Se c’è una cosa che gli americani sanno fare bene è il fundraising. E il Met Gala ne è l’esempio. Dal 1984, quando è stato istituito da Eleanor Lambert, madrina della moda americana, ogni primo lunedì di maggio si celebra una delle raccolte fondi più attese e importanti della fashion industry, tanto da essere chiamato anche “gli Oscar della moda” dagli esperti del settore. Con la scorsa edizione sono stati raccolti circa 17,4 milioni di dollari, ma quest’anno il costo dei biglietti è arrivato addirittura a 50 mila dollari e dei tavolo all’interno è partito dai 300 mila dollari. Nulla a che vedere con i 1000 dollari che valevano i biglietti nel 1995, quando per la prima volta Anna Wintour si occupò della direzione dell’evento.

Il Met Gala viene organizzato da Vogue e presieduto dalla direttrice editoriale globale di Vogue, anche fiduciaria del Met, per finanziare il Costume Institute, la sezione dedicata alla moda del Metropolitan Museum of Art a New York dove sono conservati circa 33 mila capi d’abbigliamento e accessori dal XV secolo a oggi. Per tradizione si inaugura anche la mostra annuale, che riflette il dress code della serata su cui gli stilisti dovranno lavorare. Quest’anno, dal 5 maggio, è possibile visitare “Karl Lagerfeld: A Line of Beauty”, in onore dell’indimenticabile stilista morto nel 2019 a 86 anni che ha riscritto la storia della moda lavorando come direttore creativo per diversi brand, fino ad aprirne uno omonimo nel 1984. Si ricordano soprattutto i suoi momenti da Fendi (per cui ha lavorato dal 1965 al 2019, ma solo per la collezione autunno-inverno 2019 ha creato il suo primo e unico capo maschile per il marchio) e da Chanel (dal 1982 al 2019).

 

 

Rispettando accuratamente il tema e cercando di rendere omaggio al kaiser della moda, il red carpet ha avuto come unico protagonista il completo maschile declinato secondo il gusto di ciascun stilista, ma pur sempre tutti simili a quelli indossati da Lagerfeld. Bianco e nero sono stati gi unici colori presenti, sfiorando la monotonia. E mai così tante perle (eg: il look Schiaparelli di Kim Kardashian e quello Chanel di Lizzo), tweed, cravattine e camelie, simboli del defunto direttore creativo. Memorabile è stata Rihanna, inglobata in un bouquet di 30 fiori bianchi, 500 petali e 25 foglie firmato Valentino. Janelle Monáe ha proposto una giacca in tweed destrutturata e ricostruita, firmata Thom Browne, che è stato lo stilista che ha vestito più persone in tutta la serata (Jenna Ortega, Bella Ramsey, Olivia Rodrigo, Shai Gilgeous-Alexander, Sora Choi, Pusha T, Daniel Ricciardo). Anche Lily Collins e Jeremy Pope hanno voluto rendere omaggio a Lagerfeld: la prima scrivendo il suo nome di battesimo sullo strascico dell’abito Vera Wang e il secondo disegnando il profilo dello stilista proprio sullo strascico firmato Balmain, creando un effetto scenografico sulle scale all’ingresso del Met.

Ma questa è stata l’edizione del vintage, riportando così in auge abiti d’archivio, in particolare firmati Chanel. Anna Wintour ha indossato un abito in tweed della collezione Chanel Couture 2023 firmato Virginie Viard; Penelope Cruz, una fra le madrine della serata, ha sfilato con un abito da sposa del 1988; Dua Lipa, un’altra fra le co-host, ha sfoggiato una mise Chanel Haute Couture vintage, realizzato nel 1992 e portato in passerella da Claudia Schiffer, e al collo un diamante bianco da 200 carati di Tiffany. Fra le invitate c’erano ovviamente anche le muse di Lagerfeld: Gisele Bündchen ha sfilato con una creazione Chanel Couture del 2007, Naomi Campbell con un sari Chanel del 2010, Nicole Kidman con l’abito rosa cipria che aveva indossato la prima volta per uno spot della fragranza N°5 del 2004. Invece le due giovani muse Kristen Stewart e Cara Delevingne, quest’ultima scoperta e lanciata dallo stesso Lagerfeld, hanno indossato: la prima un smoking custom-made firmato Chanel (da diversi anni ambassador del brand) e la seconda con un mini abito simil camicia di Karl Lagerfeld.

Comunque i look più epici sono stati indossati da Jared Leto, Doja Cat e Lil Nas X che si sono presentati come cosplay della gatta di Lagerfeld, Choupette, considerata come una figlia e grande assente al Met Gala 2023: “Molte persone mi hanno invitato a sfilare sul red carpet, ma abbiamo preferito (riferendosi a Francoise, la tata) di rimanere a casa in pace e relax”, come si legge in un post sul suo profilo in Instagram. Jared Leto letteralmente si è travestito da gatta bianca, per poi sfilarsi la testa della mascotte e farsi riconoscere; Doja Cat ha sfoggiato un vestito firmato Oscar de la Renta  a sirena con lo strascico di piume e il busto in glitter, un copricapo con le orecchie da micia e i tratti somatici del viso simili a un felino; dalla collaborazione fra Pat McGrath e Nicola Formichetti di Dior Men, il terzo cantante era completamente rivestito di gemme (5000, per la precisione) e 218784 swarovski, con artigli applicati sulle unghie.

Oltre al red carpet, che è il momento più monetizzabile perché di maggiore visibilità – tutti vogliono sapere chi veste chi e spesso gli stessi stilisti decidono di sfilare insieme alle star, il resto della serata rimane un’incognita. È vietato filmare o fotografare quello che succede, rendendolo ancora più esclusivo. Tenendo poi in considerazione che solo ricevendo l’invito, approvato direttamente da Anna Wintour, è possibile partecipare al Met Gala e, fino al pomeriggio stesso, la lista è top secret. Comunque si contano circa 600 invitati.