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	<title>magzine &#187; Melissa Paini</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Eroina Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 09:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembrava scomparsa, ma solo in apparenza. Parliamo un fenomeno che si pensava superato negli anni ’80 ma che è riemerso nel dibattito pubblico recente grazie a Sanpa,la serie di Netflix ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="924" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/06/GettyImages-691949872-e1563459558583-1600x924.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="GettyImages-691949872-e1563459558583-1600x924" /></p><p>Sembrava scomparsa, ma solo in apparenza. Parliamo un fenomeno che si pensava superato negli anni ’80 ma che è riemerso nel dibattito pubblico recente grazie a Sanpa,<mark class='mark mark-yellow'>la serie di Netflix sulla comunità di San Patrignano che ha riportato all&#8217;attenzione nazionale l’eroina e le tossicodipendenze</mark>. Oggi le storie legate al fenomeno dell’eroina vengono sempre di più considerate fatti di cronaca.</p>
<p>In un anno interessato dalla pandemia, Francesca Manfredi 24enne originaria di Brescia, Maddalena Urbani 20enne originaria di Roma e Maria Chiara Previtali 18enne originaria di Amelia, in provincia di Terni, insieme a Mattia Laurenza, 22 anni, originario di Rufina, provincia di Firenze, sono morti da overdose di eroina e lo spazio dedicato a loro e a questo grave problema sociale ha occupato poche pagine sui media nazionali.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Questa è stata la nostra sfida, provare a rispondere con un talk show ad una domanda: esiste la dipendenza da eroina in Italia oggi?</mark></p>
<h2 style="text-align: center;">Guarda <a href="https://youtu.be/hI5DDWmE7EM">qui</a> il talk show sul nostro canale Youtube</h2>
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		<title>Caso Everard, per le donne è ora di dire basta</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2021 10:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso Everard &#8211; la giovane donna uccisa in Inghilterra da un agente di Scotland Yard, dopo un rapimento a sfondo sessuale &#8211; è la punta di un icerberg che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1600" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/london-police-women-sarah-everard-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="london-police-women-sarah-everard-2" /></p><p>Il caso Everard &#8211; la giovane donna uccisa in Inghilterra da un agente di Scotland Yard, dopo un rapimento a sfondo sessuale &#8211; è la punta di un icerberg che ha portato migliaia di donne in piazza, da Londra a Sydney, per protestare sui casi di femminicidio nel mondo, dal modo con cui la giustizia dei vari Paesi li affronta, alle condizioni di sicurezza per il movimento delle donne, senza escludere tutti gli aspetti socio-culturali.<mark class='mark mark-yellow'>Noi abbiamo provato a fare il punto anche sull&#8217;Italia, Paese punta in Europa per i casi di femminicidio ( 111 vittime solo nel 2019 ) e a interpellare le donne</mark>: quanto si sentono sicure a rientrare in casa la sera, quanto e se sarebbe utile una cultura di difesa personale per prevenire episodi di aggressione.<mark class='mark mark-yellow'>E, come è ovvio, non poteva mancare una riflessione su patriarcato e maschilismo</mark>.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/le-proteste-dopo-il-caso-everard-quando-le-donne-ne-hanno-abbastanza/"><strong>Le proteste sul caso Everard, quando le donne ne hanno abbastanza</strong></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/scrivimi-quando-sei-a-casa/"><b>Scrivimi quando sei a casa</b></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/grazie-allautodifesa-ho-vinto-io/"><strong>Grazie all&#8217;autodifesa, ho vinto io</strong></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/cosa-ci-dice-la-morte-di-sarah-everard-sulla-societa-maschilista-secondo-jennifer-guerra/"><strong>Cosa ci dice la morte di Sarah Everard sulla società maschilista, secondo Jennifer Guerra</strong></a></li>
</ul>
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		<title>Grazie all&#8217;autodifesa, ho vinto io</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2021 10:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ho vinto io». Queste sono le parole con cui Manuela ha concluso la nostra intervista. Come lei ci sono molte altre donne che, grazie alle tecniche di autodifesa personale, ora ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/autodifesa-femminile.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="autodifesa-femminile" /></p><p>«Ho vinto io». Queste sono le parole con cui Manuela ha concluso la nostra intervista. Come lei ci sono molte altre donne che, grazie alle tecniche di autodifesa personale, ora possono affermarlo. Manuela ha 42 anni e nel 2016 ha frequentato un corso di <a href="http://wildingdefense.com/autodifesa-femminile-2/"><strong>Wilding</strong> (una particolare tecnica di autodifesa)</a> che l’ha aiutata a reagire e affrontare le sue paure.</p>
<p>Era il 6 gennaio 2016, Manuela e suo marito stavano facendo una passeggiata con i loro cani sotto il palazzo in cui abitavano, quando all’improvviso un ragazzo li ha aggrediti: «Questo ragazzo è arrivato dalla metropolitana. Io mi sono accorta di lui perché aveva una camminata molto particolare, e poi dal nulla ha dato prima un cazzotto in faccia a mio marito e poi ha cercato di mettere le mani addosso a me. Ci ha seguito fino dentro l’ascensore e ha cercato di entrarci in casa».<br />
Dopo poco tempo la coppia ha scoperto che il loro aggressore abitava nello stesso condominio, esattamente due piani sotto casa loro. Quello è stato l’inizio dell’incubo di Manuela. « A mio marito non ha più dato fastidio, forse perché è un uomo o perché ha reagito e non si è mai fatto spaventare; con me invece è andato avanti sei mesi a infastidirmi psicologicamente e fisicamente».</p>
<p>L’uomo che spaventava Manuela aveva imparato i suoi orari, sapeva quando poterla incontrare nell’androne del palazzo o in cortile e non perdeva occasione per terrorizzarla. «Io mi facevo accompagnare sul posto di lavoro e mi facevo venire a riprendere da mio marito o da mio padre, ma non sempre era possibile e quando mi lasciavano da sola entravo nel panico più totale. Da gennaio a luglio ho vissuto nel terrore, avevo paura di ogni cosa». Purtroppo le forze dell’ordine non sono mai intervenute in modo definitivo o efficace. Dopo mesi di paura Manuela si è lasciata convincere a frequentare il corso di autodifesa che si è rivelato la soluzione giusta. «Psicologicamente mi ha aiutata tantissimo, mentre fisicamente non molto, perché non mi sento comunque preparata ad affrontare un’aggressione, non si è mai preparati veramente. Io ero molto arrabbiata con me stessa perché ho permesso al mio aggressore di spaventarmi per sei mesi, grazie al corso ho fatto pace con me stessa. Il Wilding mi ha aiutata tantissimo a non avere più paura e a riprendere in mano la mia vita. Il corso psicologicamente mi ha cambiato, ora sono un’altra persona».</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/WILDING-LAUTOFIDESA-PER-LAUTOSTIMA-1.jpg"><img class="alignright wp-image-51130 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/WILDING-LAUTOFIDESA-PER-LAUTOSTIMA-1.jpg" alt="WILDING-LAUTOFIDESA-PER-LAUTOSTIMA-1" width="260" height="260" /></a><br />
Proprio il lato psicologico è quello su cui si lavora maggiormente nei corsi di Wilding. Il suo fondatore, <strong>Mario Furlan</strong>, ci ha spiegato in cosa consiste: «È diverso dalla classica autodifesa che insegna come prevalere in uno scontro fisico; che poi “prevalere” per una donna che ha a che fare con un uomo grande e grosso è tutto da vedere. Io insegno soprattutto la prevenzione e la psicologia. Infatti dico sempre che il Wilding è basato sulle due P: psicologia e prevenzione. Quindi cerco di far interiorizzare dei principi che ti portano ad evitare le due D: debolezza e distrazione».</p>
