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	<title>magzine &#187; Natale Ciappina</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Sesso, questo sconosciuto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 11:01:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo è cambiato con la pandemia, ma è cambiato anche il sesso? Le relazioni filtrate non sono infatti una novità. Oltre alle mascherine, sono sempre più utilizzate anche le ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1100" height="600" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/06/sesso-e-pandemia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sesso-e-pandemia" /></p><p>Il mondo è cambiato con la pandemia, ma è cambiato anche il sesso? Le relazioni filtrate non sono infatti una novità. Oltre alle mascherine, sono sempre più utilizzate anche le dating app, luoghi virtuali in cui conoscersi dipende solo dal movimento del proprio pollice. Fra nuovi strumenti e limitazioni inedite, c’è poi chi vive il sentimento in maniera diversa dal 99% della popolazione, andando oltre gli stereotipi di genere. Ma i tabù sulla sessualità sono ancora forti.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Parlarne in un talk, dal titolo <strong>#SexShow</strong> ci è sembrato un modo concreto per cercare di modificare una cultura che impedisce, spesso, di vivere il sesso in libertà. Lo abbiamo fatto anche con due ospiti di eccezione: la psicologa e sessuologa Chiara De Bella e la sociologa Sara Nanetti.</mark></p>
<h2 style="text-align: center;">Guarda <a href="https://youtu.be/FIrR0JkJPm8">qui </a>il talk show sul nostro canale Youtube</h2>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>
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		<title>Gender gap nel giornalismo, parla Anna Masera</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 17:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[anna masera]]></category>
		<category><![CDATA[deontologia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1367" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/05/13029409_10153402394987854_451808441978460347_o.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="© Alessio Jacona, Festival Internazionale del Giornalismo 2016" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Se c’è una regola valida in generale ma essenziale nel giornalismo, è che per ogni argomento c’è un modo adatto di parlarne. È un mestiere, più di tanti altri, dov’è fondamentale la precisione nel linguaggio, anche se non è sempre così. Capita infatti di trovare sui giornali, nelle tv o nelle radio frasi e concetti intrisi di stereotipi fallaci. C’è bisogno di grande attenzione quando si scelgono le parole, specie per certi argomenti. Quando si parla di femminicidi, ad esempio, bisogna fare attenzione a non empatizzare con il presunto uccisore, anche se non bisogna arrivare a uccidere per capire quanto siano evidenti certi problemi, specie se si tratta di discriminazioni di genere. Spesso non sono nemmeno delle scelte consapevoli. Negli ultimi anni la sensibilità su questi temi è cambiata, e non tutti i giornalisti sono stati in grado di intercettare questo tipo di evoluzione. Si tratta di una questione complessa che ha a che fare anche con chi sta nelle redazioni, composte ancora oggi, in maggioranza, da uomini. </span></p>
<p><strong>Anna Masera, giornalista della <i>Stampa</i></strong><span style="font-weight: 400;"><strong>, ricopre dal 2016 il ruolo di public editor</strong> – una figura già presente in diversi giornali americani, anche se inedita in Italia, a cui è richiesta la protezione dell’integrità e della correttezza della testata per cui lavora. Masera è sempre stata molto attenta, sia al </span><a href="https://www.lastampa.it/rubriche/public-editor/2021/02/09/news/il-vaccino-non-e-un-siero-e-nemmeno-un-antidoto-1.39877389"><span style="font-weight: 400;">corretto utilizzo delle parole</span></a><span style="font-weight: 400;"> che alla </span><a href="https://www.lastampa.it/rubriche/public-editor/2021/03/22/news/la-parita-di-genere-che-manca-nelle-redazioni-1.40059677"><span style="font-weight: 400;">diversità di genere dentro le redazioni</span></a><span style="font-weight: 400;">; due questioni che spesso finiscono per incrociarsi. L’abbiamo raggiunta e abbiamo parlato di come il giornalismo stia affrontando le discriminazioni di genere, non senza rendere conto dei cambiamenti dentro le redazioni italiane.</span></p>
<p><strong><strong> </strong></strong><b>Dall&#8217;1 gennaio 2021 è entrata in vigore una versione aggiornata del testo unico dei doveri del giornalista che introduce delle indicazioni per il rispetto delle differenze di genere. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Carlo Verna, il presidente dell’Ordine dei giornalisti (Odg), ha fatto bene a intervenire, perché era una cosa che bisognava fare prima o poi. Però, come si dice in questi casi, “fra dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Oggi c’è sicuramente maggiore sensibilità rispetto a una volta, e un po’ con il mio ruolo di garante dei lettori, un po’ con gli interventi dell’Odg, un po’ per il fatto che tutti ci criticano, alla fine i giornalisti si stanno aggiornando. Ma le contraddizioni sono ancora tantissime e non c’è una pratica diffusa a stare attenti al genere. È una prassi che va introdotta e consolidata, ci vorrà un po’ di tempo. Non è che se i giovani di oggi, che sono attenti al genere, allora vuol dire che tutta la società lo sia. Ci sono generazioni che la pensano diversamente, o che non sono proprio abituate a pensarla in questo modo. Serve cultura, che non si stabilisce con una regolina che cambia tutto da un giorno all’altro.</span></p>
<p><strong><strong> </strong></strong><b>Molte frasi fatte e luoghi comuni, tipici del giornalismo, sono legati a concetti stereotipati o discriminatori. Sconfiggere gli stereotipi aiuterebbe a eliminare certe differenze di genere, oppure servirebbe <b>qualcos’altro</b>?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono i giornalisti attenti e altri meno attenti: i giornali sono fatti da persone, e ogni persona è responsabile per se stessa. Non c’è una voce unica nei giornali, tranne per quelli molto schierati che prendono posizioni provocatorie di proposito, come fanno </span><i><span style="font-weight: 400;">Libero</span></i><span style="font-weight: 400;"> e il </span><i><span style="font-weight: 400;">Giornale</span></i><span style="font-weight: 400;">, che giocano al politicamente scorretto per far parlare di sé. C’è anche questa componente. Poi, se parli singolarmente ai direttori di questi giornali, sono molto più colti di quanto appaiano. Ma sulla carta stampata scrivono provocazioni per incrementare la vendita, perché i giornali sono molto in crisi. </span></p>
<p><b>Sì, però spesso si avverte una grande contraddizione fra la neutralità dell’informazione e l’attenzione al lessico che stessi giornali dovrebbero portare avanti. Ad esempio, la scelta di usare o meno l’articolo davanti al nome di una donna è una presa di posizione da parte di chi lo fa o no?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È sbagliato scrivere </span><i><span style="font-weight: 400;">la</span></i><span style="font-weight: 400;"> Boldrini, bisogna dire Boldrini. Come si dice Giannini, come si dice Mieli, o Draghi. Non si dice </span><i><span style="font-weight: 400;">il</span></i><span style="font-weight: 400;"> Draghi. Dire </span><i><span style="font-weight: 400;">la</span></i><span style="font-weight: 400;"> Boldrini è sbagliato. Poi è colloquiale, e il giornalismo è colloquiale, quindi poiché la maggioranza parla così, i giornali si adeguano. Ma se vuoi essere corretto non lo scrivi. Un conto è il parlato, un conto è la scrittura. Il colloquiale va bene ma fino a un certo punto nella scrittura, e bisogna stare molto attenti, specie in questo periodo in cui il politicamente corretto è importante. Quindi avere rispetto per la lingua corretta è rispettoso anche del genere, e delle donne in questo caso. Ci sono una serie di regole che a me sono state insegnate, e a cui bisogna prestare attenzione. Se un uomo sceglie di cambiare sesso devi declinare al femminile, anche se te lo ricordi come una persona che all’inizio era di sesso maschile. A volte, ad esempio, si parla di Chelsea Manning come di un uomo, nonostante adesso sia una donna.</span></p>
