Chora è una podcast company italiana. Nasce nel 2020, su iniziativa di Guido Brera, Mario Gianani, Roberto Zanco e Mario Calabresi. Tra le tante persone che svolgono quel lavoro fondamentale, anche se spesso inosservato, c’è Francesca Milano, responsabile dei podcast giornalistici.

L’intento di Chora è quello di “dare voce a una vasta gamma di narrative autentiche, attraverso un’unione non convenzionale di formati”. Come si realizza, questo, nel concreto?

Quando si parla di formati si intende il fatto che noi facciamo da un lato informazione, ma dall’altro anche fiction. Ci sono molti tipi di podcast: editoriali, narrativi, ispirati a storie vere… Poi ci sono i podcast fatti per i brand, che usano la struttura narrativa per comunicare valori e storie legate ai marchi. Noi non facciamo podcast su un prodotto. Il nostro marchio di fabbrica è raccontare storie.

Si è da poco conclusa la prima edizione di “Chora Academy”: com’è nata e in cosa consiste questa iniziativa?

Chora Academy è la scuola che insegna a fare podcast, nei suoi molteplici aspetti. “C’era tanto interesse per il mondo del podcast, ma non altrettante persone che insegnassero a produrli” spiega Francesca Milano. È nata perché ci siamo accorti che c’era un grande interesse attorno al mondo dei podcast. Questa curiosità non era accompagnata però da adeguati canali di formazione. Così abbiamo pensato di restituire un po’ di affetto riscontrato in questi due anni di esistenza di Chora da parte del pubblico offrendo un corso gratuito. L’abbiamo fatto con lo spirito di voler aprire le porte di Chora e introdurre le persone nel nostro mondo, mostrando loro come avviene la realizzazione di un podcast nei suoi molteplici aspetti. Abbiamo ricevuto più di 4mila domande; all’inizio avevamo pensato di prendere cento persone, poi abbiamo aumentato il numero a 300. Il corso è stato messo a disposizione online: i partecipanti seguivano le lezioni su tanti temi: come si fa un podcast, come si scrive una storia, come si sonorizza. Un podcast, infatti, non è solo scrittura, ma anche musica e suono. Volevamo tracciare una sorta di excursus da quando nasce l’idea a quando il prodotto viene pubblicato.

L’intento di questa scuola era quindi quello di accrescere i contenuti e chi li produce. Pensa che il loro aumento sia proporzionale a quello degli ascoltatori?

Il numero di podcast in Italia sta crescendo, ma stanno crescendo anche gli ascoltatori. È una crescita che va di pari passo. Adesso deve aumentare anche la qualità dei podcast, che all’inizio erano soprattutto amatoriali. Più facciamo prodotti di valore, più il mercato si amplierà. La semplicità del mezzo non deve trarre in inganno: sembra una semplice registrazione vocale, ma in realtà è molto di più e richiede un grande lavoro.

Come raggiungere la qualità?

Con un lavoro di squadra. Il podcast non è opera da singoli: ci vogliono più menti che, insieme, non solo trovano la storia giusta, ma anche il modo di raccontarla. Servono professionalità tecniche, come il sound designer, che si occupano di cose che il giornalista non può fare. Per farli ascoltare c’è poi bisogno di comunicazione e a questo ruolo adempie il social media manager.

Qual è il segreto per fare podcast di successo?

Un podcast deve basarsi su un’idea originale. Non solo nel senso del contenuto, ma anche del punto di vista, che deve essere il più possibile intimo. Il podcaster deve sempre domandarsi: “Ha senso che quella storia la racconti io?”. Perché l’ascoltatore, per fidarsi della voce di chi racconta, deve sentirlo coinvolto in quella storia.

Esiste un contenuto privilegiato per i podcast?

Francesca Milano: “Generare abitudine nell’ascoltare rende più facile creare una community attorno ad un podcast.” Sicuramente quelli di informazione godono di un privilegio perché sono più frequenti: escono ogni giorno e in questo modo entrano a far parte della quotidianità dell’ascoltatore. Generare abitudine nell’ascoltare rende più facile creare una community attorno a quel podcast. Un podcast che si basa su cinque puntate fa più fatica ad emergere, perché non ha il tempo di nascere e consolidarsi che è già finito. La costanza invece garantisce maggiori possibilità. Io credo moltissimo nella fiction: penso che si debba investire sulla narrazione.

È questa la direzione verso cui tende il futuro del podcasting?

Credo che sotto questo aspetto la strada sia promettente, perché tutti noi abbiamo sempre meno tempo di leggere e guardare la tv. Invece il podcast si concilia anche con i momenti in cui la persona è impegnata in altro. Questo non significa che il podcast sostituirà i libri: quando avrai tempo per leggere, seduto in poltrona e goderti un bel libro, leggerai. Quel tempo non ce lo ruberà nessuno. Però, il podcast è come se, in ogni momento della giornata, ci accompagnasse con un racconto audio. Un po’ come le vecchie storie che da bambini ci raccontavano i nostri genitori.