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	<title>magzine &#187; Lorenzo Romandini</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Taxi e Face ID, in Giappone gli ads sono personalizzati</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2019 09:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendere un taxi in Giappone non è mai stato così inquietante. Ti metti comodo e neanche il tempo di fare due chiacchiere con l&#8217;autista che un sensore per il Face ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/japanese-taxis-facial-recognition-serve-ads-riders.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="japanese-taxis-facial-recognition-serve-ads-riders" /></p><p>Prendere un taxi in Giappone non è mai stato così inquietante. Ti metti comodo e neanche il tempo di fare due chiacchiere con l&#8217;autista che <mark class='mark mark-yellow'>un sensore per il <strong>Face ID</strong> ha scansionato il tuo viso per conosce il tuo genere, età e altre caratteristiche</mark>. Questo sensore si trova in un tablet applicato sullo schienale dell’autista.</p>
<p>Questo sistema di riconoscimento facciale è stato sviluppato della piattaforma di e-commerce giapponese <strong>DeNA Co Ltd</strong>, in particolare per il servizio <strong>Premium Taxi Vision</strong> dell&#8217;azienda. Questo servizio, lanciato a gennaio, è pensato per rendere il viaggio ancora più &#8220;confortevole&#8221;, proponendo al passeggero annunci pubblicitari pertinenti e personalizzati a seconda delle sue esigenze e dei suoi gusti. Una volta finita questa carrellata di annunci, si può poi utilizzare il tablet per le proprie ricerche, che a loro volta verranno utilizzate per ricerche di marketing mirate (un redditizio circolo vizioso).</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Schermata-2019-05-20-alle-13.58.59.png"><img class="aligncenter wp-image-39546 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Schermata-2019-05-20-alle-13.58.59-300x293.png" alt="Schermata 2019-05-20 alle 13.58.59" width="300" height="293" /></a></p>
<p>Il sistema di riconoscimento facciale ha fatto il giro del mondo quando sabato scorso, l&#8217;ingegnere della privacy di <strong>Google</strong>, <strong>Rosa Golijan</strong>, ha pubblicato su <strong>Twitter</strong> una foto del tablet che spiegava come i suoi dati erano stati utilizzati dal sistema per &#8220;aiutare a fornire contenuti maggiormente ottimizzati&#8221; ad altri clienti.</p>
<p>Potrebbe essere il primo esempio, interessante e inquietante, di come potrebbe raggiungerci la pubblicità in un futuro per niente lontano.</p>
<p style="text-align: center;">Per approfondire, continua la lettura su <a href="https://edgy.app/japanese-taxis-use-facial-recognition">Edgy.app</a></p>
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		<title>Proto, il primo album in cui l&#8217;AI suona, mixa e produce</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2019 13:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ogni altro producer, Holly Herndon usa il suo computer per campionare, mixare e arrangiare le basi delle sue composizioni elettroniche, e fin qui niente di insolito. In realtà basta ascoltare anche ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1656" height="1656" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/image.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="image" /></p><p><span class="goog-text-highlight">Come ogni altro producer, <strong>Holly Herndon</strong> usa il suo computer per campionare, mixare e arrangiare le basi delle sue composizioni elettroniche, e fin qui niente di insolito.</span> In realtà basta ascoltare anche solo una canzone del suo terzo album, <strong><em>PROTO</em></strong>, per capire che qualcosa di strano, nel processo creativo, è avvenuto. Voci disarmoniche, suoni gutturali (come se qualcuno stesse guidando un riscaldamento vocale) e elaborazioni digitali frammentate.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'><em>PROTO </em>è infatti il lavoro più tecnologicamente avventuroso forse mai realizzato</mark>, dato che le voci dell&#8217;ensemble corale sono state mixate ed editate da <strong>Spawn,</strong> un&#8217;intelligenza artificiale che &#8220;lavora&#8221; su un computer di gaming modificato ad hoc per elaborare l&#8217;audio, usando reti neurali per i riff sulla musica.</p>
<p>Sebbene i trattamenti vocali di <em>PROTO suonino</em> futuristici, l&#8217;album è la rielaborazione storia di cinquant&#8217;anni di musica americana campionata; è poi grazie al suo algoritmo interno che si è riusciti ad analizzarla e a mixarla insieme. Un aspetto curioso è che Herndon considera l&#8217;AI non come uno strumento ma come un membro attivo dell&#8217;ensemble, mettendolo addirittura nella dicitura &#8216;feat. Spawn&#8217; nel singolo di lancio dell&#8217;album (<a href="Holly%20Herndon &amp; Jlin (feat. Spawn) - Godmother (Official Video)">qui</a> il video).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Per approfondire, continua la lettura su <a href="https://futurism.com/holly-herndon-proto-ai-baby-album">Futurism.com</a></p>
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		<title>Vite in attesa, una mostra che celebra la nascita</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2019 14:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[mamma]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è la neomamma che ha fatto pratica come zia e crede di sapere già tutto, ma quando ha tra le mani il suo primo figlio non sa da dove iniziare. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5981" height="3986" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Vite-in-Attesa_08.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vite in Attesa_08" /></p><p>C&#8217;è la neomamma che ha fatto pratica come zia e crede di sapere già tutto, ma quando ha tra le mani il suo primo figlio non sa da dove iniziare. C&#8217;è la coppia preoccupata che i fratellini non accettino la sorellina in arrivo. C&#8217;è la dottoressa che ha riempito l&#8217;ambulatorio di giochi e stampe colorate. C&#8217;è il papà che non si muove da due ore, o il neonatologo che narra di quando ha voluto essere in sala parto a &#8220;tirar fuori&#8221; il suo stesso figlio. Sono solo alcune delle storie di <strong>&#8220;Vite in attesa&#8221;</strong>, il percorso espositivo di foto e racconti dedicato alta sorpresa della nascita, inaugurato oggi, presso il San Giuseppe di Via San Vittore, storico ospedale a due passi dalla Basilica di Sant&#8217;Ambrogio, dove sono nate intere generazioni di milanesi.<br />