<p>Mario Furlan sostiene che un malvivente che aggredisce una donna è esattamente come un bullo che cerca l’individuo più debole con cui prendersela. Per evitare di non essere etichettata come “vittima” una donna non deve essere distratta e non deve essere debole. La debolezza su cui si lavora ai corsi di Wilding non è quella fisica, ma bensì quella d’animo, quella che traspare e che si trasmette, senza rendersene conto, attraverso il proprio atteggiamento, nel modo di fare. «L’aggressore cerca una persona che presuma non reagisca, che non abbia la forza di reagire. Se poi una persona è distratta, meglio ancora, non si rende conto che il malintenzionato si sta avvicinando ed è fatta».</p>
<p>La tecnica sviluppata da Mario Furlan per autodifesa si basa quindi, innanzitutto, sulla prevenzione. «Per la mia esperienza e parlando e collaborando con le forze dell’ordine, a cui ho tenuto anche molti corsi negli anni, molto spesso un’aggressione, una violenza, che sia uno scippo o un borseggio, si può evitare prestando la dovuta attenzione e non presentandosi come vittime». Ma come si può non apparire vittime ad occhi esterni? Avendo un atteggiamento assertivo. «Molte volte le vittime hanno un atteggiamento passivo, remissivo. Se una donna si presenta sicura di sé, in modo assertivo, determinato, si guarda intorno, se qualcuno si avvicina gli dice “per favore non ti avvicinare” e lo dice con un certo tono e con una certa postura, diminuisce drasticamente le possibilità di essere aggredita».</p>
<p>Questa è esattamente la tecnica con cui Manuela è riuscita ad uscire dal terrore in cui viveva. Un giorno, dopo l’ennesima minaccia del suo aggressore, la donna stava cedendo alla paura. Uscita dal lavoro, si è seduta su una panchina e ha telefonato a suo marito per dirgli che non sarebbe più tornata a casa. «“Perdonami, ma io non torno più a casa. Non posso più vivere così”. Io non ho mai avuto paura nella mia vita, sono sempre tornata dal lavoro da sola, ma lui mi aveva del tutto annientata, mi aveva talmente impaurita che io non riuscivo più a vivere. La casa dovrebbe essere il posto più sicuro di tutti e invece io avevo il terrore di avvicinarmi a casa mia». Un giorno, arrivata ormai all’esasperazione, Manuela ha trovato la forza di affrontarlo. «Gli ho detto “ora o mi fai del male, ma proprio da farmi chiudere gli occhi per sempre oppure la smetti”, da quel giorno l’incubo è finito. Era un bullo che si nutriva delle mie paure. È andato avanti mesi perché vedeva che io non riuscivo a reagire e a tenergli testa, ero troppo spaventata da lui. Io sono incazzata perché gliel’ho permesso. Con il senno di poi potevo reagire molto prima, ma non ne avevo la forza psicologica, non ho avuto quella spinta necessaria fino a quando ho fatto il corso».</p>
<p>Oggi Manuela non si dice in grado di affrontare un’aggressione fisica, ma sicuramente si sente pronta a reagire e non avere paura. «A me il corso ha insegnato più psicologicamente che fisicamente. Se io oggi dovessi affrontare un’altra aggressione non so se riuscirei a mettere in pratica le tecniche viste e fatte in palestra. Il Wilding, Però, mi ha aiutata a riprendere la mia vita in mano. Senza questo corso, forse, oggi non sarei neanche più in grado di uscire dalla porta di casa da sola. Per esempio, a marzo dell’anno scorso mi è capitato di subire un’aggressione verbale, ma l’ho affrontata e superata con molta determinazione. Non mi sono fatta spaventare e non gli ho dato lo spazio che voleva prendersi. Non gli ho permesso di sovrastarmi».</p>
<p>L’esperienza di Manuela è la punta dell’iceberg di un problema, quello della violenza sulle donne, che è rimasto sommerso per troppi anni. «Ormai sono più di venti anni che insegno l’autodifesa – dice Furlan &#8211; e le donne sono sempre state la maggioranza dei miei allievi, perché sono la maggior parte delle vittime. Adesso c’è più consapevolezza. Non credo che le donne oggi siano più in pericolo che in passato, oggi si denuncia di più e c’è più volontà di reagire. C’è più attenzione verso queste cose».</p>
<p>Il Wilding, infatti, è solo uno dei tanti metodi di autodifesa creati su misura per le donne. Alcuni si basano di più sull’insegnamento, alle possibili vittime, di tecniche fisiche, mentre nei corsi di Mario Furlan è solo una nicchia del lavoro che si svolge. « C’è anche una parte fisica nel Wilding. Quelli che ti dicono impara queste mosse e vincerai sempre ti stanno prendendo in giro. Perché, diciamoci la verità, in un conflitto fisico le dimensioni contano. Io insegno alcuni trucchi per colpire la persona quando meno se lo aspetta, quando e come colpirla. Mosse che puoi mettere in pratica anche quando sei sotto stress e con l’adrenalina a mille. Devi colpirlo nei punti più vulnerabili e invalidanti, quindi viso, occhi, mento, gola, anche nelle parti basse può andare bene, ma quello provoca solo dolore, ma non ti invalida».</p>
<p>Le donne che ricorrono al corso di autodifesa di Mario Furlan non sempre hanno vissuto esperienze violente e traumatiche. Molte delle sue allieve, infatti, si rivolgono a lui per prevenire. Donne che sono stanche di avere paura a camminare da sole nella propria città. Donne che vogliono imparare a reagire al <em>Cat Calling</em> e donne che vogliono sapersi difendere dalle molestie prima che esse sfocino in aggressioni. Le iniziative in questo senso sono molte e l’autodifesa è solo uno dei mezzi di prevenzione messi a disposizione delle donne. Non solo il privato , ma anche il servizio pubblico si è mobilitato in tal senso. Nel 2020, il comune di Milano ha organizzato dei <a href="http://www.comune.milano.it/documents/20126/526456/SICUREZZA+IN+ROSA+dispensa+informativa+di+approfondimento.pdf/85da3ec7-a70d-9df2-8a4a-c28d04a3342f?t=1567431512721">corsi gratuiti di autodifesa</a>, in collaborazione con la Scuola del Corpo della Polizia Locale. Il progetto “<strong>sicurezza in rosa</strong>” purtroppo non è potuto partire anche quest’anno, a causa della pandemia e delle misure restrittive.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/wher-app-per-le-donne-1024x675.jpg"><img class="aligncenter wp-image-51131 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/wher-app-per-le-donne-1024x675.jpg" alt="wher-app-per-le-donne-1024x675" width="1024" height="675" /></a></p>
<p>Anche la tecnologia offre un mezzo di prevenzione, come l’app <strong>Wher </strong>. Chi l’ha detto che il percorso più breve sia anche il più consigliato? Wher è il primo navigatore dove le strade le consigliano le donne a seconda di quanto le considerano sicure. <a href="http://w-her.com/">Mappe fatte dalle donne per le donne</a>. L’attenzione verso questo tema e la consapevolezza delle donne che non vogliono più sentirsi vittime sono uno spiraglio di speranza per un futuro in cui davvero non lo saranno più. Nonostante questo, è davvero triste pensare che ancora nel 2021 una bambina, una ragazza o una signora si debba sempre guardare intorno, debba tenere gli occhi aperti e abbia ormai interiorizzato il pericolo. La sicurezza di una strada o di una via è legata alla criminalità di un determinato Paese, ma per una donna quest’ultima ha una diversa percezione.</p>
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		<title>Augmented vision, micro Led: le lenti smart sono in vista</title>
