«La fotografia per me non sarà mai un lavoro, è però una grande passione. Non si può vivere senza, non da parte mia. Fa penare alcune volte, ma sono le passioni che ti portano avanti».
Giovanna Del Sarto si presenta così, 48 anni, inconfondibile accento toscano, originaria di Marina di Massa Carrara, dove ha vissuto fino al ‘99 quando si è trasferita a Londra per un nuovo inizio. Prima ha lavorato come assistente di volo, poi si è iscritta al master di Fotogiornalismo e fotografia di documentazione al London College of Communication.

Il binomio fotografia e immigrazione ha catturato fin da subito la sua attenzione. Il progetto di tesi del master l’ha dedicato a un reportage sulla realtà di Riace, la cittadina reggina considerata modello virtuoso di integrazione e convivenza tra italiani e stranieri. Un posto dove torna spesso tra un viaggio e l’altro. Una data decisiva per Giovanna è arrivata dopo l’accordo tra Unione Europea e Turchia sul controllo dei richiedenti asilo. «Sono partita il 15 ottobre del 2015, ho impiegato due giorni a decidere se andare o non andare. Per motivi famigliari avevo lasciato la fotografia da parte. La spinta era scoprire se era vero quello che effettivamente dicevano sull’emergenza umanitaria, perché l’opinione pubblica in Inghilterra e dappertutto è ancora oggi abbastanza divisa. Quella volta non volevo partire solo come fotografa, volevo fare di più. Molti fotografi avevano già documentato la situazione da tutti i punti di vista. Io mi sono detta: se parto, voglio partire come volontaria. E così è stato».

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