«Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è sulle panchine in Piazza Grande ma quando ho fame di mercanti come me
qui non ce n’è». (Lucio Dalla)

Esiste una sola piazza Grande nell’immaginario collettivo degli italiani: riunisce Lucio Dalla, Bologna e Piazza Maggiore (il cuore del capoluogo emiliano). Provate a sostare per qualche minuto in piazza Maggiore, al centro del crescente, ed esclamate con forza: «Piazza Grande è davvero bella». All’instante, sarete accerchiati da bolognesi che, con tono infastidito, vi diranno: «Bella è riduttivo, meglio straordinaria. In secondo luogo, questa non è Piazza Grande». Mai, dunque, prodursi in uno dei più comuni errori su Bologna: associare piazza Grande a piazza Maggiore.

Lucio Dalla, quando parlava di piazza Grande, infatti, si riferiva a Piazza Cavour, cuore del quartiere Santo Stefano; piccola, immersa nel verde e ricca di panchine, sulle quali Lucio Dalla soleva sedersi e raccontare Bologna. In piazza Maggiore non c’è ombra di panchine, come quelle descritte da Lucio; e, più che altro, ci si può scontrare con fiumi di turisti (2,4 milioni i visitatori nel 2016) e con qualche bolognese che per la fretta non assapora neanche più la bellezza di questo luogo. La mattina la piazza si popola di selfie-stick e la sera è deserta. Ossia, non è frequentata nemmeno dai giovani (con un target dai 18 ai 24 anni).  Come mai i ragazzi preferiscono altri luoghi dove ritrovarsi? Cosa offrono gli altri posti che piazza Maggiore non offre? Perché il centro della città non è il centro della vita serale e notturna di Bologna? Quali sono le ragioni?

Sorveglianza – Piazza Maggiore è la piazza principale di Bologna. La caratteristica della piazza principale di ogni città italiana è la vicinanza a due elementi che costituiscono le fondamenta della città stessa: il comune (in questo caso, la sede di Palazzo D’Accursio) e il duomo/basilica (San Petronio). Questi luoghi sono sempre sorvegliati e presidiati dalle forze dell’ordine. La presenza di un controllo continuo da parte delle autorità può essere un forte deterrente nella scelta dei giovani sul punto di ritrovo. L’adagio ricorrente è meglio divertirsi in posti dove occhi indiscreti non possano vederci. La sera, in piazza Maggiore, nessuno avrebbe il coraggio o la sfacciataggine di sedersi sui gradoni della chiesa, stappando bottiglie di vino o di birra, non solo perché sarebbe invitato dalla polizia o dall’esercito (c’è sempre una pattuglia o una camionetta) ad alzarsi e tornarsene a casa ma anche perché i passanti sarebbero turbati da questo comportamento. Non vi è quindi solo un mero vincolo dettato dalle autorità ma anche un accordo socialmente accettato e condiviso dai molti: “quassta è Piaza Mazaur, bona lè con stù burdèl” (ossia “Questa è piazza Maggiore, non è cosa buona il baccano”).img_8328

Offerta e costi – Piazza Maggiore è il luogo di transito per arrivare al ritrovo prescelto e non ritrovo stesso della movida bolognese. La mappa sopra spiega meglio questo concetto: in verde sono indicate le zone dove sono presenti locali frequentati dai giovani, in rosso è contrassegnata la zona priva di locali; in giallo sono indicate le zone dove i costi degli immobili e della vita si alzano maggiormente e in azzurro l’area dove, invece, i prezzi favoriscono i giovani.
Si evince che le zone limitrofe alla piazza (in blu) sono quelle maggiormente costose ma anche che la carenza di luoghi per i giovani spinge i ragazzi in altri luoghi, soprattutto perché l’offerta dei locali è maggiore e anche perché i prezzi sono più alla loro portata.

Dove si ritrova quindi la movida bolognese? Piazza Verdi (zona universitaria) e piazza San Francesco (zona Pratello). Una linea retta immaginaria congiunge questi due luoghi, passando da piazza Maggiore, intesa però solo come mero “mezzo di collegamento”. La maggiore offerta di locali a prezzi competitivi porta i ragazzi ad occupare, letteralmente, questi luoghi. Valentina Orioli, assessore all’urbanistica e tutela e riqualificazione di Bologna, spiega  come da tempo la città abbia assunto una sua fisionomia ben definita:

«Ci sono distretti oramai caratterizzati con attività pensate per le famiglie, per i turisti e ovviamente per i giovani. Piazza Maggiore, in questo senso, ha la funzione di luogo turistico. Attorno ad essa vi è poca residenza, molte attività commerciali e istituzionali; ma soprattutto costi alti per le abitazioni».
Orioli spiega come non sia stata una scelta delle istituzioni ma più che astronome si sia verificato un fenomeno sociologico dettato da linee economiche, tracciate dagli stessi interessati: «Piazza Maggiore non rispondeva ai canoni giovanili: così nuovi locali sono stati aperti in altre zone e quelle zone si sono popolate di giovani. Ognuno va dove può trovare quello che cerca».