		<link>https://www.magzine.it/augmented-vision-micro-led-le-lenti-smart-sono-in-vista/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 10:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel romanzo Ready Player One, Ernest Cline immaginava, già nel 2011, un futuro, non molto lontano, in cui la Terra è un pianeta sull’orlo del collasso e dove l’unico svago per le persone comuni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1149" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/eye-1173863_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="eye-1173863_1920" /></p><p>Nel romanzo <strong>Ready Player One</strong>, <strong>Ernest Cline</strong> immaginava, già nel 2011, un futuro, non molto lontano, in cui la Terra è un pianeta sull’orlo del collasso e dove l’unico svago per le persone comuni è <strong>OASIS</strong> (acronimo inglese che tradotto sta per  <strong>Simulazione di Immersione Sensoriale Ontologicamente Antropocentrica</strong>), un mondo virtuale a cui si può accedere grazie a un semplice visore. Un 2045 in cui la vita reale è subordinata a quella virtuale.</p>
<p>Se dieci anni fa si parlava di fantascienza distopica, oggi questo futuro è letteralmente in vista. <mark class='mark mark-yellow'>Al <strong>CES 2021</strong> l&#8217;azienda <strong>In With Corp</strong> ha svelato un metodo per inserire chip di visualizzazione a visione aumentata nelle lenti a contatto morbide in idrogel che milioni di persone indossano quotidianamente.</mark></p>
<p>Alcune aziende già un decennio fa avevano annunciato l’arrivo sul mercato di <strong>lenti intelligenti</strong> che potessero misurare il livello di glucosio delle lacrime e forse aiutare a ridurre i danni causati dal diabete. Altre lenti ambivano a zoomare su richiesta o somministrare farmaci (in particolare antistaminici). Il traguardo che finora si era raggiunto era quello delle lenti <strong>Transitions</strong> che si scuriscono automaticamente alla luce del sole.</p>
<p>Oggi invece le lenti intelligenti stanno diventando una realtà. All&#8217;inizio del 2020, In With Corp ha annunciato una partnership con<strong> Bausch&amp;Lomb</strong>, mostrando circuiti elettronici flessibili incorporati direttamente nelle lenti. No, non si possono ancora comprare.</p>
<p>C’è poi <strong>Mojo Vision</strong>, il grande concorrente di InWith, che ha segretamente ingegnerizzato <mark class='mark mark-yellow'>lenti con incorporata un&#8217;enorme gamma di proprietà tecnologiche, tra cui un display Micro LED quasi invisibile di dimensioni inferiori a mezzo millimetro</mark> (pensate a un granello di sabbia), minuscoli sensori inerziali come accelerometri e giroscopi, un sensore di immagine super efficiente per valutare il mondo intorno a voi, batterie adorabilmente piccole, e altro ancora.</p>
<p>Le lenti di InWith e di Mojo fanno subito pensare alle numerose applicazioni per la realtà aumentata: indicazioni di direzione che ti guidano attraverso strade sconosciute, forniscono informazioni sulle persone e sugli edifici in cui si sta entrando, aiutano a leggere degli appunti per una presentazione o il testo di un discorso.</p>
<p>Anche prima di raggiungere simili livelli futuristici, le lenti intelligenti saranno di enorme aiuto alle persone con problemi di vista. I chip di Mojo saranno in grado di aggiungere bordi agli edifici, aumentare il contrasto intorno ai segni e alle persone, e aiutare coloro che hanno una visione debole a muoversi liberamente.</p>
<p>Ma c’è ancora molto di più. La vista è una danza complessa tra i nostri hardware (cioè la retina, le pupille, e così via) e il nostro cervello, che interpreta gli impulsi elettrici inviati dagli occhi e li traduce in immagini. Il cervello si adatta ai difetti dei nostri hardware, in una certa misura. Le lenti intelligenti potrebbero un giorno correggere un occhio imperfetta, o addirittura sostituirlo interamente, fissando quegli impulsi elettrici prima che il cervello li riceva per l&#8217;interpretazione.</p>
<p>E se la realtà aumentata di OASIS tramite visori prima era solo un&#8217;utopia, ora si può addirittura immaginare di accedervi tramite delle lenti a contatto. Nell&#8217;era post-smartphone, lenti come queste potrebbero sostituire i nostri stessi occhi. Il futurista <strong>Gary Bengier</strong>, un ex tecnologo della <strong>Silicon Valley</strong>, scrittore e filosofo, immagina il mondo tra 140 anni, un futuro in cui i display non sono solo indossati nelle lenti a contatto, ma saranno effettivamente parte della persona, grazie a un chip inserito dietro l&#8217;orecchio e collegato a un impianto corneale.</p>
<p>Nel suo nuovo libro <strong>Unfettered Journey</strong>, descrive l&#8217;interazione possibile tra AI e le interfacce mente-macchina  he si combinano con impianti retinici per impiantare intere banche dati nella testa di una persona. <mark class='mark mark-yellow'>In futuro un&#8217;AI molto più avanzata e intelligente si combinerà con i dati di geolocalizzazione e i sensori che raccolgono ogni pensiero e desiderio.</mark> &#8220;Saremo in grado di sapere e visualizzare mentalmente le migliori pizzerie nei paraggi semplicemente pensando  a una pizza&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua la lettura su</strong> <a href="https://www.digitaltrends.com/features/augmented-reality-contact-lenses-vision/">Digital Trends</a></p>
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		<title>AI, 5G e biometria: lo sport diventerà ipertecnologico</title>
		<link>https://www.magzine.it/ai-5g-e-biometria-lo-sport-diventera-ipertecnologico/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 11:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[Tech]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La tecnologia sta rimodellando ogni aspetto della nostra vita e in pochi ambiti questo è così evidente come nello sport. Mazze da golf, racchette da tennis e scarpe da corsa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1050" height="590" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/1490785435_nsrl-track-motion-capture_original.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="NIKE internal and PR use." /></p><p>La tecnologia sta rimodellando ogni aspetto della nostra vita e in pochi ambiti questo è così evidente come nello sport. Mazze da golf, racchette da tennis e scarpe da corsa stanno diventando sempre più avanzate e innovative, con nuovi materiali e design che portano le prestazioni degli atleti a livelli più alti. Anche l&#8217;analisi di dati e video viene già utilizzata per migliorare i programmi di allenamento e ottimizzare le strategie. Nel baseball da anni si ricorre al cosiddetta sabermetrica. Il prossimo passo in questa evoluzione è l&#8217;uso di <strong>dati biometrici</strong> e soprattutto la loro trasmissione <strong>in tempo reale</strong>, cosa che li renderà fondamentali anche durante un evento, non solo prima e dopo.</p>
<p>Il termine biometria deriva dalle parole greche “<em>bio</em>” che significa vita e “<em>metron</em>” che significa misura ed è quindi la misurazione e l’analisi matematica delle caratteristiche biofisiche e comportamentali uniche delle persone. Cioè studia le dimensioni del corpo per capirne il funzionamento e portarlo a prestazioni ottimali in determinate condizioni. Con device come i <strong>fitbit</strong> ci possono conoscere  i battiti cardiaci, la pressione sanguigna, l’ossigeno consumato durante un allenamento e altri parametri corporei dell’atleta. Fin qui, <mark class='mark mark-yellow'>una delle più grandi sfide per l&#8217;analisi in tempo reale era la trasmissione veloce dell’ingente quantità di dati raccolti ma l&#8217;avvento del <strong>5G</strong> ha risolto il problema</mark>. Grazie alle rete veloce che copre stadi e arene possiamo immaginare un futuro in cui gli allenatori saranno in grado di fare cambi di gioco e strategie basandosi sui dati istantanei e non solo sull&#8217;istinto.</p>
<p>I dati biometrici in tempo reale trasformeranno anche l&#8217;esperienza degli spettatori. Per esempio, durante una partita, il pubblico potrà ricevere sul proprio smartphone informazioni sull&#8217;energia complessiva rimasta al giocatore in campo. <mark class='mark mark-yellow'>I dati plasmeranno la nostra comprensione dell’atleta e la previsione della sua carriera.</mark></p>
