<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; giappone</title>
	<atom:link href="https://www.magzine.it/tag/giappone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 07:23:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>RITIRO SOCIALE TRA I GIOVANI: PERCHè DEFINIRLI &#8220;HIKIKOMORI&#8221; NON BASTA PIù</title>
		<link>https://www.magzine.it/ritiro-sociale-tra-i-giovani-perche-definirli-hikikomori-non-basta-piu/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/ritiro-sociale-tra-i-giovani-perche-definirli-hikikomori-non-basta-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 07:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Hikikomori]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=79561</guid>
		<description><![CDATA[Una vita rinchiusi tra le pareti della propria stanza. È questa la quotidianità di molti giovani che, per sfuggire alle pressioni sociali, scelgono di compiere quello che a tutti gli ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4096" height="2732" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/pexels-bob-price-252175-764880.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="pexels-bob-price-252175-764880" /></p><p><strong>Una vita rinchiusi tra le pareti della propria stanza</strong>. È questa la quotidianità di molti giovani che, per sfuggire alle pressioni sociali, scelgono di compiere quello che a tutti gli effetti può definirsi <strong>un ritiro dalla comunità</strong>: nessun amico, nessun lavoro, nessuno sport a scandire le loro giornate. <strong>Eremiti delle passioni che si astengono da tutte quelle attività che mantengono vivo e attivo lo spirito di ognuno di noi</strong>. La vita scorre lenta tra le mura delle loro abitazioni, mentre il mondo attorno a loro corre veloce. <strong>In molti li chiamano hikikomori, termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” e che viene utilizzato per indicare chi sceglie di rinchiudersi nella propria casa</strong>. E nel Paese del Sol Levante il fenomeno è ormai largamente diffuso: secondo l’ultimo sondaggio nazionale condotto nel 2022, nel territorio <strong>ci sarebbero oltre 1,5 milioni di giovanissimi</strong> che decidono di astenersi da ogni forma di socialità e interazione. E in Italia i numeri non lasciano ben sperare: «<strong>Ogni anno si rivolgono a noi circa 300 persone</strong> – spiega <strong>Marco Crepaldi</strong>, psicologo e presidente di <strong>Hikikomori Italia </strong>-. Le cause scatenanti sono le più disparate: dall’ansia alla sfiducia nei confronti del proprio futuro, fino alla paura del giudizio altrui». Gli hikikomori non vanno, però, confusi con i pazienti che da anni lottano con disturbi come l’agorafobia, ovvero la paura di ritrovarsi bloccati negli spazi aperti: «Quest’ultima è una condizione subìta, mentre l’isolamento sociale è una strada che, in molti casi, viene percorsa volontariamente: tanti ragazzi si convincono che restare barricati tra le proprie mura sia la chiave vincente per massimizzare il proprio benessere», aggiunge l’esperto.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Secondo l’ultimo rapporto Censis, il 51% dei giovani dichiara di soffrire di stati d’ansia o depressione, mentre il 69% ha bisogno di sentirsi rassicurato</span></p>
<p>E tra i gruppi di supporto che offrono uno spazio sicuro in cui riscoprire la bellezza della socialità, c’è il team di psicologi di <strong>Borgo Rubens</strong>, centro riabilitativo a due passi da Torino. Per loro, però, la parola “hikikomori” è un’etichetta fuorviante e profondamente superficiale. «<strong>Si tratta di un termine molto inflazionato</strong> ma che non corrisponde a nessuna categoria diagnostica. Noi preferiamo parlare di ritiro sociale &#8211; spiega <strong>Carlotta Bruno</strong>, referente dell’area riabilitativa della struttura torinese -. Le classificazioni, paradossalmente, ci identificano e di conseguenza rassicurano, ma <strong>il nostro obiettivo è staccare questa etichetta</strong>». Incastonato nel Parco Naturale di Superga, Borgo Rubens è una distesa verde di prati e boschi, un piccolo angolo di paradiso lontano dal trambusto della grande metropoli. E qui, tra progetti di arteterapia e pet therapy, i ragazzi intraprendono un percorso per <strong>tornare ad accogliere una quotidianità e una collettività a loro ormai aliena</strong>. «Molti giovani scelgono la strada del ritiro per paura di misurarsi con il mondo oppure di confrontarsi con il peso delle aspettative dei genitori o della società in generale», spiega <strong>Martina Salvi</strong>, psicologo della struttura.</p>
