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	<title>magzine &#187; Paolo Frosina</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Più eleggiamo, meno votiamo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2019 15:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti concordano sulla loro importanza, ma guardando ai numeri è probabile che le elezioni del Parlamento europeo del 26 maggio saranno le meno partecipate di sempre. È ciò che si ricava ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="885" height="400" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Presentazione_contrassegni_elezioni_europee_2019.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Presentazione_contrassegni_elezioni_europee_2019" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Tutti concordano sulla loro importanza, ma guardando ai numeri è probabile che le elezioni del Parlamento europeo del 26 maggio saranno <strong>le meno partecipate di sempre</strong>.</mark> È ciò che si ricava leggendo il trend dell&#8217;affluenza dal 1979 (anno in cui si tennero le prime elezioni comunitarie) al 2014 (anno dell&#8217;ultima consultazione). In questo arco di tempo i cittadini dell&#8217;Unione hanno votato 8 volte &#8211; una ogni 5 anni &#8211; per eleggere i propri rappresentanti a Bruxelles, ogni volta con un&#8217;affluenza minore della precedente. Nel 1979 il <strong>62%</strong> degli elettori degli allora 9 Stati membri votarono il primo Europarlamento. Nel 2014 erano il <strong>42,6%</strong>, con l&#8217;Ue nel frattempo cresciuta fino a includere 28 Paesi. Osservando i numeri, il momento di maggiore crisi si colloca tra le elezioni del 1994 e quelle del 1999, quando l&#8217;affluenza calò di oltre 7 punti (dal 56,6% al 49,5%) nonostante l&#8217;inclusione, nel 1995, di tre Stati a forte cultura democratica come Austria, Svezia e Finlandia.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Lo scarto tra l&#8217;affluenza al voto nazionale e a quello europeo, in Italia, è arrivato a sfiorare i 20 punti percentuali</span>L&#8217;Italia è ancora uno dei Paesi con la percentuale più alta di votanti, ma è anche, tra i 9 Stati che parteciparono alle prime elezioni europee, <strong>quello che ha subito il calo più drastico</strong>. <mark class='mark mark-yellow'> Nel 1979 l&#8217;85,6% degli italiani andarono alle urne, nel 2014 solo il 57,2%.</mark> Un crollo percentuale ma anche un consistente calo in numeri assoluti: 36 milioni di votanti nel 1979 contro i 29 milioni del 2014 , con il corpo elettorale, però, cresciuto nel frattempo da 42 a 50 milioni di persone. È importante notare, poi, che in Italia l&#8217;affluenza alle elezioni europee è sempre stata molto più bassa rispetto a quella delle politiche. E anziché diminuire &#8211; magari grazie l&#8217;aumento delle competenze e della riconoscibilità dell&#8217;istituzione europea &#8211; la forbice è andata ampliandosi nel corso del tempo.  Nel 1979 le europee si tennero appena una settimana dopo le elezioni di Camera e Senato, ma la partecipazione fu più bassa di 5 punti (85,6% contro 90,7%). Nel 1984 la distanza crebbe a 6 punti, nel 1989 a 7, nel 1994 a 13, nel 2009 a 15 (sempre prendendo come riferimento le elezioni politiche più vicine al voto europeo). Nel maggio 2014 per le ultime elezioni dell&#8217;Europarlamento votò il <strong>57,22%</strong> degli italiani, mentre poco più di un anno prima, alle politiche del febbraio 2013, l&#8217;affluenza era stata del <strong>75,20%</strong>. Lo scarto tra l&#8217;affluenza al voto nazionale e a quello europeo è arrivato a sfiorare i 20 punti percentuali. Si può quindi immaginare che, avendo votato per il rinnovo del Parlamento lo scorso 4 marzo del 2018 il <strong>72,9%</strong> degli aventi diritto (il dato più basso di sempre) l&#8217;affluenza alle elezioni europee possa aggirarsi appena sopra il <strong>50%. </strong>Certamente, scendere per la prima volta al di sotto di questa soglia avrebbe un effetto psicologico notevole.</p>
<p><strong>E gli altri Paesi? </strong>L&#8217;Olanda, che ha votato giovedì 23 maggio, per ora ha fatto segnare un lieve aumento della partecipazione rispetto a cinque anni fa (41,2% contro 37,3%). <mark class='mark mark-yellow'>Ma la disaffezione alle urne è comune in quasi tutti e 28 gli Stati membri.</mark> Caso più clamoroso è quello del Portogallo, dove l&#8217;affluenza è crollata dal <strong>72,4%</strong> del 1987 (anno delle prime elezioni &#8220;speciali&#8221; per il Paese appena entrato nella Comunità) al <strong>33,6% </strong>del 2014. Nemmeno gli elettori dei Paesi più recentemente inclusi nell&#8217;Ue sembrano affezionati alla possibilità di mandare i propri rappresentanti a Bruxelles. In Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia l&#8217;affluenza alle elezioni europee non ha mai superato il 30%. Maglia nera la <strong>Slovacchia, </strong>dove nel 2014 ha votato per l&#8217;Europarlamento appena il <strong>13,1% </strong>degli aventi diritto (ma anche nel 2004 e nel 2009 i numeri erano stati molto simili). Gli elettori più affezionati alle sorti dell&#8217;Unione invece sono i belgi, il 90% dei quali si reca regolarmente alle urne (ma anche lì, i numeri sono in leggero calo) e i lussemburghesi, che si assestano tra l&#8217;85% e il 91% a seconda della tornata. L&#8217;importanza di queste elezioni sarà sufficiente a far riaffezionare gli europei al proprio diritto al voto?</p>
<p>.</p>
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		<title>&#8220;Armàti di paura&#8221;, le foto che guardano nell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2019 13:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/sUNgBVWr.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sUNgBVWr" /></p><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/ga9vj7uZ.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-39119" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/ga9vj7uZ-300x200.jpeg" alt="ga9vj7uZ" width="300" height="200" /></a><mark class='mark mark-yellow'>&#8220;<strong>C&#8217;è nessuno in casa tua adesso?</strong>&#8220;</mark>. Il claim di una ditta di vigilanza compare a grandi lettere su un 6&#215;3 illuminato da una luce spettrale nella periferia di una metropoli. È l&#8217;immagine con cui <strong>Claudio Rizzini </strong>apre &#8220;Armàti di paura&#8221;, una delle mostre fotografiche esposte nell&#8217;edizione 2019 del <strong>Milano Photofestival </strong>(a palazzo Sormani fino al 30 giugno), presentata venerdì 3 maggio al Festival dei Diritti Umani in Triennale. Rizzini, pluripremiato fotoreporter bresciano, ha scelto di esplorare un tema delicato e dai forti riflessi politici: la &#8220;corsa alle armi&#8221; all&#8217;italiana, incoraggiata dalle promesse di difesa senza limiti della Lega. Lo ha fatto partendo non dai fanatici, ma dalle persone normali, dai proletari, gli operai, i pensionati, le casalinghe, che nelle armi trovano il conforto a un&#8217;insicurezza che viene dal profondo. La rivoltella e il fucile diventano coperte di Linus, rosari laici da tenere accanto al letto per scacciare i propri demoni, anche se, nei fatti, quelle armi non si avrebbe mai il coraggio di usarla davvero. «La foto è solo il momento finale di un percorso che ho fatto insieme a queste persone, per conoscerle e capire cosa pensano, come vivono e soprattutto cosa temono», dice Rizzini. «Non è stato facile. Tanti hanno rifiutato una volta chiarito loro che sono contrario alla diffusione delle armi. Ma altri hanno capito che il mio scopo non era condannarli, ma  capirli. E allora mi hanno lasciato entrare nelle loro case e nelle loro vite».