<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; Festival di Perugia</title>
	<atom:link href="https://www.magzine.it/tag/festival-di-perugia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 23:44:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>Al festival del giornalismo di Perugia si parla di non profit, di local journalism e come finanziarlo</title>
		<link>https://www.magzine.it/al-festival-del-giornalismo-di-perugia-si-parla-di-non-profit-local-journalism-e-come-finanziarlo/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/al-festival-del-giornalismo-di-perugia-si-parla-di-non-profit-local-journalism-e-come-finanziarlo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 08:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Filantropia]]></category>
		<category><![CDATA[fondi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo locale]]></category>
		<category><![CDATA[IJF 2025]]></category>
		<category><![CDATA[local]]></category>
		<category><![CDATA[sostenib]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=79849</guid>
		<description><![CDATA[In tempi di crisi per il settore del giornalismo e dell’editoria, risulta sempre più importante chiedersi dove ottenere dei fondi per fare informazione. Questo tema se lo chiedono anche i ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2500" height="1669" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/perugia_filantropo1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="perugia_filantropo1" /></p><p>In tempi di crisi per il settore del giornalismo e dell’editoria, risulta sempre più importante chiedersi dove ottenere dei fondi per fare informazione. Questo tema se lo chiedono anche i giornalisti che partecipano al festival di Perugia: tra la libertà di stampa, l’intelligenza artificiale, i diritti umani e la giustizia climatica, <mark class='mark mark-yellow'>un altro dei temi fondamentali di cui si parla molto durante il Festival internazionale del giornalismo di Perugia è “funding and sustainability”</mark>, ovvero come avere finanziamenti e come ottenere sostenibilità economica.</p>
<p><strong>Sam Gill</strong>, presidente e amministratore delegato della <a href="https://www.dorisduke.org/" target="_blank">Doris Duke Foundation</a>, <strong>Patrice Schneider</strong>, Chief Strategy Officer di <a href="https://www.mdif.org/" target="_blank">Media Development Investment Fund</a> e <strong>Rachel White</strong>, amministratrice delegata <a href="https://www.ap.org/media-center/press-releases/2025/ap-fund-for-journalism-announces-board-of-directors-1st-program-with-nearly-50-local-newsrooms/" target="_blank">dell’Associated Press Fund for Journalism</a>, sono tra coloro che hanno discusso la tematica per discutere sullo stato dell’informazione le sue modalità di finanziamento.</p>
<p>Con la graduale chiusura e sparizione dei giornali locali a favore delle grandi redazioni nazionali e internazionali, cosa significa questo passo indietro per il futuro delle comunità locali? Sebbene le prospettive finora siano sempre sembrate particolarmente negative, un nuovo elemento è emerso per sopperire alla mancanza di notizie, ovvero l&#8217;opportunità di mettere insieme delle <strong>redazioni giornalistiche non profit</strong>. Nonostante la natura delle organizzazioni non profit, servono dei fondi per sostenerle: in questa discussione, si sono quindi esplorati i rapporti tra queste redazioni giornalistiche locali, i grandi media e i fondi di investimento. <mark class='mark mark-yellow'>La parola chiave, come suggerito dal titolo, è “filantropia”</mark>, intesa come l&#8217;insieme di iniziative economiche di investimento e finanziamento all’interno delle piccole organizzazioni che cercano di fare informazione, e dentro un mercato in continuo cambiamento che finora ha fatto chiudere i battenti a molte redazioni. In questo contesto, si sviluppa il dibattito tra Gill e Schneider: entrambi si dicono convinti che la filantropia possa avere un ruolo cruciale nel sostegno al <em>local journalism</em>, ma presentano approcci diversi alla questione.</p>
<p>Da un lato c’è la visione di Gill, che ritiene che la filantropia debba fungere da <strong>catalizzatore</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>fornendo capitale di rischio per aiutare le organizzazioni giornalistiche locali a sperimentare nuovi modelli di business e a capire di cosa ha bisogno il loro pubblico</mark>. Secondo Gill, non ci si deve aspettare che la filantropia risolva l&#8217;intero problema dei finanziamenti, ma piuttosto che contribuisca a creare un ecosistema sostenibile per il giornalismo locale. <mark class='mark mark-yellow'>Schneider, invece, ritiene che la filantropia debba essere più pro-attiva e sfruttare le proprie risorse per creare un modello di “capitale misto”</mark>. Questo significa avere una combinazione di sovvenzioni, investimenti e finanziamenti a debito, con i soldi dei fondi che un ruolo di <em>derisking</em>, ovvero mirato a coprire il rischio dell&#8217;investimento degli <em>stakeholder</em>. Questo modello, per Schneider, potrebbe essere replicato a livello locale, con il coinvolgimento di banche, fondazioni e membri della comunità giornalistica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/al-festival-del-giornalismo-di-perugia-si-parla-di-non-profit-local-journalism-e-come-finanziarlo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uso di Telegram per il giornalismo d&#8217;inchiesta</title>
		<link>https://www.magzine.it/luso-di-telegram-per-il-giornalismo-dinchiesta/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/luso-di-telegram-per-il-giornalismo-dinchiesta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 05:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[newslab]]></category>
		<category><![CDATA[#giornalismoinvestigativo]]></category>
		<category><![CDATA[#online]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[IJF 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[telegram]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=79835</guid>
		<description><![CDATA[Grazie alla diffusione del web 2.0, da anni il giornalismo d’inchiesta fa uso degli strumenti online per trovare storie e notizie degne di essere raccontate. Tra strumenti per la geolocalizzazione, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2500" height="1663" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/telegram_perugia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="telegram_perugia" /></p><p>Grazie alla diffusione del web 2.0, <mark class='mark mark-yellow'>da anni il giornalismo d’inchiesta fa uso degli strumenti online per trovare storie e notizie degne di essere raccontate</mark>. Tra strumenti per la geolocalizzazione, l’analisi dei dati e il monitoraggio delle comunità online – principalmente presenti sui social – l’importanza delle indagini online è in costante crescita. Nonostante questo trend, per molti questi strumenti risultano però ancora oscuri e difficili da capire. Al <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/" target="_blank">festival internazionale del giornalismo di Perugia</a> c’è stato spazio anche per approfondire questi aspetti. Ne ha parlato in particolare <strong>Jane Lytvynenko</strong>, giornalista <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/speaker/jane-lytvynenko" target="_blank">freelance</a> di origini ucraine specializzata in giornalismo investigativo sulla rete, che ha spiegato come utilizzare al meglio l’app di Telegram per fare giornalismo d’inchiesta.</p>
