambio di rotta degli Stati Uniti, che si oppongono al principio europeo di “pace attraverso la forza, è rivolto verso l&#8217;incontro a Riad, in Arabia Saudita</mark>. Sul tavolo è presente un possibile <strong>accordo di pace</strong>, ma non solo: se le aspettative di Zelensky, atterrato oggi nella capitale saudita, sono l&#8217;avvicinamento di un accordo di pace, <mark class='mark mark-yellow'>Trump − che nell&#8217;incontro dello studio ovale aveva dichiarato di &#8220;rivolere indietro i soldi spesi per la guerra in Ucraina&#8221; − è fiducioso sulla firma di un accordo sulle terre rare da parte del presidente ucraino</mark>. La firma dell&#8217;accordo, il cui quadro era già stato concordato, è stata vanificata dall&#8217;acceso confronto tra Trump e Zelensky a Washington; secondo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, verificate poi dai <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2025/02/26/fact-checking-president-trumps-claims-on-us-financial-support-to-ukraine">fact-checker</a> che hanno ridimensionato la cifra, questo accordo potrebbe riportare nelle casse americane &#8220;tutti i 350 miliardi spesi per l&#8217;Ucraina&#8221;.</p>
<h2>Le reazioni in Italia e le critiche sul welfare</h2>
<p>In Italia, mentre la coalizione di governo è frammentata, la presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong> rimane cauta, forse nel tentativo di mediare tra le parti. Da un lato il vicepremier e Ministro delle infrastrutture <strong>Matteo Salvini</strong> è critico sull&#8217;iniziativa emersa dal consiglio europeo: sulla questione, che ha riportato sotto i riflettori il tema dell&#8217;esercito europeo, tuona: <mark class='mark mark-yellow'>«Se oggi avessimo l&#8217;esercito comune europeo, Francia e Germania ci avrebbero portati in guerra contro qualcuno che non vuole essere in guerra contro di noi»</mark>, per poi definire il presidente francese Macron come un &#8220;matto&#8221;. Sono più moderate, invece, le posizioni dell&#8217;altro vicepremier <strong>Antonio Tajani</strong>, che replica al collega: «Ognuno ha le sue opinioni. [&#8230;] Io sono favorevole alla difesa europea. Sono europeista, convintamente europeista, e se fossi convinto che questo fosse un governo anti-europeo non farei parte di questo governo».</p>
<p>Questa frammentazione riflette la divisione che c&#8217;è internamente tra partiti, sindacati e tutta la società. <mark class='mark mark-yellow'>Si tratta della piazza &#8220;per l&#8217;Europa&#8221; del prossimo 15 marzo, nata dall&#8217;appello di Michele Serra</mark> sulle pagine di <a href="https://www.repubblica.it/commenti/2025/02/27/news/una_manifestazione_per_l_europaserra-424032102/">Repubblica</a> e a cui già partecipano partiti dell&#8217;opposizione che, pur avendo posizioni critiche rispetto al piano di riarmo europeo, condividono la chiave di lettura favorevole a una difesa comune. Allo stesso tempo, aumentano le posizioni critiche nei confronti della direzione politica militarista dell’Unione europea. <mark class='mark mark-yellow'>Non è un argomento unicamente legato al governo Meloni, ma prescinde dal colore politico: basti pensare a quando Mario Draghi, il cui governo era sostenuto da partiti come Pd, M5S, Lega, Fi, Italia Viva e +Europa, aumentò la spesa militare al 2% del Pil, come richiesto dagli accordi con la Nato.</mark> Di fronte, però, a una costante diminuzione degli investimenti e dei fondi nei settori del <em>welfare</em>, quali la scuola e la sanità, in molti si chiedono se sia necessario aumentare le spese militari e il rischio di <strong>un’escalation bellica</strong> che può portare l’Italia e i Paesi europei direttamente in guerra.</p>
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		<title>CECILIA SALA è LIBERA: SCIOLTO IL NODO TRA ITALIA, IRAN E USA</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 17:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Garbin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ho la fotografia più bella della mia vita, il cuore pieno di gratitudine, in testa quelli che alzando lo sguardo non possono ancora vedere il cielo. Non ho mai pensato, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1000" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/SALA.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cecilia Sala" /></p><p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>«Ho la fotografia più bella della mia vita, il cuore pieno di gratitudine, in testa quelli che alzando lo sguardo non possono ancora vedere il cielo. Non ho mai pensato, in questi 21 giorni, che sarei stata a casa oggi. Grazie»</mark>. Con questa didascalia <strong>Cecilia Sala</strong> pubblica su Instagram uno scatto che la ritrae abbracciata al suo compagno, il giornalista <strong>Daniele Raineri</strong>, che per primo l’ha accolta al suo atterraggio a Ciampino. A parte queste parole, nessun’altra dichiarazione ufficiale, se non l’audio “Ciao, sono tornata” a <em>Chora Media</em>, poi inserito nella puntata del giorno del suo podcast quotidiano, <em>Stories</em>, che nell’attesa del ritorno della reporter è stato preso in mano dal direttore Mario Calabresi,Francesca Milano e Simone Pieranni con il sottotitolo <em>Aspettando Cecilia. </em>In serata, è poi uscita la sua prima intervista, concessa al suo direttore, Mario Calabresi.</p>
