Abbiamo deciso di dedicare l’ultimo appuntamento della nostra rubrica cinema ai diritti violati, alle donne costrette a rinunciare al controllo sul proprio corpo e sulla propria vita, alle conseguenze drammatiche di una società asfissiante che torna a vedere l’aborto come un omicidio.

Proprio quando il cuore della civiltà occidentale mette di nuovo in discussione quello che sembrava ormai un diritto del tutto consolidato, e le distopie raccontate dalla grande letteratura sembrano prender vita, il grande schermo ci restituisce la necessaria lotta per affermare il diritto ineguagliabile alla libertà: di vivere come si vuole, di scegliere sul proprio corpo, di esprimersi nonostante lo sguardo giudicante degli altri.

Ancora una volta ci affidiamo al cinema e al suo potere di svegliare le coscienze assopite, di scuoterle, di entrare nelle vite degli altri per imparare a conoscere meglio noi stessi. Che sia un’estate all’insegna di buone letture e visioni.

Le regole della casa del sidro, Lasse Hallström (1999)

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Siamo alle soglie della Seconda Guerra Mondiale e Homer Wells (Tobey Maguire) non è idoneo a arruolarsi nell’esercito a causa di un problema al cuore. Ha trascorso tutta la sua vita in un orfanotrofio a St. Clouds, nel Maine, protetto dal dottor Wilbur Larch (Michael Caine), che vede di buon occhio il ragazzo e gli impartisce preziose conoscenze mediche. Tuttavia, tra i due si apre una ferita morale: Larch esegue aborti (anche se sono illegali nel paese), ma Homer no. La sua vita cambia con l’arrivo a St.Clouds dell’ufficiale dell’Air Force Wally Worthington (Paul Rudd) e della sua ragazza, Candy Kendall (Charlize Theron). È all’orfanotrofio per abortire e, dopo un breve soggiorno, è pronta per tornare a casa. Dopo aver fatto amicizia con i due Homer viene ospitato nella casa di Worthington dove si coltivano mele per la produzione di sidro. Mentre Wally è in missione di volo contro il Giappone Candy e Homer si innamorano. Ma Rose una delle ragazze che lavora nel frutteto rimane incinta del suo stesso padre: Homer è costretto ad andare contro i propri principi.

Il film basato sul romanzo di John Irving tratta numerosi temi: l’amore, l’amicizia, il tradimento, l’incesto ma il tema che lega tutto il film dall’inizio alla fine è sicuramente l’aborto: quello scontro ideologico tra il dottor Larch, liberale vecchia scuola che dona una seconda possibilità alle ragazze che arrivano a St. Clouds e Homer, un orfano buono rispettoso che crede nella vita, a qualsiasi costo. La rottura delle convinzioni ideologiche e morali di Homer avviene quando è colto dall’evidenza dei fatti, da una colpa che non può far girare gli occhi dall’altra parte. E forse proprio questa disgrazia permette al giovane medico di superare quell’ortodossia che lo aveva incatenato per tutta la giovinezza. Homer riesce a mettere da parte le proprie idee per assecondare i bisogni degli altri, diventando adulto.

Lorenzo Buonarosa

Il segreto di Vera Drake, Mike Leigh (2004)

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L’Inghilterra del 1950 è un paese dove la purezza d’animo di Vera Drake sembra un’eccezione. La sua è una vita serena come l’espressione del suo viso, l’essere àncora della famiglia la fa sentire completa. Vera non esita quando si tratta di aiutare gli altri e la sua ingenuità la spinge a compiere delle azioni illegali, senza preoccuparsi delle possibili conseguenze, animata solo dal desiderio di fare del bene. È proprio questo che crede quando usa la siringa e l’acqua saponata per far abortire le donne che si rivolgono alla sua partner in affari Lily. Che si tratti di affari in realtà ne è a conoscenza solo quest’ultima che in realtà la sfrutta, facendosi pagare di nascosto dalle clienti.

Mike Leigh realizza un’opera a due facce: una prima parte dove prevale l’equilibrio, le attività di Vera sono nascoste e la convincono di star facendo un’opera buona nei confronti delle donne in difficoltà. La rottura avviene a metà film, quando una delle donne a cui la protagonista ha praticato le sue “cure” ha delle complicazioni e viene ricoverata in ospedale. Le sue rivelazioni fanno partire un processo che porterà a galla il segreto di Vera distruggendo le sue illusioni e riportandola bruscamente nella realtà. Tutto ciò fa cambiare il suo rapporto con la famiglia, soprattutto quello con suo figlio che fatica a comprendere la sua scelta.

