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	<title>magzine &#187; Brasile</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Fernanda Wenzel: raccontare i crimini ambientali attraverso i dati geospaziali</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2023 15:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Pellaco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[data journalism]]></category>
		<category><![CDATA[IJF23]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si usano immagini satellitari e dati geospaziali per inchieste che riguardano i crimini ambientali nel mondo, ma non solo? A margine del Festival Internazionale del Giornalismo 2023, Fernanda Wenzel, reporter ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/qgis-ijf23.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un esempio dei dati dell&#039;inchiesta elaborati su Qgis" /></p><p>Come si usano immagini satellitari e dati geospaziali per inchieste che riguardano i crimini ambientali nel mondo, ma non solo? A margine del Festival Internazionale del Giornalismo 2023, <strong>Fernanda Wenzel, reporter freelance brasiliana</strong>, ha spiegato a Magzine.it come è stato possibile realizzare <mark class='mark mark-yellow'>la sua inchiesta <a href="https://www.intercept.com.br/series/ladroes-de-floresta/"><em>Ladrões de floresta</em></a>, pubblicata da The Intercept Brazil.</mark> La serie racconta come alcuni gruppi imprenditoriali si stiano appropriando di terreni pubblici in Amazzonia per trasformarli in pascoli e aree per la vendita di legname, con l’avallo delle autorità statali brasiliane. Wenzel fa parte del Rainforest Investigations Network, un’organizzazione del Centro Pulitzer che si occupa di sostenere i progetti dei giornalisti che vogliono far luce sull’impatto che il cambiamento climatico e le politiche dei Paesi della foresta pluviale hanno sul territorio.</p>
<div id="attachment_66002" style="width: 200px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/fernanda-wenzel-ijf23.jpg"><img class="size-medium wp-image-66002" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/04/fernanda-wenzel-ijf23-200x300.jpg" alt="Fernanda Wenzel (foto Ilaria Sofia Arcangeli)" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fernanda Wenzel (foto Ilaria Sofia Arcangeli)</p></div>
<p><strong>Quali sono i punti chiave di questo lavoro?</strong></p>
<p>La mia indagine riguarda l&#8217;accaparramento di terre in Amazzonia, in particolare in alcune aree pubbliche. Nel 2020 si è verificata la più alta deforestazione nella storia della foresta amazzonica: <mark class='mark mark-yellow'>nello stato di Pará in soli quattro mesi sono stati disboscati 16mila acri di terreno, l’equivalente di 6500 campi da calcio, per trarne profitto rivendendoli.</mark> L&#8217;obiettivo principale di questo mercato immobiliare sono le terre pubbliche non assegnate che appartengono al popolo brasiliano. Sono le ultime aree protette dell&#8217;Amazzonia ed è per questo che la maggior parte dell&#8217;accaparramento di terre e della deforestazione sta avvenendo in queste zone.</p>
<p><strong>Nella pratica, qual è stato il supporto fornito dalla tecnologia?</strong></p>
<p>Mi sono detta: “Ho bisogno del più grande esempio di deforestazione se voglio raccontare questa storia”. Sono andata su <a href="https://mapbiomas.org/">Mapbiomas</a>, una piattaforma brasiliana che raccoglie le segnalazioni di deforestazione dai sistemi satellitari del Paese e ho trovato i dati relativi allo stato di Pará. Poi ho inserito i file su Qgis (un software che permette di analizzare graficamente dati spaziali, ndr) perché dovevo incrociare i dati della mappa dell’area deforestata con le terre federali brasiliane, che sono pubbliche. In Brasile, abbiamo anche archivi pubblici sulle multe per reati ambientali quindi ho potuto incrociare questi dati con le ricerche effettuate sulle aree deforestate e ho potuto individuare i soggetti coinvolti.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/1nJykjM5hcI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>Quanto è stato decisivo l’utilizzo di questi dati?</strong></p>
<p>Non avrei mai fatto questa indagine senza questo tipo di dati perché avevo bisogno di capire cosa stesse succedendo nell&#8217;area che stavo investigando e chi fossero le persone coinvolte nell’accaparramento di terre e nella deforestazione. L&#8217;unico modo per farlo era attraverso l’utilizzo dei dati geospaziali, così ho utilizzato questo metodo di indagine fin dall&#8217;inizio. Questo tipo di strumenti accessibili a tutti e l’analisi dei dati permettono di andare maggiormente a fondo nelle storie che raccontiamo.</p>