<h2>L&#8217;importanza di Telegram</h2>
<p>Mentre per molti si tratta di una semplice app di messaggistica seconda per popolarità alla controparte di Meta, nasconde al suo interno <strong>caratteristiche uniche</strong>. La presenza di più di un miliardo di utenti e la possibilità di creare gruppi e canali condivisibili su tutte le piattaforme hanno permesso negli anni di formare community ampissime: «Telegram ha anche una <strong>moderazione limitata</strong>, e per questo l’anno scorso il suo fondatore <strong>Pavel Durov</strong> è stato <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Arrest_and_indictment_of_Pavel_Durov" target="_blank">trattenuto in Francia dalle autorità</a>, perché sostenevano che avesse permesso attività criminali consapevolmente. Da allora la moderazione è stata aumentata, ma ancora oggi tutti son liberi di fare come credono» ha precisato Lytvynenko, <mark class='mark mark-yellow'>«Su Telegram si trovano molte attività illecite, dalla pornografia non consensuale, alla vendita di droga, al download di film illegali e così via».</mark> Altre peculiarità degne di nota sono la possibilità di mantenere i metadati dei file multimediali che scarichiamo da Telegram, risorsa fondamentale per le inchieste online. Inoltre, ogni singola chat, ogni gruppo, ogni canale o anche la sua sezione commenti può essere esportato integralmente sul proprio dispositivo, permettendo mantenere il proprio materiale salvato in locale.</p>
<h2>Sicurezza e protezione dei dati sensibili</h2>
<p>Dal momento che ci si addentra nei mondi criminali, anche in posti virtuali come quello di Telegram, sorgono spesso problemi relativi alla nostra sicurezza. Questo aspetto online si traduce con la protezione dei propri dati personali. Anche in questo caso, ci viene in aiuto Lytvynenko: «Contrariamente a quanto si crede, <mark class='mark mark-yellow'>le chat di Telegram non sono criptate, e la sua sicurezza non è ottima</mark>. Quindi, se potete, usate un numero di telefono usa e getta per configurare il vostro profilo; per le stesse ragioni, non consentite l&#8217;accesso alle vostre foto e ad altri dati all&#8217;app. Inoltre, se state comunicando con una fonte non molto affidabile, ricordatevi di togliere i metadati da foto e video. E infine, per proteggere le fonti, cercate di portarle su app di messaggistica più sicure e criptate».</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/telegram_perugia3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-79847" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/04/telegram_perugia3.jpg" alt="telegram_perugia3" width="2500" height="1663" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/luso-di-telegram-per-il-giornalismo-dinchiesta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Festival di Perugia tra crisi climatica, inclusione, local e solution journalism</title>
		<link>https://www.magzine.it/festival-di-perugia-tra-crisi-climatica-inclusione-local-e-solution-journalism/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/festival-di-perugia-tra-crisi-climatica-inclusione-local-e-solution-journalism/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2024 19:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<category><![CDATA[ijf24]]></category>
		<category><![CDATA[local news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=72907</guid>
		<description><![CDATA[Il giornalismo internazionale non trascura i principali temi sociali odierni. Proprio per questo, al festival di giornalismo di Perugia si sono toccati tanti argomenti diversi, dal crisi climatica all&#8217;inclusività. Alcuni di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/photo_2024-04-20_19-50-29.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="photo_2024-04-20_19-50-29" /></p><p>Il giornalismo internazionale non trascura i principali temi sociali odierni. Proprio per questo, al <strong>festival di giornalismo di Perugia</strong> si sono toccati tanti argomenti diversi, dal crisi climatica all&#8217;inclusività. Alcuni di questi sono stati affrontati con una prospettiva di <strong>&#8220;solution journalism&#8221;</strong>, ovvero con l&#8217;obiettivo di trovare delle soluzioni concrete, su piccola e larga scala, alle problematiche che si riscontrano quotidianamente. Non sono mancati quindi analisi approfondite su come i media si relazionano al cambiamento climatico, su come si sta evolvendo il giornalismo locale dopo anni di grandi difficoltà, e su come cambiare la nostra visione nei confronti di quei Paesi che ancora oggi si stanno emancipando dalla colonizzazione.</p>
<h2>Che ruolo gioca il potere nella crisi climatica?</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono ormai anni che si parla di cambiamento climatico e di come affrontarlo, ma allo stesso tempo sembra che i passi avanti verso la transizione ecologica siano minimi, se non addirittura inesistenti. Questo accade perché, secondo i giornalisti che si occupano di questo tema, esistono dei responsabili che cercano di inquinare il dibattito pubblico, creando confusione e negazionismo. <strong>Giancarlo Sturloni</strong>, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia, ha presentato un </span><a href="https://www.greenpeace.org/italy/rapporto/16330/crisi-climatica-in-tv-lanalisi-di-greenpeace-su-tg-e-trasmissioni-di-approfondimento/"><span style="font-weight: 400;">report realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia</span></a><span style="font-weight: 400;">, che monitora come nel nostro Paese si fa informazione sulla crisi climatica: «I dati ci dimostrano che se ne parla in modo sporadico, generalmente quando ci sono eventi estremi. Il secondo problema poi è che se ne fa un racconto omertoso: intendo dire che <mark class='mark mark-yellow'>si parla sempre di meno di cause e di responsabili</mark>, ovvero rispettivamente i combustibili fossili e le compagnie del gas e del petrolio».