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	<title>magzine &#187; Ambrogino d&#8217;Oro</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>LA STORIA DI MARIO DONADIO: IL “BABBO NATALE” DI MILANO</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 17:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogino d'Oro]]></category>
		<category><![CDATA[mario donadio]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[A Milano Babbo Natale veste i panni di un informatico 62enne. Mario Donadio, però, abbandona slitta e completo rosso in favore di un paio di comodi jeans e di un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1147" height="692" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_7659.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_7659" /></p><p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>A Milano Babbo Natale veste i panni di un informatico 62enne.</mark> Mario Donadio, però, abbandona slitta e completo rosso in favore di un paio di comodi jeans e di un semplice furgoncino con cui, ogni giorno, parte alla ricerca di libri, giocattoli e materiale scolastico per i bambini dei quartieri popolari meneghini. E in giro per la città sono sorti ben cinque punti di raccolta per gli oggetti che, senza il suo intervento, sarebbero finiti al macero. Da <strong>Gratosoglio</strong> a <strong>Ronchetto delle Rane</strong>, fino a <strong>Calvairate</strong>, sono queste le zone in cui il super volontario agisce ormai da tempo, creando legami indissolubili con famiglie e associazioni di zona. </span><span style="font-weight: 400;">«Per un periodo ho curato la comunicazione e il sito dell’associazione Bir di Don Gino Rigoldi &#8211; racconta a </span><i><span style="font-weight: 400;">Magzine </span></i><span style="font-weight: 400;">Mario Donadio -. Vedere il loro impegno e la loro passione ha fatto scattare in me la voglia di fare di più per chi mi sta attorno». <mark class='mark mark-yellow'>Un obiettivo ambizioso che ha raggiunto la sua massima espressione durante la pandemia, quando il 62enne ha messo in campo le sue abilità informatiche <strong>riuscendo a ricondizionare oltre mille computer da donare a chi ne aveva più bisogno</strong>.</mark> Un’iniziativa che ha permesso a tanti bambini senza pc di tornare a studiare in un periodo in cui era la didattica a distanza a farla da padrona. Un’occasione per molti ragazzi di </span><i><span style="font-weight: 400;">riconnettersi </span></i><span style="font-weight: 400;">con la scuola, con i compagni di classe e con una socialità cristallizzata. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Le attività di volontariato del Babbo Natale meneghino non sono passate inosservate alla città di Milano: il 7 dicembre, infatti, Donadio ha ricevuto l’Ambrogino d’oro, un riconoscimento per i milanesi che, con il loro impegno, hanno dato un contributo fondamentale al capoluogo lombardo.</mark> «Quando ho sentito il mio nome sono rimasto un po’ frastornato  &#8211; ammette Donadio -. Per me non si tratta di un traguardo individuale, ma di <strong>un successo per tutta la città</strong>». </span><span style="font-weight: 400;">Il volontario-informatico, con uno sguardo timido e un sorriso lievemente abbozzato, schiva i complimenti: </span><span style="font-weight: 400;">«Certe volte mi chiedono ‘Chi te lo fa fare?’. Io rispondo che semplicemente mi piace donare, vedere le famiglie attorno a me riacquistare un po’ di serenità dopo periodi di affanno».</span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Il 7 dicembre Mario Donadio, 62 anni, è stato premiato con l&#8217;Ambrogino d&#8217;oro per le sue attività di volontariato nella città di Milano</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma per Donadio l’attività di volontariato non è tutta rose e fiori. <mark class='mark mark-yellow'>Se da una parte ha trovato  il pieno appoggio dei suoi familiari, dall’altra si deve scontrare quotidianamente con imprevisti e ostacoli di ogni genere.