<p style="font-weight: 400;">È un ritorno a sorpresa quello della giornalista italiana, arrestata in Iran il 19 dicembre e detenuta per tre settimane nel carcere di <strong>Evin,</strong> a <strong>Teheran,</strong> la prigione iraniana nota per essere luogo di detenzione di oppositori politici, giornalisti e cittadini stranieri, nonché per le condizioni disumane a cui sono sottoposti i reclusi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ad attendere il suo arrivo, oltre al compagno e ai genitori, <strong>Elisabetta Vernoni</strong> e <strong>Roberto Sala</strong>, che sono stati destinatari del secondo abbraccio della reporter, c’erano i direttori delle testate per cui lavora, <strong>Mario Calabresi</strong> di <em>Chora Media </em>e <strong>Claudio Cerasa</strong> de <em>Il Foglio, </em>e varie rappresentanze politiche: il sindaco di Roma <strong>Roberto Gualtieri</strong>, il ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani</strong> e la presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>, con cui Sala scambia qualche battuta, che nelle ore successive vengono rimpallate su tutti i media. Proprio Meloni da ieri è diventata la seconda protagonista della vicenda: quando la notizia arriva in parlamento, la standing ovation è unanime, e nel corso delle ore successive sono molte le voci delle opposizioni a congratularsi con la premier per il risultato raggiunto. In serata, arrivano anche i complimenti del Capo di Stato <strong>Sergio Mattarella</strong>. Dopo un inizio che aveva lasciato presagire un&#8217;evoluzione più lunga e intricata, la liberazione di Sala viene percepita come una vittoria dell’attività diplomatica del governo italiano in una vicenda dove erano e continuano a essere intrecciati diversi e delicati interessi internazionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">È il <strong>27 dicembre</strong> quando la Farnesina rende nota la notizia dell’incarcerazione dalla reporter, avvenuta ormai più di una settimana prima. All’inizio le motivazioni sono nebulose, considerato il possesso di visto e il prossimo rientro della giornalista, ma del resto lo rimangono anche con il passare dei giorni, quando il <strong>30 dicembre</strong> viene formulato il capo di imputazione di “violazione della legge della Repubblica islamica”. <mark class='mark mark-yellow'>Già dal giorno successivo, la vicenda appare sempre più intrecciata a quella di <strong>Mohammad Abedini Najafabadi,</strong> cittadino iraniano residente in Svizzera, arrestato il 16 dicembre a Malpensa con l’accusa di aver fornito illegalmente ai pasdaran iraniani tecnologie per la costruzione di droni poi utilizzati in attacchi terroristici, compreso quello avvenuto il 28 gennaio 2024 in Giordania, dove sono rimasti uccisi tre militari americani</mark>. Al momento Abedini, dopo una breve permanenza nel carcere di Busto Arsizio e qualche giorno speso in quello di massima sicurezza di Rossano Calabro, si trova nella struttura milanese di Opera. Un trasferimento dettato da ragioni di opportunità: oltre ad essere scomodo da raggiungere per l’avvocato e la famiglia, residente in Svizzera, è preferibile che l’ingegnere di un Paese sciita non sia detenuto in una prigione come quella calabrese, dove sono rinchiuse decine di persone accusate di terrorismo islamico di matrice sunnita e soggetti mafiosi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Subito dopo la diffusione della notizia, sale la preoccupazione per le condizioni di Sala. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani rassicura: «Cecilia è in buone condizioni di salute e si trova in una cella singola». Ma già il 1° gennaio arriva la smentita, con una telefonata della giornalista al compagno e alla famiglia che descrive una situazione che può essere definita di <mark class='mark mark-yellow'>“<strong>tortura bianca</strong>”: è in una cella di isolamento completamente priva di qualsiasi arredamento, con un faro puntato addosso tutto il giorno, costretta a dormire sul pavimento con soltanto due coperte a disposizione.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Il terreno appare sempre più scivoloso: il giorno successivo la Procura Generale di Milano nega i domiciliari ad Abedini e, nelle stesse ore, il governo convoca un vertice, a cui partecipano anche i <strong>Ministri di Esteri e Giustizia</strong>, nonché il <strong>Sottosegretario Alfredo Mantovano</strong>, autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, e i servizi segreti per l’estero, l’<strong>Aise.</strong> Dopo la riunione, la presidente del Consiglio chiama i genitori della giornalista, che dal giorno successivo iniziano a chiedere discrezione e che sul caso cali il silenzio stampa, per non incrinare una situazione delicata.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il momento della vera svolta avviene il <strong>4 gennaio</strong>, con la visita di Meloni nella residenza di <strong>Trump</strong> a Mar-a-Lago, in Florida, dove è presente anche <strong>Elon Musk</strong>. Una partecipazione, quella del milionario, di cui si è discusso molto nei giorni successivi per l’ipotesi di un presunto accordo tra la sua società Starlink e il governo italiano per la fornitura di servizi di sicurezza per le telecomunicazioni per un miliardo e mezzo di euro. Tuttavia, proprio Musk ora sembra aver avuto un ruolo decisivo nella liberazione del giornalista, secondo quanto ricostruito dal giornale online <em>Il Post. </em>Al punto che Musk avrebbe ricevuto la gratitudine della madre dalla reporter tramite il , suo portavoce in Italia Andrea Stroppa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>6 gennaio</strong> inizia una prima apparente distensione: il ministro degli Esteri iraniano, dopo aver chiesto nei giorni precedenti la liberazione del cittadino iraniano, smentisce qualsiasi collegamento tra le due vicende. Intanto, a Palazzo San Macuto il sottosegretario Mantovano riferisce per due ore sul caso al <strong>Copasir,</strong> il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica: una riunione serratissima, da cui emergono pochissime indiscrezioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’indomani le condizioni di detenzione migliorano: Sala viene spostata in una stanza più ampia, con una compagna, e dai carcerieri le viene consegnato il libro <em>Kafka sulla spiaggia </em>dello scrittore giapponese. Haruki Murakami. In una telefonata, lo racconta al compagno, e lo invita a procurarselo anche lui: «Così lo leggiamo insieme, a distanza».</p>
