dai nostri inviati a Londra, Royal Courts of Justice

Sin dalle prime ore del mattino, all’esterno delle Royal Courts of Justice di Londra, i manifestanti si presentano a migliaia. C’è un’altrettanto nutrita rappresentanza della stampa internazionale. I cancelli vengono aperti dall 9,45 ora locale: attaccati con cura al cancello principale ci sono centinaia di nastri dorati con su scritto “libertà per Julian Assange”. I manifestanti, provenienti da tutto il mondo, presenzieranno fuori dalla corte per tutto il giorno e per i prossimi a venire: c’è chi indossa maschere con il volto di Julian Assange, chi sventola bandiere dell’Australia, chi mostra al mondo intero pensieri scritti con un pennarello indelebile su pezzi di cartone. Il 20 e 21 febbraio 2024 si svolge qui il processo che vede imputato Julian Assange contro l’amministrazione statunitense. L’obiettivo della squadra legale del fondatore di Wikileaks resta sempre lo stesso: liberare Julian Assange dalla prigionia ed evitare che venga estradato verso gli USA.

Nella prima giornata del processo ha parlato la difesa. Julien Assange, assente a causa delle sue condizioni di salute non ha seguito l’udienza neanche in streaming dal carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Assange è accusato di spionaggio dagli Stati Uniti che ne hanno chiesto l’estradizione

Poco prima dell’inizio della sessione, la moglie di Julian, Stella Assange, sale sul palco allestito fuori dalla corte: “Abbiamo due grandi giorni davanti e non sappiamo cosa aspettarci, continuiamo a manifestare insieme perché il mondo ci sta guardando. Non riusciranno a farla franca. Julian ha bisogno della sua libertà e noi tutti abbiamo bisogno della verità”. Prima di Stella, è salito sul palco Tim Dawson, vice segretario generale della Federazione Internazionale dei Giornalisti: “Liberate Julian Assange, sostenete il giornalismo e salvaguardate la libertà di parola”.

Per assistere all’udienza vengono messe a disposizione due aule con due ingressi separati, uno al piano superiore e uno al piano inferiore. Tra le due, l’aula scelta per il processo è molto piccola: gli accreditati all’interno sono meno di trenta. Altri trenta giornalisti vengono fatti accomodare in una stanza annessa in cui verrà trasmessa la diretta streaming. Questa seconda categoria di giornalisti avrà accesso ad una porzione frammentata e incompleta della diretta, a causa di problemi di connessione.

A pochi minuti dall’inizio della prima arringa della difesa di Assange, tenuta dall’avocato Edward Fitzgerald, l’udienza viene interrotta, tra l’imbarazzo della presidente della King’s Bench Division della Royal Courts of Justice, dame Victoria Sharp, e il fastidio dei giornalisti presenti in aula. Si cerca di porre rimedio ai problemi tecnici incorsi durante il collegamento. Ma ci sono anche problemi in sala: i microfoni panoramici della corte distorcono l’audio e gli ambientali riescono a cogliere l’eco ma non la voce degli avvocati in maniera pulita.Nessuna voce viene amplificata in aula e questo rende complicata la comprensione di argomenti delicati, tecnici e specifici.

All’uscita dell’udienza, Magzine ha parlato con John Assange, il padre di Julian: “Sono fiducioso e soddisfatto dei punti che ha trattato la nostra squadra e delle risposte dei giudici. La battaglia è ancora lunga ma il calore della gente può aiutare a spostare il peso dell’opinione pubblica e della sentenza”.

Una volta superati i controlli della sicurezza e aver raggiunto l’aula, la presidente della corte, dame Victoria Sharp, apre la seduta, annunciando che Julian Assange non sarebbe stato presente per l’appello finale contro la sua estradizione negli Stati Uniti a causa di cattive condizioni di salute. Julian non ha neanche seguito l’udienza da remoto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, che si trova a quindici chilometri dal palazzo neogotico di epoca vittoriana delle Royal Courts of Justice.

Risolti i problemi tecnici, la presidente Sharp dà la parola all’avvocato Edward Fitzgerald: “Julian Assange è stato perseguitato per aver intrapreso la normale pratica giornalistica e per aver pubblicato informazioni riservate. Informazioni vere e di interesse pubblico. L’estradizione di Julian Assange violerebbe la convenzione europea per i diritti dell’uomo perché ciò che Assange ha fatto è stato mostrare seri crimini di guerra. La sua estradizione porterebbe a criminalizzare il giornalismo investigativo. Qualora venisse estradato, c’è il rischio concreto che Assange attenti alla sua vita. Ci sono evidenze chiare – risalenti al 2013 – secondo cui la Cia avrebbe voluto rapirlo e avvelenarlo.”