</mark> </span><span style="font-weight: 400;">«</span><span style="font-weight: 400;">In molti pensano che la parola ‘volontariato’ sia un <em>passe-partout</em> che mi permette di organizzare qualsiasi attività in totale libertà, ma la verità è un’altra &#8211; racconta il 62enne -. <strong>La burocrazia è un muro molto difficile da superare per chi desidera operare in questo settore</strong>: bisogna iscriversi a bandi, avere requisiti di ogni genere e i tempi per ottenere ciò che si richiede sono molto dilatati</span><span style="font-weight: 400;">». Donadio, infatti, non è mai riuscito a trovare una sede fisica in cui svolgere le sue attività, ma facendo di necessità virtù, ha reso il suo camioncino il mezzo perfetto per recapitare doni ai bimbi di quartiere. </span></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'><strong><span style="font-weight: 400;">“Certe persone credono che io faccia volontariato per un tornaconto personale, ma donare è nella mia natura”, spiega Mario Donadio </span></span></strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>L’informatico non ha intenzione di fermarsi di fronte alle difficoltà, anzi ha accolto una nuova sfida: portare le sue attività tra i banchi di scuola.</mark> «</span><span style="font-weight: 400;">Mi piacerebbe lavorare con le nuove generazioni, magari invitando nelle classi dei volontari per parlare con i ragazzi e diffondere una maggiore consapevolezza sull’arte del riciclo: <strong>dare una seconda vita a tanti oggetti è un piccolo gesto, ma può aiutare molte famiglie</strong></span><span style="font-weight: 400;">», spiega il 62enne. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In una città che corre veloce come Milano, in cui il tempo spesso è scandito dalla scadenze lavorative e dall’ottenimento del risultati, Donadio è riuscito a recuperare <strong>una dimensione lenta fatta di abbracci, sorrisi e relazioni umane</strong>: «Spostandomi con il mio furgoncino, vedo un paesaggio in costante mutamento, persino le targhette dei citofoni cambiano rapidamente: un giorno in una casa ci abita una persona e il giorno dopo un’altra. Milano vive una costante metamorfosi &#8211; racconta Donadio -. Ma con il volontariato c’è una cosa che rimane intatta: <strong>i rapporti che si sono venuti a creare, quelli sono per sempre</strong>».</span></p>
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		<title>L&#8217;Ambrogino a Claudio Trotta, il Davide contro Golia degli eventi dal vivo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 14:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Dal Toso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogino d'Oro]]></category>
		<category><![CDATA[Barley Arts]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Trotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Trotta, 63 anni, è il primo produttore e organizzatore di concerti musicali a cui viene assegnato l&#8217;Ambrogino d&#8217;Oro. La sua Barley Arts, fondata nel 1979, è una delle più ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20201207-WA0005.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG-20201207-WA0005" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Claudio Trotta, 63 anni, è il primo produttore e organizzatore di concerti musicali a cui viene assegnato l&#8217;Ambrogino d&#8217;Oro</mark>. La sua Barley Arts, fondata nel 1979, è una delle più importanti e longeve aziende indipendenti promoter di eventi dal vivo d&#8217;Italia e nel mondo. Un riconoscimento significativo, assegnato proprio nell&#8217;anno più complicato di sempre per il mondo dello spettacolo.</p>
<p><strong>Stiamo uscendo da un anno drammatico, che ha riguardato anche gli eventi dal vivo. Come si è sopravvissuti al 2020 e come pensa che sarà il 2021?</strong></p>
<p>La fine del 2020 significa poco, perché penso che il 2021 sarà anche peggio. La penso così perché, fin dal primo momento della problematica che stiamo attraversando, la mia sensazione è stata quella di una coincidenza astrale per l’umanità, non fortunata, con una mediocrità diffusa a livello internazionale della classe politica che governa l’Occidente.