La startup italiana DMAT ha realizzato un calcestruzzo capace di autoripararsi. La nuova tecnologia è figlia di uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) iniziato nel 2017 e guidata dal chimico Admir Masic, ma il suo segreto deve essersi perso nel tempo, perché era conosciuto fin dai tempi degli antichi romani, che circa duemila anni fa producevano il loro materiale da costruzione con questa formula.

Lo studio del MIT parte, infatti, dalle caratteristiche del calcestruzzo della Roma antica, con il quale fu costruita anche la cupola del Pantheon, salda e intatta dal 112 d.C.. Per anni si è creduto che la resistenza del calcestruzzo romano derivasse dall’uso nella miscela di materiale pozzolanico derivato da eruzioni vulcaniche, come la cenere, che veniva addirittura spedito in tutto l’Impero Romano per essere utilizzato nelle costruzioni. Analizzando questo tipo di calcestruzzo, tuttavia, gli scienziati hanno rivelato la presenza di clasti di calce. La calce è un legante costituito da ossido di calcio usato per la realizzazione di malte, mentre il clasto è un elemento litoide derivato dalla disgregazione di rocce preesistenti. Si è sempre pensato che questi clasti di calce, che hanno caratteristiche minerali e sono biancastri, fossero residui di miscelazioni approssimative o di materie prime di scarsa qualità.

Ma l’autore principale dello studio del MIT, Admir Masic, si è chiesto come fosse possibile che l’impegno dei romani nel produrre un materiale da costruzione così resistente fosse legato anche all’approssimazione della sua formula. Lo studio ha determinato, quindi, che i clasti di calce sono inclusioni di carbonato di calcio di varie forme e, in particolare, che si sono formati a temperature estreme. Questa scoperta ha permesso di capire che la “miscela del calcestruzzo alla romana” non era prodotta con la calce spenta, cioè che si rassoda in acqua, ma con la calce viva cotta nei forni, quindi ad alte temperature.

A partire dalla ricerca, recentemente pubblicata sulla rivista Science Advances, la startup italiana DMAT ha così ha iniziato a sviluppare una tecnologia innovativa con l’obiettivo di creare nuove tipologie di calcestruzzi durevoli e sostenibili. DMAT, deep tech company specializzata in materiali d’avanguardia, è appena sbarcata negli Stati Uniti dando vita a una newco – o sussidiaria – che si occuperà anche dello sviluppo e commercializzazione dei calcestruzzi di nuova generazione.

Il primo calcestruzzo derivato dalla formula romana si chiama D-Lime, è capace di autoripararsi grazie al processo attivato dall’acqua e permette un risparmio del 20% di emissioni di anidride carbonica rispetto a un identico quantitativo di calcestruzzo normale, perché la produzione durante la fase di cottura riduce significativamente i tempi di maturazione e di presa consentendo una costruzione molto più rapida.

Nel complesso, secondo DMAT, il calcestruzzo D-Lime è quindi autoriparabile, abbassa del 20% le emissioni di CO2  in fase di produzione, è più resistente del 20% rispetto ad altri prodotti comparabili, costa il 50% in meno rispetto a questi e, infine, non richiede spese di retrofitting agli impianti di lavorazione.

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