La strategia difensiva, prosegue trattando nel merito la questione estradizione e parte dal trattato che Regno Unito e Stati Uniti d’America hanno stipulato e firmato insieme nel 2003. L’articolo 2 del trattato recita che un reato è passibile di estradizione se la condotta su cui si basa il reato è punibile, secondo le leggi di entrambi gli Stati, con la privazione della libertà per un periodo di un anno o più o con una pena più severa. Fitzgerald evidenzia, però, come, secondo l’articolo 4 del trattato, l’estradizione non sia prevista per reati di natura politica.  Elencati i casi considerati political offense: tra questi non c’è il reato di spionaggio per il quale Julian Assange è accusato da parte degli Stati Uniti. Un’eventuale estradizione violerebbe questo articolo del trattato che è ancora in vigore tra la due parti. Inoltre, Fitzgerald ricorda come l’ex capo della Cia nell’amministrazione Trump, Mike Pompeo, abbia iniziato a screditare umanamente la figura di Julian Assange intorno al 2017 e ad essere ostile nei confronti di Wikileaks, definendola “servizio di intelligence ostile e non statale”. Assange è stato definito dall’ex capo dei servizi segreti americani come ‘nemico e traditore’ e lo stesso Pompeo nel 2017 aveva intimato all’ambasciata ecuadoriana di cacciarlo.

Conclusa l’arringa iniziale, Fitzgerald lascia la parola a Mark Summers, avvocato di Julian Assange esperto in materia di estradizione interna ed europea e uno dei principali specialisti internazionali di diritto penale del Paese. Summers esordisce sottolineando l’importanza dei documenti rilasciati da Julian Assange e da WikiLeaks, poiché su di essi si sono basati innumerevoli tribunali internazionali e non per stabilire l’esistenza crimini di guerra – come la cattura, il rapimento e la tortura di individui – da parte degli Stati Uniti. Prosegue dimostrando che gli stessi Stati Uniti, nel corso degli anni, hanno interferito nei sistemi giudiziari di molti Paesi europei tra cui Spagna, Polonia, Germania e Italia, affinché i funzionari governativi americani potessero avvalersi della giurisdizione di questi Stati per eludere il sistema internazionale.

La prima tornata di arringhe si conclude a mezzogiorno. Dopo un’ora di pausa, la corte riprende ad ascoltare gli appellanti.Le argomentazioni pomeridiane sono particolarmente solide. Summers apre la sessione discutendo la differenza che sussiste tra informatori ed editori. Secondo  la difesa, non esiste alcun precedente nella legge statunitense che permetta di perseguire penalmente gli editori che “non possono subire lo stesso trattamento che subiscono spie e funzionari governativi. Per di più, non esiste alcun caso che abbia perseguito editori che hanno pubblicato segreti di Stato”. Summers  elenca i motivi del ricorso e cita gli articoli 7 e 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ricorda poi Chelsea Manning, figura chiave nella storia di Wikileaks perchè ha fornito all’organizzazione il famoso video “Collateral Murder”  nonché tutti i cablogrammi per i quali Assange oggi rischia di essere estradato negli Stati Uniti. L’avvocato Summers evidenzia che questo video rispetta la soglia prevista dall’articolo 10: “Julian ha rispettato il suo dovere di informare il pubblico perchè l’interesse pubblico ha superato il dovere di riservatezza”. E, ancora, in merito alle rivelazioni sui crimini di guerra statunitensi fornite a Julian Assange e Wikileaks da Manning, non è mai stato dimostrato che questi documenti abbiano danneggiato i soggetti citati all’interno dei documenti – siano stati essi soldati, funzionari o collaboratori locali: “Questa è una questione importante da tenere in considerazione perchè le pubblicazioni di Assange sono state pensate per prevenire tipi di uccisione come quella emersa nel video “Collateral Murder”. Al contrario, le rivelazioni di Julian Assange hanno contribuito a porre fine alla guerra in Iraq.”

I toni del dibattito crescono nel corso dell’udienza. Fuori dalla corte, sempre più attivisti scendono in piazza per accogliere la moglie Stella, il padre John e la squadra legale di Assange. All’uscita dell’udienza, Magzine ha parlato con John Assange, il padre di Julian: “Sono fiducioso e soddisfatto dei punti che ha trattato la nostra squadra e delle risposte dei giudici. La battaglia è ancora lunga ma il calore della gente può aiutare a spostare il peso dell’opinione pubblica e della sentenza”.

(Foto Copyright Mirea D’Alessandro per Magzine)