<mark class='mark mark-yellow'> Noi stiamo vivendo e vivremo per il 2021 una situazione dove la politica temo continui a dimostrare palesemente la propria inadeguatezza, e che insieme alla mediocrità dei media rappresenta la problematica principale</mark> . Abbiamo acconsentito a tagli sanitari scellerati nella maggior parte del mondo occidentale, a parte in Germania e in alcuni paesi scandinavi. Il mix devastante di questi tagli criminali e insensati di cui è responsabile la politica a livello nazionale e locale, e di cui è responsabile anche la cittadinanza che lo ha acconsentito, con il comportamento di media che hanno raggiunto il minimo storico dell’incompetenza e della volgarità e che hanno spettacolarizzato il dolore e la paura, ha generato una situazione senza una via d’uscita democratica e che consenta a imprenditori, cittadini, giovani, un futuro libero, indipendente, identitario, sociale, culturale, condiviso. Quello che stiamo vivendo è una crescente modalità di richiesta di limitazione delle basi della vita sociale che non arriva più solo dall’alto, ma dal basso: questa è la cosa più drammatica, inquietante e devastante del momento che stiamo vivendo.<mark class='mark mark-yellow'> La nostra civiltà ha messo ormai da tempo, molto prima del Covid, al secondo piano l’attenzione per gli esseri umani, per la natura, il rispetto per la terra e per le condizioni umane di lavoro. Nello stesso tempo, la grande massa, travolta dai miti televisivi, di successo economico e di bellezza fisica, non si è accorta di quale vita stiamo vivendo</mark>. Politica e mezzi di comunicazione hanno generato un cul-de-sac da cui non se ne viene fuori. Pensare che il vaccino possa mettere tutt’apposto è irrazionale. Il pensiero che si possa sopravvivere da casa, rinunciando alla condivisione, alla cultura, alla scuola, alla giustizia, significa predisporre le nuove generazioni a una vita non reale, ma soltanto virtuale.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Per un milanese ricevere la medaglia d’oro dell’Ambrogino è come per un attore ricevere un Oscar. La mia storia è intimamente legata a Milano, la città dove sono nato e dove vivo. Milano mi ha dato tanto e a mia volta ho dato tantissimo a Milano, per me è il posto che mi ha permesso di riuscire a vivere dei sogni&#8221;</span></p>
<p><strong>Ma a livello personale e professionale, come si è comportato?</strong></p>
<p>Per quanto mi riguarda, su un piano affettivo e personale, ho continuato a fare quello che ho sempre fatto nella mia vita. Ho continuato a nutrirmi quotidianamente dell’armonia verso le persone e la natura, sfruttando il piacere di ascoltare musica, leggere un libro, guardare un film. Lo devo fare virtualmente quando non mi viene acconsentito di farlo realmente.<mark class='mark mark-yellow'> Da un punto di vista professionale, ho continuato a mettermi a disposizione del mondo a cui appartengo, quello dello spettacolo e della cultura, ovverosia alimentando quotidianamente l’equilibrio di un popolo, di una famiglia o di un nucleo di amici</mark> . Ho cercato di alimentare le modalità per stare insieme, per fare spettacolo, sia al chiuso che all’aperto. Su questo versante, è un totale fallimento perché, in questo momento, nessuno parla di riaperture. A tal proposito, lo streaming non è un’alternativa, perché non ha nulla a che vedere con l’essenza della rappresentazione musicale e teatrale, che necessita di una presenza fisica delle persone. Si sta parlando soltanto di assistenzialismo, bandi e di come portare a casa dei soldi per sopravvivere. Ci sono milioni di persone nel mondo che lavorano in ambiti totalmente fermi e che non possono vivere economicamente soltanto sui ristori per tutta la vita. L’unica alternativa sarebbe quella di diventare tutti dipendenti di Amazon, delle società di delivery, oppure fare i tabaccai, i farmacisti o lavorare nei supermercati.<mark class='mark mark-yellow'> La priorità dovrebbe essere pensare a come tornare a vivere tutti insieme, convivendo con un virus che sta ammazzando delle persone proprio come lo fanno il cancro, l’Aids, la miseria, il disboscamento, l’inquinamento selvaggio. Questa paura irrazionale di morire, come se la morte non facesse parte della vita, ci sta uccidendo lentamente</mark> .</p>
<p><strong>Che cosa consiglia di fare a chi vorrebbe comprare il biglietto di un grande concerto attualmente fissato per la prossima estate? Gli conviene acquistarlo oppure gli toccherà la trafila dei rimborsi o dei voucher?</strong></p>
