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	<title>magzine &#187; Irene Cosul Cuffaro</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Verona e famiglie politiche, le une contro le altre armate</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 23:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il World Congress of Families &#8211; la manifestazione internazionale che riunirà tutte le associazioni e i militanti favorevoli a un’impostazione “tradizionale” della famiglia e sostanzialmente antiabortisti, antifemministi, anti-LGBTQI &#8211; è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="610" height="470" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/2012_wcfhazteoir-610x470.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="2012_wcfhazteoir-610x470" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>Il World Congress of Families &#8211; la manifestazione internazionale che riunirà tutte le associazioni e i militanti favorevoli a un’impostazione “tradizionale” della famiglia e sostanzialmente antiabortisti, antifemministi, anti-LGBTQI &#8211; è ai nastri di partenza</mark>. Il convegno &#8211; discusso, appoggiato, contestato &#8211; aprirà i suoi battenti domani e fino a domenica interesserà la città di Verona che si prepara a diventare il centro dell&#8217;Italia politica, con fazioni di attivisti e attiviste le une contro le altre armate.</p>
<p>Tra gli elementi che hanno suscitato maggior clamore sul congresso c’è la presenza del patrocinio del Ministero per la Famiglia fortemente voluto dal ministro Lorenzo Fontana, che sarà presente insieme al ministro dell’Interno Matteo Salvini e a quello dell’Istruzione Marco Bussetti. Tra gli altri esponenti della politica italiana, ci saranno anche Giorgia Meloni, Simone Pillon, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il sindaco di Verona Federico Sboarina.</p>
<p>Un evento così polarizzante non poteva non dare vita anche a forti contro-iniziative: alla presenza di migliaia di aderenti al congresso, si affiancherà infatti quella di gruppi di manifestanti legati al mondo femminista e per i diritti LGBTQI. <span class='quote quote-left header-font'>Un evento così polarizzante non poteva non dare vita anche a forti contro-iniziative: alla presenza di migliaia di aderenti al congresso, si affiancherà infatti quella di gruppi di manifestanti legati al mondo femminista e per i diritti LGBTQI</span> <mark class='mark mark-yellow'>Come spiega <strong>Silvia Carabelli</strong>, del movimento femminista <em>Non Una Di Meno</em>, «ci aspettiamo moltissime adesioni per il corteo da noi organizzato: solo da Milano partiranno una decina tra treni e pullman diretti a Verona».</mark> «Volevamo manifestare in Piazza Bra, dove si terrà il congresso – spiega <strong>Imma Cusmai</strong>, fondatrice del movimento <em>C’è chi dice no</em> – ma la questura ce lo ha impedito per evitare tafferugli: andremo dunque tutti in piazza 25 Aprile».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>C’è però anche chi non parteciperà al congresso delle famiglie pur condividendone appieno gli ideali: è il caso del gruppo cattolico <strong>Comunità Antagonista Padana</strong>, composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano</mark>: «Le tematiche che verranno affrontate sono fondamentali – spiega <strong>Pier</strong>, studente di Filosofia e responsabile della CAP – ma non condividiamo le modalità di svolgimento dell’evento. Un congresso del genere è poco utile, sarà solo una kermesse, una passerella per politici che cercano visibilità. Fare queste cose serve moltissimo per sensibilizzare, ma servono soprattutto le leggi. Finché il ministro Fontana non abolisce leggi come quelle sulle unioni civili e l’aborto, che tendono a minare le basi della famiglia, non cambierà nulla. Chi teme che questo congresso produrrà qualche cambiamento concreto, può stare tranquillo: non cambierà niente».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dato lo stampo fortemente reazionario dell’evento, qualcuno ha paventato il pericolo di un ritorno al Medioevo. Ma Pier ha le idee piuttosto chiare: «Magari tornassimo al Medioevo! – ci dice – Almeno al tempo c’era una cultura gerarchica corrispettiva di un ordine fondato sulla natura</mark>. Sembriamo estremisti? Fateci caso, oggi tutto ciò che è naturale diventa radicale: a noi sembra di dire cose ovvie, come che l’acqua è bagnata e che al Polo Nord fa freddo. <span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Sembriamo estremisti? Fateci caso, oggi tutto ciò che è naturale diventa radicale: a noi sembra di dire cose ovvie, come che l’acqua è bagnata e che al Polo Nord fa freddo&#8221;</span> Ma oggi siamo minoritari, il realismo non va molto di moda e prevale invece una dittatura del sentimento».</p>
<p>Ma all&#8217;interno dell&#8217;Università Cattolica ci sono anche pareri opposti, come quello dei ragazzi di<strong> ULD Studenti di Sinistra</strong>: «<mark class='mark mark-yellow'>Siamo fortemente convinti che la storia debba procedere verso avanti, e con questa anche l’affermazione dei diritti e dell’uguaglianza tra esseri umani</mark>, in quanto tali – spiega <strong>Angelo</strong>, studente di Lettere moderne e membro di ULD – Il World Congress of Families è un bastone tra le ruote, fatto di opinioni etico-religiose che condannano la donna al servilismo, che distruggono le conquiste della comunità LGBTQI e che ne negano persino l’esistenza». Al contrario di Pier, Angelo e altri ragazzi di ULD hanno deciso di andare a Verona: «Per spingere il carro e far sì che questo bastone si spezzi, una volta &#8211; e speriamo- per tutte».</p>
<p>L’evento ha avuto un’eco internazionale e sta ricevendo forte attenzione anche dai media esteri. Come racconta Sivia Carabelli di Non Una Di Meno, «il WCF è da sempre nel mirino del giornalismo d’inchiesta, che indaga sulla provenienza dei finanziamenti, non sempre trasparenti. Siamo stati contattati anche dalla CNN. In generale, la stampa estera si sta interessando a noi molto più di quella italiana, che si concentra – pur prendendone le distanze – solo sul congresso». Silvia ricorda anche che <mark class='mark mark-yellow'>domenica a Verona si terrà l’Assemblea Nazionale Transfemminista, un evento al quale parteciperanno diverse attiviste straniere tra cui Marta Dillon, fondatrice di <em>Ni Una Menos</em> in Argentina</mark>. «I diritti delle donne non sono sotto attacco solo in Italia – prosegue Silvia – questa è un’occasione per far sentire la nostra voce: è la prima volta infatti che siamo riusciti a organizzare una grande manifestazione in piazza contro il WCF, perché prima si è sempre svolto in Paesi poco democratici».</p>
