© Giovanni Corsi

Ha avuto la fortuna e la bravura di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Giovanni Corsi, fotografo e video-maker trentenne, romano, ha assistito alla fine della Cuba di Fidel Castro. Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia in direzione della fotografia lavora come fotografo e direttore della fotografia, nel 2013 ha vinto il premio come miglior Fotografia al Roma Creative Contest, importante festival di cortometraggi, per Nati per correre.

Giovanni, come mai si trovava a Cuba?

Ero a Cuba già da metà ottobre per frequentare un workshop di messa in scena e direzione degli attori presso l’EICTV di San Antonio de Los Baños, la scuola internazionale di cinema fondata da Gabriel Garcia Marquez e Fernando Birri e inaugurata proprio da Castro nel dicembre del 1986.

Come ha appreso la notizia della morte di Fidel? Qual è stata la sua reazione?

Mi trovavo nel campus della scuola in compagnia dei miei compagni di corso e stavamo festeggiando la fine del workshop quando all’improvviso verso mezzanotte qualcuno ha spento la musica e ha iniziato a girare la voce che Fidel fosse morto. Per un po’ ha prevalso l’idea che si trattasse di uno scherzo. Ma quando poco dopo è stato diffuso alla televisione il comunicato ufficiale di Raul Castro che dava la notizia, l’incredulità ha fatto posto a una strana sensazione di sospensione, come se tutti quanti non fossimo preparati a un evento storico di tale portata.“All’improvviso verso mezzanotte qualcuno ha spento la musica e ha iniziato a girare la voce che Fidel fosse morto”

Ci racconta come ha trascorso quelle ore con la macchina fotografica al collo?

Le ore immediatamente successive, a differenza di tanti altri che si sono scaraventati a La Havana alla ricerca di tracce tangibili di quello che era successo, non ho scattato nessuna fotografia. Ho aspettato che le cose fossero più chiare e quando si è saputo che i nove giorni di lutto nazionale si sarebbero conclusi con il funerale di Fidel a Santiago de Cuba ho deciso, insieme a un compagno di corso, di attraversare l’isola per raggiungere la città da cui era partita la rivoluzione di Castro.

Che impressione le ha fatto il “popolo” cubano?  

I cubani sono un popolo eterogeneo, molto solidali tra di loro, decisamente vitali e orgogliosi. Sicuramente la morte del comandante in capo della revolución ha avuto un contraccolpo più duro sulle generazioni più adulte, per forza di cose più fideliste. I giovani, che da tempo aspirano a un cambiamento, tutto sommato hanno metabolizzato molto prima il lutto.

© Giovanni Corsi - Sancti Spiritus

© Giovanni Corsi – Sancti Spiritus

Come sceglieva cosa fotografare? Aveva l’imbarazzo della scelta?

La maggior parte delle foto le ho scattate nei due giorni che hanno preceduto il funerale, per le vie di Santiago e durante l’ultima commemorazione pubblica in plaza de la Revolución Antonio Maceo, terminata con l’addio del fratello Raul. Cuba, e Santiago non fa eccezione, offre delle suggestioni visive molto forti per un fotografo e quindi in questo senso c’era molto materiale potenziale da fotografare. Allo stesso tempo però ho cercato di non perdere di vista il mio focus: le persone comuni.

Nelle sue foto il lutto di massa appare molto “colorato”, quasi la rivendicazione orgogliosa d’una appartenenza.

Mi viene da dire perché così è Cuba e così sono i suoi abitanti. Escludere questo aspetto sarebbe stata in un certo senso una forzatura.

Che sensazione ha provato quando il feretro di Fidel le è sfilato davanti?

In quel momento preciso, stretto tra diverse persone e con poco tempo a disposizione, ero troppo concentrato a trovare un modo per scattare una fotografia decente del corteo funebre. Credo di aver realizzato solo qualche giorno dopo di essermi effettivamente trovato di fronte a una pagina di storia che si chiudeva e la possibilità di dire “io c’ero”.

Come si cattura lo spirito della storia, intendo, quella con la s maiuscola?

Mi piacerebbe avere una risposta per questa domanda. Posso azzardare con “essendo pienamente presenti”. Ma questo in fondo vale per qualunque storia.