<p>Molte volte, i talent scout hanno liquidato giocatori ritenendoli fragili fisicamente e a rischio infortunio, ma l&#8217;analisi profonda dei dati biometrici darà una base scientifica a queste valutazioni o rovesciarle completamente. Gli atleti saranno in grado di migliorare le loro prestazioni in modo significativo e di ridurre contemporaneamente il rischio di lesioni, prolungando così la loro carriera, per la gioia dei suoi sostenitori.</p>
<p>Per lungo tempo l’utilizzo di questi strumenti nello sport è stato considerato come una indebita intrusione della tecnologia e in alcuni casi è stato apertamente osteggiato. Tutti gli appassionati di <strong>calcio</strong> ricordano l’estenuante battaglia per portare la moviola in campo. Solo negli ultimi anni il supporto video ha iniziato a essere impiegato, dapprima nel football americano, poi nel basket, nel tennis e infine nel calcio. Il <strong>Var</strong> (<em>Video Assistant Referee</em>) però è solo la punta dell’iceberg.</p>
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Numerose società sportive, grazie al via libera di alcune federazioni, <mark class='mark mark-yellow'>hanno iniziato a impiegare sensori e <em>wearable</em> per monitorare l’attività degli atleti durante allenamenti e gare</mark>. L&#8217;anno scorso, la Fifa ha cambiato le sue regole per consentire ai giocatori di indossare simili device durante le partite ed è stato inoltre autorizzato l&#8217;uso di algoritmi di riconoscimento visivo su filmati video. I dati raccolti dai sensori indossati dai giocatori saranno il fulcro del monitoraggio <em>in-game</em>, che secondo il futurologo <strong>Tom Cheesewright</strong>, entro il 2025 sarà di uso comune nel calcio. In particolare, c’è interesse verso il grande tema dell’acquisizione dei dati biometrici, e di conseguenza dell’integrazione di sensori indossabili dagli atleti. Un processo che apre scenari interessanti. L’analisi delle prestazioni può fornire indicazioni precise rispetto a velocità, accelerazioni, tattiche, strategie di gioco e a come migliorare le performance. Questo significa che gli allenatori saranno in grado di sostituire i giocatori prima che si verifichi un infortunio o un eccessivo affaticamento osservando, banalmente, dei numeri.</p>
<p>L&#8217;elemento rivoluzionario è il fatto che potrà essere fatto in tempo reale. La connettività migliorata, <mark class='mark mark-yellow'>la velocità della rete 5G, l&#8217;uso diffuso del cloud computing e di dispositivi mobili a bordo campo significano che lo staff tecnico potrà decidere in base alle informazioni acquisite durante la partita, non dopo, quando potrebbe essere troppo tardi.</mark></p>
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<p>Anche altri sport, come l&#8217;<strong>atletica</strong>, ne trarranno beneficio. Cheesewright prevede che i corridori di lunga distanza saranno in grado di monitorare i livelli di idratazione, la temperatura corporea e la respirazione e di apportare modifiche alla loro strategia attraverso istruzioni e suggerimenti forniti dall&#8217;AI.</p>
<p>C&#8217;è uno sport in cui tutto questo è già realtà da tempo. La raccolta, la memorizzazione, l’analisi, e l’elaborazione di dati virtuali sono sempre stati centrali nella <strong>Formula1</strong>. Con lo scopo di migliorare le prestazioni del veicolo e la competitività della squadra, <mark class='mark mark-yellow'>questo sport è diventato nel tempo un “<em>data driven</em>” business</mark>. <strong>Lewis Hamilton</strong>, il pilota più vincente di tutti i tempi e la sua squadra, il <strong>Team AMG Petronas</strong>, fanno un ampio utilizzo dei dati. La <strong>Mercedes-AMG F1 W11</strong> (la monoposto guidata da Hamilton) è coperta da un&#8217;incredibile serie di sensori &#8211; anche le gomme ne sono dotate &#8211; e questo consente al team dei box di estrarre 2 terabyte di dati in un solo weekend di gara.</p>
<p>Il punto di fusione delle gomme è misurato da sensori inte<a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Photo4_s.r.l._1007430.jpg"><img class="alignleft wp-image-50640 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/Photo4_s.r.l._1007430-300x200.jpg" alt="Canadian Grand Prix, Montreal 06 - 09 June 2019" width="293" height="195" /></a>grati. La bruciatura della pista è analizzata e registrata da termo-camere sotto il cono anteriore del muso. E con il 5G, questi dati vengono trasmessi a banche dati che effettuano un&#8217;analisi istantanea.</p>
<p>Un’analisi che tiene impegnate per ore e giorni squadre di ingegneri in competizione fra di loro per capire come ricavare la migliore prestazione della propria macchina, o anche per verificare le diagnostiche e il corretto funzionamento di ogni componente tecnologica del veicolo.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Se sostituiamo &#8220;atleta&#8221; alla parola &#8220;auto&#8221; otterremo il futuro dello sport.</mark> La sfida diventerà nei prossimi decenni quella di mantenere l&#8217;equilibrio tra prestazioni controllate e l’imprevedibilità del risultato che rende lo sport così avvincente.</p>
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		<title>Noi e la DAD</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2021 05:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[In Lombardia, a un anno dall&#8217;inizio della pandemia, si ritorna a fare lezione da casa per tutte le scuole di ogni ordine e grado. Una decisione che tutti avrebbero voluto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="168" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/download.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="download" /></p><p>In Lombardia, a un anno dall&#8217;inizio della pandemia, si ritorna a fare lezione da casa per tutte le scuole di ogni ordine e grado. Una decisione che tutti avrebbero voluto scongiurare ma che è stata inevitabile, seguendo la curva dei contagi.<mark class='mark mark-yellow'> Ma qual è l&#8217;impatto di queste misure, a lungo andare, su giovani e sulla loro socialità?</mark>  E cosa ne è dei più piccoli? Come risolvere i problemi connessi anche con la disabilità e l&#8217;insegnamento di sostegno? Infine &#8211; ma in realtà è il primo problema, quello più sentito &#8211; come conciliare lavoro e assistenza ai propri bambini per i genitori?<mark class='mark mark-yellow'> Abbiamo fatto un giro nelle scuole di Milano e della provincia lombarda e abbiamo fatto anche un giro nei parchi, per capire come se la stiano cavando anche i genitori, con e senza babysitters</mark> .</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/pavia-a-scuola-tra-difficolta-tecnologiche-e-psicologiche/"><b>Pavia, a scuola tra difficoltà tecnologiche e psicologiche</b></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/insegnanti-di-sostegno-cosa-cambia-se-un-bambino-e-a-casa/"><strong>Insegnanti di sostegno, cosa cambia se un bambino è a casa</strong></a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/dad-furious-tra-le-famiglie-al-parco/"><strong>DAD&amp;Furious, tra le famiglie al parco</strong></a></li>
</ul>
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		<title>Insegnanti di sostegno, cosa cambia se un bambino è a casa</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2021 05:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[«Dal 5 marzo 2021 è prevista la sospensione della didattica in presenza nelle istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo grado e secondo grado. L’attività scolastica e didattica si svolgeranno, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="940" height="627" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/disabilità-PEI1-e1509299667491.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="disabilità-PEI1-e1509299667491" /></p><p>«<em>Dal 5 marzo 2021 è prevista la sospensione della didattica in presenza nelle istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo grado e secondo grado. L’attività scolastica e didattica si svolgeranno, dunque, esclusivamente con modalità a distanza.</em>» Così recita l’ordinanza n° 714 del 4 marzo 2021.<mark class='mark mark-yellow'>Questa è solo l’ultima delle comunicazioni che migliaia di genitori si sono visti recapitare nell’ultimo anno. La tanto discussa D.A.D. (didattica a distanza) ha di fatto cambiato il mondo della scuola e soprattutto la vita di alunni, insegnanti e genitori</mark>.</p>