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché questo silenzio assordante? In parte perché, nei principali quotidiani nazionali, le inserzioni pubblicitarie di aziende inquinanti sono un elemento economico fondamentale: «Questo ci fa capire», continua Sturloni, «che i quotidiani e i telegiornali sono fortemente dipendenti dai finanziamenti di queste grandi compagnie. Questo genera un grave problema sul tema dell’indipendenza dell’informazione». Allo stesso tempo, chi cerca di denunciare questa responsabilità incontra l’ostacolo delle stesse compagnie fossili, che grazie al loro strapotere economico usano le querele per mettere a tacere le voci discordanti. È stato il caso, per esempio, di <strong>Cecilia Anesi</strong>, co-fondatrice di Irpi Media: <mark class='mark mark-yellow'>«Quando lavoriamo sull’ambiente, queste sono sicuramente le storie in cui ci infiliamo in più guai legali»</mark>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Davanti a un tale inquinamento del dibattito, fatto di greenwashing e di altre pratiche atte a edulcorare la questione, c’è da mettere in conto anche la responsabilità del singolo giornalista. Ne ha parlato <strong>Meenshaki Ravi</strong>, voce del podcast “The Listening Post” e produttrice esecutiva della serie “All Hail the Planet”, entrambi progetti di Al Jazeera: «Il problema che si riscontra nel giornalismo sul clima è che <mark class='mark mark-yellow'>si viene spesso sopraffatti dai grandi poteri, siano essi i governi, le aziende o le istituzioni</mark>. Hanno il denaro, l’influenza e molto spesso il potere di controllare i dati. Come possiamo mettere in discussione questo potere in modo credibile? Sono queste le sfide di oggi. Non dobbiamo cadere nella trappola di essere nervosi o spaventati nel nostro giornalismo: gli errori si commettono quando veniamo schiacciati dalle stesse persone di cui cerchiamo di parlare».</span></p>
<h2>Il potere delle senza potere</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;attenzione particolare è stata dedicata al ruolo delle donne nel giornalismo, non in senso generico, ma sempre declinata in un ambito specifico. Per esempio, </span><b>Annette Young</b><span style="font-weight: 400;">, giornalista di France24, ha festeggiato i dieci anni </span><a href="https://www.france24.com/en/tv-shows/51-percent/"><span style="font-weight: 400;">del suo programma sulle donne</span></a><span style="font-weight: 400;"> e su come stanno cambiando forma al mondo in un panel giovedì 18 aprile durante un panel in cui si è discusso di come sia possibile trattare i conflitti attraverso una prospettiva di genere. «C&#8217;è un&#8217;economia della guerra, ma non un&#8217;economia della pace» ha fatto notare </span><b>Melina Huet,</b><span style="font-weight: 400;"> giornalista freelance. <mark class='mark mark-yellow'>«È in atto una forma di disumanizzazione reciproca che dobbiamo fermare»</mark> ha insistito </span><b>Nivine Sandouka</b><span style="font-weight: 400;">, attivista palestinese. Per farlo è necessario costituire una società più attenta, più empatica, dove chi comanda è in grado di sedersi intorno a un tavolo e parlarsi, non affrontarsi solo con la violenza. Annette Young è convinta che un maggior numero di donne in posizioni apicali permetterebbe questo cambiamento di prospettiva, o almeno darebbe vita alla possibilità di soluzioni alternative.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È questa alternativa di governo che i regimi autoritari vogliono scongiurare esautorando ogni forma di rilevanza sociale delle donne. «Si tratta di un sistema politico in senso proprio quindi che impatta sulla vita reale delle persone, non su teorie» sostiene </span><b>Eliza Anyangwe</b><span style="font-weight: 400;">, caporedattrice del </span><a href="https://edition.cnn.com/interactive/asequals/"><span style="font-weight: 400;">team internazionale sulla disuguaglianza della CNN</span></a><span style="font-weight: 400;">. È stata proposta una panoramica internazionale che spazia tra Kenya, Cina e Argentina. Il quadro che è stato tratteggiato mostra una sostanziale omogeneità, seppure con caratteristiche specifiche per ogni nazione, nel trattamento discriminatorio della popolazione femminile. «La sottomissione delle donne è necessaria per il controllo sociale» ha detto </span><b>Leta Hong Fincher</b><span style="font-weight: 400;">, ricercatrice associata alla Columbia University. E questa forma di soggiogamento si esplica nella privazione della libertà riproduttiva, lavorativa ed economica. </span></p>
<h2>Raccontare storie alla pari</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Voci che si fanno sempre più forti. Andare oltre gli stereotipi. Guardare verso il futuro. Questi sono solo alcuni dei temi che sono emersi al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. L’importanza anche di dare voce a chi non ha voce, senso primario della professione giornalistica e farlo trovando modi innovativi che possano abbracciare un bacino sempre più esteso di persone. È imperativo raccontare i fatti in modo corretto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’incontro “Debunking Africa, nuovi sguardi per conoscere il Continente” si è molto parlato di questo. </span><b>Antonella Sinopoli</b><span style="font-weight: 400;">, giornalista e fondatrice del progetto </span><b><i>AfroWomenPoetry</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, </span></i><span style="font-weight: 400;">propone uno sguardo avanguardistico di vedere al continente africano attraverso gli occhi della poesia e della letteratura, un modo per andare a comprendere le sfumature di grigio su una realtà a cui si guarda troppo spesso in termini di bianco o nero, tutto o niente. «La poesia è uno strumento libero e quindi il giornalismo può capire qualcosa di più leggendo le poesie soprattutto delle giovani autrici donne contemporanee» spiega Sinopoli e continua: «questo aiuta a capire di più l’Africa e le sue tematiche con l’augurio di aprire una finestra sulla produzione poetica». L’Africa che conosciamo è sempre stata raccontata da un punto di vista strettamente occidentale, serve, al contrario, conoscere la prospettiva dei nativi del luogo. L’immagine che racconta l’Africa in maniera stereotipata è quella rimasta alla guerra del Biafra, un territorio che ha raccontato una delle guerre più atroci e che ha mostrato la fame nei bambini. Queste immagini sono tra le prime che sono arrivate all’Occidente e sono diventate il portabandiera, tragico, di un intero continente. «La letteratura in questo caso aiuta a rivedere e a ripensare alcune delle cose che diamo per scontate o per assodate» commenta </span><b>Chiara Piaggio</b><span style="font-weight: 400;">, antropologa presente all’incontro. Il tentativo di queste donne africane è, attraverso la propria voce, quello di smantellare pezzo per pezzo i mattoni della corruzione, del patriarcato e di un sistema sociale che non funziona raccontando cose “comuni” che però non vengono dette come gli stupri nelle famiglie. I giovani attendono delle risposte dai loro leader politici: è un modo per sollecitare il paese dato che gli spazi politici sono chiusi e ancora troppo maschili. «La letteratura e la poesia diventano strumenti di attacco» conclude Sinopoli. </span></p>