<span class='quote quote-left header-font'>Abbiamo cercato di cogliere le facce di un terminal affollato, sempre aperto e pronto a tutto</span> &#8220;Vite in attesa&#8221; di una nuova vita che sta per arrivare o è appena arrivata, con tutto il carico di dubbi, desideri e aspettative che porta con sé. <mark class='mark mark-yellow'>Ritratti che raccontano gioie e paure, domande e risposte di tutti coloro che aspettano un bambino, per vederlo nascere e crescere</mark>. Perché l&#8217;attesa non è solo delta madre, ma dell&#8217;intera famiglia, della cerchia di amici, del ginecologo e dell&#8217;ostetrica che seguono la gravidanza, di tutti quelli che vedono la panda e sorridono, pensando al miracolo della vita.<br />
<a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Vite-in-Attesa_05.jpg"><img class="alignnone wp-image-39311 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Vite-in-Attesa_05-1024x680.jpg" alt="Vite in Attesa_05" width="1024" height="680" /></a><br />
Un progetto di storytelling dedicato alla città che, dal 2013, ne &#8220;cataloga&#8221; gli abitanti: «Ogni tentativo di descrivere il viaggio del venire al mondo si scontra con l&#8217;impossibilità di dialogare con quei &#8216;naviganti&#8217; sfiniti e muti che sono gli umani neonati, quindi non si può fare altro che provare a raccontare chi aspetta, chi freme, chi si prepara come può ad accogliere i nuovi arrivi», spiegano Bianca Borriello e Stefano D&#8217;Andrea, storyteller di &#8220;Umani a Milano&#8221;.</p>
<p>Tutta la mostra si snoda tra i corridoi dell&#8217;ospedale, donando all&#8217;intero ambiente la sensazione di un vissuto familiare, fatto di vicinanza e di incredibile empatia con i soggetti fotografati. Ogni scatto riporta una didascalia che però spesso risulta superflua dato che ogni emozione si può benissimo cogliere negli occhi colmi di gioia dei genitori alla vista della nuova vita che tengono tra le braccia. Istanti di felicità impressi nella pellicola che d&#8217;ora in poi accompagneranno le future famiglie nell&#8217;avventura della maternità.</p>
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		<title>Di chi sarà la Luna?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2019 07:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo. Vuoi la Luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te. Ti darò la Luna, Mary». Nel film La vita è meravigliosa, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="780" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/The_Moon.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="The_Moon" /></p><p>«Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo. Vuoi la Luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te. Ti darò la Luna, Mary». Nel film <em>La vita è meravigliosa</em>, George Bailey offre la Luna alla sua amata Mary Hatch, ed è proprio nell&#8217;impossibilità di tale promessa che risiede il romanticismo della scena; possiamo guardare la Luna, scrivere poesie su di essa o esserne ammaliati ma non possiamo possederla o donarla. Questo almeno fino ad oggi.<br />
Perché le tecnologie sviluppate dalle imprese spaziali hanno superato il processo della creazione di un quadro giuridico che regolamentasse i diritti e le restrizioni in materia di Spazio. La base del diritto internazionale al quale dobbiamo fare riferimento è il <strong>“Trattato sullo spazio extra-atmosferico” del 1967</strong> che proibisce non solo l&#8217;uso di armi nucleari nello spazio (postilla aggiunta per la grande paura di una guerra atomica tra Stati Uniti e l&#8217;Unione Sovietica) ma anche l&#8217;appropriazione della Luna o di altri corpi celesti da parte di uno Stato. Questo trattato, firmato da oltre un centinaio di nazioni, non considera però le imprese private come figure attive nell&#8217;atto di “possesso” del suolo lunare, limitando quindi la restrizione alle sole nazioni. <strong>Nel 1979 con il “Trattato sulla Luna”</strong> si è provato ad ovviare a questo errore. Si vietò quindi la proprietà della Luna – la sua superficie, il suo sottosuolo e ogni risorsa trovata al suo interno – a qualsiasi persona, organizzazione o governo. <mark class='mark mark-yellow'>Una legge ben strutturata che però presentava un difetto non trascurabile: fu firmata solo da undici Paesi</mark>. Le principali potenze aerospaziali del mondo decisero di non sottoscrivere l&#8217;accordo anche per rimandare il più possibile la decisione e lasciare nel limbo legale tutto ciò che concerneva non solo la proprietà del suolo lunare ma anche i diritti minerari per le risorse estratte. Il satellite, infatti, presenta innumerevoli “ricchezze” di straordinario valore, economico e sociale. <strong>Basti pensare all&#8217;Elio-3, un isotopo ritenuto dai ricercatori come la nuova e rivoluzionaria fonte di combustibile</strong><br />
<a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/DijgOZRWkAELxq5.jpg"><img class="aligncenter wp-image-39194 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/DijgOZRWkAELxq5-1024x576.jpg" alt="DijgOZRWkAELxq5" width="1024" height="576" /></a></p>
<p>In questo frangente, però, non bisogna pensare ad uno scenario di spietata competizione tra le agenzie spaziali nazionali e quelle private perché come ha più volte ribadito ai microfoni di Magzine, <strong>Claudio Sollazzo, ISS Mission Director at European Space Agency</strong>, entrambe stanno cercando di collaborare per diminuire i tempi per la conquista del satellite: «La Nasa ha da poco annunciato che ricorrerà al supporto industriale privato per portare avanti il programma di esplorazione lunare. In particolare, lo scorso novembre ha selezionato nove compagnie americane che potranno presentare proposte per servizi di consegna di Nasa payloads sulla Luna.»<br />