</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/ZWheVaEq.jpeg"><img class="wp-image-39126 aligncenter" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/ZWheVaEq-1024x682.jpeg" alt="ZWheVaEq" width="806" height="537" /></a>  <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/edV6vAiD.jpeg"><img class="wp-image-39127 aligncenter" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/edV6vAiD-1024x682.jpeg" alt="edV6vAiD" width="806" height="537" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>«Fammi vedere la stanza in cui ti senti meno sicuro», ha chiesto a tutti Claudio.</mark> Quasi sempre è la camera da letto. Tutte le foto sono in bianco e nero, un linguaggio che &#8211; senza il conforto dei colori &#8211; enfatizza ancora di più la solitudine. L&#8217;ambiente non è mai preparato: si vedono letti sfatti, soggiorni disordinati, avanzi di cibo in tavola. «In televisione le persone armate si vedono solo al<img class="alignright wp-image-39110 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/6S58uH1w-300x200.jpeg" alt="6S58uH1w" width="300" height="200" /> poligono, o comunque in situazioni artefatte &#8211; spiega Claudio &#8211; io volevo svelarle in contesti più intimi, dove i loro sentimenti potessero emergere in modo naturale. Sono tutte case normali, alcune anche un po&#8217; spoglie, di solito senza oggetti di particolare valore. &#8220;Non si sa mai&#8221;, è quello che mi hanno detto tutti quando ho chiesto perchè avessero comprato un&#8217;arma. <mark class='mark mark-yellow'>Ma uno di loro, un pensionato, mi ha svelato che il fucile lo tiene scarico accanto al letto, e non saprebbe nemmeno usarlo</mark>. <strong>Non è nient&#8217;altro che un feticcio</strong>, un simbolo a cui aggrapparsi per scacciare le paure più profonde».</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/p5iynlCD.jpeg"><img class="alignnone wp-image-39137" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/p5iynlCD-300x200.jpeg" alt="p5iynlCD" width="806" height="537" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/LX61wbhK.jpeg"><img class="alignnone wp-image-39131" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/LX61wbhK-300x200.jpeg" alt="LX61wbhK" width="806" height="537" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«Al di là dell&#8217;estetica, di questa ricerca mi ha attratto l&#8217;idea che ci  sta dietro», dice il critico fotografico <strong>Roberto Mutti</strong>, curatore del Milano Photofestival. «Rizzini ha dimostrato garbo e capacità di entrare in relazione con gli altri, fondamentale soprattutto quando &#8211; come in questo caso &#8211; non si condividono affatto i loro pensieri. Qui, però, il fotografo non giudica, ma lascia a ognuno la possibilità di leggere le immagini come preferisce. Come effetto, molti sono portati a guardare i soggetti ritratti con una certa pena, a vederli come vittime di una campagna di terrore giocata sulla loro pelle. La fotografia è il mezzo più adatto a raccont<img class="alignleft size-medium wp-image-39104" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Y9uQhFbL-300x200.jpeg" alt="Y9uQhFbL" width="300" height="200" />are storie come queste perché è democratica: il messaggio arriva nudo, diretto, non filtrato. Però è necessario saper fermarsi su un&#8217;immagine, guardarla invece di vederla soltanto. E ogni scatto va contestualizzato, va spiegato. Qui ad esempio c&#8217;è un abbraccio. Ma è un abbraccio ambiguo, perchè violentato da una pistola che compare in primo piano. Allora, lui la protegge o la minaccia? Che cosa li lega nel profondo? <mark class='mark mark-yellow'>Quanto stringe quel braccio?</mark>».</p>
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		<title>Esperanto, la democrazia del linguaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 11:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Bonan vespèron!», saluta Bruno entrando. «Bonan vespèron», risponde Tiziana. Su una lavagna, abbandonata nell’angolo di questo locale un po’ spoglio che affaccia su via Bramantino — zona Mac Mahon, periferia nord di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5472" height="3648" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6607.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_6607" /></p><p style="text-align: left;">«<em class="markup--em markup--p-em">Bonan vespèron!</em>», saluta Bruno entrando. «<em class="markup--em markup--p-em">Bonan vespèron</em>», risponde Tiziana. Su una lavagna, abbandonata nell’angolo di questo locale un po’ spoglio che affaccia su via Bramantino — zona Mac Mahon, periferia nord di Milano — c’è scritto “<em class="markup--em markup--p-em">Bonan novan jaron</em>”. Latino? Greco? Un mix delle due? O qualche strano dialetto balcanico? In realtà qui le persone si incontrano per parlare <strong class="markup--strong markup--p-strong">una lingua che non esiste</strong>. Una lingua artificiale, o “pianificata”, come preferiscono dire loro.</p>
<p><a href="https://medium.com/@magzinemagazine/la-lingua-di-chi-spera-46cc2657b084" target="_blank">Continua a leggere su <strong>Medium</strong></a></p>
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		<title>Il Coro dei leoni: &#8220;Siamo la Palmieri e siamo fieri&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 12:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo sosteneva anche il filosofo Arthur Schopenhauer: la musica è un linguaggio universale. Non siamo più nell&#8217;Ottocento, ma l&#8217;osservazione è tuttora valida. Melodia, armonia, ritmo e timbro formano un organismo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5184" height="3456" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/CoroLeoni-CopyrightMagzine.it_.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p style="text-align: left;">Lo sosteneva anche il filosofo <strong>Arthur Schopenhauer</strong>: <mark>la musica è un linguaggio universale.</mark> Non siamo più nell&#8217;Ottocento, ma l&#8217;osservazione è tuttora valida. Melodia, armonia, ritmo e timbro formano un organismo dotato di vita propria, che supera i confini geografici e media l&#8217;incontro tra nazionalità e culture diverse, in un mondo in bilico fra integrazione e paura del diverso. Sembrano solo belle parole, eppure in un angolo del <strong>quartiere Stadera</strong>, periferia sud di <strong>Milano</strong>, tutto si fa concreto, in carne e ossa, con decine e decine di bambini che non si fanno problemi per il colore della pelle, la forma degli occhi, la diversa provenienza. A loro interessa &#8216;azzeccare&#8217; la nota giusta, cantare all&#8217;unisono e soprattutto divertirsi stando in compagnia.</p>
