“Bisogna saper perdere”, cantavano i Rokes nel Sanremo del 1967. Una massima che, forse,  il giovane cantante Ultimo, secondo vincitore della 69esima edizione del festival, avrebbe dovuto assimilare di più. La sua indignazione è stata al centro della conferenza stampa di chiusura della kermesse e la polemica contro i giornalisti ha riempito per due giorni le pagine dei giornali e i siti web.

Un atteggiamento probabilmente poco maturo e sicuramente per nulla sportivo, ma che non si può criticare totalmente alla luce del fatto che, sin dall’inizio, il giovane cantante romano era dato per favorito (motivo per il quale, come da lui stesso confessato in sala stampa, praticava gesti scaramantici prima di ogni esibizione sul palco dell’Ariston).

Su una cosa Ultimo però ci ha preso sicuramente. Dopo la polemica, infatti, il cantante ha pubblicato sul suo profilo Instagram un post nel quale sostiene che il pubblico che lo ha votato da casa (il 46% dei telespettatori) è il suo grande successo e che “Sanremo comincia adesso”. Una frase che sta quasi a suggerire tra le righe che la sua sarà comunque la canzone che ricorderà questo festival.

Un’affermazione che è valsa sicuramente nel Sanremo del 1983, quando un giovane Vasco Rossi, molto prima di diventare il Vasco che oggi tutti conosciamo, si presentò al festival con la canzone “Vita spericolata” aggiudicandosi il penultimo posto in classifica. Quell’anno, infatti, vinse Tiziana Rivale con “Sarà quel che sarà” e, sebbene la canzone di Vasco ancora oggi sia cantata e conosciuta da tutti, giovani e meno, il futuro della Rivale non fu ugualmente roseo, tanto che la cantante, viste le poche vendite e la scarsa popolarità, si ritirò dalla scena musicale per dedicarsi interamente al teatro.

Che il quadro possa ripetersi identico non è da escludere. Il brano di Ultimo è stato il più scaricato e ascoltato in streaming durante i giorni del festival, tanto che il cantante si è aggiudicato il premio Tim music per il suo successo Il brano di Ultimo è stato il più scaricato e ascoltato in streaming durante i giorni del festival, tanto che il cantante si è aggiudicato il premio Tim music per il suo successo, ma è anche vero che quel motivetto di “Soldi”, la canzone vincitrice di Mahmood, è ormai entrato nella testa di tutti e quel ritornello così orecchiabile è ormai un tormentone.

Più elegante è stata probabilmente la reazione del trio il Volo che si è aggiudicato il terzo posto del podio. Nonostante infatti i cantanti siano stati contestati a suon di urla, fischi e volgarità in sala stampa, dove veniva trasmessa in diretta la finale di Sanremo, i giovani cantanti hanno reagito con moderazione, commentando che si è trattato di un gesto di bullismo nei loro confronti. Una frase un po’ forte, probabilmente, ma anche giusta. I giornalisti in questione non erano nelle proprie case in compagnie di amici a guardare e commentare la finale, ma in un luogo apposito per il ruolo da loro ricoperto e se ognuno è libero di manifestare il proprio dissenso, è anche bene saper trovare la giusta misura per tutto, anche per manifestare disappunto.

Le polemiche sono arrivate anche da altri artisti, dalla Bertè a Nino D’Angelo e se non per le canzoni, questo festival verrà probabilmente ricordato per tutte le discussioni che si sono sollevate ancor prima del suo inizioLe polemiche sono arrivate anche da altri artisti, dalla Bertè a Nino D’Angelo e se non per le canzoni, questo festival verrà probabilmente ricordato per tutte le discussioni che si sono sollevate ancor prima del suo inizio. Recentissima infatti la disputa tra Baglioni e Salvini sulla questione migranti. Un diverbio che probabilmente ha anche determinato l’assenza in questa edizione di una satira politica che faceva parte della tradizionale ricetta della kermesse. Ma se Sanremo ha voluto tener fuori la politica dal suo palco, la politica non ha voluto tener fuori Sanremo, cosa più che mai evidente dopo i commenti nati sulla vittoria del giovane Mahmood, accusato di essere “straniero” in un posto dedicato alla musica “italiana”.

Oltre al fatto che il giovane cantante è italianissimo, è difficile capire perché la sua origine egiziana abbia fatto tanto scalpore. Per andare in tempi recentissimi, il vincitore della scorsa edizione, Ermal Meta ha origini albanesi, ma nessuno ha commentato. Che anche questa polemica sia frutto dei tempi che viviamo? Probabile.

Se fosse stata davvero una questione di tematiche trasmesse, altri cantanti hanno portato temi legati all’attualità, primi tra tutti i Zen Circus con la loro canzone “L’amore è una dittatura”, e per chi questo festival l’ha seguito davvero, tutto ciò che ha generato la vittoria del povero Mahmood, coinvolto in qualcosa che non aveva sicuramente previsto, ha proprio l’apparenza di una trama, di un vestito che gli è stato cucito addosso dopo la vittoria. Un atteggiamento, quello di chi ha commentato negativamente, che suggerisce timori e paure di una società e che nulla ha a che vedere con chi vuole leggere messaggi di integrazione sollevando commenti razzisti da parte dei più radicali.

Insomma, un festival diverso davvero, dove la musica ha perso il ruolo da protagonista e dove i commenti e le polemiche la fanno da padroni. E se si vuole provare a cercare il filo della matassa per sbrogliare tutte le questioni nate sulla canzone vincitrice, giusto per rimanere in tema, verrebbe naturale rispondere: “Mi sono perso anch’io”.