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	<title>magzine &#187; ebraismo</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Ebraismo oggi: verso la prima rabbina donna in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 22:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[giorno della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[shoa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordare. L’obiettivo di una giornata commemorativa è esattamente questo. Ricordare per alimentare la coscienza di ciò che è accaduto ed evitare che si ripeta ancora. Il 27 gennaio, Giorno della ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="353" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/genesi.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="genesi" /></p><p style="font-weight: 400;">Ricordare. L’obiettivo di una giornata commemorativa è esattamente questo. Ricordare per alimentare la coscienza di ciò che è accaduto ed evitare che si ripeta ancora. Il 27 gennaio, <strong>Giorno della Memoria</strong>, nasce con questo fine. <mark class='mark mark-yellow'>In un mondo però estremamente presente e vivo in cui l’antisemitismo continua ad essere compagno di governi e alimento di intolleranza forse il ricordo non basta. Forse a questa dimensione della memoria che invita ad uno sguardo volto al passato, è necessario accostarne un’altra, quella della conoscenza.</mark> <strong>Myriam Camerini</strong>, studiosa della cultura <em>yiddish</em> e futura prima rabbina ortodossa in Italia incarna questo ponte che, tra culture, religioni e generazioni, «cerca di favorire la conoscenza vera tra le persone», per andare oltre il ricordo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come si può raccontare la cultura ebraica oltre la Shoa?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Credo intanto che sia molto importante farlo. Ciò che le persone in Italia oggi conoscono del mondo ebraico deriva dalle esperienze di <strong>Moni Ovadia</strong> e dai primi esperimenti teatrali di fine anni ’80-primi anni ’90. <mark class='mark mark-yellow'>Penso che come terza generazione della Shoa, nata molto tempo dopo, sia nostro compito fondamentale raccontare l’ebraismo di oggi, quello che c’è, quello che è vivo.</mark> E poi andare a vedere anche quello che c’era prima: molta parte del mio lavoro teatrale e musicale si concentra su questo, inscenando testi <em>yiddish</em> addirittura del XVI secolo, per mostrare quanto questa storia sia ricca di radici in Europa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>In cosa consistono i tuoi studi per diventare rabbina e che tipo di conquista rappresenterà questo ruolo per l’ebraismo?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Al momento sono l’unica che in Italia sta studiando in una scuola rabbinica aperta anche alle donne nel ramo ortodosso. Il mondo ebraico, così come quello cristiano, è diviso in varie correnti: un po&#8217; come nel cristianesimo riformato e protestante anche in questo tipo di ebraismo esistono, dai primi anni ’70, le donne rabbino. Poi, una quindicina di anni fa hanno iniziato ad aprire anche scuole ortodosse femminili – a quella di New York, inaugurata nel 2009, sono seguite altre soprattutto in Israele e a Gerusalemme. <span class='quote quote-left header-font'>«L&#8217;antisemitismo è cosa vecchia quanto l&#8217;ebraismo. Per questo è importante raccontare la cultura ebraica di oggi, quello che c&#8217;è, quello che è vivo. Perché più c&#8217;è conoscenza reciproca e più si può sperare di affrontare qualcosa» – Myriam Camerini.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Per come immagino la mia vita futura adesso, diventare rabbino non significa per me ricoprire questo ruolo all’interno di una comunità, e in ogni caso sicuramente non in Italia. <mark class='mark mark-yellow'>L’ebraismo italiano, per come è fatto oggi, non è infatti ancora assolutamente interessato, nelle sue frange ortodosse, ad avere donne nel rabbinato: è un tema controverso e per nulla accettato, anche perché non ne esistono ancora. Quello che mi interessa però è il passo politico di questo percorso di studi, oltre all’aspetto culturale e di istruzione.</mark></p>
