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	<title>magzine &#187; festa della mamma</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Essere madri: la gioia e la fatica di dire sì alla vita</title>
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		<pubDate>Sun, 14 May 2023 06:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[14 maggio, festa della mamma. Una giornata celebrata in Italia da sempre meno donne: la contrazione della natalità accompagna infatti il nostro Paese da decenni e coinvolge anche la componente ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/madri-2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto: Ken Heyman" /></p><p style="font-weight: 400;">14 maggio, festa della mamma. Una giornata celebrata in Italia da sempre meno donne: la contrazione della natalità accompagna infatti il nostro Paese da decenni e coinvolge anche la componente straniera della popolazione. Ad attestarlo è il rapporto annuale divulgato dalla ong <strong>Save the Children</strong>, <a href="https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2023.pdf" target="_blank"><em><strong>Le equilibriste – La maternità in Italia</strong></em></a>: <mark class='mark mark-yellow'>le 392.600 registrazioni all’anagrafe nel 2022 hanno segnato il minimo storico italiano.</mark> Essere madri oggi è una prova di equilibrio per donne in bilico tra il proprio ruolo e la quasi totalità del lavoro di cura che grava su di loro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>&#8220;Le equilibriste&#8221;: il report di Save the Children sulla maternità</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Alla bassa fecondità si lega il rinvio della maternità: le donne in Italia diventano madri sempre più tardi, con un’età media pari ai <strong>32,4 anni</strong>, una delle più alte in Europa. La spiegazione a questi fenomeni risiede in un insieme di concause che spaziano dalla tendenza progressiva degli italiani a ritardare l’entrata in coppia – la cosiddetta “sindrome del ritardo” –, alla difficoltà dei giovani ad accedere al mercato del lavoro e a quello delle abitazioni, alla sempre minore numerosità delle donne residenti nella fascia d’età tra i 15 e i 49 anni.<span class='quote quote-left header-font'>Le donne in Italia hanno meno figli o non ne hanno affatto e nel 2022 le registrazioni all&#8217;anagrafe hanno toccato il minimo storico. Quello dipinto dal nuovo report sulla maternità di Save the Children è uno scenario drammatico che rischia di minare il futuro del Paese.</span> <mark class='mark mark-yellow'>Il gap di genere che caratterizza il mondo del lavoro continua ad essere elevato: nel 2022 il divario lavorativo tra uomini e donne si è attestato al <strong>17,5%</strong>, percentuale quasi duplicata in presenza di bambini.</mark> <strong>Antonella Inverno</strong>, responsabile delle Politiche dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Save the Children Italia commenta i dati: «Se è vero che il trend di denatalità non può essere invertito velocemente, è ancor più vero che è quanto mai urgente cambiare le politiche a sostegno della genitorialità per non perdere altro tempo prezioso». Ma cosa significa davvero essere madre oggi?</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le difficoltà delle mamme e le risposte dei Cav</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«C’è una grande solitudine»: cosi le numerose mamme che si rivolgono ai Centri di Aiuto alla Vita descrivono comunemente l&#8217;esperienza. «Qui arrivano soprattutto donne che sono rimaste sole, abbandonate dal compagno e spesso anche dalla famiglia di origine», racconta <strong>Soemia Sibillo</strong>, direttrice del <strong>Cav Mangiagalli di Milano</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Dal 1984, quando ha inaugurato la sua attività, questa realtà ha accompagnato la nascita di 24.952 bambini e ogni anno fornisce sostegno a circa 1400 donne provenienti da tutti i Paesi, di tutte le religioni, ognuna con la propria storia alle spalle, accomunate semplicemente dall’essere madri.