<p>Questo evento è talmente polarizzante che la via del confronto sembra impossibile: «Pensate che il ministro Pillon ha bloccato i miei messaggi su Facebook – ci rivela Imma Cusmai, di <em>C’è chi dice no</em> – inibire qualunque forma di dissenso equivale a una forma totale di oscurantismo, di non rispetto. Ma questa è la loro modalità: non li vedo propensi al confronto, sono persone che intendono agire in modalità squadrista».</p>
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		<title>Ilaria Alpi, la verità non muore</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2019 12:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati 25 anni da quella domenica 20 marzo 1994. Su Rai 3, Fabio Fazio, che all’epoca conduceva Quelli che il calcio, comunica di dover dare la linea al Tg3 ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="705" height="414" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/ILARIA-ALPI_COVER-AUDACI1-e1476920324145.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="ILARIA-ALPI_COVER-AUDACI1-e1476920324145" /></p><p>Sono passati 25 anni da quella domenica 20 marzo 1994. Su Rai 3, Fabio Fazio, che all’epoca conduceva <em>Quelli che il calcio,</em> comunica di dover dare la linea al Tg3 per un’edizione straordinaria. Flavio Fusi, storico volto della terza rete, annuncia commosso quello che era successo meno di un’ora prima in Somalia: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin erano caduti in un’imboscata a Mogadiscio ed erano morti nel conflitto a fuoco.</p>
<p>Sul luogo del delitto era accorsa subito la folla insieme ai pochi altri giornalisti presenti, che filmarono il corpo senza vita di Ilaria e, su richiesta della collega Gabriella Simoni presente sulla scena del crimine, vennero filmate anche le stanze di Miran e Ilaria e gli oggetti che raccolti, affinchè rimanesse presente una prova video.</p>
<p>Probabilmente era già chiaro a chi conosceva Ilaria che quello non era stato un agguato casuale. La giornalista si trovava in Somalia per seguire la missione di pace dell’Onu, a cui prese parte anche l’Italia, promossa per porre fine alla guerra civile iniziata nel 1991 dopo la caduta di Siad Barre. In particolar modo, le sue inchieste si stavano concentrando su dei possibili traffici di armi e rifiuti tossici tra l’Italia e la Somalia nei quali sarebbero stati coinvolti anche i servizi segreti italiani e alte cariche dello Stato. Un’indagine pericolosa, di cui di certo Ilaria ne era consapevole. Ma per chi fa questo mestiere e lo fa bene, come lei e Miran, la volontà di trovare la verità è più forte di ogni intimidazione e della paura.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Dopo un quarto di secolo gli esecutori e i mandanti di questo delitto non hanno ancora un nome. I genitori di Ilaria, Giorgio e Luciana, sono morti senza sapere chi aveva ucciso la loro figlia. Ma fino all’ultimo giorno di vita, Luciana Alpi non ha mai smesso di pretendere la verità</span> Dopo un quarto di secolo gli esecutori e i mandanti di questo delitto non hanno ancora un nome. I genitori di Ilaria, Giorgio e Luciana, sono morti senza sapere chi aveva ucciso la loro figlia. Ma fino all’ultimo giorno di vita, Luciana Alpi non ha mai smesso di pretendere la verità insieme a molti colleghi giornalisti come <mark class='mark mark-yellow'><strong>Francesco Cavalli</strong>, tra i fondatori del Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi, autore di <em>La strada di Ilaria</em>, romanzo che ne racconta le inchieste e le ragioni della sua morte, e di <em>Somalia-Italia</em>, reportage sul traffico di rifiuti tossici nell’ex colonia italiana</mark>: «All’epoca dell’uccisione di Ilaria e Miran avevo solo 25 anni, ma mi occupavo già di giornalismo e quella notizia mi provocò una reazione fortissima. La mia storia è fortemente legata a Ilaria quale simbolo di un tipo di giornalismo che a me e ad altri colleghi interessava valorizzare. Da lì l’idea del Premio Ilaria Alpi che abbiamo assegnato per venti anni a tanti giornalisti che si sono distinti in questo lavoro &#8211; spiega Francesco  -. Ed è proprio dai giornalisti che la ricerca della verità e della giustizia è stata portata avanti con maggiore tenacia. I nostri colleghi hanno continuato a indagare sul caso e altri se ne sono aggiunti, portando contributi importantissimi. Per esempio Chiara Cazzaniga di <em>Chi l’ha visto </em>è riuscita a rintracciare Ali Ahmed Rage detto Gelle (super testimone nel processo contro Hashi Omar Hassan) in Inghilterra e lo ha intervistato».</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Dalle dichiarazioni rese da Gelle alla Cazzaniga, infatti, venne riaperto il processo nei confronti di Hassan, il capro espiatorio del caso Alpi, condannato dalla giustizia italiana a 27 anni di carcere. Grazie al lavoro della giornalista, Hassan è stato rilasciato, dopo 17 anni di ingiusta reclusione.</mark> «Ci sono ancora delle piste aperte che necessitano approfondimento, soprattutto sui depistaggi messi in opera sin dall’inizio, – continua Cavalli -. C’è ancora da indagare, approfondire, capire e chiarire tanto. <span class='quote quote-left header-font'>Oggi la domanda importante, oltre a chi li ha uccisi e perché, è: chi ha voluto depistare le indagini e per quale motivo lo ha fatto? Chi ha permesso di sviare dalla verità?</span> Probabilmente le due domande hanno una correlazione molto stretta. Per avere risposta alla prima bisogna rispondere alla seconda».</p>
