A dare nuova linfa alla rivoluzione 4.0 è la quinta generazione delle reti di comunicazione. «È la normale evoluzione delle reti  2G, 3G e 4G. Il 5G arriva ad avere una copertura molto capillare delle antenne che trasmettono con potenze molto basse e la portata è molto più ampia», spiega  Stefano Quintarelli, esperto di questioni informatiche per la Commissione Europea. Per comprendere meglio il progresso della rete  di quinta generazione rispetto alle precedenti, bisogna immaginare una stanza con delle persone dove due degli astanti conversano utilizzando un megafono, rendendo così impossible la comunicazione fra le altre persone. Per massimizzare la quantità di persone capaci di interagire è necessario parlare a bassa voce.

Stefano Quintarelli

Stefano Quintarelli

Latenza, portata, raggio e potenza. Queste sono le quattro cose che cambiano nella rete 5G. Il raggio diminuisce —rispetto alle generazioni di reti pretendenti—, come la potenza delle antenne. La portata invece aumenta mentre la latenza, ovvero la velocità di risposta di un sistema, diventa più rapida. Secondo alcune indiscrezioni, la velocità download della rete 5G sarebbe 3 volte superiore rispetto al 4G. Si tratta, secondo Quintarelli, di una stima per difetto visto l’enorme potenziale della rete.

Tutto questo progresso tecnologico abbasserà drasticamente i costi di dispositivi elettronici, ben oltre a quello che possiamo pensare oggi: «L’elettronica diminuirà di prezzo, favorendo una maggiore diffusione di computer, telefoni, microchip e molti altri device. Quando i computer costeranno poco li sprecheremo, come abbiamo fatto con la carta».

Un esempio di questo “spreco” può arrivare da Berkeley, in un laboratorio di ricerca sulla Paint electronics, tecnica che consiste nello scioglimento di microcomputer. «Verniciando un muro con la Paint electronics si possono rilevare dati di ogni tipo».  Si potrebbe utilizzare la parete come  un televisore o come uno speaker intelligente come Alexa e Google Home.

Daniele Uboldi

Daniele Uboldi

L’internet delle cose (IoT ovvero Internet of things) è il collegamento e l’interazione di questi dispositivi. Il  termine viene coniato da Kevin Ashton, ingegnere britannico e ricercatore presso il Massachusetts Institute of Tecnology.

Di IoT ne abbiamo parlato con Daniele Uboldi, ex ricercatore dell’IoTLab del Politecnico di Milano e Junior Data Engineer presso Quantica. «L’altro lato della medaglia dell’IoT non esiste.L’internet of things aiuta aziende e persone in una miriade di settori. Con dei sensori collegati a delle macchine o a degli oggetti si fa manutenzione prima del punto di rottura di un oggetto, grazie ad una diagnosi precisa e dettagliata. In questo modo si garantisce un grande risparmio di tempo e di denaro sia delle aziende che delle persone».

Di questo passo grazie allo sviluppo dell’IoT si possono associare le analisi o la nostra scheda medica ad un frigo capace di leggere quei dati e consigliarci cosa mangiare ed indicarci che ricette preparare con quegli alimenti. Tuttavia, non bisogna farsi prendere dall’entusiasmo, perché non è tutto oro ciò che luccica. L’IoT non è libero dai rischi. Una delle grandi questioni legate a questa tecnologia è la perdita di privacy. Molti dispositivi—come gli smartphone— già adesso sono progettati per ascoltare, osservare, spiare gli utenti. In questo modo si raccolgono i dati d’utilizzo capaci di profilare abitudini e comportamenti delle persone. Tornando al nostro frigo, i dati che raccoglie consentono di scoprire quali cibi sono più frequentemente presenti al suo interno. Il nostro braccialetto ricaverà dati sulla nostra salute, attività fisica, quando siamo a casa e quando andiamo a dormire. La vera ricchezza dell’IoT non è tramite la vendita dei device di ultima generazione, ma dal commercio dei dati raccolti da questi dispositivi. Il potenziale dell’Internet of Things è illimitato, il limite risiede nella capacità dell’uomo di utilizzarlo.