<div id="attachment_62263" style="width: 1242px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/IMG_0907.jpg"><img class="size-full wp-image-62263" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/IMG_0907.jpg" alt="Myriam Camerini, studiosa di cultura yiddish e futura prima rabbina ortodossa in Italia." width="1242" height="661" /></a><p class="wp-caption-text">Myriam Camerini, studiosa di cultura <em>yiddish</em> e futura prima rabbina ortodossa in Italia.</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Che tipo di guida spirituale può rappresentare oggi per la comunità una rabbina donna?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Tradizionalmente, il ruolo di un rabbino nelle comunità ebraiche è quello di un maestro, di un insegnante e di una persona che può dare risposte di argomento normativo. Tutto quello che studiamo, per il 90%, riguarda quello che in ebraico si chiama “<em>Allah</em>”, cioè l’aspetto delle regole: l’ebraismo ha 613 precetti e tutto ruota attorno all’osservanza del sabato, che è lo “<em>Shabbat</em>”, il giorno di sosta. Uno dei miei progetti è proprio dedicato a questo: lo “<em>Shabbat </em>di tutti”, una cena del sabato ebraico condivisa con chiunque sia curioso di sapere di cosa si tratta, cosa si mangia, cosa si legge. Per esempio, uno dei testi letti in questa occasione è un brano di <strong>Erri De Luca</strong>, tratto da <em>E disse</em> del 2011, che rappresenta lo <em>Shabbat</em> anche come la prima notte d’amore tra Adamo ed Eva. <mark class='mark mark-yellow'>È proprio questo forte legame con i precetti che sostanzia la figura del rabbino come colui che risponde a livello normativo, che insegna e guida. Non riveste invece una funzione liturgica e sacerdotale: tutto l’aspetto del rito spetta alla comunità e non a una figura singola.</mark> <span class='quote quote-left header-font'>«Per l&#8217;ebraismo riformato, più aperto a quanto accade fuori e quindi anche all&#8217;evoluzione sociale della donna, è stato più facile accettare il rabbinato femminile. Per quello ortodosso servono invece delle forzature normative perché questo possa succedere: per questo, ciò che più mi interessa dei miei studi, è proprio il passo politico».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Cosa distingue ebraismo ortodosso e riformato?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La differenza principale è racchiusa proprio nell’aspetto della centralità dei precetti e nel sistema giuridico dell’<em>Allah</em>, per cui si ritiene possibile e anzi necessario e costante il rinnovamento. A dirlo è la sua stessa radice, “<em>allahr</em>”, che racchiude il significato del movimento e del percorso: esiste proprio un’idea di qualcosa che deve camminare con l’umanità e che evolve.</mark> Questo deve avvenire nel rispetto di alcuni criteri che regolano che cosa e come possa cambiare. Finché si rimane dentro questa cornice si parla di ebraismo ortodosso, a sua volta frammentato in diverse frange interne. Quello che faccio io, per esempio, si inscrive nel mondo dell’ortodossia moderna, distinta invece da quelli che convenzionalmente identifichiamo come ultra-ortodossi, molto più tradizionali. Per la riforma è facile adattarsi a quello che accade fuori e quindi anche accettare che l’ebraismo non possa restare indifferente e statico di fronte all’evoluzione della posizione femminile avvenuta nella società negli ultimi 150 anni. Per quello ortodosso servono delle forzature proprio normative perché questo possa succedere.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Bet Magazine: 78 anni di informazione ebraica</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 11:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[È il giugno del 1945. Siamo a Milano in via Unione. La città si sta trasformando in un centro di raccolta per le anime che sono riuscite a salvarsi dalla ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1334" height="750" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/IMG_9250.