<p>Ilaria e Miran continuano a ispirare i tanti colleghi che non si arrendono alle difficoltà nel fare luce sulla loro morte, <mark class='mark mark-yellow'>ma a questa volontà si sono unite anche altre figure, come cantanti, musicisti e attori che il 22 marzo saranno presenti alla serata intitolata <a href="https://www.premiorobertomorrione.it/news/per-ilaria-e-miran-musica-parole-e-immagini-22-marzo-al-wegil/">“La verità non muore a 25 anni dall’omicidio di Ilaria e Miran”</a>. Con musica, parole e immagini verranno ripercorsi questi 25 anni e ricordati anche Luciana e Giorgio Alpi</mark>. Sarà l’occasione per riunire i tanti che in questi anni si sono avvicinati alla vicenda e soprattutto sarà un modo per raccontare chi fosse Ilaria e che caratteristiche avesse il suo lavoro di reporter, come sottolinea Francesco, che condurrà l’evento: «Il modo in cui è stata uccisa e i motivi del duplice omicidio hanno quasi completamente nascosto quello che secondo me è l’aspetto più importante del suo lavoro: l&#8217;incontro con le persone. Mi piace sempre raccontare che nei suoi viaggi in Somalia Ilaria aveva fatto in tempo ad aderire a un’associazione di donne somale che lottavano contro l’infibulazione. Questo ha portato anche me ad occuparmi di questo tema. Lei aveva una predilizione nei confronti delle donne e dei bambini. Quello che mi ha insegnato Ilaria è di mettere davanti le persone e raccontare le loro storie. Oggi continuo a non mollare, a cercare ancora la verità e la giustizia sulla sua morte, ma ancor di piu continuo e continuerò a battere la terra rossa dell’Africa per raccontare ciò che vedo e chi incontro. Questa mia propensione è stata stimolata dal mio incontro con Ilaria sebbene non l’abbia mai conosciuta quand’era in vita – e conclude – se potessi chiederle qualcosa oggi, se fosse in vita, le direi: “raccontami, di te, dell’Africa che hai incontrato e conosciuto&#8221;. Lei era una persona che aveva tanto da raccontare e andava ascoltata».</p>
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		<title>Tutto ciò che c&#8217;è da sapere sulle Europee 2019</title>
		<link>https://www.magzine.it/tutto-cio-che-ce-da-sapere-sulle-europee-2019/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 14:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le elezioni europee sono alle porte. Tra il 23 e il 26 maggio 2019 circa 400 milioni di europei di 27 stati membri saranno chiamati alle urne per eleggere, per ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/flag-3370970_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="flag-3370970_1920" /></p><p style="text-align: justify;">Le elezioni europee sono alle porte. <mark class='mark mark-yellow'>Tra il 23 e il 26 maggio 2019 circa 400 milioni di europei di 27 stati membri saranno chiamati alle urne per eleggere, per i prossimi cinque anni, i loro rappresentanti a Bruxelles.</mark> Per la prima volta non parteciperà il Regno Unito.<br />
Questa sarà la nona tornata elettorale per il Parlamento Europeo, l&#8217;unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini. Le prime elezioni a suffragio universale diretto risalgono al <strong>1979</strong>. Precedetemente, i parlamentari europei erano scelti tra quelli nazionali.<br />
In seguito alla Brexit, il numero dei seggi è stato ridotto da 750 a 705. La rappresentanza dei cittadini è garantita in modo degressivamente proporzionale, con una soglia minima di sei membri per Stato (il caso di Cipro, Lussemburgo e Malta) fino a un massimo di 96 (Germania).<br />
In Belgio, Cipro, Grecia e Lussemburgo è obbligatorio recarsi alle urne, mentre negli altri Paesi è facoltativo. Ma non è l’unica differenza tra gli Stati membri. Le leggi elettorali non sono uniformi, così come i requisiti e l&#8217;età minima per candidarsi e le modalità di voto per i residenti all&#8217;estero.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni Paese vige però il divieto del doppio mandato e per votare occorre avere compiuto 18 anni, tranne in Austria dove ne bastano 16.  Ogni Stato membro ha la libertà di definire in quali e per quanti giorni tenere aperte le urne sul proprio territorio, rispettando ovviamente la finestra del 23-26 maggio decisa a unanimità dal Consiglio dell&#8217;Unione europea.<br />
In Olanda, come da tradizione, si voterà di giovedì; in Italia, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Lituania, Lussemburgo e Romania domenica 26; per i restanti Paesi la data non è ancora stata definita.<br />
<span class='quote quote-left header-font'>Il Parlamento Europeo rappresenta il livello più compiuto e collaudato di democrazia rappresentativa nel sistema internazionale e ad esso guardano come esempio altri sistemi di integrazione regionale e lo stesso sistema universale delle Nazioni Unite</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il Parlamento Europeo rappresenta il livello più compiuto e collaudato di democrazia rappresentativa nel sistema internazionale e ad esso guardano come esempio altri sistemi di integrazione regionale e lo stesso sistema universale delle Nazioni Unite.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>Quest’organo esercita, congiuntamente al Consiglio, la <strong>funzione legislativa e la funzione di bilancio</strong>, stabilisce cioè leggi che riguardano tutti e che vengono recepite nella legislazione nazionale, decide come verranno spesi i soldi dell&#8217;Unione Europea provenienti dal reddito nazionale lordo di ogni Stato e legifera su materie che toccano la nostra vita di tutti i giorni,</mark> come agricoltura e pesca, sviluppo regionale, protezione dei consumatori e sicurezza alimentare, trasporti, ambiente ed energia, salute, cultura, istruzione e formazione, commercio, concorrenza, ricerca e innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l’importanza del Parlamento Europeo, però, <span class='quote quote-left header-font'>La percentuale dei votanti durante gli anni è <a href="http://www.europarl.europa.eu/about-parliament/it/in-the-past/previous-elections">progressivamente calata</a>: dal 61,99% del 1979 (quando l&#8217;UE si componeva di 9 stati membri) fino al 42,61% nel 2014</span>la percentuale dei votanti durante gli anni è <a href="http://www.europarl.europa.eu/about-parliament/it/in-the-past/previous-elections">progressivamente calata</a>: dal 61,99% del 1979 (quando l&#8217;UE si componeva di 9 stati membri) fino al 42,61% nel 2014 (con 28 Stati membri). Nel dettaglio, durante l’ultima chiamata elettorale <a href="http://www.europarl.europa.eu/about-parliament/it/in-the-past/previous-elections">l&#8217;affluenza media ha fatto registrare notevoli differenze tra i paesi.</a> Ai primi posti per aaffluenza alle urne ci sono il Belgio (89,64%) e il Lussemburgo con il 85,55% (dove il voto è obbligatorio), seguiti da Malta (74,08%). Fanalino di coda è la Slovacchia con una percentuale di votanti del 13,05%. Tra i grandi Paesi, ci sono la Germania con il 48,01% e la Francia con il 42,43%. In Italia ha invece votato il 57,22% degli aventi diritto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>I partiti europei</strong></p>