<p><strong>Abbiamo detto che questi strumenti sono una sorta di rivoluzione, ma quanto è ancora importante il lavoro sul campo?</strong></p>
<p>Ho fatto molto lavoro prima di andare sul campo utilizzando gli strumenti che avevo a disposizione, ma <mark class='mark mark-yellow'>essere andata sul posto dove le cose stavano accadendo si è rivelato fondamentale.</mark> Abbiamo trascorso quasi un mese a pianificare il viaggio soprattutto per motivi di sicurezza. All&#8217;epoca era ancora più complicato perché eravamo nel bel mezzo delle elezioni presidenziali e in quell’area del Brasile la maggior parte degli abitanti sosteneva Bolsonaro. Quindi abbiamo svolto la maggior parte del lavoro sotto copertura. Solo andando sul posto ho potuto davvero capire quali fossero le dinamiche dell&#8217;area della Foresta amazzonica, il funzionamento dell’economia e l’atmosfera del luogo. Credo che il lavoro sul campo permetta di fornire al lettore della storia un&#8217;esperienza totalmente diversa.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/nPP1lyLotWQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Nella Capitol Hill brasiliana, i sostenitori di Bolsonaro assaltano il parlamento</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 22:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sara Fisichella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Bolsonaro]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Lula]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Prima di risolvere gli enormi problemi che ha il Brasile, il presidente Lula deve riunire le due parti del Paese. Altrimenti non potrà realizzare nulla del suo programma&#8221;. La giornalista ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/01/brasilia-assalto-congresso-brasile-gennaio-2022.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="brasilia-assalto-congresso-brasile-gennaio-2022" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Prima di risolvere gli enormi problemi che ha il Brasile, il presidente Lula deve riunire le due parti del Paese. Altrimenti non potrà realizzare nulla del suo programma&#8221;. </mark> La giornalista della redazione Esteri di <em>Avvenire</em> <strong>Lucia Capuzzi</strong> delinea una nazione spaccata. Divisa tra chi appoggia il terzo mandato di Luiz Inácio Lula da Silva – insediatosi ufficialmente il primo gennaio 2023 – e il popolo bolsonarista, “che vive in una bolla di manipolazione e fake news ed è effettivamente convinto che al presidente uscente siano state scippate le elezioni presidenziali del 31 ottobre”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La giornalista di <em>Avvenire</em> <strong>Lucia Capuzzi</strong> delinea una nazione spaccata tra chi appoggia il terzo mandato di Lula  e il popolo bolsonarista, che vive in una bolla di manipolazione e fake news </span></p>
<p><strong>Capuzzi</strong> sottolinea che le <strong>fake news</strong> esistevano già prima del governo <strong>Bolsonaro</strong>. È stato però lui a renderle pervasive attraverso una campagna mirata: &#8220;Moltissimi brasiliani si informano solo in questi gruppi chiusi di <strong>WhatsApp</strong> dove arrivano delle post-verità che non sono frottole totali: prendono dei pezzi di realtà, le riarrangiano con nessi causali che non ci sono e raccontano una realtà altra in cui queste persone sono completamente immerse. Poi dietro ci sono dei poteri forti che, invece, sono consapevoli della realtà, ma semplicemente gli fa comodo quel tipo di governo&#8221;.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Nel pomeriggio dell’8 gennaio, il disappunto di chi non riesce ad accettare il 50,9 per cento totalizzato dal neo-presidente, al ballottaggio con il rivale conservatore, è sfociato in un vero e proprio assalto alla democrazia brasiliana</mark>. I manifestanti – da tempo accampati di fronte al comando dell’esercito a Brasilia senza che il governatore locale, bolsonarista, li sgomberasse – hanno fatto irruzione negli edifici di <strong>Parlamento</strong>, <strong>Corte Suprema</strong> e <strong>Presidenza</strong>. Li hanno occupati e devastati, rompendo vetri e arredi. Hanno danneggiato delle opere d’arte e sono riusciti persino ad appropriarsi di una copia della Costituzione del 1988. In mezzo alla folla c&#8217;era anche il nipote di Bolsonaro, <strong>Leonardo Rodrigues de Jesus</strong>: attraverso il proprio profilo Instagram, l&#8217;uomo, noto come Léo Índio, ha documentato la propria partecipazione all&#8217;attacco.</p>
<p>Quest’ultimo è avvenuto in un momento in cui Lula non era a Brasilia: si trovava ad <strong>Araraquara</strong>, comune dello stato di San Paolo, per vedere con i propri occhi i danni provocati dalla piogge. Ed è da lì che, verso le 18 ora locale, si è espresso in conferenza stampa: <mark class='mark mark-yellow'> &#8220;Tutti i responsabili saranno individuati e giudicati, e verranno puniti in maniera esemplare con tutta la forza della legge&#8221;. </mark></p>