<p><b>Ecco, il politicamente corretto. C’è da dire che in Italia spesso viene dato più risalto alle distorsioni del </b><b><i>politically correct</i></b><b>, invece che alle notizie che riguardano le violenze di genere. Il fatto che in una </b><b><i>high school</i></b><b> del Massachusetts si rimuova Omero dal piano di studi fa più rumore, rispetto a un caso di razzismo o di femminicidio.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Preferisco non semplificare troppo il discorso, né da una parte né dell’altra. In Italia in molti sono rigorosi e attenti e attenti al </span><i><span style="font-weight: 400;">politically correct,</span></i><span style="font-weight: 400;"> altri reagiscono all&#8217;opposto, perché preferiscono l&#8217;ironia. Io penso che bisogna saper stare al gioco, ma sulle questioni serie bisogna essere seri, facendo delle distinzioni. In questo momento c’è molta tensione, perché quando emerge una tendenza nuova il vecchio cerca di resistere. Viviamo una fase molto complessa, e io cercherei di essere equilibrata; di essere corretta nella scrittura, rispettosa del genere e della dignità umana e delle notizie, ma anche rispettosa della storia, perché il politicamente corretto si applica nella revisione storica. Penso che sia esagerato non leggere Omero, perché la cultura è cultura, anche se certi personaggi hanno fatto tutta una serie di cose che non erano proprio politicamente corrette; ecco, sono contraria alla revisione storica in quel senso lì. Però è anche giusto, quando si insegna la storia, dire che alcune cose erano assolutamente sbagliate. Per esempio, ricordate quella polemica su </span><i><span style="font-weight: 400;">Via col Vento</span></i><span style="font-weight: 400;"> rimosso da Hbo Max (una piattaforma di streaming negli Stati Uniti, <em>ndr</em>), e poi re-inserito ma con un avvertimento iniziale, in cui si specifica il contesto in cui fu girato? Ecco, </span><i><span style="font-weight: 400;">Via col Vento</span></i><span style="font-weight: 400;"> è uno dei miei film preferiti, però va collocato storicamente, visto che effettivamente ci sono delle scene dove si inneggia alla schiavitù; mettere un <em>disclaimer</em> che spieghi che il film è ambientato in un contesto razzista è comprensibile, ed è giusto che non sembri normale l&#8217;esistenza degli schiavi. </span></p>
<p><b>Potrebbe essere una soluzione quella di inserire nelle redazioni un ruolo come quello del <em>gender editor</em> (una figura, presente in alcune testate statunitensi, che si occupa di temi riguardanti le discriminazioni)? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <em>gender editor</em> sarebbe meravigliosa! C’è bisogno di attenzione a tutto quello che è nuovo. Così come io sono <em>public editor</em>, così c’è stato il primo social media editor, il primo digital data editor, insomma, tutte figure lavorative inedite, nate grazie al giornalismo digitale. Quindi ben venga la <em>gender editor</em>, sarebbe giusto, ma prima di arrivarci… campa cavallo! I giornali che stanno nascendo possono immaginare di averlo, ma forse non ne hanno neanche bisogno, perché questi valori sono già incorporati nei giornalisti di nuova generazione. Per le vecchie redazioni potrebbe essere necessario, ma sarebbe vissuto molto male, perché in Italia i giornalisti non sono assolutamente preparati a questo tipo di idee.</span></p>
<p><b>Magari è solo una mia impressione, ma a volte mi sembra che tante donne debbano dimostrare agli uomini di essere in grado di occuparsi di determinati temi, come la politica, l’economia o lo sport. Sempre questo atteggiamento, a volte, porta le donne a non proporsi proprio, a non buttarsi, aprendo così al dilagare di firme maschili. Ad esempio </b><b><i>Ultimo Uomo</i></b><b>, una rivista online che si occupa di sport, fatica a trovare autrici donne per i propri pezzi. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho fatto la direttrice di un master in giornalismo, a Torino, per quattro anni. Facevamo sempre in modo che ci fossero abbastanza ragazze: su 20 studenti, dieci erano sempre ragazze. Era un osservatorio, e le ragazze si buttavano tranquillamente, fidati. Sono le giovani generazioni che si buttano tranquillamente. </span><i><span style="font-weight: 400;">Stampa</span></i><span style="font-weight: 400;"> La redazione politica di Roma de La <i><span style="font-weight: 400;">Stampa</span></i> ha tre caposervizio e sono tutte donne. È stata una scelta del direttore Giannini, quella di mettere tante donne. Si sono fatti passi da gigante rispetto al tempo passato. So per certo che le donne sono meno numerose nelle redazioni, il 41%, quindi il divario c’è ancora. In passato era un mondo prettamente maschile, poi il femminismo ha portato più donne in redazione, anche se adesso la situazione è di nuovo peggiorata: con la pandemia le prime a ritirarsi sono state le donne. I dati lo confermano in tutti i settori, non solo nel giornalismo. E in più le donne sono pagate di meno, e nei posti apicali non ci sono proprio. Non ci sono donne che fanno le direttrici: è un disastro. </span></p>
<p><b>I direttori dei sette maggiori telegiornali italiani sono tutti maschi. Lo sono anche quelli delle più importanti testate, sia cartacee che online. A conti fatti, fra i giornali a maggiore diffusione, le uniche direttrici donne sono Agnese Pini della </b><b><i>Nazione</i></b><b> e Nunzia Vallini del </b><b><i>Giornale di Brescia</i></b><b>. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Guarda, io sono assolutamente favorevole alle quote rose, anche nel giornalismo. Michela Murgia ha fatto una bellissima campagna per sensibilizzare il tema: ha iniziato a pubblicare su Twitter le prime pagine di </span><i><span style="font-weight: 400;">Repubblica</span></i><span style="font-weight: 400;"> e del </span><i><span style="font-weight: 400;">Corriere della Sera</span></i><span style="font-weight: 400;">, cerchiando di blu le firme maschili e di rosso quelle femminili. Questi cerchi erano quasi tutti blu nella maggior parte dei casi, e infatti lei metteva l’hashtag #tuttimaschi, dimostrando come i direttori tendano a considerare più importanti gli articoli degli uomini, tanto da metterli in prima pagina. Siccome è una selezione, quella della prima pagina, non si fanno venire in mente di trovare editorialiste donne per scrivere di certi argomenti come la politica o l’economia, che di solito vanno in primo piano. Ecco, Giannini ha invertito questa tendenza, facendone addirittura una forzatura: tra le firme nelle prime pagine della </span><i><span style="font-weight: 400;">Stampa</span></i><span style="font-weight: 400;">, almeno la metà sono donne, se non di più. Abbiamo un sacco di editorialiste donne, tra cui proprio Michela Murgia, perché c’è un direttore femminista da questo punto di vista. Però se vai a vedere i vertici del giornale non è riuscito a fare un vicedirettore donna (i vicedirettori della </span><i><span style="font-weight: 400;">Stampa</span></i><span style="font-weight: 400;"> sono tre uomini, ndr). In ogni caso un passo in avanti c’è stato, come ti dicevo parlando anche della redazione di Roma della </span><i><span style="font-weight: 400;">Stampa</span></i><span style="font-weight: 400;">. Ad alcuni colleghi magari può dare fastidio di vedere le quote rosa, ma si tratta di una conquista importante per raggiungere la parità di genere. Vanno messe, sia in politica che nei giornali. Le quote rosa ci vogliono anche negli articoli, però: quando il cronista scrive un pezzo e deve sentire delle persone, deve assicurarsi di aver rappresentato un po’ tutti; altrimenti ci si parla addosso in una bolla e non si rappresenta la società che è diversa, e non è fatta solo da bianchi, maschi ed etero.</span></p>
