<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:ymaps="http://api.maps.yahoo.com/Maps/V2/AnnotatedMaps.xsd" >

<channel>
	<title>magzine &#187; anziani</title>
	<atom:link href="https://www.magzine.it/tag/anziani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.magzine.it</link>
	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 07:23:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.35</generator>
	<item>
		<title>&#8220;Vivi la vita al meglio&#8221;: la filosofia di Edoardo, volontario 81enne tra i ragazzi down</title>
		<link>https://www.magzine.it/vivi-la-vita-al-meglio-la-filosofia-di-edoardo-volontario-81enne-tra-i-ragazzi-down/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/vivi-la-vita-al-meglio-la-filosofia-di-edoardo-volontario-81enne-tra-i-ragazzi-down/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 11:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Pellaco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=61234</guid>
		<description><![CDATA[“La difficoltà penso sia accettare di invecchiare. Il rischio è che si vedano in giro anziani che passano la giornata giocando a carte. Bisogna arrivare preparati alla pensione”. Edoardo Censi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="996" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/WhatsApp-Image-2022-12-22-at-08.15.48.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="In primo piano, Edoardo alla sua postazione" /></p><p>“La difficoltà penso sia accettare di invecchiare. Il rischio è che si vedano in giro anziani che passano la giornata giocando a carte. Bisogna arrivare preparati alla pensione”. <mark class='mark mark-yellow'>Edoardo Censi ha 81 anni e non si è fatto cogliere alla sprovvista dall’avanzare dell’età. Venuta l’ora di lasciare il posto di lavoro, ha deciso di impiegare il suo tempo a servizio degli altri.</mark> “Ritengo utile fare il volontario perché nella mia vita ho sempre aiutato il prossimo. Il motivo è anche mantenersi giovane e mettere a disposizione le competenze che hai”.</p>
<p>La sua storia si intreccia con quella della cooperativa <em>Lo Specchio</em>, una realtà presente da quasi trent’anni nel quartiere milanese Forlanini, che aiuta i giovani con disabilità psichica a inserirsi nel mondo del lavoro. “I motivi nel mio caso sono due – racconta Edoardo –. <mark class='mark mark-yellow'>Ho un figlio con sindrome di down, Davide, assunto come operaio nella cooperativa; mi hanno chiesto se volessi dare una mano anche io e ho accettato.</mark> Poi, la ditta nella quale lavoravo si è resa disponibile a dare del lavoro alla cooperativa”.</p>
<p>Fondata nel 1995, <mark class='mark mark-yellow'>la società cooperativa sociale <em>Lo Specchio</em> nlus impegna i suoi dipendenti nella realizzazione di diversi progetti, con commissioni ordinate da aziende milanesi e dell’hinterland.</mark> Tra queste c’è la ditta di cui Edoardo era dipendente, che si occupa di progettare e realizzare impianti semaforici. “La lanterna del semaforo ha degli stampi che vengono venduti con delle viti particolari per fissarli al palo – spiega –. Il primo lavoro era mettere le viti a questi supporti. Avendo lavorato come collaudatore, ho messo a disposizione la mia competenza anche in cooperativa”. Edoardo ha trovato il modo di rendersi utile coniugando la sua esperienza con la volontà di aiutare una realtà a lui molto vicina. “Sono sempre stato appassionato del campo elettrico e il mio lavoro l’ho sempre fatto con passione e lo sto portando avanti anche adesso. Deve essere un’attività professionale, non artigianale, perché il lavoro che viene fatto va in mezzo alla strada e viene utilizzato dagli altri”.</p>
<p>Suo figlio, Davide, ha 49 anni e da circa venti lavora come dipendente allo <em>Specchio</em>. “La cooperativa è stata molto d’aiuto. Le persone con disabilità hanno il problema di trovare il lavoro e stare in mezzo agli altri, perché entrambi gli aspetti sono vita – riflette Edoardo –. L’importante non è tanto trasferire le competenze tecniche, ma il modo di vivere”. Davide ha iniziato a lavorare in cooperativa per quattro ore al giorno. Adesso ne lavora tre. “Generalmente i figli apprendono dai padri, quindi era molto interessato al lavoro. I down hanno un invecchiamento veloce; poi ha avuto la disgrazia di avere un padre che pretendeva (ride, ndr). Ha difficoltà a mettersi in gioco dove ha paura di non farcela, così ha trovato un lavoretto dove mette guarnizioni nelle viti. Non gli costa fatica e non lo impegna”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il signor Edoardo ha un figlio down: &#8220;Un tempo si diceva: prego il Signore di farmi chiudere gli occhi trenta secondi dopo mio figlio”. Oggi ci sono percorsi che aiutano le persone con la sindrome di down ad essere autonome, grazie a Dio&#8221;</span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il tema di fondo che muove associazioni e volontari è garantire sempre maggiore autonomia a questi giovani.</mark> Le esigenze della famiglia di un ragazzo con sindrome di down sono cambiate rispetto a qualche decennio fa, anche grazie all’aspettativa di vita che si è notevolmente allungata. “Il problema del dopo di noi è nuovo. Un tempo si diceva: che il Signore mi permetta di chiudere gli occhi trenta secondi dopo mio figlio”. Oggi ci sono percorsi che aiutano le persone con sindrome di down ad essere autonome, imparando a stare fuori dalla famiglia, e per i genitori è motivo di sollievo e gratitudine. “Il rischio – sottolinea Edoardo – è però di considerare il figlio come un pacco. Invece deve trovarsi bene, perché i ragazzi rifioriscono anche semplicemente andando nelle comunità-alloggio”. Ci sono realtà come <em>Lo Specchio</em> dove le madri e i padri sono  in prima linea nell&#8217;accompagnamento dei loro figli in questo percorso: “È chiaro che sono migliorati anche loro come tutti noi. Come me, altri genitori sono multi-tasking. Il tema è complesso: non tutti i ragazzi possono andare a lavorare perché non riescono, quindi i genitori si danno da fare per creare delle attività”. Un altro elemento chiave è l’approccio che le persone hanno nei confronti di coloro che sono in difficoltà: “Ci sono diverse disabilità ed è difficile riuscire a non considerarle, ma dietro alla disabilità c’è una persona che ha gli stessi bisogni di tutti noi. Ora la cooperativa è fondamentale: per chi può, deve essere un trampolino verso il mondo”. Per Edoardo, ma così come per tutti i genitori nella sua stessa situazione, il futuro dei figli è un pensiero ricorrente e su questo tema ritorna ancora: <mark class='mark mark-yellow'>“Come associazione abbiamo fatto una raccolta firme per una proposta di legge perché si riconosca un’indennità di accompagnamento. Se Davide riuscisse ad avere la pensione di reversibilità dei genitori, un domani potrebbe andare in comunità alloggio”.</mark></p>