<p>I primi provvedimenti sono già arrivati: il giudice della Corte Suprema brasiliana ha rimosso dal suo incarico per 90 giorni il governatore di Brasilia, <strong>Ibaneis Rocha</strong>. Fino ad ora si contano circa 1500 arresti e almeno 46 feriti, di cui 6 in gravi condizioni. È il bilancio di un attacco che, secondo Lucia Capuzzi, acuisce i grandi problemi già presenti nel Paese: le conseguenze del Covid, l’aumento della diseguaglianza, i 33 milioni di brasiliani ridotti alla fame e l’aumento della povertà che ha raggiunto il 30 per cento della popolazione.</p>
<p><strong>Bolsonaro</strong>, attualmente ricoverato in un ospedale fuori Orlando per un&#8217;occlusione intestinale, era già in <strong>Florida</strong> da qualche giorno. Questo per Capuzzi non è un caso: &#8220;Ha voluto prendere le distanze da prima perché non potesse essergli imputata nessun tipo di responsabilità. <mark class='mark mark-yellow'> Ha talmente flirtato in quattro anni col golpismo, col discredito continuo della democrazia, che ha indirettamente legittimato una situazione del genere. L&#8217;avrà legittimata anche direttamente? Questo non si sa&#8221;. </mark></p>
<p>È probabile che l&#8217;attacco ai <strong>&#8220;Tre Poteri&#8221;</strong> sia nato come un tentativo di colpo di stato, anche se non ha avuto successo. &#8220;Nella pratica non possiamo parlare di golpe, anche se non so quanto i manifestanti fossero consapevoli che l&#8217;attacco si sarebbe risolto in un nulla di fatto – riflette <strong>Capuzzi</strong> –. Certo è che questa azione approfondisce le varie fratture all’interno delle forze di sicurezza&#8221;. La struttura delle forze di Polizia è molto frammentata e questo, sottolinea la giornalista, &#8220;è uno dei problemi del Brasile&#8221;. Alla Polizia municipale, statale e federale si somma anche quella militare e l’esercito.  <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;I soldati semplici e alcuni tra i quadri intermedi sono più vicini a <strong>Bolsonaro</strong>, mentre gli alti vertici lo hanno in gran parte sconfessato&#8221;. </mark> La presenza di questa ala solidale con l’ex presidente &#8220;è la motivazione per cui i militari non sono intervenuti. Alla fine, <strong>Lula</strong> ha decretato l’intervento federale e la Polizia militare, fedele al Governo, ha bloccato i manifestanti in cinque ore&#8221;.</p>
<p>Una situazione che deve essere analizzata alla luce della fragilità dell’istituzione democratica del Paese, inserita nel contesto geopolitico di riferimento. &#8220;Il golpe brasiliano è morto prima di nascere dal momento in cui gli <strong>Stati Uniti</strong> si sono congratulati con <strong>Lula</strong>, sostenendo che la vittoria fosse regolare e che non ci fosse nessuna possibilità da parte degli Usa di riconoscere un colpo di stato in <strong>Brasile&#8221;</strong>.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Il golpe brasiliano – spiega Capuzzi – è morto prima di nascere dal momento in cui gli Stati Uniti si sono congratulati con Lula, sostenendo che la vittoria fosse regolare e che non ci fosse nessuna possibilità da parte degli Usa di riconoscere un colpo di stato in Brasile. </span></p>
<p>E proprio quanto accaduto a Brasilia non può che riportare la mente all’attacco al <strong>Campidoglio</strong> di Washington del 6 gennaio 2021. In quell’occasione, il Congresso degli Stati Uniti era stato preso d’assalto dai sostenitori del presidente uscente <strong>Donald Trump</strong> nel tentativo di fermare la ratifica dell’elezione del suo successore, <strong>Joe Biden</strong>. &#8220;La dinamica è quella, la modalità di azione anche – spiega –. Le differenze sono che <strong>Capitol Hill</strong> ha impattato su una democrazia che ha istituzioni molto più solide. In Brasile impatta su una democrazia con istituzioni più fragili rendendo ancora più instabili le basi del governo&#8221;.</p>
<p>Se dopo <strong>Washington</strong> un altro attacco a una democrazia è stato riproposto dopo poco tempo e seguendo lo stesso copione, la domanda più gettonata in queste ore è se questo tipo di azione potrà diventare ricorrente nello scenario internazionale. &#8220;Trump ha fatto scuola e Bolsonaro è stato il suo miglior allievo. Ci sono altri Bolsonaro nel mondo? La domanda è aperta. <mark class='mark mark-yellow'> La democrazia, in generale, vive un momento di discredito da parte di certe parti politiche che continuano ad attaccare le istituzioni e i suoi princìpi, dati per assodati fino a qualche decennio fa. Se questo continuerà a verificarsi – conclude Capuzzi – saranno possibili nuovi episodi&#8221; </mark>.</p>
