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	<title>magzine &#187; Champions League</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Un&#8217;altra volta ancora, Marco</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2024 16:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Bertolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[borussia dortmund]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
		<category><![CDATA[Reus]]></category>

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		<description><![CDATA[Minuto numero 72 dell’ultima partita della stagione, finale di Champions League. Un affaticato e poco lucido Adeyemi lascia spazio al capitano della sua squadra: entra in campo Marco Reus. Non ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1369" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/06/1714741170472_7949791f-d81d-4c9e-bb8a-032d16494bbb.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Champions League - Round of 16 - Second Leg - Borussia Dortmund v PSV Eindhoven" /></p><p>Minuto numero 72 dell’ultima partita della stagione, finale di <strong>Champions League</strong>. Un affaticato e poco lucido Adeyemi lascia spazio al capitano della sua squadra: entra in campo <strong>Marco Reus</strong>. Non è solo l’ultima partita della stagione, per lui sarà <strong>l’ultima partita della carriera</strong> con la maglia del <strong>Borussia Dortmund</strong>.</p>
<p>Piccolo passo indietro: Marco Reus arriva, anzi torna, a Dortmund nell’estate del <strong>2012</strong>. Il club in cui ha passato tutta l’infanzia vuole dargli una seconda opportunità dopo averlo scartato qualche anno prima. A 23 anni ha ancora molto da dimostrare e vuole portare il Borussia sul <strong>tetto d’Europa</strong>. Subito, alla prima stagione, conquista il posto tra gli 11 titolari: forma insieme a <strong>Mario Götze</strong> e <strong>Robert Lewandowski</strong> uno dei tridenti d’attacco più temuti del vecchio continente. Infatti, in quella stagione il cammino in Champions League del Dortmund è <strong>devastante</strong>: eliminano in semifinale il <strong>Real Madrid</strong> di Cristiano Ronaldo grazie ad uno spettacolare <strong>4-1</strong> nella gara di andata. In <strong>finale</strong> li aspettano i connazionali del <strong>Bayern Monaco</strong>, che in quella stagione hanno dominato il campionato tedesco. Alla prima stagione di Marco Reus c’è subito la possibilità di portare la coppa dalle grandi orecchie a casa, ma un lampo nei minuti finali di <strong>Robben</strong> si staglia nel grigio cielo di <strong>Londra</strong>. A trionfare a <strong>Wembley</strong> è la squadra allenata da Jupp Heynckes per 2-1. C’è disperazione, ma c’è anche la consapevolezza che quel momento prima o poi arriverà.</p>
<p><a id="oYo-qzh2RrxvDFQkedTPiQ" class="gie-single" style="color: #a7a7a7; text-decoration: none; font-weight: normal !important; border: none; display: inline-block;" href="http://www.gettyimages.com/detail/163158194" target="_blank">Embed from Getty Images</a></p>
<p><script>// <![CDATA[
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// ]]&gt;</script><script src="//embed-cdn.gettyimages.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script>Nel <strong>2014</strong> si gioca la <strong>coppa del mondo</strong> in Brasile: la <strong>Germania</strong> è una delle grandi favorite. Tra i tanti campioni può contare sulla velocità e sull’estro di Reus schierato come ala. A pochi giorni dal mondiale, in un’amichevole contro l’Armenia, i legamenti della sua <strong>caviglia</strong> cedono. Grave infortunio che gli farà saltare il mondiale. La nazionale tedesca arriverà in fondo a quel torneo, <strong>vincendo</strong> contro l’Argentina grazie al gol del suo amico Götze, passato l’estate precedente ai rivali del Bayern Monaco.</p>
<p>Non c’è tempo per pensare alla nazionale, l’obiettivo rimane portare il Dortmund più in alto possibile. Mentre <strong>lui resta</strong> la maggior parte dei suoi compagni se ne va: Lewandowski e Götze passano al Bayern Monaco e anche i nuovi arrivati per sostituirli, Aubameyang e Mhkitaryan lasceranno la squadra dopo non essere riusciti a scardinare il dominio bavarese in Germania. Marco dimostra il suo attaccamento alla città, alla squadra e alla tifoseria: nonostante le grandi stagioni fallimentari lui c’è, dà il massimo. Per qualsiasi ragazzino, tedesco e non, diventa un <strong>modello da seguire</strong>. Si dice sempre che nel calcio moderno non esistano bandiere: lui, forse, è l’unica esistente.</p>