<p>Questi giorni che precedono il Natale sono vissuti con calore in cooperativa. <mark class='mark mark-yellow'>Vivere la quotidianità a stretto contatto ha permesso di creare una rete sociale, oltre che lavorativa, continuando ad aiutare e a far lavorare anche gli anziani che per scelta o necessità sono a casa da soli.</mark> “La cooperativa quando è nata era molto più piccola – interviene Carlo Raffa, coordinatore della onlus –, e i lavori erano molto basati sull’imbustamento. Le persone venivano a dare una mano e per loro era un’attività che le faceva sentire vive”. Oggi, aggiunge Edoardo, “come in tutte le realtà lavorative si fa il pranzo sociale”, ma la festa di Natale si trascorre in casa. “Lo stile di vita della nostra famiglia è sobrio. Mio figlio è ricco perché lavora e ha l’invalidità, ma non abbiamo problemi. Ho anche una figlia 42enne che inizia a farsi carico dei genitori, quindi ci invita lei a fare il pranzo di Natale”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Quando si va in pensione il primo periodo è un dramma. Prima sei impegnato nove ore al giorno, improvvisamente non hai più niente da fare&#8221;.</span></p>
<p>L’arrivo della cooperativa nella vita della loro famiglia non ha portato benefici solo a Davide. Anche Edoardo ha saputo cogliere questa nuova opportunità: “Quando si va in pensione il primo periodo è un dramma. Prima sei impegnato nove ore al giorno, ma improvvisamente non hai più niente da fare. Magari frequenti la tua ex ditta e, in base ai rapporti che hai avuto, ti possono dare retta, ma fino a un certo punto. Qualche volta ti fa piacere, ma alla lunga è difficile”. Per questo Edoardo ha deciso di dare il suo contributo: “Per me fare il volontario è trasmettere cultura: mi auto-gaso. <mark class='mark mark-yellow'>La vita, la società, è un puzzle, tutti dobbiamo fare la nostra parte per quello che possiamo, per quello che siamo. Insieme abbiamo trovato la nostra filosofia: vivi la tua vita al meglio che puoi, perché non puoi fare altro”.</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/vivi-la-vita-al-meglio-la-filosofia-di-edoardo-volontario-81enne-tra-i-ragazzi-down/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando c&#8217;è passione l&#8217;età non conta: Fausto, in prima linea con Anteas</title>
		<link>https://www.magzine.it/quando-ce-passione-leta-non-conta-fausto-in-prima-linea-con-anteas/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/quando-ce-passione-leta-non-conta-fausto-in-prima-linea-con-anteas/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 11:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Stella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=61361</guid>
		<description><![CDATA[«Sveglia alle cinque e mezza del mattino, prendo tutte le terapie per il mio problema al cuore. Poi chiamo l’altro volontario, ce ne andiamo al bar, guardiamo la tabella e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3648" height="2736" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/IMG_20221222_172905.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fausto Marcia (a destra), volontario di Anteas, insieme al collega Mario Micheli" /></p><p>«Sveglia alle cinque e mezza del mattino, prendo tutte le terapie per il mio problema al cuore. Poi chiamo l’altro volontario, ce ne andiamo al bar, guardiamo la tabella e partiamo». La giornata tipo del signor <strong>Fausto</strong> inizia così. <mark class='mark mark-yellow'>«Da quando sono andato in pensione non sapevo più cosa fare, e invece di stare tutto il giorno al bar sono venuto qua all’Anteas. Qui c’era un corso di computer e siccome sono appassionato di informatica e di elettronica mi sono proposto, offrendo il mio aiuto per fare riparazioni. Quando hai la passione riesci a fare tutto»</mark>. L’<strong><a href="https://www.anteasmilano.org/">Anteas</a></strong> – <strong>Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà</strong> – è un’organizzazione che opera con sedi dislocate in tutta Italia con l’obiettivo di “andare incontro” alle persone e alle loro esigenze. In particolare, quella di Milano è nata nel 1997 per volontà della FNP, il sindacato dei pensionati della CISL e poggia su un’ottica che crede nel valore continuo dell’individuo come risorsa e, per questo, mira a coinvolgere pensionati e anziani in attività solidali e di utilità sociale.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'><strong>Fausto Marcia</strong>, ha 74 anni e, nonostante le origini sanremesi, vive a Milano dal 1978 dove ha sempre coltivato la sua grande passione per l’elettronica, Fa parte di Anteas dal 2018, quando ha iniziato a svolgere anche un servizio di accompagnamento come autista.</mark> Quattro macchine per rispondere alle richieste di tutti gli anziani che, sul territorio milanese, esprimono la propria richiesta di aiuto soprattutto per svolgere controlli medici: «Loro ci chiamano e noi cerchiamo di fare qualcosa. Molti, per esempio, hanno bisogno di aiuto con i documenti per fare l’accettazione, allora noi li accompagniamo. Abbiamo un cartellino – ecco, vedete, questo qui – con cui ci fanno entrare. Quando arriva una chiamata mi dispiace dire di no, se possibile cerco sempre di dare una mano – racconta, con l’espressione di chi non ama stare fermo, il signor Fausto –. Però, poi, quando li vedi sorridere sei ripagato, perché è una soddisfazione».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Quando arriva una chiamata mi dispiace dire di no, se possibile cerco sempre di dare una mano – racconta Fausto –. Però, poi, quando li vedi sorridere sei ripagato, perché è una soddisfazione».</span></p>
<p>Ci spiega che a Milano esistono molte onlus e che il volontariato funziona bene, perché è ramificato e dotato di agevolazioni – la loro associazione si alimenta con i fondi derivanti dal 5&#215;1000 e gode, per esempio, del permesso Ztl – ma ci dice anche che servirebbero più mezzi. <mark class='mark mark-yellow'>«Sicuramente il <strong>Comune</strong> dovrebbe darci più automezzi, per poter portare un maggior numero di persone. Se ci aiutassero un po&#8217; di più, anche noi potremmo fare più cose – spiega –. Siamo solo una ventina di volontari attivi e le persone bisognose sono numerose, spesso otto o nove in un giorno.</mark> Alcune volte ho così tanti viaggi da fare che  una volta mi stavo dimenticando qualcuno per la strada, ma ovviamente poi li ho recuperati. Ci vorrebbero tante macchine e anche molti autisti, ma il problema è che oggi nessuno vuole fare il volontario». Mentre Fausto approfondisce questo tema spinoso, ci raggiunge <strong>Mario Micheli</strong>, altro volontario di Anteas che sottolinea l’importanza di una caratteristica fondamentale per svolgere questa attività: <mark class='mark mark-yellow'>«Alla fine non importa di che partito politico sei, l’unica cosa che conta è la sensibilità. Solo chi ce l’ha si spende veramente per dare una mano concreta alle associazioni come la nostra».</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;appello di Fausto al Comune di Milano e ai cittadini: «Anteas ha bisogno di più automezzi, per il servizio di trasporto, ma anche di un maggior numero di volontari. Siamo sempre di meno».</span></p>
<p>In generale, il contributo di Fausto, per quanto riguarda la cittadinanza attiva, non si limita al “servizio di trasporto”: <mark class='mark mark-yellow'>in collaborazione con gli <strong>“Angeli del mondo”</strong> distribuisce viveri a chi è in difficoltà e, adesso, in vista del Natale, anche pacchi.</mark> E soprattutto ha fatto del suo hobby per l’elettronica una fonte di aiuto: a lui è delegata la cura del sito dell’associazione, attraverso cui è possibile gestire prenotazioni e disponibilità.</p>
