Susan Sontag diceva che “la traduzione è il sistema circolatorio delle letterature del mondo”. Nella grande macchina che è il Salone del Libro di Torino, dove attraverso la promozione dei libri appena pubblicati o ancora in uscita si discute dei più vari temi di attualità, c’è uno spazio dedicato unicamente alla traduzione. Da oltre vent’anni – ventitré per la precisione – L’Autore invisibile è un porto sicuro per i professionisti del settore, fra editori, editor, revisori, traduttori in rapporto con i grandi scrittori, che hanno la possibilità di riunirsi per raccontare le proprie esperienze, riflettere e confrontarsi sulle nuove e possibili tecniche, sugli sviluppi della lingua e sul ruolo del traduttore nella produzione di un libro. “Grazie a Ernesto Ferrero, il direttore precedente del Salone, siamo stati i primi in Europa ad avere questo spazio”, commenta Ilide Carmignani, padrina di questo filone di incontri e voce di Roberto Bolaño e Luis Sepúlveda – proprio una delle sue ultime pubblicazioni, Storia di Luis Sepúlveda e del suo gatto Zorba (Salani, 2021), onora il grande scrittore cileno morto nel 2020 a causa del coronavirus. Al momento, invece, sta lavorando al Libro de Manuel, un romanzo scritto da Julio Cortázar 50 anni fa e mai tradotto in italiano.

Carmignani è una colonna della traduzione ispanofona e, in generale, dello studio sulla traduzione con un’esperienza lunga più di trent’anni. “Dopo tutto questo tempo, dopo aver tradotto cento e più libri, è cambiato il mio approccio ai testi che traduco perché mi rendo conto delle cose che non vedo, di quello che perdo e cerco in tutti i modi di perdere il meno possibile”, perché si tratta sempre di “perdita” quando si passa da una cultura all’altra. Si rischiano di perdere i culturemi, i modi di dire tipici, i riferimenti storici e letterari specifici, i giochi di parole, il senso dell’umorismo immediato. E poi bisogna stare attenti ai toponimi, alle figure retoriche, al ritmo del racconto, allo stile dell’autore originale, ma anche alle battute imposte degli editori, ma soprattutto alla sensibilità del lettore che riceve il testo. Questo scambio implica una conoscenza approfondita di entrambe le culture, quella di partenza e quella di arrivo, e uno studio e aggiornamento continuo sul linguaggio. “La traduzione è una cosa abbastanza raffinata perché richiede la consapevolezza del passaggio linguistico che è sempre un passaggio anche culturale”, sostiene Carmignani.

Per fortuna, comunque, i tempi sono cambiati e anche nei confronti della traduzione, dei traduttori, c’è più consapevolezza. Il mondo è più piccolo perché si tende a viaggiare di più, esiste la possibilità di partire e accogliere Erasmus e banalmente uscendo di casa ci sono molte più persone che parlano una lingua diversa dall’italiano. “Questo fa sì che la gente si interroghi di più, che ci sia più attenzione, più curiosità, più accoglienza, più rispetto. Ci si rende conto che [tradurre] è una forma di scrittura, non un lavoro meccanico”. Carmignani sorride: “Si cerca di essere meno eurocentrici, meno binari. Bisogna capire che l’altro ha tante forme e possono essere altri oltre che altro. E poi sforzarsi di allargare le maglie del linguaggio per accogliere”.

“La traduzione è una cosa abbastanza raffinata perché richiede la consapevolezza del passaggio linguistico che è sempre un passaggio anche culturale”, sostiene Carmignani.

Carmignani ammette che ha cominciato a mantenere più parole in spagnolo rispetto all’inizio: “Ricordo per uno dei miei primi lavori, ormai trent’anni fa, che la casa editrice voleva tradurre poncho con mantella quando ormai era già utilizzato tantissimo”. Ma rimane comunque intransigente su altre: “Difficilmente uso parole come barrio – molto comprensibile a tutti perché entrato nel gergo colloquiale. – Siccome lo spagnolo è diventato di moda, si tende ad abusare dei prestiti, strizzando l’occhio alla diversità e facendolo diventare quindi un esotismo. Al posto di essere un segno di rispetto diventa una forma imperialistica”.

Secondo l’ultimo rapporto Istat di “Produzione e lettura di libri in Italia” (pubblicato nel 2022, ma i cui dati si riferiscono al 2021), “quasi un libro di narrativa per ragazzi su tre (31,4%) è tradotto da una lingua straniera, con netta prevalenza dell’inglese (15,7%) e del francese (8,4%)”. Sul resto dei titoli pubblicati, le traduzioni corrispondono solo al 17,9%. Invece, i diritti di traduzione di oltre 11mila libri, soprattutto narrativa moderna e fumetti, sono stati venduti all’estero (12,4%) e ne sono state stampate più di 44 milioni di copie.