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	<title>magzine &#187; Corte Penale Internazionale</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Mandato d&#8217;arresto per Netanyahu, Gallant e Deif. La CPI: &#8220;Condizioni calcolate per distruggere una parte dei civili di Gaza&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 22:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mirea D Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Penale Internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;È stato emesso all&#8217;unanimità un mandato d&#8217;arresto nei confronti del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dell&#8217;ex ministro della Difesa israeliana Yoav Gallant e di Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri, comunemente noto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mandati di arresto corte penale internazionale 21 nov 2024" /></p><p>&#8220;<span class="ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">È </span></span>stato emesso all&#8217;unanimità un <strong>mandato d&#8217;arresto</strong> nei confronti del Primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, dell&#8217;ex ministro della Difesa israeliana<strong> Yoav Gallant</strong> e di<strong> Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri</strong>, comunemente noto come Deif&#8221; e capo dell&#8217;ala militare di Hamas. Cosi&#8217; si legge in una<a href="https://www.icc-cpi.int/news/situation-state-palestine-icc-pre-trial-chamber-i-rejects-state-israels-challenges"><strong> nota </strong>pubblicata sul sito web</a> della<strong> Corte penale internazionale</strong>. L&#8217;<strong>accusa</strong> è di aver commesso &#8220;<strong>crimini contro l&#8217;umanità</strong> e <strong>crimini di guerra</strong> sul territorio dello <strong>Stato di Israele</strong> il 7 ottobre 2023 &#8211; nel caso di Deif &#8211; e dello <strong>Stato di Palestina</strong> almeno dall&#8217;8 ottobre 2023 al 20 maggio 2024&#8243;. <mark class='mark mark-yellow'><span class="ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">È</span></span> la prima volta nella storia che i giudici della CPI emettono mandati d&#8217;arresto anche nei confronti di esponenti politici &#8211; in questo caso di particolare rilievo &#8211; che hanno solidi legami con i governi occidentali.</mark> <span class="ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">É</span></span> doveroso sottolineare che oltre a Deif &#8211; ritenuto direttamente <strong>responsabile del massacro</strong> del 7 ottobre 2023 -, la Procura aveva richiesto anche <strong>l&#8217;arresto</strong> di altri due esponenti di Hamas &#8211; <strong>Ismail Haniyeh </strong>e<strong> Yahya Sinwar</strong> &#8211; ma, essendo stata confermata la morte di entrambi, le accuse sono state ritirate.</p>
<p>In base al diritto Internazionale, sono <strong>124 gli Stati che hanno aderito alla CPI: </strong>ciò significa che, se i tre soggetti contro cui è stato emesso il mandato dovessero <strong>entrare</strong> in uno di questi Paesi, <strong>verrebbero immediatamente arrestati. </strong>Tuttavia, è doveroso evidenziare come la Corte non abbia un organo sovrastatale predisposto all&#8217;effettiva applicazione del mandato, quindi <strong>l&#8217;attuazione della sentenza</strong> spetta sempre e comunque agli Stati singoli e sovrani. In quest&#8217;ottica, infatti, si spiegherebbe perchè lo scorso settembre, la <strong>Mongolia</strong> abbia accolto a braccia aperte il presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong> &#8211; su cui pende un mandato d&#8217;arresto internazionale &#8211; nonostante il Paese abbia aderito allo <em>Statuto di Roma, </em>documento fondativo della CPI.<em><br />
</em></p>
