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	<title>magzine &#187; droga</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Fentanyl, consumo e diffusione in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 12:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[fentanyl]]></category>
		<category><![CDATA[tossicodipendenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Everywhere, everything, everyone. Ovunque, qualsiasi cosa, chiunque. Il Centro Europeo per le Droghe e la Dipendenza da Droghe, Emcdda, titola così il suo report sul 2024. Scuote soprattutto quell’”everything”. Ci ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2025/02/fentanyl.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="fentanyl" /></p><p><span style="font-weight: 400;"><em>Everywhere, everything, everyone</em>. Ovunque, qualsiasi cosa, chiunque. Il <strong>Centro Europeo per le Droghe e la Dipendenza da Droghe</strong>, Emcdda, titola così il suo report sul 2024. Scuote soprattutto quell’”everything”. Ci si droga con qualsiasi sostanza psicoattiva, spesso senza sapere cosa sia contenuto nella dose.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dai dati emerge che nelle prime posizioni tra le droghe responsabili di overdose ci siano gli oppioidi, sempre di più sintetici e in poliabuso (con alcol, benzodiazepine e cocaina). Tra questi, il report mette in guardia sull’emergere dell’abuso di <strong>Fentanyl</strong>. Negli ultimi due anni in Europa ha causato 163 morti per overdose, di cui 73 solo in Germania. Il numero è però indicativo, perché, data la sua potenza elevata, non è sempre rilevato. </span><mark class='mark mark-yellow'>Negli Stati Uniti gli oppioidi sintetici sono responsabili del 74% delle morti per droga e dal 2021 al 2023 il Fentanyl ha ucciso 188.082 persone.</mark></p>
<h2>Da analgesico a sostanza d&#8217;abuso</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante sia diffuso soprattutto in America e sia prodotto soprattutto in Asia, il Fentanyl è stato sintetizzato per la prima volta in Europa, in Belgio. Nasce come anestetico generale ed ora è usato anche come <strong>analgesico</strong>. Lo si trova come polvere, come soluzione da iniettare, sotto forma di cerotto o di pasticche. <mark class='mark mark-yellow'>È cento volte più potente della morfina e solo due milligrammi sono letali.</mark></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal 2011 si è diffuso moltissimo negli Usa, dove ha causato una vera e propria “epidemia”, come altri oppioidi sintetici come l’ossicodone. In Italia il governo presenta una strategia preventiva contro queste sostanze nel 2024 e lo stesso anno a Perugia durante delle attività di prevenzione del danno viene trovato del Fentanyl in una dose di eroina. </span>«<mark class='mark mark-yellow'>È spesso usato per adulterare eroina o altri oppioidi e anche per produrre farmaci contraffatti. Spesso è miscelato alla cocaina.</mark> Molti sono inconsapevoli di usarlo perché è venduto come altro» spiega la dottoressa <strong>Anna Gambarota, dirigente medico del Ser.D di Accursio</strong>.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">La specialista sottolinea che la sostanza è reperita sia con <strong>canali illeciti</strong> (sempre più spesso, come «sostanza da strada») che leciti, con medici che a volte fanno della </span><strong><i>overprescription </i></strong><span style="font-weight: 400;">(prescrivono quindi in eccesso o in situazioni in cui non necessaria) perché manca una cultura sui rischi del medicinale. Il Fentanyl è usato soprattutto nel trattamento del dolore cronico oncologico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’analgesico può indurre nel paziente una <strong>dipendenza</strong> solo fisica, ma «è una pseudodipendenza, non si tratta di </span><i><span style="font-weight: 400;">addiction</span></i><span style="font-weight: 400;">, che è sia fisica che psichica». In questo caso quindi chi lo usa arriva a sentirne il bisogno solo per alleviare il dolore. A volte però viene prescritto anche a chi ha una storia di tossicodipendenza alle spalle, «in questo caso può portare a una reiterazione dell’</span><i><span style="font-weight: 400;">addiction</span></i><span style="font-weight: 400;">. La dipendenza è «una patologia cronica ad andamento recidivante» che viene innescata dall’uso di tali sostanze. </span>Lo stesso accade con altri oppioidi sintetici, come l’ossicodone e il tramadolo, «che ora sono più usati dei fentanili, ma l’incremento nell’abuso di fentanyl fa evidenziare un uso crescente degli oppioidi» spiega la dottoressa.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">In particolare <mark class='mark mark-yellow'>gli antidolorifici di questo tipo sono prescritti in eccesso alle donne</mark>, come evidenziano diversi studi della dottoressa <strong>Anna Paola Lacatena</strong>. La sociologa dirige il <strong>Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’Asl di Taranto</strong> e lavora in questo campo da 27 anni. La specialista sottolinea come tra il 1999 e il 2010 nel Nord America i decessi per overdose di </span><i><span style="font-weight: 400;">painkillers</span></i><span style="font-weight: 400;"> tra le donne siano aumentati del 400%. La facilità con cui questi farmaci sono prescritti è legata ad una maggior incidenza di disturbi d’ansia e depressione, ma anche «ad un trattamento superficiale di fasi come la menopausa, che può portare ad insonnia e depressione non da manuale, ma di passaggio». Come accade anche per gli uomini, non si tratta quasi mai di “monoassunzione”, ma di poliabuso in combinazione con altre sostanze che ne equilibrino gli effetti collaterali o potenzino il loro effetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va notato però che le donne sono solo il 15% della popolazione in cura nei centri per le dipendenze. Si tratta, afferma Lacatena, di una <strong>sottorappresentazione</strong>, dove la scarsità di accessi è dovuta allo stigma sociale e ai contesti in cui manca la fiducia nelle istituzioni. In alcuni casi si tratta, per esempio, di madri che temono l’allontanamento dei figli o di persone non autonome.