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_9250" /></p><p style="font-weight: 400;">È il giugno del 1945. Siamo a Milano in via Unione. La città si sta trasformando in un centro di raccolta per le anime che sono riuscite a salvarsi dalla guerra. I nonni cercano i nipoti, le madri i figli nel disperato tentativo di vedere ancora una volta la propria famiglia unita. Per aiutare i sopravvissuti in questa estenuante ricerca, Raffaele Cantoni e Gualtiero Morpurgo fondano il “Bollettino”: un foglio su cui vengono pubblicati i nomi di tutti quegli ebrei che sono fuggiti dai campi di concentramento e di lavoro e che hanno trovato un rifugio sicuro in Italia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Dopo quasi 78 anni dalla sua fondazione, il “Bollettino” è uno dei giornali più longevi dell’ebraismo italiano.</mark> «Oggi i media della comunità ebraica di Milano hanno il mensile cartaceo che si chiama “Bet Magzine” e il sito “Mosaico”» spiega Fiona Diwan la direttrice della testata dal 2009. <em>Bet</em> in ebraico vuol dire casa e la traduzione di <em>Bereshit</em> è nuovo inizio. Un significato che rappresenta l’aggiornamento della comunicazione ebraica. Nella pagina web “Mosaico” vengono pubblicati articoli sull’attualità, la cronaca e gli</p>
<div id="attachment_62131" style="width: 236px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/PHOTO-2021-04-16-15-17-41.jpg"><img class="size-medium wp-image-62131" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/PHOTO-2021-04-16-15-17-41-236x300.jpg" alt="Fiona Diwan, direttrice di &quot;Bet Magzine&quot; dal 2009" width="236" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fiona Diwan, direttrice di &#8220;Bet Magzine&#8221; dal 2009</p></div>
<p style="font-weight: 400;">eventi in città dedicati alla comunità. «Ci occupiamo anche di controinformazione, fornendo agli utenti notizie su Israele che sono al di fuori del flusso continuo dell’informazione online – approfondisce Fiona Diwan –. <mark class='mark mark-yellow'>Per venerdì 27 gennaio, Giornata della Memoria abbiamo pubblicato il calendario di tutti gli appuntamenti che si svolgeranno nel corso della giornata, approfondendo anche il dibattito sul senso di questa manifestazione al giorno d’oggi.</mark> Il nostro dovere giornalistico è quello di informare a tutti i livelli». Proprio per questo motivo, “Bet Magzine” ha aperto anche dei profili su Facebook e Twitter non solo per informare, ma per fornire degli strumenti e raccontare chi sono gli ebrei al pubblico. L’utenza è anche non ebraica, perché molti sono curiosi e manifestano interesse nel conoscere questo mondo. «Sui social spesso abbiamo interventi, domande a volte polemiche, ma mai offensive. Forniamo spiegazioni e strumenti anche rispetto al pregiudizio antiebraico. Nostro dovere è curare le parole malate, perché dobbiamo prendercene cura come gli esseri umani» ci tiene a far presente la direttrice della testata.</p>
<p style="font-weight: 400;">“Bet Magzine” è stato fin dall’inizio lo specchio dello sviluppo e delle trasformazioni della comunità ebraica milanese. Un mosaico di culture, religioni e storie. Una società multietnica nata molto prima che la globalizzazione bussasse alle porte delle nostre case. <span class='quote quote-left header-font'>«Un giornale in fin dei conti che cos’è? È il teatro della rappresentazione che vogliamo dare di noi stessi agli altri, ma rappresenta anche il sismografo di una realtà sociale di cui gli ebrei sono un termometro. Ebraismo e minoranze viste come lo specchio della salute di una società civile»</span> «Un giornale in fin dei conti che cos’è? È il teatro della rappresentazione che vogliamo dare di noi stessi agli altri, ma rappresenta anche il sismografo di una realtà sociale di cui gli ebrei sono un termometro. Ebraismo e minoranze viste come lo specchio della salute di una società civile» continua Fiona Diwan. <mark class='mark mark-yellow'>Il sito del giornale ebraico più antico d’Italia presenta un’ampia offerta di argomenti, tra cui il dialogo interreligioso. Un confronto e uno scambio tra l’ebraismo, il cattolicesimo e l’islam.</mark> La direttrice affronta anche un altro tema: «il monitoraggio della situazione dell’antisemitismo in Europa. Abbiamo seguito da vicino le vicende di Charlie Hebdo a Parigi e i boicottaggi nelle università inglesi, dove gli studenti ebrei vengono minacciati e non hanno diritto di parola in quanto appartenenti alla comunità. C’è una forte risurrezione di questo pregiudizio e noi continuiamo a monitorare la situazione da giornalisti e non da istituto di ricerca».</p>
