Il distanziamento sociale è inconcepibile, per certe vitalissime cose. Il palio di Siena del 2020, dopo diversi rinvii, non si correrà – unendosi, pure il palio, a quella lunghissima lista di eventi e manifestazioni annullati, ché “l’ultima volta risale alla Seconda guerra mondiale”. «Correre a porte chiuse, a Piazza del Campo, è infattibile» dice Valentina, contrada della Chiocciola, 26 anni, e che da 12 non manca nessuno del doppio appuntamento annuale con il palio. «Non è come il calcio, dove il pubblico è sì importante, ma resta pur sempre una componente: senza senesi, non c’è corsa. Sarebbe come scopare, ma senza nemmeno sfiorarsi».

Non è un collegamento casuale. Valentina non incontra la propria ragazza da ormai due mesi – «il palio è, dopo il sesso, la cosa con meno distanziamento sociale al mondo». C’entra il Coronavirus, c’entra la paura: di dare anche un solo bacio, «a una persona di cui mi fido, ma della quale non ho il controllo delle azioni, e non posso correre il rischio di trasmettere, poi, un male che potrebbe rivelarsi letale per le persone con cui vivo; anche se i contagi stanno calando, il rischio rimane». Quindi, niente rapporti sessuali; neanche dal 4 maggio, da quando cioè è possibile, parola di Giuseppe Conte, incontrare i propri congiunti – di sangue ma anche di letto, ha specificato poi, con la classica perifrasi del burocratese, una nota di Palazzo Chigi.

Scopare, oggi più che mai, non è per tutti. «Non resta che fare da soli» sorride Valentina, il cui imbarazzo traspare dai pixeloni progressivamente rossi della videochat. Da sempre, l’ironia copre il pudore per certi argomenti, ma specie nella narrazione del grande quadro pandemico, un elemento spesso assente è quello della mancanza di rapporti sessuali – al momento, il mondo intero si divide grossomodo in due categorie: quelli che convivono con il proprio partner, e quelli che ormai riconoscono qualsiasi pornostar solo con una rapida occhiata al loro fondoschiena. Il rilascio delle endorfine dovrà pur avvenire.

Palio dell'Assunta, Piazza del Campo, 2011, foto di Janus Kinase

Palio dell’Assunta, Piazza del Campo, 2011, foto di Janus Kinase

Agli inizi di marzo, Pornhub ha esteso la sua sezione premium, di norma a pagamento, a tutti gli italiani. «Il sito ha voluto dare il suo aiuto in questo stato di emergenza e l’ha fatto senza chiedere niente: rispecchia quello che è lo spirito delle persone che lavorano in e per la piattaforma» spiega NemiBDesire – solo Nemi per i fan, alcuni dei quali talmente affezionati da dedicarle, non di rado, pure dei tribute che, a giudicare dalle interazioni, la stessa sembra apprezzare; tribute anche internazionali, come si può intuire dal suo commento “thank you!” pubblicato sotto il video NEmiBdesire turn me on to cum and squirt while looking at her taking fans!!.

Il contatore presente sul canale Pornhub di Nemi indica che i suoi video sono stati visti circa 46 milioni di volte – presenti nello stesso anche altre statistiche e dettagli interessanti, a partire dalla posizione nel ranking interno (una presenza costante nella top 200), fino alle sue misure (85-65-94 distribuiti in un corpo di 165 centimetri per 52 chilogrammi), senza dimenticare poi altre aspetti non meno rilevanti (“mi piace farmi prendere per il collo”, il meno esplicito; il pissing, invece, non sembra essere di suo gradimento). Elemento non secondario, la presenza costante del fidanzato di Nemi all’interno dei video («L’idea non è nata proprio da me, ma dal mio ragazzo; era una prospettiva che mi stuzzicava, così gli ho detto “perché no?”»).