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gambarota sottolinea come gli effetti sul breve termine nel consumatore siano simili a quelli associati ad altri oppiacei, come l’eroina: <mark class='mark mark-yellow'>«si prova una sensazione di rilassamento ed euforia, di sedazione. Si percepisce una riduzione del dolore. Sul lungo termine però si arriva alla dipendenza e si può creare una depressione respiratoria, soprattutto se se ne fa uso assieme a benzodiazepine o alcool, che sono anch’esse sostanze deprimenti. Il poliabuso ha un effetto sommatorio»</mark>. Il corpo smette quindi di ventilare aria e si può arrivare ad un arresto cardiaco e quindi alla morte. In questo caso il personale sanitario e dal 2024 anche le forze dell’ordine sono istruiti ad utilizzare il naloxone (il cui nome commerciale è Narcan), che agisce da antagonista alla depressione respiratoria. Soprattutto con sostanze forti come il Fentanyl è fondamentale agire prontamente con la terapia antagonista e in alcuni casi somministrarla più volte.</span></p>
<h2>Consumo illecito e <i>overprescription</i></h2>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Nel Ser.D di Accursio, dove la dottoressa Gambarota lavora da 28 anni, sono in cura circa 800 pazienti.</mark> «Di loro circa la metà sono in terapia per un disturbo da uso di oppiacei, da strada o prescritti legalmente».  In particolare due persone hanno detto di aver fatto uso di Fentanyl. «Uno ha fatto uso di fentanili acquistati illecitamente ed ora è sotto terapia antagonista. L’altra persona aveva avuto problemi di dipendenza, ma gli è stato prescritto il Fentanyl come parte di terapia del dolore». Gambarota spiega che in questo caso l’anamnesi del paziente avrebbe dovuto mettere sull’avviso il medico. Il paziente è stato invece esposto ad una dipendenza da rientro: «Non faceva uso di sostanze da 14 anni, ma era ormai affetto da varie patologie. Tre anni di terapia con il Fentanyl hanno riattivato l’</span><i><span style="font-weight: 400;">addiction</span></i><span style="font-weight: 400;">». Non si tratta di un caso isolato: «Altri pazienti dipendenti o ex dipendenti da eroina hanno detto di aver avuto una prescrizione per cerotti con fentanili da parte del medico di base o di un ortopedico».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sociologa Lacatena racconta che nell’Asl di Taranto due o tre pazienti riferiscono di aver provato il Fentanyl, comprandolo dalla strada. In tutti i casi si tratta di «persone già dipendenti da anni dall’eroina, proprio per questo meno spaventati dagli oppioidi. Erano consapevoli, volevano provare il Fentanyl, ma l’esperienza li ha spaventati e non sono andati avanti. <mark class='mark mark-yellow'>L’effetto era troppo potente, per loro non era una sensazione piacevole</mark>». I pazienti raccontano di aver provato una fortissima sedazione: «Non erano vigili come invece garantiva l’eroina. Sentirsi completamente assenti dalla realtà ha dato loro un senso di malessere».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mercato illecito è in espansione, anche sul web. Sono però significative anche le quantità delle prescrizioni e il loro uso. Non solo a volte viene prescritto a persone vulnerabili, ma la dottoressa Gambarota spiega che «in alcuni casi le persone a cui è prescritto lo passano a parenti ed amici, non pensando sia una sostanza molto forte. Alcuni pazienti poi fanno </span><i><span style="font-weight: 400;">doctor shopping</span></i><span style="font-weight: 400;">, quindi cambiano medico più volte per ottenere più prescrizioni». La dottoressa Lacatena racconta che molti usano prescrizioni fatte ad altre persone. </span>Queste tendenze secondo la sociologa devono spingere ad <mark class='mark mark-yellow'>«alzare il livello di vigilanza attraverso la prevenzione e l’appropriatezza delle prescrizioni mediche, evitando utilizzi prolungati come analgesici nel dolore cronico non oncologico o come anestetici nella sofferenza psichica, considerato l’alto rischio di sviluppare un disturbo da uso di oppioidi».</mark></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gambarota dice: «Se dovessi fare una stima sulla realtà che vedo qui, direi che sono in aumento i pazienti che hanno ricevuto una prescrizione per farmaci con oppioidi sintetici o hanno usato prescrizioni fatte ad altri. Sono di più di coloro che dicono di comprarlo illecitamente, anche se sul sommerso si possono fare solo ipotesi. Quasi nessuno riferisce di averlo reperito online ad esempio, ma può darsi che semplicemente non venga detto dal paziente». La dottoressa sottolinea inoltre che le persone più a rischio sono <strong>i giovani</strong>: «Sono i più vulnerabili per la propria età che li espone al rischio di reiterazione. Ci sono anche fattori di familiarità o legati a disturbi della personalità o a contesti di vita problematici». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad avvicinare a questo tipo di sostanze, aggiunge, «è lo stesso motivo che avvicina a qualsiasi altra sostanza. Si ricerca un senso di benessere, dà la sensazione di stare bene, gli stupefacenti così come l’alcol sono gratificanti. Per i giovani spesso è anche un uso ricreativo, ci si “sballa”. Agisce però anche su una situazione di disagio in molti casi».</span></p>