<p><strong>Christian Elia</strong>, giornalista che si occupa di <strong>Medio Oriente</strong> da molti anni, e coautore<a href="https://dig-awards.org/news/jaccuse-il-video-della-lectio-di-francesca-albanese-e-christian-elia-a-dig-2024/"> del volume </a><em><a href="https://dig-awards.org/news/jaccuse-il-video-della-lectio-di-francesca-albanese-e-christian-elia-a-dig-2024/">J&#8217;Accuse</a>, </em>a scritto a quattro mani con la<em> Special Rapporteur</em> delle Nazioni Unite sulla questione palestinese<strong> Francesca Albanese -</strong><em>,</em> commenta per <em>Magzine</em>  la decisione della Cortw: <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;La Corte si è espressa di fronte all&#8217;evidenza e alle prove di cio&#8217; che sta accadendo. Questo apre uno scenario estremamente interessante.</mark> Fino ad ora, infatti, sono stati emessi mandati nei confronti solo di un certo tipo di leader &#8211; anche alleati di Paesi occidentali, certo &#8211; ma sempre quando questi erano &#8211; più o meno &#8211; in uno stato di declino politico. In questo caso, invece, parliamo di un primo ministro in carica ed è un avvenimento storico&#8221;. Elia, parlando <strong>dell&#8217;importanza della sentenza,</strong> ha inoltre evidenziato come &#8220;da qui ad un tempo indeterminato il<strong> primo Ministro</strong> di Israele <strong>non potrà più recarsi fisicamente</strong> in tutti i Paesi occidentali, e questo un grave danno&#8221; <strong>diplomatico</strong> per Tel Aviv.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La richiesta dei mandati era stata presentata lo scorso maggio dal procuratore capo della Corte, <strong>Karim Khan.</strong></mark> Poco dopo averla depositata, sulla base delle indagini sino a quel momento condotte, lo Stato di Israele ha presentato una serie di<strong> ricorsi</strong> con l&#8217;intento di farla ritirare. Sulla base dell&#8217;<strong>articolo 19.2</strong> dello Statuto ha cercato di opporsi all&#8217;indagine del procuratore, evidenziando come<strong> lo Stato ebraico non avesse mai firmato lo Statuto di Roma</strong> e per questa ragione i membri della Corte <strong>non avrebbero avuto la competenza giuridica per indagare</strong> e perseguire crimini commessi da parte di cittadini con nazionalità israeliana. Rispondendo al tentativo di bloccare sul nascere l&#8217;indagine, la Corte ha risposto però che <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;<strong>non è necessario</strong> che uno Stato <strong>abbia firmato</strong> o ratificato lo Statuto per evitare che vengano avviate indagini ai fini di accertare la commissione di crimini di guerra o di crimini contro l&#8217;umanità.</mark>Inoltre, in questo particolare caso, la Corte può esercitare la sua funzione sulla base della <strong>giurisdizione territoriale</strong> della <strong>Palestina</strong>&#8220;.</p>
<p>Considerata la delicatezza del caso, i giudici hanno tenuto a spiegare pubblicamente la decisione per evitare ogni equivoco possibile. Si legge nella nota: &#8220;La Corte ha ritenuto che vi siano <strong>fondati motivi</strong> per ritenere che gli abitanti di Gaza<strong> siano stati privati</strong> di<strong> beni indispensabili</strong> alla loro<strong> sopravvivenza,</strong> compresi cibo, acqua, medicine e forniture mediche, nonché carburante ed elettricità. Si ritiene per questo che Netanyahu e Gallant abbiano<strong> ostacolato consapevolmente</strong> gli aiuti umanitari in<strong> violazione del diritto internazionale</strong> umanitario&#8221;.</p>
<p><span class="ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">I giudici hanno </span></span>altresì evidenziato che<strong> le accuse sono basate</strong> su una serie di<strong> prove </strong>- al momento catalogate come &#8220;segrete&#8221; &#8211; fornite da sopravvisuti, testimoni oculari, a cui si aggiungono materiale video autenticato, foto e audio, immagini satellitari.<mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Nessuna chiara necessità militare o altra giustificazione ai sensi del diritto internazionale umanitario può essere identificata per le restrizioni di accesso alle operazioni di soccorso umanitario. </mark> La Corte ha scoperto, infatti, che ci sono motivi ragionevoli per ritenere che la mancanza di forniture di base per la sopravvivenza <strong>abbia creato condizioni di vita calcolate</strong> per provocare la distruzione di una parte della popolazione civile a Gaza&#8221;, hanno concluso i giudici.</p>
