Avete presente i famosi “segreti portati fin dentro la tomba”? Questo non è il caso di Riccardo Pirrone, social media manager dell’azienda di pompe funebri Taffo, rinomata a livello nazionale per la sua strategia di marketing. Un approccio schietto e irriverente che non è da leggere in chiave negativa perché le intenzioni del team di Taffo sono tutt’altro che cattive e puntano su tre principi cardine: verità, personalità e coraggio.

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In un momento storico dove strappare un sorriso è un’arte ancor più del solito, Riccardo Pirrone ha deciso di raccontare quali “segreti” e strategie sta prendendo in considerazione e quali dovrebbero essere le caratteristiche di un social media manager di qualità.

Il metodo comunicativo di Taffo è sempre stato orientato a rendere umoristico un tema come la morte, un successo che ha aiutato molte persone ad esorcizzare una tematica del genere. Ultimamente la comunicazione si è un po’ arrestata rispetto ai contenuti precedenti. Qual è il motivo?

La strategia di Taffo ha delle linee guida che seguiamo in base alla nostra community che ci segue e che è ormai abituata da tempo al nostro linguaggio. In casi particolari come questa pandemia in corso dove i decessi sono molti, abbiamo modificato un po’ il tono di voce e la tipologia di comunicazione per adattarla al sentiment e al mood delle persone. Quando noi parliamo online, lo facciamo sempre a delle persone che hanno degli stati d’animo corrispondenti a quello che è il contesto societario o sociale.

Anche in questo caso ci siamo adattati all’opinione pubblica, che era preoccupata, in emergenza, triste e confusa. Inizialmente, ci è stato chiesto di fare un post ma non convinceva. Ce ne siamo accorti su Twitter, che utilizzo come banco di prova perché li abbiamo una community più piccola.

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Alla fine abbiamo deciso di realizzare un video Taffo dove dicevamo che per ora non parlavamo del virus ma volevamo aspettare le decisioni delle istituzioni. Dato che l’emergenza era già cominciata, volevamo prima di tutto capire come andava a finire. Da lì la situazione è peggiorata e quindi abbiamo deciso di produrre un post che fosse di aiuto alle scelte ministeriali, con il nostro stile e dove, in sostanza, in modo ironico, lanciavamo un forte messaggio sullo stare a casa per via della gravità della situazione. C’è da dire anche che ancora non c’erano eccessivi casi di mortalità. Ci sono delle occasioni in cui si può scherzare e altre in cui non è permesso farlo. A mio parere, fa parte della strategia anche modulare il linguaggio.

 


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Comunicazione ufficiale da Alessandro Taffo sul #coronavirus

Un post condiviso da TAFFO Funeral Services (@taffofuneralservices) in data:

Come ti sei ritrovato a ricoprire il ruolo di social media manager di Taffo?

È stato un caso. Nel 2016 era uscito su tutti i giornali il primo portale di comparazione per i funerali, che si chiama “Last hello” ovvero “l’ultimo saluto”. Alessandro Taffo ha visto gli articoli e ha contattato l’agenzia per cui lavoro “KIRweb” per organizzargli una campagna. Così l’ho ideata, senza mai citare parlato bare o lapidi. Era la prima volta ma da lì non mi sono più fermato perché abbiamo avuto subito un riscontro senza precedenti.

 

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Cosa rende una comunicazione social efficiente?

Sui social funziona la sincerità, la verità e il coraggio. Se un brand riesce ad essere trasparente e quindi reale con il proprio pubblico, e ti dice i pregi e i difetti, le persone tendono a fidarsi di più, dal momento che sei il primo ad ammettere le tue debolezze. La stessa cosa accade sui social: ammettere di solito le proprie debolezze porta a trasformarle in punti di forza. Per esempio, da quando Taffo ha detto “è vero che siamo dei becchini, ma a noi piace e ci scherziamo anche sopra” si è talmente dissacrato il cliché dello jettatore, che oggi l’azienda viene esaltata come influencer del settore.
Accettare i propri difetti è un primo punto. Poi , però,bisogna essere creativi sui social, perché bisogna aggiornare il linguaggio che si usa: ci sono sempre nuove parole, nuove modalità e chi lavora sui social deve conoscerle tutte e saper scegliere la migliore. La cosa più importante è diventare quanto più persona, nel senso che è necessario esporre il proprio punto di vista su determinati argomenti: bisogna quindi parlare di argomenti che interessano alle persone perché importa a poche persone di avere sui social dei dettagli sul tuo prodotto. Se il brand riesce a realizzare lo storytelling di sé stesso e quindi raccontarsi come se fosse una persona, i clienti lo tratteranno come tale e si rivolgeranno ad esso perché si possono fidare.

 

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Avete organizzato anche una raccolta fondi per le donazioni allo Spallanzani.

È un’altra idea che ci è venuta in mente per dire qualcosa e, sopratutto, per farla. Perciò abbiamo deciso come azienda di donare e cercare di raccogliere fondi: abbiamo raccolto 14mila euro e abbiamo giocato sui social con un post ironico dove abbiamo scritto “Seppelliamo il Coronavirus”. Molte persone si sono fidate a tal punto da scriverci che avrebbero donato solo perché la raccolta fondi era organizzata da Taffo. Tutto ciò mi ha reso molto felice e soddisfatto del mio lavoro.

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