Il sociologo Giovanni Semi in Gentrification. Tutte le città come Disneyland? mette in risalto i fruitori della vita notturna come fattore preponderante per il cambiamento della città stessa. I lavoratori (autonomi, con maggiore flessibilità) o giovani (studenti o disoccupati) non essendo soggetti alla «scansione giorno/notte, alternanza settimana lavorativa e week-end di stampo fordista», hanno maggiore tempo libero. Maggiore tempo libero porta ad una maggiore richiesta di locali e luoghi di divertimento che si traduce in un cambiamento radicale del panorama cittadino. È la cosiddetta gentrification commerciale, una gamma maggiore di offerte che trasforma la città in un panorama commerciale che va incontro ai gusti e bisogni dei fruitori.
Tutto questo è servitoda tecniche di management e di marketing che privilegiano l’ostentazione delle culture giovanili, della creatività e dell’eccentricità.

Il paradosso di Piazza Verdi: dal degrado agli affitti alle stelle
Piazza Verdi è il centro nevralgico della zona universitaria: qui confluiscono le vie di Zamboni, il largo Respighi e il largo Petroni che completano il quadro del ritrovo della movida bolognese. Gli studenti escono dall’università e rimangono all’interno della zona, per passare la serata o anche solo per un aperitivo; i più fortunati (e soprattutto quelli con maggiore disponibilità economica) trovano alloggio all’interno di questa zona. Ed è proprio qui che prende vita il paradosso di quest’area: il valore delle abitazioni nel tempo è sensibilmente calato mentre i prezzi degli affitti sono lievitati. Secondo l’analisi qualitativa dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma (datata 2016) gli appartamenti hanno perso mediamente il 24% del loro valore e segnano un -15% del prezzo di immissione sul mercato. Interessante è anche il cambiamento nel rapporto tra venditore e compratore: secondo Nomisma servono dai 5 mesi ad un anno per vendere la propria casa in questa zona rispetto alle altre.schermata-2017-12-19-alle-21-36-01

Questo crollo vertiginoso dei valori delle abitazioni non può che essere associato al degrado che quest’area vive costantemente ogni giorno, soprattutto nel fine settimana. Fiumi di studenti, bolognesi e fuori sede, si riversano in queste vie, dove trovano alcol a buon prezzo (presenti più di 50 bar solo nella zona) ed ogni tipo di droga, per poi consumare il tutto sul pavé della piazza. Lo scenario che attende i residenti della zona, all’indomani delle lunghe notti bolognesi, ha il sapore di una continua sconfitta per l’intera città. Dopo ogni notte brava non ci sono solo bottiglie ma anche vetri rotti e qualsiasi altro genere di immondizia.img_8329

Il comune ha provato a limitare questa situazione emettendo progressive ordinanze. Tra queste, il divieto di apertura per i locali dalle 22.00 e il divieto di portare alcol all’esterno dei locali dopo le 19.00. Questa chiusura forzata non ha però risolto il problema, anzi ha provocato l’effetto opposto: ossia la crescita di venditori abusi di birra e alcolici a ridosso della piazza; con i commercianti sul piede di guerra, abbandonati dalle istituzioni. «Le ordinanze –  spiega la  Orioli – rispondono innanzitutto ai residenti (solo nel centro storico sono 50mila). Bisogna tutelare anche e soprattutto i loro diritti che spesso sono in contrasto con quelli degli studenti e dei turisti. L’inquinamento ambientale e acustico ha raggiunto livelli intollerabili».