<p><strong><strong> </strong></strong><b>Guardo molto sport, ma soprattutto in questo settore mi sembra che di diversità non ce ne sia poi molta. Per le donne, poi, è molto difficile lavorare nel giornalismo sportivo in tivù, a meno che non siano molto avvenenti. È un problema che riguarda più l’audience o le redazioni?</b></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Come sai abbiamo una fantastica giornalista che fa l’inviata di esteri, Giovanna Botteri, presa in giro da un’altra donna perché se ne fregava dell’estetica e si presentava in televisione acqua e sapone. Ora, a parte che io reputo Giovanna Botteri una bellissima donna, ma il concetto è che anche se guardi la </span><i><span style="font-weight: 400;">Cnn</span></i><span style="font-weight: 400;"> lì non sono mica tutte delle star di Hollywood. Brave, competenti, ma senza look da dive, perché non è quello il ruolo: devono fare le giornaliste. Poi per quanto riguarda lo sport, come si dice: donne e motori. Ecco, le donne sono sempre state messe lì in vetrina, a fare le giornaliste sportive, perché attirano audience: dovevano essere sexy, belle. Alba Parietti ha cominciato così, a </span><i><span style="font-weight: 400;">Telemontecarlo</span></i><span style="font-weight: 400;">, come giornalista sportiva, e poi è diventata la soubrette che tutti conosciamo. Lilli Gruber la riprendevano a tre quarti e faceva la giornalista super-sexy: poi si è scoperto che è molto brava, però l’idea maschilista che c’era dietro era quella, della vetrina. Nel mondo del giornalismo sportivo ce ne sono molte, come Giulia Zonca della </span><i><span style="font-weight: 400;">Stampa</span></i><span style="font-weight: 400;">, che è un’inviata bravissima, anche se forse nel giornalismo di scrittura è più facile per le donne, mentre in tivù si punta di più a farle apparire come soubrette, a prescindere dal fatto che siano competenti o meno. Credo che si tratti di un mondo un po’ a parte, quello del giornalismo sportivo, però ecco, sì, tendenzialmente è molto maschile. Maschile e macho. Secondo me se si mettesse qualche giornalista bravo e gay, ti assicuro che avrebbe un’attenzione diversa, nel senso che diversificherebbe la sensibilità della redazione. La parità di genere emerge anche grazie al fatto che metti persone di provenienza, genere e orientamento sessuale diverso. Se metti troppo testosterone alla fine è ovvio che a dilagare è questo tipo di cultura. Siamo ancora una società dove il machismo è imperante, c’è poco da fare.</span></strong></p>
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		<title>Cineweek XXV: Pasqua di Cristo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2021 13:44:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[ben hur]]></category>
		<category><![CDATA[il vangelo secondo matteo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tempo di Pasqua non è fatto solo di uova di cioccolato, colombe e dove è possibile pranzi in famiglia in una bella giornata di sole primaverile. La Pasqua è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/04/Lultima-tentazione-di-Cristo.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lultima-tentazione-di-Cristo" /></p><p>Il tempo di Pasqua non è fatto solo di uova di cioccolato, colombe e dove è possibile pranzi in famiglia in una bella giornata di sole primaverile. La Pasqua è innanzitutto ricordare l&#8217;evento che rappresenta la speranza nella quale molti confidano: la promessa di una vita oltre la morte. Con il cineweek di questa settimana vogliamo farvi riflettere sulla ricerca del significato autentico della vita, su quanto essa possa essere speciale se vissuta con profondità. Vi auguriamo, quindi, una buona visione e una serena Pasqua a tutti.</p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: L&#8217;ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO</strong></p>
<p>Un Gesù umano, titubante, costretto ad accettare la sua missione per obbedienza nei confronti di Dio padre, è quello raccontato da Martin Scorsese ne L’ultima tentazione di Cristo. Un film che nel 1988, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, suscitò numerose polemiche da parte dell’ambiente cattolico, ma che rappresenta un messia empatico e desideroso di una vita comune, caratterizzato dal sentimento che attraversa i più grandi personaggi maschili “scorsesiani”, tormentati dal proprio ruolo e dalla propria morale ma sedotti dalla libertà. Willem Defoe offre un’interpretazione viscerale, appassionata e che potrebbe essere considerata “barbarica”, forse proprio per questa più umana e fragile delle versioni cristologiche dei film di Franco Zeffirelli (Gesù di Nazareth) e Mel Gibson (La passione di Cristo). Fondamentale l’apporto delle musiche “global” di Peter Gabriel.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play</strong></p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: RISORTO</strong></p>
<p>Ci sono storie che iniziano dalla fine. Con Risorto siamo al paradosso: la morte – la fine per eccellenza – è solo il principio. Al contrario di molti altri film incentrati sulla Passione, il protagonista non è Gesù, ma il tribuno romano Clavio, a cui Ponzio Pilato affida l’incarico di ritrovare il corpo del Nazareno, sparito dal suo sepolcro. L’indagine che si dipana a Gerusalemme nei giorni successivi alla resurrezione di Cristo diventa così per il soldato imperiale una ricerca in se stesso, fino a essere testimone della nascita di un nuovo credo che cambia il senso della sua stessa vita. Lo spettatore, come Clavio, arriva alla conclusione ponendosi mille domande e senza riuscire a darsi una risposta. Il mistero e la forza della fede diventano allora due componenti fondamentali su cui forse, alla vigilia di Pasqua, vale davvero la pena soffermarsi a riflettere.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video, Google Play, Netflix e Tim Vision</strong></p>
<p><strong>GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: BEN HUR </strong></p>
<p>La vendetta si nutre di un odio così profondo da rendere incrollabile la volontà di un uomo. Condannato ingiustamente e separato dagli affetti più cari, Ben Hur è un nobile della Giudea colmo di rancore verso colui che riteneva il suo miglior amico, il console romano Messala. Nella sua interpretazione da oscar Charlton Heston riflette le contraddizioni di un uomo in cerca di un senso da dare alla propria vita dopo tante sofferenze. Una domanda lo tormenta in particolare: vivere nell’odio o trovare la pace nel proprio cuore? La vittoria in una corsa di bighe può essere solo una magra consolazione e non un segno divino. Perché in quella terra lontana che vide la testimonianza di Cristo solo i gesti più umili possono essere un miracolo, come offrire dell’acqua ad un povero assetato.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e YouTube</strong></p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: IL VANGELO SECONDO MATTEO</strong></p>
<p>Ho tenuto da parte questo film per tantissimo tempo, aspettando un’occasione speciale che alla fine non ho mai trovato. E l’altra sera, quando ho acceso lo schermo, ammetto di non essere arrivato preparato per la poesia e la meticolosità che Pasolini ha messo nel Vangelo secondo Matteo. Per essere più diretti: prevedevo un lavoro di raccordo fra gli insegnamenti di Gesù alle trappole economiche e sociali, ma non pensavo che Pasolini li avrebbe legati in un modo così rivoluzionario. La telecamera si muove con uno scopo, poi in modo brusco e goffo torna a una forza mai vista prima, come se sfidasse l&#8217;infallibilità dell&#8217;obiettivo contro l&#8217;enormità del vangelo. Gran parte della bellezza del film, poi, viene dall’interpretazione Enrique Irazoqui, scomparso ieri: un Gesù dall’amore severo ma allo stesso tempo incrollabile.</p>
<p><strong>Disponibile in Dvd e Bluray</strong></p>
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		<title>CineWeek XXIV: Prigionia e umanità</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 15:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un anno dopo ci prepariamo a vivere il periodo di Pasqua allo stesso modo: chiusi nelle nostre case e con poche attività a nostra disposizione. Questo tempo di pandemia ci ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="898" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/WhatsApp-Image-2021-03-27-at-14.54.23.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2021-03-27 at 14.54.23" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Un anno dopo ci prepariamo a vivere il periodo di Pasqua allo stesso modo: chiusi nelle nostre case e con poche attività a nostra disposizione.</mark> Questo tempo di pandemia ci ha fatto scoprire i due volti delle nostre abitazioni. Rifugi sicuri, senza dubbio. Ma a lungo andare anche mura di una prigione di cui siamo allo stesso tempo tempo detenuti, guardie e direttori. <mark class='mark mark-yellow'>Questa settimana il CineWeek ci porta nel mondo delle carceri per ricordare a noi stessi che anche se rinchiusi non possiamo dimenticare né chi siamo né la nostra dignità.</mark> Buona visione.</p>
