Procida è mix perfetto tra caos e distacco dal mondo. È divertente quanto la sua segnaletica stradale che con un’unica freccia porta contemporaneamente al mare e al camposanto. È un’isola nata dal calore di quattro vulcani, la sua origine è tutta tra i suoi crateri e sabbie scure. Fatta prevalentemente di tufo, si estende nel Golfo di Napoli tra le due sorelle Ischia e Capri. Procida, l’isola gioiello del Mediterraneo giace nel suo mare sdraiata al sole tra il garrito dei suoi gabbiani. La più piccola tra le isole ma la prima ad essere abitata, è considerata sin dai tempi antichi un luogo di villeggiatura dove armonia, pace e bellezza s’incastrano perfettamente. Luogo di cultura che ha accolto cinema e letteratura: fu Elsa Morante tra le prime scrittrici italiane ad intuire la magia di questo posto innamorandosene, testimone il suo romanzo fortunato L’isola di Arturo vincitore del Premio Strega 1957. Poi Michael Radford ne colse gli scorci più caratteristici e decise di ambientarci alcune scene del suo film “Il Postino” interpretato dal celebre attore napoletano Massimo Troisi. Nel 1999 Procida fece da sfondo ad una tra le più famose pellicole hollywoodiane: Il talento di Mr. Ripley che ritrae il giovane Matt Damon a passeggio tra i paesaggi più caratteristici. Così l’isola nel corso del tempo ha rapito i più grandi registi e scrittori: da Luigi lo Cascio ad Alessandro Baricco.

Difficile descrivere la sua bellezza e autenticità: solo passeggiando tra le sue strade solitarie fatte di vicoli stretti e odore di caffè è possibile cogliere la sua vera essenza.  Da sempre considerata la Cenerentola delle isole campane, Procida ha un fascino tutto suo, è natura selvaggia e chiunque vi si fermi custodisce un dolce ricordo di quelle case color pastello, nessuna mai uguale all’altra. Di quei fiori spontanei che crescono tra una roccia e l’altra, delle ginestre che in primavera ne ricoprono le colline, dell’odore delle lingue appena sfornate e dei vigneti che sembrano giardini imperiali. Quell’isola avvolta dal profumo delle piante di limoni e di salsedine è un mondo fatto di contrasti: lo dimostrano i borghi di Marina Corricella, suggestivo anfiteatro vista mare dal quale è possibile osservare un arcobaleno di case che si riflettono sull’acqua. Un borgo marinaro assai pittoresco che non lascia spazio ai rumori del traffico, qui vi sono anziani pescatori che curano grosse reti colorate, protagoniste dei più bei scatti fotografici. Barche blu, rosse e gialle galleggiano tra cielo e mare, gatti randagi nascosti nei pochi angoli d’ombra ove non batte il sole cocente d’estate, stormi di gabbiani che seguono le scie bianche d’acqua salata lasciate dai pescherecci che rientrano nel porto. Il sole sull’isola di Procida sorge all’ombra del Vesuvio ed è possibile ammirare i colori dell’alba nel borgo di Marina Grande, porto principale dove i turisti una volta sbarcati restano folgorati dalla bellezza dell’architettura locale.

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Palazzo Montefusco o anche conosciuto come Palazzo Merlato ne è un esempio: un edificio caratterizzato da una     splendida merlatura che sorge proprio davanti al molo di approdo. Anche qui l’atmosfera è tipica di un villaggio di   pescatori ed è impossibile ignorare l’odore del pesce fresco che viene venduto direttamente dalle barche. Marina   Grande è il centro economico e sociale di Procida: ricco di negozietti di artigianato locale, bar, pizzerie e ristoranti.   Ma facendo qualche passo più avanti, continuando a percorrere Via Roma, ci si ritrova dinnanzi alla Piazzetta di   Sancio Cattolico dove è possibile scorgere due dei simboli religiosi più cari ai procidani, in particolare ai marittimi. Si   tratta di una croce di legno risalente ai primi dell’800 che ruba l’attenzione nella scena urbana; simbolo non solo di   devozione al credo religioso ma anche di relazione e affetto delle famiglie procidane. E poi la Chiesa di Santa Maria   della Pietà con il suo caratteristico campanile in stile barocco che non passa di certo inosservato. Questa è solo una   delle tante chiese che l’isola di Arturo custodisce gelosamente: sulla punta più alta dell’isola, a strapiombo sul mare   c’è Terra Murata; questo meraviglioso lembo di terra ospita sia la chiesa madre dei procidani ossia l’Abbazia di San   Michele Arcangelo patrono dell’isola, sia Palazzo D’Avalos un edificio costruito nel ‘500 grazie alla famiglia D’Avalos   che governò Procida fino al ‘700. Fu inizialmente Palazzo signorile e poi residenza della famiglia Borbone fino al 1815   quando l’edificio venne trasformato in scuola militare e poi in carcere del Regno.