<p><a id="9GKTX3O4Q0ZTeDgQ9MsH0g" class="gie-single" style="color: #a7a7a7; text-decoration: none; font-weight: normal !important; border: none; display: inline-block;" href="http://www.gettyimages.com/detail/689081056" target="_blank">Embed from Getty Images</a></p>
<p><script>// <![CDATA[
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// ]]&gt;</script><script src="//embed-cdn.gettyimages.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script>Arrivano <strong>due coppe</strong> nazionali che non possono rispecchiare, però, l’obiettivo iniziale di Reus. Iniziano gli anni ’20 e a rinforzare l’organico giallonero arrivano due talenti generazionali: <strong>Haaland</strong> e <strong>Bellingham</strong>. Prima di arrivare a trionfare in Europa si vuole scardinare il dominio tedesco del Bayern Monaco. Anno dopo anno il distacco diventa sempre minore: si arriva alla stagione <strong>2022/23.</strong> Haaland è passato al Manchester City, con cui vincerà la Champions, e si vocifera che potrebbe essere l’ultimo anno di Reus a Dortmund. <strong>O quest’anno o mai più</strong>.</p>
<p>Testa a testa fino all’ultima partita tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco, la squadra di Marco è in vantaggio di due punti ma assisteremo a una delle <strong>giornate più clamorose</strong> del calcio moderno: i gialloneri pareggiano per 2-2 davanti al pubblico di casa con il Magonza, mentre il Bayern ribalta il risultato negli ultimi minuti e vince per 2-1 sul campo del Colonia. A parità di punti il titolo è del Bayern, l’undicesimo di fila. La delusione è <strong>cocente</strong>: finalmente la Bundesliga tedesca sembrava aver preso la strada verso Dortmund, ma la storia è crudele. Nonostante questo Marco fa di tutto per rimanere ancora un altro anno. Lo sente dentro di sé, <strong>la redenzione è vicina</strong>.</p>
<p><a id="PXHQYQ5cTedx79Q8ADOTUA" class="gie-single" style="color: #a7a7a7; text-decoration: none; font-weight: normal !important; border: none; display: inline-block;" href="http://www.gettyimages.com/detail/2151947907" target="_blank">Embed from Getty Images</a><script>// <![CDATA[
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<p>Torniamo dunque al <strong>minuto 72</strong>: Wembley, Londra. Dopo 11 anni, Marco torna nello stadio da cui tutto è iniziato, nella finale di Champions League. È ufficialmente la sua ultima partita con il Dortmund e si <strong>può chiudere un cerchio</strong>, portando il trofeo più ambito d’Europa in Germania. Si sa, però, <strong>il destino è crudele</strong>: a due minuti dal suo ingresso <strong>Carvajal</strong> svetta di testa e porta in vantaggio il <strong>Real Madrid</strong>. Qualche minuto più tardi sarà <strong>Vinicius</strong> ad “ammazzare” definitivamente la partita: 2-0, <strong>il Real è campione d’Europa</strong> per la quindicesima volta. <strong>Un’altra volta ancora, Marco</strong>.</p>
<p>Quello che sembrava un segno del destino, un’occasione per chiudere il cerchio, si è trasformato nell’ennesima serata da incubo per Reus e per il Borussia Dortmund. Nonostante i pochi trofei in carriera ciò che rimane di Marco è <strong>l’amore</strong> che ha trasmesso giocando nella squadra di cui è sempre stato innamorato. Milioni di ragazzi sono cresciuti insieme a lui, sperando in un finale diverso.</p>
<p>Si sa, però: il calcio non è una favola e non sempre c’è un lieto fine. <strong>Danke Marco</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;Inter si ferma sul più bello: la finale va al City Guardiola</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jun 2023 16:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Aprile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[All or nothing Manchester City]]></category>