<p>«Io vivo da solo, ma in casa non ci sto praticamente mai. L’altro giorno, per esempio, siamo andati a <strong>Rho</strong>, dove gestiamo uno spazio in cui ci sono circa una cinquantina di persone anziane. Era un momento di festa e c’erano quattro signore in carrozzella. Allora io ho chiesto loro: “Volete ballare?”». <mark class='mark mark-yellow'>Bizzarro e forse pure un po&#8217; difficile da immaginare: anziane in carrozzella che danzano. Eppure, «quando hai passione riesci a fare tutto», ripete ancora. E sorride.</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/quando-ce-passione-leta-non-conta-fausto-in-prima-linea-con-anteas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La solidarietà a Milano parla la lingua del privato</title>
		<link>https://www.magzine.it/la-solidarieta-a-milano-parla-la-lingua-del-privato/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/la-solidarieta-a-milano-parla-la-lingua-del-privato/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 11:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Colombo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=61382</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;C&#8217;è ancora lo stigma di essere un senzatetto&#8221;. Morena Galimberti, volontaria di ProTetto, spiega a magzine.it che chi non ha una casa in cui dormire è spesso visto con diffidenza e, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="350" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/protetto.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="protetto" /></p><p>&#8220;C&#8217;è ancora lo stigma di essere un senzatetto&#8221;. <strong>Morena Galimberti</strong>, volontaria di <em><strong>ProTetto</strong></em>, spiega a <em>magzine.it</em> che chi non ha una casa in cui dormire è spesso visto con diffidenza e, a volte, con paura. &#8220;Il primo, vero, nemico dei clochard è proprio l&#8217;indifferenza&#8221;, scandisce. Ed è per invertire questa tendenza che donne e uomini di questa associazione, che a Milano fornisce cibo e assistenza alle persone senza fissa dimora, si riuniscono tutte le settimane.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>I volontari sono spesso giovani, i senzatetto spesso anziani o padri che sono caduti e hanno perso tutto. La rete che li sostiene è composta da associazioni come <em>ProTetto</em>: &#8220;Noi ci auto sosteniamo, non prendiamo soldi dal comune&#8221;</span></p>
<p><strong>Dalla casa alle tende</strong><br />
&#8220;Noi cuciniamo in casa e il cibo che distribuiamo ai nostri amici viene preparato direttamente dai volontari&#8221;. Sono circa quaranta, molti giovani. A differenza dei senzatetto, spesso anziani italiani: &#8220;Ci diamo appuntamento in via San Pietro all&#8217;Orto, nel centro della città, dove ci sono molti bisognosi. Fanno una fila ordinata e distribuiamo il pasto&#8221;. Poi la giornata continua: i volontari raggiungono le tende di chi ha bisogno. Spesso non vogliono abbandonarle. &#8220;Hanno paura di venire derubati e succede abbastanza spesso&#8221;, spiega Galimberti.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>A volte sono gli stessi senzatetto a chiedere l&#8217;aiuto della Associazione, perché i canali istituzionali, quando funzionano, seguono i tempi della burocrazia. Non mancano i padri che hanno lasciato i figli in case famiglia e vanno a vivere per strada. </mark> &#8220;Noi non prendiamo soldi dal comune e non siamo legati a nessun partito&#8221;, chiarisce. Spesso i volontari di <em>ProTetto</em> scelgono di appoggiarsi ai media: &#8220;Portiamo le storie di singole persone in televisione, in modo da risolverle&#8221;. I media fanno da cassa di risonanza, dunque, e le persone che hanno trovato un tetto sotto cui stare in questo modo sono diverse.</p>
<p><strong>Umberto, 84 anni, di cui cinque in strada</strong><br />
&#8220;Grazie all’attenzione mediatica, un benefattore gli ha donato un appartamento&#8221;. Dopo alcuni anni, però, la persona che gli aveva messo a disposizione la propria casa ha avuto necessità di riaverla. Quindi Umberto è diventato, di nuovo, un senzatetto. <mark class='mark mark-yellow'>Ma come mai un uomo di oltre 84 anni è in strada? &#8220;Il Comune, ogni volta, per un cavillo non riesce a fare nulla&#8221;, taglia corto Galimberti. Poi aggiunge: &#8220;Si è dimenticato di rinnovare l’Isee. Ma non è una azienda il cui fatturato può variare: Umberto vive per strada e l&#8217;amministrazione lo sapeva. </mark> Che Isee poteva avere?&#8221;. Per questo, però, è precipitato nella graduatoria degli alloggi popolari. &#8220;Umberto spesso si scusa, ha paura che noi perdiamo il nostro tempo con lui&#8221;. Ora, grazie a una raccolta fondi pubblicizzata sulla pagina Instagram <em>Milano bella da dio</em> sta in un appartamento, ma non potrà stare lì per sempre.</p>
<p><strong>Un boccone con il cuore</strong><br />
&#8220;Tutti gli anni invitiamo i ristoratori a ospitare un pranzo o una cena. A chi lo fa diamo un adesivo da mettere in vetrina&#8221;. Il progetto si chiama <em>Un boccone con il cuore</em> e si ripete tutti gli anni e la solidarietà, talvolta, è contagiosa. &#8220;Un ragazzo, una volta, è stato preso a bottega da un ristoratore. Un giorno mancava un lavapiatti e il senzatetto si è proposto per prendere il suo posto&#8221;. Per Galimberti è la dimostrazione che &#8220;lo stare insieme, il fare rete, porta anche alla creazione di posti di lavoro&#8221;. Questo non è l&#8217;unico progetto che tiene insieme cucina e beneficenza: &#8220;Ogni anno organizziamo il pranzo di Natale: solitamente lo offre don Sergio del teatro Gregoriano di Milano&#8221;. <mark class='mark mark-yellow'>Quest&#8217;anno c&#8217;è una novità: &#8220;Il 28 di dicembre saremo al <em>Diana Majestic Hotel</em>. Ci riempie il cuore sapere che a servire i pasti saranno anche i <em>Ragazzi del sorriso</em>, persone con la sindrome di down&#8221;. </mark> Tutti invitati, quindi. Perché spesso la povertà la si conosce non solo commissionando studi da dentro le istituzioni: &#8220;meglio fermarsi e guardare dentro i finestrini delle macchine parcheggiate in strada&#8221;, conclude Galimberti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/la-solidarieta-a-milano-parla-la-lingua-del-privato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Grazia: una vita per gli altri, un Natale in solitudine</title>
		<link>https://www.magzine.it/grazia-una-vita-per-gli-altri-un-natale-in-solitudine/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/grazia-una-vita-per-gli-altri-un-natale-in-solitudine/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 11:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Arcai]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=61282</guid>