<p>Questo <em>modus operandi</em> lo si evince anche attraverso &#8220;l&#8217;imposizione di un assedio totale sulla Striscia&#8221; ha riferito Khan , che ha concluso, evidenziando l&#8217;importanza dell&#8217;equità nell&#8217;applicazione della legge internazionale: &#8220;Se non dimostriamo la nostra volontà di <strong>applicare la legge allo stesso modo</strong>, creeremo le condizioni per il <strong>suo crollo</strong>. Così allenteremo i restanti legami che ci tengono insieme&#8221;.</p>
<p>La<strong> risposta</strong> dello Stato ebraico non si è fatta attendere. “La decisione<strong> antisemita</strong> della Corte penale internazionale equivale al<strong> moderno processo Dreyfus</strong>, e finirà così. Israele respinge con disgusto le azioni e le accuse assurde e false contro di esso da parte della Corte Penale Internazionale, che è un organismo politico parziale e discriminatorio”, ha pubblicamente<strong> dichiarato</strong> il primo ministro Netanyahu. Elia, sulla base di quanto scritto in <em>J&#8217;Accuse,</em> ha commentato il riferimento storico fatto dal ministro e ha evidenziato come <strong>la strategia</strong> di riportare alla luce fatti storici, strumentalizzandoli, sia parte della strategia comunicativa di Israele sin dalla sua nascita: &#8220;Sono più di trenta anni che le istituzioni israeliane<strong> tentano di sovrapporre l&#8217;antisemitismo alla legittima critica</strong> e denuncia di eventuali <strong>crimini di guerra</strong> contro l&#8217;umanità commessi dallo Stato ebraico. <mark class='mark mark-yellow'>In questo caso, <strong>spacciare per antisemitismo</strong> quella che è una mera azione legale di fronte a <strong>evidenti</strong> crimini di guerra documentati, non fa altro che agitare<strong> il vero spettro di quell&#8217;antisemitismo</strong></mark> &#8211; per intenderci, quello vero e non quello fomentato strumentalmente &#8211; che purtoppo ancora oggi esiste e che danneggia tutti quegli ebrei che, in giro per il mondo, sono costretti a pagare le conseguenze di uno dei capitoli più oscuri della storia moderna&#8221;.</p>
<p>In questo scenario, i <strong>media mainstream</strong> hanno contribuito spesso a fare il gioco dello stato ebraico. &#8220;Banalmente &#8211; prosegue<strong> Elia &#8211; </strong>non rispettando il principio della <strong>promulgazione di informazioni</strong> sulla base del <strong>pluralismo delle fonti.</strong><mark class='mark mark-yellow'>Per esempio, l&#8217;<strong>esercito israeliano</strong> &#8211; dal 7 ottobre &#8211;  è diventato non solo l&#8217;unica fonte citata in molti casi ma addirittura è stata identificata come <strong>&#8220;fonte verificata&#8221;</strong>. </mark> A questo punto mi chiedo come possiamo verificare ciò che riportano le IDF se non è permesso ai giornalisti occidentali di accedere ai territori della Striscia di Gaza&#8221;.</p>
<p>Dal 7 ottobre 2023, la <strong>controffensiva di Israele</strong> ha ucciso <strong>44mila palestinesi:</strong> la maggioranza di essi &#8211; riporta <a href="https://www.ohchr.org/en/press-releases/2024/11/un-special-committee-finds-israels-warfare-methods-gaza-consistent-genocide"> l&#8217;ultimo rapporto di 154 pagine delle Nazioni Unite</a> &#8211;  e&#8217; costituita da <strong>donne e bambini</strong>, secondo le autorità sanitarie che operano all’interno del territorio assediato. Circa il 90% dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza è stato costretto a lasciare le proprie case.</p>
<p>Il caso alla Corte Penale Internazionale è <strong>separato</strong> dalla <a href="https://www.magzine.it/la-corte-internazionale-di-giustizia-si-e-espressa-contro-israele-il-caso-non-puo-essere-archiviato/">battaglia legale intrapresa dal<strong> Sud Africa</strong> presso la <strong>Corte Internazionale di Giustizia</strong> contro lo Stato di Israele, accusato di star commettendo <strong>un genocidio</strong></a> ai danni della popolazione palestinese. Gli avvocati di Israele, che negano ancora oggi ogni accusa, hanno sostenuto in tribunale che la guerra a Gaza è una guerra di legittima difesa.</p>
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