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		<description><![CDATA[La sensazione è la stessa di quando da adolescente fai ritorno per la prima volta da un lungo viaggio passato con gli amici. In te è cresciuta la consapevolezza di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/06/3724785-75785628-2560-1440.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Photo by Sky Sports" /></p><p style="font-weight: 400;">La sensazione è la stessa di quando da adolescente fai ritorno per la prima volta da un lungo viaggio passato con gli amici. In te è cresciuta la consapevolezza di essere finalmente diventato grande. Hai incontrato anche una ragazza, l’hai corteggiata per tutto il viaggio, e poi l’ultima sera, quella che nella maggior parte dei film adolescenziali coincide con il primo bacio, qualcosa è andato storto. A quel punto non penserai a quanto sia stato significativo per te questo viaggio, a quanto ti abbia arricchito, ma ti focalizzerai su quel bacio non dato, che ti terrà sospeso per ore, giorni e forse mesi. <mark class='mark mark-yellow'>Questo in sostanza è quello che è successo ieri all’Inter di Inzaghi, uscita sconfitta per 1-0 nella finale di Champions League contro il Manchester City di Guardiola.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">L’immagine che meglio riassume la gara dell’Inter arriva al 71esimo minuto, quando Dimarco, il ragazzo d’oro nato e cresciuto con la maglia nerazzurra addosso, centra prima la traversa con un pallonetto di testa che scavalca Ederson, e poi sulla ribattuta colpisce il compagno di squadra Lukaku. Un momento iconico, per certi versi drammatico. A condannare i nerazzurri – seppur indirettamente – è ancora lui, l’uomo che un gol dopo l’altro, ha trascinato l’Inter in Champions. Era già successo nella finale di Europa League 2020, finita 3-2 per il Siviglia proprio grazie ad un autogol di Big Rom; e poi nella successiva edizione della Champions League, contro lo Shakhtar, quando Lukaku parò un colpo di testa a botta sicura di Sanchez che sarebbe valso il passaggio agli ottavi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Una finale, a detta di molti, dal risultato annunciato, con il City che avrebbe dovuto spezzare a metà la squadra di Inzaghi. La realtà però, come spesso ci insegna il calcio, è stata ben diversa dalle previsioni.</mark> <span class='quote quote-left header-font'>L’Inter si è mostrata aggressiva, sfrontata, propositiva ma allo stesso compatta. Non ha subito il contraccolpo psicologico dello svantaggio, bensì è rimasta aggrappata al match fino all’ultimo secondo, sfiorando più volte il pareggio.</span> L’Inter si è mostrata aggressiva, sfrontata, propositiva ma allo stesso compatta. Non ha subito il contraccolpo psicologico dello svantaggio, bensì è rimasta aggrappata al match fino all’ultimo secondo, sfiorando più volte il pareggio. Nel calcio però, vince chi segna un gol in più dell&#8217;avversario, e <mark class='mark mark-yellow'>al City, pur giocando forse la partita meno brillante della sua stagione, è bastato un destro di Rodri per vincere la prima Champions League della sua storia e centrare un traguardo tanto caro all’Inter: il triplete.</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">Una cosa è certa, la squadra di Guardiola è in questo momento la più forte del mondo, un cyborg perfetto, costruito e rodato per sollevare questo trofeo che troppe volte gli era sfuggito. Dimarco qualche giorno prima della partita, ha parlato così del City: “Per loro vincere la Champions è un’ossessione, per noi un sogno”. Alzi la mano chi si aspettava dall’Inter di Inzaghi un percorso simile in Europa. Essere riusciti a giocarsi alla pari una finale contro i marziani di Guardiola è la conferma definitiva del valore di un gruppo che quest’anno, malgrado le due coppe nazionali, ha raccolto troppo poco in campionato. Una squadra forte, costruita nel segno della sostenibilità economica grazie al lavoro eccellente dei due direttori sportivi, Marotta e Ausilio. Basti pensare che l’undici titolare dei neroazzurri è costato in tutto 115 milioni, la stessa cifra che il City ha speso per comprare Jack Grealish.</p>