		<description><![CDATA[“Se mi alzo troppo presto il giorno dura troppo”. La signora Grazia ha 81 anni e alle spalle un’esistenza non sempre facile. Lontano è il ricordo della sua Taranto, dove è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/WhatsApp-Image-2022-12-15-at-15.01.27-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2022-12-15 at 15.01.27 (1)" /></p><p><span style="font-weight: 400;">“Se mi alzo troppo presto il giorno dura troppo”. </span>La <mark class='mark mark-yellow'>signora Grazia ha 81 anni e alle spalle un’esistenza non sempre facile</mark>. Lontano è il ricordo della sua Taranto, dove è nata il 14 ottobre 1939. Lontana è la scia lasciata dalle navi che la piccola Grazia amava osservare mentre salpavano. I suoi occhi hanno lo stesso colore del mare, proprio l’elemento che caratterizza la sua città d’origine: “La città dei due mari”, tiene a precisare. <mark class='mark mark-yellow'>Taranto è una presenza a cui si rivolge con nostalgia ma che relega ad un passato ormai sepolto: “Taranto è sempre stato un quadro per me &#8211; afferma Grazia &#8211; ricordo ancora le navi che salpavano verso l’orizzonte. Meglio se al tramonto.”</mark></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/WhatsApp-Image-2022-12-15-at-15.01.28.jpeg"><img class="alignright wp-image-61284 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/WhatsApp-Image-2022-12-15-at-15.01.28-225x300.jpeg" alt="Signorag" width="225" height="300" /></a>Queste pennellate di ricordi lasciano il posto al racconto della frenesia milanese. Milano è la città che l’ha accolta quando aveva appena 12 anni e in cui si è trasferita insieme ai genitori. Grazia ha respirato il ritmo frenetico di questa città e ha trovato lavoro in un’azienda di lampadine: “Avevo il compito di costruire e saldare lampadine per automobili, lampadari, lampioni e controllarne il funzionamento”, racconta, mimando tutti i passaggi che scandivano le sue ore interminabili a lavoro. </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il suo racconto è quasi un gioco da mimo: “Avevo il compito di costruire e saldare lampadine per automobili, lampadari, lampioni”. Prima un movimento diagonale e poi verticale con la mano. Poi la precisione nell&#8217;osservare l&#8217;unghia dell&#8217;indice. Tutto per far capire la meticolosità del movimento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Non posso dire niente di male contro Milano, <mark class='mark mark-yellow'>è stata la città che mi ha dato ospitalità, amore e gioia</mark>”, conclude alludendo a chissà quale pensiero legato alla sua infanzia. Forse la sua difficoltà ad ambientarsi, forse un rimorso che ancora oggi non la lascia stare. </span>Gli occhi color mare illuminano ora un volto rugoso, contornato dal bianco e dall’arancio dei capelli, spia di una tinta troppo lontana nel tempo per averne ancora impressa la memoria castana. <mark class='mark mark-yellow'>Gli stessi capelli che da diciottenne teneva raccolti in una lunga coda di cavallo e che adornava da elastici di mille colori. Quella bambina avvolta dalla frenesia della grande città, ora, è una signora sola, che abita in un appartamento nel quartiere milanese della Barona.</mark></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qui non c’è più la frenesia della fabbrica di lampadine, il vociare dei suoi genitori, la confusione del porto di Taranto. Ora rimangono giornate trascorse nella solitudine, e le difficoltà di vivere con una <mark class='mark mark-yellow'>pensione di 800 euro al mese</mark>. La casa di proprietà rimane il suo unico porto sicuro: eppure è un luogo che non testimonia vita ma restituisce un senso di abbandono. Sulle mensole della cucina ci sono solo barattoli e conserve. I colori che ora più la caratterizzano sono il rosso della passata di pomodoro vicino al fornello e il verde dei piselli in scatola. Anche il frigorifero, alto e bianco, restituisce il vuoto. I ripiani sono ampi e scarni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/WhatsApp-Image-2022-12-15-at-15.01.27.jpeg"><img class="alignleft wp-image-61286 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/WhatsApp-Image-2022-12-15-at-15.01.27-225x300.jpeg" alt="SignoraGrazia" width="225" height="300" /></a>La signora Grazia è costretta ogni giorno a fare i conti con la sua solitudine. Le pennellate del suo quadro d’infanzia lasciano spazio solo a scene di interni, fatte di coperte abbandonate su un letto in disordine e macchie scure sparse sulle superfici del pavimento e della cucina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure il suo passato è abitato da persone e ricordi condivisi. Ha avuto un marito di nome Enea, morto d’infarto dieci anni fa davanti ai suoi occhi; un figlio che vive non molto distante da lei, ad Assago, e un nipote, che abita sotto il suo appartamento. <mark class='mark mark-yellow'>Presenze che sono come fantasmi nella vita di Grazia:</mark> non vede mai il figlio per la paura di prendere la metro, e non vede mai il nipote, il quale si presenta poche volte davanti alla porta marrone della nonna, forse per una “piccola paghetta o per un pranzo offerto al mese”. Il suo dispiacere rimane palpabile nell’aria per qualche minuto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Grazia è costretta allo stesso senso di abbandono della sua casa, uno stato che trapela da tutto ciò che la circonda</mark>, a cominciare dalle ciocche arancioni che spuntano tra i suoi capelli bianchi, dal barattolo del caffè vuoto, dai pranzi che spesso si riducono ad un piatto di biscotti e cioccolato, e dal barattolo dello zucchero ormai solidificato dentro la credenza. La costante delle sue giornate è il senso di precarietà, che si traduce anche nella paura alimentata, a suo dire, dalle cose che vede in televisione che la spingono a uscire di casa il meno possibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>La sua àncora è la preghiera, che scandisce l’inizio e la fine di giornate troppo spesso identiche tra di loro.</mark> Si alza e fa il segno della croce, va a fare la spesa al macellaio sotto casa, mangia del cioccolato e, a sera, di nuovo a letto, con un altro segno della croce, segno che è ora di addormentarsi. Il tempo viene scandito così da troppi anni, ormai.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Il Natale per me sarà come tutti gli altri giorni: un pezzo di cioccolata e le notizie alla televisione. Solo ascoltando il telegiornale mi accorgerò di che giorno è&#8221;</span></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Senza Enea è stato tutto un susseguirsi di mancanze. Il Natale, per me, sarà come tutti gli altri giorni: un pezzo di cioccolata e le notizie alla televisione. Solo ascoltando il telegiornale mi accorgerò di che giorno è.”, spiega, abbassando pian piano la voce fino ad arrivare alla fine della frase. <mark class='mark mark-yellow'>Poi, un sussulto la rinvigorisce: “Taranto è lontana ma il suo ricordo è vicino, il lavoro è lontano ma niente potrà portarmi via l’esperienza che ho vissuto”.</mark> </span></p>
<p>“Grazie per essere venuti a chiacchierare un po’”, dice, chiudendo la porta marrone dell’ultimo piano, “Che Dio vi benedica! Ricordate: non pensate mai agli altri perché gli altri &#8211; sospira,  aumentando il volume della voce -, gli altri non penseranno mai a voi”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/grazia-una-vita-per-gli-altri-un-natale-in-solitudine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I &#8220;Nipoti di Babbo Natale&#8221;: come fare felice un anziano</title>