<p>Di fronte a quella che da molti oltreoceano è definita un’epidemia che miete decine di migliaia di morti, viene da chiedersi se negli anni l’abuso di droghe sia peggiorato. Per Gambarota è caratteristico di «che ogni epoca abbia sostanze diverse. In gioco ci sono tanti fattori, come il contesto socioeconomico e storico. Sicuramente siamo in un periodo di precarietà e i giovani hanno poche speranze. Più che altro però negli anni cambiano le sostanze. Si tratta comunque di un mercato, che funziona su domanda e offerta».</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche nell’esperienza della sociologa Lacatena le tendenze nell’uso delle sostanze evolvono negli anni: «Negli anni ‘80 e ‘90 c’erano la cocaina e l’eroina, ora si usano di più gli oppioidi sintetici, anche per un opportunismo di produzione. Dopo il loro ritorno al potere nel 2021 i talebani hanno distrutto le piantagioni di papavero da oppio per accreditarsi agli occhi della comunità internazionale e per il loro costo e l’imprevedibilità legata alle alterazioni climatiche. <mark class='mark mark-yellow'>Le sostanze sintetiche pesano di meno, sono più occultabili e si possono creare anche in un laboratorio con strumenti minimi, anche se questo comporta grandi rischi. Vige la regola aurea della potenza e le droghe naturali non ne avranno mai quanto quelle sintetiche</mark>».</span></p>
<h2>Politiche di riduzione del danno</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo, tra coloro che si impegnano sul tema della <strong>tossicodipendenza</strong>, c’è chi sottolinea che la diffusione di Fentanyl come sostanza d’abuso è molto bassa nel nostro Paese, se non addirittura nulla. Lo testimonia, per esempio, <strong>Claudio Cippitelli</strong>, sociologo dirigente del <strong>Forum Droghe</strong> e membro della <strong>cooperativa Pars</strong> per l’implementazione di politiche per la riduzione del danno, che afferma: «Noi il Fentanyl non lo abbiamo mai visto, né lo hanno le persone che consumano e che hanno un rapporto con noi». Le persone che vengono seguite dal lavoro di Cippitelli sono giovani e anziani, perché, come ricorda lui, i consumatori di sostanze stupefacenti coprono mediamente tutte le fasce d’età. «Noi, che facciamo anche analisi delle sostanze attraverso la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Spettroscopia_Raman" target="_blank">metodologia del Raman</a>, ovvero uno strumento che legge le sostanze per capirne la composizione, non abbiamo mai trovato fentanyl. Ci eravamo anche attrezzati con delle strisce reattive al Fentanyl che abbiamo distribuito a tutti, proprio perché avevamo paura che quello che è successo in America succedesse anche da noi, e che quindi ci fosse un massiccio arrivo di fentanyl, però al momento non ci risulta sia accaduto nulla di tutto ciò».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo quanto osservato tramite il proprio lavoro, Cippitelli ricostruisce quali sono le sostanze che sembrano più diffuse: «Si consumano di più cocaina, eroina e metadone, ma anche consumi che definiamo “poveri” o “poverissimi”, come il crack». Per “consumi poveri” si intendono quelle sostanze destinate a persone con una disponibilità economica bassa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo aver ripercorso quali sono le droghe più diffuse attualmente sul nostro territorio, Cippitelli non si lascia sfuggire un attacco nei confronti del governo e del suo metodo per affrontare la questione, in particolar modo legato al <a href="https://www.governo.it/it/articolo/piano-nazionale-di-prevenzione-contro-l-uso-improprio-di-fentanyl-e-di-altri-oppioidi-0" target="_blank">Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl</a>. «Il programma del governo potrebbe trovare una declinazione operativa più utile attraverso la promozione delle attività di analisi delle sostanze – il cosiddetto </span><i><span style="font-weight: 400;">drug checking</span></i><span style="font-weight: 400;"> – e fornendo a tutte le unità di strada, per esempio, l’abilitazione e la possibilità di fare le analisi, sia delle sostanze vere e proprie sia della “parafernalia”, ovvero gli strumenti che vengono abbandonati come le siringhe e i filtri e nei quali rimane traccia della sostanza».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Tutto questo è lontano dall’idea del governo – continua Cippitelli – che fa grandi allarmi, mentre l’unica misura reale che ci indicherebbe se abbiamo un problema è capire tramite questo metodo se sta la sostanza sta arrivando nel nostro Paese. Non bastano i sequestri, perché essendo il Fentanyl una sostanza così efficace in bassissime dosi è più difficile da sequestrare, per esempio, rispetto alla marijuana, che è più voluminosa». Cippitelli conclude poi l’intervista evidenziando come, secondo lui, sia necessario combattere una vera battaglia preventiva nei confronti della diffusione del Fentanyl e, in generale, delle sostanze d’abuso: <mark class='mark mark-yellow'>«Insisto sul fatto che, per evitare che tutto questo diventi una realtà, noi abbiamo necessità di monitorare le piazze, abbiamo necessità di implementare le politiche di riduzione del danno e di aumentare la capacità di fare analisi delle sostanze sulla strada direttamente dai consumatori. Questa è l&#8217;unica misura preventiva, perché il drug checking è una misura di prevenzione».</mark></span></p>
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		<title>La droga nel milanese: due indagini e 14 accuse di spaccio tra Carugate e Abbiategrasso</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 20:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Ricciarelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