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<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: LE ALI DELLA LIBERTÀ</strong></p>
<p>Ma Andy Dufresne è colpevole o innocente? Con quella faccia da santarellino sembra impossibile che abbia ucciso la moglie e l’amante con cui l’ha colta in flagrante. Le porte della prigione di Shawshank si spalancano davanti a lui e per vent’anni resta chiuso tra le mura del carcere, diventando pian piano un punto di riferimento per gli altri reietti e per il direttore Norton. Eppure, d’improvviso, sparisce dalla propria cella come un fantasma senza lasciare traccia. In questo straordinario adattamento di uno dei racconti di Stephen King, la storia è tutta tesa a dimostrare quanto l’ingiustizia, la corruzione e il riscatto sociale possano essere strettamente intrecciati tra loro. Non bisogna trovarsi per forza dietro le sbarre per sentirsi prigionieri del mondo: bastano le semplici convinzioni altrui a rendere l’essere umano schiavo di una maschera che non gli appartiene. La ricerca della libertà è questo: spezzare le catene fisiche e psicologiche che condannano a impersonare un ruolo che non ci è proprio. Mai la <em>tagline</em> di un film fu più vera: “La paura può tenerti prigioniero, la speranza può renderti libero”.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
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<p><strong>GIOVANNI DOMASCHIO CONSIGLIA: ORANGE IS THE NEW BLACK</strong></p>
<p>All&#8217;idea di carcere si associa fin troppo spesso quella di prigionieri uomini e incattiviti, pronti a sfoderare insieme tutta la propria criminalità e mascolinità tossica. Il carcere, però, può essere anche femminile. Ecco allora una serie il cui microcosmo, la prigione appunto, è popolato da sole donne, ma le tematiche non si esauriscono certo nella loro vita da recluse. C&#8217;è invece anche molto spazio per trattare temi di giustizia sociale, attraverso digressioni sulla vita delle singole protagoniste ma anche vicende ancorate al presente ed a questioni molto più ampie, come la privatizzazione delle carceri negli Stati Uniti o, nelle ultime stagioni della serie, la detenzione di migranti del Centro-America. Molte emozioni e grande caratterizzazione dei personaggi, insomma, ma anche un magistrale impegno nel raccontare un&#8217;America dai mille problemi socio-culturali, dal sempiterno razzismo alla brutalità di polizia e forze di sicurezza.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
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<p><strong>GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: IL CASTELLO</strong></p>
<p>«Un castello può avere un solo re». È questa legge di natura alla base dello scontro tra il generale Irwin e il colonello Winter. Condannato alla detenzione in una prigione militare, Robert Redford interpreta un generale che cerca di riscattarsi restaurando la dignità e la fierezza di essere soldati nei detenuti. Perché aver servito sotto le armi è qualcosa che non può essere cancellata, nemmeno dal più spietato dei direttori carcerari. Ma questa volta la ricompensa per la vittoria non è la fuga verso la libertà o l’assoluzione da una condanna ingiusta. Si tratta di qualcosa di ancora più prezioso: essere riconosciuti come uomini in grado di rialzarsi dai propri errori e recuperare il proprio onore. Così da essere ricordati come veri compagni d’arme.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
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<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: IL PROFETA</strong></p>
<p><em>Il profeta</em> è l’opera più importante del grande regista francese Jacques Audiard, un vero e proprio sovvertitore delle regole dei generi, in questo caso il &#8220;prison movie&#8221;. Il diciannovenne Malik (Tahar Rahim) entra in carcere da analfabeta, senza contatti, ma presto intuisce che per evitare di soccombere deve stare alle regole dei più forti, abbracciando una completa educazione all’illegalità e alla malavita. Il protagonista diventa un uomo in carcere, applicandosi, studiando, imparando a relazionarsi con i meccanismi del potere e a delinquere: un autentico racconto di formazione, dove si rimane in piedi soltanto grazie alla scelta di non sfuggire all’inevitabilità dello scontro e del sangue. Crudo e allergico ai moralismi, Audiard è però sempre attento al fattore umano: il percorso criminale di Malik è vissuto come una graduale presa di consapevolezza di sé.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: FEMALE PRISONER #701 SCORPION</strong></p>
<p>In generale, ho smesso di guardare i trailer ormai da qualche anno, quindi mi capita spesso di vedere dei film pensando che siano una cosa per poi ritrovarmene di fronte un’altra molto diversa. Con Female Prisoner #701: Scorpion sapevo che avrei guardato qualcosa di sperimentale e ambientato in una prigione, ma non immaginavo mica che si trattasse di una specie di apologia della misoginia – talmente estrema da diventare prima un manifesto femminista, e poi una roba talmente anarchica da sfuggire a ogni tipo di categorizzazione. Dopo essere stata incastrata dalla persona che amava, Matsuo finisce in una prigione femminile dove le donne vengono punite per il loro essere donne: subiscono cioè una serie di violenze talmente eccessive che le sue scene di stupro, intuibili dato il contesto, quasi risultano le meno provanti per lo spettatore. Ci sono stati diversi momenti in cui mi sono sentito male, ma alla fine neanche poi così tanto: è stata più che altro una questione di inserirsi dentro una narrazione davvero malata. Il resto è cinema.</p>
<p><strong>Disponibile in blu-ray</strong></p>
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		<title>CINEWEEK XXIII: IL MARE</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2021 14:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[jaws - lo squalo]]></category>
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		<description><![CDATA[«Cazzare le scotte dell&#8217;albero di trinchetto! Pronti a virare a dritta!». Il mare ha da sempre attirato l&#8217;uomo: per la sua vastità, per le storie epiche che lo riguardano, per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1016" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/WhatsApp-Image-2021-03-17-at-17.34.06.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2021-03-17 at 17.34.06" /></p><p>«Cazzare le scotte dell&#8217;albero di trinchetto! Pronti a virare a dritta!». Il mare ha da sempre attirato l&#8217;uomo: per la sua vastità, per le storie epiche che lo riguardano, per le creature che lo abitano, per le battaglie che si sono combattute. Andare per mare significa diventare protagonisti di un romanzo d&#8217;avventura e di formazione in grado di donare agli uomini grandi ricompense. Abbiamo provato tutte queste emozioni seguendo il sogno della Luna Rossa all&#8217;America&#8217;s Cup e questa settimana le rendiamo ancora più vive con 5 proposte marine. E allora, LEVATE L&#8217;ANCORA! MOLLATE GLI ORMEGGI! PREPARARSI A SALPARE!</p>
<p><strong>GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: MASTER AND COMMANDER &#8211; SFIDA AI CONFINI DEL MARE</strong></p>
<p>«Questa nave è la nostra patria. Questa nave è l’Inghilterra». Per il capitano Jack Aubrey il comando non è un semplice obbedire agli ordini, ma un duello personale con il suo avversario fino agli angoli più remoti dell’oceano. Il nemico? Una nave corsara al soldo di Napoleone diretta nel Pacifico. Russel Crowe interpreta magistralmente un uomo di mare combattuto tra il senso del dovere, la responsabilità verso l’equipaggio e l’amicizia con il medico di bordo (Paul Bettany). A colpire lo spettatore è soprattutto il viaggio tra suoni così diversi, ma perfettamente collocati come un grande mosaico sonoro: i rombi dei cannoni, il vento, il mare in tempesta, la musica suonata dai protagonisti… Si comprende allora quanto una nave e il suo equipaggio siano il riflesso del proprio paese che tutti sono chiamati a difendere. E allora c’è solo un ordine da attendere: «Ai posti di combattimento!!!»</p>
<p><strong>Disponibile su Chili, Dvd e Infinity TV</strong></p>
<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: CAST AWAY</strong></p>