<p><b>Meera Senthilingam</b><span style="font-weight: 400;">, è una vincitrice plurima di diversi premi giornalistici, oltre che vicedirettrice della </span><b>CNN “As Equals</b><span style="font-weight: 400;">” per la parità di genere, il cui focus è mondiale, ma con attenzione specifica alla parte sud del globo. Attraverso le storie di vita delle persone riporta la disparità di genere nelle donne. Anche in questo caso l&#8217;obiettivo è cercare di mettere un megafono di fronte alle storie che non vengono raccontate.</span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">I rapporti umani sono una delle colonne portanti del giornalismo; dunque, è importante non limitarsi all’articolo da pubblicare contenente la storia. Il lavoro è anche saper andare oltre e avere la capacità di mantenere relazioni che sono prima di tutto umane. Solo il 0,02% delle notizie globali riguarda temi che sproporzionalmente intaccano le donne: la questione di genere è spesso riportata nelle storie che parlano di conflitti o addirittura di cambiamenti climatici, ma raramente i </span><i><span style="font-weight: 400;">mass media</span></i><span style="font-weight: 400;"> riflettono il modo in cui il patriarcato modella gli esiti della vita. <mark class='mark mark-yellow'>La disparità di genere è infatti un tema che deve emergere nel giornalismo come un argomento di pubblico interesse</mark> attraverso l’investigazione, la spiegazione e la umanizzazione del contenuto. </span><i><span style="font-weight: 400;">As Equals</span></i><span style="font-weight: 400;"> tenta proprio di fare questo e di raccontare le storie di ingiustizie sociali che possano connettere la gente su diversi piani.</span></strong></p>
<h2>La “partecipazione” gaberiana a Detroit</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">“La libertà è partecipazione” cantava <strong>Giorgio Gaber</strong> al tramonto del Novecento. Una canzone che è passata nella storia della musica e del cantautorato italiano per la forza dirompente del suo messaggio. Eppure, se torniamo indietro con la memoria, l’autore milanese ha sempre considerato “partecipazione” un termine mai veramente appropriato: “Porca miseria, mi son spiegato male, è stata interpretata come dire ‘andate a votare&#8217;, ma io nemmeno ci andavo a votare, figuriamoci…”. Le successive esegesi del termine, tanto affascinante, quanto ambiguo e criticabile, si sono soffermate sul mero atto di voto. Sull’atto finale, ecco, del processo democratico: il marcare un foglio con una X indelebile. Senza, però, capire il vero valore messaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Gaber pensava ad un movimento continuo che, dal basso, si agita, si scontra, dibatte e riflette continuamente sulla realtà che la circonda</mark>. La democrazia si nutre di questo: di parole e idee che, come due linee, divergono e convergono ininterrottamente; dell’osservazione dei cittadini dei piccoli o grandi disagi che mortificano le metropolitane; della denuncia dei giornalisti, che si fanno carico di questi disagi e li presentano ai rappresentanti eletti. Un circolo virtuoso che, come detto, parte dal basso e nutre il sistema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Noah Kincade</strong> e <strong>Lynelle Herndon</strong>, entrambi giornalisti, sono riusciti a creare una realtà che incarna perfettamente lo spirito di quei versi. Nonostante Detroit, centro dello Stato del Michigan, sia famosa per essere una delle città più povere degli Stati Uniti, i due giornalisti sono riusciti a radunare un gruppo di oltre 500 residenti per vagliare le misure del Governo ed impegnarsi in gesti di giornalismo locale. <mark class='mark mark-yellow'>“Partecipare”, appunto</mark>. I “Detroit Documenters”, programma ideato da Kincade e Herndon, offre workshop e corsi di formazioni ai cittadini con lo scopo di attivare più persone possibili nelle dinamiche sociali e politiche della città. “Stiamo cercando di coinvolgere le persone nella democrazia di ogni giorno – sostiene Noah Kincade – in modo tale che non si limitino a votare e ad aspettare quattro anni per l’elezione successiva e che vengano inclusi nel processo che avviene nel frattempo”. L’obiettivo è di aggiornare le comunità e costruire infrastrutture informative a livello locale. Grazie al lavoro di denuncia, sono avvenuti molti cambiamenti a Detroit. Gli autobus passano con più frequenza, i diritti dei detenuti (soprattutto i minorenni) vengono maggiormente tutelati, rispetto al passato i verbali dei consigli comunali vengono pubblicati quotidianamente.</span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Questi piccoli esempi ci permettono di capire come un serio lavoro di inchiesta e di </span><i><span style="font-weight: 400;">engagement</span></i><span style="font-weight: 400;"> possa cambiare le realtà locali. Anche nei quartieri più malfamati. «Le cose stanno andando meglio – continua Kincade –. Ora possiamo andare incontro alla prossima sfida. <mark class='mark mark-yellow'>Cerchiamo di avviare un’evoluzione laddove ce ne sarà bisogno</mark>». Il 2024 sarà un anno delicato, alcuni lo definiscono l’anno elettorale più importante della storia. Per ciò, sarà ancora più prezioso questo autentico lavoro che vede l’attività del giornalista al servizio della comunità. Tra l’altro, in un&#8217;epoca che, tra tecnologie e intelligenze artificiali, si continua a svalutare il senso di questa professione.</span></strong></p>
<h2>Come lavorare per un giornalismo costruttivo e risolutivo</h2>
<p>Il Festival è un’opportunità per dare voce alle minoranze e alle battaglie per garantire l’uguaglianza. Per farlo è importante che il tipo di giornalismo che facciamo sia quanto più costruttivo e risolutivo, andando in fondo alle storie tramite <strong>l’incontro</strong> con le persone.</p>
<p><strong>Marta Bellingreri, giornalista freelance e ricercatrice indipendente, che attualmente lavora come redattrice presso SyriaUntold e UntoldMag</strong>, da anni lavora in Medio Oriente e in Sud Africa. Ha sottolineato come l’incontro umano con le persone sia alla base di questo tipo di giornalismo. <mark class='mark mark-yellow'>L’analisi dei fatti, svolta con capacità critica, deve essere mediata dall’incontro vero e profondo con le persone</mark>. Parallelamente, sottolinea l’importanza di cercare alleanze tra ambiti diversi: tramite i centri o i grant, ma sfociando anche al di là di redazioni e centri giornalistici attraverso l’incontro con associazioni e centri culturali. Un giornalismo vivo coinvolge più ambiti, sia in termini di sostenibilità economica sia in termini di alleanze produttive. Bellingreri aggiunge <strong><span style="font-weight: 400;">«</span></strong>Spesso la politica e i governi soprattutto schiacciano i fatti, le persone e il giornalismo stesso, in un qualche modo questo svilisce il compito del giornalismo stesso. <strong>Studiare, studiare, studiare,</strong> ogni contesto e ogni Paese ha un senso se ne conosci la storia<strong><span style="font-weight: 400;">»</span></strong>. Questo per capire le radici e la profondità di una società. <mark class='mark mark-yellow'>Solo così si può fare un buon giornalismo: studiare rende in grado di fare vivere quelle che sembrano solo nozioni tramite l’ascolto delle persone che uno incontra nel reportage, nell’inchiesta, nell’analis</mark>. L’unico antidoto alla narrazione spesso falsata dei fatti è quello di avere una conoscenza storica.</p>