<p>Penso che non ci sia alcuna possibilità che nell’estate del 2021 ci siano concerti o avvenimenti di massa negli stadi o negli autodromi. Sarà però un diritto di tutti tornare a vivere con una dimensione diversa. La stragrande maggioranza nel mondo di eventi, spettacoli e concerti, vanno da zero a tremila persone, non da tremila a centomila. Nell’immaginario collettivo i grandi eventi rappresentano qualcosa di irrinunciabile e incidendo nel fatturato delle società che li organizzano gli permettono di avere una posizione di dominio, ma si tratta di una rappresentazione errata:<mark class='mark mark-yellow'> il focus non è quando si potranno di nuovo fare i grandi concerti, ma quando dovremo ricominciare a fare quello che rappresenta il tessuto quotidiano della nostra vita</mark> . I grandi concerti sono un’eccezione, penso invece che si debba tornare nella tarda primavera del 2021 a riempire teatri e sale da concerti, stare in mezzo alla natura, nelle arene, nelle piazze delle città, con intelligenza, attenzione, protocolli da rispettare. Ma è indispensabile cominciare a parlarne adesso.</p>
<p><strong>Che cosa ha caratterizzato la sua carriera di produttore e organizzatore di spettacoli? C’è stato un filo conduttore alla base della proposta di artisti di cui ha prodotto e organizzato concerti e festival?<br />
</strong><br />
<mark class='mark mark-yellow'> Alla base c’è un fattore semplice: non ho mai usato la parola mercato. Ho sempre cercato di privilegiare il coraggio, la sfida, il desiderio di far conoscere a più persone possibili quello che pensavo fosse far giusto conoscere. Non ho mai privilegiato una scena musicale piuttosto che un’altra, ma le ho attraversate tutte</mark> . Amo e ho amato organizzare concerti con 40 persone, così come gli Ac/Dc a Imola, il Campovolo di Ligabue, tutti i tour di Bruce Springsteen. Alla base di tutto ci deve essere il rispetto per chi partecipa e per chi lavora nel mondo dello spettacolo. Per quanto riguarda i generi, credo di aver contribuito a creare la scena heavy metal in Italia, con il Monsters of Rock e con i primi concerti di tutti i più grandi gruppi hard-rock. Ho alimentato la scena roots, folk e blues, dal Milano Blues Festival a Irlanda in Festa. Ho creato la scena in Italia dei festival rock con le modalità anglosassoni, con Sonoria dal ’94 al ’96, introducendo più palchi, più artisti, più generi musicali. Ho anticipato l’attenzione a una ristorazione di qualità. Il <em>fil rouge</em> è stato quello di continuare a sperimentare e anticipare. Certo, molte volte ho preso delle mazzate, altre volte non ho raccolto i frutti economici della mia visione. Penso però di aver aiutato a professionalizzare un ambito che negli anni Settanta non era così tanto professionale.</p>
<p><strong>L’assegnazione dell’Ambrogino d’Oro è una grande soddisfazione. Che significato ha per lei? Qual è il suo rapporto con Milano? </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Per un milanese ricevere la medaglia d’oro dell’Ambrogino è come per un attore americano ricevere un Oscar. La mia storia è intimamente legata a Milano, la città dove sono nato e dove vivo. Milano mi ha dato tanto e a mia volta ho dato tantissimo a Milano, per me è il posto che mi ha permesso di riuscire a vivere dei sogni</mark>. Non è una città semplice, negli anni Ottanta è stata anche la Milano da bere e di un discutibile PSI. Ho vissuto tutte le stagioni, senza mai far parte del sistema, senza aderire a nessun schieramento politico. Dell’Ambrogino mi hanno entusiasmato le motivazioni per cui mi è stato assegnato, sulla base della mia costante necessità di essere un Davide contro Golia.</p>
<p><strong>C’è un evento che ha organizzato di cui è particolarmente orgoglioso?</strong></p>
<p>Nel libro <em>Kitchen Confidential</em> Anthony Bourdain sosteneva che non esiste il cibo perfetto. Nello stesso modo, non credo che esista la canzone perfetta, il disco perfetto, il film perfetto o il concerto perfetto. In ogni minuto della nostra vita noi siamo qualcosa di diverso. Per citare Bob Dylan e Walt Whitman, noi siamo una moltitudine. Catalogare, inscatolare qualcosa come l’evento perfetto non è nei miei cromosomi. I ricordi sono tanti e le modalità di gioia sono tante: sono stato felice come un bambino il 4 maggio del 1982 al Rolling Stone di Milano quando Ry Cooder ha cominciato il concerto.<mark class='mark mark-yellow'> Il triennio di Sonoria, con più di 140 artisti diversi di tutti i generi, non è stato felice dal punto di vista economico, ma per me è stato uno dei momenti più alti della mia vita. Sono sempre felice a tutti i concerti dei Cure e di Bruce Springsteen</mark> .</p>
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