<p>Le acque cristalline e le spiagge bianche del Pacifico sono un sogno per tutti. La natura, però, sa essere crudele e il mare riesce a trasformare l’acqua da culla della vita a strumento di morte. In Cast Away Tom Hanks diventa un contemporaneo Robinson Crusoe che dopo un terribile incidente aereo si vede intrappolato su un’isola sperduta. Da efficiente impiegato della FedEx a naufrago che urla trionfante dopo aver acceso il primo fuoco, il passo può essere incredibilmente breve. Tutt’intorno il protagonista è il mare, nemico splendido e implacabile che riesce quasi a spezzare l’animo umano, riuscendo d’altro canto a spingerlo a superare i propri limiti. Il mare è anche la distanza da casa, dall’amore e dalla normalità. Tornare alla vita di sempre non potrà mai essere semplice dopo essere stati accarezzati dall’oblio degli abissi oceanici.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video e DVD</strong></p>
<p><strong>GIOVANNI DOMASCHIO CONSIGLIA: JAWS &#8211; LO SQUALO</strong></p>
<p>Centinaia di denti, pelle ruvida come carta vetrata, un naso che percepisce le contrazioni dei muscoli e due occhi neri senz&#8217;anima. Non c&#8217;è dubbio, se c&#8217;è un animale che sembra essere stato concepito come una macchina per uccidere, questo è sicuramente il grande squalo bianco. Sembra averlo capito bene Steven Spielberg, che già a metà anni 70 ha deciso di cavalcare la paura irrazionale per queste imponenti creature portando sui grandi schermi Lo Squalo, o Jaws, &#8220;Fauci&#8221;, in lingua originale. Il film, che vede un&#8217;isola tenuta sotto assedio da un enorme squalo bianco, è qualcosa di più del semplice racconto di un manipolo di uomini che decidono di braccare un animale. Il fascino immortale di questa produzione, infatti, sta nel raccontare l&#8217;infinita lotta e l&#8217;eterno contrasto tra l&#8217;ingegno dell&#8217;uomo e la forza brutale della natura, rappresentata dall&#8217;immensità di un mare in tempesta tanto quanto da un&#8217;enorme creatura mangia uomini. Kant parlava di sublime dinamico, ovvero di quella sensazione che l&#8217;uomo prova di fronte a fenomeni naturali la cui forza e la cui violenza pare incalcolabile. A quasi 50 anni dall&#8217;uscita di questa pellicola, la sensazione trasmessa è ancora quella. Non servono mostri alieni o robot giganti per sentirsi piccoli, a volte basta uno squalo bianco riprodotto interamente con effetti speciali artigianali.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video, Google Play e YouTube</strong></p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: RESTA CON ME</strong></p>
<p>Una drammatica lotta disperata tra l&#8217;uomo e la natura di 41 giorni, un&#8217;opera struggente e di sopravvivenza, dove l&#8217;antagonista è l&#8217;oceano, profondo e infinito, mentre i protagonisti sono i suoi prigionieri dispersi. Alternando due piani narrativi, quello del passato sentimentale e quello del presente catastrofico, il film evita di rendere prevedibile l&#8217;evoluzione di una vicenda nota, quella di una coppia che nel 1983 si imbatté nella furia dell&#8217;uragano Raymond, dovendo convivere con la mancanza di mezzi di comunicazione, affrontando la lontananza dalla terraferma. Il cuore di Resta con me è Shailene Woodley, nel ruolo di una giovane donna sportiva, avventurosa, indomita: poche attrici under 30 possiedono le stesse sfumature drammatiche, la stessa complessità espressiva ed emotiva.</p>
<p><strong>Disponibile su TimVision</strong></p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: CAPTAIN PHILLIPS</strong></p>
<p>Tom Hanks è uno di quegli attori talmente bravi e versatili da avere almeno una decina di film in cui “ha fatto l’interpretazione della vita”. Captain Phillips è forse fra le meno conosciute di una carriera quasi infinita: è tratto da una storia vera, e racconta dell’assalto di un gruppo di pirati somali a una nave cargo battente bandiera americana nel 2009. E la storia sta tutta qui, di fondo, col capitano della nave, interpretato da Hanks, che prova a far uscire la propria ciurma da questa situazione. Però c’è Hanks, dicevamo, e quindi quella che potrebbe essere una faccenda stereotipata, per quanto drammatica, finisce per diventare una storia su un uomo bravo a fare il proprio lavoro, ma che deve prendere decisioni difficilissime, che a volte si rivelano anche sbagliate – coi rischi, e i brividi, che ne conseguono.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix e RaiPlay</strong></p>
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		<title>CINEWEEK XXII: REGISTI ITALIANI</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 08:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[il commissario montalbano]]></category>
		<category><![CDATA[la notte]]></category>
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		<description><![CDATA[Hollywood è spesso stato definito il luogo dove si fabbricano i sogni. Ma il cinema è un&#8217;arte che non può restare rinchiusa entro i confini di un singolo paese. Il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="690" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/WhatsApp-Image-2021-03-13-at-09.47.42.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2021-03-13 at 09.47.42" /></p><p>Hollywood è spesso stato definito il luogo dove si fabbricano i sogni. Ma il cinema è un&#8217;arte che non può restare rinchiusa entro i confini di un singolo paese. Il grande schermo non rappresenta soltanto attori, trame o scenografie, ma soprattutto rende reale lo sguardo e la personalità più profonda del regista.<mark class='mark mark-yellow'> Questa settimana abbiamo scelto cinque grandi autori italiani, proponendovi per ognuno un&#8217;opera significativa. Buona visione</mark> .</p>
<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: LA NOTTE</strong></p>
<p>«È davvero incredibile quando non si ha più voglia di fingere ad un certo momento». L’essenza de La Notte si dispiega sin dai primi minuti, nelle parole lapidarie pronunciate sul letto di morte da un caro amico della coppia protagonista. L’amore tra Giovanni e Lidia è giunto ormai al capolinea e per i due è preferibile rinunciare alla propria esistenza piuttosto che ammetterlo. Nel secondo atto della trilogia dell’incomunicabilità, Michelangelo Antonioni racconta un’élite annoiata, incapace di cambiare, completamente immersa nel vortice dei riti e delle convinzioni borghesi. L’unica speranza per salvare un matrimonio risiede nel triangolo amoroso, nel tentativo di tradimento per innescare invano la gelosia dell’altro. Fredda e austera è invece la risposta dell’amato, i cui sentimenti sono ormai irrimediabilmente grigi e spigolosi come le geometrie dei sontuosi palazzi milanesi.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: DOGMAN</strong></p>
<p>Il pugno nello stomaco di Matteo Garrone. Una sintesi implacabile tra tenerezza e crudeltà, tra romanticismo e cinismo: il destino degli sfortunati è la miseria. E il disegno di un cineasta disperatamente alla ricerca della verità degli sguardi, dei piccoli gesti e delle sfumature, è assolutamente inedito per il cinema italiano, lontano dagli stereotipi del neorealismo e dal sensazionalismo pulp, affettuoso nei confronti del meraviglioso protagonista (Marcello Fonte, premiato con merito al Festival di Cannes per la miglior interpretazione maschile), ma senza concedere alternative di fuga alla sua gabbia esistenziale. Un grande film, spietato e senza epica, ma con il respiro ampio di un racconto che parte dal particolare per farsi popolare e universale.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
<p><strong>GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: IL COMMISSARIO MONTALBANO</strong></p>
<p>La Sicilia è un’isola ricca di fascino, di contraddizioni e di tutte quelle emozioni in grado di turbare e confortare ogni persona. Descritto mirabilmente dalla penna di Camilleri, questo mondo diventa il palcoscenico dei casi del commissario Montalbano nella piccola città di Vigata. Ma il regista Alberto Sironi non ha voluto offrire un semplice noir sullo sfondo della terra di Sicilia. Fin dalla battuta «Montalbano sono» si comprende che la vera trama è la vicenda umana del protagonista, il suo lavoro, i rapporti con i colleghi Mimì, Fazio e Catarella, la fidanzata Livia, gli uomini e le donne incontrate durante le indagini… Ad affascinare è il fatto che i personaggi non sono eroi senza macchia o paura, ma esseri umani. Essi hanno i loro pregi e i loro difetti e solo grazie ad entrambi sono realmente vivi.</p>