<p>Di questo ha parlato anche <strong>Jhon-Allan Numa, giornalista investigativo e co-fondatore e CEO di Africa Uncensored, una casa editrice con sede a Nairobi, in Kenya</strong>, in un incontro sulla resilienza digitale per i giornalisti in un anno di elezioni. Insieme a <strong>Catherine Mackie</strong> della Thomson Foundation, <strong>Charlotte Maher</strong>, editor dei social media per Bellingcat e <strong>Jon Roosenbeek</strong>, Postdoctoral Fellow della British Academy ha sottolineato quanto sia fondamentale <mark class='mark mark-yellow'>la ricerca e la verifica dei fatti per fare un giornalismo sano e indipendente. Questo oggi, con lo sviluppo di nuove tecnologie mediatiche, è particolarmente necessario</mark>: rischio di attacchi di disinformazione da parte di strumenti come l’IA, i contenuti online e i social media. I giornalisti devono essere in grado di smascherare e fermare la diffusione di informazioni false, che manipolano l’elettorato – in questo caso – conoscendo il pubblico di riferimento. <mark class='mark mark-yellow'><strong><span style="font-weight: 400;">«</span></strong>È un problema così grande che abbiamo bisogno di soluzioni abbastanza grandi e audaci per essere in grado di contrastarlo</mark>. Quegli strumenti e quei metodi sono stati perfezionati, AI prende sempre più spazio<strong><span style="font-weight: 400;">»</span></strong>. Informare affinché i lettori sappiano i rischi, la manipolazione e la propaganda esiste. Parallelamente, portare avanti un giornalismo che sia sempre chiaro, verificato e basato sulla ricerca.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/festival-di-perugia-tra-crisi-climatica-inclusione-local-e-solution-journalism/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Holly Wise: il &#8220;Solutions Journalism&#8221; per un&#8217;informazione meno stereotipata</title>
		<link>https://www.magzine.it/holly-wise-il-solutions-journalism-per-uninformazione-meno-stereotipata/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/holly-wise-il-solutions-journalism-per-uninformazione-meno-stereotipata/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 15:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Holly Wise]]></category>
		<category><![CDATA[Solutions Journalism]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=65890</guid>
		<description><![CDATA[Illustrare modelli di giornalismo non tradizionali, ma spesso dotati di strumenti utili per migliorare il mondo dell’informazione. La diciassettesima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia ha dato ampio ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/DSC_4503.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Holly Wise" /></p><p>Illustrare modelli di giornalismo non tradizionali, ma spesso dotati di strumenti utili per migliorare il mondo dell’informazione. La diciassettesima edizione del <strong>Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia</strong> ha dato ampio spazio a questa tematica. <mark class='mark mark-yellow'>Uno di questi modelli è senza dubbio il “<strong>Solutions Journalism</strong>”: raccontare storie derivanti da comunità in difficoltà o meno conosciute dal pubblico, parlando delle risposte messe in campo per risolvere i problemi, piuttosto che sottolineare esclusivamente i problemi esistenti.</mark> Questo argomento, a Perugia, è stato affrontato con un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IXyZFiAwyBo">panel</a> specifico: “<strong>Solutions journalism: a means to achieve equity and inclusion</strong>”. Durante il dibattito, tra i vari relatori, è intervenuta anche Holly Wise, giornalista americana e Program Operations Manager presso <a href="https://www.solutionsjournalism.org/">Solutions Journalism Network</a>. “SJN” è un’organizzazione indipendente senza fine di lucro, nata nel 2013, che cerca appunto di produrre un tipo di informazione meno basato sull’accentuazione dei problemi di una comunità. <strong>Holly Wise</strong> si occupa di aiutare un team di 50 persone a dotarsi di conoscenze e strumenti per praticare il “Solutions Journalism”. E con lei abbiamo provato a capire meglio i principi su cui si basa questo tipo di giornalismo.</p>
<p><strong>Qual è la definizione più precisa di Solutions Journalism?</strong></p>
<p>Il “Solutions Journalism” è un modello giornalistico molto rigoroso che si basa su prove e approfondimenti, con le quali le comunità rispondono ai problemi sociali che le riguardano. Spesso il giornalismo tradizionale si limita a sottolineare i problemi che riguardano una comunità, contribuendo a far aumentare stereotipi su determinate realtà. <mark class='mark mark-yellow'>Ma in realtà per dare un quadro completo della situazione è importante che i giornalisti sottolineino le risposte date dalle persone a questi problemi. Questo tipo di giornalismo può rendere più costruttivo e chiaro il dibattito su argomenti controversi.</mark></p>
<p><strong>Qual è la missione principale dell’associazione “Solutions Journalism Network”?</strong></p>
<p>Il nostro principale obiettivo è provare a diffondere il più possibile il “Solutions Journalism” nelle redazioni di tutto il mondo. E allo stesso modo cerchiamo di sensibilizzare il pubblico su questo tipo di giornalismo. <mark class='mark mark-yellow'>Il valore principale che cerchiamo di trasmettere è quello dell’equità giornalistica. Facciamo in modo che il raggiungimento dell’equità sia sempre al centro del nostro lavoro e in quello di chi collabora con noi. Con equità intendiamo sia quella che deve esserci tra colleghi, sia soprattutto quel processo che permetta di coprire a livello giornalistico anche le storie delle comunità più remote e meno conosciute.</mark> Raccontare in modo concreto e corretto quelle comunità spesso lasciate ai margini o descritte con poca precisione. Perché con questo racconto aumenta il livello di inclusione sociale.</p>
<p><strong>Quali sono i principali benefici di questo tipo di giornalismo?</strong></p>
<p>Io credo che il “Solutions Journalism” sia utile per parlare anche di tematiche molto delicate nella nostra società come il problema del razzismo e quello della sostenibilità ambientale. <mark class='mark mark-yellow'>Inoltre, penso che questo tipo di giornalismo possa ricostruire quel rapporto perduto di fiducia tra pubblico e giornalisti, perché quest’ultimi raccontano con precisione la realtà delle varie comunità e di ciò che funziona e non funziona all’interno di esse.</mark> E questo è anche un modo per i giornalisti di sentirsi vicini alle persone e di trovare maggiore ispirazione per svolgere il proprio mestiere.</p>
<p><strong>Secondo lei il Solutions Journalism ha dei limiti?</strong></p>
