L’acqua. È questo l’elemento che potrebbe rendere Milano la città perfetta. Parola di Marta Morazzoni, scrittrice e insegnante, autrice di rubriche teatrali e di romanzi, vincitrice del Premio Campiello nel 1997 con Il caso Courrier. Una donna nata a Milano e che, nonostante il trasferimento, non ha mai perso l’amore per una città a cui si sente legata “come da un cordone ombelicale”.

Lei ha studiato a Milano e ora vive a Gallarate. Quali sono i pregi e difetti della città e della provincia?

Dal mio punto di vista Milano ha tantissimi pregi, è una città che amo, con molteplici sbocchi e che, soprattutto in questo momento, sta dando il meglio di sé grazie ad un’esplosione architettonica e un’offerta culturale del tutto nuova, una vera e propria filosofia di vita. Io non ci abito e per questo quello che vede il cittadino per me è invisibile, ma mi sento agganciata a Milano come con un cordone ombelicale. Il vantaggio della provincia è la possibilità di avere boschi e fiumi vicino a casa ed è e tutto quello che mi occorre.

Ne La nota segreta racconta la Milano del ‘700 e il monastero di Santa Radegonda. Tornando ai nostri giorni, come ha visto cambiare la città nel corso degli anni, cosa ha perso e cosa ha trovato?

Milano ha acquistato una fisionomia molto più europea ed evoluta. È sempre stata una città prossima alla Mitteleuropa, caratteristica per cui si è sempre distinta negli anni. È diventata una città che si può confondere con le città tedesche grazie alla sua impronta solida e molto forte che mi ricorda una grande metropoli come Francoforte, anche dal punto di vista architettonico. Ma non solo. Milano ha anche puntato molto sulla valorizzazione dei quartieri, come Isola, una zona completamente rinnovata ma anche capace di non perdere la sua identità. È una metamorfosi sconcertante. Amo molto anche i quartieri del tardo Ottocento, come Conciliazione, un posto in cui se potessi abiterei. D’altro canto, sicuramente Milano con il passare del tempo ha perso la sua identità linguistica, ma è scritto nel suo destino di città aperta alle immigrazioni: dal Veneto negli anni ‘50 alle risalite dal Meridione, il bacino ricettivo di questa gente che arrivava ha modificato la fisionomia cittadina e ormai il milanese non lo parla più nessuno.

Da Milano ad Amsterdam, da Bergen alla Francia: le ambientazioni dei suoi libri dimostrano la sua passione per i viaggi e l’esplorazione di nuovi luoghi. Cosa hanno queste città in più rispetto a Milano?

A Milano metterei l’acqua. Se dove oggi corrono gli autobus e i filobus tornassero le vie d’acqua di un tempo la città sarebbe perfetta. Penso ad Amsterdam, Stoccolma e Copenaghen, luoghi in cui l’acqua non è solo l’elemento più affasciante ma è anche quello che le fa vivere. Se Milano avesse mantenuto i suoi fiumi e canali non avrebbe nulla da invidiare a tutte le altre città europee.

La sua passione per la letteratura e il suo lavoro l’hanno portata a conoscere e ad amare molti scrittori milanesi. Ce n’è uno che ama in modo particolare?

Senza dubbio Carlo Emilio Gadda, capace di raccontare Milano con ironia e cattiveria, con sarcasmo e ferocia. Provo una forte gratitudine nei suoi confronti, per aver saputo cantare la città e la Lombardia tutta in maniera unica.

Parlando di Milano oggi non si può non parlare di Expo. Cosa pensa della manifestazione e cosa lascerà alla città?

Ci sono stata due volte e ci tornerò, perché la prima volta mi ha lasciata fredda, la seconda mi ha incuriosito e la terza potrebbe finire di compiere l’opera. Non sono sicura che abbia rispettato l’intenzione di occuparsi del problema alimentazione, che è rimasto epidermico. Scenograficamente però è un evento straordinariamente bello. Spero che qualche cosa rimanga, che non sia solo una grande Disneyland temporanea e mi auguro che ne resti una traccia e soprattutto un uso per il futuro.