<p>E i dati legati alla salute mentale parlano chiaro: <strong>secondo l’ultimo rapporto Censis, infatti, il 51% dei giovani dichiara di soffrire di stati d’ansia o depressione, mentre il 69% ha bisogno di sentirsi rassicurato</strong>. «<strong>Molti di loro sono ragazzi interrotti</strong>, sono un po’ come dei motorini ingolfati che si muovono solo per inerzia &#8211; racconta Salvi -. Qui, lavorando in gruppo, tornano a essere <em>animali sociali</em>». Al momento, il team di Borgo Rubens sta aiutando <em>a rifiorire</em> – questo il termine che utilizzano per descrivere il percorso di rinascita di questi giovani &#8211;  oltre 20 persone e <strong>molti di questi non appartengono alla Generazione Z</strong>: «Ci contattano molti genitori i cui figli hanno più di 24 anni &#8211; racconta Martina Salvi che, ormai da tempo, ha l’onore e l’onere di rispondere al centralino -. A telefonarci sono quasi sempre madri molto preoccupate e molto raramente dei papà».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Molti giovani scelgono la strada del ritiro sociale per paura di misurarsi con il mondo oppure di confrontarsi con il peso delle aspettative dei genitori o della società in generale</span></p>
<p>L’arrivo del Covid &#8211; e del rigido isolamento sociale che ha scaturito &#8211; ha inasprito il numero di casi: «I disturbi di ansia, in generale, sono lievitati in questi ultimi anni – spiega Crepaldi di Hikikomori Italia -. <strong>Basti pensare che in Giappone, dove il lockdown è stato ben più leggero, il numero di giovani che ha scelto la strada del ritiro sociale è aumentato del 20%</strong>». Per il team di Borgo Rubens, però, la sete di solitudine ribolliva già nelle vene di molti giovanissimi: «Questo fenomeno non è stato uno tsunami improvviso, è stata un’onda lenta sottovalutata per molto tempo – spiega Salvi -. <strong>Il Coronavirus ha solo esacerbato un disagio e un’angoscia che già serpeggiava tra le nuove generazioni</strong>». Ma ritrovare fiducia in se stessi – e soprattutto negli altri – è possibile. Questa è la storia di A. di Borgo Rubens che, da paziente inviato dall’Ospedale Regina Margherita di Torino, è diventato a tutti gli effetti parte attiva della struttura. Dopo un lungo periodo di ritiro sociale, ha ritrovato la voglia di mettersi in gioco: dalla cura del bistrot del Borgo a punto di riferimento per i percorsi educativi per i più piccoli, questo giovane ha riscoperto se stesso e le sue potenzialità: «Questo è il nostro obiettivo – spiega la psicologa Martina Salvi –: <strong>ricordare a questi ragazzi che anche loro possono essere parte attiva del tessuto sociale e che un futuro migliore è possibile</strong>».</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/ritiro-sociale-tra-i-giovani-perche-definirli-hikikomori-non-basta-piu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Amano Corpus Animae&#8221;: alla Fabbrica del Vapore la mostra dell&#8217;illustratore di Final Fantasy</title>
		<link>https://www.magzine.it/amano-corpus-animae-alla-fabbrica-del-vapore-la-mostra-dellillustratore-di-final-fantasy/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/amano-corpus-animae-alla-fabbrica-del-vapore-la-mostra-dellillustratore-di-final-fantasy/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 11:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[amano]]></category>
		<category><![CDATA[final fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[manga]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[yoshitaka amano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=78746</guid>
		<description><![CDATA[Per la maggior parte degli appassionati, il nome di Yoshitaka Amano evoca immediatamente le immagini e le illustrazioni della serie di Final Fantasy. Il suo contributo alla famosa serie videoludica, che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="560" height="315" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-copertina.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="amano-corpus-animae-copertina" /></p><p>Per la maggior parte degli appassionati, il nome di Yoshitaka Amano evoca immediatamente le immagini e le illustrazioni della serie di <em>Final Fantasy</em>. Il suo contributo alla famosa serie videoludica, che va dagli inizi della sua carriera fino a oggi e si protrae quindi per quasi quarant’anni, è sicuramente ciò che l’ha consacrato come uno degli artisti dallo stile più inconfondibile nel mondo del disegno contemporaneo. Questa, però, è solo la punta dell’iceberg di una carriera che nasce e spazia tra ambiti completamente diversi tra di loro.</p>