<div id="attachment_38673" style="width: 292px" class="wp-caption alignright"><img class="wp-image-38673 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/AndreaCarnevali-CopyrightMagzine.it_-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il maestro Andrea Carnevali</p></div>
<p>Nella scuola primaria di <strong>via Palmieri</strong> sono conosciuti come il <strong>Coro dei leoni</strong>, un vero e proprio esempio di inclusione sociale in una zona nota mediaticamente per criminalità e degrado. Nato nel settembre 2013 su iniziativa di alcune insegnanti, il gruppo è diretto dal maestro pianista <strong>Andrea Carnevali</strong>, che con energia &#8211; e la giusta dose di pazienza &#8211; segue i piccoli durante le prove. <mark>Ogni bambino è in grado di cantare in circa venti lingue diverse, dall&#8217;italiano allo spagnolo, dall&#8217;inglese al francese, fino al russo, turco, filippino e così via.</mark> Qui la multietnicità è un punto di forza, un motivo di orgoglio, come spiega al nostro sito la professoressa <strong>Elena Massironi</strong>, vicepreside dell&#8217;istituto: «Il Coro dei leoni è il nostro fiore all&#8217;occhiello. Siamo riusciti a unire in maniera piacevole culture e provenienze diverse nella gioia della musica». Che sia un brano di Phil Collins, ex voce dei Genesis, o di Fabrizio De André, il risultato non cambia: quelle ore pomeridiane passate a cantare rappresentano un&#8217;occasione per socializzare ed &#8216;esorcizzare&#8217; le proprie difficoltà. «Alcuni bambini, infatti, hanno storie abbastanza pesanti alle spalle, mentre altri hanno una vita normale. Il bello è proprio questo: stare assieme senza pensare a nient&#8217;altro se non al piacere, appunto, di stare assieme».</p>
<p>La funzione educativa, terapeutica e di sostegno all&#8217;integrazione svolta dalla musica è ben conosciuta, e per questo promossa, non solo da Massironi &#8211; che suona flauto dolce e traverso &#8211; ma anche dalla professoressa <strong>Paola Maria Tirone</strong>, preside dell&#8217;istituto, membro dal 1986 del coro Anonymi cantores e pianista. Entrambe le dirigenti sono felici di vedere i &#8216;loro&#8217; bambini partecipare a manifestazioni nel quartiere di Stadera e nel capoluogo lombardo, tra cui la marcia antirazzista People dello scorso 2 marzo, o a tenere piccoli concerti al Mudec (Museo delle culture), al Forum delle politiche sociali e a BookCity Milano. Anche i piccoli &#8216;leoni&#8217; sono contenti, tanto che durante le consuete prove &#8211; da cui magzine.it ha estratto un videoracconto fotografico &#8211; <mark>non smettevano di urlare: «Siamo la Palmieri e siamo fieri».</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Amazon, il machine learning contro i falsi in vendita</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 11:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Machine learning e intelligenza artificiale per eliminare la contraffazione su Amazon. È l’idea al centro di Project Zero, iniziativa lanciata dal colosso di Jeff Bezos che sfrutterà la propria tecnologia ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/amazon-447034_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="amazon-447034_1920" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Machine learning e intelligenza artificiale per eliminare la contraffazione su Amazon</mark>. È l’idea al centro di <strong>Project Zero</strong>, iniziativa lanciata dal colosso di <strong>Jeff Bezos</strong> che sfrutterà la propria tecnologia per identificare e rimuovere gli articoli contraffatti.</p>
<p>I brand che sceglieranno di aderire dovranno mettere a disposizione dell’azienda marchi, loghi e altri dati chiave relativi alla proprietà intellettuale. A quel punto, attraverso il proprio algoritmo, <mark class='mark mark-yellow'>Amazon scansionerà tutti gli articoli messi in vendita sul portale alla ricerca di sospette falsificazioni</mark>. Una volta riconosciuti i falsi, il nuovo sistema permetterà ai marchi di rimuoverli direttamente dal portale, mentre prima potevano al massimo inviare una segnalazione alla piattaforma.</p>
<p>Un&#8217;altra opzione prevista dal progetto è la “serializzazione” del prodotto: il brand assegna un codice a ogni articolo durante la fase di produzione, che poi verrà confrontato da Amazon al momento dell’acquisto per verificarne l’autenticità. Se il prodotto non risulterà autentico, la piattaforma potrà riconoscerlo e bloccarlo prima che raggiunga il consumatore.</p>
<p>Mentre l’adesione a <strong>Project Zero</strong> è gratuita,<mark class='mark mark-yellow'>per usufruire di questo ulteriore servizio le aziende dovranno pagare un massimo di cinque centesimi ad articolo, a seconda del fatturato</mark>.La contraffazione è diventata un grosso problema per il colosso dell’e-commerce, soprattutto perché la compagnia non aveva mai fatto particolari sforzi per regolare l’attività dei terzi, che vendevano i propri articoli senza che questi passassero mai per i magazzini di Amazon.</p>
<p style="text-align: center;">Per approfondire, continua la lettura su <a href="https://techcrunch.com/2019/02/28/amazon-launches-new-tools-that-allow-brands-to-proactively-fight-counterfeiting/" target="_blank">TechCrunch</a></p>
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		<title>Tortoise, rallentare le news per capire meglio il mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 11:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“News has become noise”, l’informazione è diventata rumore. È per sconfiggere questa tendenza che Tortoise Media, un progetto editoriale partecipativo nato in Gran Bretagna, ha chiesto fondi al pubblico attraverso ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1552" height="873" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/2b7f73d939e6cb7da22b15b968f4f6b6_original.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="2b7f73d939e6cb7da22b15b968f4f6b6_original" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><em>“News has become noise”</em>, l’informazione è diventata rumore.</mark> È per sconfiggere questa tendenza che <strong>Tortoise Media</strong>, un progetto editoriale partecipativo nato in Gran Bretagna, ha chiesto fondi al pubblico <a href="https://medium.com/kickstarter/news-has-become-noise-tortoise-wants-to-change-that-266c77548fee">attraverso la piattaforma Kickstarter</a>. E ha avuto un successo straordinario: 2.500 persone hanno donato oltre mezzo milione di sterline, rendendo Tortoise il progetto giornalistico più finanziato nella storia del crowdfunding. Un ruolo, sicuramente, lo hanno giocato i promotori, non proprio gli ultimi arrivati: <strong>James Harding</strong>, già direttore di Bbc News ed editore del Times; <strong>Katie Vanneck-Smith</strong>, fino a giugno 2018 direttrice di Dow Jones, la società editrice del Wall Street Journal; <strong>Matthew Barzum</strong>, ex ambasciatore degli Usa nel Regno Unito.