</mark> Il progetto di accompagnamento organizzato dal Centro si estende per diciotto mesi: all’aiuto materiale, che contempla beni come pannolini, passeggini, prodotti per la cura e l’igiene del bambino, si integrano una serie di servizi gratuiti volti ad accompagnare la donna nel suo percorso di maternità, senza trascurarne però l’inclusione nel tessuto sociale. «Da qualche mese abbiamo avviato un progetto di riqualificazione, di formazione e di avviamento al lavoro: pensiamo che sia molto importante per ridare autonomia alle mamme – prosegue Sibillo –. <mark class='mark mark-yellow'>Vogliamo fornire un’accoglienza dettata da un ascolto, in modo che la mamma, dopo averla sperimentata, sia pronta ad accogliere il suo bimbo».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>La solitudine e la disinformazione sono le principali difficoltà incontrate dalle mamme che si rivolgono ai Cav. «Vogliamo dare loro un&#8217;accoglienza basata sull&#8217;ascolto, in modo che anch&#8217;esse siano pronte ad accogliere i loro bambini», racconta Soemia Sibillo.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Alla solitudine si affianca spesso la difficoltà della disinformazione, frequente soprattutto tra le donne di origine straniera. A registrare un incremento significativo di questa utenza negli ultimi cinque-otto anni è stato il <strong>Cav Ambrosiano di Milano</strong>, dove molte madri, ostacolate dalla lingua e dalla precarietà della propria condizione, spesso ignorano l’esistenza dei servizi legati alla maternità. «Gran parte delle nostre mamme sono arabe e non parlano italiano: grazie all’aiuto di una mediatrice cerchiamo di superare l’ostacolo della lingua – spiega <strong>Elena Santambrogio</strong>, che da ventitré anni lavora come assistente sociale nella struttura –. <mark class='mark mark-yellow'>Questo è fondamentale per rendere possibile il dialogo e l’ascolto delle loro storie, del loro arrivo in Italia, delle loro sensazioni legate alla gravidanza. Teniamo ad offrire alle donne una relazione di fiducia, in modo che loro la possano poi estendere ai loro bambini».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nuova vita nel cortile del Bramante in Sant’Ambrogio</strong></p>
<div id="attachment_66625" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/IMG_3356.jpg"><img class="wp-image-66625 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/05/IMG_3356-300x165.jpg" alt="La direttrice del Cav Mangiagalli Soemia Sibillo nel nuovo appartamento in Sant'Ambrogio." width="300" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">La direttrice del Cav Mangiagalli Soemia Sibillo nel nuovo appartamento in Sant&#8217;Ambrogio.</p></div>
<p style="font-weight: 400;">Proprio domenica, in occasione della festa della mamma, nel <strong>Cortile del Bramante della Basilica di Sant’Ambrogio</strong> a Milano verrà inaugurato un alloggio che diventerà casa per sei mamme sole, in gravidanza o con i loro neonati, dando loro la possibilità di intraprendere una nuova vita con i loro bambini. Il progetto è il frutto di una chiacchierata tra la direttrice del Mangiagalli e l’abate della basilica, <strong>monsignor Carlo Faccendini</strong>: «gli ho espresso la nostra difficoltà nel trovare soluzioni abitative e lui ha avuto l’idea di affidarci questa struttura e adibirla all’accoglienza», confida Sibillo. Sono giorni intensi, quelli che precedono l’inaugurazione: nelle stanze si alternano i volontari che, armati di stracci e giocattoli, sono i primi a ridare vita a questo luogo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«È importante ricordare non solo il valore individuale, ma anche quello sociale della maternità: con l&#8217;aiuto di molti si può alleviare la sofferenza e solitudine delle donne in gravidanza e aiutarle a non pentirsi di aver detto il loro sì alla vita», racconta Soemia Sibillo.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Consideriamo molto preziosa l’attività dei Cav e volevamo dare una mano – anche l’abate Faccendini prende parte ai preparativi e si aggira per la cucina, futuro spazio comunitario della casa –. Volevo creare in parrocchia un luogo che fosse un concreto richiamo alle esigenze della carità: <mark class='mark mark-yellow'>questa casa ci ricorda che la carità è fatta di gesti, di luoghi, di concretezza». E soprattutto ci ricorda il valore non solamente individuale ma sociale della maternità</mark>, «di fronte al quale tutti dovremmo assumerci una responsabilità – conclude la direttrice –. Le nostre mamme arrivano con una sofferenza dentro e il dubbio di non potercela fare. Ma <mark class='mark mark-yellow'>con l’aiuto di molti nessuna mamma che abbia avuto il suo bimbo si è mai pentita della scelta che ha fatto: di aver detto il suo sì alla vita».</mark></p>