Il regista inglese sceglie un cast interamente britannico, al quale non rivela totalmente la trama per garantire l’effetto sorpresa al momento della scoperta dell’attività illegale della protagonista. La sola attrice Imelda Staunton è a conoscenza del segreto del proprio personaggio e ciò fa sì che le reazioni degli altri sia genuina. Il film ha il merito di trasportare lo spettatore all’interno delle dinamiche familiari, i protagonisti si muovono e dialogano davanti alla camera come se si trovassero su un palco teatrale. La sceneggiatura è l’aspetto migliore, oltre alla regia ordinata e senza fronzoli. Il segreto di Vera Drake ha vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2004, ma a suo tempo scatenò anche delle critiche per il modo dettagliato in cui mostrava la tecnica per indurre l’aborto. Perplessità motivate dalla preoccupazione che ciò potesse spingere le donne a ricorrere a tali pratiche pericolose per la salute.

Samuele Valori

4 Mesi, 3 settimane, 2 giorni, Cristian Mungiu (2007)

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Nella Romania di fine anni Ottanta, una cappa asfissiante incupisce le città e le vite delle persone. Il regime comunista di Ceausescu è giunto alle battute finali e i cittadini pagano il peso di una democrazia che è ancora una chimera. Nulla è scontato, nemmeno la possibilità di accedere a generi alimentari, principale fonte di guadagno assieme alle introvabili sigarette per un mercato nero che corre parallelo. Nella terra della democrazia violata e dei diritti negati uno dei reati più inaccettabili e maggiormente puniti è l’aborto, considerato alla stregua di un omicidio. Per le donne non c’è altra via di fuga, se non quella di annullarsi, accettare qualsiasi compromesso, ricorrere a metodi e luoghi illegali e non appropriati.

È ciò che succede alle due giovani protagoniste del film di Cristian Mungiu, vincitore della Palma d’oro alla sessantesima edizione del Festival di Cannes. La ventenne Gabita vive assieme alla sua amica e coinquilina Otilia il calvario di un’interruzione di gravidanza entrata ormai nel quarto mese, e considerata a tutti gli effetti come un gesto illegale assimilato ad un omicidio.

L’assenza di colori vividi, lo svolgersi delle scene in un’unica drammatica giornata e prevalentemente in luoghi chiusi, i lunghi piani sequenza vuoti di parole e pieni di sguardi e silenzi, la camera fissa sul volto di Otilia restituiscono allo spettatore un senso di claustrofobia, la stessa che viene vissuta dalle donne. Le giovani sono costrette a subire giudizi, sguardi, violenze da parte degli uomini, a cominciare dal pagamento in natura preteso dal medico che fa abortire la ragazza in una squallida stanza di albergo.

Non rimane che un senso di impotenza di fronte ai diritti violati e negati. Segue però subito dopo una rinnovata consapevolezza del valore ineguagliabile della libertà e della necessità di proteggere e rispettare qualsiasi vita, a cominciare da quella della donna, l’unica custode del proprio corpo.

Eleonora Bufoli

La scelta di Anne – L’Événement, Audrey Diwan (2021)

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Francia, 1963. Anne (Anamaria Vartolomei) è una brillante studentessa di lettere, è piena di sogni e progetti per il futuro quando scopre di essere incinta. Tutto quello che aveva sempre sognato mentre con i suoi grandi occhi sognanti si immergeva tra le pagine di Sartre e Camus rischia di scivolarle di mano e di svanire.

In questo dramma privato diretto da Audrey Diwan lo spettare segue la consapevole disperazione della protagonista osservando ogni suo gesto dalle spalle, attraverso il suo punto di vista. Vive insieme a lei il senso di impotenza e di vergogna generato dalla proibizione. Perché alle donne non è dato decidere che cosa fare del proprio corpo, l’aborto è illegale e l’unica alternativa possibile è la clandestinità.

Così Anne balla, si ribella e cerca di fuggire dalla realtà che la sta risucchiando. Soffre, ma non si arrende perché nonostante i giudizi della gente, la solitudine e la frustrazione che la accompagnano è decisa a rivendicare il suo diritto di scegliere. Nella lucida risolutezza di Anne non c’è dilemma morale, il suo sguardo rimane fiero, sicuro, e la regista non cerca di generare empatia, non propone considerazioni etiche, non discute ma osserva.

Per questo L’événement (vincitore del Leone d’oro come miglior film alla 78° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) è un film duro, violento, rivoluzionario. È il ritratto di un mondo che non appare più così distante, perché le libertà, una volta conquistate, non rimangono per sempre.

Selena Frasson