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/2019-02-26.png"><img class="aligncenter wp-image-38142 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/2019-02-26-1024x480.png" alt="2019-02-26" width="1024" height="480" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lanciando la raccolta fondi lo scorso ottobre, i tre hanno analizzato il panorama dell’informazione contemporanea: “Siamo sommersi dalle news. Non tutte sono false o scadenti, molte sono anche buone: ma sono semplicemente troppe, e sempre le stesse. Troppi inseguono le notizie, ma <strong>ignorano le storie</strong>. Tutta questa fretta rende i consumatori ansiosi e sfiduciati”. Ecco allora il loro progetto alternativo: “In un mondo dove tutti corrono a rotta di collo, noi crediamo di dover rallentare per diventare più saggi”. <mark class='mark mark-yellow'>Quindi niente conferenze stampa o breaking news: “Vogliamo prenderci il tempo per vedere il quadro completo, per riconoscere le tendenze che danno forma al nostro futuro, per investigare su ciò che non si vede”.</mark></p>
<p>E soprattutto, di dover “dare a ciascuno il proprio posto al tavolo”: creare un giornalismo partecipativo basato su conference calls giornaliere, i “<strong>ThinkIn</strong>”, in cui i redattori discutono insieme agli abbonati quali storie realizzare. Chi partecipa agli incontri è invitato a dire la propria, partecipando all’attività del giornale.</p>
<p style="text-align: center;">Per saperne di più, leggi l&#8217;articolo completo su <a href="https://www.journalism.co.uk/news/tortoise-uses-editorial-discussions-to-fuel-an-open-journalism-membership-model/s2/a735173/" target="_blank">Journalism.co.uk</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fermare l&#8217;invecchiamento? Con un trapianto si può</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 16:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il miglior trattamento anti-età potrebbe essere un trapianto di cellule più giovani. È la conclusione a cui sono giunti gli scienziati del Cedars-Sinai Medical center di Los Angeles in una ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1918" height="1219" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Cultured_Rat_Hippocampal_Neuron_24327909026.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cultured_Rat_Hippocampal_Neuron_(24327909026)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il miglior trattamento anti-età potrebbe essere un trapianto di cellule più giovani.</mark> È la conclusione a cui sono giunti gli scienziati del <strong>Cedars-Sinai Medical center</strong> di Los Angeles in una ricerca <a href="https://www.nature.com/articles/s42003-019-0298-5#Abs1" target="_blank">pubblicata sulla rivista <em>Communications Biology</em></a>.</p>
<p>Trapiantando una porzione di midollo osseo da un ratto giovane a uno più anziano, si è scoperto, le cellule cerebrali di quest’ultimo conservano migliori abilità cognitive e di memoria rispetto agli esemplari della stessa età.</p>
<p>In particolare, il midollo giovane rallenterebbe il decadimento dei neuroni: gli assoni (i maggiori conduttori che promanano dal corpo neuronale) dei topi sottoposti alla trasfusione sono risultati più lunghi, e i loro collegamenti con il resto del cervello più ampi. Inoltre, questi esemplari hanno risposto meglio di tutti gli altri ai test cognitivi loro sottoposti.</p>
<p style="text-align: left;"><mark class='mark mark-yellow'>Non è ancora provato che lo stesso meccanismo possa funzionare negli esseri umani: serviranno anni di test per stabilirlo</mark>. Ma gli scienziati sono comunque entusiasti: “Nel prossimo futuro il numero di anziani aumenterà, e di pari passo l’incidenza della malattia di Alzheimer, moltiplicando i costi per la sanità pubblica” – dice <strong>Clive Svendsen</strong>, direttore dell’Istituto di medicina rigenerativa del Cedars Sinai.</p>
<p style="text-align: left;">“La nostra ricerca ha dimostrato come il declino cognitivo dei topi può essere diminuito di molto semplicemente fornendo loro cellule più giovani, che vanno ad agire sul cervello per ridurre la perdita di sinapsi dovuta all’invecchiamento”.</p>
<p style="text-align: center;">Per approfondire, continua la lettura su <a href="https://futurism.com/youtube-pedophiles-advertisers-flee" target="_blank">Futurism</a></p>
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		<title>Il successo sul web? Non sta nei clic, ma nella fedeltà</title>
		<link>https://www.magzine.it/il-successo-sul-web-non-sta-nei-clic-ma-nella-fedelta/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2019 14:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[La decennale “febbre da clic”, forse, è vicina a spegnersi. Varie testate online hanno iniziato a rendersi conto che l’indicatore più affidabile del successo in rete non sono le visualizzazioni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="700" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/UBAwiki_Audience.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="UBAwiki_Audience" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>La decennale “febbre da clic”, forse, è vicina a spegnersi</mark>. Varie testate online hanno iniziato a rendersi conto che l’indicatore più affidabile del successo in rete non sono le visualizzazioni delle pagine, ma la fedeltà del pubblico. Cioè il numero di lettori che dopo aver letto una notizia tornerà a visitare il sito, portando traffico e guadagni. Ma come si fa a misurare questo dato?</p>
<p>Non esiste una singola metrica in grado di dirci quanto siano “abituali” i lettori di un certo sito di news. L’unico modo di capirlo è sviscerare e confrontare in modo professionale i dati di <strong>Google Analytics</strong>. Ma chi ha il tempo o le capacità di farlo, soprattutto in realtà medio-piccole? A risolvere questo problema ci ha pensato il <strong>Center for Cooperative Media</strong> della <strong>Montclair University</strong>, realizzando l’<strong>Audience Explorer dashboard</strong>. Si tratta di uno strumento agile e gratuito capace di individuare, per ogni sito, tre categorie di utenti: <strong>Casual visitors</strong> (non più di una visita al mese), <strong>Prospective loyalists</strong> (dalle 2 alle 5 visite), Brand lovers (6 visite o più). <mark class='mark mark-yellow'>Maggiore è il numero di <strong>Brand lovers</strong>, maggiore è l’efficacia della testata in termini di business</mark>.</p>