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		<title>Maternità surrogata: conoscere per decidere liberamente</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2022 19:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[festa della mamma]]></category>
		<category><![CDATA[gestazione per altri]]></category>
		<category><![CDATA[maternità surrogata]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel giorno della Festa della Mamma sembra quasi inevitabile non parlare della possibilità di maternità estesa a chiunque lo desideri. In altri termini, sul piatto del dibattito politico è servito ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="735" height="416" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/182748495-8a6d85a3-8a81-46d0-baeb-48d029773a8f.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="182748495-8a6d85a3-8a81-46d0-baeb-48d029773a8f" /></p><p>Nel giorno della <strong>Festa della Mamma</strong> sembra quasi inevitabile non parlare della possibilità di maternità estesa a chiunque lo desideri. In altri termini, sul piatto del dibattito politico è servito il tema più discusso e più divisivo tra tutti: la possibilità di una <strong>maternità surrogata</strong>.</p>
<p><strong>Cos’è la maternità surrogata<br />
</strong>Per definizione, <mark class='mark mark-yellow'> la maternità surrogata o gestazione per altri (GPA) concerne il “procedimento in cui una donna mette a disposizione il proprio utero e porta avanti la gravidanza per conto di una o altre persone”. </mark> La persona che desidera un figlio può essere single o parte di una coppia eterosessuale o omosessuale; in tal caso si parla di genitori intenzionali. Soprattutto nel caso di due uomini, la pratica rimane l’unico modo per poter prendersi cura di un figlio, data l’impossibilità per le coppie omosessuali di ricorrere all’adozione. Generalmente si parla di surrogazione tradizionale quando si opera un’inseminazione artificiale dell’ovulo della donna che poi porterà avanti la gravidanza, mentre nella surrogazione gestazionale viene inserito nell’utero della donna un embrione precedentemente realizzato in vitro.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> In Italia la maternità surrogata è reato dal 2004, ma non è perseguibile chi va all&#8217;estero per ricorrervi. Una proposta di legge di Fratelli d&#8217;Italia vuole far diventare la gestazione per altri reato universale </span></p>
<p><strong>La legge in Italia</strong><br />
In Italia questa pratica è stata già vietata dalla <a href="https://web.camera.it/parlam/leggi/04040l.htm" target="_blank">legge 40 del 2004</a>, poi modificata da diverse sentenze. <mark class='mark mark-yellow'> La legge punisce con “la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600mila a un milione di euro” chi non solo usufruisce, ma anche chi “realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni di maternità”. </mark> Per questo motivo molte coppie si rivolgono all’estero, dove la maternità surrogata risulta legale in 18 Paesi, tra questi Stati Uniti, Russia, Ucraina, Grecia, Georgia e Canada.</p>
<p><strong>La proposta di legge</strong><br />
<mark class='mark mark-yellow'> Se la gestazione per altri non avviene sul territorio italiano, non può essere perseguita come reato. </mark> Il 23 maggio verrà discussa alla Camera dei deputati la proposta di legge in materia, presentata da Fratelli d’Italia e approvata in Commissione giustizia. <mark class='mark mark-yellow'>Il testo base, che può dunque essere approvato o respinto, propone di rendere illegale la maternità surrogata anche se portata avanti all’estero. </mark> I cittadini italiani che decidono di andare in paesi come il Canada e la Grecia per la gestazione per altri sarebbero penalmente perseguibili. Secondo gli oppositori della proposta, si tratta di un primo passo per rendere questa pratica un reato universale, secondo i sostenitori è un modo per regolamentare una situazione che oggi è solo formalmente illegale. Il testo della legge potrebbe godere di un appoggio piuttosto ampio. Per questo Giorgia Meloni afferma: “Siamo stati i primi a sostenerlo in Parlamento e siamo felici che oggi questa sia diventata una battaglia condivisa anche da altre forze politiche”. Mentre pare scontato l’appoggio di tutto il centrodestra, non è ancora chiara la posizione del centrosinistra. Su questo tema al confine tra i diritti e l’etica, le diverse sensibilità della sinistra cattolica e non potrebbero scontrarsi.</p>
