Ripeteva che per tenere in piedi un’azienda non bisogna avere paura di cambiarla. Ed è proprio cambiamento la sineddoche per Silvio Berlusconi. Non in una accezione neutra, anzi, nel senso più divisivo possibile. Perché il nuovo ordine che segue il cambiamento presuppone vinti e vincitori, grandi celebrazioni e feroci critiche. Questo cambiamento polarizzante Berlusconi l’ha portato sempre con sé: imprenditoria, politica e televisione. Ma soprattutto nella morale pubblica.
Con Berlusconi esiste sempre un prima e un dopo. Ma per molti di noi quel “prima” esiste solo nei libri di storia, che siamo cresciuti con il mito del self-made man e la sua presenza fissa in televisione. Son passati quasi trent’anni da quando, nel gennaio 1994, “il Cavaliere” annuncia la sua discesa in campo, pronunciando la celebre frase: “L’Italia è il Paese che amo”. A 86 anni è morto Silvio Berlusconi. Malato da tempo, due mesi fa ha reso pubblica la sua leucemia mielomonocitica dopo un ricovero lungo 45 giorni all’Ospedale San Raffaele di Milano.

L’ex Presidente del Consiglio è morto a 86 anni. Era ricoverato al San Raffaele di Milano per la leucemia mielomonocitica che lo aveva già costretto a 45 giorni di ospedale. Dall’imprenditoria alla politica, fino alla morale pubblica: le rivoluzioni fallite e riuscite del Cavaliere

Dall’imprenditoria ai quattro governi
“Silvio Berlusconi, l’ex primo ministro italiano che è sopravvissuto a scandali sessuali e accuse di corruzione, è morto all’età di 86 anni”, titola la BBC. Negli Stati Uniti la CNN scrive “Silvio Berlusconi, l’esuberante miliardario ed ex primo ministro italiano che una volta si definì il Gesù Cristo della politica, è morto”. New York Times, Der Spiegel, Le Figaro, El Pais, Al Jazeera: tutti i siti aprono con un ritratto di Berlusconi giudicato, almeno all’estero, l’italiano più famoso al mondo.
Nato a Milano nel 1936, crescendo si fa subito notare per la sua personalità carismatica cantando nelle crociere, per poi diventare imprenditore edile. Con la progettazione di nuovi quartieri nel capoluogo lombardo, come i centri residenziali “Milano 2” e “Milano 3”, la sua Fininvest ottiene risalto nazionale. Da lì lo sbarco nel mondo della radiotelevisione, con la creazione della rete Mediaset che si pone dopo pochi anni come diretta concorrente della Rai, fino ad allora monopolista nelle trasmissioni.
Poi, lo scoppio di Tangentopoli nel febbraio 1992, che apre la strada alla sua candidatura alle elezioni del 1994 con il suo nuovo partito: Forza Italia. Vince con la sua coalizione e nasce così il primo governo Berlusconi, che però dura poco meno di un anno a causa di dissidi all’interno della maggioranza. Nei vent’anni successivi, il Cavaliere diventa Presidente del Consiglio altre tre volte, cambiando radicalmente la politica italiana. Dalle gaffe internazionali alle cosiddette “leggi ad personam”, passando per numerosi successi e altrettanti processi, l’epoca di Berlusconi subisce un primo forte stop nel 2013 a causa della condanna a quattro anni per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita. Per la Legge Severino, non può ricandidarsi fino alle elezioni europee del 2019.