<p>I candidati alle elezioni europee si presentano in quanto membri di partiti politici nazionali ma, una volta eletti deputati al Parlamento europeo, si aggregano a gruppi politici transnazionali. La maggior parte dei partiti nazionali è infatti affiliata a un partito politico a livello europeo.<br />
<mark class='mark mark-yellow'>Nelle elezioni del 2014 i principali partiti politici europei hanno nominato per la prima volta i rispettivi candidati alla presidenza della Commissione, l&#8217;organo esecutivo dell&#8217;Ue. Si tratta del cosiddetto sistema degli <strong>&#8220;Spitzenkandidaten&#8221;, </strong></mark> termine tedesco comunemente usato per indicare il &#8220;candidato principale&#8221;,che nel 2014 rese Jean-Claude Juncker, esponenete del Partito Popolare, Presidente della Commissione. Per queste nuove elezioni, il Parlamento Europeo ha deciso di respingere  i candidati a Presidente della Commissione che non siano stati &#8220;candidati principali&#8221; dei partiti politici europei.</p>
<p>Sebbene non si respiri ancora a pieno l’atmosfera da campagna elettorale e le coalizioni non siano per il momento completamente decise, <a href="https://www.politico.eu/2019-european-elections/">le proiezioni</a> e i sondaggi riguardanti il prossimo Parlamento Europeo sembrano parlare chiaro. Sul Vecchio Continente soffia il vento del cambiamento: nell’ipotesi che i partiti già presenti nell’Europarlamento mantengano la loro attuale affiliazione, <mark class='mark mark-yellow'>i gruppi parlamentari che subirebbero le perdite maggiori sono quelli al cui interno risiedono i principali partiti tradizionali, cioè il <strong>Partito Popolare Europeo (Ppe)</strong> e <strong>l’Alleanza progressista dei socialisti e democratici (S&amp;D),</strong></mark> mentre accrescerebbero il loro peso i due principali gruppi che hanno un orientamento critico o apertamente euroscettico come <strong>Europa della libertà e della democrazia diretta</strong> <strong>(Efdd) </strong>tra le cui fila troviamo il Movimento 5 Stelle ed <strong>Europa delle nazioni e della libertà</strong> <strong>(Enf) </strong>composto, tra gli altri, dalla Lega Nord e dal Front National di Marine Le Pen.<br />
L’<strong>ALDE</strong>, la formazione liberale presieduta dal belga <strong>Guy Verhofstadt </strong>con la quale il M5S aveva espresso la volontà di allearsi, senza esito, sempre secondo le proiezioni, rimarrebbe stabile.<br />
Il probabile successo dell’Efdd non deve stupire. Tra i punti cardine del gruppo politico troviamo infatti la revisione dei trattati europei riguardo l’immigrazione. È proprio questo il tema che sembra più preoccupare i cittadini europei secondo le <a href="https://www.politico.eu/interactive/european-elections-most-important-issues-facing-the-eu/">rilevazioni della Commissione Europea</a>, infatti, seguito dal terrorismo. Interessante notare come <a href="https://www.politico.eu/interactive/european-elections-most-important-issues-facing-the-eu/">cinque anni fa</a> invece, per i cittadini europei, la problematica più rilevante che l’Unione Europea era chiamata a fronteggiare fosse la situazione economica e nel caso italiano, la disoccupazione. <mark class='mark mark-yellow'>L’immigrazione oggi non spaventa l’elettorato solo in quei Paesi dichiaratamente sovranisti e dalle recenti derive reazionarie come il Gruppo di Visegrád, </mark> ma anche in quelli dalla lunga tradizione liberale come Germania, Francia, Gran Bretagna, Finlandia e Svezia.</p>
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		<title>Carramba che sorpresa, ritorna la Raffa nazionale</title>
		<link>https://www.magzine.it/carramba-che-sorpresa-ritorna-la-raffa-nazionale/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 11:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima ancora che Raffaella Carrà arrivi in sala l’atmosfera è già allegra. Sul mega schermo scorrono immagini di repertorio accompagnate dai suoi più grandi successi: Fiesta, A far l’amore comincia ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="610" height="396" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/11/carràà.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Musica: Carra&#039; presenta nuovo album, &quot;Ogni volta che è Natale&quot;" /></p><p>Prima ancora che Raffaella Carrà arrivi in sala l’atmosfera è già allegra. Sul mega schermo scorrono immagini di repertorio accompagnate dai suoi più grandi successi: <em>Fiesta</em>, <em>A far l’amore comincia tu, Tanti auguri, Pedro</em>. La cantante bolognese è attesa alla conferenza stampa presso Sony Music per presentare il suo nuovo disco  <mark class='mark mark-yellow'><em>“Ogni volta che è Natale” </em>in uscita il 30 novembre e anticipato dal singolo inedito “<em>Chi l’ha detto</em>”</mark>una dolcissima ballad già in programmazione radiofonica scritta da Daniele Magro. Una canzone natalizia a tutti gli effetti, con un video, definito dalla cantante stessa “dolcissimo e delizioso”, firmato dal regista Gianluca Montesano: &#8220;Io non dovevo nemmeno comparire nel video – spiega Raffaella – ma la Sony ha insistito, quindi ci sono anche io ma un po’ indietro rispetto alle storie dei protagonisti: compaio solo nello schermo di una tv o di un cellulare&#8221;.</p>
<p>Il disco, oltre all’inedito, contiene le cover delle più celebri canzoni natalizie: da <em>Happy Xmas (War Is Over</em>) di John Lennon riarrangiata e resa un valzer a <em>White Christmas</em> cantata alla Frank Sinatra, dalla classica <em>Jingle Bell Rock</em> alla spagnola <em>Feliz Navidad</em> e alla rumba di <em>La Marimorena</em> fino all’iconica <em>Halleluja,</em> voluta a tuti i costi nell’album dalla Carrà che ne ha fatto una versione lirica facendosi accompagnare dalle due giovanissime soprano Erica Realino e Vittoriana De Amicis. Il risultato è “un album dai mille colori” come lo definisce lei stessa.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Per questo Natale Raffaella ha un desiderio: &#8220;Il mio studio è pieno di dischi d’oro e platino incorniciati, ma c’è ancora un buco bianco da riempire. Chissà che con questo disco non sia la volta buona&#8221;.</span></p>
