La parola cultura è la più vicina alla parola pace”. Così il direttore di palazzo Reale Domenico Piraina commenta la richiesta del responsabile dell’Hermitage Mikahil Piotrovsky: l’Italia avrebbe dovuto restituire anticipatamente le opere date in prestito dai musei russi. Venticinque quadri in esposizione in diverse mostre della città di Milano, tra Palazzo Reale e Gallerie d’Italia. Tuttavia, dopo giorni di polemiche si è trovato un accordo e i dipinti russi restano dove sono.

Tra questi, una delle più belle opere di Tiziano: la “Giovane donna con cappello piumato”, esposta alla mostra “Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano” a Palazzo Reale fino al 5 giugno. Un’esposizione promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna, e la Fondazione Bracco come Main Partner. La curatrice della mostra, Sylvia Ferino Pagden, sottolinea che l’esibizione “aspira a riflettere sul ruolo dominante della donna nella pittura veneziana del XVI secolo”. L’obiettivo è quello di esaltare la figura femminile in tutte le sue sfaccettature. Non a caso, il percorso parte con una premessa: la bellezza esteriore di una donna è il riflesso delle sue qualità interiori.

A Palazzo Reale, fino al 5 giugno, è in mostra una delle più belle opere di Tiziano, con una donna protagonista, ceduta dall’Hermitage temporaneamente

Non solo grazia, dolcezza e sensualità, ma coraggio, determinazione, e altruismo. Caratteristiche che si riscontrano nelle donne di Tiziano, ma anche di altri artisti. La “Giuditta” di Lorenzo Lotto (pittore veneziano del Rinascimento) è raffigurata come eroina che sfrutta la sua bellezza per salvare il suo popolo da Oloferne, condottiero assiro che assediava la città. In “Lucrezia e suo marito”, invece, Tiziano dipinge la matrona romana poco prima di togliersi la vita, preferendo così la morte al disonore. Fino ad arrivare a “Giovane donna con cappello piumato”, opera in prestito dall’Hermitage, emblema del dibattito creatosi attorno allo scoppio del conflitto, come a voler sottolineare il fatto che la guerra non risparmia neanche la cultura.

L’obiettivo è quello di esaltare la figura femminile in tutte le sue sfaccettature. Non a caso, il percorso parte con una premessa: la bellezza esteriore di una donna è il riflesso delle sue qualità interiori

A fine mostra è possibile chiedersi: queste donne forti in un mondo prevalentemente maschilista, spesso vittime del loro destino, si discostano tanto dalle odierne eroine in Ucraina? Ad esempio, la storia di Olga Semidyanova, 48 anni, medico e mamma di 12 figli morta al fronte. Olga è diventata un simbolo di forza e coraggio, sottovalutato in un contesto di guerra, dove spesso le donne si trasformano ancora di più in eroine. Reporter, combattenti e lavoratrici che decidono di mettere a rischio la propria vita, diventando le vere protagoniste di questo conflitto. “Difendeva l’Ucraina, è stata una sua scelta, nessuno l’ha costretta” ha detto la figlia di Olga, Oleksandra.

Dopotutto, anche la mostra stessa, all’inizio, con la Eva dipinta da Tintoretto, richiama all’attenzione il gesto di Tiziano e i suoi colleghi, i quali già nel Cinquecento avevano contribuito ad esaltare e dare dignità alla donna, in un primo passo “sulla via di un domani femminile”.

Per saperne di più sulla mostra: Palazzo Reale