<p style="font-weight: 400;">Passa un’altra giornata e l’<strong>8 gennaio</strong> viene diffusa la notizia della liberazione, mentre Cecilia è già stata imbarcata su un volo diretto a Ciampino.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si corona così con un successo la lunga attività di negoziazione tra incudine e martello portata avanti dall’esecutivo italiano. Ci si inizia a chiedere quale sia il prezzo del suo rilascio. Ad alimentare l’idea che si tratti di uno scambio di prigionieri, soltanto differito per non farlo apparire come tale, c’è una notizia battuta dall’Ansa di un vertice con il ministro della Giustizia Nordio, che dà per certa la liberazione dell’iraniano, smentita poco dopo. Sull&#8217;ipotesi di un baratto di detenuti interviene anche Meloni, durante la Conferenza stampa del <strong>9 gennaio</strong>: «Per quello che riguarda Abedini il caso è al vaglio del ministero della Giustizia, bisogna continuare a discutere con gli amici americani. Avrei voluto parlarne con Biden, che ha dovuto annullare il viaggio. Le interlocuzioni ci sono e ci saranno, il lavoro ancora complesso non è terminato ieri».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Quale sia la reale contropartita è quindi una questione aperta. In ogni caso, è sicuro che a gestione dei rapporti con gli Stati Uniti si è articolata su due fronti, coinvolgendo sia <strong>Trump</strong> sia <strong>Biden</strong></mark>. Da un lato, è probabile che l’Italia abbia garantito al Capo dello Stato uscente di non procedere alla liberazione prima della sua visita in Italia e al Vaticano, che sarebbe dovuta avvenire oggi ma è stata annullata a causa della drammatica condizione degli incendi a Los Angeles. Dall’altro lato, Meloni ha sicuramente preavvertito Trump dell’intenzione dell’esecutivo di Roma di non procedere all’estradizione. In cambio, è possibile che gli Stati Uniti abbiano deciso di accontentarsi dei tre dispositivi informatici sequestrati all’ingegnere, fonti di dati preziose.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il prossimo passaggio sarà il <strong>15 gennaio</strong>, con la pronuncia della Corte d’appello sulla richiesta di concessione degli arresti domiciliari avanzata dal legale di Abedini, dopo il parere negativo espresso dalla procura generale. In caso di diniego, la parola passerà proprio al Ministro della Giustizia Nordio, che potrà decidere se acconsentire all’estradizione oppure revocare l’arresto e procedere alla scarcerazione</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Intanto, da <strong>Teheran</strong> non è arrivato nessun commento sulla liberazione di Sala, che secondo fonti locali era stata incarcerata con una mossa dell’intelligence neppure concordata con l’esecutivo. Non è escluso che la decisione sia stata dettata dalla volontà di mantenere dei buoni rapporti con l’Italia, percepita come un potenziale mediatore nei rapporti con il futuro presidente statunitense Trump,  dichiaratamente ostile all’Iran e che continua a invocare una “soluzione definitiva sul tema del nucleare”.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Cybersecurity: nuovi accordi tra Italia e Israele</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 05:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Vogliamo accrescere il livello della nostra cooperazione nei settori più innovativi come l’intelligenza artificiale». «Credo che questa cosa si possa concretizzare. L&#8217;ultimo incontro risale a nove anni fa, ed è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="499" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Incontro-Roma.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu in Rome" /></p><p style="font-weight: 400;">«Vogliamo accrescere il livello della nostra cooperazione nei settori più innovativi come l’intelligenza artificiale». «Credo che questa cosa si possa concretizzare. L&#8217;ultimo incontro risale a nove anni fa, ed è arrivato il momento di darvi il benvenuto in Israele». <mark class='mark mark-yellow'>Nella conferenza stampa dello scorso giovedì 9 marzo, i premier Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu hanno espresso la volontà di rafforzare la partnership tra Roma e Tel Aviv sul campo diplomatico-militare e sulla<em> cybersecurity.</em></mark> «Israele è una superpotenza tecnologica, l&#8217;Italia è una grande potenza industriale – ha affermato il ministro per Sviluppo economico e il Made in Italy Adolfo Urso –. Siamo ben consapevoli che dalla nostra piena collaborazione possa sortire un effetto positivo».</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Nel 2022 gli attacchi informatici in Italia sono stati 188, con una crescita del 169% sull’anno. Le attività più colpite sono le aziende manifatturiere, del settore tecnico-scientifico e dei servizi professionali. Più dell’80% tra queste ha segnalato conseguenze molto gravi dopo gli attacchi.