Forza Italia
Del suo partito era padre-padrone, tanto che i suoi elettori dicevano di votare per “Silvio” e non per Forza Italia. È un partito nato soprattutto dalle ceneri del Partito Socialista Italiano, politicamente distrutto dal processo di Tangentopoli, anche grazie alle relazioni nate tra Bettino Craxi e l’allora ancora imprenditore Berlusconi. Infatti, è stato di fatto Craxi a liberalizzare le trasmissioni televisive con il cosiddetto “decreto Berlusconi”.
Però, Forza Italia ha ereditato molto anche della parte più conservatrice della Democrazia Cristiana, cioè quella parte che non è confluita nel progetto socialdemocratico del PDS, Partito Democratico di Sinistra, anch’esso nato dalla “morte” di un altro partito, il Partito Comunista Italiano.
Il partito di Berlusconi, quindi, nasce come un’alternativa al vecchio sistema e alle vecchie forze politiche, portando nel dibattito pubblico un nuovo sistema comunicativo scandito dalla colloquialità e scarsa formalità del Cavaliere, dialoghi con il pubblico spesso mediati dalla sua rete: Mediaset.

Mediaset
Come spesso accade per le prime volte di Silvio Berlusconi, tutto succede ad Arcore. 1° novembre 1979, a cena c’è Andriano Galliani, all’epoca giovane imprenditore nelle telecomunicazioni. Elettronica industriale, la sua azienda, trasmette programmi per Telemontecarlo e la televisione svizzera. Una domanda secca cambia la storia della televisione e del costume Italiano. “Galliani, con i mezzi che ha è in grado di costruire tre reti nazionali?”. Risposta affermativa. Berlusconi compra il 50% di Elettronica industriale.
La svolta decisiva per Mediaset, però, arriva nell’agosto del 1990. Viene approvata la legge Mammì che regolamenta le telecomunicazioni. In Italia alla fine degli anni Novanta c’è una anomalia e il Parlamento è chiamato a correggerla: il monopolio Rai è nei fatti venuto meno e si sta iniziando a formare il duopolio con Mediaset. Il parlamento, però, si limita a regolamentare l’anomalia in corso, ufficializzando di fatto il duopolio. I giornali hanno gioco facile a soprannominare la legge Mammì “legge Polaroid”.
Flashforward. Mediaset oggi è una compagnia multimediale che compete con la Rai. Dopo oltre quarant’anni, la televisione del Biscione ha cambiato il costume italiano. Dalle veline di Striscia la notizia alle logiche pubblicitarie, dai programmi di intrattenimento all’approfondimento politico: tutto viene comunicato con il linguaggio Mediaset. Veloce, diritto alla pancia dei telespettatori. All’inizio è un azzardo, poi diventa normalità e alla fine un paradigma cui anche il servizio pubblico deve adeguarsi.

Il Milan
Silvio Berlusconi è stato il presidente più longevo della storia del Milan, di cui è stato proprietario per 31 anni, dal 1986 al 2017. Ma il Cavaliere detiene anche un altro record: il presidente di un club italiano più vincente della storia. Il suo palmarès conta 29 trofei in totale, di cui 26 da presidente (e tre da vice di Galliani): 8 scudetti, una Coppa Italia, 7 Supercoppe italiane, 5 Champions League, 2 Coppe Intercontinentali e un Mondiale per club FIF. Non solo coppe e trofei. Anche tra le linee del campo da calcio Berlusconi ha plasmato l’immaginario collettivo e acceso le passioni (contrastanti) degli italiani. Dal Milan degli olandesi Gullit e Van Basten fino ai palloni d’oro Shevchenko e Kakà: due generazioni di giocatori che in rossonero hanno tenuti incollati allo schermo milioni di tifosi.

I processi
Vedi alla voce processo. Trentasei sono quelli di cui è stato protagonista: una condanna, otto prescrizioni, due amnistie, tredici assoluzioni e dieci archiviazioni. I suoi amici e alleati parlano di persecuzione giudiziaria, i detrattori lo dipingono come un aspirante delinquente. Anche il rapporto di Berlusconi con la giustizia è stato polarizzante.
L’unica condanna con sentenza definitiva è arrivata nel 2013 nel processo Mediaset per frode fiscale: ha frodato 7,3 milioni di euro ed è stato condannato a 4 anni. Grazie a un indulto ne ha scontato solo uno ai servizi sociali di Cesano Boscone. Lo stesso anno è stato estromesso dal Senato per la Legge Severino e poi riabilitato nel 2018.
L’ultima assoluzione è stata quella nel processo Ruby ter per corruzione in atti giudiziari, arrivata poche settimane prima della sua morte. La motivazione sta in un cavillo tecnico – le donne ascoltate come testimoni avrebbero dovuto essere invece ascoltate come indagate – ma nella verità giudiziaria la forma è sostanza.