<p><strong>Disponibile su Dvd</strong></p>
<p><strong>GIOVANNI DOMASCHIO CONSIGLIA: YOUTH &#8211; LA GIOVINEZZA</strong></p>
<p>Tutto inizia con un compositore in pensione, esortato da un rappresentante della corona inglese affinché diriga un concerto delle sue stesse musiche in onore della regina. Il fulcro del film, però, non è la trama, ma più che altro i personaggi e la potenza delle loro emozioni. Interamente ambientato in un resort di lusso in Svizzera, Youth costruisce un ritratto sfaccettato e a tratti poetico della vita umana, concentrandosi su figure sulla via del tramonto ma che non vogliono rinunciare alle proprie arti e passioni. Il tutto ovviamente è incorniciato alla perfezione da un&#8217;incredibile reparto registico, che ritrae paesaggi semplicemente memorabili ed emoziona con giochi d&#8217;inquadratura e con i sali-scendi della splendida colonna sonora. Per comprendere la grandezza del cinema di Sorrentino, è un film da vedere assolutamente.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: PALOMBELLA ROSSA</strong></p>
<p>C’è un grande equivoco attorno a Palombella Rossa, che credo derivi dalla sua trama. Secondo Wikipedia il film parla della “crisi ideologica della sinistra italiana, durante la fine dei due blocchi, giocata sulla perdita di memoria del protagonista, metafora sull’identità perduta da parte del vecchio Partito Comunista Italiano”. Ecco, è vero, ha ragione Wiki, ma tutta questa cosa – che suona parecchio come una noia mortale – in realtà viene messa sullo sfondo fin dall’inizio, in un film che parla di molto altro – come della pallanuoto, e di chi ti tifa contro, e dei dolci, e della pizza al taglio, e dell’utilizzo pigro e dilagante della lingua italiana, e delle “merendine di quand’ero bambino che non torneranno più! E i pomeriggi di maggio, le merendine con pane e cioccolata! Mamma! Mia madre! Mia madre non tornerà mai più! Il bordo di pollo quand’ero malato, gli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze… Vienimi a prendere mamma!”. Palombella Rossa è il film più sperimentale di Nanni Moretti, ed è quello che mi commuove più spesso per come riesce a ricordarmi di come le crisi esistenziali esistano e riguardano tutti, e di quanto la politica – quella vera, non quella dei circoli – sia qualcosa da esercitare ogni giorno, in ogni azione quotidiana. E poi Franco Battiato, vabbè. Grazie Nanni Moretti: mi hai cambiato la vita.</p>
<p><strong>Disponibile su Dvd e Google Play</strong></p>
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		<title>Palmi, storia d&#8217;amore e di &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 06:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
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		<description><![CDATA[ Il 22 febbraio del 1981 sparì Rossella Casini, studentessa fiorentina che si trovava in quei giorni a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, dov&#8217;era in corso una faida tra delle &#8216;ndrine ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1320" height="742" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/download-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="download (1)" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'> Il 22 febbraio del 1981 sparì Rossella Casini, studentessa fiorentina che si trovava in quei giorni a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, dov&#8217;era in corso una faida tra delle &#8216;ndrine locali dei Gallico e dei Condello-Parrello</mark> . Rossella era lì per stare vicino al fidanzato Francesco Frisina, che proveniva da una famiglia coinvolta nella faida; lo stesso Frisina rischiò di essere ucciso all&#8217;interno del conflitto. Per questo Rossella provò a tirarlo fuori da quel sistema criminale: un&#8217;azione di coraggio che le costò la vita.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> In occasione dei quarant&#8217;anni dalla sua scomparsa, Magzine ha intervistato <strong>Enzo Infantino</strong>, dal 2012 è fra i principali promotori del coordinamento &#8216;Dedichiamo una via a Rossella Casini&#8221;, e Vincenzo Papalia, che nel 1977 fu testimone della storia d&#8217;amore fra Casini e Frisina, prima che tutto finisse in tragedia</mark> .</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/dqcR2LZ_zw8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>CINEWEEK XIX: DRAGHI</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 08:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siete stufi di sentir parlare ogni giornale di Draghi? Allora ve ne parliamo anche noi, ma di quelli con le scaglie e che con i rettili sono imparentati veramente, non ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3733" height="2100" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/dany-drogon-game-of-thrones-1558296572.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="dany-drogon-game-of-thrones-1558296572" /></p><p>Siete stufi di sentir parlare ogni giornale di Draghi? Allora ve ne parliamo anche noi, ma di quelli con le scaglie e che con i rettili sono imparentati veramente, non solo secondo i complottisti.<mark class='mark mark-yellow'>.Ecco cinque prodotti, tra film e serie tv, da guardare sulle bestie alate preferite da tutti. Chissà che non riusciate così ad intrattenervi per qualche ora e staccare dalla cronaca asfissiante sul nuovo premier Super Mario!</mark>.</p>
<p><strong>GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: LO HOBBIT</strong></p>
<p>«In un buco nella terra viveva uno hobbit». Pochi incipit sono potenti come le semplici prime parole con le quali J. R. R. Tolkien ha spalancato le porte sulla Terra di Mezzo. Ma la prima avventura in questo mondo fantastico non riguardava l’anello del potere di Sauron, ma un tesoro immenso sepolto dentro una montagna e avidamente custodito dal drago Smaug. Cosa può fare uno hobbit come Bilbo Baggins abituato alle comodità della propria casa contro una tale creatura? La seconda trilogia diretta Peter Jackson narra attraverso l’epicità la crescita personale, il salto nel buio che prima o poi tocca ad ognuno di noi per intraprendere il viaggio della vita. E il drago qui diventa non solo l’obiettivo da raggiungere, ma anche l’illusione della gloria che in ogni istante può avvelenare il nostro cuore portandoci alla distruzione. Ma cosa conta davvero? La gloria e la ricchezza? O una storia da raccontare accanto al fuoco fumando l’erbapipa?</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video, Dvd e YouTube<br />
</strong></p>
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<p><strong>GIOVANNI DOMASCHIO CONSIGLIA: DRAGONHEART</strong></p>
<p>Figlio degli anni novanta, è anche probabilmente uno dei film più visti e rivisti dai bambini nati in quel decennio. DragonHeart, strano ma vero, parla del cuore di un drago, un cuore spezzato e del quale una metà viene ceduta ad un ragazzo, erede al trono, che diventerà però un tiranno sanguinario. Mettete così assieme una creatura magica delusa dalla propria scelta ed un cavaliere decaduto che dà la colpa al drago per la malvagità del nuovo sovrano, e avrete il perfetto film fantasy di fine secolo scorso. Una puntina di umorismo demenziale ed un epilogo fin troppo sentimentale faranno il resto del lavoro.</p>
<p><strong>Disponibile su Google Play e YouTube</strong></p>
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<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: IL DRAGO INVISIBILE</strong></p>
<p>Se questo è cinema per bambini, allora lunga vita al cinema per bambini. Il drago Elliot è la nostra parte buona, quella che riesce a tenerci per la retta via quando tutto sembra smarrirsi: il dolore della perdita non sarebbe tollerabile senza un angolo di mondo raro, prezioso e magico. Un film dal sapore classico, che ci ricorda la funzione pedagogica della Disney: anche da piccoli, non sempre abbiamo voglia di ridere. I temi del film sono il ritorno nel mondo dopo l’isolamento e l’accettazione, ribadendo la necessità del rapporto personale, reale, in opposizione all’assenza fisica dell’altro. A proposito di Draghi e proiezioni virtuali, non c’è niente di più attuale: il sentimento è quanto di più lontano dalla distanza dei tecnocrati.</p>
<p><strong>Disponibile su Disney +</strong></p>
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<p><strong>MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: I RACCONTI DI TERRAMARE</strong></p>