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia, come in altri Stati, i cyberattacchi stanno aumentando di anno in anno, dando vita a una vera e propria “guerra cibernetica diffusa”. In base al rapporto annuale di <strong>Clusit</strong> (Associazione italiana per la Sicurezza Informatica) solamente nel 2022 gli attacchi informatici verso il nostro Paese sono stati 188, con una crescita del 169% sull’anno. Le attività più colpite sono le aziende manifatturiere del Made in Italy, del settore tecnico-scientifico e dei servizi professionali. Più dell’80% tra queste ha segnalato conseguenze molto gravi dopo gli attacchi. Ma, come spiega il professore del dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria del Politecnico di Milano <strong>Stefano Zanero,</strong> «<mark class='mark mark-yellow'>questi numeri sono casuali, perché non abbiamo degli strumenti che ci permettono di misurare gli attacchi. La respnsabilità di questa situazione non deve ricadere su Clusit, perché fa quello che deve fare, ovvero informazione. Gli attacchi informatici sono difficili da quantificare perché, per loro natura, non sono tutti visibili.</mark> Per esempio, se compio un attacco di <em>denial of service</em>, ovvero spengo il servizio di un sito con un’aggressione, questo è visibile perché il sito non funziona più. Gli attacchi che invece sottraggono informazioni sono, per loro natura, nascosti. Gli attacchi in aumento sono i <em>ransomware</em>, perché capitano spesso a aziende o a persone vicino a noi e ne abbiamo un’esperienza diretta». Per poter scoprire le tracce di questi attacchi è fondamentale la tempestività e la progettazione di sistemi sicuri che possano essere monitorati e sorvegliati. «Anche per gli attacchi meno evidenti, un sistema funzionante e completo potrebbe fare la differenza – spiega Zanero –. Possiamo fare un esempio analogo con l&#8217;installazione dell’antifurto in casa: se un ladro apre la porta con la bomba a mano lo senti, però, anche se è più silenzioso e hai inserito l’allarme, magari hai una probabilità in più che lo faccia scattare e che tu riesca a sentirlo. È la stessa cosa per il sistema informatico. Gli attacchi possono essere identificati, purché i sistemi siano analizzati e sorvegliati in maniera costante».</p>
<p style="font-weight: 400;">Oggi per le imprese è diventato fondamentale comprendere il proprio livello di esposizione al rischio di cyberattacchi e mettere in totale sicurezza i propri sistemi tecnologici. Per questo motivo, per il governo italiano è fondamentale mantenere vivo il rapporto con <mark class='mark mark-yellow'>Israele, che secondo il <em>Data Innovation Index</em> di Bloomberg è il leader del mondo in quanto a intensità di ricerca e di sviluppo e il quinto per densità di aziende hi-tech con oltre 7mila startup. Inoltre, il 40% degli investimenti globali in round di finanziamento ad aziende <em>cyber</em> è in Israele.</mark> «L’Italia è un Paese con cui abbiamo uno scambio proficuo – racconta l’esperto in strategia cyber <strong>Rami Efrati</strong> –. Noi possiamo aiutarla nel supportare, costruire e aggiornare le sue strategie di difesa». Un recente esempio, frutto di questa partnership, è l’accordo siglato tra il <em>Gruppo Camozzi</em> che produce soluzioni per l’automazione industriale e la società israeliana <em>Radiflow</em> esperta in Cybersecurity industriale e Operational Techology. L’obiettivo è  implementare tecnologie per proteggere i siti dell’azienda bresciana. «Ci sono iniziative meritorie che vanno nella direzione positiva come la neonata Agenzia per la cybersicurezza e i sistemi di coordinamento. Ma la difesa informatica è un problema di sistema, che affligge in modo trasversale settore pubblico e privato – dice Zanero –. Nella difesa della sicurezza informatica, ogni piccola entità è una parte del fronte, una cosa che non si verifica in altri settori. L’Italia è fatta al 97% di piccole imprese e poi ci sono i singoli cittadini che non posseggono risorse intensive per attuare questo tipo di difesa. Servirebbe un intervento per fornire a queste entità che non possono difendersi da sole almeno quegli strumenti per cercare di proteggersi. È un’azione difficile da fare in l’Italia, perché noi abbiamo tante piccole e medie imprese e questo problema da noi è presente in misura maggiore rispetto agli altri Paesi».</p>
<div id="attachment_64775" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Stefano-Zanero.jpeg"><img class="size-medium wp-image-64775" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/Stefano-Zanero-300x300.jpeg" alt="«Gli attacchi informatici sono difficili da quantificare perché per loro natura non sono tutti visibili. Possono essere identificati, purché i sistemi siano analizzati e sorvegliati in maniera costante»" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">«Gli attacchi informatici sono difficili da quantificare perché per loro natura non sono tutti visibili. Possono essere identificati, purché i sistemi siano analizzati e sorvegliati in maniera costante»</p></div>
<p style="font-weight: 400;">Anche l’Unione europea si è mobilitata per aumentare il livello di protezione degli Stati membri. <mark class='mark mark-yellow'>La direttiva NIS2 è entrata in vigore il 17 gennaio del 2023 e permette ai Paesi di adottare in modo coordinato misure tecniche e organizzative adeguate al miglioramento della gestione degli incidenti <em>cyber</em> e misure stringenti in termini di <em>cyber risk management</em>.</mark> Inoltre, per Zanero «c’è un elemento importante all’interno della direttiva, che riguarda la scoperta e la divulgazione delle vulnerabilità. I sistemi informatici possono avere dei difetti e le vulnerabilità sono quelle che vengono sfruttate dagli aggressori per compiere gli attacchi. Molto spesso queste vulnerabilità vengono scoperte da persone esperte del settore o da semplici cittadini e la loro segnalazione è uno dei metodi alla base dell’industria della security. La segnalazione delle vulnerabilità storicamente ha avuto sempre delle problematiche, perché chi indica la disfunzionalità del sistema a volte rischia di essere denunciato. Alcune aziende considerano la segnalazione come una forma di aggressione nei loro confronti e non come un aiuto per individuare il problema. La direttiva NIS impone alle pubbliche organizzazioni di creare dei processi standardizzati con cui è possibile contattarle per informarle delle vulnerabilità senza correre dei rischi».