É forse ancora troppo presto immaginare la Luna come una sorta di porto intergalattico o la nuova destinazione delle vacanze per famiglie facoltose, con un incessante via vai di navicelle che bloccano ed intasano le rotte spaziali, esportando il “traffico” terrestre. In realtà il problema di chi può andare sul satellite e le relative modalità è un tema di dibattito tra le principali potenze aerospaziali del mondo. <mark class='mark mark-yellow'>Il 3 gennaio la Cina ha accettato (e successivamente vinto) la sfida di far arrivare la sonda Chang’e-4 sul lato oscuro della Luna. In data 22 febbraio SpaceX ha lanciato in orbita Falcon 9 mentre è dello scorso mese l&#8217;annuncio di Dmitrij Rogozin, capo dell&#8217;agenzia spaziale russa Roscosmos, di riportare l&#8217;uomo sulla Luna entro il 2030</mark>.</p>
<p align="JUSTIFY"><span class='quote quote-left header-font'>Sono trascorsi ormai 47 anni dall&#8217;ultima volta che un uomo ha messo piede sulla Luna, fu Eugene Cernan, durante la missione Apollo 17, il 14 dicembre 1972</span></p>
<p>Ci si chiede come mai questo ritrovato interesse per il nostro satellite. Secondo il Ceo della Nasa, Jim Bridenstine, è fondamentale tornare sulla Luna «non perché debba essere l’obiettivo finale, ma perché è il modo migliore, il miglior terreno di prova, per sviluppare tutto ciò che serve per poter arrivare su Marte». Quindi, conquistare la Luna, per un giorno conquistare anche Marte, immaginando però il satellite non più come una “semplice” passerella per gli astronauti bensì come un’infrastruttura formata da habitat, centrali elettriche e depositi di carburante. Claudio Sollazzo è stato però categorico su questo tema, prima di poter vedere qualsiasi struttura sul suolo lunare, bisognerà prima conquistarne l&#8217;atmosfera: «Il primo passo sarà quello di realizzare la cosiddetta <strong>“Lunar Gateway” (LG)</strong>, un impianto che entrerà in funzione intorno al 2028 in orbita cis-Lunare. La LG avrà un&#8217;impostazione simile a quella della presente Stazione Spaziale Internazionale, anche se in scala più ridotta. Presenterà alcuni moduli pressurizzati per ospitare astronauti/ricercatori ed una struttura di controllo e di supporto. Inoltre sarà dotata di meccanismi di docking, che permetteranno sia l’attracco dei veicoli che porteranno gli astronauti da/per la Terra, sia, in una fase successiva, l’attracco dei veicoli che porteranno gli umani sulla Luna ed indietro. Il secondo passo sarà quello di costruire una base permanente sulla superficie Lunare, dove astronauti/ricercatori risiederanno per periodi estesi. Non vi è ancora una data precisa ma si ipotizza che questo secondo aspetto verrà realizzato dopo il 2030».</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/gateway-march2019-879x485.jpg"><img class="aligncenter wp-image-39196 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/gateway-march2019-879x485.jpg" alt="gateway-march2019-879x485" width="879" height="485" /></a></p>
<p>La chiacchierata con l&#8217;ISS Mission Director at European Space Agency, Claudio Sollazzo, non poteva non concludersi con una domanda sulla situazione a livello internazionale della nostra penisola; dove si colloca e che ruolo ha l&#8217;agenzia spaziale italiana? «<strong>L&#8217;industria italiana dello spazio ha una indiscussa esperienza nell&#8217;ambito dei moduli spaziali pressurizzati</strong>, gli accordi con gli americani e anche quelli preliminari con i cinesi lo dimostrano. Thales Alenia Space ha avviato i processi di fattibilità in collaborazione con la Nasa. Non dimentichiamo inoltre che le aziende italiane sono coinvolte non solo nelle navicelle cargo come Cygnus, ma anche umane come Orion. Come già accennato, la Lunar Gateway è una scommessa tecnologica e scientifica che può avere solo un respiro internazionale. l&#8217;Europa dunque non potrà mancare e l&#8217;Italia, nel suo ruolo di interlocutore privilegiato della Nasa, ha la possibilità di ribadire quanto già fatto per la Stazione Spaziale Internazionale».</p>
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		<title>Nat Geo &#8216;scatta&#8217; il Climate Change in visual storytelling</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2019 13:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il riscaldamento globale generato dall’uomo non è un’ipotesi per il futuro bensì un fenomeno già in atto». È questa la frase del Presidente della Società Meteorologica Italiana, Luca Mercalli, che ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- Featured Video Plus v2.2.2 -->
<div class="featured-video-plus post-thumbnail fvp-responsive fvp-raw fvp-center"><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmagzineit%2Fvideos%2F639023709867093%2F&width=500&show_text=false&appId=486562924850249&height=280" width="500" height="280" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" allow="encrypted-media" allowFullScreen="true"></iframe></div>

<img class="fvp-onload" src="https://www.magzine.it/wp-content/plugins/featured-video-plus/img/playicon.png" alt="Featured Video Play Icon" onload="(function() {('initFeaturedVideoPlus' in this) && ('function' === typeof initFeaturedVideoPlus) && initFeaturedVideoPlus();})();" /></p><p>«Il riscaldamento globale generato dall’uomo non è un’ipotesi per il futuro bensì un fenomeno già in atto».<br />
È questa la frase del Presidente della Società Meteorologica Italiana, Luca Mercalli, che capeggia all’entrata della mostra <em>‘Capire il cambiamento climatico &#8211; Experience exhibition’</em>.<br />
Una frase scritta nero su giallo, (o per meglio dire su una sfumatura di giallo, conosciuta come Jonquil), marchio distintivo del logo del National Geographic che ha curato l’intera esposizione.<br />
Il monito del dott. Mercalli viene poi supportato da una serie di sconcertanti dati in tema di surriscaldamento globale. La temperatura della Terra, infatti, è salita di oltre un grado Celsius nell’ultimo secolo e il 2018 è stato il quarto anno più caldo della storia a livello globale (il primo anno per Italia, Francia e Svizzera). <strong>Inoltre, la superficie terrestre coperta dai ghiacci perenni si è ridotta di circa 400 miliardi di tonnellate ogni anno e il livello del mare è aumentato di 3,4 millimetri all’anno</strong>.</p>
<div id="attachment_38945" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/04/12xp-polarbear2-superJumbo-v2.jpg"><img class="wp-image-38945 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/04/12xp-polarbear2-superJumbo-v2-1024x576.jpg" alt="12xp-polarbear2-superJumbo-v2" width="1024" height="576" /></a><p class="wp-caption-text">scatto di Paul Nicklen</p></div>
