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	<title>magzine &#187; borgo ticino</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Borgo Ticino tra chiusure, cantieri e vecchie leggende</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 06:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Un anno fa, quando le prime chiusure attanagliavano l’Italia, il quartiere pavese di Borgo Ticino manteneva la sua tranquillità. Mai affollato come il centro cittadino, accorgersi delle differenze rispetto a ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Borgo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Borgo" /></p><p>Un anno fa, quando le prime chiusure attanagliavano l’Italia, il quartiere pavese di Borgo Ticino manteneva la sua tranquillità. Mai affollato come il centro cittadino, accorgersi delle differenze rispetto a prima dell’arrivo della pandemia era più difficile. A un anno di distanza, questa sensazione permane. La presenza di persone in strada è sempre scarsa ma costante, e le attività che davano vita al quartiere ancora sembrano tenerlo a galla. «Non posso lamentarmi, ho continuato a lavorare e ad avere clienti» racconta Claudio Prandi, titolare dell’omonima tabaccheria, riconfermando la sensazione che aveva un anno fa: le sigarette si vendono sempre, in pochi vi hanno rinunciato per via dell’emergenza sanitaria. Non tutte le attività hanno però avuto la stessa buona sorte:<mark class='mark mark-yellow'> l’Osteria del Povero Lele, locale storico della zona, ha scelto a suo tempo di non adattarsi all’asporto, attendendo che tornasse il via libera alle cene nei locali, per mantenere quello spirito tipico delle trattorie e taverne di un tempo. Ora, con la Lombardia in piena zona arancione, ciò che resta dell’osteria è la storica insegna, ed una serranda abbassata a tempo indefinito.</mark></p>
<div id="attachment_50931" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Losteria-del-povero-lele.jpg"><img class="wp-image-50931 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Losteria-del-povero-lele-300x222.jpg" alt="L'osteria del povero lele" width="300" height="222" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;Osteria del Povero Lele, al momento sempre chiusa.</p></div>
<p>Alla luce dei racconti dei negozianti e degli abitanti, però, si può iniziare a comprendere cosa ci sia di diverso nella calma di oggi rispetto che in quella degli scorsi anni: Borgo Ticino è un quartiere di passaggio, unico accesso alla città se si arriva da Sud. Una volta ci passavano pendolari di ogni genere, lavoratori diretti in città, turisti incuriositi dalle casette colorate al di là del Ponte Coperto. Ora questo via vai non c’è più, e da arteria il quartiere si sta trasformando in stagno, sopravvivendo grazie agli sforzi dei soli abitanti. Le stesse sedi culturali sono vuote. <mark class='mark mark-yellow'>La sala comunale al civico 130 di via dei Mille, soprannominata “la Saletta” dai membri delle associazioni che ne utilizzavano gli spazi, è ancora senza vita. Niente più anziani che vi si ritrovano, e niente più ragazzi che organizzano serate di giochi da tavolo.</mark> La palestra di Boxe del civico 73, ben nascosta dentro una corte ma solitamente rumorosa e attiva, non dà segni di vita. Gli unici a ravvivare i dintorni sono i gruppi di operai edili impegnati nella ristrutturazione dell’oratorio che ridono e cantano, portando a dimenticare almeno per un attimo il tempo sospeso e indefinito che la pandemia impone a chiunque.</p>
<p>A ridosso del Ponte Coperto, punto d’unione tra il quartiere e il centro, un piccolo spazio verde nasconde una cabina di metallo e vetro, suddivisa in scaffali rettangolari di varie dimensioni. È il <em>book-crossing</em>, uno spazio in cui lasciare i libri da condividere con altre persone, per prenderne altri in cambio. <mark class='mark mark-yellow'>Normalmente la cabina è ricca di titoli d’ogni genere, ma ora appare spoglia e trascurata, ed ospita quasi solo vecchi manuali polverosi e qualche CD interattivo reperibile nelle edicole d’inizio millennio.</mark> Lì accanto, proprio di fronte al ponte, campeggiano una ruota panoramica ed un carosello, normalmente meta di bambini e turisti, adesso completamente spogli seppur tecnicamente attivi.</p>