</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>Per Stefano Zanero, esperto di cyber security e docente al PoliMi, &#8220;nel momento in cui si diventa dipendenti da un partner per la fornitura di soluzioni si possono creare degli effetti negativi come il pericolo di essere esposti a comportamenti non corretti da parte di questi collaboratori tecnologici: dobbiamo sempre essere sicuri che il nostro Paese mantenga la propria sovranità in certi temi, soprattutto in materia di <em>cybersecurity&#8221;</em></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Nell’incontro di giovedì 9 marzo tra Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu è stato annunciato un altro appuntamento che determinerà nuovi sviluppi negli accordi tra i due Paesi. <mark class='mark mark-yellow'>«Abbiamo condiviso la necessità di un intergovernativo: non se ne tiene uno dal 2013. Il prossimo dovrebbe svolgersi in Israele e vorremmo organizzarlo quanto prima»</mark> ha detto la premier italiana. Il suo omologo israeliano ha aggiunto: «Vogliamo fare un passo ulteriore, pianificando tra qualche mese un incontro tra i due governi che affronterà una decina di argomenti per la cooperazione reciproca». I dettagli della partnership tra Italia e Israele non sono stati ancora resi completamente pubblici e sono in fase di elaborazione. Ma c’è un elemento che per Zanero non deve essere trascurato ed è «il tema della sovranità digitale e tecnologica. Se cooperiamo con un partner straniero, bisogna considerare che finché si coopera è tutto positivo. Nel momento in cui si diventa dipendenti da un partner per la fornitura di soluzioni si possono creare degli effetti negativi come il pericolo di essere esposti a comportamenti non corretti da parte di questi collaboratori tecnologici. Dobbiamo sempre essere sicuri che il nostro Paese mantenga la propria sovranità in certi temi, in particolare in materia di <em>cybersecurity</em>».</p>
<p style="font-weight: 400;">Le preoccupazioni sull&#8217;accordo sono relative anche all&#8217;uso che è possibile fare di prodotti di questa particolare industria.<mark class='mark mark-yellow'>Israele è il Paese che ha creato nonché sviluppato, perfezionato, utilizzato e venduto lo spyware Pegasus, di cui è produttrice l&#8217;azienda israeliana NSO Group. Si tratta di un virus informatico <em>troyan</em> che può essere inviato <em>on air</em> per infettare i telefoni cellulari.</mark> Pegasus è in grado di leggere messaggi di testo, tenere traccia delle chiamate, raccogliere password, tracciare la posizione, accedere al microfono e la fotocamera del dispositivo target di destinazione e raccogliere informazioni dalle app.  Lo spyware è stato scoperto nell&#8217;agosto 2016, dopo un tentativo di installazione fallito sull&#8217;iPhone l&#8217;attivista per i diritti umani Ahmad Mansour. L&#8217;attacco ha portato a un&#8217;indagine che ha rivelato dettagli sulle sue capacità e sulle vulnerabilità di sicurezza che lo spyware ha sfruttato. Questo è stato definito l&#8217;attacco smartphone &#8220;più sofisticato&#8221; di sempre: era infatti la prima volta che un <em>exploit</em> remoto malevolo utilizzava il <em>jailbreak</em> per ottenere l&#8217;accesso illimitato a un iPhone.<mark class='mark mark-yellow'>Lo spyware è stato utilizzato per la sorveglianza di attivisti anti-regime, giornalisti e leader politici di diverse nazioni in tutto il mondo, tra cui i sauditi Jamal Khashoggi &#8211; poi assassinato &#8211; e Omar Abdulaziz, nonché il businessman ed editore del <em>Washington Post</em>, Jeff Bezos e, secondo l&#8217;inchiesta <a href="https://www.theguardian.com/news/series/pegasus-project">The Pegasus Project</a>, continua ad essere utilizzato contro obiettivi di alto profilo</mark>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Inoltre, secondo <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/global-opinions/how-a-chilling-saudi-cyberwar-ensnared-jamal-khashoggi/2018/12/07/f5f048fe-f975-11e8-8c9a-860ce2a8148f_story.html?utm_term=.c36edf47d8dd">un&#8217;inchiesta del <em>Washington Post</em></a>, sullo sviluppo di questo software, ma soprattutto sulla vendita per scopi di spionaggio su attivisti dei diritti umani, avrebbe avuto un ruolo non indifferente l&#8217;azienda italiana <em>Hacking Team </em>con sede a Milano</mark>. Fondata nel 2003 dall&#8217;imprenditore David Vincenzetti, essa sviluppa negli anni un prodotto chiamato RCS, acronimo che sta per <em>Remote control system</em>, che la società chiama <em>Galileo</em>: si tratta un pacchetto offensivo in grado di infettare computer e dispositivi portatili come tablet e smartphone, attraverso un malware che viene attivato mediante l’apertura di una mail o lo scaricamento di un file. A quel punto interviene lo spyware che invia screenshot, mail, chat o conversazioni al server che lo sta controllando da remoto.<mark class='mark mark-yellow'>L&#8217;azienda finì poi al centro del &#8220;più grande scandalo italiano di cybersecurity&#8221;, detto il <a href="https://www.agi.it/estero/storia_hacking_team_omicidio_khashoggi-4720850/news/2018-12-10/">Datagate italiano</a>, soprattutto dopo che il suo stesso sistema venne hackerato e tutti i suoi file, informazioni riservate e clienti, resi noti al pubblico, nel 2015</mark>. Tra i suoi clienti figuravano Paesi come Bahrein, Egitto, Kazakistan, Nigeria, Uzbekistan, Marocco, Sudan, Venezuela e Arabia Saudita. Nel giugno del 2018 il tribunale di Milano ha deciso di archiviare le indagini su <em>Hacking Team</em>. Subito dopo, l&#8217;azienda, a rischio chiusura, è stata salvata dall&#8217;investimento di un fondo saudita, tramite una società con sede a Cipro, che avrebbe rilevato il 20% delle azioni della società stessa.</p>