<p>Non sono solo numeri ma vere e proprie metamorfosi planetarie che già oggi hanno condizionato la vita dell’uomo e che avranno un impatto sempre maggiore su miliardi di persone. In primis, il problema del danneggiamento della produzione alimentare e della minaccia di specie di importanza vitale; tutto questo potrebbe favorire, in un secondo momento, l’instabilità dei già fragili sistemi sociali e la migrazione dei popoli in un pianeta destinato entro metà secolo a ospitare quasi 10 miliardi di persone.</p>
<p>Ovunque nel mondo si registrano siccità, incendi forestali, ondate di calore, alluvioni e fusione accelerata dei ghiacciai con frequenze che ormai non rientrano più nella normale variabilità climatica del passato.<br />
<span class='quote quote-left header-font'>La Terra con la sua biosfera certo non morirà. Soffrirà, cambierà, evolverà, ma non scomparirà. Ma la vita umana potrebbe anche essere spazzata via dalla sesta estinzione di massa</span></p>
<p><strong>Come si può allora raccontare tutto questo?</strong><br />
Con oltre 290 scatti fotografici realizzati da grandi maestri della fotografia del National Geographic che raccontano, per l’appunto, la profonda trasformazione del pianeta Terra causata dal riscaldamento globale.<br />
«‘Capire il cambiamento climatico &#8211; Experience exhibition’ – ha affermato il dott. Mercalli – è una mostra immersiva che avvolge il visitatore con visual storytelling ed esperienze sensoriali che consentono di scoprire meccanismi ed effetti della trasformazione del Pianeta terra dovuta al riscaldamento globale».</p>
<div id="attachment_38941" style="width: 800px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/04/cambiamento-climatico-1-1.jpg"><img class="wp-image-38941 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/04/cambiamento-climatico-1-1.jpg" alt="cambiamento-climatico-1-1" width="800" height="425" /></a><p class="wp-caption-text">scatto di Mauricio Lima</p></div>
<p>La mostra si apre ai suoi visitatori sotto la metafora dell’atto della nascita. Una tenda che funge da grembo materno dà l’accesso alla prima sala. È la rinascita dello spettatore, che una volta varcata quella soglia, deve lasciarsi dietro “il suo essere umano” ed entrare in contatto con l’intero globo terrestre. <strong>Pareti di immagini in movimento avvolgono il fruitore che rimane fermo in questo turbinio di vita e al tempo stesso di morte</strong>.<br />
Si susseguono, infatti, situazioni di prosperità alle più drammatiche esperienze di carestia. I più maestosi animali fotografati nel loro habitat naturale e incontaminato, contrapposti alla disumana carneficina che il riscaldamento globale sta imponendo alla Terra.<br />
In tutto questo, lo spettatore si ritrova ad essere testimone, attore ma anche boia.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>Si può allora avvertire una sensazione di smarrimento e di profondo senso di colpa, quando si passa da una sala all’altra, accompagnati dal lamento di una natura calpestata e offesa</mark>. Ed è proprio in questa sofferenza che l’individuo recepisce il fine ultimo della mostra: allargare le frontiere dell’esplorazione, in modo da aumentare la conoscenza del pianeta e dare a tutti la possibilità di trovare soluzioni per costruire un futuro più sano e sostenibile.<br />
La forza della mostra risiede nella volontà di voler contrapporre da una parte, la straordinaria ricchezza e bellezza della natura e dall’altra, la presenza di un’umanità insensibile al tema ambientale che può solamente far sfiorire o far morire questa bellezza. L’esistenza umana dipende dalle condizioni di salute, equilibrio e sostenibilità della terra, ma allo stesso tempo sottopone la Terra, e tutto ciò che ci vive, a pericolose pressioni.</p>
<p>Il mondo è giunto ad una svolta; ha preso consapevolezza della gravità della situazione e questo ne determinerà l’agire dei prossimi anni, nella maniera più decisa possibile. Sulla parete dell’uscita della mostra l’ultimo monito:</p>
<blockquote><p>Puoi sempre fare la differenza. Abbi cura di questo Pianeta, cambia il nostro futuro, ora, perché domani sarà troppo tardi</p></blockquote>
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		<title>Berlusconi e l&#8217;Europa: amore, complotti e gaffes</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 08:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia è giunta, inaspettata, a metà gennaio. L’83enne imprenditore Silvio Berlusconi, quattro volte presidente del Consiglio, correrà per un seggio al Parlamento europeo nelle elezioni del 26 maggio prossimo. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="fvp-onload" src="https://www.magzine.it/wp-content/plugins/featured-video-plus/img/playicon.png" alt="Featured Video Play Icon" onload="(function() {('initFeaturedVideoPlus' in this) && ('function' === typeof initFeaturedVideoPlus) && initFeaturedVideoPlus();})();" /></p><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/320px-Silvio_Berlusconi_Portrait.jpg"><img class="alignleft wp-image-37710" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/320px-Silvio_Berlusconi_Portrait-300x168.jpg" alt="320px-Silvio_Berlusconi_Portrait" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'><strong>La notizia è giunta, inaspettata, a metà gennaio.</strong></mark> L’83enne imprenditore <strong>Silvio Berlusconi</strong>, quattro volte presidente del Consiglio, correrà per un seggio al Parlamento europeo nelle elezioni del 26 maggio prossimo. È l’ultimo <em>coup de theatre </em>di un uomo che i suoi avversari hanno considerato più volte politicamente morto, salvo poi scoprire che non lo era affatto. Venticinque anni dopo la sua prima campagna elettorale – e nonostante una condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale nel 2013 – Berlusconi ha ancora una forte influenza sulla politica italiana. <strong>Forza Italia</strong>, il partito di centrodestra da lui fondato nel 1994, ha ottenuto il 14% delle preferenze alle ultime elezioni, eleggendo 166 parlamentari.</p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Il rapporto di Berlusconi con l’Unione europea è sempre stato piuttosto ambivalente.</mark> Se da una parte l’ex premier italiano si è sempre definito un convinto europeista, in più di un’occasione è arrivato allo scontro frontale con Bruxelles. Tra le file di Forza Italia c’è il presidente dell’Europarlamento <strong>Antonio Tajani</strong>; ma anche <strong>Renato Brunetta</strong>, uno studioso che ha criticato l’euro e affermato che la caduta dell’ultimo governo Berlusconi nel 2011 fu il risultato di un complotto studiato in Germania.</p>