		<link>https://www.magzine.it/i-nipoti-di-babbo-natale-come-fare-felice-un-anziano/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/i-nipoti-di-babbo-natale-come-fare-felice-un-anziano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 11:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[feste]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[nonni]]></category>
		<category><![CDATA[Rsa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=61199</guid>
		<description><![CDATA[Un semplice maglioncino rosso, tenuto stretto tra le braccia di chi, durante le feste, vorrebbe solo una cosa: affetto, calore e famiglia. Questo è il Canto di Natale o meglio ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="738" height="415" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/12/zr3vo-prog-babbo-natale-1jpg.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: laCasadiRiposo.it" /></p><p>Un semplice maglioncino rosso, tenuto stretto tra le braccia di chi, durante le feste, vorrebbe solo una cosa: affetto, calore e famiglia. Questo è il <em>Canto di Natale</em> o meglio – il <em>Desiderio</em> <em>di Natale </em>– di un’anziana ma arzilla signora che chiameremo con le sue iniziali: <strong>E. L.</strong> “Il rosso è il mio colore preferito”, occhi vispi luccicano di emozione per aver appena incontrato la sua “<strong>Nipote di Babbo Natale</strong>”, una ragazza che non conosceva e che è venuta a trovarla nell’<strong>Rsa Santa Giulia e Chiara</strong>, nel quartiere <strong>Lambrate</strong> di Milano. “Ho chiesto un maglioncino di questo colore, perché, a parte il gilet che indosso adesso, non ho niente di rosso. Amo il rosso, lo identifico con questo periodo dell’anno. Per me il Natale porta questa tonalità”.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“Ho chiesto un maglioncino di questo colore, perché, a parte il gilet che indosso adesso, non ho niente di rosso. Amo il rosso, lo identifico con questo periodo dell’anno. Per me il Natale porta questa tonalità”. Questo è il desiderio di Natale di nonna E. L. </span></p>
<p>Siamo andati a trovare una di quei tanti nonni che vivono nelle Rsa e che, purtroppo, soffrono spesso la solitudine, ancora di più durante le festività. Per lenire la nostalgia che le Feste portano con sé,  è stato realizzato un progetto chiamato “Nipoti di Babbo Natale: fai felice un anziano”. <strong>Laura</strong> è la referente dell’<em>Associazione Un Sorriso in Più Onlus</em>, che ha promosso questa idea. In questo modo tutti quanti possono realizzare il desiderio di una persona anziana che vive in una casa di riposo. <mark class='mark mark-yellow'>“Vorrei far capire che non ci limitiamo a una semplice letterina del nonnino &#8211; Laura ci tiene a puntualizzare tutto il contesto che c’è dietro al progetto -. Ogni desiderio ha un motivo, ha una storia: c’è l’identità dell’anziano rappresentata e, successivamente, l’incontro con il “nipote” acquisito. Questo è a tutti gli effetti un progetto di cura, e anche un progetto educativo. Dietro ci sono delle dinamiche, delle relazioni e delle emozioni”.</mark></p>
<p>Per gli anziani non è facile esprimere un desiderio. Molti chiedono anche di fare attività, come una semplice passeggiata o la possibilità di condividere il tempo in compagnia. Andare al bar, fare colazione, uscire per una pizza, andare a vedere una partita di calcio o uno spettacolo a teatro. Non solo oggetti. E, dietro al sogno di ricevere un dono materiale, esiste il dolce ricordo di un oggetto del passato o la nostalgia per qualcosa che non è mai stato posseduto. <mark class='mark mark-yellow'>Gli operatori raccolgono i desideri e li inseriscono sul sito: chi prenderà a cuore quel sogno potrà restituire un sorriso a un anziano. “La cosa meravigliosa &#8211; spiega Laura &#8211; è che la maggior parte dei “nipoti” sono ragazzi giovani. Anche gli anziani sono rimasti sorpresi”.</mark> Laura sorride, mentre racconta un episodio realmente accaduto: “Un giorno un ospite della Rsa ha chiesto a un ragazzetto che era andato a consegnargli un regalo: “Ma come mai sei venuto a trovare un vecchietto come me?”. <mark class='mark mark-yellow'>È bello vedere quanto questa giovane generazione abbia tanto da dare. Spesso è molto criticata, invece i giovani sono i primi e i più numerosi a partecipare ai nostri progetti”.</mark></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Dietro al sogno di ricevere un dono materiale esiste il dolce ricordo di un oggetto del passato o la nostalgia per qualcosa che non è mai stato posseduto. Sono i più giovani a donare felicità alle persone anziane che vivono nelle case di riposo.</span></p>
<p>Ad un tavolo quadrato, come durante una partita di Scala 40, gioco che appassiona E. L., siedono quattro partecipanti: l’educatrice<strong> Alessia</strong>, due giornalisti praticanti ed E.L. La più vittoriosa è proprio lei E., che indossa il gilet rosso smanicato. Ha vinto anche prima, quando, mentre stava chiacchierando con il suo gruppetto di amici, l’educatrice della struttura l’ha interrotta esclamando: “Oggi per te è proprio una ricca giornata!”. Aveva appena fatto l’incontro speciale con la “nipote” che le aveva consegnato il maglioncino. Gli amici le sorridono: “Vai, vai!” E la donna dal gilet rosso si chiude nella stanza con altre tre persone, per la seconda volta in una giornata a parlare anche con degli sconosciuti che le vogliono bene. Si sono spostati al Centro Diurno Integrato, una realtà che accoglie, per alcune ore della giornata, (dal mattino fino al pomeriggio) di norma persone oltre i 65 anni parzialmente autosufficienti per sostenere le famiglie che mantengono questi ospiti al proprio domicilio. Qui ci si ritrova per svolgere attività ludiche, ricreative, cognitive e, soprattutto, socializzanti.</p>
<p>E. ci mostra fiera il suo regalo, tirandolo fuori dalla busta natalizia. <mark class='mark mark-yellow'>“Quando l’ho toccato per la prima volta, poco fa, oltre a sentire il materiale di lana pregiata, mi sono anche emozionata”.</mark>Mentre racconta dell’incontro con la “nipote”, l’anziana, ultranovantenne bergamasca, sorride. Le luccicano gli occhi: “È stato molto bello. È difficile trovare oggi delle persone disponibili ad ascoltare noi rimbambiti”, ride. “Trovare una ragazza che ha trascorso quasi tutto il pomeriggio a parlare con me mi ha fatto molto piacere. Abbiamo parlato di tutto. Della vita che ho fatto e del Natale. È la prima volta che partecipo a questa iniziativa. Quando me l’hanno proposta, ho accettato subito. Non lo avevo mai fatto. Forse ho accettato perché nel momento in cui me lo hanno chiesto stavo un po’ giù di morale”. La signora si incupisce un attimo. Le è rimasto solo un nipote che vive in Germania e un genero. Ricordare i figli le provoca molto dolore. “La notte non dormo”. L’educatrice, allora, cerca di sviare l’argomento: “Anche perché tu hai sempre detto di non voler mai niente. Hai sempre ripetuto: io ho tutto. Per questo ti ho chiesto di partecipare. Ed ecco, vedi? Ti mancava un bel maglioncino rosso!”.</p>