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		<description><![CDATA[Con oltre 19mila tossicodipendenti in cura, la Lombardia è oggi il primo mercato nazionale del traffico di stupefacenti. E proprio questa mattina, a Milano, le forze dell’ordine hanno emesso misure ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1635" height="945" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/02/Giro-di-nera-16-febbraio-2023.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Carabinieri di Milano" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Con oltre 19mila tossicodipendenti in cura, la Lombardia è oggi il primo mercato nazionale del traffico di stupefacenti.</mark> E proprio questa mattina, a Milano, le forze dell’ordine hanno emesso misure cautelari nei confronti di <strong>14 persone</strong> accusate di spaccio. Le indagini sono state due: la prima, tenuta dal Nucleo Investigativo milanese, ha indagato su un gruppo di albanesi di <strong>Carugate</strong> dediti al traffico di cocaina; la seconda, in mano alla Compagnia Carabinieri di <strong>Abbiategrasso</strong>, ha portato all’arresto di alcuni egiziani accusati anche loro di spaccio.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Le indagini sono state due: la prima, tenuta dal Nucleo Investigativo milanese, ha indagato su un gruppo di albanesi di Carugate dediti al traffico di cocaina; la seconda, in mano alla Compagnia Carabinieri di Abbiategrasso, ha portato all’arresto di alcuni egiziani accusati anche loro di spaccio</span></p>
<p><strong>LA PRIMA OPERAZIONE, A CARUGATE</strong> – Sembrava un appartamento, ma in realtà era una vera <strong>raffineria</strong> per la produzione e per il confezionamento di stupefacenti. <mark class='mark mark-yellow'>Al suo interno, i carabinieri di Carugate hanno trovato 13 chili di droga e oltre 77mila euro in contanti, a cui si aggiungono i 160mila euro sequestrati stamattina dalle forze dell’ordine.</mark> Ad essere indagato è un gruppo di <strong>sette albanesi</strong> (di cui due arrestati), due marocchini e un rumeno. Nelle scorse ore è stato poi arrestato in flagranza ad Asti, con 75 grammi di cocaina, anche il <strong>fratello</strong> di uno degli spacciatori albanesi. Secondo quanto emerso dalle indagini, <mark class='mark mark-yellow'>la droga doveva essere recapitata in varie provincie del Nord Italia</mark> tra cui Bergamo, Torino, Cremona, Monza e Brianza.</p>
<p><strong>LA SECONDA OPERAZIONE, AD ABBIATEGRASSO</strong> – Questa mattina, ad Abbiategrasso, i carabinieri hanno emesso <strong>sette ordinanze di misura cautelare</strong> nei confronti di un <strong>gruppo di egiziani</strong> operativi nel traffico di stupefacenti. Cinque di loro sono stati arrestati, due si trovano agli arresti domiciliari e altri due sono irreperibili. <mark class='mark mark-yellow'>La polizia ha trovato circa 200 grammi di cocaina e cento grammi di hashish.</mark>Secondo il tenente Minucci, <mark class='mark mark-yellow'>il gruppo operava come un’associazione e gestiva un vero e proprio “mercato al dettaglio” di stupefacenti</mark>, reperendo pochi quantitativi di sostanze in base alle richieste. Minucci ha poi spiegato che i principali acquirenti sembrerebbero provenire dalla <strong>Milano sud</strong> e dalle provincie di <strong>Pavia</strong> e di <strong>Novara</strong>. Le indagini hanno confermato come gli spacciatori siano ricorsi alla <mark class='mark mark-yellow'>violenza verso i tossicodipendenti inadempienti</mark>, con due tentativi di rapina e un’estorsione.</p>
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		<title>FUORICAMPO #19 &#124; Giornata internazionale contro l&#8217;abuso e il traffico di stupefacenti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2022 11:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Valori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Beautiful Boy]]></category>
		<category><![CDATA[Climax]]></category>
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		<category><![CDATA[Traffic]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di droga in ambito cinematografico oramai la prima cosa a cui si fa riferimento è un titolo che cinematografico non è. Breaking Bad fu a suo tempo, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-6PpZvCMxIQ-HweLSDnpTHg.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Breaking Bad, Vince Gilligan (2008-2013)" /></p><p>Quando si parla di droga in ambito cinematografico oramai la prima cosa a cui si fa riferimento è un titolo che cinematografico non è. <em>Breaking Bad</em> fu a suo tempo, e rimane tuttora, un fenomeno epocale che  ha rivoluzionato il modo di concepire le serie Tv, portando l&#8217;autorialità nel mondo televisivo. Cinque stagioni che raccontano nei minimi dettagli la parabola di Walter White, descrivendo i meccanismi loschi del traffico di droga, della dipendenza e dell&#8217;orgoglio umano. Ovviamente anche nel cinema esistono esempi illustri, da <em>Requiem for a Dream</em> (2000) di Darren Aronofsky, fino al sorprendente <em>Berlin Calling</em> (2008) di <span class="LrzXr kno-fv wHYlTd z8gr9e">Hannes Stöhr, divenuto celebre per la colonna sonora firmata dal dj Paul Kalkbrenner, qui anche in veste di attore protagonista. </span></p>
<p><span class="LrzXr kno-fv wHYlTd z8gr9e">Noi di FUORICAMPO ne abbiamo scelti altri quattro per ricordare l&#8217;importanza della giornata internazionale contro l&#8217;abuso e il traffico di stupefacenti. Buona visione!</span></p>
<p><strong><em>Paura e delirio a Las Vegas</em>, Terry Gilliam (1998)</strong></p>
<p><img class="alignnone  wp-image-59233" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/depp-e-del-toro-1024x561.png" alt="depp e del toro" width="735" height="403" /></p>
<p>«Adesso andiamoci a prendere il sogno americano». Questa non è la prima battuta del film ma si può dire che <em>Paura e Delirio a Las Vegas</em> (1998) inizia così. Siamo nel 1971 e al giornalista, realmente esistito, Raoul Duke (Johnny Depp) gli viene commissionato dal suo giornale un reportage sulla gara motociclistica off-road <em>Mint 400</em> che si tiene annualmente nel deserto intorno a Las Vegas. Lo accompagnerà nell&#8217;impresa il Dott. Gonzo (Benicio del Toro), un irascibile e corpulento avvocato samoano. Un&#8217;avventura <em>on the road</em> tre le lunghe distese di sabbia del Nevada, rese ancora più sterminate dagli acidi che Duke e Gonzo ingurgitano senza soluzione di continuità.</p>