 

 

 

 

 

 

I tramonti più belli invece spuntano a Ovest a Chiaiolella, l’ultima marina dell’isola che ospita il porto turistico e il lungomare dal quale è possibile osservare Ischia e l’isolotto di Vivara collegato all’isola di Procida da un lungo ponte. Chi arriva qui per la prima volta prova sentimenti contrastanti: amore e odio. Se te ne innamori non ne potrai più fare a meno e continuerai a cercarla sempre. È quel posto in cui rifugiarsi e nel quale troverai pace e ispirazione, allegria e libertà. I procidani sono persone di cuore, hanno il mare negli occhi e non riescono a starci troppo lontano. Amano le cose semplici e vivono di giorno. Qui il tempo scorre lento ed indissolubile, dai balconi dei palazzi si affacciano signore sorridenti che ricamano sete e cotoni preziosi o annaffiano fiori, stendono il bucato, danno cibo ai gatti qua e là. Le donne procidane sono forti e pazienti, conoscono bene il significato dell’attesa. Le più anziane infatti ricordano bene i mesi interminabili trascorsi ad aspettare i loro mariti impegnati oltreoceano. Gli uomini procidani sono stati e sono tutt’ora impeccabili marittimi, costretti a stare lontano dalle proprie famiglie in nome di quell’amore che provano verso il mare e per il proprio lavoro.

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Romantica e un po’ ribelle su quest’isola è possibile scegliere di fare il bagno sulle spiagge o anche sulle rocce. Tra le più   suggestive c’è la spiaggia del Pozzovecchio conosciuta anche come la spiaggia del Postino, luogo in cui Massimo Troisi   girò le ultime scene dell’omonimo film accanto a Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda. Non solo da terra, ma   Procida vale la pena girarla anche via mare, solo costeggiando le sue rocce da lontano è possibile cogliere ciò che   normalmente all’occhio sfugge. È in tutto quel verde la magia di un’isola ancora incontaminata. Terra di mare e di   marinai, Procida in questo campo vanta una grande esperienza. Singolare è stato il suo impegno nel corso del tempo in   ambito di istruzione nautica: oggi ragazzi e ragazze hanno la fortuna di poter studiare presso l’Istituto Tecnico Nautico, s   scuola superiore fondata già prima del 1847 quando divenne il Regio istituto nautico destinato a formare i più valenti   capitani marittimi. E per chi non sceglie la vita di bordo si aprono le strade per una formazione scientifica, linguistica e     umanistica/pedagogica.

È vero. Nessuno può amare questo luogo più dei procidani stessi, ma accade spesso che siano loro per primi a fare le   valigie, pronti a partire alla scoperta di nuovi orizzonti al di là di quelle barche, di quel porto. Un distacco che i   inizialmente fa male e provoca un senso di vuotezza ma che alla fine arricchisce e permette di apprezzare a pieno quelle   strade, quelle piazze e quei panorami in cui è intrisa tutta la propria vita.

 

 

 

 

Ma Procida ha anche quello strano potere di tenerti sempre attaccato a sé, ovunque tu sia richiamandoti dai posti più lontani affinché tu possa tornare tra le sue braccia per vivere tradizioni e momenti di gioia ai quali non puoi dire no. Parlo di una delle tradizioni isolane più importanti: la processione del Venerdì Santo che ha inizio alle prime luci dell’alba dal punto più alto che è Terra Murata per poi arrivare al porto di Marina Grande. È un momento unico e chiunque abbia visto sfilare i “misteri” (carri allegorici che ritraggono scene dell’Antico e Nuovo Testamento) lungo le stradine almeno una volta prova un’emozione senza eguali. Procida è tutta in quel silenzio che caratterizza l’intera processione. Tutto è fermo in quel momento di raccoglimento ed è in questo preciso istante che la comunità si riconosce e si unisce. Così come le tradizioni religiose, ai procidani sta a cuore anche l’organizzazione di feste e sagre, tra cui la Sagra del Mare, appuntamento estivo che esprime il legame secolare degli isolani con il mare. Un evento fatto di arte, musica, cultura e spettacolo che culmina con l’elezione di Graziella, una giovane donna procidana che meglio rispecchia le caratteristiche estetiche e morali della famosa fanciulla che fece innamorare lo scrittore francese Alphonse de Lamartine. Bella e affascinante, piena di luci e ombre, fatta di vento e mare calmo, di cultura e arte, di storie ed eventi che l’hanno resa estremamente unica. È tutta da scoprire, è l’isola che non isola così come recita lo slogan che le ha permesso di candidarsi a capitale della cultura italiana 2022 raggiungendo il podio. A lungo destinata a quel senso di inferiorità, Cenerentola dimostra che ha tanto da offrire a chiunque vorrà attraccare lì giù, su quello scoglio in mezzo al mare dove tutto attorno si trasforma ma in essa nulla cambia.