Com’è dolce naufragar nel mare della crisi. O forse no. Le persone comuni perdono i loro soldi come il protagonista di Rapina a mano armata. Aprono il “portafoglio telematico” e i risparmi volano via, trasportati da un tornado chiamato recessione. Ma non tutti accettano la cruda realtà. C’è chi piange, chi urla, chi si strappa i capelli e chi riversa il proprio odio contro l’imbroglione di turno. Con una pistola in pugno anche un coniglio può diventare leone per una notte.

Da un giorno all’altro una nota società d’investimenti perde 800 milioni di dollari. Dicono che sia colpa di un glitch, di un’anomalia informatica non ben definita. A Money Monster, noto programma televisivo di finanza, vogliono scoprire la verità. In nome dello share cavalcano l’onda dello scandalo e cercano risposte, fino a quando un uomo armato entra nello studio e prende in ostaggio il conduttore. Le telecamere devono rimanere accese, perché “l’eroe” vuole il suo pubblico. Il sistema lo ha reso povero e l’unico conforto in un colpo di testa.

Jodie Foster è un’attrice premio Oscar che è passata alla regia.Jodie Foster è un’attrice premio Oscar che è passata alla regia. La sua opera prima fu nel 2011, dove Mel Gibson era alle prese con la depressione e la buffa marionetta di un castoro. Il film s’intitolava Mr. Beaver, ovvero una classica storia di redenzione americana. Cinque anni dopo la Foster non perde la sua vena patriottica, ma spinge il pedale su uno spettacolo un po’eccessivo.

Money Monster non è un film sobrio. Non sono gli eventi a scorrere sul grande schermo, ma le manie di grandezza della sua burattinaia. I risvolti della sceneggiatura sfiorano il surreale, con situazioni stereotipate come bombe a orologeria che esplodono in ritardo. Sulla confezione si dovrebbe leggere “maneggiare con cura”.

Con una regia accurata, la storia funzionerebbe. Gli spunti di riflessione non mancano e la vena da thriller diverte una platea in balia del narratore. Ma Jodie Foster non impara dai suoi maestri, nemmeno da Spike Lee e dal suo Inside Man, in cui la diva de Il silenzio degli innocenti stava ancora dal lato giusto della cinepresa.

La regista critica il mondo della comunicazione a colpi di trovate hollywoodiane. Esagera nei toni e perde di vista il suo obiettivo.La regista critica il mondo della comunicazione a colpi di trovate hollywoodiane. Esagera nei toni e perde di vista il suo obiettivo. Strepita contro la gente che vive di tivù, ma poi gira un film carrozzone al limite della credibilità. La stessa Julia Roberts non sa se calarsi nei panni di un guru dello spettacolo o di Rambo.

Ciò che non si dimentica è il balletto d’entrata di George Clooney. Da buon conduttore si improvvisa ballerino e diletta il pubblico con smorfie e movimenti pelvici. Roba da veri intenditori, in cui il giornalismo d’assalto esce sconfitto. L’unico vincitore è l’egoismo di una società che non tiene conto dei valori umani, se non con una pistola alla tempia.

Money Monster è un grande circo che perde la strada maestra. Si limita a sfoggiare una serie di numeri in giro per la città, senza stupire nessuno. Trasforma uno studio televisivo nell’emblema del mondo, che per un giorno sceglie di fermarsi e assistere allo spettacolo. Ma la soluzione dell’intrigo è più elementare del previsto. Basta alzarsi, prendere il telecomando e spegnere la televisione.