<p>Sebbene Raffaella Nazionale appena entrata metta in guardia i giornalisti di non essere più abituata a stare sotto i riflettori, durante la conferenza si dimostra totalmente a suo agio e regala anche qualche sua caratteristica e fragorosa risata, come quando racconta dello stupore di Giulio Andreotti nell’incontrarla nella residenza del re di Spagna Juan Carlos quando la insignirono del &#8220;Lazo&#8221;, una importante onorificenza per aver favorito la conoscenza del Paese iberico nel mondo.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il disco uscirà anche in Lp e in versione Deluxe contenente, oltre alle canzoni natalizie, anche i suoi più grandi successi.  </mark>E per questo Natale Raffaella rivela di avere un desiderio: &#8220;Il mio studio è pieno di dischi d’oro e platino incorniciati, ma c’è ancora un buco bianco da riempire. Chissà che con questo disco non sia la volta buona&#8221;.</p>
<p>E a chi le chiede se sarà possibile rivederla in concerto risponde, sempre con ironia: &#8220;Io sono una show woman, i miei concerti erano una festa, balli scatenati e cambi di costume, ora ho una certa età, non me la sento&#8221;. Peccato, perché quanto a fisico ed energia, Raffaella Carrà non ha certo nulla da invidiare alle più giovani.</p>
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		<title>Claudio Locatelli, come ho combattuto contro l&#8217;Isis in Siria</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 08:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[“Per me restare a guardare non era più possibile. Non mi bastava più solo documentare. Era importante anche arrivare ad una coerenza tra quello di cui io informavo, e il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="593" height="443" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/9179856-khqH-U433801059594726YiD-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="9179856-khqh-u433801059594726yid-1224x916corriere-web-bergamo-593x443" /></p><p style="text-align: left;"><mark class='mark mark-yellow'> “Per me restare a guardare non era più possibile. Non mi bastava più solo documentare.</mark> Era importante anche arrivare ad una coerenza tra quello di cui io informavo, e il progredire di una oppressione forte come quella di Isis e quel modo di pensare terroristico”. Potrebbe riassumersi in queste poche righe la decisione che <strong>Claudio Locatelli</strong>, 31enne nato a Bergamo e residente a Padova, ha preso verso la fine del 2016, andando nel nord Siria a combattere l&#8217;Isis sul fronte curdo con lo <strong>YPG</strong>, l&#8217;unità di protezione popolare curda e forza armata del Rojava.</p>
<p style="text-align: left;"><span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Il Rojava è qualcosa di straordinario, non solo per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo&#8221;, spiega Claudio</span> “Il <strong>Rojava</strong> è qualcosa di straordinario, non solo per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo &#8211; ci spiega Claudio. È una realtà che cerca di portare democrazia popolare, libertà e uguaglianza di genere. Cinque anni fa, negli stessi posti le donne portavano il burqa e non avevano voce nella società e nella quotidianità. Ora è diverso”. A fianco dello YPG infatti, come ci spiega Claudio, combatte anche lo <strong>YPJ</strong>, il battaglione femminile che nasce con lo scopo di riequilibrare il mondo medio-orientale. <mark class='mark mark-yellow'> “Creare una unità solamente femminile, che comunque combatte insieme a quella maschile, permette di dare spazio ad un mondo che deve ancora avere il suo spazio”. </mark> Ormai dal suo rientro dal fronte curdo sono passati oltre quattro mesi. Da febbraio fino all&#8217;ottobre del 2017 dunque, Claudio si è armato di <strong>kalashnikov</strong> cercando di contrastare l&#8217;Isis. “Paradossalmente, imbracciare un fucile in quel contesto, è normale. Non è una cosa bella, ma è piuttosto un estremo e disperato tentativo. Io, in ogni caso, mi auguro sempre di non doverlo più fare”.</p>
<p style="text-align: left;">“Per entrare a fare parte dello YPG, – afferma – si deve passare per la loro <strong>accademia internazionale</strong> e la formazione dura circa un mese. Metà del tempo lo si impiega su come impugnare un fucile ed evitare di spararsi sui piedi, oltre che ad imparare alcune tattiche militari. <mark class='mark mark-yellow'> Nel tempo restante si studiano le usanze del luogo, la questione femminile, cosa si sta cambiando e perché lo si sta cambiando. </mark> Si studiano i motivi della resistenza ed è questa la cosa più rivoluzionaria. Non si va lì a combattere perché è divertente combattere. <strong>Si va lì a combattere perché è importante farlo</strong>”.</p>
<div id="attachment_34856" style="width: 960px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/Claudio-Locatelli.jpg"><img class="wp-image-34856 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/Claudio-Locatelli.jpg" alt="claudio-locatelli" width="960" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Claudio Locatelli e alcune combattenti YPJ in Siria</p></div>
<p style="text-align: left;">Nella sua prima campagna con il battaglione curdo, in cui si sono arruolati anche dei volontari internazionali, la città di <strong>Tabqa</strong> è stata liberata, verso metà maggio, dall&#8217;oppressione dell&#8217;Isis. “In Siria non mi potevo permettere di avere paura &#8211; rivela -. Ho avuto un paio di momenti di difficoltà, ma <span class='quote quote-left header-font'> &#8220;Questa esperienza mi ha lasciato la <strong>consapevolezza</strong> che se serve combattere fino a rischiare la propria vita, io ci sono e lo farò&#8221;</span>questa esperienza mi ha lasciato la <strong>consapevolezza</strong> che se serve combattere fino a rischiare la propria vita, io ci sono e lo farò. <strong>Una vita degna di essere vissuta è quella in cui sei riuscito ad essere al servizio del mondo.</strong> Significa che quello che hai fatto e che stai facendo è servito a qualcosa, ha cambiato qualcosa. Ma allo stesso tempo hai potuto vivere intensi momenti che hanno segnato il tuo percorso e ti hanno, di fatto, reso una persona migliore”. Il ricordo va quasi subito a quei volti pieni di gioia delle persone liberate. <mark class='mark mark-yellow'> “Mi ricordo ancora di questo signore, – facendo uso della memoria &#8211; uscito da una casa con il narghilè, la tipica pipa di vetro araba. Sotto l&#8217;Isis era vietata e si veniva picchiati con delle fruste. </mark> Vedere gli adulti che ci abbracciavano così intensamente e i bambini in strada che ci facevano il <strong>segno della vittoria</strong>: questo è sicuramente il ricordo più bello”.</p>