<p>Per capire le difficoltà che l’insegnamento da remoto comporta, abbiamo parlato con Elisa, insegnante di sostegno presso la scuola primaria statale rinnovata Pizzigoni di Milano.<mark class='mark mark-yellow'>Elisa si è laureata in Scienze della Formazione Primaria all’Università Bicocca nell’ottobre scorso e questo per lei è il secondo anno di lavoro presso questo istituto, dove segue bambini che hanno bisogni educativi speciali e certificazioni D.V.A.</mark> (diversamente abili, presentano disabilità derivanti da deficit o patologie che danno luogo a situazioni di disabilità L. 104/92). Il contratto di lavoro di Elisa prevede che lei segua un unico bambino, Andrea (nome di fantasia), che ha la certificazione necessaria per richiedere il supporto di un insegnante di sostegno durante le lezioni. Nella sezione di Andrea ed Elisa però ci sono altri due bambini che hanno bisogno di sostegno: Michela(nome di fantasia) che non essendo italiana ha grosse difficoltà legate alla lingua e Simone(nome di fantasia) che presenterebbe un disturbo dell’apprendimento, ma non certificato per volere della famiglia. Ognuno di loro ha esigenze diverse che implicano metodi di insegnamento differenti che Elisa mette in pratica per garantire a tutti il giusto aiuto.</p>
<p><strong>Com’è l’esperienza per un’insegnante di sostegno che deve rapportarsi a bambini che richiedo attenzioni particolari attraverso lo schermo di un pc?</strong></p>
<p>Non è facile. Quando siamo in classe non c’è questa distanza fisica, invece attraverso un computer è difficile sentirli vicini. Andrea un po’ soffre questa situazione. Lui non può fare più di un’ora al computer perché è difficile mantenere la sua attenzione su uno schermo.<mark class='mark mark-yellow'>Mentre in presenza adesso siamo riusciti a fare anche tre ore di lavoro di seguito senza che si lamenti o senza che si senta affaticato, ora al computer più di un’ora non riesco a tenerlo</mark>. Oggi, ad esempio, ha dato di matto. Mentre facevamo lezione, Andrea ha iniziato ad urlare che la DAD non gli piace e non vuole più fare lezione con il computer, mi ha detto «adesso scrivo al sindaco di Milano e gli dico che io voglio tornare a scuola e che deve riaprire tutte le scuole». Per loro è pesante.</p>
<p><strong> I genitori degli alunni vi aiutano da casa?</strong><br />
Andrea ha la fortuna di avere la mamma che, essendo una libera professionista, ha strutturato la sua attività in modo da avere sempre le mattine libere per seguirlo durante la DAD. Io di conseguenza ho programmato le lezioni con lui sempre al mattino. Ma non per tutti è così. Ad esempio<mark class='mark mark-yellow'> Simone non si presenta a lezione da quattro giorni, da quando siamo tornati in DAD</mark>. Io sono in contatto con il papà, gli ho scritto più e più volte, lui si è scusato e mi ha detto che è riuscito a recuperare il tablet e le credenziali per accedere a classroom lunedì mattina, ma lui lavora e la moglie che è a casa con i figli, non è italiana, non parla italiano e quindi non riesce ad attivare il programma. Mi ha detto che sta parlando con il suo datore di lavoro per capire come fare, perché se non c’è a casa lui, né la moglie né il bambino riescono ad attivare il tablet.</p>
<p><strong>Vi è capitato che qualche alunno non avesse gli strumenti? Connessione a casa, tablet, pc?</strong><br />
Sì, è stato chiesto a inizio anno chi di loro necessitasse di un device, gli è stato offerto, pagato dalla scuola o derivante da donazioni. Adesso quasi tuti dovrebbero avere i dispositivi, l’altro problema è che però non tutti sono capaci di usarlo, come nel caso di Simone. A volte non arrivi a tutti. Se loro non si connettono è finita lì.<mark class='mark mark-yellow'>Ci sono bambini con cui è davvero molto difficile, magari non si connettono, magari non ti ascoltano, non capiscono quello che gli stai chiedendo ed è davvero difficile portare avanti degli insegnamenti così. C’è un’emergenza sanitaria quindi da una parte lo capisco, d’altra parte però forse si poteva fare altro invece che chiudere la scuola</mark>.</p>
<p><strong>I bambini con DVA possono andare in presenza però.</strong><br />
Sì, quest’anno c’è la possibilità per i bambini con DVA di andare comunque in presenza, solo loro. Questo ha creato ancora più confusione. All’inizio, ovvero giovedì, l’ordinanza diceva che potevano andare in presenza solo i DVA, ma senza la possibilità di collegarsi con gli altri bambini della classe che restavano a casa. Questo voleva dire fare una didattica completamente separata che perdere totalmente il concetto di classe, quell’appartenenza alla classe che a bambini così serve. I bambini che seguo non sono distaccati dalla realtà, anzi, stanno con la classe, giocano e sono inseriti. Separarli voleva dire che non avrebbero più fatto lezioni e attività con i loro amici. Dopo averne parlato con i genitori, loro sono stati d’accordo con me di non farli andare in presenza da soli. Poi venerdì cambia l’ordinanza. Si allarga la possibilità di andare in presenza ai figli di medici e infermieri. Sabato mattina c’è un ulteriore apertura ai figli di altre 50 categorie di lavoratori, quindi siamo arrivate ad avere una decina di bambini per classe che potevano andare in presenza e gli altri da casa.<mark class='mark mark-yellow'>Ogni classe sono più o meno una ventina, quindi metà e metà. Si è creato un problema di sovraffollamento, perché comunque se la scuola è chiusa, deve essere chiusa. Quindi lunedì un’altra ordinanza ha fatto retromarcia e si è tornati alla possibilità solo per i DVA di andare in presenza, ma con la possibilità di connettersi con il resto della classe</mark>. A questo punto nasce un altro problema, la preside ci ha detto che la scuola non è attrezzata per avere tutte le classi connesse. La banda wi-fi non avrebbe retto tutti. Si parlava comunque di due, massimo tre bambini per classe, ma comportava avere tutte le classi connesse. Ci è stato consigliato, qualora si fosse scelto di andare in presenza, di portare i nostri device e fare hotspot dallo smartphone. Abbiamo quindi optato per restare tutti a casa, seppur con le difficoltà che comporta.</p>
<p><strong>Voi insegnanti eravate pronti ad affrontare ancora la DAD? Ve lo aspettavate?</strong><br />
<mark class='mark mark-yellow'>I programmi sono stati strutturati per essere svolti in presenza, ma a settembre ci si era già posti il problema della DAD e si sono creati degli orari per eventuali quarantene. Tutte le classi avevano un loro orario nel caso di quarantena. Ce lo aspettavamo, infatti da inizio settimana abbiamo cominciato a mandare a casa i bambini con il materiale che poi gli sarebbe servito per fare lezione da remoto</mark>. Mercoledì pomeriggio abbiamo fatto una riunione di programmazione in cui abbiamo discusso anche di eventuali orari per la DAD perché tirava quell’aria. Giovedì, poi, ci hanno messo in DAD, ed è stata una cafonata farlo dal giovedì al venerdì. La notifica è uscita alle 12:30. Effettivamente era pronto ben poco. Nel pomeriggio abbiamo fatto un’altra riunione in cui abbiamo definito gli orari, li abbiamo comunicati ai genitori, li abbiamo caricati su classroom. Poi abbiamo fatto altre due riunioni tra venerdì e sabato, e infine altre due lunedì.<br />
<strong>Tu presenzi nelle lezioni di classe o segui i bambini singolarmente?</strong><br />