La politica internazionale
Ci sono due strade per raccontare la politica internazionale di Silvio Berlusconi. La prima è riportare i fatti, dai fallimenti ai successi. La seconda, come spesso accade per l’ex leader di Forza Italia, è ripercorrere le gaffes del Cavaliere con i capi di stato.
La parola chiave con cui Berlusconi avrebbe descritto la sua politica internazionale è atlantismo. 28 maggio 2002: istantanea di un attimo che rimarrà nella storia. George Bush e Vladimir Putin sono a Pratica di Mare e stanno per scattare la foto di rito con Silvio Berlusconi, all’epoca primo ministro italiano. I fotografi sono pronti e l’ex numero uno di Forza Italia prende la mano di Putin e quella di Bush: con un gesto deciso costringe i due a scambiarsi una stretta di mano. Berlusconi l’ha sempre raccontato come il momento in cui la guerra fredda è finita, i detrattori come l’apoteosi della sfacciataggine berlusconiana e un azzardo internazionale. A oltre vent’anni di distanza, quel gesto è la metonimia del modo di fare politica di Berlusconi: carisma ai limiti del leaderismo, determinazione che sfocia in sfacciataggine.
C’è però un’altra istantanea che collima con l’atlantismo e l’Europa fortemente promosse da Berlusconi. Più che una istantanea è una lunga videocassetta con impresse le immagini dell’eterna amicizia con Vladimir Putin. È il 10 settembre 2010 quando Berlusconi definisce il presidente russo “un dono del signore”. Sono parole che vanno oltre quel realismo che impone di avere rapporti anche con i dittatori. A questa dichiarazione negli anni dei governi a trazione Forza Italia sono seguiti gli accordi economici con la Russia che hanno portato la russa Gazprom a esercitare un monopolio quasi perfetto sull’approvvigionamento energetico italiano e innumerevoli tentativi (falliti) di portare la Russia dentro l’Unione Europea.

Berlusconi fa stringere la mano a Vladimir Putin e George Bush. Per lui fu la fine della guerra fredda, per i critici un segno di spregiudicatezza in politica estera

Berlusconi fa stringere la mano a Vladimir Putin e George Bush. Per lui fu la fine della guerra fredda, per i critici un segno di spregiudicatezza in politica estera

Una carriera di gaffe
Parte integrante del “Berlusconi internazionale” sono le sue figuracce, tra uscite infelici e azioni contro i protocolli: queste scene celebri formano un lungo e elenco che hanno minato la credibilità internazionale dell’Italia. Viene subito in mente quando nel 2014, in plenaria al Parlamento Europeo, disse all’eurodeputato tedesco Schulz che l’avrebbe “suggerito per il ruolo di kapò” in un film italiano sull’olocausto. Oppure di quando, incontrando l’allora presidente USA Barack Obama assieme a sua moglie Michelle, fece dei vistosi complimenti alla first lady americana. E sempre con l’ex inquilino della Casa Bianca fece un’altra figuraccia, cioè quando parlando di lui in conferenza stampa lo definì “abbronzato”.
Ma la lista è ancora lunga. Per la stampa estera, Berlusconi è quello del “bunga bunga” – dopo lo scoppio del caso Ruby & Co – o anche “l’uomo che ha distrutto un Paese”. Si è saputo distinguere soprattutto negli incontri internazionali, dove ha dato il meglio – o il peggio – di sé. Come quando un vertice UE nel 2002, al momento della foto ufficiale, fece il gesto delle corna con la mano destra. Oppure quella volta nel 2009, quando saltò il vertice NATO in Germania perché al telefono con il presidente turco Erdogan, tutto questo uscendo dalla macchina e facendo attendere la cancelliera Merkel. Durante il G20 del 2009 riuscì addirittura a infastidire la regina Elisabetta, quando dopo la foto di rito alla vista dell’allora presidente USA gridò a gran voce “Mr. Obama!”.
Ma le gaffe sono state anche più recenti. Ad esempio, quando in un comizio nel 2019 si vantò di aver fatto entrare i fascisti al governo, dicendo “li abbiamo legittimati noi, li abbiamo costituzionalizzati noi”. Ancora più “freschi” sono gli audio “rubati” sulla guerra, cioè quando in ottobre – durante un vertice con i suoi fedelissimi – ha enunciato la sua versione sulla guerra in Ucraina, di fatto dando ragione a Putin.