<div id="attachment_50932" style="width: 168px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Book-crossing.jpg"><img class="size-medium wp-image-50932" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Book-crossing-168x300.jpg" alt="La cabina del &quot;Book Crossing&quot;." width="168" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La cabina del &#8220;Book Crossing&#8221;.</p></div>
<div id="attachment_50933" style="width: 289px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Giostre.jpg"><img class=" wp-image-50933" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Giostre-300x168.jpg" alt="Le giostre di Borgo Ticino" width="289" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Le giostre di Borgo Ticino</p></div>
<p>Proseguendo oltre le giostre si scende in via Milazzo, cuore del “Borgo Basso”, famoso a Pavia per le case colorate lungo il fiume e per le sempre più frequenti inondazioni. Le osterie storiche della zona, nascoste agli angoli delle stradine secondarie, sembrano dormire un sonno profondo, una sorta di indeterminato letargo che fa sembrare davvero lontani i giorni in cui le coppie sceglievano proprio quella porzione di lungofiume per darsi appuntamento e cenare assieme.</p>
<div id="attachment_50934" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Borgo-basso.jpg"><img class="wp-image-50934 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/Borgo-basso-300x199.jpg" alt="Borgo basso" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Il Borgo Basso visto dal Ponte Coperto</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Molto più lontano dal ponte, ma sempre lungo via Milazzo, si affaccia sul fiume una strana casa, dipinta di color salmone, un po’ diroccata, e con una singolare decorazione al centro della facciata: un grosso faccione di cemento con la lingua di fuori.</mark> Un anziano abitante del Borgo Basso, passando di lì per caso, racconta una versione della storia della “Linguacciona”: «Più di cent’anni fa, tutti dissero ad un uomo del posto che non sarebbe mai riuscito a costruire da solo la sua casa. Così lui, a lavoro finito, aggiunse alla casa quell’irriverente decorazione, come sberleffo nei confronti di chi non aveva creduto in lui».</p>
<div id="attachment_50935" style="width: 270px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/linguacciona.jpg"><img class="size-medium wp-image-50935" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/linguacciona-270x300.jpg" alt="La &quot;Linguacciona&quot;" width="270" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La &#8220;Linguacciona&#8221;</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Un riassunto efficace dello spirito degli abitanti del Borgo: possono arrivare allagamenti o sopraggiungere una pandemia, ma la vita continua, e non sarà il transito ridotto ad affossare il quartiere.</mark></p>
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		<title>La tranquillità surreale di Borgo Ticino, Sud di Pavia</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 16:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Domaschio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[borgo ticino]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[“Mei stò in Burgh”, io sto in Borgo, è un’antica espressione pavese per dire “mi faccio gli affari miei”. “Mei stò in Burgh”, io sto in Borgo, è un’antica espressione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1125" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/5c7a8367-7d69-4261-995c-a55d225b1368.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="5c7a8367-7d69-4261-995c-a55d225b1368" /></p><p><span class='quote quote-left header-font'>“Mei stò in Burgh”, io sto in Borgo, è un’antica espressione pavese per dire “mi faccio gli affari miei”.</span></p>