Tutte note di colore, che però non rendono Nemi, a una prima, superficiale analisi, una modella Pornhub di particolare rilievo. Sono molte le coppie, anche italiane, che decidono di pubblicare sulla piattaforma dei video che via via diventano sempre meno amatoriali, e sempre più costruiti; Danika Mori, in tal senso, ha fatto scuola (in caso siate anche più anziani di Giampiero Mughini – classe 1941, intellettuale dalle mille vite, cultore peraltro di Tori Black e Aidra Fox, noto per affermazioni come «chi non si è mai masturbato davanti a un film porno è un degenere» – o più semplicemente non conosciate proprio Danika Mori – bugiardi patentati timorati dai più basilari stigmi sociali – si rimanda a questo articolo di Dagospia, che riprende a sua volta un’intervista della Zanzara: un crossover mediale che di per sé esaurirebbe già l’argomento). Il lessico adottato nei titoli dei video di Nemi, fra gli elementi di primo piano nella potenziale scelta dell’utente, è inoltre uniformato a quei cliché, contraddistinti dalla dominazione maschile, che dominano il mondo del porno fin dalla sua nascita.

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Quello che in realtà fa emergere Nemi dal resto della concorrenza è talmente implicito che per essere compreso, andrebbe guardato: un iperrealismo talmente intenso da trascendere il concetto stesso di ‘porno amatoriale’. Quando le si chiede un paragone con altre modelle, Nemi risponde: «Io non mi metto ai loro livelli, sono senza professionalità, anche se magari per chi guarda non è così. Cerchiamo di distinguerci facendo del vero amatoriale, incontrando persone a caso, che non conosciamo, quando usciamo».

Nonostante indossi sempre una maschera a coprirle la parte superiore del volto, spesso Nemi mostra, è il caso di dirlo, quella che David Foster Wallace definiva, nel saggio Il figlio grosso e rosso (Considera l’aragosta, Einaudi, 2006), “l’anima nascosta” dell’hardcore. Seppur Wallace si riferisca al porno professionistico, le parole che seguono risultano più che mai calzanti nel caso di Nemi.

È un po’ il contrario della recitazione. Tutta la faccia dell’attore porno cambia mentre la coscienza del proprio corpo […] cede il passo a un’autentica gioia erotica per quello che sta succedendo; i sospiri e i gemiti cambiano da automatici a espressivi. […] L’effetto sullo spettatore è elettrico.

Se quanto scritto può valere, in generale, per l’intero filone dei filmati amatoriali – un genere narrativo che esiste dagli albori dell’internet, e dunque dei siti porno stessi – nel caso di Nemi quanto scritto da Wallace viene elevato all’ennesima potenza. Un video più di altri è indicativo, di quello che può essere definito come un peculiare voyeurismo interattivo: lei e il suo ragazzo si appartano, in pieno giorno, sul ciglio di una strada abbastanza trafficata. Incastrano la telecamera all’angolo sinistro del cruscotto, davanti al volante e in direzione del sedile del passeggero. Lei inizia con un rapporto orale. Il tutto è visibile, ma neanche troppo; l’obiettivo è farsi notare, con discrezione. Dopo appena 2 minuti e 10 secondi, appare l’inconsapevole coprotagonista del video: un uomo nerboruto, romanaccio, maglia granata Sweet years a coprire solo in parte il ventre gonfio; capisce l’antifona al volo, e inizia subito a palpeggiare Nemi, che nel mentre prosegue con il suo ragazzo. Va avanti così per qualche altro minuto. Poi solleva la testa dal sedile del guidatore, guarda l’estraneo, e inizia a tastarlo.

-Posso da’ un consiglio? Perché qua se sta riempiendo e nun te danno modo de divertirti.
-Quindi sbrigati a tirarlo fuori. Ce ne andiamo presto.
-E che io la volevo assaggiare…
-No.