<p>Sono questi ultimi, infatti, a suggerire nuovi temi alla redazione, promuovere il marchio della testata nella propria cerchia, commentare gli articoli e partecipare agli eventi. Spesso, poi, finanziano direttamente il progetto. Come si trasformano gli utenti da Casual visitors a Brand lovers? Non c’è una sola risposta, ma l’Audience Explorer dashboard rende più facile capire qual è il segmento di utenza al quale puntare. Lo strumento permette di identificare provenienza e fascia d’età dei lettori più affezionati, quali sono i contenuti più letti e i device più utilizzati.</p>
<p style="text-align: center;">Per approfondire, continua la lettura su <a href="https://medium.com/centerforcooperativemedia/introducing-the-audience-explorer-dashboard-for-small-publishers-9fbff748c47">Medium</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Green new deal, il manifesto ambientalista dei nuovi dem</title>
		<link>https://www.magzine.it/green-new-deal-il-manifesto-ambientalista-dei-nuovi-dem/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 16:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[alexandria ocasio-cortez]]></category>
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		<description><![CDATA[Emigrazione dalle regioni più colpite, aumento degli incendi boschivi, intensificazione degli eventi atmosferici estremi (alluvioni e uragani) e frequenti ondate di calore. Sono alcuni degli effetti che il cambiamento climatico ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="304" height="166" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/download.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="download" /></p><div id="attachment_37945" style="width: 240px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Alexandria_Ocasio-Cortez_Official_Portrait.jpg"><img class="wp-image-37945 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Alexandria_Ocasio-Cortez_Official_Portrait-240x300.jpg" alt="Alexandria_Ocasio-Cortez_Official_Portrait" width="240" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandria Ocasio-Cortez</p></div>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Emigrazione dalle regioni più colpite, aumento degli incendi boschivi, intensificazione degli eventi atmosferici estremi (alluvioni e uragani) e frequenti ondate di calore.</mark> Sono alcuni degli effetti che il <strong>cambiamento climatico</strong> potrebbe avere negli Stati Uniti se gli obiettivi fissati dall’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) nel rapporto dello scorso novembre non saranno rispettati. Per questo la rappresentante <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> e il senatore <strong>Ed Markey</strong> hanno presentato al Congresso di Washington una risoluzione di 14 pagine per impegnare il governo di <strong>Donald Trump</strong> a traghettare gli Usa verso un modello energetico 100% rinnovabile, a zero emissioni. Non solo: la strada tracciata da Cortez e Markey comprende investimenti in auto elettriche e linee ferroviarie ad alta velocità, nonché l’aumento del cosiddetto “costo sociale” del carbone. Il documento cita gli obiettivi da raggiungere per scongiurare lo scenario descritto dall’Ipcc: abbattimento delle emissioni attuali dal 40 al 60% entro il 2030, per arrivare a un rapporto emissioni/assorbimenti pari a zero entro il 2050.<mark class='mark mark-yellow'>Un piano ambizioso, che non fornisce cifre per la propria realizzazione, ma dal valore stimato di oltre mille miliardi di dollari.</mark> L’hanno ribattezzato “<strong>Green new deal</strong>”, come il celebre nuovo corso economico inaugurato nel 1933 da Franklin Roosevelt, ed è diventato la bandiera della sinistra del partito Democratico. Un’area politica in rapida ascesa dopo le elezioni di mid-term, che hanno portato a Washington una nuova generazione di deputati espressione dell’anima più progressista del Paese, tra cui, appunto, la Ocasio-Cortez, diventata un simbolo dell’America giovane e multirazziale. La loro agenda ha al centro, insieme, le tematiche ambientali e quelle legate alla disuguaglianza, e punta a coinvolgere anche le correnti più moderate e restie del partito. Molto dipenderà proprio dalla credibilità che le proposte del Green new deal sapranno conquistare.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto alla previsione che le nuove strategie ambientali avranno come effetto la creazione di nuovi posti di lavoro, il piano prevede anche un vero e proprio nuovo contratto sociale per il Paese: assistenza sanitaria universale, salario minimo più elevato e di sopravvivenza, lotta ai monopoli e alle loro conseguenze deleterie sul lavoro e la società. <span class='quote quote-left header-font'>Sponsorizzato da Alexandria Ocasio-Cortez, il piano punta a ridurre a zero le emissioni nette entro il 2050</span> I promotori puntano a reperire i fondi necessari da una maggior tassazione dei redditi più elevati, con un’<strong>aliquota massima al 70%</strong> (il doppio di quella attuale). La diseguaglianza e la concentrazione della ricchezza, quindi, vengono trattate da proponenti del Green New Deal come una vera emergenza nazionale, da affrontare con rimedi drastici: esattamente quella che per Donald Trump è l’immigrazione dal Messico. Ocasio-Cortez e soci, quindi, sfoderano una versione di populismo di sinistra da offrire all’elettorato in alternativa a quelle che vengono condannate come le false promesse del tycoon.</p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>E i sondaggi sembrano premiare questo approccio:</mark> una progressività fiscale più aggressiva per le fasce alte, che raggiunga, appunto, anche il 70% per i redditi oltre i dieci milioni di dollari, è sostenuta da circa la metà della popolazione. Da una forte maggioranza di elettori democratici &#8211; il 73% &#8211; ma anche dal 47% degli indipendenti e persino dal 39% dei repubblicani. E anche la rivista <em>The Economist</em> ha preso atto di questa tendenza, dedicando la sua ultima copertina alla rinnovata popolarità di idee “socialiste” anzitutto tra i millennials.<br />