<p>Il sogno americano di cui parlavano all’inizio è tutto nell’eccesso sfrenato e nel superbo infrangersi delle regole. È un mondo tutto interno quello di Duke e Gonzo che si scontra solo raramente con il reale. Le persone sembrano una pittura astratta su una tela tutta psicologica. Terry Gilliam mette in scena un film serrato dove non c’è mai la certezza della scena successiva: ogni sequenza è un salto nel buio, un lapsus mentale tra le crepe della psiche. Duke e Gonzo non sono mai sobri, mai lucidi e il film segue le loro sinapsi. I colori e le inquadrature, sempre eccessivi, aiutano il travolgente svolgersi della trama che non esiste.</p>
<p>Un incubo superbo e colorato, dove però rimane l’amaro in bocca per la condizione frantumata in cui si trovano i protagonisti: senza via, senza scelta, senza verità.</p>
<p><strong>Lorenzo Buonarosa</strong></p>
<p><strong><em>Traffic</em>, Steven Soderbergh (2000)</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/MV5BNzVhNjAzYTctZTRlNy00OTY4LWIyYjEtMWE5MmNlNzhiNTlhXkEyXkFqcGdeQXVyOTc5MDI5NjE@._V1_.jpg"><img class="alignnone  wp-image-59302" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/MV5BNzVhNjAzYTctZTRlNy00OTY4LWIyYjEtMWE5MmNlNzhiNTlhXkEyXkFqcGdeQXVyOTc5MDI5NjE@._V1_.jpg" alt="MV5BNzVhNjAzYTctZTRlNy00OTY4LWIyYjEtMWE5MmNlNzhiNTlhXkEyXkFqcGdeQXVyOTc5MDI5NjE@._V1_" width="738" height="415" /></a></p>
<p>Tre trame che si intrecciano tra Messico e Stati Uniti. La prima, con protagonista un poliziotto messicano interpretato Benicio del Toro, è ambientata nella frontiera e racconta le operazioni di sequestro e arresto per smantellare il cartello di Tijuana. La seconda storia ha come protagonista Robert Wakefield (Michael Douglas), giudice conservatore capo del Dipartimento anti droga di Washington, e sua figlia Caroline. La scoperta della tossicodipendenza della ragazza lo getta in una crisi personale, oltre che professionale. La terza storyline si collega invece in maniera diretta con le vicende del cartello messicano: si svolge nella città di San Diego e ha come protagonisti due agenti della DEA.</p>
<p><em>Traffic</em> è considerato il capolavoro di Steven Soderbergh, ma non è un’esagerazione ritenerlo uno dei migliori film in assoluto nel suo genere, considerando anche la struttura non convenzionale che vede i personaggi di ogni episodio incontrarsi, in modo casuale, con gli altri protagonisti. Vincitore di quattro premi Oscar, tra cui regia e montaggio, in modo sorprendente non venne candidato per quella che forse è la sua qualità migliore: la fotografia. Le tre storie si differenziano infatti per l’utilizzo dei colori. La trama di San Diego è la sola ad avere una fotografia standard, non a caso è l’unica delle tre ad avere un finale aperto; quelle ambientate in Messico e a Washington sono invece virate con un procedimento chimico tipico della stampa fotografica. La prima è caratterizzata da un giallo molto caldo, la seconda da un blu grigiastro.</p>
<p>Ejzenstejn parlava di simbolismo del colore, ovvero del potere del cinema di creare delle corrispondenze arbitrarie tra immagine e senso. In <em>Traffic</em> Steven Soderbergh, sotto lo pseudonimo di Peter Andrews, oltre che regista è anche direttore della fotografia e dà al colore una leggibilità in termini di significato e gerarchizzazione: attraverso le tonalità lo spettatore percepisce lo stato d’animo malinconico e depresso di Wakefield o le pressioni asfissianti che opprimono la politica e la società messicana. Allo stesso tempo chi guarda comprende anche quale sia la storyline che fa da connettore, quella di San Diego, che vede l’assenza di sfumature. L’ultimo grande pregio della pellicola è la sottile vena poetica che la contraddistingue e che raramente emerge in film polizieschi che hanno a che fare col traffico di droga. Le scene che aprono e chiudono l’episodio messicano – e anche il film – ne sono la dimostrazione più alta.</p>
<p><strong>Samuele Valori</strong></p>
<p><strong><em>Climax</em>, Gaspar Noé (2018)</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/climax_01-e1621583934480.jpg"><img class="alignnone  wp-image-59208" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/climax_01-e1621583934480.jpg" alt="climax_01-e1621583934480" width="736" height="337" /></a></p>
<p>Una preproduzione di appena quattro settimane, quindici giorni di riprese in un edificio abbandonato, un copione di poche pagine e completa libertà improvvisativa agli attori. Basterebbe questo a catalogare <em>Climax</em> come un film fuori dall’ordinario. Gaspar Noé lancia una sfida allo spettatore fin dall’inizio &#8211; che si rivelerà essere poi qualcos’altro &#8211; facendo comparire i titoli di coda sul corpo insanguinato di una donna che urla disperata in mezzo alla neve. Il resto del film è divisibile in tre parti: un long take in cui tutti i protagonisti si presentano e compaiono sullo schermo di una tv circondata dalle cassette di film famosissimi, probabilmente fonti d’ispirazione del regista, e due lunghi piani sequenza, l’ultimo addirittura di 42 minuti.</p>
<p>La storia è ispirata a una vicenda reale avvenuta in Francia nell’inverno del 1996. I protagonisti sono i membri di una compagnia di danza che, terminate le prove della coreografia, iniziano un party a base di sangria. La situazione degenera quando tutti coloro che hanno bevuto iniziano ad avere allucinazioni per effetto dell’LSD che qualcuno ha messo nella bevanda alcolica. Nella scena della danza, anch’essa disturbante per la fotografia e le movenze, riecheggia <em>Suspiria</em>, ma è solo l’inizio. Tutto ciò che segue è una terrificante rappresentazione degli effetti collaterali della droga: la totale perdita di controllo e di umanità di gran parte dei personaggi coinvolge anche chi non ha bevuto la sangria, come la giovane Lou che ha da poco scoperto di essere incinta.</p>