<p style="text-align: left;">E’ evidente che Claudio Locatelli non sia un personaggio ordinario: <strong>parla quattro lingue</strong>, tra cui il russo e curdo, e la sua determinazione e la voglia di “mettersi al servizio del mondo”, come afferma lui stesso, sembrano fuori dal comune. Claudio ha il fuoco dentro, quasi una vocazione la sua, per le cause che ritiene giuste. <mark class='mark mark-yellow'> “L&#8217;educazione è il pane dell&#8217;anima, affermava Mazzini. Nel momento in cui tu sei informato, – dice Locatelli &#8211; la qualità delle tue decisioni migliora. </mark> Se sai cosa sta accadendo, puoi decidere di agire in un modo piuttosto che in un altro, e nel momento in cui decidi, influenzi il mondo”. Da piccolo ci racconta che voleva essere un <strong>rivoluzionario</strong>. Ha sempre avuto chiaro nella mente quello che avrebbe voluto fare e diventare. Claudio si definisce un “media-attivista”, ma altre persone gli hanno cucito addosso il titolo di giornalista-combattente, come appare poi inoltre sulla sua pagina Facebook. “Non sono un giornalista &#8211; ci tiene a precisare -. Faccio qualcosa di molto simile però. <span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Vivo come un <strong>media-attivista</strong>, ovvero cerco di influenzare il mondo verso le tematiche che il mondo stesso molte volte ignora, e provo quindi a renderlo migliore&#8221; </span>Vivo come un <strong>media-attivista</strong>, ovvero cerco di influenzare il mondo verso le tematiche che il mondo stesso molte volte ignora, e provo quindi a renderlo migliore”.</p>
<p style="text-align: left;">Entrando nel suo appartamento, vicino al centro di Padova, si percepisce all&#8217;istante l&#8217;essenzialità. Pochi arredi, ma sulle pareti campeggiano le mappe della Siria, alcune foto con i bambini di Raqqa, bandiere curde appese. C&#8217;è pure una stampa integrale di un discorso di <strong>Nelson Mandela</strong>. Sulla scrivania del suo studio c&#8217;è un libro che parla di Siria, ma anche un piccolo tascabile di Shakespeare, oltre a un gadget dei Kiss. Sulla parete opposta, quasi come dei trofei, sono appesi vari media pass, come quello del funerale di Mandela che ci mostra con orgoglio.</p>
<p style="text-align: left;">Le città di Tabqa prima e Raqqa poi, sono state liberate dal terrore dell&#8217;Isis. <mark class='mark mark-yellow'> “Non ho partecipato alla manifestazione di <strong>Raqqa</strong> liberata e in festa, perché sono tornato in Italia solo qualche giorno prima. Ma comunque il mio contributo resta e ne vado fiero. Ora sono qui, credo di essere più utile qui in questo momento” </mark>, ci spiega, mentre mostra sul suo telefono un&#8217;applicazione che geolocalizza gli spostamenti quotidiani delle brigate al fronte e gli stazionamenti lungo la linea del fuoco.“Faccio da cassa di risonanza e connessione per i nostri combattenti che stanno là. In questo momento, vicino al confine, ci sono quattro italiani: tre ragazzi e una ragazza. Con il cuore dico però, che una volta che si è combattuto sul campo di battaglia, pensare di non poter ancora difendere chi sta ad <strong>Afrin</strong>, fa molto male&#8221;. Bisogna però essere realistici e capire dove si è più utili”.</p>
<p style="text-align: left;">Guardando le <strong>bollette</strong> poggiate sul mobile d’ingresso, Claudio rivela ironico di non avere il tempo di pagarle. “Sono sempre impegnato tra interviste e aggiornamenti che arrivano dal fronte”. Quanto al futuro, non esclude nemmeno un ritorno agli studi. “Ho studiato psicologia qui a Padova &#8211; afferma -, che ha una delle migliori università d&#8217;Italia. Mi ha sempre affascinato la mente umana. Ho mollato al secondo anno però, anche se potrei pensare di riprendere gli studi in un prossimo futuro. <strong>Chissà</strong>”.</p>
<p><strong>LA VIDEO INTERVISTA REALIZZATA A PADOVA:</strong></p>
<p><iframe width="1140" height="641" src="https://www.youtube.com/embed/JHM-dpkVH8w?feature=oembed" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Federico: io sono calzolaio, dunque esisto</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 11:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Di calzolai ne sono rimasti pochi, ma in via Faruffini, quartiere De Angeli, si trova la bottega di Federico, 48 anni, milanese. Federico ha rilevato l’attività cinque anni fa, ma ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di calzolai ne sono rimasti pochi, ma in <strong>via Faruffini</strong>, quartiere De Angeli, si trova <strong>la bottega di Federico</strong>, 48 anni, milanese. Federico ha rilevato l’attività cinque anni fa, ma la sua passione è iniziata ben prima, quando a 25 anni ha iniziato a lavorare come apprendista per un artigiano che gli ha insegnato la professione. Ora per lui lavorano due artigiani peruviani e la moglie che ogni tanto passa a dare un aiuto.</p>
<p>Federico, con un po’ di malinconia, osserva che questo mestiere sta scomparendo: molti calzolai sono andati in pensione e in pochi sono disposti a prendere il loro posto: &#8220;I giovani sono abituati bene: questo è un lavoro che richiede impegno, sacrificio, passione. Io di solito sto in negozio dodici o tredici ore. Molte persone si stupiscono quando dico che mestiere faccio perché pensano che noi calzolai non esistiamo più&#8221;, rivela.</p>
<p>La sua fatica viene però ricompensata dalla fedeltà della sua clientela affezionata che gli da grande soddisfazione, e che continua a rivolgersi a lui e ai suoi preziosi collaboratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sul posto i soccorsi dei Vigili del Fuoco, poi della Protezione Civile</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 14:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sono subito attivate le operazioni dei Vigili del fuoco per liberare le persone incastrate nel treno deragliato stamattina a Pioltello. Nell’area dell’incidente le forze di soccorso e di polizia ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="990" height="658" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/01/da2d3cd3f6112eb2c05781e4e8ebbdc1.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="da2d3cd3f6112eb2c05781e4e8ebbdc1" /></p><p>Si sono subito attivate le operazioni dei Vigili del fuoco per liberare le persone incastrate nel treno deragliato stamattina a Pioltello. Nell’area dell’incidente le forze di soccorso e di polizia insieme a tecnici e magistrati assistono i passeggeri feriti e analizzano le cause del disastro.</p>