<p>L’educatrice Alessia ha deciso che, per la Rsa dove lavora, nel progetto “<em>Nipoti di Babbo Natale</em>” si scelgono anziani che hanno parenti lontani oppure anziani che non hanno più una famiglia. Stare in una struttura geriatrica non è affatto semplice: per questo motivo gli operatori, gli organizzatori e gli educatori cercano di promuovere tante attività all’interno delle Rsa. Qui, dove E. vive, gli eventi non mancano: “Ah sì, l’altro giorno ho ballato un valzer &#8211; racconta la donna in rosso -. Io ho sempre avuto un carattere molto propositivo: mi piace fare tutto. Alessia è molto capace nel suo lavoro. Organizza tante cose: abbiamo preparato dei biscotti natalizi e abbiamo fatto la tombolata. La mia giornata qui inizia presto. Mi sveglio alle sette, faccio colazione, mi preparo e me ne sto in compagnia con i miei amici” E. gestiva un bar a Monza. Il tempo passa ed è arrivato il Natale del 2022. <mark class='mark mark-yellow'>“Ho molti ricordi del mio passato. Sto bene qui, ho fatto molte amicizie. Ci divertiamo. Però, i ricordi ci sono e sono vivi. Io sono nata il giorno della Befana. Attendo sempre con gioia il Natale e il mio compleanno. Il mio compleanno – e quindi anche il giorno della Befana – a casa mia a Bergamo lo festeggiavamo in un modo particolare.</mark>Nella mia città il 6 gennaio le persone si alzano la mattina e vanno ad aprire la porta di casa per trovare i regali sull’uscio. <mark class='mark mark-yellow'>Ecco, quando nacqui io, mandarono mio fratello di sei anni ad aprire la porta di casa per trovare me. Ed io ero là fuori. Mio fratello mi ha voluto bene finché è rimasto in vita. Sono ricordi che non si dimenticano”.</mark></p>
<p>Non solo vivere di ricordi, ma anche provare ancora tante emozioni. L’iniziativa “<em>Nipoti di Babbo Natale</em>” serve proprio a questo e sembra che stia avendo successo sia tra i giovani che donano che tra gli anziani che ricevono i regali. Spiega ancora Laura: “In una casa di riposo si tende sempre un po’ a ricordare quel che è stato con un po’ di malinconia. Invece, poter guardare al Natale come un momento in cui arrivano i “nipoti” è bello, è una cosa nuova.”</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“In una casa di riposo si tende sempre un po’ a ricordare quel che è stato con un po’ di malinconia. Invece, il poter guardare al Natale come un momento in cui arrivano i “nipoti” è bello, è una cosa nuova” spiega Laura, referente dell&#8217;associazione. </span></p>
<p>Laura racconta che gli anziani che hanno partecipato alle edizioni precedenti suscitano molta tenerezza: oggi hanno la certezza di avere dei nipoti a tutti gli effetti. <mark class='mark mark-yellow'>“La gratitudine degli anziani è tanta: si sentono scelti. Ma anche l’emozione dei “nipoti” è tanta: essere responsabili della gioia di qualcun altro dà soddisfazione”.</mark> La donna in rosso si tingerà di quel colore anche per Natale: <mark class='mark mark-yellow'>“Ho richiesto un maglioncino rosso, perché mio nipote il 25 dicembre mi porterà a mangiare fuori. Quella sarà la prima occasione in cui lo indosserò. Sarà un momento speciale. I regali di Natale servono a sigillare i momenti speciali”.</mark></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/i-nipoti-di-babbo-natale-come-fare-felice-un-anziano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Jordan Angelo Cozzi, la bellezza delle rughe</title>
		<link>https://www.magzine.it/jordan-angelo-cozzi-la-bellezza-delle-rughe/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/jordan-angelo-cozzi-la-bellezza-delle-rughe/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 16:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Annarosa Laureti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[terza età]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=46754</guid>
		<description><![CDATA[Jordan Angelo Cozzi ci accoglie con un sorriso (nascosto dalla mascherina ma ben avvertibile) nel suo studio fotografico fresco di inaugurazione. Per lui – studente dell’Istituto Italiano di Fotografia originario di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2808" height="1850" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/MG_5546-min.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jordan Angelo Cozzi, fotografo della terza età" /></p><p><strong>Jordan Angelo Cozzi</strong> ci accoglie con un sorriso (nascosto dalla mascherina ma ben avvertibile) nel suo studio fotografico fresco di inaugurazione. Per lui – studente dell’Istituto Italiano di Fotografia originario di Bollate – il fatto di aver scelto di aprire le porte del suo rifugio professionale proprio oggi, durante la giornata internazionale delle persone anziane, non è una semplice coincidenza. <mark class='mark mark-yellow'>A dispetto di quanto si possa pensare su di un fotografo ventiseienne infatti, fulcro della ricerca fotografica di Jordan è proprio la terza età. </mark> I suoi scatti ci raccontano vite e storie lunghe settant&#8217;anni, ma anche di uno incontro tra generazioni alla fine non così distanti.</p>
<p><strong>Quando è nato il tuo interesse per i più anziani?</strong></p>
<p>Ho iniziato a lavorare con la terza età grazie ad un percorso di volontariato fatto durante il liceo artistico. Ogni mercoledì mattina, io ed altri otto ragazzi, ci recavamo in una casa di riposo e lì parlavamo con alcuni ospiti della stessa. Devo ammettere che all&#8217;inizio, da entrambe le parti, si avvertiva una certa titubanza. Eravamo molto freddi ma poi già al terzo incontro ci siamo lasciati andare: noi ragazzi abbiamo iniziato a condividere i racconti che ci erano stati fatti dai nostri nonni e loro hanno incominciato a raccontarci più dettagliatamente le loro vite, dall&#8217;infanzia al primo amore fino agli anni della guerra. Da questa esperienza è nato un libro – con racconti scritti, illustrazioni e fotografie – ma anche il mio interesse, non solo verso le Rsa, ma anche verso tutto quel mondo molto variegato che è la terza età.</p>
		<div id="aesop-image-component-46754-1" class="aesop-component aesop-image-component " >

			
			<figure class="aesop-content">
				<div class="aesop-image-component-image aesop-component-align-center aesop-image-component-caption-left" style="width:70%;max-width:100%;">
					
						<a class="aesop-lightbox" href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/95463716_10220758165091387_3353326408188297216_o-min.jpg" title="">
							<p class="aesop-img-enlarge"><i class="aesopicon aesopicon-search-plus"></i> Enlarge</p>
							<img src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/95463716_10220758165091387_3353326408188297216_o-min.jpg" alt="95463716_10220758165091387_3353326408188297216_o-min">
						</a>

					
					
				</div>
			</figure>

			
		</div>
		
<p><span class='quote quote-left header-font'> Anche gli anziani hanno bisogno di affetto, ma soprattutto anche del contatto umano. E ciò traspare anche dalle mie fotografie nelle quali è sempre presente l&#8217;elemento del corpo </span></p>
<p><b>Ma esistono anche nella realtà – e non solo nei film – coppie che nascono all&#8217;interno delle case di riposo?</b></p>