<blockquote><p>&#8220;Caro signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta girando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di <em>kapò</em>&#8221;</p>
<div id="attachment_37692" style="width: 128px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg"><img class="wp-image-37692 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg" alt="Martin Schulz" width="128" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">Martin Schulz</p></div></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Così Berlusconi si presentava al Parlamento di Bruxelles, il 2 luglio del 2003, come presidente entrante del Consiglio europeo. <strong>Martin Schulz</strong>, allora presidente del gruppo socialista tedesco, aveva appena concluso una dura invettiva contro di lui, ricordando il conflitto d’interesse nel ricoprire contemporaneamente le cariche di capo del governo e proprietario di reti televisive. È stato il più discusso incidente europeo del magnate italiano, famoso, tra le altre cose, per essere un <em>gaffeur </em>seriale. Nel 2002, al meeting dei ministri degli Esteri europei in Portogallo, esibì un gesto volgare alle spalle del primo ministro inglese Tony Blair, durante una foto di gruppo. Nel 2009, arrivando in Germania per un vertice Nato, scese dall’auto e invece di salutare il capo di governo ospitante, Angela Merkel, continuò a parlare al telefono per lunghi minuti, dandole le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>Ma fu nell’estate del 2011, negli ultimi mesi del suo ultimo governo, che i rapporti tra Berlusconi e le istituzioni europee si fecero più tesi.</mark> Il 4 agosto, i vertici della Banca centrale europea (Bce) <strong>Jean-Paul Trichet</strong> e <strong>Mario Draghi</strong> inviarono al governo italiano una lettera riservata imponendo misure economiche urgenti per ridurre il crescente spread tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Se Berlusconi non avesse obbedito, la Banca centrale avrebbe smesso di acquistare titoli italiani. La lettera – qualcosa di inedito nella storie europea – fu poi pubblicata dal <em>Corriere della Sera </em>il 29 settembre. La reciproca diffidenza tra il governo italiano e il resto dell’Europa fu mostrata da un episodio iconico: Merkel e l’allora capo di Stato francese <strong>Nicolas Sarkozy</strong> sorrisero ironicamente l’un l’altro, durante una conferenza stampa congiunta, quando un cronista chiese loro se si fidassero delle misure anti-crisi di Berlusconi.</p>
<div id="attachment_37697" style="width: 128px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Mario_Monti_-_Festival_Economia_2013.jpg"><img class="wp-image-37697" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/Mario_Monti_-_Festival_Economia_2013-240x300.jpg" alt="Mario Monti" width="128" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Monti</p></div>
<p style="text-align: justify;"><mark class='mark mark-yellow'>All’inizio di Novembre lo spread toccò la cifra record di <strong>574 punti base</strong> e Berlusconi fu costretto a dimettersi.</mark> Il suo posto fu preso da <strong>Mario Monti</strong>, un economista ed ex commissario Ue molto apprezzato a Bruxelles. Il governo Monti mise in campo un programma di dure riforme – approvate dalla Banca centrale, dalla Commissione e dal Fondo monetario internazionale – che furono votate dai parlamentari di quasi tutti i partiti, incluso quello di Berlusconi. Ma quando l’emergenza venne meno, e il magnate milanese si presentò di nuovo alle elezioni del 2013, cominciò a raccontare una diversa versione dei fatti. In televisione definì i dati dello spread “un imbroglio” e “una mistificazione”, e la sua sostituzione con Monti “un golpe degli euroburocrati”. Ancora più duro fu il suo ex ministro Renato Brunetta, che scrisse un libro intitolato <em>Un golpe chiamato rating: come l’Italia fu depredata nel 2011</em>. Ancora oggi Brunetta descrive la caduta dell’ultimo governo Berlusconi come il frutto di una grande manipolazione del mercato ad opera di <strong>Deutsche Bank</strong>, che all’inizio del 2011 si sbarazzò di 7 milioni di bond italiani. Il politico ha chiesto più volte l’istituzione di una commissione parlamentare per far luce su quegli eventi. “Abbiamo perso la nostra sovranità – diceva ancora alla fine del 2017 – ce l’hanno rubata i poteri finanziari che hanno speculato sul nostro debito. Ho passato sei anni a tentare di dar vita alla commissione. Non dormo la notte pensando a tutti gli italiani finiti sul lastrico”.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Qualcuno ha provato a farci litigare, ma il nostro rapporto è sempre stato buono&#8221;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora che l’Italia è governata da partiti fortemente euro-critici – gli estremisti di destra della <strong>Lega</strong> e i populisti del <strong>Movimento 5 Stelle</strong> – la posizione di Forza Italia sull’Europa è cambiata di nuovo. <mark class='mark mark-yellow'>Con l’avvicinarsi del voto europeo, Berlusconi sta cercando di accreditarsi come un leale partner del Partito popolare europeo (Ppe) e un fiero avversario del populismo e dell’euro scetticismo.</mark> Pochi giorni dopo l’annuncio della sua candidatura è volato a Bruxelles per incontrare i vertici del Ppe e ha parlato in termini inusualmente affettuosi di Angela Merkel: “Io e la signora Merkel abbiamo sempre avuto un rapporto di stima e interesse reciproco” – ha detto. Qualcuno ha provato a farci litigare, ma il nostro rapporto è sempre stato buono. Ci sta dando una grossa mano nella nostra campagna”. Berlusconi ha poi cantato le lodi dell’Unione europea. “L’Europa è qualcosa di irrinunciabile – ha detto – e quando il centro-destra governerà di nuovo l’Italia, rispetteremo i parametri economici”. E i leader popolari gli hanno riservato un caloroso benvenuto: “Il Ppe è casa sua”, ha detto il segretario generale, <strong>Antonio Lòpez</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><mark class='mark mark-yellow'>Le elezioni europee saranno l’inizio di una nuova vita politica per il quasi-politicamente-morto Silvio Berlusconi?</mark></strong></p>