Io, di solito, partecipavo a tutte le lezioni e mi dedicavo ai bambini che devo seguire. Affrontando argomenti diversi o semplificati,<mark class='mark mark-yellow'>per la DAD, ho creato delle stanze separate dove facciamo lezione solo io e l’alunno</mark>. Ho un’ora di lezione con Andrea tutte le mattine, poi faccio un’ora con Michela, e un’altra ora con Simone. Io mi coordino con l’insegnate e in base agli argomenti che ha affrontato con la classe, io mi adeguo con i miei bambini, magari li semplifico, magari non faccio esattamente quell’argomento, ma cerco di fare qualcosa che arrivi allo stesso concetto. Per noi parte sempre tutto dall’esperienza. Tutti e tre i miei alunni sono molto più indietro rispetto al livello della classe, per esempio la classe fa già le operazioni con il riporto, mentre Andrea non sa i numeri oltre al 20, perché il suo ritardo cognitivo gli fa fare fatica soprattutto nella memorizzazione. Per lui domenica sono uscita e ho fatto le foto a tutti i numeri civici della mia via, ho creato una presentazione visiva, come se io e lui fossimo a passeggio per la via e guardassimo questi indirizzi imparando che ci sono numeri oltre al 20 e che hanno tutti una sequenza. Parte sempre tutto dal concreto per arrivare al concetto astratto.<br />
<strong>Tu ti sei laureata ad ottobre, quindi sei fresca di studio; c’è sui libri un metodo di insegnamento a distanza, qualcuno prepara le insegnati ad un’eventuale DAD?</strong><br />
No, non esiste un metodo a distanza e non tutte sono preparate per fare questa cosa.<mark class='mark mark-yellow'> Tantissime insegnanti non sono agili nell’utilizzo dei device e dei programmi. Io a giugno ho seguito un corso interno per tutti gli insegnanti per imparare ad utilizzare google meet, classroom e google drive o calendar. In quell’occasione mi ricordo che c’era qualcuno fermo, a livello di conoscenze, a come si apre una pagina di google</mark>. Questo è il vero problema, che non c’è stata neanche una formazione per gli insegnanti. Alcune per esempio hanno chiesto la presenza mia o dell’altra ragazza che fa sostegno durante le loro lezioni per aiutarle a condividere lo schermo, solo che noi abbiamo già le nostre ore. Addirittura c’erano insegnati senza computer e anche a loro l’ha fornito la scuola. Ci sono poi altre maestre che non riuscendo a destreggiarsi con la tecnologia, dettano e fanno fare i disegni, che è la cosa più lontana in assoluto dal metodo Pizzigoni, ovvero partire dall’esperienza per arrivare al concetto.</p>
<p><strong>È il metodo seguito da tutto l’Istituto Pizzigoni?</strong><br />
Sì,<mark class='mark mark-yellow'>tutta la scuola si basa sul metodo di Giuseppina Pizzigoni, la pedagoga che ha fondato la scuola nel 1911, e il plesso 1927. Si alleva, si coltiva, e ai bambini si fa prima fare l’esperienza sul campo, proprio sulla terra e poi dalla terra si arriva all’astratto, al concetto. Esempio per la matematica, si parte dalla divisione degli appezzamenti di terreno e si fa matematica</mark>. La materia principale è scienze agraria e poi da lì si arriva alle altre materie. La grande cosa è che i bambini coltivano, allevano, abbiamo animali, asini e loro sono sempre fuori, ogni intervallo lo passano fuori, perché parte tutto dal contatto con la natura. In DAD tutto questo si perde completamente.</p>
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		<title>Metti una domenica a Vanzago</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 06:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Vanzago è un comune di poco più di 9 mila abitanti in provincia di Milano. Il paesaggio che offre questa cittadina è dominato da villette, giardini e molti campi, tra ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1432" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/03/WhatsApp-Image-2021-03-08-at-12.20.34-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="WhatsApp Image 2021-03-08 at 12.20.34 (1)" /></p><p>Vanzago è un comune di poco più di 9 mila abitanti in provincia di Milano. Il paesaggio che offre questa cittadina è dominato da villette, giardini e molti campi, tra cui il parco del WWF. Nelle giornate di sole, specialmente nel fine settimana, passeggiando per il paese si incontrano famiglie e gruppi di ragazzi di ogni età a passeggio o in bicicletta. I luoghi dove ritrovarsi sono i parchi o le piazze chiuse al traffico, come quella “del mercato” che, con la sua pavimentazione distintiva, è perfetta per simulare le linee di un immaginario campo da calcio. In questo quadro è raro sentire motori di macchine o trovarsi nel traffico. La domenica, in particolar modo, è dedicata a godersi l’atmosfera tranquilla di Vanzago.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> Da venerdì 5 marzo però, la Lombardia è stata dichiarata zona arancione rinforzata. Tra le restrizioni stabilite due più di altre impattano sulla vita di una tipica domenica a Vanzago: non è consentito l’utilizzo delle aree attrezzate per gioco e sport</mark>  (a mero titolo esemplificativo, aree attrezzate con scivoli ed altalene, campi di basket, aree skate etc.) all’interno di parchi, ville e giardini pubblici; è consentito lo svolgimento di attività sportiva solo in forma individuale in prossimità della propria abitazione ed esclusivamente all’aperto con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie.</p>
<p>Stop ai ritrovi al parco, stop alle partite di calcio dei ragazzini in piazza e stop alle biciclettate di famiglia, o forse no.</p>
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<p>Domenica sono stata in giro per il paese e quello che ho potuto osservare è diverso da ciò che ci si aspetterebbe. Il parco giochi di via della Filanda era popolato di ragazzi che occupavano le panchine, i tavoli di legno o stavano seduti nel prato a chiacchierare, mangiare un gelato e giocare a carte. C’erano bambini che, non potendo accedere a scivoli e altalene, giocavano a rotolarsi nell’erba giù dalla collinetta. Un signore, fermo su una delle panchine del parco, leggeva un libro scaldandosi al sole.</p>
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Poco più in là, nella pizza del mercato o piazzetta rossa (per i ragazzi di zona) era in corso un vero e proprio campionato di calcio. I ciottoli della piazza, che il mercoledì delimitano le postazioni delle bancarelle, domenica sono serviti da divisori tra un campo di gioco e un altro, dando vita a un vero e proprio torneo simultaneo che farebbe invidia anche alla FIFA. Biciclette di ogni taglia sfrecciavano sulla pista ciclabile che costeggia piazza e parco. Non potevano mancare le persone a spasso con i loro fedeli amici a quattro zampe che, tra un bastoncino lanciato e riportato, adornavano alla perfezione il dipinto “domenica a Vanzago”.</p>
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<p>Un pomeriggio all’insegna dello svago che è stato quasi interrotto dall’arrivo di una volante dei carabinieri. Alla vista dell’autovettura, qualcuno ha preferito lasciare il parco, ma per i più temerari che hanno scelto di continuare indifferenti le loro attività non c’è stata nessuna conseguenza. Dopo aver osservato un po’ la situazione, facendo una passeggiata nel parco e nella piazza, le forze dell’ordine hanno lasciato che il pomeriggio scorresse liscio senza multe, senza verbali e senza ramanzine ai “trasgressori” del DPCM. Figura nel tableau anche la polizia locale, impegnata però a fare qualche multa per divieto di sosta, incurante dei cittadini vanzaghesi impegnati nelle solite attività domenicali.</p>
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<p><mark class='mark mark-yellow'> Attività che sono in contrasto con quanto accade tutti i giorni nel nostro Paese. Così come l&#8217;indifferenza di chi dovrebbe far rispettare le norme è in contrasto con quanto leggiamo tutti i giorni sui giornali</mark> , con le retate nelle case di chi organizza feste, con le multe ai furbetti che trasgrediscono le regole e con i controlli ferrei tanto decantati.</p>