<p>Tra scene d’incesto, autolesionismo e persino un bambino in preda al terrore rinchiuso in uno stanzino, lo spettatore è vittima di un paradosso: resistere alla tentazione di guardare, di seguire l’avanzare traballante di Selva e le contorsioni di Rocket. Presenza incessante è la musica, non la ferma nemmeno il blackout, che spazia dalla dance anni Novanta fino al rock. A tratti sembra che sia la stessa musica la causa dello stato confusionale dei personaggi, eppure, appena si spegne, lascia spazio ad un silenzio ancor più terrificante e allora è meglio che tutti ricomincino a ballare. Noé mette in scena la bruttura dell’essere umano, istigando il sospetto che il nostro io più profondo spunti fuori quando viene meno la coscienza. E non è un bello spettacolo.</p>
<p><strong>Samuele Valori</strong></p>
<p><strong><em>Beautiful Boy</em>, Felix Van Groeningen (2018)</strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Beautiful-Boy-film-al-cinema-recensione-1280x720.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-59297" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Beautiful-Boy-film-al-cinema-recensione-1280x720-300x168.jpeg" alt="Beautiful-Boy-film-al-cinema-recensione-1280x720" width="655" height="367" /></a></p>
<p>Prima con Alabama Monroe, poi con la storia di Nic Sheff, Felix Van Groeningen sceglie di confrontarsi ancora con una tragedia familiare e finisce per rimanere intrappolato nella rappresentazione edulcorata del dolore. In questo film dove tutto è finzione, estetica e manierismo il regista belga si dimostra incapace di valorizzare la drammaticità dei cupi momenti che più volte rischiano di portare alla resa il padre del ragazzo, David Sheff (Steve Carell).</p>
<p>Una difficoltà che si riscontra nell’abuso della colonna sonora: un susseguirsi di brani musicali che a partite dallo stesso <em>Beautiful Boy </em>di Jhon Lennon e proseguendo, tra gli altri, con <em>Territorial Pissings</em> dei Nirvana, <em>Song to the Siren</em> di Tim Buckley e con <em>Heart of Gold</em> di Neil Young, intervengono come didascalie laddove i dialoghi e la tensione espressiva dei personaggi non sono in grado di conferire profondità. Lo schema narrativo è presto detto: Nicolas (Thimothée Chalamet) è un ragazzo intelligente, sensibile, un’infanzia felice alle spalle e un futuro tutto da costruire, ma un’inquieta malinconia lo spinge nel baratro della Crystal Meth.</p>
<p>“Close your eyes, have no fear. The monster&#8217;s gone, he&#8217;s on the run and your daddy&#8217;s here”, cantava John Lennon e con le stesse parole David accompagna suo figlio passo per passo. È l’ennesima notte brava che costringe l’uomo a fare i conti con un’amara realtà, perché le continue ricadute di quel ragazzo appassionato e brillante, che nel corso della pellicola conosciamo grazie a flash back e viaggi temporali, sembrano volergli dimostrare che l’amore non sempre basta anche quando è incondizionato. Eppure, è proprio il legame con il padre a salvare Nic. Il lieto fine arriva, dunque, ma per la storia e non per il film che cercando di fare leva sull’emotività finisce per banalizzare i sentimenti e idealizzare un tema come quello della lotta alla tossicodipendenza.</p>
<p><strong>Selena Frasson</strong></p>
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		<title>Salario minimo e dichiarazioni di Medvedev &#8211; Le quattro notizie del giorno</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 19:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Salario minimo, l’Unione Europea stabilisce le linee guida per gli Stati membri “Garantire una vita dignitosa ai lavoratori e ridurre la povertà lavorativa”, per questo la Commissione Europea ha approvato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2200" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/TLCWSOFZEFHTZBTZVTYEHYDGUM.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="FILE PHOTO: Russian President Putin and Prime Minister Medvedev attend a wreath-laying ceremony marking the anniversary of the Nazi German invasion in Moscow" /></p><p><strong>Salario minimo, l’Unione Europea stabilisce le linee guida per gli Stati membri<br />
</strong>“Garantire una vita dignitosa ai lavoratori e ridurre la povertà lavorativa”, per questo la Commissione Europea ha approvato le linee guida sul salario minimo, che dovranno essere recepite dagli Stati membri. <mark class='mark mark-yellow'> Nessun obbligo, però, per i Paesi dell’Unione: Bruxelles non può legiferare in materia di politica economica, ma indicare una strada da seguire. Pare esclusa, per ora, una soglia minima di retribuzione stabilita dalla Commissione. </mark> La contrattazione collettiva dei contratti di lavoro è il metodo suggerito dall’Unione: così i lavoratori potrebbero contare su una maggiore forza durante le trattative con le aziende. Secondo la Commissione l’80% è la percentuale delle contrattazioni in cui devono essere coinvolte le parti sociali. Mentre Bruxelles esprime soddisfazione per “una tappa importante per l’Europa sociale”, la politica italiana si divide. Roma è uno dei sei paesi che non prevede un salario minimo: Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico ne chiedono l’approvazione per combattere il lavoro povero, il centrodestra si oppone. Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta argomenta che “il salario non può essere moderato, ma deve corrispondere alla produttività”. Confindustria rende noto che un minimo di nove euro l’ora, questa l’ipotesi più accreditata secondo Palazzo Chigi, non riguarda l’associazione perché per il presidente Carlo Bonomi, “i nostri contratti sono tutti superiori” a tale cifra. Tuttavia, <mark class='mark mark-yellow'> 4,6 milioni milioni di italiani – uno su tre – hanno uno stipendio inferiore a 9 euro l’ora. </mark></p>
<p>(Giorgio Colombo)</p>