<p>I limiti sono più che altro causati dalle storie che si raccontano. Questo tipo di giornalismo cerca sempre di raccontare soprattutto come le comunità offrono risposte ai problemi solitamente sottolineati dal giornalismo comune. Ma spesso non possiamo negare che i problemi superano le soluzioni. Quindi è dai problemi che a volte bisogna partire, per raccontare una storia o fare un’inchiesta. <mark class='mark mark-yellow'>Il giornalista deve essere bravo a contestualizzare anche ciò che non funziona in una comunità nonostante le risposte introdotte. Non tutte le storie purtroppo sono adatte al “Solutions Journalism”.</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/holly-wise-il-solutions-journalism-per-uninformazione-meno-stereotipata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sicurezza per i giornalisti: un tema che non si può trascurare</title>
		<link>https://www.magzine.it/sicurezza-per-i-giornalisti-un-tema-che-non-si-puo-trascurare/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/sicurezza-per-i-giornalisti-un-tema-che-non-si-puo-trascurare/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 15:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[carlos gaio]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[IJF23]]></category>
		<category><![CDATA[media defence]]></category>
		<category><![CDATA[safety clinics]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza giornalisti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=65947</guid>
		<description><![CDATA[Le minacce possono assumere molteplici forme, da quelle legali, a quelle fisiche a quelle psicosociali. In un contesto del genere come può proteggersi un giornalista? Questa è stata una delle ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/DSC_4218.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cultura della sicurezza: l’abc per redazioni e giornalisti (Perugia, ijf23)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Le minacce possono assumere molteplici forme, da quelle legali, a quelle fisiche a quelle psicosociali. In un contesto del genere come può proteggersi un giornalista? Questa è stata una delle tematiche affrontate durante il <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/" target="_blank"><strong>Festival di Perugia</strong></a>, a partire dal panel <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2023/safety-culture-101-for-newsrooms-and-journalists" target="_blank"><strong>Cultura della sicurezza: l’abc per redazioni e giornalisti</strong></a>. Un altro momento importante sono state le <a href="https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2023/journalist-safety-clinics" target="_blank"><strong>Safety Clinics</strong></a>.</mark> Si tratta di colloqui individuali di 50 minuti rivolti a giornalisti, freelance e editori, con l’obiettivo di accrescere l’addestramento alla sicurezza. <em>Magzine</em> ha intervistato <strong>Carlos Gaio</strong>, Ceo di <a href="https://www.mediadefence.org/" target="_blank"><em>Media Defence</em></a>, ONG internazionale con base a Londra che fornisce assistenza legale a giornalisti in tutto il mondo. Prima di ricoprire questo ruolo ha lavorato per dieci anni come avvocato presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani.</p>
<p><strong>Come può gestire i rischi un giornalista?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>È difficile e dipende dal Paese in cui opera o lavora, però deve avere a prescindere un piano d’azione e considerare tutto ciò che potrebbe accadergli.</mark> Ovviamente dipende pure dall’argomento che tratta, dalle persone e anche dall’atteggiamento e dal contesto in cui si trova. A volte capita di essere in luoghi piuttosto violenti e lì il rischio da gestire è molto diverso, serve riflettere prima di scrivere o realizzare un reportage. Si rischiano azioni legali o minacce che potrebbero concretizzarsi, da quelle fisiche a quelle digitali. Penso sia fondamentale essere consapevoli di tutto ciò che può accadere.</p>
<p><strong>Cosa significa creare una cultura della sicurezza?</strong></p>
<p>Significa incorporare questo pensiero nella pianificazione del lavoro, essere consapevoli di tutti questi aspetti e inserirli nel processo di scrittura e di reporting.  Significa anche essere consapevoli delle minacce, senza sottovalutarle: non ignorare i messaggi che si ricevono e che si ritengono solo fastidiosi, ma conservarli per presentare eventualmente un reclamo. Cultura della sicurezza vuol dire proprio avere questi aspetti come parte integrante della pianificazione del lavoro.</p>
<p><strong>Che ruolo deve avere la sicurezza nella pratica giornalistica?</strong></p>
<p>Una parte fondamentale. <mark class='mark mark-yellow'>Se il giornalista è minacciato e ha paura di fare informazione l’effetto sulla comunità sarà immenso e, di conseguenza, la società sarà meno informata e non sarà in grado di accedere a importanti informazioni di interesse pubblico. Credo che questo sia molto dannoso per la nostra democrazia.</mark> La sicurezza dei giornalisti è quindi un elemento cruciale della democrazia stessa, se si pensa in termini più ampi, perché permette al giornalismo, in quanto aspetto di interesse pubblico della nostra vita, di continuare a rendere responsabili i governi e le imprese.</p>
<p><strong>Quali sono gli strumenti più adatti per la sicurezza di un giornalista? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Penso che una buona fonte di informazioni sulla sicurezza dei giornalisti sia il sito di <a href="https://www.acosalliance.org/" target="_blank"><em>Acos Alliance</em></a>: ci sono una serie di linee guida, documenti e rapporti, tradotti in diverse lingue, a cui ognuno può accedere.</mark> Questi file hanno anche i contatti di tutte le organizzazioni che possono fornire un supporto specifico, da quello legale a quello tecnico, per esempio come proteggere i propri cellulari. Ci sono pratiche che andrebbero adottate per rendere più difficile l’accesso alle proprie informazioni da parte degli hacker o per non essere vittime di sorveglianza.</p>
<p><strong>Lei è il Ceo di <em>Media Defence</em>. Di cosa si occupa questa ONG? </strong></p>
<p>Questa organizzazione è nata 15 anni fa con l’idea di fornire supporto ai giornalisti per poter avere un’adeguata difesa legale in tribunale. Ora sosteniamo quasi 200 casi all’anno. Non ci saremmo mai aspettati di averne così tanti e pensavamo di raggiungere questo numero nel 2025. Con il passare del tempo sempre più giornalisti ci contattano chiedendo un sostegno per coprire le spese legali in molti Paesi. <mark class='mark mark-yellow'>Li aiutiamo anche a trovare un avvocato perché non è facile orientarsi nel sistema legale, a volte è scoraggiante. Non è l’ambiente abituale in cui opera un giornalista, quindi forniamo quel servizio di collegamento tra loro e gli avvocati.</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/sicurezza-per-i-giornalisti-un-tema-che-non-si-puo-trascurare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Molly Crabapple, quando l&#8217;arte si schiera in prima linea</title>
		<link>https://www.magzine.it/molly-crabapple-quando-larte-si-schiera-in-prima-linea/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/molly-crabapple-quando-larte-si-schiera-in-prima-linea/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 14:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Molly Crabapple]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=66042</guid>