<p>I vigili del Fuoco, infatti, oltre all’immediato soccorso operano anche in veste di agenti di polizia giudiziaria sulla scena del disastro per accertare le dinamiche degli eventi e le cause. <mark class='mark mark-yellow'>Solo successivamente interviene la Protezione Civile, come spiega <strong>Marco Lombardi</strong>, docente dell’Università Cattolica e <strong>direttore scientifico della Scuola Superiore della Protezione Civile della Regione Lombardia</strong></mark>: «La protezione Civile non si occupa mai di primo soccorso sul posto, ma interviene quando l’area è stata già messa in sicurezza e i feriti evacuati».</p>
<p>Lombardi aggiunge: «Tutta la direzione delle attività viene attivata dalla Prefettura. E&#8217; sempre il Prefetto a valutare quale sia il livello di allarme da “innescare”». Le persone soccorse verranno assistite, trasportate in un luogo sicuro dalla Protezione Civile che si occuperà anche di dare loro da bere e da mangiare.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'> Lombardi, Scuola di Protezione Civile Lombardia: «Tutta la direzione delle attività viene attivata dalla Prefettura. E&#8217; sempre il Prefetto a valutare il livello di allarme da “innescare”».</span></p>
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		<title>Treno deragliato per cedimento strutturale: tre morti e 46 feriti</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 11:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Le vittime dell&#8217;incidente  sono Pierangela Tadini, 51enne originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano), Giuseppina Pirri, 39 anni, di Cernusco sul Naviglio e Ida Maddalena Milanesi, 61enne originaria di Caravaggio, dirigente medico ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="902" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/01/0e09313ae4f024a130ebbb67f36e5b16.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="0e09313ae4f024a130ebbb67f36e5b16" /></p><p>Le vittime dell&#8217;incidente  sono <strong>Pierangela Tadini</strong>, 51enne originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano), <strong>Giuseppina Pirri</strong>, 39 anni, di Cernusco sul Naviglio e<strong> Ida Maddalena Milanesi</strong>, 61enne originaria di Caravaggio, dirigente medico dello staff di radioterapia dell&#8217;istituto Neurologico Besta di Milano.</p>
<p>Pietro, il padre di Giuseppina Pirri, ha raccontato fuori dall&#8217;obitorio civico di Milano l&#8217;ultima telefonata con la figlia, morta nell&#8217;incidente. &#8220;Mia figlia era al telefono con mia moglie e le ha detto che il treno era deragliato. Mia moglie le ha detto &#8220;scappa&#8221;, ma poi c&#8217;è stato solo il silenzio.&#8221;</p>
<p>Pierangela Tadini, tra le vittime dell&#8217;incidente, era in viaggio con sua figlia questa mattina. La ragazza, di 18 anni, è stata trasportata in ospedale. &#8220;Lucrezia ha preso una botta forte. Ancora non sono riuscita a parlarle, è un vero dramma, cercate di capire&#8221;, si è limitata a dire ai giornalisti una parente.</p>
<p class="graf graf--p graf--hasDropCapModel graf--hasDropCap graf-after--p" style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=o_nKtoKqfJ8">⇒ Video su YouTube. La nostra inviata Serena Cauzzi dall&#8217;Ospedale San Raffaele</a></strong></p>
<p><strong>Maurizio Lanzani</strong>, testimone oculare del deragliamento del treno diretto a Milano, ha descritto l&#8217;accaduto: “Ci sembrava che ci fossero dei sassi sotto il treno e poi il convoglio si è fermato. Ci hanno fatto scendere e i soccorsi sono arrivati mezz’ora dopo”. <mark class='mark mark-yellow'>Il treno regionale Trenord 10452, partito da Cremona e diretto a Porta Garibaldi, con a bordo circa 350 persone, è deragliato stamattina alle porte di Milano, all’altezza di Seggiano di Pioltello.  Il bilancio attuale è di 3 morti e 46 feriti, di cui 5 in codice rosso.</mark></p>
<p>Secondo le ricostruzioni degli inquirenti della polizia giudiziaria, basate sulle testimonianze dei passeggeri, le avvisaglie del deragliamento si sarebbero verificate già un chilometro prima che avvenisse l’incidente. Prima di deragliare, il convoglio avrebbe cominciato a tremare bruscamente. Sul luogo dell’incidente sono ancora presenti il <strong>procuratore aggiunto Tiziana Siciliano</strong>, a capo del pool dei magistrati del dipartimento “salute e lavoro” della Procura di Milano, insieme al <strong>pm Leonardo Lesti e Maura Ripamonti</strong>, che stanno verificando le cause dell’incidente e hanno rinvenuto un pezzo di metallo di 23 centimetri che si è staccato dalla rotaia. La scatola nera del treno è stata sequestrata. Per svolgere tutti gli accertamenti necessari nell&#8217;inchiesta sull&#8217;incidente, gli inquirenti, nelle prossime ore, iscriveranno i responsabili legali e della sicurezza di Rfi nel registro degli indagati. Non è escluso che siano necessarie anche altre iscrizioni tecniche, come quelle di alcuni responsabili di Trenord. Al momento, il fascicolo è a carico di ignoti per disastro ferroviario colposo.</p>
<p>“Il punto del deragliamento è avvenuto a circa 2,3 chilometri dal luogo dell’incidente. È avvenuto il cedimento infrastrutturale di una rotaia” riferisce <strong>Vincenzo Macello</strong>, direttore produzione territoriale Rfi Lombardia, ma sembrerebbe prematuro stabilire se questo cedimento possa essere stata la causa o l’effetto dell’interazione ruota-rotaia.</p>
<p>“Sono stata davvero fortunata, mi sento miracolata – racconta <strong>Marcella</strong>, impiegata di 45 anni –. Viaggiavo sull&#8217;unica carrozza che non ha avuto feriti. Il treno viaggiava in orario e improvvisamente ho sentito un grande botto, sono stata scagliata addosso alle persone che erano vicino a me sui sedili e, mentre il treno sembrava frenare, tutto intorno dei sassi spaccavano i finestrini e entravano nella carrozza. Non credevamo che fosse così grave, ma quando siamo usciti abbiamo cominciato a vedere feriti ovunque che urlavano”.</p>