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		<title>OFF THE RADAR &#8211; DIECI PEZZI DA NON PERDERE #42</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 10:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna la rubrica di Magzine dedicata ai longform internazionali che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire. Altre dieci letture da non perdere. Questa volta si parte dall&#8217;India, dove la questione di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2021/02/holi-2416686_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="holi-2416686_1920" /></p><p>Torna la rubrica di <strong>Magzine</strong> dedicata ai longform internazionali che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire. Altre dieci letture da non perdere. Questa volta si parte dall&#8217;India, dove la questione di genere viene raccontata attraverso la lente dello sport, per arrivare in Giappone, Paese al centro di un inaspettato revival, passando per l&#8217;Argentina, dove le ferite della Dirty War non si sono ancora rimarginate. Allacciate le cinture e buona lettura!</p>
<p>Delle 13 medaglie vinte dall&#8217;India dalle Olimpiadi di Sidney in poi, 5 sono andate a delle donne. Un segno che nel Paese qualcosa sta cambiando, almeno nello sport. <a title="BBC" href="http://www.bbc.com/sport/56168544">Bbc</a></p>
<p>Dagli anni 70’, quasi di 9mila persone negli <strong>Stati Uniti</strong> sono state mandate al patibolo: 182 sono state riconosciute innocenti. Vite sconvolte da un sistema che le ha quasi uccise. <a title="national geographic" href="http://www.nationalgeographic.com/history/article/sentenced-to-death-but-innocent-these-are-stories-of-justice-gone-wrong">National Geographic</a></p>
<p>Tanto attaccato alla maglia del <strong>Rosario Central</strong> da fuggire su un&#8217;isola pur di non essere ceduto. L&#8217;incredibile storia del calciatore <strong>Aldo Pedro Poy.</strong> <a title="la nacion" href="http://www.lanacion.com.ar/deportes/futbol/aldo-pedro-poy-rosario-central-100-preguntas-borinsky-nid2599383">La Nacion</a></p>
<p>Con il suo nuovo romanzo, il premio Nobel <strong>Kazuo Ishiguro</strong> si riafferma come il più profondo osservatore della <strong>fragilità umana</strong> nell&#8217;era della tecnologia. <a title="NEW YORK TIMES" href="http://www.nytimes.com/2021/02/23/magazine/kazuo-ishiguro-klara.html?">New York Times</a></p>
<p><strong>Comfort Women</strong>: donne coreane costrette alla servitù sessuale per l’esercito giapponese o prostitute volontarie? Una storia irrisolta che aspetta la Corte Internazionale di Giustizia. <a title="NEWYORKER" href="http://www.newyorker.com/culture/annals-of-inquiry/seeking-the-true-story-of-the-comfort-women-j-mark-ramseyer"> New Yorker </a></p>
<p>Perché essere <strong>gay</strong> e calciatore professionista è ancora un argomento<strong> tabù </strong>nel 2021? <strong>Andy Brennan</strong> racconta la sua storia. <a title="sportbible" href="https://www.sportbible.com/football/news-reactions-people-think-you-cant-play-professional-football-and-be-gay-20210224">Sport Bible</a></p>
<p>Milioni di persone negli Stati Uniti bevono <strong>acqua</strong> al di sotto degli standard sanitari a causa di pericolosi contaminanti. Le comunità latine sono particolarmente a rischio. <a title="guardian" href="http://www.theguardian.com/us-news/2021/feb/26/worst-us-water-systems-latinos-most-exposed">Guardian</a></p>
<p>&#8220;<strong>Passing</strong>”, presentato da Rebecca Hall all&#8217;ultimo<strong> Sundance</strong>, è un film che sfida in maniera sottile e profonda le nozioni di razza, genere e sessualità. <a title="NEWYORKER" href="http://www.newyorker.com/magazine/2021/03/01/acting-black-and-white-onscreen">New Yorker</a></p>
<p>Il periodo più buio della storia a rgentina recente, la <strong>dirty war</strong> e una sorella sparita nel nulla. Il racconto autobiografico dello scrittore<strong> Daniel Loedel </strong>. <a title="atlantic" href="http://www.theatlantic.com/culture/archive/2021/01/daniel-loedel-finding-my-sisters-remains/617701/">The Atlantic</a></p>
<p>Complici <strong>Youtube</strong>, <strong>TikTok</strong> e i loro algoritmi, un brano pop giapponese del 1979 è diventato virale su <strong>Spotify</strong>. Il <strong>city-pop</strong> giapponese sta diventando un fenomeno mondiale. <a title="pitchfork" href="http://pitchfork.com/features/article/the-endless-life-cycle-of-japanese-city-pop/ ">Pitchfork</a></p>
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		<title>Il 2020 a brandelli: visioni da un anno fuori dal comune</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 09:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Melissa Paini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Certi anni interminabili sembrano durare un secolo, certi altri rapidissimi dei secoli contengono tutto quanto possa succedere dentro. Solo questi ultimi finiscono per lasciare un segno nella memoria collettiva. Non ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="540" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/12/GettyImages-1202063249-1-1580314710608.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="GettyImages-1202063249-1-1580314710608" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Certi anni interminabili sembrano durare un secolo, certi altri rapidissimi dei secoli contengono tutto quanto possa succedere dentro. Solo questi ultimi finiscono per lasciare un segno nella memoria collettiva</mark>. Non serve tenerli a mente, anche se aiuta: 1945, 1968, 1978, 1989, 1992, 2001, 2016, etc., ogni tanto succede e non ci si può far nulla. E&#8217; il soffio della Storia: si presenta come un vento forte, arriva a travolgerci e, una volta passato, ci lascia perplessi e frastornati. Inizio, svolgimento, fine. «Ma come? Sembra ieri che…». Non importa, meglio guardare avanti.</p>
<p>L’anno cui ci apprestiamo a dire addio – o arrivederci? Davvero meglio di no – fa parte a pieno titolo dell’esclusivo <em>club</em> appena descritto. Più di domandarsi cosa sia accaduto, si farebbe prima a chiedersi cosa non sia accaduto. Ormai, però, è tardi. La nostra redazione ha scelto una manciata di fatti e d’immagini salienti per raccontare gli ultimi dodici mesi, strappandoli dalle mani della cronaca e consegnandoli in quelle della Storia. Manca ancora un po’ alla notte di San Silvestro ma, in fondo, cosa può ancora succedere in questi ultimi dieci giorni del 2020?</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La nostra redazione ha scelto una manciata di fatti e d’immagini salienti per raccontare gli ultimi dodici mesi, strappandoli dalle mani della cronaca e consegnandoli in quelle della Storia. Manca ancora un po’ alla notte di San Silvestro ma, in fondo, cosa può ancora succedere in questi ultimi dieci giorni del 2020?</span></p>