<p><strong>Guerra in Ucraina, Medvedev: &#8220;Odio gli occidentali, voglio farli sparire&#8221;</strong><br />
L&#8217;ex presidente russo e ora vice capo del Consiglio di Sicurezza della Federazione, Dmitri Medvedev, non ha usato mezzi termini per spiegare le sue dure posizioni contro l&#8217;Occidente. Sul suo canale Telegram ha scritto: <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Mi viene spesso chiesto perché i miei post sono così duri, la risposta è che li odio. Sono bastardi e imbranati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire&#8221;.</mark><br />
“Gravissime e pericolose le affermazioni di Medvedev”, ha detto il ministro degli esteri Luigi Di Maio. “Sono parole inaccettabili, che ci preoccupano fortemente anche perché arrivano dal vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo. Non è un segnale di dialogo, non è un&#8217;apertura verso un cessate il fuoco, non è un tentativo di ritrovare la pace, ma sono parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;È doveroso &#8211; prosegue Di Maio &#8211; smettere di alimentare tensioni con provocazioni e minacce. Le affermazioni che arrivano oggi, invece, non lasciano dubbi e allontanano da parte russa la ricerca della pace.</mark> Piuttosto danno linfa a una campagna d&#8217;odio contro l&#8217;Occidente, contro quei Paesi che stanno cercando con insistenza la fine delle ostilità in Ucraina&#8221;.<br />
Il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell&#8217;Aeronautica Militare, ha commentato le frasi di fuoco di Dmitry Medvedev sull&#8217;Occidente affermando che: “Sono il segno dell’irritazione per questi nuovi armamenti in arrivo. In effetti li temono molto perché sono armamenti di precisione”.</p>
<p>(Giovanni Corzani)</p>
<p><strong>Mosca concorda con Kiev e Ankara una via per il grano: previsto un corridoio da Odessa</strong><br />
La scommessa di Erdogan per sbloccare la crisi mondiale del grano è alla resa dei conti. Secondo quanto ha rivelato il quotidiano russo Izvestia, Mosca avrebbe concordato con Kiev e Ankara uno schema preliminare per l’uscita delle navi ucraine cariche di grano dal porto di Odessa. <mark class='mark mark-yellow'> Il piano prevederebbe in primis lo sminamento del Mar Nero da parte dei genieri turchi e in seguito la scorta della Marina di Ankara ai cargo fino alle acque neutrali. </mark> L’accordo, raggiunto tra le parti grazie alla mediazione turca, riguarda per il momento solo Odessa, ma sarà al centro della visita di mercoledì del ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. Ora, la sfida per Erdogan sarà quella di riuscire a convincere Kiev, ancora timorosa che la riapertura dei porti possa offrire al Cremlino il pretesto per attaccare. “Putin dice che non userà le vie commerciali per attaccare Odessa. Si tratta della stessa persona che diceva al cancelliere tedesco Scholz e al presidente francese Macron che non avrebbe attaccato l’Ucraina”, ha dichiarato il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba. Sull’accordo tra Russia e Ucraina è intervenuta anche la Coldiretti: <mark class='mark mark-yellow'> “L’apertura di un corridoio per far uscire le navi cariche di grano da Odessa importante per salvare dalla carestia quei 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione </mark> e risentono quindi in maniera devastante dall’aumento dei prezzi dei cereali causato dalla guerra”. Continua: “con il via libera alla partenza delle navi cargo si libera lo spazio nei magazzini per accogliere i nuovi raccolti di grano in arrivo tra poche settimane per un quantitativo di stimato di 19,4 milioni di tonnellate, circa il 40% in meno rispetto ai 33 milioni di tonnellate previsti per questa stagione”.</p>
<p>(Lorenzo Aprile)</p>
<p><strong>A Trieste uno dei più importanti sequestri di droga in Europa<br />
</strong>Le indagini, durate oltre un anno hanno portato a 38 arresti. Sono iniziate infatti a maggio scorso con la cooperazione della magistratura e della polizia colombiana, coordinata con l’Usa Homeland Security Investigations. È stata, così, ricostruita la fitta rete di rapporti tra i produttori di cocaina sudamericani e gli acquirenti sul territorio nazionale ed europeo, facenti capo a noti contesti di criminalità organizzata operanti in Italia in varie regioni dal Veneto a Lombardia, Lazio e Calabria. La raccolta delle prove è stata resa possibile attraverso ben 19 “consegne controllate” consecutive, sviluppatesi da maggio 2021, grazie alle quali sono stati individuati importanti mediatori nel sistema del narcotraffico mondiale e un gran numero di membri che operavano sia in territorio nazionale che estero. <mark class='mark mark-yellow'> I grammi netti di cocaina sono 4.300 e si stima che questa quantità di droga sia stata pagata circa 96 milioni di euro da gruppi criminali acquirenti. </mark> Sul mercato italiano è stata la vendita al dettaglio a duplicarne il valore finale, arrivando a un prezzo di almeno 240 milioni di euro. Oltre alla droga sono state sequestrate anche auto di lusso, un Tir e un Suv del valore di oltre 100mila euro. <mark class='mark mark-yellow'> Sono invece 1.850.000 gli euro in contanti ritirati: ingenti risorse finanziarie e patrimoniali sono state sottratte alla disponibilità delle organizzazioni criminali. </mark> Il merito è da attribuire al lavoro degli specialisti della Guardia di finanza, che hanno agito a stretto contatto e in perfetta unità d&#8217;intenti con l&#8217;Autorità Giudiziaria.</p>
<p>(Lorenzo Cascini)</p>
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		<title>Off the Radar – dieci pezzi da non perdere #51</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2022 16:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Galiè]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[#energia]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