		<description><![CDATA[Esiste un filo sottile che lega il mondo del giornalismo a quello dell’arte e che permette all’uno di integrare l’altro, arricchendo un racconto con la potenza dell’umanità. Molly Crabapple è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/molly-crabapple-perugia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="molly crabapple perugia" /></p><p style="font-weight: 400;">Esiste un filo sottile che lega il mondo del giornalismo a quello dell’arte e che permette all’uno di integrare l’altro, arricchendo un racconto con la potenza dell’umanità. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Molly Crabapple</strong> è un’artista e scrittrice newyorkese che, con le sue immagini documentaristiche, incarna alla perfezione questo filo, unendo all’universalità di sistemi politici e sociali la soggettività degli individui che ne fanno parte.</mark> Per anni Crabapple ha viaggiato tra zone di guerra e la prigione di <strong>Guantanamo</strong>, tra i campi di lavoro di <strong>Abu Dhabi</strong> e <strong>Porto Rico</strong> devastata dopo l’uragano Maria, traendone scritti poi confluiti sul <em>New York Times</em>, <em>Guardian</em>, <em>Rolling Stone</em> e altre testate.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ospite al <strong>Festival Internazionale di Perugia 2023</strong> la Crabapple ha dialogato con la giornalista e più volte collega <strong>Marisa Mazria Katz</strong>: <mark class='mark mark-yellow'>l’esito è stato un incontro dedicato al valore documentaristico di un’arte che sceglie di schierarsi in prima linea, in nome della dignità umana e della necessità della testimonianza.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’interrogativo a partire dal quale è stato introdotto l’incontro è come sia possibile racchiudere in un’unica immagine tutta la complessità e il significato di un momento storico. Come risponderebbe a questa domanda?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">È molto soggettiva e varia per ogni fotografo, videomaker, scrittore, artista. Quello che io cerco di fare è immedesimarmi con il luogo in cui mi trovo, cercando di capire che cosa al suo interno è essenziale. <mark class='mark mark-yellow'>Penso sempre alla capacità di resilienza e alla sfida, anche di fronte a situazioni difficili, e quando la vedo cerco di catturarla.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quali sono le potenzialità offerte dall’arte nell’atto di documentare un pezzo di storia?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Penso che la fotografia fornisca una prova, che abbia una parvenza di oggettività: può essere usata infatti per provare i crimini e anche per esporre persone che al contrario non dovrebbero esserlo, come i whistleblower. Ma <mark class='mark mark-yellow'>l’arte è qualcosa di diverso: è necessariamente filtrata da una mano e da un cervello umani e per questo soggettiva e molto esplicita. Quello che cerco di fare quando mi occupo di guerra o di disastri naturali, come a Porto Rico, è mostrare, attraverso il mio lavoro, la dignità e l’umanità delle persone.</mark></p>
<div id="attachment_66046" style="width: 1240px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/abu-dhabi-copia.jpg"><img class="size-full wp-image-66046" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/abu-dhabi-copia.jpg" alt="Persone nei campi di lavoro di Abu Dhabi. Illustrazione: Molly Crabapple." width="1240" height="744" /></a><p class="wp-caption-text">Persone nei campi di lavoro di Abu Dhabi. Illustrazione: Molly Crabapple</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quale metodo di lavoro segue nel dare vita ai suoi disegni?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Di solito percorro due strade diverse: quella dello schizzo o quella del lavoro più rifinito. Nel primo caso mi armo semplicemente del mio quadernetto, di un pennarello, di una penna pilot e disegno. Nel secondo prendo il mio iPhone e scatto foto di riferimento per me stessa – sono una pessima fotografa, nessuno pubblicherebbe mai le mie foto –, poi quando sono a casa nel mio studio lavoro su quelle immagini scattate a penna e inchiostro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le sue illustrazioni sono ricche di volti, di persone, di storie: come sceglie i suoi soggetti e come è possibile raccontarli in un disegno?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Basta parlare con le persone, in maniera semplice, guardarle in volto e poi le si cattura. A volte ci sono persone così straordinarie.</mark> Mi ricordo quando ero ad Abu Dhabi e ho incontrato un giovane pakistano che faceva il whistleblower. È una città così razzista che era inimmaginabile che un giovane pakistano della classe operaia potesse aiutare grandi giornali internazionali a denunciare le violazioni. Non potevo disegnare il suo volto, dovevo tutelarlo. Così l’ho raffigurato con in mano un libro del suo poeta preferito: volevo mostrare qualcosa di lui senza però metterlo in pericolo.</p>
<div id="attachment_66045" style="width: 1400px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/crabapple-curdi.jpeg"><img class="size-full wp-image-66045" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/crabapple-curdi.jpeg" alt="Campo profughi di Domiz nel Kurdistan iracheno. Illustrazione: Molly Crabapple" width="1400" height="876" /></a><p class="wp-caption-text">Campo profughi di Domiz nel Kurdistan iracheno. Illustrazione: Molly Crabapple</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Spesso i suoi lavori si caratterizzano per una compenetrazione di disegno e parola: qual è il risultato di questa fusione?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Sì, spesso mentre disegno e le persone dicono qualcosa di affascinante lo annoto. Nel rispondere a questa domanda dovrò cadere in un luogo comune: quello secondo cui un’immagine vale più di mille parole. <mark class='mark mark-yellow'>Le parole sono per forza di cose limitate dallo spazio, mentre la realtà è infinita e i giornalisti si ritrovano a dover sottostare al conteggio dei termini. Un’immagine, invece, può catturare un istante forse non nella sua interezza, ma mostrare molto di più di quanto sarebbe mai fisicamente possibile raccontare.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/molly-crabapple-quando-larte-si-schiera-in-prima-linea/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornalismo locale per un pubblico internazionale: il caso del Kyiv Independent</title>
		<link>https://www.magzine.it/giornalismo-locale-per-un-pubblico-internazionale-il-caso-del-kyiv-independent/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/giornalismo-locale-per-un-pubblico-internazionale-il-caso-del-kyiv-independent/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 14:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale del Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=66021</guid>