<h2>Dagli inizi alle collaborazioni internazionali</h2>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-1.jpg"><img class="alignleft wp-image-78747 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-1.jpg" alt="amano-corpus-animae-1" width="8001" height="2850" /></a>Se riavvolgiamo il nastro agli inizi, ci troviamo davanti al personaggio di <strong>Pinocchio</strong>. La storia del burattino di legno pubblicata da Collodi ne 1883 non è solo una delle storie più tramandate al mondo, ma rappresenta anche <mark class='mark mark-yellow'>un particolare crocevia per il maestro di Shizuoka a cui è dedicata la mostra</mark>. All’età di soli 14 anni viene assunto nello studio di animazione <strong>Tatstunoko Production</strong> e lavora prima come animatore intercalatore e poi, sotto la guida del fondatore dello studio Tatsuo Yoshida, come vero e proprio <em><strong>character designer</strong></em>, dando vita a migliaia di personaggi per serie iconiche come <em>Time Bokan, Kyashan, Tekkaman e Hurricane Polimar</em>.<a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-78757" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-2.jpg" alt="amano-corpus-animae-2" width="8160" height="6144" /></a></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-3.jpg"><img class="alignleft wp-image-78762 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-3-222x300.jpg" alt="amano-corpus-animae-3" width="222" height="300" /></a>Tra tutte queste serie compare anche quella di Pinocchio, grazie alla quale realizzerà successivamente un portfolio di illustrazioni inedite per avviare la sua carriera da illustratore per bambini; questa piccola collezione viene ampiamente rappresentata all’interno della mostra, testimoniando i primi periodi dell’artista e la sua volontà di sperimentare stili e soggetti diversi. Archiviato il periodo della Tatsunoko Production, dalla quale si allontanerà progressivamente dopo la morte del suo mentore Yoshida, tra il 1982 e il 1986 inizia un quinquennio di attività frenetica e ricco di numerosi riconoscimenti. Degni di nota, in particolare, sono il <strong>premio Seiun come miglior artista giapponese</strong>, vinto per ben quattro anni di fila. Al conseguimento di questo prestigioso premio, tra le decine di pubblicazioni a cui ha lavorato il maestro c&#8217;e&#8217; la serie di romanzi illustrati <em>Vampire Hunter D</em> – che narra di un dampiro, ovvero un figlio di un vampiro e di un umano, che caccia vampiri di professione – e il lungometraggio <em>Angel’s Egg</em>, diretto dal regista di <em>Ghost in the Shell</em> Mamoru Oshii. Di quest’ultimo progetto il trailer, che rispecchia lo stile onirico del film, viene trasmesso in loop nella parte iniziale della mostra, accompagnando lo spettatore con i suoi suoni attraverso tutto il percorso.<a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-78768" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/amano-corpus-animae-5.jpg" alt="amano-corpus-animae-5" width="8160" height="5440" /></a></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Yoshitaka Amano: «Ho visto molti artisti intrappolati nel loro stile, e temo ancora quella trappola»</span>Negli anni ancora successivi, a partire dal suo sbarco negli Stati Uniti con l’apertura di uno studio a New York nel 1997, Amano si apre a molteplici collaborazioni occidentali, andando a toccare icone assolute. Parliamo dell’universo <em>The Sandman</em>, eroi ed eroine del fumetto come Batman, Superman, Harley Quinn, Elektra e Wolverine, la collaborazione con <em>Magic: The Gathering</em> o la rottura degli schemi fotografici di riviste come <em>Vogue</em>. Questo insieme di lavori, che spazia dalla fine degli anni Novanta fino ai giorni nostri e che sono esposti in un’area della mostra denominata <em>Icons</em>, racconta la capacità dell’artista di Shizuoka di adeguarsi a contesti creativi vari e diversi, muovendosi tra lavori su commissione e lavori nati dalla sua stessa immaginazione.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/amano-corpus-animae-6.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-78777" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/amano-corpus-animae-6.jpg" alt="amano-corpus-animae-6" width="8160" height="6144" /></a></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/amano-corpus-animae-7.jpg"><img class="alignleft wp-image-78778 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/amano-corpus-animae-7-225x300.jpg" alt="amano-corpus-animae-7" width="225" height="300" /></a>Più avanti durante il percorso, dopo una breve introduzione sui lavori in collaborazione con altre software house giapponesi, si trova un’intera sezione dedicata ai suoi innumerevoli lavori su Final Fantasy. La storia inizia quando <strong>l’ideatore originale della serie, Hironobu Sakaguchi</strong>, comincia a concepire il primo capitolo della serie per il <strong>Nintendo Famicom</strong> – meglio noto come NES in Occidente – e si trova di fronte alla sfida di creare un universo unico nel panorama videoludico dell’epoca. Solo un anno prima, nel 1986, aveva debuttato il primo capitolo di <em>Dragon Quest</em>, rivoluzionando il genere dei giochi di ruolo (Rpg) in Giappone grazie anche all’apporto artistico di <a href="https://www.magzine.it/addio-maestro-ci-lascia-akira-toriyama-il-padre-di-dragonball/">Akira Toryiama</a>, già molto famoso per il suo lavoro sul manga <em>Dragon Ball</em>. Consapevole della necessità di forgiare un’identità altrettanto forte per Final Fantasy, Sakaguchi opta per uno stile più maturo ed eclettico con un ballottaggio tra il francese Jean Giraud, in arte <strong>Moebius</strong>, e Yoshitaka Amano. Alla fine ad aggiudicarsi la guida stilistica del progetto fu Amano, <mark class='mark mark-yellow'>dando il via a una collaborazione lunga ben trentasette anni</mark>. Quel progetto, così sperimentale ai tempi, a cui contribuirono anche <strong>Nobuo Uematsu</strong> per le musiche e <strong>Nasir Gebelli</strong> per la programmazione conta ad oggi sedici capitoli, innumerevoli <em>spin-off</em>, pellicole di animazioni e ampissimo merchandising. Una vera e propria icona globale, di cui Amano è uno dei testimoni fondamentali grazie alla sua presenza ininterrotta, prima come character designer e poi come illustratore di quasi tutti i loghi ufficiali dal 1987 ad oggi.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/amano-corpus-animae-8.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-78779" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/03/amano-corpus-animae-8.jpg" alt="amano-corpus-animae-8" width="3946" height="1808" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/amano-corpus-animae-alla-fabbrica-del-vapore-la-mostra-dellillustratore-di-final-fantasy/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I centri di detenzione per migranti in Giappone: un inferno sconosciuto</title>
		<link>https://www.magzine.it/i-centri-di-detenzione-per-migranti-in-giappone-un-inferno-sconosciuto/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/i-centri-di-detenzione-per-migranti-in-giappone-un-inferno-sconosciuto/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 14:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Garbin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty international]]></category>
		<category><![CDATA[centri di detenzione]]></category>
		<category><![CDATA[cpr]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[estremo oriente]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[nuory]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=76813</guid>
		<description><![CDATA[Wishma Sandamali stava per compiere trent’anni quando, nel giugno del 2017, ha deciso di lasciare la sua patria, lo Sri Lanka, per trasferirsi in Giappone e costruirsi una nuova vita ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="500" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/01/Immigrazione.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immigrazione" /></p><p><strong>Wishma Sandamali</strong> stava per compiere trent’anni quando, nel giugno del 2017, ha deciso di lasciare la sua patria, lo Sri Lanka, per trasferirsi in Giappone e costruirsi una nuova vita come insegnante di inglese. Meno di quattro anni dopo, <strong>il 6 marzo 2021</strong>, Wishma è morta, dopo sei mesi e mezzo di detenzione in un centro per migranti, dove era stata rinchiusa per la scadenza del suo visto. Aveva perso venti chili per delle problematiche allo stomaco indotte dallo stress ma, nonostante i suoi lamenti di dolore, le erano state negate le cure mediche. La calligrafia delle sue ultime lettere era praticamente illeggibile. I suoi familiari hanno presentato una denuncia chiedendo un risarcimento di 156 milioni di yen, circa un milione di dollari, ma ad oggi non c’è ancora stata alcuna sentenza, nessuna verità giudiziaria. Del caso di Wishma se n’è parlato grazie alla dedizione dei suoi familiari nel chiedere giustizia, ma non si tratta di una vicenda isolata: secondo le organizzazioni per i diritti umani, negli ultimi quindici anni sono stati almeno diciotto i detenuti morti in questi centri a causa di trattamenti crudeli, cure mediche completamente inadeguate e condizioni igienico-sanitarie spaventose. Ma sul tema c’è grande silenzio e opacità. Infatti, quando si nomina il Giappone, si pensa subito a un Paese modello, caratterizzato da puntualità, efficienza ed educazione e nessuno mette in luce un grosso scheletro nell’armadio: il trattamento riservato ai migranti, ai richiedenti asilo o ai rifugiati, quelli che per la società sono gli “invisibili”.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>«Se consideriamo i Paesi più sviluppati, ad esempio quelli del G20, il Giappone è uno dei più crudeli: finora c’era un meccanismo di detenzione pressoché automatica delle persone che arrivano irregolarmente, in palese violazione degli standard internazionali, secondo cui questa dovrebbe essere soltantol’ultima delle soluzioni» osserva Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.</mark> E oltre all’automatismo, a preoccupare sono anche le pessime condizioni in cui sono costretti a vivere gli stranieri che si trovano rinchiusi in questi centri, come quelle che ha dovuto affrontare Wishma. Situazioni che a lungo andare spingono alcuni detenuti a cercare il suicidio come possono: impiccagione, asfissia, overdose di farmaci, ingerire detersivo, tagliarsi la gola sono alcune delle modalità con cui cercano di procurarsi la morte. La riforma della legge sull’immigrazione in parte interviene su questo aspetto, ma le preoccupazioni dal punto di vista dei diritti umani restano consistenti.<br />