Passano 30 secondi 30 e Nemi, con una sola mano, ha già fatto raggiungere l’orgasmo allo sconosciuto, che alza le braghe e si dilegua, soddisfatto. «Descriviamo con i video le fantasie nascoste delle persone», dice lei. Un marchio di fabbrica che con il passare del tempo si è sempre più evoluto, fino alla creazione di contest con protagonisti gli stessi seguaci di Nemi. Il premio in palio è intuibile. «Ai miei fans piace vedere cose nuove e per quello che possiamo cerchiamo di accontentarli».

Un’ascesa al porno amatoriale d’autore che la pandemia ha tuttavia frenato. Pochi giorni prima che il premier Conte annunciasse il primo lockdown sulle zone rosse d’Italia, Nemi e il suo ragazzo stavano chiudendo le selezioni per il loro secondo contest, che come il precedente, avrebbe visto protagonisti alcuni dei suoi anonimi fan su Pornhub. Il vincitore della scorsa edizione ha preso parte a un video di quasi 19 minuti che a oggi conta oltre 1 milione di visualizzazioni. Ma per adesso, sembrerebbe che non se ne faccia nulla. «Sicuramente passerà un po’ di tempo – dice Nemi quando le si chiede quand’è che tornerà ad avere rapporti con degli estranei – dato che le precauzioni le dobbiamo prendere anche noi. Appena le autorità dichiareranno il virus estinto, allora riprenderemo quello che facevamo!».

Una foto di Nemi, in esclusiva per i lettori di Magzine

Una foto di Nemi

Da ormai settimane, Nemi trascorre le proprie giornate a casa, in compagnia dei coinquilini. «Ne sto approfittando per rilassarmi e studiare. Non sono insieme al mio ragazzo. Per adesso, in testa ho solo fantasie da dietro uno schermo. Purtroppo, essendo separati, di video particolari non se ne può parlare». Gli ultimi cinque video pubblicati sul suo canale, sono dei solo: messi insieme, hanno racimolato meno di 100mila visualizzazioni. Anche il porno soffre la crisi.

L’onanismo rimane a oggi la miglior alternativa all’obsolescenza sessuale. La più sicura, nonostante non ci siano evidenze scientifiche sulla trasmissione del virus tramite penetrazione; nell’ultimo rapporto dell’OMS non se ne fa menzione alcuna. Il New York City Department of Health and Mental Hygiene ha pubblicato a fine marzo il Sex and Coronavirus Disease 2019 (COVID-19), una serie di linee guida da seguire in materia sessuale durante la pandemia: fra le tante, si sottolinea come l’autoerotismo rappresenti il rapporto sessuale più sicuro – a patto di lavarsi le mani per almeno 20 secondi e di igienizzare i propri sex toys – mentre la stimolazione anale è invece da evitare – paragrafo 3, secondo punto, da leggere solo per constatare quanto il dipartimento di igiene di New York possa risultare ben più scurrile rispetto a chi vi scrive. In generale, il consiglio è: se proprio dovete fare sesso, non baciate nessuno: la stessa politica adottata da squillo, lucciole, prostitute, battone, passeggiatrici e donnine assortite fin dalla notte dei tempi.

«Sono ormai due mesi che non vado più a letto con nessuno: non mi capitava da almeno vent’anni». Quando il sesso si professionalizza, ogni imbarazzo crolla, avvinghiandosi a quel sarcasmo che di norma ne smorza l’impaccio. Gabrielle, brasiliana non rifatta (ci tiene a specificarlo ndr), ha 36 anni, anche se in videochat ne dimostra qualcuno in più, e di mestiere fa la escort – secondo un utente dell’autorevole portale Gnoccatravels, nel mondo della prostituzione l’anagrafe è sempre sottoposto alla regola del -5, «quindi occhio se vai con una che dice di avere 18 anni».

L’approccio con Gabrielle è differente rispetto a quello avuto con Nemi. La loro differente specializzazione nel campo del sesso ha un peso specifico, come anche la proiezione che danno al proprio pubblico. Parlare con qualcuno proveniente dal mondo del porno, significa interagire con una persona che sotto un certo aspetto già si conosce, a un livello talmente intimo da averne visto finanche il perineo. Al contrario, con una prostituta c’è un continuo ammiccamento, volutamente equivoco, teso ad approfondire quel che di inedito c’è fra i soggetti in questione.