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		<title>Spooky, ora la telecamera vede anche dietro i muri</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 16:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[In un futuro non lontano, le telecamere di sorveglianza potrebbero presto essere in grado di guardare dietro gli angoli. E come? Con una sorta di gioco di specchi o fish-eye ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1104" height="630" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/01/IMG_2795.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_2795" /></p><p>In un futuro non lontano, le telecamere di sorveglianza potrebbero presto essere in grado di guardare dietro gli angoli.<br />
E come? Con una sorta di gioco di specchi o fish-eye grandangolari?Niente di tutto ciò.</p>
<p>Sarà un algoritmo matematico dal nome <strong>Spooky</strong> a ricostruire le immagini di qualsiasi cosa ad di fuori della portata della visione diretta, <mark class='mark mark-yellow'>grazie alla luce emessa dall&#8217;oggetto stesso mentre rimbalza contro una superficie</mark> (un muro o marciapiede, per intenderci). La fotocamera scannerizza l&#8217;ombra proiettata, e l&#8217;algoritmo è in grado di dare un senso ai modelli di luce e ricostruire l&#8217;immagine.</p>
<p>L&#8217;aspetto davvero interessante è che <mark class='mark mark-yellow'>per servirsi di questa tecnologia basta una qualsiasi fotocamera digitale aggiornata con il nuovo algoritmo</mark>. Questa innovazione potrebbe essere davvero utile in ambito militare, aiutando soldati e forze dell&#8217;ordine a compiere operazioni pericolose in maggior sicurezza.</p>
<p style="text-align: center;">Continua a leggere → <a href="https://futurism.com/algorithm-sees-around-corners">Futurism.com</a></p>
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		<title>Buzzfeed&amp;co, la crisi morde anche i colossi del web</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 15:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sito web di informazione statunitense BuzzFeed sta attraversando uno dei momenti più difficili da quando nel 2006, Jonah Peretti lo mise in rete. Secondo quanto riportato dal Wall Street ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1365" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/01/IMG_2791.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="IMG_2791" /></p><p>Il sito web di informazione statunitense <strong>BuzzFeed</strong> sta attraversando uno dei momenti più difficili da quando nel 2006, <strong>Jonah Peretti</strong> lo mise in rete. Secondo quanto riportato dal <strong>Wall Street Journal</strong>, nei prossimi mesi la società varerà una drastica ristrutturazione con i taglio di 220 posti di lavoro (il 15% dei dipendenti dell&#8217;azienda). Conti alla mano, BuzzFeed nell&#8217;anno 2018 ha registrato entrate per 300 milioni di dollari, in crescita rispetto al 2017 a detta dello stesso Peretti, per il quale però questi numeri non bastano per farcela nel lungo periodo.</p>
<p>Infatti secondo il Ceo americano <mark class='mark mark-yellow'>il vero problema è contrastare il duopolio Google e Facebook che controllano sia la fase di produzione dei contenuti dell’informazione che la fase di distribuzione</mark>.Secondo alcune stime, gli introiti pubblicitari di questi due giganti cresceranno del 75% tra il 2017 e il 2020, contro il 15% di tutte le altre società di news online. Ecco perché una normale crescita degli utili, che ha qualcosa di miracoloso in un contesto di crisi generalizzata dei media, non basta per avere qualche possibilità di farcela se i colossi continueranno a crescere di più.</p>
<p>Ma un simile piano licenziamenti poteva essere previsto? Secondo il sito <a href="https://media.thinknum.com/articles/buzzfeed-hiring-slowed-to-a-trickle-before-layoff-announcement/"><strong>Thinknum</strong></a>, per capire che il management di Buzzfeed avrebbe dovuto usare la scure sarebbe bastato dare un&#8217;occhiata allo &#8216;stato assunzioni&#8217;. <mark class='mark mark-yellow'>Nell&#8217;aprile 2017 la testata cercava 185 persone da assunere, nell&#8217;ottobre del 2018 invece c&#8217;era una sola posizione vacante</mark>.</p>
<p>E questi licenziamenti non sono stati nemmeno gli unici annunciati: <strong>Verizon Media Group, AOL, HuffPost</strong> e altri, prevedono di licenziare circa 800 dipendenti nei prossimi due anni. Due mesi fa, Peretti aveva lanciato l&#8217;idea di una sorta di Justice League per l&#8217;editoria digitale, che si sarebbe tradotta in «una serie di fusioni con cinque o sei editori di Internet», conglomerato in un <strong>BuzzVoxViceNine29Corp</strong> . Come dire, per combattere contro dei giganti, bisogna diventare dei giganti.</p>
<p style="text-align: center;">Continua a leggere → <a href="http://www.niemanlab.org/2019/01/in-the-latest-sign-things-really-are-dire-buzzfeed-is-laying-off-15-percent-of-its-staff/" target="_blank">Niemanlab.org</a></p>
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		<title>L&#8217;inchiesta Leveson per ricordare ed imparare</title>
		<link>https://www.magzine.it/linchiesta-leveson-per-ricordare-ed-imparare/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 17:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi ricordate del caso Leveson? No? Allora è meglio rinfrescarvi la memoria. Fu un&#8217;inchiesta pubblica giudiziaria sulla cultura, le pratiche e l&#8217;etica della stampa britannica dopo lo scandalo di News ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1224" height="576" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/01/Senza-Leveson.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Senza Leveson" /></p><p>Vi ricordate del caso Leveson? No? Allora è meglio rinfrescarvi la memoria.<br />
Fu un&#8217;inchiesta pubblica giudiziaria sulla cultura, le pratiche e l&#8217;etica della stampa britannica dopo lo scandalo di <strong><em>News International Phone Hacking</em></strong> del 2012, che coinvolse ben cinque primi ministri, alcuni editori noti, capi di polizia, giornalisti e celebrità. Sei anni dopo, però, sembra gli inglesi se ne siano completamente dimenticati. La Kingston University ha creato il sito<strong> <a href="https://discoverleveson.com/">Discover Leveson</a></strong>, con il quale si potrà ripercorrere la storia di questa inchiesta tramite trascrizioni e contenuti audiovisivi.</p>