<p style="font-weight: 400;">“Mosaico” è una realtà in continuo movimento e aggiornamento. Per il nuovo anno sono tanti i progetti e le idee per informare, approfondire e far conoscere a un pubblico sempre più ampio il mondo ebraico. Fiona Diwan ci ha raccontato quali saranno i prossimi obiettivi della redazione: «vogliamo ampliare la nostra presenza sui social, aprendo un profilo Instagram. Continueremo a pubblicare nuove puntate dei podcast dedicati alle storie di personaggi di cultura ebraica come Einstein, Zuckerberg, Rita Levi Montalcini e Amy Winehouse. Aggiungeremo altri contenuti alla sezione del sito dedicata alla cucina ebraica, perché da tutta Italia, ebrei e non, ci scrivono per avere le nostre ricette. Infine, <mark class='mark mark-yellow'>il progetto più grande è quello di rendere la comunità ebraica in Italia più consapevole delle proprie radici culturali».</mark></p>
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		<title>Ebrei e social: un nuovo modo per parlare di religione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 11:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli ebrei ortodossi possono bere alcolici? Perché le donne indossano le parrucche? Gli uomini possono frequentare il college? Queste sono solo alcune delle domande, alle quali Moses e Zippora hanno ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="940" height="788" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/Facebook.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Facebook" /></p><p style="font-weight: 400;">Gli ebrei ortodossi possono bere alcolici? Perché le donne indossano le parrucche? Gli uomini possono frequentare il college? Queste sono solo alcune delle domande, alle quali <a href="https://www.instagram.com/mosesandzippora/?igshid=YmMyMTA2M2Y%3D">Moses e Zippora</a> hanno provato a rispondere. Sono una coppia di ebrei ortodossi, che utilizza Instagram e Tik Tok per far conoscere il loro mondo attraverso i social. Anche <a href="https://www.instagram.com/challah.mom/">Anat Ishai</a> è ebrea e nel suo profilo condivide ricette tradizionali, realizza mini vlog e racconta la sua storia. Ha vissuto per 34 anni in Canada e per la forte connessione spirituale che provava nel luogo in cui è nata ha deciso di tornare in Israele insieme alla sua famiglia. <mark class='mark mark-yellow'>La religione non vieta agli ebrei ortodossi di comprare uno smartphone o di utilizzare i social, al contrario. Il web permette un dialogo interno ed esterno alla comunità, che contribuisce a demolire gli stereotipi e a svelare un mondo ricco di tradizioni dalle varie sfumature.</mark> Per capire come funziona la comunicazione della cultura ebraica sui social, <a href="https://gheulacanaruttonemni.com">Gheula Canarutto Nemni</a> racconta la sua esperienza. È un’ebrea ortodossa nata e</p>
<div id="attachment_62135" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/IMG_B9BF1869F543-1.jpeg"><img class="size-medium wp-image-62135" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/IMG_B9BF1869F543-1-300x300.jpeg" alt="Gheula Canarutto Nemni: ebrea ortodossa attiva sui social per far conoscere la propria cultura." width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Gheula Canarutto Nemni: ebrea ortodossa attiva sui social per far conoscere la propria cultura.</p></div>