<p><strong>Un approccio diverso<br />
</strong>“Il proibizionismo non ha mai funzionato, ha solo aumentato il prezzo e gli introiti di chi specula sulla illegalità”, spiega <strong>Laura Corradi</strong>, docente di Studi di Genere, Salute e Ambiente all’Università della Calabria e componente del Direttivo Unesco per <em>Gender Equality e Women’s Empowerment</em>. Quando si parla di gestazione per altri, ci sono però alcuni dati che spesso vengono trascurati: alcuni studi medici internazionali segnalano rischi per la salute delle donne e dei bambini anti con le tecnologie riproduttive.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Alcuni studi segnalano rischi per la salute di chi ricorre alla maternità surrogata, ma in Italia sono poco conosciuti. Una piena conoscenza dei rischi e delle opportunità dovrebbe essere la base per una scelta libera </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> I problemi “riguardano in primis le cosiddette cure ormonali: la donna arriva a produrre 10-20 ovociti in un mese, la maggior parte dei quali viene congelata per tentativi successivi, ma essi appaiono di bassa qualità rispetto all’unica dotazione naturale mensile”, </mark> argomenta Corradi. Questo avviene perché “la fornitrice di ovociti spesso è seriale, in cambio di rimborsi, secondo la legge europea, oppure di regolare pagamento in Usa, Russia, e altri paesi”, prosegue. Secondo la ricercatrice, che su questi temi ha pubblicato <em>Nel ventre di un’altra</em> e <em>Odissea Embrionale</em>, l’affidabilità degli studi è alta: sono stati sottoposti a peer review e la relazione completa fatta da Corradi è <a href="https://digitalcommons.uri.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1238&amp;context=dignity" target="_blank">disponibile gratuitamente</a>. Sulla base di questi dati, Corradi afferma che <mark class='mark mark-yellow'> “per le donne che ricorrono all’eterologa e per quelle che si impegnano in una gestazione per altri è maggiore il rischio di diabete, ipertensione, e i problemi legati alle gravidanze multiple”. </mark> Per i bambini “i difetti alla nascita sono secondo alcuni studi fino a 4-5 volte maggiori rispetto a coloro che sono stati concepiti e gestati naturalmente. In particolare, al sistema nervoso, genito-urinario, apparato digerente, circolatorio, muscolo-scheletrico, viso e collo”. Anche alla luce di questi studi, paesi come Scandinavia e Tailandia hanno legiferato per regolamentare più precisamente la gestazione per altri. In India, dove c’erano più di 3000 cliniche per stranieri, “adesso è consentita per legge la surroga solo tra sorelle, il che diminuisce almeno il rischio di incompatibilità genetica”, spiega Corradi.</p>
<p><strong>Consenso informato</strong><br />
In Italia, invece, si discute poco di questo tema perché “si pensa erroneamente che la surroga riguardi solo i padri gay, quando se si liberalizzasse l’adozione anche per coppie Lgbtq non ci sarebbe più il problema di ricorrere a gestazione per altri all’estero”, riflette Corradi. Secondo la ricercatrice, un altro motivo per cui si discute poco di questi dati è che “le cliniche della fertilità preferiscono proteggere i propri utili, a scapito della salute dei nascituri, facendo leva sul legittimo desiderio di paternità e maternità”. Per questo, a pochi giorni dalla prima discussione generale della proposta di legge di Fratelli d’Italia, <mark class='mark mark-yellow'> Corradi auspica che venga dato “peso alla conoscenza, anche quando va contro alcune lobby e credo che dovrebbe esserci una legge che costringa a dare alle coppie tutti i dati necessari ad un consenso informato”. </mark></p>
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