<p>E questo è sicuramente un bene ma la vera notizia emerge in altre due sezioni del sito: la prima è quella della creazione di <mark class='mark mark-yellow'>un archivio utile per la ricerca di tutte le informazioni sulle sentenze degli ultimi 20 anni nel Regno Unito (voci, trascrizioni e testimonianze)</mark>. Provate a scrivere un nome a caso &#8230; “Zuckerberg” e vediamo quante volte comparirà questa voce negli atti dei processi inglesi. La seconda invece riguarda la creazione di <mark class='mark mark-yellow'>un database che aiuta i giornalisti a rapportarsi con alcune questioni spinose, in materia di etica giornalistica</mark>. Ad esempio, come comportarsi in caso di suicidio? Come trattare i dati sensibili di un minore? È giusto pagare qualcuno per avere informazioni? ect. ect.</p>
<p style="text-align: center;">Continua a leggere → <a href="https://www.journalism.co.uk/skills/new-online-resource-discover-leveson-aims-to-%20help-journalists-examine-their-profession/s7/a731538/" target="_blank">Journalism.co.uk</a></p>
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		<title>Staveco, la “città fantasma” di Bologna</title>
		<link>https://www.magzine.it/staveco-la-citta-fantasma-di-bologna/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 09:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Romandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste un luogo a Bologna che in realtà non esiste davvero. E&#8217; una città nella città, verde e silenziosa, paradossalmente protetta per più di un secolo proprio dalla sua destinazione ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="360" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/04/sfondo_Staveco.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="sfondo_staveco" /></p><p><span style="color: #000000;">Esiste un luogo a Bologna che in realtà non esiste davvero. E&#8217; una città nella città, verde e silenziosa, paradossalmente protetta per più di un secolo proprio dalla sua destinazione militare. Una città della guerra che ha mantenuto intatto uno spazio di respiro nel tessuto urbano.  </span>Il suo nome è impresso nella mente delle persone ma solo per una funzione marginale che questa area svolge. La <b>STA.VE.CO (ovvero lo Stabilimento per i Veicoli da Combattimento) </b>è un&#8217;area di oltre 90mila metri quadrati, conosciuta esclusivamente per il piccolo parcheggio a pagamento che ne occupa una minima parte.</p>
<p>Staveco difatti è divenuto sinonimo di parcheggio, un parcheggio per raccontare un&#8217;area immensa. <mark class='mark mark-yellow'>I bolognesi non conoscono questo luogo; la memoria storica delle persone si ferma alla costruzione dei posti auto nel maggio del 2003.</mark> Originariamente l&#8217;intera struttura era destinata al servizio delle forze armate dello Stato. Da ormai 25 anni il complesso è in stato di abbandono, relegato in un silenzio pieno di desolazione e fallimento. Un silenzio che si contrappone però allo stridore del passare del tempo e all&#8217;avanzare della vegetazione che pian piano stanno cancellando non solo il ricordo ma anche la stessa presenza di questa area nella città. La Staveco, quindi, “prosegue la sua battaglia” per non scomparire.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-35141 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/04/IMG_8332.png" alt="img_8332" width="1452" height="606" /></p>
<p>Questi <strong>93.288 metri quadrati</strong> sono occupati da una cittadella invisibile, silente e nascosta, facile preda della vegetazione della collina Codivilla. Un mondo sconosciuto e interdetto: officine, magazzini, case, rimesse, padiglioni, una ciminiera, depositi, strade, piazzette, sentieri e poi prati e alberi, e leggendari cunicoli sotterranei e gallerie. Nel 1796 l&#8217;intera area venne militarizzata dal passaggio dei francesi comandati da Napoleone. I francesi crearono un ospedale e una caserma. In seguito, nei primi del Novecento, questa struttura divenne uno dei maggiori arsenali di Bologna, contando 12.000 addetti; dopo la guerra si convertì a luogo per la riparazione dei mezzi militari e nel 1991 ogni attività cessò. Uno spazio deserto e abbandonato, 9 ettari senza rumori grazie all&#8217;iconico <strong>Laboratorio Pirotecnico</strong> (un edificio lungo quasi 200 metri) che oscurerà sì, con il suo inconfondibile grigiore, la vista dei colli dal viale Panzacchi, ma che funge da schermo sonoro alla confusione del traffico cittadino.</p>
<p>Dalla chiusura, l’area è stata totalmente abbandonata: fatta oggetto di speculazioni edilizie e controversie sul suo futuro. Il 2014 doveva essere l&#8217;anno della svolta per l&#8217;intera zona: venne infatti presentato il progetto <strong>“Campus 1088”</strong>, un nuovo polo accademico dove decentrare alcuni dipartimenti come Informatica, Belle Arti, Economia, Statistica e Management, che sarebbero stati affiancati da oltre a 15 mila metri quadrati di aule e laboratori didattici, palestre e un complesso di studentati. Il 15 novembre 2016 l’Università di Bologna scelse però di abbandonare definitivamente il progetto.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-35142 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/04/151647524-255ec747-576b-4944-928d-326d45bbe531.jpg" alt="151647524-255ec747-576b-4944-928d-326d45bbe531" width="990" height="495" /></p>
<p>Dall&#8217;intervista a <strong>Simona Storchi</strong>, portavoce del professor <strong>Ivano Dionigi</strong> (ex Magnifico Rettore nell&#8217;anno del progetto “Campus 1088”), Comune e Università «avevano tracciato un medesimo piano per far rinascere questo luogo; furono firmate le conformità sul programma, i primi segni di fattibilità, il Masterplan e il giorno 5 marzo 2014 fu messo tutto nero su bianco, siglando ufficialmente l&#8217;accordo per il recupero e la valorizzazione dell&#8217;area Staveco».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Ivano Dionigi: «Questa operazione è dettata per il 75% dalla ragione e dal calcolo, per il 25% è dettata dall&#8217;istinto sommato fa il 100% di coraggio».</span></p>
<p>Il contratto prevedeva l&#8217;impegno dell&#8217;ateneo di bandire l’appalto per la realizzazione delle opere entro 22 mesi dalla firma del contratto. A quella data, però, non si arrivò mai. Il mandato di Ivano Dionigi come rettore terminò in data 31 ottobre 2015; al suo posto il professor <strong>Francesco Ubertini</strong> che assieme al suo staff (sempre secondo Simona Storchi) «ritenne di improntare la pianificazione strategica dell&#8217;ateneo verso un investimento su tutti i poli universitari esistenti, piuttosto che su un ingente investimento per un nuovo polo (Staveco)».</p>