“Silvio” e le donne: dalle politiche alle fan
L’ossessione per il leader non ha risparmiato neanche le fan di Berlusconi, un amore talmente tanto viscerale che ha visto sue sostenitrici piangere nel cantare a squarciagola “Meno male che Silvio c’è”.

Ma il suo rapporto con le donne non è stato qualcosa di limpido. Spesso fuori luogo con battute maschiliste, il Cavaliere ha dimostrato un rispetto “altalenante” nei confronti del genere femminile. A partire dalla sua “battaglia” contro Rosy Bindi, quando Berlusconi chiamò durante una diretta tv dove l’ex ministra era ospite e disse, insultandola, che era “più bella che intelligente”; oppure quando, davanti alle telecamere dei giornalisti, raccontò una delle sue famigerate barzellette, anche qui offendendo Bindi. Silvio Berlusconi è riuscito a fare un commento fuori luogo anche sul caso Englaro, dicendo testuali parole: “Eluana ha un bell’aspetto e delle funzioni, come il ciclo mestruale attivo, non staccherei la spina”. E come dimenticare quando definì la cancelliera Merkel una “culona inchiavabile”.
Sul palco, però, è dove fa maggiormente spettacolo. Nel 2013, invitato ad un evento sull’eco-energia, dopo che un’impiegata dell’azienda disse “Io vengo a costo zero”, fece uno sgradevole gioco di parole giocando sul doppio senso della parola “venire”. Oppure, quando durante un comizio elettorale ad Aosta ricevette un premio dalla figlia del presentatore dell’evento e, di risposta, disse “Preferisco lei [al premio]”, suscitando l’imbarazzo della giovane. Per non parlare poi di quel famigerato pullman promesso ai giocatori del Monza.
Berlusconi non ha risparmiato commenti nemmeno nei confronti delle sue alleate politiche o colleghe di partito. Nel 2020, durante un comizio in Calabria per la candidata alle regionali Jole Santelli, iniziò il suo intervento dicendo: “La conosco da ventisei anni e non me l’hai mai data”, suscitando l’ilarità dei presenti. Dopotutto, per lui l’estetica delle donne politiche è sempre stata importante, come evidenziò nel 2005 quando disse: “Sono il primo a volere la presenza delle donne, carine e anche brave in Parlamento”.

Ciao, Silvio
Amato e odiato, venerato e maledetto, beatificato e demonizzato. Silvio Berlusconi è parte di quei personaggi controversi che divideranno l’opinione pubblica per sempre, degno successore del “divo” Giulio Andreotti. Oggi è ufficialmente finita un’era, quella del cosiddetto berlusconismo, e ne inizia un’altra, figlia di questo movimento che l’ha preceduta. Un giorno, quando i nostri figli ci chiederanno chi era Berlusconi, risponderemo: “Sedetevi comodi, che è una storia molto lunga da raccontare”.