<p style="font-weight: 400;">Appare dunque chiara quale sia la strada da percorrere per riuscire a colmare il gap che ci separa dal resto delle squadre europee. Ai miliardi sperati dai vari top club, dobbiamo rispondere con un mercato intelligente e fondato sulle idee. Solo in questo modo possiamo tornare protagonisti nei palcoscenici più importanti.  Vedi allora che l’Inter acquista Onana, Acerbi e Chalanoglu a parametro zero; e il Napoli – protagonista di un’ottima Champions – rileva a prezzo di saldo “gli sconosciuti” Kim e Kvaratskhelia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>L’Inter deve ripartire da Istanbul a testa alta, con la consapevolezza di essere diventata grande, anche perché se vincere aiuta a vincere, è anche vero che solo chi ha avuto il privilegio di cadere e di assaporare il gusto amaro della sconfitta, può comprendere realmente quale sia il significato della vittoria.</mark> La squadra di Inzaghi, come un pugile sul ring, ha incassato il colpo, non resta che restituirlo nella prossima stagione.</p>
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		<title>Sognando l&#8217;Europa: l&#8217;Italia con sei squadre ai quarti di finale</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Mar 2023 17:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa League]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il calcio italiano torna prepotentemente a far sentire la propria voce nel panorama europeo. Napoli, Milan, Inter, Juventus, Roma e Fiorentina: sono ben sei le squadre di Serie A che si ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4096" height="2302" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/InCollage_20230317_092118472.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="InCollage_20230317_092118472" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il calcio italiano torna prepotentemente a far sentire la propria voce nel panorama europeo. <strong>Napoli, Milan, Inter, Juventus, Roma e Fiorentina</strong>: sono ben <b>sei</b> le squadre di <strong>Serie A</strong> che si sono qualificate per i <strong>quarti di finale</strong> delle tre coppe continentali.</mark> Nessun altro Paese, arrivati a questo punto, è riuscito a portare un numero più alto di squadre così avanti nelle competizioni.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>In <strong>Champions League</strong> continua il sogno di Inter, Milan e Napoli. Il calcio italiano riporta tre squadre ai quarti di finale della più prestigiosa competizione europea, diciassette anni dopo l&#8217;ultima volta. E se per le due milanesi è un dolce ritorno su questi palcoscenici prestigiosi, per il Napoli la gioia è ancora più grande: gli azzurri entrano nelle prime otto d&#8217;Europa per la prima volta nella loro storia.</mark> La squadra di Spalletti prosegue la propria stagione straordinaria. A partire dal dominio assoluto in campionato dove è prima con un vantaggio di 18 punti sull&#8217;Inter grazie a un livello di gioco altissimo e sempre costante. Ma pure in Champions, ambiente storicamente ostico, il Napoli sembra fino ad ora irrefrenabile. Agli ottavi ha spazzato via i tedeschi dell&#8217;Eintracht Francoforte: 2-0 all&#8217;andata, 3-0 al ritorno. Difesa impenetrabile e una fase offensiva stellare guidata da un&#8217;incontenibile Victor Osimhen. E se gli uomini di Spalletti hanno fino a qui mostrato un calcio degno dei migliori club europei, Inter e Milan hanno trovato la via dei quarti in modo diverso ma altrettanto efficace. Catenaccio e cinismo: due elementi tipici su cui spesso in passato le squadre italiane hanno costruito i loro successi europei. Negli ottavi di finale i rossoneri e i nerazzurri hanno superato rispettivamente Tottenham e Porto con un percorso uguale: vittoria casalinga per 1-0 all&#8217;andata e pareggio per 0-0 difeso con i denti al ritorno. Il Milan, nonostante una rosa qualitativamente inferiore, ha tenuto testa agli inglesi annullando completamente il pericoloso pacchetto d’attacco degli Spurs. Gli uomini di Pioli hanno dimostrato una leggera superiorità nella doppia sfida dove hanno però sprecato numerose occasioni che avrebbero reso il punteggio più rotondo. L’Inter invece ha sofferto maggiormente contro i portoghesi, ma si è qualificata con un gol del redivivo Romelu Lukaku e soprattutto grazie a una difesa apparsa raramente così solida nel resto della stagione. Ma il modo in cui la qualificazione è stata ottenuta non conta. La vera notizia è che Milan e Inter, nonostante stiano passando un’annata al di sotto delle aspettative in Serie A, torneranno a giocarsi i quarti di Champions League dopo oltre dieci anni dall’ultima volta.