<p><strong>Monica Lacoppola</strong>, capo ufficio stampa dell&#8217;Ateneo di Bologna, ad una mia richiesta di intervista al rettore Francesco Ubertini, ha così risposto: «Purtroppo al momento il Rettore non ha modo di rilasciare alcuna intervista in merito alla questione “Campus 1088”». Sono passati due anni dall&#8217;accantonamento definitivo del progetto e ancora oggi, è presente un contenzioso tra Comune e Università per il mancato adempimento delle prestazioni presenti nell&#8217;accordo avvenuto con il precedente rettore. L&#8217;Alma Mater, in buona sostanza, ha tardivamente compreso l&#8217;insostenibilità dell&#8217;intera operazione: <mark class='mark mark-yellow'>si parlava infatti di un investimento iniziale di 100 milioni di euro, ai quali si sarebbe dovuto aggiungere una nuova capitalizzazione di 300 milioni di euro per altre opere già programmate sui prossimi anni.</mark> Per garantire almeno una parte della spesa, l&#8217;Ateneo aveva immaginato di vendere una parte delle attuali proprietà immobiliari presenti nell&#8217;attuale zona universitaria: iniziativa che l&#8217;Alma Mater ha preferito evitare anche perché, come aveva dichiarato lo stesso professor Ubertini, la presenza dell&#8217;Alma Mater nel centro storico &#8220;è il nostro Dna&#8221;.</p>
<p>Questa è la situazione, quindi, in data 15 novembre 2016, giorno del diniego da parte del Magnifico Rettore professor Francesco Ubertini. Preso atto dunque delle motivazioni che provocarono il fallimento del progetto “Campus 1088” e della costituzione della “Cittadella Universitaria”, bisognerebbe quantomeno cercare di capire perché ci siano voluti ben 23 anni (da quel lontano 1991) affinché qualcuno (enti, Comune, istituzioni, associazioni) si interessasse alla situazione dell&#8217;area Staveco. <strong>L&#8217;assessore all&#8217;Urbanistica e riqualificazione della Città storica di Bologna, Valentina Orioli</strong>, ha risposto, in maniera chiara ed esaustiva, a questa problematica. «Il fattore principale da prendere in considerazione è che l&#8217;area Staveco era un&#8217;area militare ed è entrata nella disponibilità del Comune (o per lo meno nella disponibilità di un gestore diverso da quello militare) solamente di recente (2004).<br />
L&#8217;intera area, ora, appartiene all&#8217;Agenzia del Demanio. Di conseguenza, tutte queste aree che facevano parte del Piano Operativo Comunale (POC) “Rigenerazione di patrimoni pubblici” non potevano essere sviluppate 20 anni fa perché non erano nella disponibilità della città e soprattutto di gestori interessati a svilupparli. Poi, ovviamente, entrano i gioco i temi economici ma anche i temi culturali <mark class='mark mark-yellow'>perché noi oggi possiamo parlare di “rigenerazione urbana”, 20 anni fa si sarebbe ritenuto più conveniente lasciare le aree militari ai militari e costruire strutture nuove in altri parti del territorio».</mark></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-35143 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/04/IMG_8333-1024x316.jpg" alt="img_8333" width="1024" height="316" /></p>
<p>Dopo l&#8217;abbandono del progetto “Cittadella Universitaria”, a metà 2017 iniziò a consolidarsi l&#8217;idea di un possibile trasferimento di una parte dell&#8217;attività del tribunale di Bologna, alla Staveco, creando una sorta di <strong>“Cittadella Giudiziaria”</strong>. Un progetto volto a sanare la situazione di criticità logistica esistente, rispondendo alla necessità di aderire al piano di razionalizzazione dei beni immobili utilizzato dalle amministrazioni dello Stato. Un risparmio calcolato intorno ai 5 milioni di euro annui, contando i pesanti affitti delle sedi attuali, tra cui Palazzo Pizzardi. In questo senso, <mark class='mark mark-yellow'>lo scorso 28 gennaio 2018, è stato firmato al Ministero della Giustizia il protocollo d&#8217;intesa per il trasferimento degli uffici giudiziari bolognesi nell&#8217;area ex caserma Staveco.</mark> Presenti al tavolo della firma, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Sindaco di Bologna Virginio Merola e il Direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi.</p>
<p>Soddisfazione per questa storica firma anche per il <strong>presidente dell’Ordine bolognese degli avvocati Giovanni Berti Arnoaldi Veli</strong>. «L’Ordine – ha dichiarato Berti – ha sempre sostenuto questo progetto che consentirà di restituire alla città un’area di grande estensione e pregio abbandonata da decenni.<br />
Ci hanno assicurato che adesso si potrà lavorare alla soluzione dei due problemi che rimangono sul tavolo: l’allargamento degli spazi del Tribunale e il reperimento di una nuova e adeguata sede per il Tribunale per i minorenni». L&#8217;intervista si è conclusa con la promessa del presidente dell’Ordine bolognese degli avvocati «di un impegno dell’avvocatura bolognese costante, perché possiamo essere noi, la forza propulsiva del progetto, pronti a sollecitare e a vigilare per la sua realizzazione più rapida e funzionale».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>«Il nostro sogno è quello di creare una porta d&#8217;accesso al colle Codivilla che possa mettere in comunicazione il centro storico con l&#8217;Istituto Ortopedico Rizzoli e il complesso di San Michele in Bosco».</span></p>
<p>Un progetto, questo, che, come ci ha ricordato nella sua intervista l&#8217;assessore all&#8217;Urbanistica, <strong>Valentina Orioli</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>«stabilisce che dei 47.000 metri quadri edificabili, il 75% sarà destinato agli uffici giudiziari, mentre i restanti (circa 10mila metri quadri) saranno destinati ad ospitare attività ricreative, commerciali e culturali».</mark> L&#8217;aspetto sul quale l&#8217;assessore si è più volte soffermato è che i tre ettari di terreno non edificabile saranno destinati ad un parco urbano che ricucirà il centro con la collina. «Non credo che ci saranno problemi per la realizzazione di questo progetto, la Staveco merita nuova vita come la stessa città di Bologna, ha bisogno della rinascita di questa area».</p>
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