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		<title>Consiglio dei ministri a Cutro: in arrivo decreto regola flussi e inasprimento delle pene per gli scafisti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 17:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Piccolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cutro]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1170" height="780" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/nel-testo-a-destra-il-relitto-del-naufraugio-di-migranti-sulla-spiaggia-di-cutro-foto-lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="nel-testo-a-destra-il-relitto-del-naufraugio-di-migranti-sulla-spiaggia-di-cutro-foto-lapresse" /></p><p>Se la montagna non viene a Maometto, Maometto va a Steccato di Cutro. Per la presidente del consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong> quella di oggi è una giornata cruciale. Perché ciò che farà e dirà davanti a quel mare che non ha ancora restituito tutti i corpi dei naufraghi sarà un messaggio inequivocabile anche per l’<strong>Europa</strong>. Accusata dalle opposizioni di aver disertato le rive del naufragio, dove sono morti almeno 72 migranti,<mark>Meloni e il suo staff ragionano da giorni su un gesto «dal forte valore simbolico» dopo la bufera politica per il ritardo dei soccorsi.</mark> Per questo motivo la riunione di oggi si terrà proprio nel luogo della tragedia avvenuta la notte tra il 25 e il 26 febbraio.</p>
<p>La soluzione resta quella di un unico decreto. Le misure che il Consiglio dei ministri potrebbe adottare oggi cercheranno di seguire questo schema: rimpatri più rapidi per chi entra illegalmente, ma anche meno burocrazia per chi entra nelle quote di migranti legali.<mark>Uno dei punti certi è l’inasprimento delle pene per gli scafisti e la costruzione più rapida dei <strong>Cpr</strong> (i centri di permanenza per i rimpatri).</mark>Si metterà poi l’accento anche su nuovi corridoi umanitari, su finanziamenti ad hoc per i comuni per l’attività di inclusione, su una maggiore apertura ai flussi migratori regolari, sul rafforzamento dei centri di accoglienza. Si tenterà di rendere più efficaci anche le espulsioni verso Paesi sicuri: dossier che si sta sviluppando insieme all’Europa e ad alcuni Stati nordafricani. Ma su questo punto non si è ancora trovata un’intesa.</p>
<p>Il consiglio dei ministri, previsto per oggi pomeriggio nel municipio della cittadina calabra, ha tra i suoi buoni propositi quello di trovare un’ equilibrio tra la linea dura del leader della lega <strong>Matteo Salvini</strong> e le aperture all’accoglienza degli alleati. Ieri non ci si è riusciti e la riunione di preconsiglio che infatti è slittata a oggi data la delicatezza della situazione. La bozza ieri a tarda sera era ancora soggetta a lunghi dibattiti, giuridici e politici.</p>
<p><mark>Ed effettivamente la contrattazione interna alla maggioranza per la preparazione del decreto è stata complessa, specie</mark>con un Salvini scatenato che proprio ieri aveva lodato sui social le parole del premier britannico <strong>Rishi Sunak</strong>: “Se arrivi illegalmente nel Regno Unito non puoi chiedere asilo, non puoi beneficiare del nostro sistema di protezione dalla schiavitù moderna, non puoi pretendere tutele umanitarie”. Il tutto mentre è oggetto di discussione l’ipotesi di arrivare anche in Italia ad una stretta sui permessi di soggiorno, a partire da quelli concessi per ragioni umanitarie.</p>
<p>C’è da dire che Giorgia Meloni è stata perentoria nel ribadire che ai <strong>decreti Sicurezza</strong>, “figli di un’altra stagione”, non si torna. Anche perché vorrebbe evitare un nuovo braccio di ferro con il Quirinale, che li ha già bocciati due volte.<mark>A infastidire i vertici della Lega, oltretutto, è stata la scelta dell’esecutivo di cambiare la regia della questione migranti che adesso è passata nelle mani di Palazzo Chigi</mark>a testimonianza che il “caso” Piantedosi non è ancora chiuso. Con il nuovo decreto, infatti, viene di fatto depotenziando il margine decisionale del ministro degli interni.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per il premier britannico Rishi Sunak, &#8220;se arrivi illegalmente nel Regno Unito non puoi chiedere asilo, non puoi beneficiare del nostro sistema di protezione dalla schiavitù moderna, non puoi pretendere tutele umanitarie”</span></p>
<p>Ma una piccola vittoria il ministro dei trasporti l’ha anche strappata. Infatti, su richiesta della Lega, potrebbe entrare una nuova norma che porta il nome di <strong>Soumaoro</strong> &#8211; deputato eletto con <strong>Sinistra italiana</strong> e <strong>Verdi</strong> la cui famiglia è stata coinvolta in indagini sulla gestione dei migranti. Il provvedimento è pensato per intensificare gli strumenti di controllo nei confronti delle cooperative che si occupano di immigrazione e per facilitarne l’eventuale commissariamento in caso di irregolarità.</p>
<p>Su una cosa, però, Meloni e Salvini sono pienamente d’accordo:<mark>non bisogna più parlare di scafisti, ma di «trafficanti di esseri umani», e nel farlo si citano le parole di p<strong>apa Francesco</strong> all’Angelus di domenica.</mark>Per i trafficanti, dunque, le pene &#8211; che oggi vanno da uno ai cinque anni di carcere &#8211; verranno aumentate, forse addirittura raddoppiate. Al ministero della <strong>Giustizia</strong> è stato chiesto di trovare il modo di inserire nel codice penale un’aggravante in caso di morte delle persone trasportate e se c’è stato un trasbordo tra una nave e un’altra sotto minaccia o estorsione.</p>