«Non sono così ottimista rispetto alla nuova norma: è un primo passo, ma non un vero e proprio cambio di strategia. <mark class='mark mark-yellow'>È vero che è stato eliminato l’automatismo, ma le condizioni per poter uscire dalla detenzione restano molto stringenti: ci devono essere motivate ragioni di salute oppure si deve avere un supervisore -commenta Noury -. E, allo stesso tempo, è prevista un’ampia possibilità di espulsione: il governo può deportare i richiedenti asilo che abbiano visto la loro domanda rifiutata per tre volte, il che è gravissimo se si considera che i tre dinieghi possono essere tutti superficiali e arbitrari»</mark>.</p>
<p>Il vero fondamento della riforma, nonché suo elemento propulsore, pare quindi essere soltanto la consapevolezza del Paese di aver bisogno di lavoratori, e non soltanto di quelli qualificati. Al contrario, è rimasta intonsa la concezione elitaria della cittadinanza giapponese come qualcosa da proteggere e da non concedere agli stranieri per non correre il rischio di compromettere la propria identità nazionale. <mark class='mark mark-yellow'>Una realtà che Noury ha ben colto in una riflessione, tagliente quanto esatta: «<strong>Il Giappone si è reso conto di aver bisogno delle braccia degli stranieri ma il problema, come sempre, è che assieme alle braccia arrivano anche le persone a cui queste appartengono</strong>».</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/i-centri-di-detenzione-per-migranti-in-giappone-un-inferno-sconosciuto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CineWeek V: Anime</title>
		<link>https://www.magzine.it/cineweek-v-anime/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/cineweek-v-anime/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2020 06:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Viviana Astazi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Akira]]></category>
		<category><![CDATA[anime]]></category>
		<category><![CDATA[Batman Ninja]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Il giardino delle parole]]></category>
		<category><![CDATA[La storia della Principessa Splendente]]></category>
		<category><![CDATA[Your Name]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=47463</guid>
		<description><![CDATA[Da sempre bistrattati e relegati ai margini della grande distribuzione cinematografica – salvo alcune notevoli eccezioni – gli anime giapponesi negli anni si sono scavati una nicchia ormai non più ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/your-name.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="your name" /></p><p>Da sempre bistrattati e relegati ai margini della grande distribuzione cinematografica – salvo alcune notevoli eccezioni – <mark class='mark mark-yellow'><strong>gli <em>anime</em> giapponesi negli anni si sono scavati una nicchia ormai non più circoscritta allo stereotipo del nerd di inizio millennio</strong>. Per sfatare l’altro grande mito secondo cui i cartoni animati sono prodotti adatti solo ai bambini, <strong>questa settimana vi proponiamo cinque film d’animazione nati nel Paese del Sol Levante che vi faranno ricredere</strong>.</mark> Storie ricche di sensibilità o al contrario altamente violente, pronte a soddisfare ogni tipo di palato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE</strong></p>
<p>Se le meraviglie dell’animazione giapponese sono note nel nostro Paese soprattutto per i lavori del maestro Hayao Miyazaki, il film che rappresenta nella maniera più struggente i temi e i contenuti che percorrono molti <em>anime</em> è senz’altro racchiusa in quest’opera di Isao Takahata: l’inesorabilità del tempo, il doloroso passaggio all’età adulta, il senso di spaesamento che segue ogni spostamento forzato, il sentimento di nostalgia e malinconia connaturato all’esistenza nei confronti di qualcosa che non è perfettamente focalizzato. Nata da un fusto di bambù, la Principessa Splendente abbandona la vita contadina per approdare nell’alta società. Ma arriverà il momento in cui dovrà fare ritorno nel suo luogo d’origine. Colori pastello acquarellati, musiche magnifiche e dolenti del maestro Joe Hisaishi: ecco il film d’animazione nipponica di cui non è possibile fare a meno.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix, in DVD e Blu-ray</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GIOVANNI DOMASCHIO CONSIGLIA: BATMAN NINJA</strong></p>
