Certe cose non passano mai di moda e il disco in vinile è proprio una di queste. Introdotto nel 1948 dalla Columbia Records negli Stati Uniti, è diventato subito un oggetto di culto per gli amanti della musica di tutto il mondo. E pian piano, avere un giradischi in casa e comprare gli album dei propri artisti del cuore è diventata una piacevole abitudine che ha accompagnato molte persone fino alla fine degli anni Novanta. All’improvviso il piccolo e maneggevole compact disc e le piattaforme digitali come Spotify hanno cambiato le carte in tavola: l’iconico 33 giri, da oggetto imprescindibile per ascoltare la musica, si è trasformato in una reliquia da museo. Troppo grande, invadente e scomodo paragonato alle moderne tecnologie. Questo fino a pochi anni fa, quando andare a caccia di pezzi vintage è diventata una moda che ha fatto rispolverare anche questo oggetto, ormai da tempo abbandonato nelle polverose soffitte. A salvarlo dall’estinzione, però, non sono stati i collezionisti cresciuti a pane e vinili, ma una categoria inaspettata: i nativi digitali. I più giovani hanno iniziato a frequentare mercatini e negozi di musica, scoprendo per la prima volta il suono della puntina sul disco.

Tra i collezionisti cresce la passione per il 33 giri e la Europress Vinyl è tornata a stamparli: solo nel 2023 l’azienda ha prodotto oltre tre milioni di dischi

A confermare questa tendenza è Michele Gagliardi, proprietario della Europress Vinyl, che ogni giorno produce da zero questo magico prodotto. Il mese di febbraio è il più caldo per questa piccola fabbrica alle porte di Milano: in questi giorni, infatti, stanno stampando i dischi per gli artisti in gara al Festival di Sanremo. Per Gagliardi, però, non è stato sempre tutto rose e fiori: l’imprenditore ha subito in pieno la crisi del vinile e nel 2010, dopo oltre trent’anni di lavoro nel settore,  ha dovuto chiudere il suo capannone. «Qualche anno fa, molti amici mi hanno chiesto di ritornare in attività: avevo conservato due vecchi macchinari con la speranza che potessero servirmi e pian piano abbiamo ricominciato a stampare», racconta Gagliardi, mentre la sua voce si mischia al suono martellante delle macchine al lavoro. L’imprenditore osserva la parete tappezzata di dischi di Lucio Battisti e aggiunge: «Mai avrei pensato a questo successo dopo tutto questo tempo». L’Europress Vinyl ha intercettato il momento più propizio per riaprire e solo l’anno scorso ha stampato oltre tre milioni di dischi. Quello di Gagliardi nei confronti del vinile è un amore smodato e senza tempo: «Per me è un’opera d’arte, è bello come un quadro che non morirà mai», racconta sorridendo mentre in sottofondo ascolta dal suo giradischi Hanno ucciso l’uomo Ragno degli 883.

Un parere condiviso da Carlo Lecchi, fondatore dell’Associazione Vinile Italiana. Situata in via Washington a Milano, la sede del gruppo è una vera e propria casa-museo. Qui, infatti, sono conservati oltre 4mila dischi e alcuni di questi sono dei reperti storici. Basti pensare alla primissima stampa di Revolver dei Beatles: una versione che John Lennon fece ritirare dal mercato in fretta e furia, essendo priva dei cori tibetani che lui tanto avrebbe voluto inserire. «Ogni epoca è figlia del suo tempo, ci sono sicuramente nuove forme di ascolto, basti pensare a Spotify – spiega Lecchi –. La musica liquida oggi c’è, domani chissà, mentre sul vinile resta per sempre». La sede dell’associazione straripa di dischi memorabili: da In the Court of The Crimson Kings dei Crimson King fino a The Dark side of The Moon dei Pink Floyd. In via Washington si respira la storia della musica dello scorso secolo. Dentro l’associazione è stato dedicato un piccolo spazio a David Bowie: oltre ai suoi album più celebri, come Heroes e Aladdin Sane, ci sono persino i calchi del volto del Duca Bianco. «Oggi ci sono tanti cantanti giovanissimi che scelgono di far stampare anche delle copie in vinile: il supporto fisico è ormai l’unico modo per lasciare una traccia tangibile ed eterna del proprio passaggio», racconta il fondatore dell’Associazione Vinile Italiana. «La musica ormai c’è ovunque e in certi luoghi finiamo un po’ per subirla – aggiunge Lecchi –. Il disco ci regala la possibilità di ascoltare ciò che vogliamo, quando vogliamo e con una migliore qualità».

Il mercato del vinile per alcuni non è mai morto davvero: a pensarla così è Sebastiano Scandamarro, proprietario dello storico negozio di musica Metropolis Dischi, a pochi passi da via Padova a Milano. «Per molto tempo ho avuto clienti tra i cinquanta e sessant’anni d’età: da qualche anno sono tornati qui i giovani – spiega il negoziante –. Il 33 giri è un prodotto di moda, lo vediamo ovunque, persino nelle pubblicità: pian piano ha conquistato l’attenzione delle nuove generazioni». Nel piccolo negozio di via Carlo Esterle ci sono dischi di ogni genere: pop, blues, jazz, rock e cantautorato italiano. Il proprietario di Metropolis Dischi racconta che i ragazzi comprano un po’ di tutto, senza pregiudizi: «C’è molta varietà negli acquisti: c’è chi entra per Sfera Ebbasta, chi per i Nirvana o i Led Zeppelin e chi per Etta James». Gli anni passano e le mode cambiano sempre più velocemente, ma sul futuro del vinile c’è un aspetto di cui Scandamarro è sicuro: «La musica è qualcosa di importante nella vita delle persone e siccome siamo portato a legarci agli oggetti, ci sarà sempre qualcuno che vorrà un supporto fisico di ciò che ama».