I target fissati dal Green new deal, però, per adesso sembrano molto lontani. L’energia proveniente da fonti rinnovabili negli Usa è solo un quinto del totale, alle spalle di gas naturale (32%), carbone (ancora il 31%) e nucleare (20%). Entro il 2050, stando agli attuali trend, le rinnovabili cresceranno ancora ma copriranno solo il 31% del fabbisogno complessivo.<span class='quote quote-left header-font'>Il costo? Mille miliardi di dollari. Da reperire tassando i ricchi fino al 70%</span> La nascita di una nuova <strong>smart grid</strong>, una rete elettrica efficiente, senza sprechi e accessibile che rimpiazzi sistemi di trasmissione obsoleti è un disegno che esiste da tempo ma non è mai stato finanziato adeguatamente dal Congresso. Al momento il governo investe circa 36 miliardi l’anno per aggiornare queste infrastrutture, senza alcuna ambizione di arrivare a una vera nuova rete nazionale entro il 2030. Le stime già esistenti dei finanziamenti necessari per reinventare la distribuzione di elettricità secondo criteri moderni e innovativi richiedono centinaia di miliardi di dollari nei prossimi vent’anni. E rivoluzionare i trasporti e le loro infrastrutture per portarli a emissioni zero è un progetto almeno altrettanto ambizioso. Il sogno di una nuova ferrovia ad alta velocità in California, tra San Francisco e Los Angeles, è stato appena ridimensionato dal neo-governatore progressista dello stato, <strong>Gavin Newsom</strong>, a causa di costi considerati proibitivi.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em><strong>Il paese più inquinante al mondo? La Cina. Usa solo secondi</strong></em></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpeg"><img class="alignleft wp-image-37949" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpeg" alt="download (1)" width="275" height="212" /></a><mark class='mark mark-yellow'>Nonostante gli sforzi messi in atto a livello globale, le emissioni di CO2 non accennano a diminuire.</mark> Attraverso i primi dati nazionali presentati nell’ambito della nuova direttiva Nec, l’<strong>Agenzia europea dell’ambiente (Aea)</strong> ha rivelato che spetta alla Cina il primato di Paese più inquinante al mondo. Con il 29.5% di emissioni di gas serra, infatti, la Cina produce circa un terzo dell’inquinamento globale. Al secondo posto c’è l’altra super potenza mondiale, gli Stati Uniti, responsabile del 14.3% delle emissioni totali. Il Vecchio continente, però, non è da meno: l’Unione europea infatti inquina per il 9.6%. Staccati troviamo  l’India (6.8%), la Russia (4.9%) e il Giappone (3.5%). In Europa, nel 2015, <strong>11 Paesi</strong> hanno sforato i tetti nazionali per l’inquinamento atmosferico da agricoltura e trasporti. Secondo le tabelle pubblicate dall’Aea, 18 stati membri Ue rischiano di non centrare gli impegni di riduzione fissati per il 2020, numero che aumenta a 22 se si considerano gli impegni del 2030.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando agli Usa, la maggior parte dei suoi Stati ha un’economia basata sulla produzione, e diverse industrie in tutto il Paese producono utilities che contribuiscono notevolmente agli scambi economici e forniscono occupazione a molti cittadini. Queste industrie, però, sono anche una grande fonte di inquinamento, a causa dei prodotti di scarto &#8211; come rifiuti chimici e fumi tossici &#8211; che vengono rilasciati nell’ambiente. Anche le centrali elettriche svolgono un ruolo importante nell’inquinamento industriale. Infatti, insieme alle industrie pesanti, producono quasi l’80% di tutte le emissioni di gas serra. Un’analisi del <strong>Center for Disease Control and Prevention</strong> ci dice che alcuni stati Usa inquinano più di altri. L’Indiana è considerato uno dei super inquinanti della nazione. Le sue centrali a carbone producono oltre 40 milioni di tonnellate di inquinamento tossico nell’aria. Lo stato dell’Ohio ha diversi stabilimenti produttivi ed è uno degli stati il cui settore di produzione elettrica è decisamente importante. Inoltre, l’Ohio ospita anche una centrale a carbone che contribuisce all’immissione di notevoli quantità di gas serra nell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Sicuramente, però, la situazione più preoccupante è quella del continente asiatico.</mark> In uno studio portato avanti dall’Asia Developement Bank è stato dimostrato che alla fine di questo secolo la temperatura aumenterà di ben 6 gradi centigradi. In certe aree, come Afghanistan, Pakistan e alcune regioni della Cina, l’aumento potrebbe arrivare a toccare gli <strong>8 gradi</strong>. Proprio la Cina, come già detto, è il paese più inquinante al mondo. Il processo di industrializzazione cinese, iniziato negli anni ’70, ha portato sia al miglioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone, ma allo stesso tempo, ha causato lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e all’innalzamento del livello d’inquinamento. Un altro paese fortemente inquinante è l’India, che nel 2016 ha aumentato le sue emissioni di carbonio del 5% invece di ridurle. New Delhi, la capitale, detiene il primato come città più inquinata del pianeta.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><em>David Doniger: &#8220;Proposta coraggiosa, aiuterà il dibattito&#8221;</em></h3>
<p style="text-align: justify;"><em> <a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/davedoniger_dc_450-2_vl.jpg"><img class="alignright wp-image-37951" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/davedoniger_dc_450-2_vl-300x300.jpg" alt="davedoniger_dc_450-2_vl" width="250" height="250" /></a>David Doniger si batte contro l’inquinamento dell’aria e il cambiamento climatico globale sin dal 1978, quando si è unito alla Nrdc, il Consiglio di difesa delle risorse naturali. Ha contribuito alla formulazione del Protocollo di Montreal, un accordo internazionale sviluppato per fermare la riduzione dello strato d’ozono della Terra, e a molti importanti emendamenti al Clean Air Act. Nel 1993 Doniger ha lasciato la Nrdc per fornire le proprie competenze al Consiglio della Casa Bianca sulla qualità dell’ambiente e all’agenzia americana di protezione ambientale. In seguito, nel 2001, è tornato alla Nrdc e da allora ha difeso il Clean Air Act dagli attacchi del Congresso.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è l’obbiettivo che i democratici si prefiggono con il Green New Deal?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;È una proposta molto coraggiosa che ha l’obbiettivo di de-carbonizzare totalmente il fabbisogno energetico e di investire nelle energie rinnovabili. I democratici promettono questa transizione in pochi anni. È un cambiamento epocale che dovrà coinvolgere soprattutto le realtà locali.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché è necessario attuare questi provvedimenti al più presto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La valutazione nazionale sul clima è parsa a tutti un allarme inequivocabile. Questa dimostra chiaramente che l’inquinamento da carbonio sta causando pericolosi cambiamenti al nostro clima e che il nostro futuro dipende dal ridurre o meno questo inquinamento. Le prove sono molte e molto chiare, è ormai accertato che le attività umane, specialmente le emissioni di gas a effetto serra, sono la causa principale di questo riscaldamento globale di cui si hanno evidenze fin dalla metà del ventesimo secolo.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Concretamente, quali sono i dati che testimoniano il surriscaldamento globale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ce ne sono tanti. Ne sottolineo alcuni: il livello medio del mare in tutto il mondo è salito di circa 7/8 pollici, ossia 17/20 cm dal 1900; e la metà di questo aumento si è avuta dal 1993. Il peggio però è che i livelli del mare continueranno a salire. Ci si aspetta un innalzamento netto nei prossimi quindici anni e addirittura di 1/4 piedi (dai 30 ai 120 cm) entro il 2100. Ma tutti i dati sono in aumento: quello delle piogge abbondanti, quello delle ondate di calore, quello degli incendi nei boschi.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questi valori dunque variano velocemente e sembrano anche peggiorare. È così?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<mark class='mark mark-yellow'>Il punto è che il clima sta cambiando, è cambiato ed è sempre stato così nella storia.</mark> L’uomo, volente o nolente, contribuisce in grande parte a tali modifiche. Di certo si tratta di analizzare bene, misurare con esatta precisione questi cambiamenti, cosa che ritengo sia estremamente interessante e accattivante. Si tratta però di dati di fatto che non possiamo ignorare e di cui dobbiamo parlare e spingere gli altri a parlarne. E credo che il Green New Deal sia un ottimo modo per incoraggiare e spronare ad aprire un serio dialogo su questo argomento così importante.&#8221;</p>
