Milano Check Point nasce da un progetto comune delle associazioni ASA Milano Onlus, CIG Arcigay Milano, LILA Milano e ALA Milano Onlus, con l’idea di dare vita a uno spazio community based, extra-ospedaliero. Un ambiente sicuro e amichevole, non respingente. Una volta alla settimana si possono fare i test rapidi, anonimi e gratuiti, per HIV e sifilide, mentre negli altri giorni della settimana la funzione è di sportello dedicato alla PrEP. A oggi i medici di Milano Check Point seguono più di 250 persone per la PrEP, e da quando hanno aperto hanno fatto più di 2200 test per HIV e sifilide. Abbiamo parlato con Daniele Calzavara, medico e coordinatore del centro. Lo spazio si trova in via Pergolesi 15.

Non tutti sanno che cosa sia la PrEP. Di che cosa si tratta?

PrEP significa profilassi pre-esposizione. Si tratta di una terapia farmacologica, ovvero viene somministrato un farmaco che contiene due principi attivi. Questo farmaco esiste dal 2001, ed era una delle componenti delle terapie per le persone con HIV. Se questo farmaco viene preso dalle persone HIV negative, protegge dall’eventualità di contrarre il virus. Non è indicato a tutti, ma a soggetti ad alto rischio: persone che hanno abitualmente rapporti sessuali non protetti, per esempio i sex workers ma non soltanto. Dev’essere preso sotto controllo medico perché contestualmente va fatto un controllo relativo alle funzionalità epatiche e renali, affinché non produca effetti collaterali. Va preso all’interno di un programma di screening relativo anche alle altre infezioni sessualmente trasmissibili. Bisogna sempre pensare a un approccio integrato sia per l’HIV che per le altre infezioni.

Perché è importante fare il test per HIV?

Fare il test è un bene per l’individuo, ma lo è anche per la collettività. Oggi la novità rivoluzionaria in campo HIV è che le persone sieropositive che fanno la terapia e che hanno carica virale non rilevabile non trasmettono il virus, neppure con rapporti non protetti. Per assurdo, le uniche persone da cui non si può certamente prendere l’HIV sono le persone sieropositive che fanno la terapia. Se tutte le persone decidessero di fare il test, il virus sarebbe sconfitto, perché coloro che risultassero positivi verrebbero curati con la terapia e si bloccherebbe la diffusione delle infezioni.

Molte persone hanno paura di fare il test. Altre invece vivono con la paranoia di aver potuto contrarre il virus. Ci sono tipi di test diversi? Qual è il periodo che deve intercorrere tra il rapporto sessuale considerato a rischio e il momento in cui si può avere il risultato?

A Milano Check Point abbiamo test rapidi per HIV di terza e quarta generazione. Quello di terza ha un “periodo finestra” di 90 giorni, mentre quello di quarta di 28 giorni. Ogni persona che accede da noi viene accolta dai nostri operatori e, dopo una “chiacchierata”, capiamo quale sia stato il rischio effettivo nei confronti delle infezioni. Dopodiché, il medico decide quale sia il test più appropriato da fare. Per quanto riguarda la sifilide, il periodo finestra invece è sempre di un mese. Sotto la finestra di 28 giorni non esistono più i test sierologici, ma se c’è stata un’esposizione recente a rischio importante ci sono delle alternative: entro 72 ore si può andare al Pronto Soccorso e chiedere la PEP, la profilassi post-esposizione, che consiste in 28 giorni di una terapia che permette che il virus non attecchisca nell’organismo; oppure, abbiamo test complessi che equivalgono al tampone del Covid, per rendere l’idea, e che cercano nel sangue le particelle di virus dell’HIV. Questo test ha un “periodo finestra” di 7-10 giorni, ma viene fatto soltanto se c’è stato davvero un rischio grosso ed effettivo. Si fanno delle valutazioni sull’opportunità di accedere a questo test dopo il confronto con l’operatore medico. In questo caso, la tempistica per avere il risultato non è rapida ma di un’ora e mezza. Si tratta però di un progetto sperimentale, negli ospedali non lo fanno.

Qual è la prassi che seguite nel caso in cui chi fa il test risulti positivo?

Nel caso di positività, bisogna andare in ospedale il giorno seguente perché venga confermata da un test di secondo livello. Da parte nostra, cerchiamo subito di tranquillizzare la persona e spiegarle che cos’è l’HIV e come sia possibile curarlo, mettendola in contatto con un operatore medico HIV-positivo. Inoltre, attiviamo immediatamente il percorso con gli ospedali e, quando possibile, siamo noi stessi ad accompagnare la persona a fare il test di secondo livello.

Chi sono le persone che vengono a Milano Check Point?

Noi assistiamo tante persone della popolazione LGBTQ+, ma non soltanto. Vengono da noi anche ragazzi e ragazze molto giovani, a prescindere dall’orientamento sessuale. Con l’implementazione della PrEP e promuovendo le terapie moderne e più efficaci stiamo facendo un ottimo lavoro nel blocco della catena dei contagi, e i risultati degli ultimi anni sono ottimi. La maggior parte delle persone che risultano positive sono quelle che si accorgono di avere l’HIV perché hanno i primi sintomi di AIDS, che possono cominciare a manifestarsi dopo sei anni dall’infezione, a volte anche dieci anni, a seconda dell’età e delle condizioni di salute. E sono quasi sempre persone che prima non avevano mai fatto il test.