<p><strong>Appuntamento fisso, ore 20.30.</strong> Un giorno racconteremo ai nostri figli, nipoti, pronipoti, quello che abbiamo vissuto nel 2020. Ma da dove inizieremo? Cosa ci ricorderemo con più chiarezza e cosa, invece, faremo fatica a descrivere? Ci sono stati momenti vissuti da collettività, da Paese unito e poi ci sono vicende personali che hanno segnato individualmente le nostre vite.<mark class='mark mark-yellow'>Il mio <em>lockdown</em>, per esempio, è stato scandito da una meravigliosa storia d’amore. Non fraintendiamoci, nessuno ha violato le norme restrittive. La nostra era una storia a distanza, ma comunque molto romantica</mark>. Non ci vedevamo spesso, a volte solo una volta alla settimana e anche se i nostri incontri erano filtrati da uno schermo, erano comunque molto intensi. I nostri appuntamenti riaccendevano le mie giornate, o meglio, serate. Mi ha parlato per la prima volta l’11 marzo, ma non giudicatemi, anche se non l’ho mai conosciuto di persona, mi è bastato uno sguardo per capirlo. Quel giorno, in particolare, non è stato un momento allegro. Seguire la sua diretta è stato come fare un bagno freddo. Al contrario, l’incontro del 16 maggio lo ricorderò per sempre perché saltavo sul letto dalla gioia mentre ascoltavo le sue parole. La nostra relazione è stata un faro durante i momenti bui del <em>lockdown</em>, e anche se ero a conoscenza che c’erano molte altre donne nella sua vita, ho sempre avuto fiducia nelle sue decisioni. Ci ha mostrato molti lati del suo carattere, lo abbiamo visto triste, felice e una volta anche arrabbiato. Era il 10 aprile e durante il suo discorso serale ha svelato a tutti un risentimento verso due suoi colleghi. Un&#8217;altra sera che ricordo bene è quella del 26 aprile, quando per la prima volta, dopo mesi di sconforto e smarrimento, ci ha dato buone notizie: le visite ai congiunti.<mark class='mark mark-yellow'>Anche se molti di voi si sono fatti distrarre dai sandali del soldato nel dipinto sullo sfondo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, so che le immagini delle sue conferenze in diretta, rimarranno indelebili nelle menti di tutti</mark>. (<em>Melissa Paini</em>)</p>
<p><strong>La terra desolata.</strong> Vietati gli spostamenti dalla propria abitazione salvo comprovate esigenze, cancellate a tappeto tratte aeree e ferroviarie, drasticamente ridotto il trasporto privato su gomma, sospeso Schengen.<mark class='mark mark-yellow'>L’emergenza sanitaria ha sferrato un colpo al cuore – unico, ma di straordinaria intensità – all’industria globale del turismo di massa e sancito la fine di una <em>belle époque</em> fondata su una libertà di movimento di persone, merci e servizi pressoché senza limiti</mark>. L’Italia – insieme a tutti gli elementi che compongono la sua grazia – si è trasformata in una pittura metafisica alla De Chirico a grandezza naturale: viali, piazze, chiese, giardini, rovine, municipi, portici e monumenti – <a href="https://www.facebook.com/LoSapeviChe/posts/3060846427294525">luoghi </a>depurati dalla presenza dell’elemento umano, deserti, sospesi in un’atmosfera irreale, inondati di luce obliqua o a picco. Senza sospettare della futura possibile concretezza di una simile visione, lo scrittore Nicola Lagioia l’aveva già descritta in un formidabile <a href="https://www.minimaetmoralia.it/wp/estratti/millenovecentonovantadue-nicola-lagioia/">racconto</a> lungo uscito dalla sua penna, contenuto nella raccolta<em> La qualità dell’aria</em>, edito nel 2004. Eccoci, soli e spaventati, di fronte alla contraddizione del nostro tempo: siamo parassiti sul dorso del creato, eppure viviamo e ci comportiamo come se tutto fosse a nostro solo servizio, quando basta un suo movimento appena più brusco per cancellare la nostra sciocca illusione, spazzarci via dal posto che occupiamo da secoli e mettere un punto alla tragicommedia dei destini generali. Converrebbe spingersi più avanti ancora, magari domandandosi: <em>«Tornerà la Terra follemente bella dopo l’<a href="https://www.youtube.com/watch?v=p5utGAE5nhA">estinzione</a> della razza umana»? </em>(<em>Francesco Corbisiero</em>)</p>
<p><strong>Iperconnessi.</strong> Che belli i tempi dove ti trovavi con i tuoi amici sul tardo pomeriggio, nel tuo bar preferito, a bere uno Spritz. O sennò quando con i tuoi genitori andavi in quei pranzi di famiglia in cui ti presentavano quello zio che ha vissuto trent’anni in Australia e di cui già non ti ricordi più il nome. Erano altri tempi, verrebbe da dire.<mark class='mark mark-yellow'>Già, perché bisogna ammetterlo, il 2020 ha finalmente sdoganato le video-chiamate. Stop ad uscite improvvise, il freddo fuori dai locali o il classico <em>drink</em> annacquato, adesso basta un telefono e l’aperitivo arriva direttamente a casa tua. Ed è una moda, che ha colpito proprio tutti, dai bambini ai più grandi; persino i nonni, che al nipote di turno chiedono di scaricare Whatsapp sul loro <em>smartphone</em> perché «devo parlare un po’ con zia Concettina»</mark>. E quindi nulla, diamo spazio alla tecnologia e viviamo la vita con più leggerezza, tra un Negroni con gli amici ed un pranzo domenicale con i genitori. Tutto, però, rigorosamente in pigiama e pantofole. (<em>Claudio Rosa</em>)</p>
<p><strong>Case piene, spalti vuoti.</strong> Le mascherine sono forse il dettaglio principale, quello che ci indica per primo se un’immagine è stata girata prima o dopo l’arrivo della pandemia. È una specie di regola, che però non vale per lo sport, dove le mascherine (più o meno) ci sono, ma finiscono per passare in secondo piano: a ingombrare lo schermo della tv, da quando si è ripreso a giocare, c’è l’assenza del pubblico.<mark class='mark mark-yellow'>Che sia calcio o <em>basket</em>, <em>tennis</em> oppure MMA, ad accompagnare le telecronache sono rimasti solo gli incitamenti e i rimbrotti di allenatori e giocatori; si è creata una sorta di clima d’intimità, in cui si sente di tutto, ma avvolto da una grande triste di fondo, come un lutto non ancora elaborato</mark>. Cesare Prandelli, l’allenatore della Fiorentina, ha commentato così le scarse prestazioni di uno dei calciatori più forti della sua squadra, Frank Ribery: «È un campione, ma soffre più di tutti il fatto che stiamo giocando senza tifosi: ha bisogno di affetto». Quando la Serie A è stata sospesa, molti l’hanno interpretato come un segno di quanto fosse grave la situazione; si pensava fosse qualcosa di passeggero. In NBA, l’11 marzo, si è invece deciso per la sospensione immediata dell’intero campionato – che si sarebbe poi concluso in estate, a Disneyworld, dov’è stata creata una sorta di bolla, dove le squadre hanno giocato a rotazione per tre mesi. Ci sono state un sacco di sorprese, e in generale tutte le partite sono state talmente intense, e combattute, che non sembrava affatto di vedere qualcosa di diverso dalla solita NBA. Però, quando è finito tutto, e ai Lakers hanno festeggiato il loro diciassettesimo titolo dopo anni di umiliazioni, è sembrato di vedere uno di quei compleanni in cui il festeggiato fa tutto il possibile per invitare e far divertire più persone possibile, ma alla fine, alla festa, ci vanno in pochissimi; una cosa bella di per sé, ma anche un po’ triste. (<em>Natale Ciappina</em>)</p>
<p><strong>Il valzer degli addii.</strong> È complicato fare un bilancio dell’anno passato e ripensare ai traguardi raggiunti e ai fallimenti. Il difficile è accettare la scomparsa di una persona cara. Ma il senso di vuoto ci tocca anche quando si tratta di personaggi significativi che non conosciamo direttamente. Nel 2020 le sensazioni provate da queste scomparse sono state diverse. O almeno per me. Tra le notizie della pandemia la morte di qualcuno famoso mi suscitava una stretta al cuore maggiore. Kobe Bryant e Kirk Douglas sono stati i primi. Sport e cinema: due mondi fonte di emozioni ad ogni latitudine, concentrati in pochi secondi a basket così come in tanti minuti di film. Sensazioni che si traducono in sogni e fantasie, come quelle nate dai disegni di Albert Uderzo o dalle note di Ennio Morricone. Ma come è possibile separarsi da persone il cui talento ha fatto ridere e affascinare milioni di persone? Sean Connery, per molti l’unico agente segreto 007, ha compiuto la sua ultima missione. E dopo lui anche Gigi Proietti, il mattatore romano, ora recita sul palcoscenico più importante. Non siamo giunti alla fine dell’anno che per ben due volte abbiamo sentito il lugubre fischio di fine partita. Il <em>match</em> ora è concluso.<mark class='mark mark-yellow'>Paolo Rossi e Diego Armando Maradona hanno mosso un pallone e i cuori di appassionati nel mondo. Questi uomini avevano un dono in comune: suscitare emozioni, far sognare, consolarci nei momenti difficili. Questo <em>annus horribilis</em> ha privato giovani e adulti di una gioia della vita. E tutto quanto ci rimane è il ricordo indelebile della loro eredità</mark>. (<em>Giacomo Cozzaglio</em>)</p>
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