<p>Sì certo, e sono tante! Molto spesso si tratta di vedovi o vedove che entrano nelle Rsa e che grazie ad incontri e attività varie cominciano a conoscersi tra loro. È come se queste coppie rivivessero il loro primo amore. L’ho trovato subito molto emozionante. Non mi sarei mai aspettato che a quell&#8217;età ci si potesse ancora innamorare. E se c’è una cosa che ho capito dopo questi ultimi sette anni è che anche gli anziani hanno bisogno di affetto, ma soprattutto anche del contatto umano. E ciò traspare anche dalle mie fotografie nelle quali c’è sempre l’elemento del corpo, della pelle. E questa è un po’ una differenza con la nostra generazione. <mark class='mark mark-yellow'> Noi simo abituati a parlare attraverso messaggi, e-mail, vari mezzi, loro invece hanno proprio bisogno di avere quel contatto visivo, fisico, di una carezza. Forse mi sono innamorato della terza età proprio per questo! </mark></p>
<p><b>Hai accennato all&#8217;elemento corporeo. La fisicità che tu ritrai però in un certo senso contraddice i canoni estetici vigenti…</b></p>
<p>Spesso le persone anziane non vogliono farsi fotografare perché si vedono per prime i segni del tempo. Ma <mark class='mark mark-yellow'> per me la bellezza sussiste proprio in quelle rughe e attraverso i miei scatti voglio raccontare non solo le storie di chi ritraggo ma anche la storia in sé del corpo umano e del suo cambiamento. </mark></p>
<p><strong>Tra le altre cose hai collaborato anche con Auser, l’associazione per l’invecchiamento attivo…</strong></p>
<p>Con Auser Monza-Brianza ci siamo conosciuti un po’ per caso. Durante il lockdown ho partecipato alle loro iniziative di volontariato, portando a casa degli anziani spesa e piccoli doni, come ad esempio l’uovo di Pasqua. Poi, sempre come volontario, ho deciso di dare una mano alla loro promozione, realizzando foto per raccontare alla gente cosa Auser ha realizzato e realizza. Loro si battono per sensibilizzare prima di tutto gli anziani, per far capire loro che anche dopo i sessantacinque, settantacinque anni, la vita può ricominciare e che questo nuovo inizio parte solo da sé stessi.</p>
<p><strong>Il lockdown è stato un periodo molto prolifico per artisti e fotografi, lo è stato anche per te?</strong></p>
<p>Sì, anche io ho deciso di avviare un nuovo lavoro. Ho lanciato un form – <em>L’amore ai tempi del Covid-19</em> – rivolto a tutte quelle coppie, questa volta giovani (ride n.d.r.), che sono rimaste separate durante il lockdown. Hanno risposto sia persone che si conoscevano da poco, sia persone la cui relazione duravano da parecchi anni. Ho realizzato gli scatti finali solo pochi giorni fa, in una villa storica di Bollate, cercando di ricreare, nella finzione, quella mancanza di contatto, quella lontananza che hanno vissuto le coppie ritratte.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> La festa dei nonni è importante per ricordare a tutti che c’è sempre un passato dietro di noi e che il nostro dovere è quello di prendercene cura </span></p>
<p><strong>Oggi è la festa dei nonni, che significato ha per te? Il tuo lavoro <em>Generazioni </em>è stato realizzato proprio in occasione di questa ricorrenza…</strong></p>
<p>Per me la festa dei nonni è importante per ricordare a tutti che c’è sempre un passato dietro di noi e che il nostro dovere è quello di prendercene cura. Ed è stata propria una bella esperienza realizzare un progetto come <em>Generazioni</em>. Scattare, in occasione della giornata dei nonni, bambini ed anziani, in gran parte mai conosciutisi prima, mi ha davvero emozionato. <mark class='mark mark-yellow'> Negli occhi dei bambini si leggeva proprio la curiosità e la magia di scoprire un’altra generazione. Penso sia questo il significato di tale festa. </mark></p>
<div class="mceItem aesop-component-short aesop-component" data-mce-placeholder="1" data-aesop-sc="%5Baesop_image%20imgwidth%3D%2270%25%22%20img%3D%22http%3A%2F%2Fwww.magzine.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2020%2F10%2Fnonnirsa-min.jpg%22%20align%3D%22center%22%20lightbox%3D%22on%22%20caption%3D%22Luigi%2C%20True%20Love%2C%20Photo%20Jordan%20Angelo%20Cozzi%22%20captionposition%3D%22center%22%5D">
<div class="aesop-component-mask mceNonEditable unselectable"></div>
<div class="aesop-component-bar">
<div class="aesop-component-controls"></div>
<p><span class="mceNonEditable aesop-component-title unselectable aesop-image-title">image</span></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/jordan-angelo-cozzi-la-bellezza-delle-rughe/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché gli anziani giapponesi preferiscono il carcere</title>
		<link>https://www.magzine.it/perche-gli-anziani-giapponesi-preferiscono-il-carcere/</link>
		<comments>https://www.magzine.it/perche-gli-anziani-giapponesi-preferiscono-il-carcere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Toson]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.magzine.it/?p=38747</guid>
		<description><![CDATA[Il Giappone è il Paese con la più alta percentuale di anziani al mondo, ben il 28,4%. La più vecchia si chiama Kane Tanaka. Nata nel 1903, ha compiuto da ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="452" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/giappone-toshio-takata-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="giappone-toshio-takata-1" /></p><p>Il <strong>Giappone</strong> è il Paese con la più alta percentuale di anziani al mondo, ben il 28,4%. La più vecchia si chiama Kane Tanaka. Nata nel 1903, ha compiuto da un mese 116 anni ed è la persona più anziana al mondo. Una condizione non nuova per il Giappone: delle 100 persone più anziane di tutti i tempi, 25 sono giapponesi.</p>
<p>L&#8217;elevato numero di over 70-80enni nel Paese ha portato il Giappone a tenere formalmente in grande considerazione il ruolo degli anziani, addirittura istituendo una festa nazionale, la Giornata del Rispetto per gli Anziani, che cade il terzo lunedì di settembre. <mark class='mark mark-yellow'> Ma la vita quotidiana dei pensionati nel Paese spesso è tutt&#8217;altro che semplice. </mark> Non sempre avere più di 65 anni in Giappone, significa godere di una serena vecchiaia. Non tutti ricevono una pensione e chi la riceve, riesce a stento a mantenersi. La vita degli anziani giapponesi è sempre di più una battaglia contro povertà, malattia e soprattutto solitudine. <strong>Al punto che molti preferiscono rinunciare alla libertà e farsi arrestare.</strong></p>