<p>Gli abitanti di Enland non vivono nel periodo migliore di sempre. Il loro immaginario regno è funestato da gravi crisi economiche, epidemie e carestie. A completare questo quadro di disgrazie, cui si aggiunge ogni giorno una nuova “variante”, c’è il fatto che nessuno sa gestire il ritorno sulla Terra di qualcosa che si credeva dimenticato. Neanche il più fantasioso dei locali pensava infatti di dover tornare a parlare di draghi (intendo le creature squamate) ma non temete: forse, proprio uno di questi mostri potrebbe avere qualcosa di buono da dare a un popolo così sfigato. I draghi, almeno quelli giapponesi che non hanno un passato alla BCE, sono infatti buoni e hanno un cv migliore degli uomini: pensate che si erano divisi da questi ultimi proprio perché quelli bramavano il possesso mentre i dragoni sognavano solo la libertà più di ogni cosa (infatti fondarono poi il Polo delle libertà.. no, questa era un’altra storia). Insomma alla fine anche il nostro protagonista, che ha ammazzato il babbo e quindi non è tanto sano di mente e simpatico, viene salvato dall’amica. Una ragazza piena di qualità che si scopre essere un* drag* (queen?) in incognito. Proprio lei gli dirà il messaggio centrale del film: “Non devi avere paura della morte e neanche della vita”. Viva i Draghi di poche parole ma molto saggi, pensa lo spettatore alla fine, chiedendosi se pure Mario abbia ripreso dai parenti di Terramare di Stabia.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
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<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: IL TRONO DI SPADE</strong></p>
<p>C’è un equivoco che ha accompagnato Il trono di spade fin dal debutto: prima di guardarla, molti pensavano si trattasse di una serie tv a tema fantasy come tante, magari con un po’ di budget in più. In realtà il fantasy c’era, ma era relegato quasi sullo sfondo, specie nelle prime cinque stagioni, dove a dominare erano i cosiddetti ‘intrighi di palazzo’, quelli di cui si legge spesso nelle prime pagine dei giornali – insomma, la politica. Bisogna però contestualizzare: ad Approdo del Re, la capitale del mondo di Game of thrones, quello che accadeva era sì politica, ma la componente fantasy andava comunque a influire su tutto quello che poi succedeva. Lì c’erano cose per noi impensabili: pozioni magiche, zombi, o addirittura delle donne al potere, pensate; e, soprattutto, lì i Draghi erano davvero dei ‘game changer’, delle creature mitologiche in grado di cambiare sul serio, e da soli, il corso degli eventi. Qui però le cose sono molto più complicate, e vabbè, che dobbiamo fare: accontentiamoci.</p>
<p><strong>Disponibile su NowTV</strong></p>
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		<title>CINEWEEK XVIII: PER UN SAN VALENTINO &#8220;ALTERNATIVO&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 08:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cineweek]]></category>
		<category><![CDATA[penelope cruz]]></category>
		<category><![CDATA[san valentino]]></category>
		<category><![CDATA[seth rogen]]></category>
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		<description><![CDATA[Da un anno a questa parte ci siamo ormai abituati a vivere tutte le ricorrenze in maniera diversa rispetto al solito. Mancava il San Valentino, effettivamente, e noi di Magzine ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/character-of-popular-drama-flim-500-days-of-summer-enjoying-movie.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="character-of-popular-drama-flim-500-days-of-summer-enjoying-movie" /></p><p>Da un anno a questa parte ci siamo ormai abituati a vivere tutte le ricorrenze in maniera diversa rispetto al solito. <mark class='mark mark-yellow'>Mancava il San Valentino, effettivamente, e noi di Magzine abbiamo deciso di adattarci, proponendovi cinque film romantici dove le cose non vanno però a finire per il verso giusto.</mark>Non sappiamo però dirvi se è meglio vederli da soli, col rischio di autocommiserarsi, o con l&#8217;eventuale partner, finendo magari per litigarci: fate voi. In ogni caso, viva l&#8217;amore.</p>
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<p><strong>MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: VENUTO AL MONDO</strong></p>
<p>Sarajevo, 1984. L’italiana Gemma arriva nella capitale bosniaca per scrivere la tesi di laurea. Incontra Diego, un vagabondo fotografo americano, che trattiene il mondo dentro il suo obiettivo. Travolti dalla passione, decidono di avere un figlio, scoprendo così che Gemma è sterile. Tutti i giorni sembrano uguali quando si è costretti a reprimere un desiderio per sempre. D’un tratto, i Balcani si incendiano: Sarajevo è sotto assedio, e la coppia vola in aiuto dagli amici. Fra loro c’è Aska, una musicista che si propone di diventare la loro cicogna. Ciò che accade dopo, non può essere qui scritto, ma merita di essere visto, fino alla fine. Perché più delle parole, sono i silenzi, i gesti e i sospiri a rendere questo film indimenticabile. Questa non è solo una storia d’amore soffocata, tradita e interrotta, ma sono tante storie d’amore, consumate dagli orrori di una guerra, che se decide di risparmiarti, può strapparti di dosso la dignità, ma non la speranza di una nuova vita.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
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<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: LOLA DARLING</strong></p>
<p>Lola Darling è tantissime cose, ma due più di tutte: è un film sull’hip hop prima che l’hip hop si definisse come tale, ed è un film sulla mediocrità di molti, tanti uomini. E c’è una battuta che incarna entrambi questi aspetti: “he ain’t no rap” (un concetto intraducibile). La pronuncia Spike Lee, attore e regista di questo suo primo lungometraggio, quando deve convincere Nola, la protagonista, a non-scegliere un altro, e quindi lui, proprio perché “he ain’t no rap”. Lola Darling è un film su una ragazza afroamericana che non si rassegna all’idea di appartenere a un solo uomo, e sui tre ragazzi che provano a contendersela. Ne nasce una sorta di storia poliamorosa che trabocca di stile e di ‘rap’ a ogni inquadratura; la colonna sonora, poi, è fatta di quella bellissima black music appena prima che si connotasse anche come hip hop, e ha sullo sfondo una Brooklyn bella come poche volte nella storia del cinema.</p>
<p><strong>Disponibile su Netflix</strong></p>
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<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: TAKE THIS WALTZ</strong></p>
<p>Coppia di giovani sposi innamorati con bellissima casetta nella provincia canadese: lei è una scrittrice, lui si occupa di libri di cucina. Lei è Michelle Williams, ed è un sogno. Lui è Seth Rogen, uno degli uomini più simpatici del mondo, ed è un buono. Troppo buono. La loro vita sembra da favola. Finché non entra nella vita di lei il nuovo vicino di casa, Luke Kirby, artista e guidatore di risciò, tutto l&#8217;opposto di Seth. E quel matrimonio che sembrava ideale viene sostituito da un amore imprevedibile e più grande. La vita non è programmabile, le emozioni non sono controllabili. Ciascuno può riconoscersi in uno dei tre personaggi: ne uscirà, comunque, con le lacrime e un groppo in gola. &#8220;L&#8217;amore è bello solo se lo fai con me&#8221;, cantava Gianna Nannini: la gioia di chi lo fa nasconde sempre la sofferenza di chi è rimasto fuori.</p>
<p><strong>Disponibile in Dvd (edizione UK)</strong></p>
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<p><strong>ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: (500) GIORNI INSIEME</strong></p>
<p>Occhioni blu da cerbiatto, sorriso radioso, una passione per gli Smith. Non c’è alcun dubbio: Sole è la ragazza che Tom ha sempre sognato; peccato però, che la loro «non una storia d’amore». Per capirlo ci sono voluti 500 giorni, trascorsi tra la felicità delle “prime volte” insieme, l’inquietudine nel definire la propria relazione e la sofferenza dell’abbandono. Il regista Marc Webb ribalta il tradizionale cliché dell’uomo cinico, presentandoci un lui sensibile e fin troppo romantico ed una lei libera e indipendente, per nulla intenzionata a diventare la donna di qualcuno. Prendendo in giro la poetica di alcuni film francesi, colpevoli di averci narrato una concezione distorta dell’amore, il film descrive cos’è l’infatuazione, e la conseguente perdita di senno tra mille illusioni e aspettative destinate a scontrarsi brutalmente con la realtà.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video, Google Play e YouTube</strong></p>
