La possibilità che alcuni Paesi europei, come ha fatto l’Irlanda, equiparino il vino alle sigarette indicando sull’etichetta che «nuoce gravemente alla salute» ha innescato un meccanismo di non dialogo dividendo la platea tra chi inneggia al vino, arrivando a dire «che fa bene», e chi lo demonizza con una serie di sfumature scientifico-mediche. Così finiamo per dimenticarci il valore che il vino ha per la nostra economia, la nostra storia, la nostra cultura, per il rapporto con la nostra cucina, perdendo l’occasione per essere propositivi in una vicenda nella quale salire sulle barricate rischia di essere l’azione peggiore per far ascoltare la propria voce.

Esistono Paesi in Europa dove il consumo di alcolici è un problema enorme. In Irlanda si beve il triplo di birra e superalcolici rispetto alla media europea ed è vero che il vino invece è solamente il 25% della spesa in alcolici, ma è francamente inimmaginabile che un legislatore possa arrivare a dire che birra e superalcolici fanno male mentre il vino si può bere liberamente. Anche perché, se una bottiglia di vino finisce nelle mani di un quindicenne che se la beve, in questo caso la cultura, il territorio e tutti i temi che ci sono cari vengono meno come pure il fondamentale elemento della convivialità. L’unico tema che resta sul tavolo è che quel ragazzo si sta avvelenando. E in Irlanda l’alcol è emergenza anche sotto i 13 anni. Quindi non è una questione culturale o un attacco all’Italia, ma un problema interno. Pensare che quella scritta votata da Dublino possa diventare un problema per il nostro mercato vuol dire sottovalutare la qualità media del nostro consumatore, quello che nel mondo sceglie il vino italiano con un corretto posizionamento di qualità e di prezzo. Se invece una nostra bottiglia viene pagata meno di cinque euro e usata solo per stordirsi a una festa di liceali allora quel consumatore è meglio perderlo.

Il via libera alla fatidica etichetta è arrivato dunque da Bruxelles: la norma è stata notificata a giugno da Dublino all’Europa, che, con il periodo di moratoria che è scaduto a fine dicembre 2022, ha confermato che le autorità nazionali possono adottare la legge. Il provvedimento può quindi entrare in vigore in Irlanda, che ne ha fatto richiesta. E si tratterebbe di un precedente che potrebbe spingere anche altri Paesi a fare lo stesso, soprattutto in quel Nord Europa segnato da un pesante consumo di alcol. Il tutto con il parere contrario di Italia, Francia, Spagna e altri sei membri dell’Unione, che hanno bollato l’iniziativa come una barriera al mercato interno. I nove detrattori della legge, a giugno, avevano anche messo nero su bianco la loro opposizione, inviando un parere che evidenziava come l’eccezione irlandese discriminasse i produttori degli altri Paesi europei, costretti alla doppia etichetta. «Assurda la decisione dell’Irlanda di introdurre un’etichetta per tutte le bevande alcoliche, incluso il vino italiano. Nonostante la contrarietà del Parlamento europeo. Scelta che ignora la differenza tra consumo moderato e l’abuso di alcol. Chiederò l’intervento della Commissione Ue sul Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio», ha scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani su Twitter. Secondo Coldiretti si tratterebbe di un «attacco diretto all’Italia, principale produttore ed esportatore mondiale con oltre 14 miliardi di fatturato, di cui più della metà all’estero». Federvini ha chiesto lo stop al «mutismo» dell’esecutivo Ue e fa appello al Governo «per studiare ogni azione possibile per osteggiare una norma che contrasta con il buon senso e la realtà».Federvini ha chiesto lo stop al «mutismo» dell’esecutivo Ue e fa appello al Governo «per studiare ogni azione possibile per osteggiare una norma che contrasta con il buon senso e la realtà». «Chi pensa che l’educazione alla sana alimentazione si faccia con etichette allarmistiche non solo sbaglia ma perpetua un approccio antiquato che dove è stato applicato ha sempre fallito», sottolinea Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

Questa e’ una partita che si gioca da molti anni su diversi tavoli: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per esempio, raccomanda da tempo l’adozione di etichette sanitarie. A Bruxelles, invece, i pareri sono discordanti. In un primo momento, infatti, la Commissione europea, nel 2021, aveva annunciato proposte per ridurre il «consumo dannoso» di alcol, tra cui proprio le avvertenze per la salute sulle bottiglie, come succede con il tabacco, nel suo piano contro il cancro. Un anno più tardi l’iniziativa è atterrata a Strasburgo, dove l’Europarlamento dopo un dibattito lacerante ha frenato sul tema, dicendo sì a maggiori informazioni in etichetta per gli alcolici, senza però ritenere necessarie quelle sanitarie.

Ora, però, dopo aver ottenuto il via libera da Bruxelles, all’Irlanda non resta che attendere la decisione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ma le polemiche sembrano destinate ad accendersi sempre di piu’.