<p>“Pensate di aver sentito ogni storia possibile su Batman? Fidatevi, non è così”. È con queste parole di Catwoman che si apre <em>Batman Ninja</em> e come darle torto? Ebbene sì, se siete rimasti delusi dagli ultimi film della DC Comics, sappiate che quest’ultima, nel 2018, ha voluto investire in qualcosa di diverso: un <em>anime</em>. Ed è così che, in quest’inedita avventura che unisce il disegno orientale alla computer grafica, Bruce Wayne viaggerà indietro nel tempo, ritrovandosi in un Giappone feudale in cui le sue principali nemesi, da Pinguino a Joker, hanno conquistato il controllo dei vari Stati in cui le isole nipponiche sono divise, ognuno con l’ambizione di unificarle e di diventare l’imperatore. Un film incalzante ed esagerato, come solo l’animazione giapponese sa essere: tra ninja-pipistrello, eserciti di scimmie-samurai e castelli del periodo Sengoku che diventano Megazord, l’azione non manca di sicuro. Non troverete un’avventura di Batman più sopra le righe di questa!</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: IL GIARDINO DELLE PAROLE</strong></p>
<p>Delicata e graficamente spettacolare, quest’opera di Makoto Shinkai ci catapulta nella vita di Takao, studente con il sogno di diventare calzolaio. Molto diverso dai suoi coetanei e focalizzato sul suo obiettivo, nei giorni di pioggia non va a scuola, ma cerca pace e ispirazione nel parco Shinjuku, cuore di Tokyo. Qui incontra la misteriosa Yukino, che pian piano diventa la sua musa. Un film di soli 45 minuti che mette a nudo il bisogno di crescere e di gettarsi alle spalle il passato, soprattutto quando questo ci fa soffrire al punto da non riuscire più ad andare avanti. Takao e Yukino traggono forza l’uno dall’altra e ci ricordano come spesso siano gli adulti a dover imparare dai più giovani, intrecciando un legame che va oltre l’amore e si espande nella reciproca, completa comprensione tipica delle anime affini.</p>
<p><strong>Disponibile su Dailymotion, in DVD e Blu-ray</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: YOUR NAME</strong></p>
<p>Il cinema orientale al suo più alto livello è un cinema fatto di dettagli e relazioni e <em>Your Name</em> ce lo ricorda, focalizzandosi proprio su questi due elementi. La vicenda di due ragazzi che si svegliano l’uno nel corpo dell’altra senza conoscersi non rappresenta di per sé uno spunto di trama inedito, ma sono le piccole cose a trasformare quest’opera in qualcosa di più di un <em>divertissement</em> adolescenziale. Pensate alla campanellina tipica del Giappone che non solo è lì per ricordarci uno dei temi secondari del film (l’abbandono delle tradizioni da parte dei giovani), ma funge soprattutto da MacGuffin per far capire a chi guarda che i protagonisti sono lontani non solo nello spazio, ma pure nel tempo. Senza notare la campanella o il filo rosso del destino che lega i personaggi, non si comprenderebbe mai che <em>Your Name</em> è prima di tutto l’ennesima, profonda riflessione sul tempo che ci regala il cinema giapponese. Inserendosi nel solco di grandi nomi come Ozu e Kurosawa, il film di Makoto Shinkai ci ricorda che il budget temporale che abbiamo a disposizione è sempre troppo poco e che la nostra vita è frutto di scelte fatte spesso in pochi istanti e di una buona dose di casualità. Non resta che sperare di svegliarsi ogni giorno dalla parte giusta al suono della campanella e accettare che, da qualche parte, qualcuno che amiamo potrebbe avere una sorte diversa dalla nostra.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix, in DVD e Blu-ray</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: AKIRA</strong></p>
<p><em>Akira</em> è il film più influente che forse non avete ancora visto. Dentro c’è tutto, ma anche di più, di quello che si è visto negli ultimi anni di cinema, letteratura, fumetti, musica e via dicendo. È un <em>anime</em> schizzato e imprevedibile, di quelli che a ogni visione assumono sempre nuove sfumature; lo guardo una volta ogni due-tre anni circa, e penso sempre “Ma come ha fatto Katsuhiro Otomo a creare una roba del genere?”. È che ogni visione di <em>Akira</em> finisce per scioccarmi, per davvero: perché è sempre un passo avanti rispetto a tutto quello che ho guardato al cinema e spesso anche di quello che ancora dovrò vedere. Ha un <em>world-building</em> complesso e coerente, una violenza impressionante, ma sempre necessaria; ha perfino dei <em>teddy-bear</em> giganti e, soprattutto, ha quello sguardo al futuro tipico di quei film importanti, ma importanti sul serio.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix e Amazon Prime Video</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/cineweek-v-anime/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché gli anziani giapponesi preferiscono il carcere</title>
		<link>https://www.magzine.it/perche-gli-anziani-giapponesi-preferiscono-il-carcere/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/perche-gli-anziani-giapponesi-preferiscono-il-carcere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Toson]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=38747</guid>