<p>“Mei stò in Burgh”, io sto in Borgo, è un’antica espressione pavese per dire “mi faccio gli affari miei”. Letteralmente, però, significa “io abito in Borgo Ticino”, e questo la dice lunga sul piccolo, tranquillo quartiere che si sviluppa a sud della città lombarda, delimitato a Nord dal fiume Ticino e a Sud dal comune di San Martino Siccomario. Una finta periferia, a 15 minuti a piedi dall’università e a 20 dalla stazione, ma la vita in via dei Mille, arteria del quartiere, scorre davvero come in un paesino di provincia. Molti sono i negozi, ed altrettanti i bar, e la tranquillità del quartiere ben si combina all’abitudinarietà di tanti abitanti, affezionati alle attenzioni che un salumiere, un panettiere ed un ferramenta possono offrirti rispetto che un supermercato.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>A seguito dell’emergenza legata al Coronavirus, la vita sembra quasi essersi fermata in centro a Pavia, e l’università deserta è il simbolo d’una città privata dei giovani che di solito la popolano.</mark> Il “Borgo”, invece, fa storia a sé. I racconti dei commercianti, infatti, sono discordanti: «Va molto male», commenta il fornaio <strong>Mimmo</strong>, circondato dal vuoto che ultimamente regna sovrano nel suo locale, “qualche ordinazione in meno l’abbiamo avuta, anche se visto che lavoriamo quasi solo d’asporto il danno non è stato grande” spiega <strong>Gino</strong>, da quasi trent’anni pizzaiolo del quartiere. Pietro, proprietario dell’unico negozio di Pavia di calzature per bambini dagli zero ai 16 anni, racconta di una sofferenza comune a tutti gli esercenti della zona: «abbiamo una chat su <em>Whatsapp</em> di tutti i negozianti e qualcuno parla di un calo di oltre il 50 percento dei clienti».</p>
<div id="attachment_41897" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/c40af150-0bea-4c80-ae5e-e96fd83768c3.jpg"><img class="wp-image-41897 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/c40af150-0bea-4c80-ae5e-e96fd83768c3-1024x576.jpg" alt="c40af150-0bea-4c80-ae5e-e96fd83768c3" width="1024" height="576" /></a><p class="wp-caption-text">Il negozio di Borgo Ticino &#8220;Piccoli Grandi Passi&#8221;, unica attività commerciale di Pavia specializzata nella vendita di scarpe per bambini.</p></div>
<p>Allo stesso tempo, però, altri raccontano di esperienze molto diverse: «Con la chiusura dei due tabaccai cinesi qui vicino, ho avuto addirittura molti più clienti del solito &#8211; racconta il tabaccaio <strong>Claudio</strong> -. Molti anziani non si fidano di andare fino al supermercato, e così comprano da me il cibo che serve loro», rivela la salumiera.</p>
<div id="attachment_41898" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/b98379e1-bc06-4a02-bb54-e68f6dc98d2d.jpg"><img class="wp-image-41898 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/03/b98379e1-bc06-4a02-bb54-e68f6dc98d2d-1024x578.jpg" alt="b98379e1-bc06-4a02-bb54-e68f6dc98d2d" width="1024" height="578" /></a><p class="wp-caption-text">la storica pizzeria del borgo, Pizza House, e la tabaccheria Prandi.</p></div>
<p>Non c&#8217;è un sentimento univoco sull’emergenza, insomma. E se in centro città la situazione è percepita da tutti come pesante, in “Borgo” le cose funzionano diversamente: “In alcune zone della provincia, a differenza che in città, la crisi è meno percepita, e qua in Borgo Ticino in fondo è come essere già un po’ in provincia”, spiega <strong>Gianluca</strong>, che di mestiere rifornisce bar e ristoranti di prodotti alimentari.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Nei bar e sui marciapiedi non si parla d’altro che del virus, della quarantena, della vicinanza alla zona rossa del lodigiano</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Reputare Borgo Ticino semplicemente un angolo felice in una città angosciata sarebbe però un errore. A denotare la stranezza della situazione, infatti, più che lo spopolamento del quartiere sono le conversazioni nei bar e sui marciapiedi: non si parla d’altro che del virus, della quarantena, della vicinanza alla zona rossa del lodigiano.</mark> E alla luce di questo, l’assoluta e surreale calma diventa un po’ più strana del solito, e una via dei Mille piuttosto vuota di persone e di auto rende comunque l’idea d’un quartiere che sta vivendo a ritmo molto ridotto.</p>
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