«È una questione di connessioni umane – spiega Gabriella – che ci sono a prescindere che il rapporto avvenga in maniera diretta o tramite Skype. Di solito, quando piaccio a un cliente, questo mi invia dei messaggi, e se lo stuzzico abbastanza facciamo anche una videochiamata. Si tratta di un gioco: devi capire come stimolare la fantasia di chi ti trovi davanti; anche se a distanza, poco importa. Fino a quando arrivi a quel punto, in cui la senti, la vibrazione, pure se c’è uno schermo a dividervi» dice, lanciando un’occhiata alla webcam che non lascia spazio a equivoci.

Dall’inizio del lockdown, Gabriella ha smesso di accogliere i clienti nel proprio appartamento: da marzo, solo videochiamate erotiche con loro. «Fino a quando il virus non sparirà, io e tante altre mie colleghe potremo fare solo così. Le videochat non piacciono a tutti, e alcuni insistono ancora per incontrarsi di persona. Ma non è possibile». Neanche con l’utilizzo degli appositi dispositivi di protezione individuale? «Gli unici giocattoli che mi piacciono sono i peluche e i vibratori».

Prima dello scoppio dell’epidemia, Gabriella lavorava quasi tutta la settimana: dai 100 ai 200 euro a prestazione, con almeno tre, quattro clienti al giorno, dal lunedì al sabato. Negli ultimi mesi, non ne fa più di una ventina al mese, a tariffe ridotte: tutte in video chiamata. «Per adesso possiamo fare solo così. Alcuni insistono per incontrarsi di persona, ma non è possibile». Negli ultimi tempi sono molte, fra escort e prostitute, a essersi trasferite in pianta stabile su internet. Se da un lato il bacino dei potenziali clienti si allarga a tutta Italia e oltre, dall’altro si vanno a inserire in un settore già occupato dalle cam girl. Una concorrenza che, in questa situazione, declinazione di novità, per una prostituzione che prova a sopravvivere.

«L’assenza di contatto fisico è strano – sussurra, mentre inizia a tamburellare le unghie sulla guancia prima, sulle labbra poi – ma nel senso buono. Quando ho iniziato a fare le videochiamate avevo un po’ di paura. Un conto è sentire la persona da vicino, quando ti parla, quando lui sente la tua pelle, il tuo respiro… Ma a me piacciono le cose differenti, mi piace conoscere, fare cose nuove, sperimentare. Spesso, tutti noi, evitiamo delle nuove esperienze perché non vogliamo correre il rischio che ci possano piacere». Mentre prosegue, si avverte quella “vibrazione” di cui si accennava prima, talmente palpabile da trascendere anche lo schermo del computer di cui si diceva. Gabriella è una professionista, e gli anni di servizio – o la quarantena? – iniziano a farsi sentire.

Fra le caratteristiche di Gabriella, rientra anche la girlfriend experience, cioè un rapporto sessuale più confidenziale con l’escort, e romantico, quasi fosse la propria ragazza. Una sua specialità, oltre che l’approccio più gradito da parte dei suoi clienti, specie nell’ultimo periodo. Con la differenza che, da quando gli incontri avvengono su Skype, la girlfriend experience ha iniziato ad avere dei risvolti erotici solo negli scampoli finali delle videochat; delle volte, proprio non avviene, a dispetto del pagamento.

«Ci sono tanti uomini che mi pagano senza voler fare la chiamata su Skype. Gli basta messaggiare su Whatsapp: per sapere come sto, che faccio, cosa mi passa per la testa. Questo è un periodo duro per tante persone, specie per chi soffre la solitudine più profonda e non sa, da anni, come superarla. A volte, basta saper ascoltare, e dosare le parole, per far sentire meglio anche l’essere umano più afflitto».