		<description><![CDATA[Il Giappone è il Paese con la più alta percentuale di anziani al mondo, ben il 28,4%. La più vecchia si chiama Kane Tanaka. Nata nel 1903, ha compiuto da ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="452" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/giappone-toshio-takata-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="giappone-toshio-takata-1" /></p><p>Il <strong>Giappone</strong> è il Paese con la più alta percentuale di anziani al mondo, ben il 28,4%. La più vecchia si chiama Kane Tanaka. Nata nel 1903, ha compiuto da un mese 116 anni ed è la persona più anziana al mondo. Una condizione non nuova per il Giappone: delle 100 persone più anziane di tutti i tempi, 25 sono giapponesi.</p>
<p>L&#8217;elevato numero di over 70-80enni nel Paese ha portato il Giappone a tenere formalmente in grande considerazione il ruolo degli anziani, addirittura istituendo una festa nazionale, la Giornata del Rispetto per gli Anziani, che cade il terzo lunedì di settembre. <mark class='mark mark-yellow'> Ma la vita quotidiana dei pensionati nel Paese spesso è tutt&#8217;altro che semplice. </mark> Non sempre avere più di 65 anni in Giappone, significa godere di una serena vecchiaia. Non tutti ricevono una pensione e chi la riceve, riesce a stento a mantenersi. La vita degli anziani giapponesi è sempre di più una battaglia contro povertà, malattia e soprattutto solitudine. <strong>Al punto che molti preferiscono rinunciare alla libertà e farsi arrestare.</strong></p>
<p>Li chiamano i <em>crimini d&#8217;argento</em>. Sono piccoli reati, in genere di cibo, commessi dagli anziani per essere arrestati. Il furto di un sandwich da 200 yen per esempio, che equivale circa a un dollaro e 40, può portare fino a una multa da 8,4 milioni di yen (cioè 58&#8217;000 dollari), convertibile in due anni di carcere. <span class='quote quote-left header-font'> Il furto di un sandwich da 200 yen per esempio, che equivale circa a un dollaro e 40, può portare fino a una multa da 8,4 milioni di yen (cioè 58&#8217;000 dollari), convertibile in due anni di carcere </span> Il taccheggio è il reato più diffuso tra gli over 65, per un valore in media di venti dollari a furto. Gli arresti che coinvolgono gli anziani in Giappone avvengono a tassi superiori a quelli di qualsiasi altro gruppo demografico. Le condanne inoltre, secondo gli ultimi dati della polizia, sono raddoppiate negli ultimi dieci anni passando da una media di 80 ogni 100 mila residenti tra il 1995 e il 2005 a 162 ogni 100 mila residenti tra il 2005 e il 2015. <em>“Credo che ci sia un problema di fondo che riguarda la solitudine che vive la gran parte dei pensionati</em> – dice <b>Marco Zappa</b>, <strong>ricercatore e professore di storia giapponese all&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia</strong> -. <em>Questo discorso vale maggiormente per gli uomini, che usciti dal mondo del lavoro si ritrovano senza una rete sociale. Nel caso siano divorziati o rimasti vedovi, si ritrovano totalmente isolati. <mark class='mark mark-yellow'> Questi anziani dunque, cercano il carcere anche per avere una nuova rete sociale intorno a loro. </mark> La severità del sistema legale e penale giapponese prevede due anni di carcere anche per chi ha rubato solo un pezzo di pane. Questo è sicuramente un fattore”.</em></p>
<div id="attachment_38758" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/in-trasferimento.jpg"><img class="wp-image-38758 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/in-trasferimento.jpg" alt="Anziani giapponesi in carcere in fila per tornare in cella, scortati dalla polizia" width="704" height="469" /></a><p class="wp-caption-text">Anziani giapponesi in carcere in fila per tornare in cella, scortati dalla polizia</p></div>
<p><strong>Il carcere offre la sicurezza di un pasto quotidiano, un letto, cure mediche e compagnia.</strong> Molti anziani per questo, sono disposti ad accettare il compromesso di stare dietro alle sbarre. Molte sono donne, le più vulnerabili all&#8217;interno della società giapponese, tradizionalmente fortemente maschilista. Ad oggi, <strong>una donna su cinque detenuta nelle carceri giapponesi ha 65 anni o più</strong>, mentre nove su dieci sono state condannate almeno una volta per il reato di taccheggio. <em>“Secondo le statistiche inoltre,</em> &#8211; continua poi Zappa &#8211; <em>il 70% delle donne con figli abbandona il proprio lavoro per dedicarsi alla famiglia. Uscendo però dal mercato del lavoro, dovrebbero fare affidamento sulla pensione del coniuge, che però non è sufficiente. <mark class='mark mark-yellow'> Le pensioni pubbliche sono estremamente ridotte rispetto ai nostri standard italiani. </mark> Succede quindi che le donne si reimpiegano in lavori part-time, anche dopo una certa età e ci sono dei rientri nel mondo del lavoro anche sui 50 anni. Altre situazioni invece come il divorzio, vedono spesso la donna ottenere l&#8217;affido dei figli, ma senza l&#8217;aiuto dell&#8217;ex marito. Vedo in questo caso una mancanza di politiche di sostegno e aiuto nei confronti delle donne”.</em></p>
