Un’inchiesta del Guardian firmata da David Pegg e Rob Evans ha fatto tremare Buckingham Palace.Stando ad alcuni documenti ritrovati negli archivi nazionali, la Regina Elisabetta, nei lunghi anni del suo regno, avrebbe fatto pressioni sui vari governi per modificare una serie di leggi nel tentativo di nascondere la sua ricchezza privata.

Secondo il giornale, questi dossier – dei quali è possibile vedere ancora solamente degli scatti fotografici –, sarebbero la prova che l’avvocato privato di Elisabetta II avrebbe esercitato delle pressioni per impedire che alcune quote aziendali della Sovrana venissero rese pubbliche. Per il Guardian si parla di un’azione di lobbyng senza precedenti.

L’inchiesta è nata quando i giornalisti hanno iniziato ad approfondire il meccanismo giuridico del “consenso della Regina”, uno strumento che la Corona pare aver utilizzato negli ultimi 60 anni per orientare le politiche pubbliche. Questo prevede che, nel momento in cui una legge sta per essere presentata in Parlamento, passi prima dal vaglio del Sovrano, venga modificata se necessario, e poi discussa dalle camere.

Si tratta di un processo diverso dall’assenso reale (il “royal assent”), inteso più come una procedura formale con cui il Sovrano esprime le sue raccomandazioni in merito alle leggi ma solo dopo che queste vengono approvate da Westminster. Quello del “consenso della Regina” è invece uno strumento pensato nel 1974, diventato legge nel ’76 con il Governo Wilson (labour).Per consentire alla Corona di nascondere i suoi investimenti, poi, è stata creata una costola della Bank of England, la Nominees Limited, nella quale far confluire gli interessi privati di Elisabetta.

Secondo il Guardian, le leggi “vetted”, controllate, dalla Regina o dal Principe Carlo sarebbero circa un migliaio e riguardano la “sicurezza sociale, le pensioni, la politica alimentare ma anche le leggi sulle proprietà personali e la ricchezza privata della Sovrana”. “Ora sappiamo – si legge sul giornale – che c’è stato un uso ricorrente del meccanismo. La Regina paga le tasse, quindi (ad esempio) le leggi finanziarie richiedono il suo consenso. La Regina è un datore di lavoro, quindi (ad esempio) le leggi sulle pensioni richiedono il suo consenso”.

Per il giornale, “i documenti forniscono una prova evidente che questo processo ha offerto ai consiglieri della Regina la reale opportunità di negoziare con il governo i cambiamenti nelle leggi proposte. Consiglieri che sono stati persino pronti a minacciare di negare il consenso alle stesse pur di proteggere le proprie necessità”. Nei giorni prima della pubblicazione dell’inchiesta, il Guardian ha ovviamente cercato un riscontro da parte di Buckingham Palace, dal quale inizialmente è arrivato un no comment, tramutatosi poi in una risposta: “il consenso reale è solamente una convenzione parlamentare”.

Paola Calvetti è autrice del libro “Elisabetta II. Ritratto di regina”, un saggio che cerca di raccontare la vita della Sovrana partendo dalle fotografie che l’hanno accompagnata in 94 anni di vita. Lo fa “cercando di studiarne e osservane l’immagine e di come sia da considerare una donna, ma soprattutto una Sovrana che non ha mai parlato che in due modi: i fatti e l’immagine”, come lei stessa tiene a precisare. Noi l’abbiamo intervistata

Dottoressa Calvetti chi è oggi la Regina Elisabetta II e quanto è cambiata la sua figura da Sovrana nel corso degli anni?

In quasi settant’anni di regno Elisabetta II ha accompagnato il corso della Storia. Non mi dilungo, ma provi a immaginare quanto è cambiato dal 1952 a oggi! Eppure, durante il primo lockdown, in aprile, ha fatto uno dei discorsi “politici” da Capo di stato più incisivi e apprezzati a livello mondiale (ha molti consulenti, ovvio, ma quando non è lei a scriverli, è lei a correggere e dire l’ultima parola). È una donna senza carisma “naturale”, ma con un carisma acquisito negli anni. Ora è alla fine della sua vita, ma mancherà a tutti, gli inglesi, certo, ma al mondo. Credo che la sua autorevolezza dipenda dalla coerenza con la quale ha svolto il compito che la Storia le ha assegnato. Non era destinata ad essere regina a 26 anni, ma da quando ha indossato quella corona, ha dedicato la sua vita ad onorare quell’impegno. Rispetto alla volatilità del potere politico eletto credo che sia amata per questo. Forse, oggi, semplicemente per “esserci”. Dopo di lei la Monarchia inglese vivrà una crisi profonda, perché – e veniamo al Guardian – oggi il rispetto per un’istituzione (al di là del valore economico che genera alla Nazione) che a molti appare obsoleta, è mantenuto da lei. Dopo nascerà sicuramente un dibattito se mantenerla oppure, progressivamente, passare ad altro.

Gli amanti della Sua figura, leggendo l’inchiesta del Guardian, non hanno potuto non chiedersi fino a che punto Lei fosse a conoscenza dell’intera questione. Che idea si è fatta?

Io credo che a Buckingham Palace (cioè nell’istituzione) non si muova foglia che Elisabetta non voglia. Dunque penso che sia tutto vero. Penso che Elisabetta sapesse che il suo avvocato, negli anni Settanta abbia esercitato delle pressioni sui ministri del Governo affinché inserissero all’interno della legge una clausola che esentava da misure di trasparenza le società utilizzate dai cosiddetti “Capi di Stato”, accordo poi utilizzato per creare una società che nascose beni e investimenti privati della Regina almeno fino al 2011. Non poteva non sapere, né un avvocato avrebbe potuto muoversi autonomamente con i membri del governo, a insaputa della sovrana.

Ritiene che questo possa in qualche modo minare l’amore dei sudditi nei suoi confronti?

Il mondo, e dunque anche la gran Bretagna, ha altri problemi, adesso: la pandemia occupa tutto lo spazio possibile, non crede? Normalmente la Monarchia commissiona regolarmente dei sondaggi per tastare il polso dei sudditi e sarei curiosa (ma non ho trovato i dati) di sapere come il popolo inglese abbia reagito. Che la Regina sia ricchissima è noto a tutti. Che sia scomparsa dai radar essendo “rinchiusa” a Windsor da un anno, anche. In generale credo che, arrivata a questa età e in vista dei festeggiamenti del 2022 per i suoi settant’anni di regno, i suoi sudditi non smetteranno di amarla, rispettarla. E, quando non ci sarà più la rimpiangeranno come una delle regine più stimate della storia inglese.

A suo parere, se tutto ciò fosse vero, cosa succederebbe?

Niente. Chi è per l’abolizione della Monarchia prenderà spunto da questo episodio per rafforzare il suo pensiero. Tutti gli altri non ci faranno caso. Fanno più male gli scandali legati alla presunta pedofilia del figlio Andrea, che credo abbia dato molto dolore alla regina. Filippo ha 99 anni ed è attualmente ricoverato; il nipote prediletto è ormai californiano; Carlo sarà un re vecchio. Insomma l’epoca d’oro dei Windsor è di fatto su una parabola discendente e la notizia se fosse confermata aggiungerebbe un tassello al declino. Le cose cambieranno definitivamente quando il Primo Ministro riceverà il messaggio “London Bridge is down” (“Il Ponte di Londra è crollato”) che annuncerà la morte di Elisabetta II. Una tragedia reale. In tutti i sensi.