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		<description><![CDATA[Torna Off the Radar, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana. Nei dieci pezzi selezionati si spazia dai risvolti umani ed economici del conflitto russo-ucraino ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="680" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/HoliFestival_Wikimedia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Holi Festival 2014 presso il Sri Sri Radha Krishna Temple. Autore: Steven Gerner. Fonte: Flickr.com" /></p><p>Torna <strong>Off the Radar</strong>, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori <strong>longform</strong> e <strong>reportage</strong> della settimana. Nei dieci pezzi selezionati si spazia dai risvolti umani ed economici del conflitto russo-ucraino ai ricordi della pandemia, dai racconti di persone costrette a fare i conti con discriminazioni e criminalità alle festività di questi giorni <span style="color: #000000;">che celebrano</span> antiche tradizioni. Buona lettura!</p>
<p>Fra i <strong>tre milioni di ucraini</strong> che sono scappati dalla guerra c’è <strong>Ivanna</strong>, che, con i suoi bambini, si è rifugiata dalla sorella Olga nel Maryland, sulla costa orientale degli Stati Uniti. Si sente fortunata per la nuova vita, ma infelice pensando ad amici e parenti che si svegliano con il rumore delle bombe. (<a href="https://www.washingtonpost.com/dc-md-va/2022/03/17/ukraine-refugee-maryland-lviv-zelensky/" target="_blank">The Washington Post</a>)</p>
<p>«La forza e il cuore del popolo russo mi hanno sempre ispirato. Ecco perché spero mi permetterete di dirvi la <strong>verità</strong> sulla <strong>guerra in Ucraina</strong>»: con queste parole <strong>Arnold Schwarzenegger</strong> si rivolge con una lettera agli &#8220;amici russi&#8221; e parla dell&#8217;affetto che prova per la loro patria ricordando il suo incontro con <strong>Yury Petrovich Vlasov</strong>, sollevatore di pesi russo nato in Ucraina. (<a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2022/03/schwarzenegger-russia-ukraine-war-message/627100/" target="_blank">The Atlantic</a>)</p>
<p>La routine come rifugio, l’accumulo come risposta al trauma. Il <strong>lockdown</strong> e il <strong>Covid</strong> hanno cambiato la vita di molte persone della <strong>Bay Area </strong>di<strong> San Francisco</strong> che, tra il 2020 e il 2021, hanno raccolto oggetti e riflessioni legati alla loro vita quotidiana durante la pandemia e li conservano tuttora, per non dimenticare. (<a href="https://www.sfchronicle.com/bayarea/article/We-ve-lost-so-much-during-the-pandemic-Here-17002212.php" target="_blank">San Francisco Chronicle</a>)</p>
<p>Nella California di oggi, <strong>migliaia di donne indigene</strong> stanno scomparendo nel nulla. Nipoti, amiche, figlie private delle madri e costrette a crescere con le nonne, persone che stanno pagando il prezzo di una mentalità maschilista e oppressiva, mentre la polizia si volta dall’altra parte. (<a href="https://www.nationalgeographic.com/history/article/california-crisis-missing-indigenous-women" target="_blank">National Geographic</a>)</p>
<p><strong>Lia Thomas</strong> è stata una delle migliori nuotatrici del Texas. Il suo corpo mascolino, tuttavia, l&#8217;ha portata <span style="color: #000000;">a mettere in discussione</span> la propria identità sessuale, così ha iniziato un <strong>percorso di transizione</strong>. Le sue vittorie l&#8217;hanno messa al centro di un dibattito sugli <strong>atleti trans</strong>. (<a href="https://www.newyorker.com/sports/sporting-scene/how-one-swimmer-became-the-focus-of-a-debate-about-trans-athletes" target="_blank">The New Yorker</a>)</p>
<p>Gli<strong> Stati Uniti</strong> accolgono le tradizioni di tutto il mondo e quella di <strong>San Patrizio </strong>non fa eccezione: la ricorrenza si celebra anche a New York e Chicago, ma il sangue irlandese scorre anche in <strong>due piccole città</strong> nel Massachusetts e nell’Indiana, i cui abitanti sentono questa festa più di ogni altra in America. (<a href="https://www.bbc.com/news/uk-northern-ireland-60749788" target="_blank">BBC</a>)</p>
<p>L&#8217;arma di <strong>food power</strong> più antica che ci sia: il <strong>grano</strong>. Dalla Grecia Antica alla guerra in Ucraina, anche <strong>Vladimir Putin</strong> punta tutto su questo strumento di pressione geopolitica. (<a href="https://www.arte.tv/it/videos/103960-026-A/dietro-le-mappe-il-grano-arma-del-food-power/" target="_blank">Arte</a>)</p>
<p>Si chiama <strong>H100</strong> il progetto che nei prossimi tre anni fornirà gratuitamente <strong>energia pulita</strong> a trecento case a Buckhaven e Methil, in <strong>Scozia</strong>. Per la prima volta la multinazionale National Grid utilizzerà il gas idrogeno verde, prodotto a impatto zero. (<a href="https://www.bbc.com/news/business-60241966" target="_blank">BBC</a>)</p>
<p><strong>El Limoncito</strong> è diventata una città fantasma: i cittadini l&#8217;hanno lasciata in balìa di uomini armati appartenenti ai due cartelli rivali che si contendono il <strong>mercato della droga </strong>in<strong> Messico</strong>. Una vera e propria guerra che svuota le strade e le case. (<a href="https://www.theguardian.com/world/2022/mar/17/mexico-ghost-town-drug-wars-limoncito" target="_blank">The Guardian</a>)</p>
<p>Dopo un anno di stop causato dal Covid, sono iniziati i preparativi per <strong>l’Holi</strong>, la <strong>festa induista</strong> che quest&#8217;anno si celebra il <strong>18 marzo </strong>nel subcontinente indiano. Il rito popolare prevede di cospargersi di polvere colorata e ballare a ritmo di musica per festeggiare l’arrivo della primavera, che simboleggia la vittoria del bene sul male. (<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/3/16/holi-festival-2022-india-religion" target="_blank">Al Jazeera</a>)</p>
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