Pratello: tra riqualifica e ordinanze

Al Pratello la situazione è simile ma presenta sostanziali differenze. Qui c’è una sola via principale (via del Pratello), molto lunga e costellata da moltissimi bar che confluiscono direttamente in piazza San Francesco. Qui, come in piazza Verdi, i ragazzi trovano un luogo dove venire a consumare alcolici o superalcolici. A differenza della zona universitaria, c’è una maggiore concentrazione di abitazioni residenziali; questo fenomeno ha portato il Comune ad adottare restrizioni più dure rispetto a quelle attuate per il centro: stop al consumo in strada di bevande alcoliche e musica vietata dalle 17 del pomeriggio alle sei del mattino per i mesi estivi fino al novembre scorso. L’ordinanza è stata motivata da questa nota: «Si è resa necessaria per il propagarsi di atti di inciviltà urbana come schiamazzi, bivacchi, consumo di alcolici per strada, vendita abusiva di alcolici, il tutto unito a fenomeni di criminalità che causano situazioni di degrado e comportamenti pericolosi per i residenti e per i cittadini che transitano nella zona». Il “rione” del Pratello è sempre stato fortemente connotato da una miscela popolare e da una vena di ribellione verso le istituzioni, culminata con le occupazioni degli anni Novanta e i relativi sgomberi negli anni successivi. (non a caso venne scelto questo luogo per la costruzione della questura e del tribunale per i minorenni, ndr). Negli ultimi anni questa zona ha subìto un’imponente riqualifica a livello estetico e culturale. Secondo i dati presenti sul portale Iperbole del Comune di Bologna «per il complessivo progetto delle piazze San Francesco e Malpighi è stato stanziato un finanziamento di 2.210.069,63€». Sono state ripavimentate strade e marciapiedi, sono stati inseriti nuovi «elementi di arredo urbano e nuovo verde» e l’illuminazione pubblica è stata migliorata nelle ore notturne. Ciò che è avvenuto in questa zona è il classico esempio di gentrificazione (o gentrification). Un quartiere con una forte connotazione popolare e dalla mentalità rivoluzionaria, grazie ad un’imponente riqualifica estetica e a causa di una mutazione del tessuto sociale, si è trasformato in un quartiere dalle numerose attività commerciali (specialmente bar e ristoranti) abitato da studenti e dalla media/alta borghesia.

Bolognina: gentrification o riqualificazione?

Per trattare del tema della gentrificazione, è stato preso in esame uno dei quartiere maggiormente in espansione di Bologna, il quartiere Navile e, nello specifico, il rione della Bolognina. Dall’intervista a Daniele Ara, presidente del quartiere, si evince come la costruzione di infrastrutture e la riqualificazione di intere aree abbia portato solo benefici agli abitanti. Significativa per questo quartiere è stata la pianificazione nel tempo: La riapertura nel 2013 della Stazione Carracci per l’alta velocità e il progetto “Tre Navili” hanno profondamente cambiato la zona detta “Bolognina” . «La ristrutturazione della stazione AV in via Carracci ha sicuramente portato tantissima gente in zona. Inoltre, la scelta di portare il nuovo Comune di Bologna all’interno del nostro quartiere (con un struttura all’avanguardia), ci ha dato una forza psicologica maggiore e un valore simbolico non indifferente». Daniele Ara sostiene che il 2018 riserverà grandi cose, a partire dall’apertura di molti bandi, al completamento di altrettante infrastrutture e alla conclusione della spinosa questione dell’ex mercato e del collettivo XM24. «È vero, il Navile sta cambiando volto velocemente, a mio avviso in meglio, ma la gente sta apprezzando questa metamorfosi: sempre più famiglie scelgono di trasferirsi in questo quartiere perché abbiamo molte scuole e strutture per l’infanzia. Non solo le famiglie anche gli studi professionali e soprattutto tanti studenti decidono di trasferirsi: i prezzi sono sicuramente più abbordabili e la vicinanza al centro (15 minuti) e i molti mezzi di collegamento favoriscono questa scelta».img_8330

Questo fenomeno può essere classificato come un “effetto domino”. Per le nuove classi medie è davvero difficile comprare un immobile in Bologna dentro mura (a causa dei prezzi elevati) quindi si scaricano sulla Bolognina perché è l’unico quartiere che ha un buon mix di servizi e che superato il ponte Matteotti, ti da la possibilità in 5 minuti di essere in centro.«Questo scarico di gente – secondo il sociologo Giovanni Semi – genera un domino, entrano persone e ne escono altre, che si spingono sempre più verso l’esterno, portando sì ad un allargamento della città ma spostando i ceti meno abbienti sempre più lontano dal centro. Non bisogna guardare solo la Bolognina ma la Bolognina in relazione alla Bologna dentro le mura. La gentrification non è un fenomeno statico circoscritto ad una sola area, ma deve essere posto in relazione a tutto il resto».