<p style="font-weight: 400;">cresciuta in Italia. A dicembre del 2022 ha ricevuto il diploma dell’accademia di terapia secondo la tradizione ebraica e realizza video per divulgare queste tecniche ai suoi followers.<strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come è iniziata questa tua avventura sui social?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«È da tanto tempo, che avevo questo impellente desiderio di far conoscere la meraviglia della mia cultura e di tutti i risvolti pratici e positivi che la nostra religione possiede. <mark class='mark mark-yellow'>Ho notato che gli ebrei vengono sempre guardati come memoria o ricordo, ma noi non siamo assolutamente così perché continuiamo a contribuire al mondo.</mark> Prima del Covid giravo per l’Italia per parlare della mia cultura. Poi ho pensato di utilizzare i social per arrivare a più persone possibili. Ho condiviso il primo contenuto su Facebook e negli anni ho imparato come comunicare e che cosa piace agli utenti. Ogni volta che studio e approfondisco qualcosa di nuovo, sento la necessità di condividerlo con la mia community».<strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quali temi affronti nei tuoi video?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Lo scorso anno sono diventata terapista certificata in Israele. Al momento non sento la necessità di prendere un titolo equipollente in Italia, perché sto già aiutando molte persone. <mark class='mark mark-yellow'>Si tratta di CBT (Cognitive behavioral therapy): un percorso che spiega come Dio ha creato l’essere umano, partendo dalla mistica ebraica per capire come l’individuo diventa felice, quali sono i pensieri che lo tormentano e perché spesso si trova in balia di una lotta interiore.</mark> Sono tecniche che aiutano a dominare il pensiero e le emozioni in poco tempo, perché in due o tre incontri insegnano come cercare di portare dei pensieri negativi verso qualcosa che aiuti a crescere. Sto seguendo delle persone conosciute sui social, che hanno deciso di completare dei percorsi con me per motivi diversi: dall’affrontare una separazione, fino al superamento dei traumi infantili. Per questa ragione non mi considero sui social una donna di marketing, ma di contenuti. Voglio essere conosciuta perché mi piace divulgare e aiutare le persone a vivere meglio. <span class='quote quote-left header-font'>Non mi considero sui social una donna di marketing, ma di contenuti. Voglio essere conosciuta perché mi piace divulgare e aiutare le persone a vivere meglio.</span> Per me è la cosa più bella del mondo».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Hai avuto delle difficoltà ad utilizzare i social?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Per <a href="https://www.tiktok.com/@gheulacanarutto">Tik Tok</a> sto aspettando un giovane che mi aiuti a capirlo. È una piattaforma difficile per me, perché o devo ballare, ma non sono molto brava oppure dovrei realizzare dei video con una durata massima di 60 secondi. Mi piace parlare e per questo motivo è troppo complicato. <a href="https://www.facebook.com/orthodoxinitaly">Facebook</a> invece è la mia piattaforma, ma utilizzando soltanto questo social non riuscivo ad arrivare ai giovani. Così ho deciso di aprire un profilo <a href="https://www.instagram.com/gheula_canarutto_nemni_/">Instagram</a>. Ho ancora tanto da imparare e non sono bravissima».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quali sono le reazioni degli utenti che guardano i tuoi video?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«<mark class='mark mark-yellow'>L’aspetto che sconvolge di più il mio pubblico è il metodo che noi ebrei adottiamo per studiare i testi, che non consiste solo nell’approccio letterale. Dio ha trasmesso all’uomo anche una tradizione orale, che il popolo ebraico legge e impara attraverso le interpretazioni dei rabbini.</mark> Non sono commenti inventati, ma sono messaggi che Mosè ha ricevuto da Dio stesso. Per tanti cattolici la tradizione orale e i commenti sono una scoperta. C’è un video in particolare che ha avuto molte visualizzazioni, in cui ho aperto tutti questi testi sul tavolo e mi hanno detto: “ma che cosa sono tutte queste cose?”. Da noi non esiste leggere un verso della Bibbia e non studiare subito il suo commento. Questa è la grandezza del popolo ebraico».</p>
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