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<p><strong>GIOVANNI DOMASCHIO CONSIGLIA: INDIAVOLATO</strong></p>
<p>Avete mai sentito dire che il diavolo sta nei dettagli? Bene, allora siete pronti per questo film. Commedia demenziale e senza pretese, Indiavolato vede Brendan Fraser nei panni di Elliott, un comune impiegato socialmente impacciato e perdutamente innamorato di una collega, alla quale riesce a stento a rivolgere la parola. Quale idea migliore, dunque, se non fare un patto col Diavolo pur di averla? Un Lucifero, però, che si presenta in versione sexy e ammiccante, remando contro alla trita e ritrita immagine del solito demone rosso e cornuto. Ogni desidero dello sventurato protagonista plasmerà una nuova realtà a suo piacimento, nascondendo però al proprio interno una pecca che ne pregiudicherà la validità. Ecco dunque che per Elliott, a causa di un dettaglio qua e là sempre di troppo, risulterà ogni volta impossibile restare con la propria amata.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
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		<title>CineWeek XVI: Musical</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 06:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Natale Ciappina]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<category><![CDATA[Moulin Rouge]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="719" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/01/The-Greatest-Showman-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="The Greatest Showman 2" /></p><p>State cercando una via di fuga dalla realtà oppressa da crisi di governo, ritardi nella campagna vaccinale e ancora stress da zona gialla, arancione e rossa? Allora il CineWeek che abbiamo preparato è quello che ci vuole! <mark class='mark mark-yellow'>Questa settimana vogliamo catapultarvi nel magico mondo dei musical, dove colori, musica, canto e ballo la fanno da padroni.</mark> Tra film più recenti e pietre miliari del genere, <strong>concedetevi una pausa di un paio di ore e lasciatevi inebriare dalle storie che vi proponiamo</strong>. Non ve ne pentirete, promesso!</p>
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<p><strong>GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: LA LA LAND</strong></p>
<p>«<em>Someone in the crowd could be the one you need to know</em>». E infatti è proprio un incontro casuale a segnare i destini di Mia e Sebastian. Los Angeles diventa il palcoscenico dei sogni e dell’amore, il legame tra la nostalgia per il grande jazz di lui e il desiderio di vivere la settima arte di lei. La musica e le canzoni accompagnano lo spettatore lungo una narrazione empatica che trasporta all’interno del film. La magia dei sogni non dura però per sempre e spesso come Sebastian giungiamo a dire «<em>What a waste of a lovely night</em>». Ma i sogni come il futuro sono imprevedibili e non ci è dato sapere quale strada sia quella giusta, quella che ci porta alla felicità. Eppure le emozioni provate vivranno nei cuori, nel ricordo e nei sorrisi di Mia e Sebastian, per sempre.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video e in DVD</strong></p>
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<p><strong>VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: THE GREATEST SHOWMAN</strong></p>
<p>Non si può entrare di soppiatto in questo film. Vieni trascinato nello schermo fin dai titoli di testa, con la musica che si alterna al rimbombo di centinaia di piedi che scandiscono il tempo. Impossibile non innamorarsi di questo coloratissimo musical del 2017, con protagonista Hugh Jackman in forma strepitosa. Dimenticate Wolverine e concentratevi sulla sua interpretazione di Phineas T. Barnum, creatore dell’omonimo circo. P.T. è un uomo che rincorre a tutti i costi il successo puntando a scrollarsi di dosso il suo passato di giovane indigente e lo fa anche dimenticando ciò che alla fine scopre essere la cosa davvero più importante: l’amore della sua famiglia. Travolgente, entusiasmante, con musiche indimenticabili fin dal primo ascolto, <em>The Greatest Showman</em> è il musical perfetto per i sognatori, per i romantici e per chi ha bisogno di ritrovare un po’ di fiducia in se stesso.</p>
<p><strong>Disponibile su Disney+ e Amazon Prime Video</strong></p>
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<p><strong>NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: HAMILTON</strong></p>
<p><em>Hamilton</em> potrebbe sembrare ostico per chi non ama l’hip hop, la storia americana o Broadway. È un musical di due ore e 40 minuti che ruota attorno ad Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti; per capirci, una di quelle persone talmente importanti da avere stampata la propria faccia sulla banconota da dieci dollari. Insomma, potrebbe sembrare la cosa peggiore da guardare per rilassarsi alla fine di una giornata pesante, invece vi sbagliate. Se apprezzate anche solo una delle tre componenti sopra indicate (hip hop, Stati Uniti o Broadway), resterete incantati da <em>Hamilton</em>: i brani, rappati per la maggior parte, sono tutte delle hit pazzesche, musicate benissimo e con tecniche sempre diverse. La ricostruzione storica è talmente leggera e alla portata di chiunque che anche le questioni del dipartimento del Tesoro risultano interessanti, pure per quelli che di Stati Uniti non sanno un granché. È uno degli spettacoli di Broadway più innovativi degli ultimi vent’anni. E poi, diciamolo, non potete mica perdervi la <em>rap battle</em> fra Alexander Hamilton e Thomas Jefferson.</p>
<p><strong>Disponibile su Disney+</strong></p>
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<p><strong>MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: GREASE</strong></p>
<p>Musical fa rima con <em>Grease</em>. Considerato uno dei più celebri di tutti i tempi, la storia di Danny e Sandy ha fatto sognare intere generazioni, imponendosi nell’immaginario collettivo come narrazione riuscita di un amore giovanile e affresco della società americana degli anni Cinquanta. Dai costumi ai dialoghi, passando per le musiche fino alle coreografie, ogni aspetto di <em>Grease</em> è rientrato a pieno titolo nella storia del cinema e nelle vite dei suoi estimatori. A chi non è mai capitato di ballare a una festa sulle note di <em>You’re the One That I Want</em> o di <em>Summer Nights</em>? Difficile rispondere. Se la forza del musical è assicurata dall’energia travolgente dei giovanissimi John Travolta e Olivia Newton-John, tutti i personaggi sembrano in realtà sprigionare una spensierata e leggera allegria. Non solo sorrisi, ma anche stupore per il pubblico di <em>Grease</em>, che tratteggia personaggi stereotipati, disposti a mettersi in discussione di fronte a sentimenti innati.</p>
<p><strong>Disponibile su Amazon Prime Video</strong></p>
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<p><strong>EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: MOULIN ROUGE!</strong></p>
<p>«<em>How wonderful life is while you’re in the world</em>». Eccessivo, sfarzoso, a tratti pacchiano, ma irresistibile. <em>Moulin Rouge!</em> è uno di quei film che sono riusciti a rimodellare un genere, il musical, frullando melodramma e riferimenti pop, tradizione e innovazione, omaggiando lo spirito bohemien con un’energia rock che fa i conti con tutte le rivoluzioni che sono state accompagnate da alcune delle più belle canzoni della seconda metà del Novecento: mentre si cantano, ballano e remixano in scioltezza <em>Pride (In the Name of Love)</em> degli U2 e <em>Like a Virgin</em> di Madonna, si rimane sedotti e trascinati da una ricostruzione scenografica sontuosa, dalla carica <em>freak</em> dei personaggi, dal romanticismo oscenamente manifesto che travolge la storia d’amore tra il Christian di Ewan McGregor e Satine, una Nicole Kidman mai così bella, praticamente un sogno. Lo puoi amare, lo puoi odiare, ma non restare indifferente. La geniale versione di <em>El Tango de Roxanne</em> realizza la sintesi perfetta tra la melodia della musica leggera e la spudoratezza dell’operazione.</p>
<p><strong>Disponibile su Apple TV, Rakuten, Infinity, Google Play, Tim Vision</strong></p>
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