<p>Ma quello che la delegazione dei “big” dell’esecutivo si troverà davanti in <strong>Calabria</strong> non è un contesto facile. Già stamattina all’alba su una parete lungo la Statale 106 è apparsa la scritta &#8220;Cutro non difende Piantedosi&#8221;. Poi, ad aspettare i ministri,<mark>c’è anche un gruppo di familiari delle vittime del naufragio che hanno inscenato una sit-in contro l’ipotesi di trasferire le salme al cimitero islamico di Borgo Panigale a Bologna anziché rimpatriarle, come promesso dal presidente della <strong>Repubblica</strong>, che era giunto in visita settimana scorsa.</mark> Ma, come ha spiegato un funzionario della prefettura ai manifestanti, i rapporti specie con l&#8217;afghanistan sono difficili, per non dire impossibili e perciò molte richieste dei familiari non potranno essere esaudite. Ma in paese, anche stamattina, l’aria si taglia col coltello.</p>
<p>Da parte del governo però l’atteggiamento da seguire rimane quello del pragmatismo, anche nel dialogo con l’Europa. Una strategia, forse obbligata, per la quale le divergenze profonde sull’accoglienza dei migranti vengono in qualche misura attenuate. In questo senso le parole di plauso per l’Italia pronunciate ieri dal premier olandese Mark Rutte in visita dalla Meloni sono state sorprendenti.<mark>L’obiettivo sembra quello di provare ad estendere una collaborazione assai meno scontata, e meno ondivaga di quanto sia accaduto finora, sul modo di governare l’immigrazione.</mark></p>
<p>L’ipotesi di un viaggio in alcuni <strong>Paesi africani</strong>, da fare insieme <strong>Meloni</strong> e <strong>Rutte</strong>, indica un piano ancora tutto da costruire per fermare le partenze e per fornire aiuti alle nazioni dalle quali arriva l’immigrazione clandestina. Tuttavia quello con i partner europei rimane un rapporto essenziale e fa capire come il tentativo di Meloni sia quello di trasformare la strage di <strong>Cutro</strong> in un’opportunità per spingere l’Europa a cambiare schema a vantaggio di tutti.</p>
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		<title>&#8220;Il sindaco&#8221;, ecco la volgarità della politica messa a nudo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 15:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="480" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/11/18157262_1266766953440971_9203924541529907595_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="18157262_1266766953440971_9203924541529907595_n" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Almeno una volta l&#8217;avrà pensato anche il più <strong>romantico</strong> degli elettori.</mark> &#8220;A che serve andare a votare? <strong>Tanto sono tutti d&#8217;accordo</strong>&#8220;. Destra, sinistra, centro, i politici vogliono solo restare a galla più a lungo possibile, e per farlo sono disposti a venire a patti con chiunque. <em>Il sindaco &#8211; Italian politics for dummies</em>, il primo docufilm firmato dalle <em>Iene</em>, sposa proprio questa tesi così nazional-popolare. Ma lo fa con una forza devastante: tutto il &#8220;dietro le quinte&#8221; della campagna elettorale per le comunali di <strong>Palermo</strong> del 2017 documentato giorno per giorno attraverso una microcamera. <strong>Ismaele La Vardera</strong>, palermitano di 25 anni dall&#8217;appariscente chioma bionda e inviato della trasmissione di Italia 1, in quell&#8217;elezione era candidato sindaco, appoggiato da <strong>Noi con Salvini</strong> e da <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong> di Giorgia Meloni. All&#8217;indomani del voto dell&#8217;11 giugno &#8211; in cui La Vardera raccolse il 2,7 per cento delle preferenze &#8211; si scoprono le carte: la corsa elettorale era stata l&#8217;occasione per registrare di nascosto, in pieno stile <em>Iene</em>, incontri, promesse e trattative tra il giovane candidato e i maggiorenti della politica siciliana e nazionale. Ismaele anticipa che ne verrà fuori un <strong>documentario</strong>, un prodotto assolutamente inedito e potenzialmente esplosivo. Quasi un anno e mezzo dopo &#8211; il 26 novembre 2018 &#8211; <em>Il sindaco </em>esce nelle sale, accompagnato da un lungo battage pubblicitario del programma di Mediaset. Che anticipa rivelazioni sconcertanti, un <strong>terremoto</strong> in grado di delegittimare un&#8217;intera classe politica. <mark class='mark mark-yellow'>Dopo averlo visto, però, si può parlare di una promessa rispettata solo a metà.</mark></p>
<p><iframe width="1140" height="641" src="https://www.youtube.com/embed/V0hJoAN4HY0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>I contenuti, di questo va dato atto alle <em>Iene</em>, sono tanti e valgono il prezzo del biglietto. Ismaele documenta i propri incontri con i ras della politica locale (<strong>Rosario Crocetta</strong>, Gianfranco Miccichè, Marianna Caronia, <strong>Totò Cuffaro</strong>) e nazionale (Meloni e Salvini, ma anche <strong>Ignazio La Russa</strong> e <strong>Giancarlo Giorgetti</strong>) con registrazioni genuine, in cui si assiste allo spettacolo della politica politicante spogliata di ogni ipocrisia. Quando si presenta ai leader di partito, La Vardera è un giovanissimo giornalista d&#8217;assalto, che ha guadagnato una certa fama per aver portato alle dimissioni la giunta del comune di <strong>Villabate</strong> sollevando uno scandalo sulle irregolarità del voto per le europee. Incoraggiato a candidarsi come outsider civico dal consigliere comunale Filippo Occhipinti, ben presto ci prende gusto e inizia a immaginare il salto di qualità. <mark class='mark mark-yellow'>Entra in contatto con <strong>Matteo Salvini</strong>, che ne intuisce il potenziale e gli concede l&#8217;appoggio, accettando di rinnegare in un video le proprie vecchie esternazioni anti-meridionali</mark>. Poi, per evitare un&#8217;identificazione troppo stretta con la Lega, Ismaele cerca il sostegno di Fratelli d&#8217;Italia, con La Russa e Meloni che gli dicono sì senza pensarci troppo. Rotto in questo modo il ghiaccio, comincia il <strong>valzer</strong> dei notabili siciliani, che si avvicinano con cautela al corpo estraneo, cercando di capirne la natura e di sondarne la disponibilità al <strong>compromesso</strong>.