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		<title>Fact-check: governo Conte, il più amato d&#8217;Europa?</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 08:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Frosina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[MOSTLY TRUE / Luigi Di Maio: &#8220;Il governo Conte ha il più alto consenso in Europa&#8221; Ospite di Myrta Merlino a L&#8217;aria che tira su La7, il 23 gennaio 2019 il vicepremier ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2467" height="1694" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/complete-chart2.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="complete-chart" /></p><h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>MOSTLY TRUE </strong><strong>/</strong><em><strong> </strong></em>Luigi Di Maio: &#8220;Il governo Conte ha il più alto consenso in Europa&#8221;</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.la7.it/laria-che-tira/rivedila7/laria-che-tira-puntata-23012019-23-01-2019-261134" target="_blank">Ospite di Myrta Merlino a <em>L&#8217;aria che tira </em>su La7</a>, il 23 gennaio 2019 il vicepremier e ministro del Lavoro e delle Politiche sociali <strong>Luigi Di Maio</strong> ha dichiarato che, secondo <a href="http://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2019/01/Analisi-Istituto-Cattaneo-Consenso-governo-Conte-Valbruzzi.pdf" target="_blank">uno studio realizzato dall&#8217;Istituto Cattaneo</a>, il governo Lega-Movimento 5 Stelle sarebbe il più popolare d&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà il report citato da Di Maio <strong>non fornisce esattamente questo dato</strong>. Nel documento, intitolato <em>Lo strano caso del consenso al governo Conte </em>e redatto sulla base dei <a href="http://www.parlgov.org" target="_blank">dati messi a disposizione da <em>ParlGov</em></a> e <a href="https://pollofpolls.eu/" target="_blank"><em>Poll of Polls</em></a>, viene esaminata la dinamica del consenso sia dei partiti (di maggioranza e di opposizione) che dell&#8217;esecutivo Lega-Movimento. Si mette in evidenza come il governo, nonostante l&#8217;importante consenso di cui gode, non sia il più popolare in assoluto tra i Paesi dell&#8217;Ue. Si colloca infatti al secondo posto, <strong>subito dopo il governo di Malta</strong> guidato dal premier laburista Joseph Muscat. L&#8217;esecutivo maltese supera la soglia del 60% (dal 55,1% del 9 marzo 2013, +5%) di gradimento tra i suoi cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal grafico emerge però che dal giorno dell&#8217;insediamento a oggi, il governo Conte è l&#8217;esecutivo che <strong>ha guadagnato di più in termini di consenso</strong> (dal 50,1% del 4 marzo al 58,5% del settembre 2018, +8,4%) tra quelli dell&#8217;Unione europea.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Schermata-2019-02-12-alle-12.47.32.png"><img class="wp-image-37741 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Schermata-2019-02-12-alle-12.47.32-1024x971.png" alt="Schermata 2019-02-12 alle 12.47.32" width="1024" height="971" /></a></p>
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<h4><span style="color: #000080;">La curva del consenso degli esecutivi dei principali Stati Ue</span></h4>
<p><strong><em>Francia                                                                  Germania                                                                   </em></strong><strong><em>  </em></strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/France-consensus.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-37769" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/France-consensus-300x285.png" alt="France consensus" width="300" height="285" /></a><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Germany-consensus.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-37770" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Germany-consensus-300x285.png" alt="Germany consensus" width="300" height="285" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Regno Unito                                                         </strong><strong>Italia (in rosso)</strong></em></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/UK-Consensus1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-37775" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/UK-Consensus1-300x283.png" alt="UK Consensus" width="300" height="283" /></a><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/M5S-Lega-Consensus.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-37776" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/M5S-Lega-Consensus-300x284.png" alt="M5S-Lega Consensus" width="300" height="284" /></a></p>
<h4></h4>
<h4><span style="color: #000080;"><strong>Il governo guadagna popolarità, l&#8217;opposizione perde voti</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://pollofpolls.eu/IT" target="_blank">I dati forniti da <em>Poll of Polls</em></a> e basati sui sondaggi condotti da 8 istituti (<em>Quorum</em>, <em>Tecnè</em>, <em>SWG</em>, <em>Euromedia Research</em>, <em>Piepoli</em>, <em>EMG</em>, <em>Index Research</em>, <em>Demos&amp;Pi</em>) confermano l&#8217;aumento dei consensi per i partiti che sostengono il governo Conte, che <strong>ha sfiorato il 60%</strong> (+8,4% rispetto al giorno delle elezioni) tra ottobre e novembre 2018, mentre sembra registrare un leggero calo negli ultimi mesi, probabilmente dovuto agli scontri tra M5S e Lega in materia di legge di bilancio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda invece il<strong> Partito democratico</strong>, nel periodo che va dalle elezioni a oggi, i sondaggi restituiscono un&#8217;apparente stabilità, con una <strong>percentuale di consensi ferma al 18%</strong> (-1%), senza cali né rilevanti impennate. Leggermente diversa la tendenza di <strong>Forza Italia</strong>, che ha subìto un <strong>calo di circa 3 punti percentuali</strong> nelle intenzioni di voto, con una forbice di valori che va dal <strong>7,9%</strong> (-6,1%) dei consensi riportato da <em>Index</em>, all&#8217;<strong>11,9%</strong> (-3,1%) riportato da <em>Tecnè</em>. Il partito di Silvio Berlusconi, quindi, sembra al momento il più danneggiato dall&#8217;<em>exploit</em> della nuova Lega di Matteo Salvini. Nel periodo a cavallo tra fine 2018 e inizio 2019, Forza Italia ha toccato il punto più basso di consenso, raggiungendo a fatica il <strong>9%</strong> (-5%). Per contro, la Lega ha raggiunto nella seconda metà del 2018 il <strong>32%</strong> (+15%), diventando il primo partito politico italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso di crescita del M5s, invece, dopo l&#8217;ascesa al governo ha subìto una brusca battuta di arresto. Attualmente, il partito di Di Maio può contare su un elettorato assestatosi al <strong>25%</strong> (-8%), percentuale inferiore di circa 8 punti a quella stimata per la Lega.