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Napoli, Milan, Inter, Juventus, Roma e Fiorentina: era dal 1999 che l&#8217;Italia non portava così tante squadre nei quarti di finale di tre coppe europee. Tra sogni e possibilità concrete, la vittoria di almeno un torneo non è impossibile.</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>E l’urna del sorteggio si è rivelata benevola per le italiane. Ai quarti sarà sfida tutta italiana tra Milan e Napoli, mentre l’Inter se la giocherà col <strong>Benfica</strong>, rivelazione di questa edizione di Champions ma sicuramente più abbordabile rispetto a Manchester City, Bayern Monaco e Real Madrid (le tre vere favorite per la vittoria finale). E visto l’accoppiamento già stabilito per le eventuali semifinali &#8211; sarà Milan o Napoli contro Inter o Benfica – immaginare un’italiana in finale non è certo utopia.</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Ma l’Italia continua a lasciare il segno anche nelle altre coppe europee. In <strong>Europa League</strong> approdano ai quarti di finale Juventus e Roma.</mark> I bianconeri, retrocessi dalla Champions dopo essere arrivati terzi nel girone, hanno superato agevolmente il Friburgo. La squadra di Allegri, dopo la vittoria per 1-0 all’andata, ha certificato la propria superiorità in Germania imponendosi 2-0. Questo trofeo è un vero e proprio obiettivo stagionale per i bianconeri. La pesante penalizzazione di 15 punti subita in Serie A a causa delle plusvalenze fittizie, infatti, rischia di compromettere la qualificazione alla prossima Champions. Ma vincendo l’Europa League gli uomini di Allegri avrebbero il pass garantito alla massima competizione europea della stagione 2023/2024. La Roma invece ha superato con sorprendente facilità la Real Sociedad. I giallorossi hanno gestito il 2-0 maturato nella prima gara (0-0 al ritorno) contro gli ostici spagnoli e confermano il buon feeling degli ultimi anni con le coppe europee.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Anche in Europa League il sorteggio dei quarti sorride alle italiane. La Juventus sfiderà i portoghesi dello <strong>Sporting Lisbona</strong>. La Roma invece affronterà gli olandesi del <strong>Feyenoord</strong></mark>, in quella che sarà la riedizione della finale di Conference League del 2022, quando i giallorossi si imposero 1-0 conquistando il torneo. I due club italiani sulla carta, tra le squadre rimaste, sembrano inferiori solo al Manchester United e senza dubbio sono tra le favorite per la vittoria finale.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Infine, appunto la <strong>Conference League</strong>: nella rassegna europea meno prestigiosa e nata solo due anni fa, troviamo ancora in gioco la Fiorentina.</mark> Per i toscani nessun problema contro i turchi del Sivasspor: dopo aver vinto 1-0 all’andata, hanno dominato in trasferta per 4-1. <mark class='mark mark-yellow'>L’en-plein italiano però è sfumato a causa dell’eliminazione della Lazio</mark>. Per i biancocelesti, privi del loro bomber Ciro Immobile, sono arrivate due sconfitte contro gli olandesi dell’AZ Alkmaar.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La Fiorentina ora ai quarti troverà i polacchi del <strong>Lech Poznan</strong>: un impegno che sulla carta non dovrebbe rappresentare particolari problemi. Più in generale i Viola sono probabilmente i principali favoriti per la vittoria del torneo.</mark> Squadre come West Ham, Nizza e AZ Alkmaar non sono certo superiori ai toscani. L&#8217;obiettivo quindi è quello di tenere la Conference League in Italia, dopo che la prima edizione è stata appunto vinta dalla Roma.</p>
<p>La Serie A, dunque, torna a brillare in Europa, nonostante negli ultimi anni risulti meno competitiva, sia a livello economico che a livello tecnico, rispetto ad altri campionati. E ovviamente questo traguardo non basta per certificare una rinascita del calcio italiano. <mark class='mark mark-yellow'>Il lavoro da fare certamente è ancora tanto, tuttavia da qui a giugno si può sognare e in alcuni casi anche provare sul serio a conquistare un trofeo.</mark></p>
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