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		<title>Obrigado, addio Pelè</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2022 15:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mozzaja]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Pelè]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il calcio è musica, danza e armonia. E non c’è niente di più allegro della sfera che rimbalza”. Pelè è morto a 82 anni.  Il più grande calciatore di tutti ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1152" height="768" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/pele-1-1152x768.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto Ansa" /></p><p>“Il calcio è musica, danza e armonia. E non c’è niente di più allegro della sfera che rimbalza”. <strong>Pelè</strong> è morto a 82 anni.  Il più grande calciatore di tutti i tempi si è spento all’ospedale di San Paolo, in Brasile, dopo due anni travagliati a causa di un tumore al colon. <em>O Rei </em>è volato in cielo da Diego Maradona.</p>
<p>Pelè, pseudonimo di <strong>Edson Arantes do Nascimento</strong>, inizia a giocare a pallone a cinque anni. A quindici anni passa al Santos, dove resterà praticamente sino alla fine della sua carriera vincendo di tutto e di più. Ma è con la maglia della Nazionale brasiliana che Pelè si fa conoscere al mondo intero. <mark class='mark mark-yellow'>Il<strong> Mondiale del 1958</strong> in Svezia è la sua consacrazione, anche grazie alle prime immagini televisive e al gol realizzato in finale proprio contro i padroni di casa.</mark> Pelè, non ancora diciottenne, aiuta il Brasile a vincere quell’edizione, bissando poi il successo quattro anni dopo in Cile. Intanto <em>O Rei</em> continua a segnare: per la Fifa i gol sono <strong>1.281 in 1.363 incontri</strong>, di cui 761 in 821 gare ufficiali, un record incredibile e difficilmente superabile. Il millesimo gol arriva nel 1969 al Maracanà. I tifosi lo portano in trionfo e lui lancia un appello: <mark class='mark mark-yellow'>“Gente mia, per l’amore di Dio, ora che tutti mi state ascoltando, faccio un appello speciale a tutti: aiutate i bambini poveri, aiutate gli abbandonati. È il mio unico desiderio in questo giorno speciale per me”. “Il grande successo della mia vita è stato aiutare tanti ragazzi di strada, che guardandomi hanno capito che lottando si può arrivare ovunque”</mark>, dichiarerà molti anni dopo.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per la Fifa i suoi gol sono 1.281 in 1.363 incontri, di cui 761 in 821 gare ufficiali, un record difficilmente superabile</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nel <strong>1970 arriva il suo terzo Mondiale</strong>, unico calciatore al mondo a riuscirci</mark>. In finale la vittima è l’Italia, sconfitta 4-1. Il primo gol lo segna lui. Il difensore azzurro Burgnich al termine della gara dice: “Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo”. A proposito di Italia, sembra che Pelè sia stato molto vicino a vestire la maglia dell’<strong>Inter</strong> nel 1958, ma in Brasile viene dichiarato “tesoro nazionale” e non viene mandato all’estero. Alcuni anni dopo, durante una tournée nel nostro Paese, <em>O Rei</em> spiega ai giornalisti che <mark class='mark mark-yellow'>“in Sudamerica i calciatori non sono trattati come in Italia. Mi chiedete perché, allora, non vengo da voi? C’è un difensivismo esagerato, i gol sono pochi, gli attaccanti troppo controllati. In Brasile è un’altra cosa: le squadre cercano lo spettacolo, la folla si entusiasma. Giocare è più divertente”.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Sono conosciuto più di Gesù. Magari in Asia non sanno chi è Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare&#8221;</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nel <strong>1977</strong> annuncia il ritiro. Eletto <strong>Calciatore e Pallone d’oro Fifa del secolo</strong>, Pelè è ancora oggi il migliore marcatore della Nazionale brasiliana con 77 reti.</mark> Dopo il ritiro, ha spesso alternato la carriera di ambasciatore del calcio e del rispetto dei diritti umani nel mondo a quella di cantante e attore. La sua apparizione più celebre è nel film “<strong>Fuga per la vittoria</strong>”, dove segna con la sua celebre rovesciata. Ironico e iconico: <mark class='mark mark-yellow'>“Sono conosciuto più di Gesù. Magari in Asia non sanno chi è Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare”. In Brasile hanno proclamato tre giorni di lutto nazionale per poter dire addio all’icona del calcio.</mark></p>
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