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Italia.png"><img class="aligncenter wp-image-37746 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Italia-1024x547.png" alt="Italia" width="1024" height="547" /></a></p>
<h4></h4>
<h4><span style="color: #000080;"><strong>Il consenso di Lega e M5S dal 4 marzo a oggi</strong></span></h4>
<p style="text-align: justify;">È proprio dai sondaggi che emerge in maniera palese il divario tra le due anime che costituiscono l&#8217;esecutivo Conte. Prendendo come riferimento le indagini svolte da <em>SWG</em>, da quando è al governo la Lega di Salvini ha raddoppiato la propria percentuale di voti. Alle politiche del 4 marzo 2018 aveva ottenuto il 17,35%, mentre il 28 gennaio 2019 risulta essere al <strong>32,6% (+15,25%)</strong>. Gli aumenti più sostanziali sono stati registrati dopo gli altri appuntamenti elettorali (22 aprile, 10 giugno) che hanno visto trionfare il centrodestra (regionali e amministrative), e nei momenti di maggiore tensione dovuti alla crisi dei migranti (25 agosto e 28 gennaio).</p>
<p style="text-align: justify;">Completamente diversa la situazione del Movimento 5 Stelle, che ha vissuto un crollo continuo, passando dal 32,68% del 4 marzo 2018 al<strong> 24,9% (-7,78%)</strong> del 28 gennaio 2019. Dopo un&#8217;iniziale crescita (35,2% il 23 marzo, +10,3%), il movimento di Grillo ha perso i propri consensi soprattutto in seguito all&#8217;accordo di governo con la Lega. Leggeri segnali di risalita sono stati registrati in concomitanza con l&#8217;abolizione dei vitalizi alla Camera (12 luglio) e l&#8217;approvazione del Def (27 settembre) contenente il via libera al reddito di cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Lega.png"><img class="alignleft wp-image-37749" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Lega-300x178.png" alt="Lega" width="460" height="273" /></a><img class="alignright wp-image-37750" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/M5S.png" alt="M5S" width="460" height="278" /><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>         Dati e grafici di SWG</strong></p>
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<h4><span style="color: #000080;"><strong>L&#8217;ascesa dei movimenti sovranisti in Europa e in Italia</strong> </span></h4>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;avanzata dei partiti sovranisti in Europa continua. Come confermato dagli ultimi sondaggi realizzati da <em>Poll of Polls</em>, un&#8217;alleanza fra i tre maggiori gruppi parlamentari con ideologia sovranista potrebbe costituire <strong>la seconda forza politica</strong> all&#8217;interno del Parlamento europeo. Se infatti si dovesse trovare un accordo fra Europa delle Nazioni e delle Libertà (<strong>ENF</strong>), Conservatori e Riformisti Europei (<strong>ECR</strong>) e Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (<strong>EFDD</strong>), il gruppo dei sovranisti europei nel suo insieme potrebbe <strong>superare i 150 seggi</strong> e posizionarsi alle spalle del Partito Popolare Europeo (<strong>EPP</strong>) – dato oggi a 178 seggi – e di poco sopra all&#8217;Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (<strong>S&amp;D</strong>), stimata intorno ai 135 seggi. Sembra ormai chiaro che le prossime elezioni europee dal 23 al 26 maggio non saranno, come di consueto, una sfida fra popolari e socialisti. Faranno il loro ingresso, in maniera più o meno dirompente, le forze politiche esterne ai partiti tradizionali, con vocazione sovranista e spesso euroscettica.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando nello specifico ai dati, si notano le diverse tendenze dei nazionalisti nei vari Paesi. In Francia il <strong>Rassemblement National</strong> di Marine Le Pen ha superato En Marche! del presidente Emmanuel Macron ed è stimata la prima forza del Paese con il 22%. In Ungheria<strong> Fidesz</strong> di Viktor Orbán ottiene addirittura la maggioranza assoluta dei consensi (52%). Ottimo risultato anche per l&#8217;<strong>FPÖ</strong> in Austria, stimato al 22%, seppur ancora dietro a socialisti e popolari. Faticano, invece &#8211; almeno nel confronto con gli altri Paesi &#8211; i nazionalisti tedeschi (<strong>Alternative für Deutschland</strong> al 13%) e spagnoli (<strong>Vox</strong> all&#8217;11%). Fa storia a sé l&#8217;Italia, dove la Lega di Matteo Salvini, come visto, è saldamente il primo partito (32%), ma l&#8217;altra forza euroscettica, il Movimento 5 Stelle, è in netto calo (25%, -8% rispetto alle elezioni del 4 marzo).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Francia</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Francia1.png"><img class="aligncenter wp-image-37755 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Francia1-1024x553.png" alt="Francia" width="1024" height="553" /></a></p>
<p> <strong><em>Ungheria</em></strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Ungheria.png"><img class="aligncenter wp-image-37756 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Ungheria-1024x540.png" alt="Ungheria" width="1024" height="540" /></a></p>
<p><b><i>Austria</i></b></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Austria.png"><img class="aligncenter wp-image-37761 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Austria-1024x532.png" alt="Austria" width="1024" height="532" /></a></p>
<p><b><i>Germania</i></b></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Germania.png"><img class="aligncenter wp-image-37763 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Germania-1024x546.png" alt="Germania" width="1024" height="546" /></a><strong><em>Spagna</em></strong></p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Spagna.png"><img class="aligncenter wp-image-37764 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Spagna-1024x535.png" alt="Spagna" width="1024" height="535" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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