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ma cosa vogliono ottenere, i politici più navigati, dall&#8217;esordiente biondino? Dipende.</mark> Per i leader nazionali la risposta è semplice: grazie a loro Ismaele ottiene <strong>visibilità e voti</strong>, offrendo in cambio l&#8217;immagine popolare di un candidato giovane e con la faccia pulita. Così il film ci mostra Salvini che, due ore dopo aver conosciuto Ismaele e ancor prima di aver ufficialmente deciso di appoggiarlo, lo elogia in <strong>diretta tv nazionale</strong> a <em>L&#8217;aria che tira</em>, descrivendolo come una ventata d&#8217;aria fresca contro il &#8220;sistema&#8221; degli Orlando, dei Crocetta e dei Miccichè. O la Meloni che addirittura lo paragona a <strong>Paolo Borsellino</strong> (&#8220;lui a 23 anni è diventato giudice, non vedo perché Ismaele non possa fare il sindaco&#8221;). A dire la verità, però, dai dialoghi registrati non viene fuori nulla di scandaloso. Certo, c&#8217;è il gusto un po&#8217; <strong>voyeuristico</strong> di osservare come si comportano i nostri rappresentanti a telecamere spente, quando mostrano tutto il cinismo della politica come professione. Sia i leghisti che gli ex missini non sembrano farsi troppe domande sul profilo <strong>ideologico</strong> del proprio candidato, mostrandosi molto più interessati al risultato elettorale. Ma ne <i>Il sindaco </i>non c&#8217;è nulla in grado di rovinare l&#8217;immagine pubblica di Salvini e Meloni, e nemmeno dei loro luogotenenti Giorgetti e La Russa. <mark class='mark mark-yellow'>Non è difficile, quindi, capire perché abbiano acconsentito alla pubblicazione.</mark></p>
<p>È nelle <strong>&#8220;intercettazioni&#8221;</strong> dei dialoghi tra La Vardera e i volti noti della politica siciliana, invece, che si assiste alle scene più potenti. Ad esempio l&#8217;ex governatore  Rosario Crocetta &#8211; omosessuale, già comunista e sindaco antimafia, eletto come simbolo del rinnovamento nel 2012 &#8211; che offre al candidato leghista un <strong>appoggio sotterraneo</strong>, candidando un proprio uomo nelle sue liste, in cambio di voti per Michele Emiliano alle primarie del Pd. O Miccichè, il luogotenente di Berlusconi in Sicilia, che invita Ismaele a ritirarsi dalla corsa favorendo l&#8217;elezione di <strong>Fabrizio Ferrandelli</strong>, candidato sindaco del centrodestra, in cambio di un posto da assessore. Con una minaccia non troppo velata: &#8220;Se noi perdiamo per l&#8217;1% e tu prendi l&#8217;1%, allora ci <strong>incazziamo</strong>&#8220;. <mark class='mark mark-yellow'>E c&#8217;è persino Totò Cuffaro: l&#8217;ex presidente della Regione, condannato a sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra, parla al giovane giornalista come uno che <strong>tira ancora i fili</strong> a suo piacimento.</mark> &#8220;Io ti posso far eleggere dove vuoi&#8221;, gli assicura, incoraggiandolo a sostenere Ferrandelli. Ne esce uno <strong>spaccato cupo e asfissiante</strong>, in cui idee e programmi elettorali sono invisibili sotto il fuoco incrociato dei <em>do ut des</em>. Ma, a pensarci bene, non è nulla che un medio <strong>conoscitore</strong> dei meccanismi della politica non possa immaginare da sè. Anche qui, pertanto, la vera cifra del documentario resta la resa in video, nuda e cruda, di rituali che di solito restano confinati alle stanze delle <strong>segreterie</strong> di partito. Manca lo &#8220;scandalo&#8221; vero e proprio, lo <strong>scoop</strong> capace di rovinare una carriera. Tanto più che sia Crocetta che Cuffaro, per motivi diversi, sono ormai fuori dall&#8217;agone politico, perlomeno in prima persona.</p>
<p>Il piatto forte de <em>Il sindaco</em>, il passaggio centrale dell&#8217;intero film, è un altro. Nel corso della campagna Ismaele incontra <strong>Antonino Abbate</strong>, nipote del boss di Cosa Nostra Gino u&#8217;mitra, che gli viene presentato da un consigliere comunale, <strong>Franco Maria Musotto</strong>. Non si rende conto di chi ha davanti fin quando Abbate non si presenta, offrendogli un <strong>pacchetto</strong> di voti: 300 preferenze al costo di 9mila euro, 30 euro ciascuna. <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;<strong>Mi sono cagato sotto</strong>&#8220;, confesserà La Vardera.</mark> E in effetti registrare di nascosto il figlio di un boss è roba forte. &#8220;Quando il povero non può mangiare viene qua da noi &#8211; dice Abbate a Ismaele &#8211; se al popolino non glielo diciamo noi chi votare, <strong>loro non votano nessuno</strong>&#8220;. Dopo l&#8217;incontro, il giovane candidato caccia Musotto dal proprio staff e va in Questura a <strong>denunciare</strong> Antonino Abbate. &#8220;Quando l&#8217;ho detto a mia madre si è messa a piangere &#8211; confessa alle <em>Iene -</em> è stato un momento davvero brutto. Cosa mi poteva dire? Se mio figlio mi dicesse che ha denunciato gli Abbate, gli darei <em>una fracchia di legnate</em>. Ma che vuoi fare, l&#8217;eroe? Però io, ai miei figli, un giorno vorrei dire che il loro padre <strong>ha provato a fare qualcosa</strong> per cambiare la propria terra&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'>Ecco: non sarà l&#8217;inchiesta sullo <strong>scandalo Watergate</strong>, e forse non aveva nemmeno l&#8217;ambizione di esserlo.</mark> Ma se <em>Il sindaco </em>ha qualcosa di unico, è proprio questa storia. <em> </em></p>
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