Attore, doppiatore, mattatore. Uno degli ultimi grandi intrattenitori che l’Italia abbia avuto. Sintetizzare la versatilità della carriera di Gigi Proietti è impresa pressoché impossibile. Abbiamo preferito perciò scegliere cinque esempi in cui l’artista romano si è espresso attraverso forme di spettacolo differenti: un monologo, uno spettacolo teatrale, una fiction tv, un film, un doppiaggio. Proietti è stato un accentratore di cultura che è riuscito a coniugare perfettamente i registri più alti del teatro, passando da Shakespeare a Carmelo Bene, con l’immagine di icona nazionalpopolare. Grazie di tutto, Gigi.

 

EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: MI’ PADRE (MIO PADRE E’ MORTO A 18 ANNI, PARTIGIANO)

«Vojo sape’, sto monno l’hai cambiato? ‘Sto gran paese l’avete trasformato? L’omo novo è nato o nun è nato? In quarche modo c’avete vendicato?» In questi sei minuti e mezzo tratti dallo spettacolo teatrale A me gli occhi, please, one man show del 1976, reinventato e riproposto successivamente in nuove versioni, Proietti traduce il sentimento di un’Italia orfana, in cui la ricostruzione di un Paese convive con il fantasma dei genitori uccisi dai nazisti. Il confronto tra padre e figlio è genialmente ribaltato, e quella bramosia adolescenziale di vita e di libertà di chi ha combattuto il nemico e si è sacrificato è un monito nei confronti di una generazione ormai adulta che con il tempo ha smesso di sognare. Un monologo da pelle d’oca.

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VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: CYRANO DE BERGERAC

La messa in scena del capolavoro di Edmond Rostand brilla in questa versione del 1985. Gigi Proietti nei panni di Cyrano spicca con una performance straordinaria che resta memorabile fin dalla sua prima apparizione sul palco. L’intensa interpretazione è riassunta nel monologo sotto la finestra dell’amata Rossana, che lo ascolta credendolo Cristiano. Non è tanto la poesia – con l’immortale «Un bacio è un apostrofo rosa tra le parole T’amo» – quanto la luce negli occhi e l’espressività di Proietti a rendere questa scena un’opera d’arte, a cui è ancora più sensibile chi nella vita ha amato non corrisposto. Uno spettacolo da recuperare per apprezzare l’impressionante versatilità dell’attore romano: tra comicità e dramma, amore e gelosia, innamorarsi e piangere davanti a questa pièce è il miglior modo per salutare un mostro sacro del teatro italiano.

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GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: ALADDIN

«Bonjour monsieur, che cosa scrivo sul carnet? Chiedi pure tutto ciò che vuoi ad un amico come me». Impossibile non leggere queste parole cantando la canzone inimitabile del Genio. Nel classico Disney del 1992, Gigi Proietti dà la voce ad uno dei personaggi animati più simpatici mai disegnati che ha fatto ridere generazioni di bambini. «Tre desideri, solo tre e basta. E se vuoi usarne uno per averne altri, la risposta è nisba. Tre». Tutti abbiamo tre desideri che vorremmo esprimere strofinando la lampada. Ma il Genio non è un servo, ma un buon amico con il quale sorridere, scherzare e commuoversi insieme. E Proietti fa vivere tutte queste emozioni. Oggi risentendo «Genio, sei libero» non ci si può non commuovere. Perché ora Gigi è libero.

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DAVIDE CAVALLERI CONSIGLIA: IL MARESCIALLO ROCCA

Non ebbe la longevità de Il Commissario Montalbano, ma non si può certo dire che, a modo suo, non abbia scritto una pagina importante della fiction italiana. Il maresciallo Rocca è la serie che ha reso la figura di Gigi Proietti nazional popolare portandolo nelle case degli italiani. Dal 1996 e per quasi un decennio ha tenuto incollati al piccolo schermo milioni di telespettatori ogni martedì sera, facendo registrare, soprattutto nelle prime serie, ascolti record: storici i 16 milioni di telespettatori con cui, l’ultima puntata della prima stagione, riuscì a battere gli ascolti di Sanremo. Determinato e romantico, dedito al suo lavoro nell’Arma e dalla vita privata irrequieta, Gigi Proietti incarna alla perfezione l’uomo alla ricerca di una stabilità professionale ed emotiva tra casi da risolvere e relazioni intricate.

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FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: FEBBRE DA CAVALLO

«Ma chi è er giocatore de’ cavalli?». Con questa frase Bruno Fioretti, detto ‘Mandrake’, tenta di spiegare alla Corte dove è imputato, una storia senza fine, fatta di inghippi, stratagemmi e truffe per rimediare ogni giorno il pane per vivere. Ma vivere in che modo? Perennemente senza un soldo in tasca, er Mandrake, er Pomata e Felice Roversi sono la perfetta rappresentazione degli scansafatiche di un’Italia degli anni ’70. Ognuno di loro ha però un’abilità che li porterà ogni volta a rimediare del denaro facile per portare avanti la loro “società”, per la quale si venderebbero letteralmente ogni cosa e arriverebbero a fare la qualunque, fino a rapire una persona… Un personaggio che nell’immaginario comune resta come uno dei più grandi scommettitori di sempre, questo è Mandrake, attraverso il quale Proietti ci ha insegnato che anche una passione elevata al vizio può rendere la vita più leggera.

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