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	<title>magzine &#187; disturbi alimentari</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>#IOnonESISTO, fotografare quel nemico che ti vive dentro</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 11:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Ricciarelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[“Spesso ci sono cose più naufragate in fondo a un’anima che in fondo al mare”. È con questa frase di Victor Hugo che si apre la mostra fotografica #IOnonESISTO: un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/03/Marco-Rilli-Foto.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Marco Rilli, fotografo della mostra" /></p><p>“Spesso ci sono cose più naufragate in fondo a un’anima che in fondo al mare”. È con questa frase di Victor Hugo che si apre la mostra fotografica <strong>#IOnonESISTO</strong>: un vero e proprio <mark class='mark mark-yellow'>viaggio nel mondo dei disturbi alimentari, a Milano a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, dal 23 febbraio al 4 marzo</mark>. Il progetto è finalizzato ad aumentare la <strong>consapevolezza</strong> verso una problematica sempre più diffusa all’interno della società, soprattutto nei giovani e che conta <mark class='mark mark-yellow'>tre milioni di malati e circa tremila morti all’anno</mark>, secondo i dati forniti dalla Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA).</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Sono 60 i soggetti intervistati, fotografati e poi esposti alla mostra: non solo persone ricoverate a Miralago, ma anche i loro familiari, amici e fidanzati; con la partecipazione speciale di cuochi, terapeuti, infermieri e addetti alle pulizie del centro.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>“Raccontare con le immagini, ma senza spettacolarizzare”</mark> è l&#8217;obiettivo che si è posto <strong>Marco Rilli</strong>, l’intraprendente fotografo autore di tutti i ritratti della mostra. Un professionista sensibile, in grado di capire quanto lo “tsunami” della malattia devasti, insieme alle “vittime”, anche quelle persone che ogni giorno gravitano intorno a loro. Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile senza il fondamentale contributo dell’Associazione <strong>ANANKE</strong> e del Centro di cura <strong>Villa Miralago</strong>.</p>
<p>“Sono rimasto colpito dal desiderio dei ragazzi di esternare, di raccontare e raccontarsi” afferma Rilli. <mark class='mark mark-yellow'>Sono ben 60 i soggetti intervistati, fotografati e poi esposti alla mostra</mark>: non sono solo le persone ricoverate a Miralago, ma anche i loro familiari, amici e fidanzati; con la partecipazione speciale di cuochi, terapeuti, infermieri e addetti alle pulizie del centro. Il lavoro è durato un anno intero.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il fondale neutro, l’uso del bianco e nero, la coerenza stilistica in ogni ritratto</mark> sono i punti cardine su cui si è basato l’intero lavoro di Rilli. L’artista ha cercato di mettere in evidenza esclusivamente i <strong>soggetti</strong>, senza però mai scadere nella spettacolarizzazione. Così spiega: “Spesso si resta in superficie, focalizzando l’attenzione solo sugli effetti che la malattia ha sul corpo”. E aggiunge: “Noi abbiamo provato ad andare oltre”. <mark class='mark mark-yellow'>Infatti, il progetto mette l&#8217;accento non tanto sull’estetica, quanto sul fermare nell&#8217;obiettivo momenti di vita vissuta reale e senza infingimenti.</mark></p>
<p>“In ogni ritratto c’è sempre uno <strong>scambio di energia</strong> tra il fotografo e il soggetto da ritrarre: più è intenso questo scambio, più c’è la possibilità che avvenga la magia”, spiega Marco Rilli. E la magia è avvenuta proprio grazie all’ascolto e al <strong>dialogo</strong> con le ragazze e i ragazzi di Villa Miralago, vera fonte d’ispirazione. Gli oggetti a loro cari, le interviste, i racconti e le sensazioni da loro vissute sono stati gli <strong>spunti</strong> da cui Rilli è partito. Ogni ragazza ha portato con sé, sul set dello shooting, un <strong>oggetto</strong> per lei importante: una bilancia, una maschera, un costume, una semplice matita da disegno. <mark class='mark mark-yellow'>La libera espressione di sé ha fatto da padrona in ogni fase del progetto.</mark></p>
<p>Colpiscono soprattutto le fotografie scattate con la tecnica della <strong>doppia esposizione</strong>, ovvero quando “uno stesso soggetto compare nello scatto in due posizioni differenti”. Questa serie di ritratti è nata proprio grazie all’intenso dialogo con i pazienti del centro che hanno più volte espresso il loro sentirsi come <strong>“sdoppiati”</strong> nella personalità. <mark class='mark mark-yellow'>“Arriva un momento in cui la malattia capisce che ti stai staccando da lei ed è proprio allora che diventi due persone e tutto si complica, perché tu combatti una guerra contro te stessa”</mark> dice <strong>Sabrina</strong>, giovane paziente di Villa Miralago.</p>
<p>Il lavoro di Marco Rilli invita alla <strong>comprensione</strong> di un problema ben più complesso della semplice percezione del cambiamento estetico del corpo: è il tentativo non convenzionale di far comprendere, attraverso il <strong>ritratto</strong>, quanto questa malattia sia radicata in profondità; non nei fianchi, ma nell’anima.</p>
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