<p>Nel 2016 il Parlamento giapponese ha approvato una legge con l&#8217;obiettivo di garantire agli anziani un sostegno garantito dai sistemi di assistenza sociale del paese. <strong>Ma i problemi che portano queste persone a cercare nella prigione un conforto superano il sistema e sarebbero necessari interventi sociali molto più ampi.</strong> <em>“Qualche mese fa</em> – ha aggiunto Zappa &#8211; <em>il governo ha presentato inoltre il budget per l’anno fiscale 2019, dove si sono toccati i 102mila miliardi di yen, che in euro sono circa 10 miliardi, una cifra record. Sono soldi allocati per rispondere al welfare nazionale e al sistema pensionistico in particolare. Ad oggi, manca per esempio l&#8217;assistenza diurna per i bambini quando le mamme lavorano, o iniziative anche da parte delle stesse grandi aziende giapponesi per favorire l&#8217;alternanza lavoro-maternità. Dal mio punto di vista questo si è ripercosso poi sul tasso delle nascite e sull’invecchiamento consistente della popolazione”.</em></p>
<div id="attachment_38760" style="width: 699px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/PHOTOGRAPHER-SHIHO-FUKADA-1.jpg"><img class="wp-image-38760 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/PHOTOGRAPHER-SHIHO-FUKADA-1-1024x682.jpg" alt="Anziana giapponese in cella" width="699" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Una cella tipica</p></div>
<p>Nel frattempo comunque, <mark class='mark mark-yellow'> le carceri hanno dovuto adattarsi a questa nuova popolazione di detenuti, ad esempio installando nuovi corrimano per le scale, ringhiere di protezione, rampe per le carrozzine e bagni appositi. </mark> Senza contare le cure mediche e il personale specializzato. Per tutto questo, i costi per il governo lievitano ogni anno. Inoltre, per gli anziani giapponesi a piede libero, c&#8217;è da considerare la difficoltà nel reperire una <strong>badante</strong>. Questa figura non rientra nella cultura sociale del Paese. Ci sono alcune testimonianze che riguardano alcune assistenti licenziate dopo appena qualche giorno. <strong>Un esempio?</strong> Un&#8217;assistente veniva considerata un’ospite da un&#8217;anziana novantaduenne, che quindi, invece di farsi curare, cucinava, puliva, e stirava per due.</p>
<p>Il <strong>governo</strong>, per cercare di ovviare al problema, ha deciso anche di investire sui robot e l&#8217;intelligenza artificiale a sostegno degli anziani, che si stanno trasformando in un vero e proprio business. Per esempio, nelle ultime edizioni della <strong>Ceatec Japan</strong>, una fiera annuale che riguarda la tecnologia, c&#8217;erano moltissimi robot destinati all&#8217;assistenza per gli over 65. Tra i tanti, c&#8217;era anche <strong>GrowMu</strong>, il robot badante che può essere utilizzato in centri per anziani e strutture sanitarie, figlio di un progetto dell’Unione Europea. Ideato per quelle persone non più giovani e con problemi cognitivi, GrowMu serve ad esempio per ricordare quando prendere le medicine o segnalare un allarme, nel caso sia necessario.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Ed è vero che dal 1980 ad oggi il numero di anziani che vive da solo è aumentato di sei volte. Ma bisogna inoltre considerare che l&#8217;aspettativa di vita in Giappone è la più alta del mondo: 86,8 anni per le donne e 80,5 per gli uomini </span> Ed è vero che dal 1980 ad oggi il numero di anziani che vive da solo è aumentato di sei volte. Ma bisogna inoltre considerare che l&#8217;aspettativa di vita in Giappone è la più alta del mondo: 86,8 anni per le donne e 80,5 per gli uomini. Come se non bastasse, secondo le proiezioni dell&#8217;Istituto per la Popolazione di Tokyo, solo negli ultimi 8 anni e 8 mesi di vita i giapponesi, in media, hanno bisogno di assistenza e cure. L&#8217;età elevata e la buona salute, hanno fatto sorgere anche il <strong>problema dell&#8217;età pensionabile</strong>, attualmente tra i 60 e i 65 anni. Molti hanno chiesto di portarla fino a 75 o addirittura 85, ma sono proposte rimaste tali.</p>
<p>Qualche pensionato intanto, nell&#8217;attesa di un miglioramento, è arrivato a definire il carcere un paradiso, rispetto alla vita in libertà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/perche-gli-anziani-giapponesi-preferiscono-il-carcere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching using disk
Object Caching 883/1028 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-17 14:04:32 by W3 Total Cache -->