<p>Li chiamano i <em>crimini d&#8217;argento</em>. Sono piccoli reati, in genere di cibo, commessi dagli anziani per essere arrestati. Il furto di un sandwich da 200 yen per esempio, che equivale circa a un dollaro e 40, può portare fino a una multa da 8,4 milioni di yen (cioè 58&#8217;000 dollari), convertibile in due anni di carcere. <span class='quote quote-left header-font'> Il furto di un sandwich da 200 yen per esempio, che equivale circa a un dollaro e 40, può portare fino a una multa da 8,4 milioni di yen (cioè 58&#8217;000 dollari), convertibile in due anni di carcere </span> Il taccheggio è il reato più diffuso tra gli over 65, per un valore in media di venti dollari a furto. Gli arresti che coinvolgono gli anziani in Giappone avvengono a tassi superiori a quelli di qualsiasi altro gruppo demografico. Le condanne inoltre, secondo gli ultimi dati della polizia, sono raddoppiate negli ultimi dieci anni passando da una media di 80 ogni 100 mila residenti tra il 1995 e il 2005 a 162 ogni 100 mila residenti tra il 2005 e il 2015. <em>“Credo che ci sia un problema di fondo che riguarda la solitudine che vive la gran parte dei pensionati</em> – dice <b>Marco Zappa</b>, <strong>ricercatore e professore di storia giapponese all&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia</strong> -. <em>Questo discorso vale maggiormente per gli uomini, che usciti dal mondo del lavoro si ritrovano senza una rete sociale. Nel caso siano divorziati o rimasti vedovi, si ritrovano totalmente isolati. <mark class='mark mark-yellow'> Questi anziani dunque, cercano il carcere anche per avere una nuova rete sociale intorno a loro. </mark> La severità del sistema legale e penale giapponese prevede due anni di carcere anche per chi ha rubato solo un pezzo di pane. Questo è sicuramente un fattore”.</em></p>
<div id="attachment_38758" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/in-trasferimento.jpg"><img class="wp-image-38758 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/in-trasferimento.jpg" alt="Anziani giapponesi in carcere in fila per tornare in cella, scortati dalla polizia" width="704" height="469" /></a><p class="wp-caption-text">Anziani giapponesi in carcere in fila per tornare in cella, scortati dalla polizia</p></div>
<p><strong>Il carcere offre la sicurezza di un pasto quotidiano, un letto, cure mediche e compagnia.</strong> Molti anziani per questo, sono disposti ad accettare il compromesso di stare dietro alle sbarre. Molte sono donne, le più vulnerabili all&#8217;interno della società giapponese, tradizionalmente fortemente maschilista. Ad oggi, <strong>una donna su cinque detenuta nelle carceri giapponesi ha 65 anni o più</strong>, mentre nove su dieci sono state condannate almeno una volta per il reato di taccheggio. <em>“Secondo le statistiche inoltre,</em> &#8211; continua poi Zappa &#8211; <em>il 70% delle donne con figli abbandona il proprio lavoro per dedicarsi alla famiglia. Uscendo però dal mercato del lavoro, dovrebbero fare affidamento sulla pensione del coniuge, che però non è sufficiente. <mark class='mark mark-yellow'> Le pensioni pubbliche sono estremamente ridotte rispetto ai nostri standard italiani. </mark> Succede quindi che le donne si reimpiegano in lavori part-time, anche dopo una certa età e ci sono dei rientri nel mondo del lavoro anche sui 50 anni. Altre situazioni invece come il divorzio, vedono spesso la donna ottenere l&#8217;affido dei figli, ma senza l&#8217;aiuto dell&#8217;ex marito. Vedo in questo caso una mancanza di politiche di sostegno e aiuto nei confronti delle donne”.</em></p>
<p>Nel 2016 il Parlamento giapponese ha approvato una legge con l&#8217;obiettivo di garantire agli anziani un sostegno garantito dai sistemi di assistenza sociale del paese. <strong>Ma i problemi che portano queste persone a cercare nella prigione un conforto superano il sistema e sarebbero necessari interventi sociali molto più ampi.</strong> <em>“Qualche mese fa</em> – ha aggiunto Zappa &#8211; <em>il governo ha presentato inoltre il budget per l’anno fiscale 2019, dove si sono toccati i 102mila miliardi di yen, che in euro sono circa 10 miliardi, una cifra record. Sono soldi allocati per rispondere al welfare nazionale e al sistema pensionistico in particolare. Ad oggi, manca per esempio l&#8217;assistenza diurna per i bambini quando le mamme lavorano, o iniziative anche da parte delle stesse grandi aziende giapponesi per favorire l&#8217;alternanza lavoro-maternità. Dal mio punto di vista questo si è ripercosso poi sul tasso delle nascite e sull’invecchiamento consistente della popolazione”.</em></p>
<div id="attachment_38760" style="width: 699px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/PHOTOGRAPHER-SHIHO-FUKADA-1.jpg"><img class="wp-image-38760 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/PHOTOGRAPHER-SHIHO-FUKADA-1-1024x682.jpg" alt="Anziana giapponese in cella" width="699" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Una cella tipica</p></div>
<p>Nel frattempo comunque, <mark class='mark mark-yellow'> le carceri hanno dovuto adattarsi a questa nuova popolazione di detenuti, ad esempio installando nuovi corrimano per le scale, ringhiere di protezione, rampe per le carrozzine e bagni appositi. </mark> Senza contare le cure mediche e il personale specializzato. Per tutto questo, i costi per il governo lievitano ogni anno. Inoltre, per gli anziani giapponesi a piede libero, c&#8217;è da considerare la difficoltà nel reperire una <strong>badante</strong>. Questa figura non rientra nella cultura sociale del Paese. Ci sono alcune testimonianze che riguardano alcune assistenti licenziate dopo appena qualche giorno. <strong>Un esempio?</strong> Un&#8217;assistente veniva considerata un’ospite da un&#8217;anziana novantaduenne, che quindi, invece di farsi curare, cucinava, puliva, e stirava per due.</p>
<p>Il <strong>governo</strong>, per cercare di ovviare al problema, ha deciso anche di investire sui robot e l&#8217;intelligenza artificiale a sostegno degli anziani, che si stanno trasformando in un vero e proprio business. Per esempio, nelle ultime edizioni della <strong>Ceatec Japan</strong>, una fiera annuale che riguarda la tecnologia, c&#8217;erano moltissimi robot destinati all&#8217;assistenza per gli over 65. Tra i tanti, c&#8217;era anche <strong>GrowMu</strong>, il robot badante che può essere utilizzato in centri per anziani e strutture sanitarie, figlio di un progetto dell’Unione Europea. Ideato per quelle persone non più giovani e con problemi cognitivi, GrowMu serve ad esempio per ricordare quando prendere le medicine o segnalare un allarme, nel caso sia necessario.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Ed è vero che dal 1980 ad oggi il numero di anziani che vive da solo è aumentato di sei volte. Ma bisogna inoltre considerare che l&#8217;aspettativa di vita in Giappone è la più alta del mondo: 86,8 anni per le donne e 80,5 per gli uomini </span> Ed è vero che dal 1980 ad oggi il numero di anziani che vive da solo è aumentato di sei volte. Ma bisogna inoltre considerare che l&#8217;aspettativa di vita in Giappone è la più alta del mondo: 86,8 anni per le donne e 80,5 per gli uomini. Come se non bastasse, secondo le proiezioni dell&#8217;Istituto per la Popolazione di Tokyo, solo negli ultimi 8 anni e 8 mesi di vita i giapponesi, in media, hanno bisogno di assistenza e cure. L&#8217;età elevata e la buona salute, hanno fatto sorgere anche il <strong>problema dell&#8217;età pensionabile</strong>, attualmente tra i 60 e i 65 anni. Molti hanno chiesto di portarla fino a 75 o addirittura 85, ma sono proposte rimaste tali.</p>
<p>Qualche pensionato intanto, nell&#8217;attesa di un miglioramento, è arrivato a definire il carcere un paradiso, rispetto alla vita in libertà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.magzine.it/perche-gli-anziani-giapponesi-preferiscono-il-carcere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/23 queries in 0.055 seconds using disk
Object Caching 1062/1238 objects using disk

 Served from: www.magzine.it @ 2026-04-18 01:15:10 by W3 Total Cache -->