		<description><![CDATA[La necessità del Kyiv Independent di farsi conoscere anche in Italia si capisce dai dettagli. All&#8217;intervista Daryna Shevchenko, amministratrice delegata della testata, si presenta con una borsa di tela brandizzata ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/pet-9550-46-16681578379w4nd.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="foto di Volodymyr Petrov" /></p><p>La necessità del <em><strong>Kyiv Independent</strong> </em>di farsi conoscere anche in Italia si capisce dai dettagli. All&#8217;intervista <strong>Daryna Shevchenko</strong>, amministratrice delegata della testata, si presenta con una borsa di tela brandizzata con il nome del giornale e quando sale il vento si mette una felpa con la stessa scritta. L&#8217;immagine conta anche in guerra e la start up è stata fondata tre mesi prima dello scoppio nel febbraio 2022 della &#8220;big war&#8221;, come la chiamano gli ucraini per distinguerla da quella nel Donbass iniziata nel 2014. Da allora i giornalisti che ci lavorano non hanno mai posato la penna.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Quaranta persone in redazione per fare inchieste e coprire la guerra in tempo reale. L&#8217;amministratrice delegata: &#8220;Fondamentale dare un contesto ampio alle notizie. E se la situazione precipita abbiamo un piano B per continuare a lavorare&#8221; </span></p>
<p>Durante il <strong>Festival Internazionale del Giornalismo</strong> di Perugia, Shevchenko ha tenuto insieme a colleghi giornalisti il panel <em>Kyiv Independent: il successo senza precedenti di una startup giornalistica nell’Ucraina in piena guerra</em>. La sala riservata all&#8217;incontro è quella per le grandi occasioni: l&#8217;Auditorium San Francesco. <mark class='mark mark-yellow'> Ibridazione è la parola chiave per descrivere la testata. Il modello di business è a cavallo tra il giornalismo locale e divulgativo, mentre il sito riesce a tenere i piedi in due scarpe: breaking news e inchieste approfondite. </mark></p>
<p><strong>Come è organizzato il vostro lavoro?<br />
</strong>Siamo una squadra di circa 40 persone, la maggior parte è ucraina. Lavoriamo e aggiorniamo il sito 24 ore su 24, senza mai fermarci. Per questo due di noi fanno il turno di notte. Abbiamo un gruppo di giornalisti che si occupa di indagare sui crimini di guerra, con la scrittura di longform e di approfondimenti. Poi c’è anche una redazione a parte per le breaking news e per scrivere di ciò che accade in tempo reale.</p>
<p><strong>Qual è il tipo di giornalismo più difficile da fare in tempo di guerra?</strong><br />
Ciascun tipo ha le proprie specificità e le difficoltà. Sicuramente il giornalismo investigativo richiede molto tempo e anche diverse risorse economiche. Portare avanti anche solo un’inchiesta può richiedere mesi. Per questo sono felice che il nostro lavoro inizi a essere conosciuto e riconosciuto anche in Italia.</p>
<p><strong>La vostra redazione è a Kiev. Quali sono le principali difficoltà di lavorare sul territorio?<br />
</strong>La situazione in Ucraina e nelle diverse città cambia molto rapidamente. <mark class='mark mark-yellow'> A volte i pericoli che si corrono ci potrebbero spingere a pensare di spostare la redazione da un’altra parte, ma siamo il <em>Kyiv Indipendent</em>, già dal nome si capisce che dobbiamo rimanere lì. </mark> Stare sul territorio, poi, per noi non è solo una decisione da prendere a tavolino. A Kiev abbiamo tutto: dalla famiglia agli amici.</p>
<p><strong>E se la guerra dovesse peggiorare? Davvero non cambierebbe nulla per voi?</strong><br />
Noi restiamo sempre giornalisti locali che scrivono quello che sta succedendo per un pubblico internazionale. In questo senso siamo un ponte tra l’Ucraina e il resto del mondo. Quindi, non ci sposteremo mai da Kiev con tutta la redazione. Però sì, abbiamo un piano B nel caso la situazione sul campo dovesse precipitare.</p>
<p><strong>Voi raccontate una guerra a lettori che spesso non sono in Ucraina. Qual è la chiave?<br />
</strong><mark class='mark mark-yellow'><strong> </strong>Il segreto è assicurarsi che negli articoli le notizie vengano sempre inserite in un contesto più ampio. È una parte molto importante del nostro lavoro, perché i lettori che ci leggono avrebbero sempre buone ragioni rivolgere la propria attenzione ad altro. </mark> Ci interessa in particolare fare comprendere quali siano le nostri radici culturali e storiche, ad esempio, per capire meglio questa guerra.</p>
<p><strong>A proposito di cultura, spesso agli ucraini vengono mosse accuse di nazionalismo.<br />
</strong>Il nostro nazionalismo è molto diverso dal nazionalismo che si trova in altri paesi. All’estero si conosce davvero poco della nostra storia e solo con questa guerra la gente ha scoperto l’Ucraina sulla mappa geografica e che non è un paese satellite della Russia. Noi ci siamo costruiti la nostra democrazia con il sangue e con le lacrime. Ora vogliamo difenderla.</p>
<div id="attachment_66025" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/Schermata-2023-04-28-alle-23.25.45.png"><img class="size-medium wp-image-66025" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/Schermata-2023-04-28-alle-23.25.45-300x140.png" alt="Daryna Shevchenko, 33 anni, è amministratrice delegata del Kyiv Independent" width="300" height="140" /></a><p class="wp-caption-text">Daryna Shevchenko, 33 anni, è amministratrice delegata del Kyiv Independent</p></div>
<p><strong>Come valuta la comprensione di questa dinamica in Italia?<br />
</strong>Purtroppo, in Italia questo si capisce davvero molto poco. La situazione è parecchio confusa, ma non è un problema circoscritto al vostro paese. <mark class='mark mark-yellow'> Ovunque hanno ormai preso piede narrazioni false dell’Ucraina e molte di queste sono state portate avanti dalla propaganda russa da prima della guerra. </mark> Così le notizie false che sono state diffuse &#8211; come la non corretta comprensione del nostro concetto di nazionalismo &#8211; ora sono molto radicate.</p>
<p><strong>Che ruolo gioca, in conclusione, il fronte informativo in questo conflitto?<br />
</strong>L’informazione e la cultura sono fondamentali. Ogni sfumatura della nostra identità nazionale è importante, dalla lingua che parliamo all’arte. Anche il giornalismo – così come i documentari e i film – e tutto ciò che in un certo senso si inserisce in un processo creativo è coinvolto nella guerra. <mark class='mark mark-yellow'> Molti sostengono che l’Ucraina abbia già vinto sul fronte informativo, ma non è così. Per questo è importate che i nostri giornalisti continuino il loro lavoro. </mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/giornalismo-locale-per-un-pubblico-internazionale-il-caso-del-kyiv-independent/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/15 queries in 0.008 seconds using disk
Object Caching 1089/1212 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 03:34:41 by W3 Total Cache -->