<p class="graf graf--p graf--hasDropCapModel graf--hasDropCap graf-after--p" style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=cDuSa6KShXY">⇒ Video su YouTube. Le preoccupazioni dei pendolari di TreNord &#8211; di Arcuri, Moro, Semilia </a></strong></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-33515" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/01/3-1024x758.png" alt="3" width="1024" height="758" /></p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>“Sono stata davvero fortunata, mi sento miracolata – racconta <strong>Marcella</strong>, impiegata di 45 anni –. Ho sentito un grande botto, sono stata scagliata addosso alle persone che erano vicino a me sui sedili. Quando siamo usciti abbiamo cominciato a vedere feriti ovunque che urlavano”. </span></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Il treno viaggiava a circa 140 chilometri orari e non era previsto che si fermasse a Pioltello. </mark> “Rfi ha dichiarato di aver controllato tutti i sistemi di scambio e tutti i sistemi tecnologici, che a quanto risulta hanno funzionato correttamente – così <strong>Raffaele Cattaneo</strong>, presidente del Consiglio Regionale –. Sempre Rfi dichiara che è stato riscontrato un problema strutturale. Quindi gli scambi hanno funzionato ma c’è stato un cedimento strutturale a circa due chilometri dal deragliamento. Quindi, se un binario ha ceduto questo spiegherebbe perché i passeggeri hanno sentito un tremolio.”</p>
<p>&#8220;Quando ho sentito che il treno vibrava tanto ho subito azionato il freno, ma era troppo tardi. Era già fuori dai binari&#8221; racconta il macchinista che guidava il treno. Questo episodio è avvenuto a poco più di 6 mesi da un altro deragliamento. Lo scorso 23 luglio, un treno era parzialmente uscito dai binari proprio a Pioltello, senza però provocare feriti tra i passeggeri.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.magzine.it/cedimento-strutturale-le-ipotesi-sul-disastro/"><strong>Cedimento strutturale: le ipotesi del disastro &#8211; di Marco Cherubini</strong></a></li>
<li><strong><a href="http://www.magzine.it/disastro-con-morti-e-feriti-sulla-linea-ferroviaria-cremona-milano/">Disastro con morti e feriti sulla linea ferroviaria Cremona-Milano &#8211; di Beatrice Maria Beretti</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.magzine.it/sul-posto-i-soccorsi-di-vigili-del-fuoco-poi-della-protezione-civile/">Sul posto i soccorsi dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile &#8211; di Irene Cosul Cuffaro</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.magzine.it/incidente-di-pioltello-le-reazioni-della-politica/">Incidente di Pioltello: le reazioni della politica &#8211; di Benedetta Minoliti </a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.magzine.it/tutti-i-disastri-ferroviari-in-italia-dal-1961/">Tutti i disastri ferroviari in Italia dal 1962 &#8211; di Lorenzo Romandini</a></strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Claudio, una storia di famiglia a piazzale Baracca</title>
		<link>https://www.magzine.it/claudio-una-storia-di-famiglia-a-piazzale-baracca/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2018 12:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra lo stridio dei freni dei tram, a dare colore alla trafficata piazza Baracca, c’è il chiosco di fiori del signor Claudio Frigemo. Milanese, classe 1969, si dedica a questa ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tra lo stridio dei freni dei tram, a dare colore alla trafficata <strong>piazza Baracca</strong>, c’è il chiosco di fiori del signor <strong>Claudio Frigemo</strong>. Milanese, classe 1969, si dedica a questa attività da 26 anni. Il motivo che lo ha portato a intraprendere questo mestiere trova la sua origine nell’amore per la moglie Serena, il cui padre, scomparso quando lei era solo una bambina, possedeva proprio questo chiosco. Il sogno di Serena di tenere vivo l’amore del padre per i fiori ha trovato la sua realizzazione proprio con Claudio, che ha deciso di dedicarsi con la moglie a questa attività.</p>
<p>La loro giornata comincia sempre alle 5.45, quando i due escono per andare a comprare i fiori che poi vendono ai loro affezionati clienti. L’aspetto di questo lavoro che più piace a Claudio  è proprio il rapporto che si instaura con le persone, che si aprono e si confidano con lui: &#8220;Mi raccontano sempre il motivo per cui vogliono comprare dei fiori: c&#8217;è chi deve chiedere scusa per qualche torto e chi deve fare un regalo; fino a quelli che condividono il loro dolore con me per la perdita di una persona cara&#8221;, spiega Claudio.</p>
<p>Nonostante la fatica di svegliarsi all’alba ogni giorno, Claudio è soddisfatto della sua attività: &#8220;Spero, un giorno, di trasmettere questa passione ai miei figli&#8221;.</p>
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		<title>Giorgio Rapone, non ci sono più i custodi di una volta</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 12:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Cosul Cuffaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Giorgio Rapone è il portinaio dello stabile in largo Quinto Alpini numero 2, nella signorile zona parco Sempione. Classe 1959, milanese, lavora e vive in questa palazzina di sette piani dal ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giorgio Rapone</strong> è il portinaio dello stabile in l<strong>argo Quinto Alpini numero 2</strong>, nella signorile zona parco Sempione. Classe 1959, milanese, lavora e vive in questa palazzina di sette piani dal 1980. Giorgio era molto giovane quando ha scelto di fare questo mestiere, lo stesso della madre, portinaia per quarant’anni in via Ripamonti.</p>
<p>Giorgio, riguardo l’evoluzione del mestiere della quale ha vissuto tutti i passaggi, dichiara: «Sono molto arrabbiato dopo quarant’anni. Una volta questo era un lavoro qualificante, era un motivo d’orgoglio. Eravamo come i liberi professionisti. Ora, invece, chiunque può farlo. Infatti, una volta dopo aver fatto domanda all’amministratore per essere assunto, era necessaria una licenza da portierato rilasciata dalla questura, serviva la fedina penale pulita, e se si combinava qualcosa veniva ritirata e si veniva licenziati. Ora non c’è più il bisogno della licenza e chiunque può fare questo lavoro. Non sono più richiesti i requisiti di un tempo e vengono assunti molti stranieri».</p>
<p>Sebbene l’orario di lavoro di Giorgio inizi ufficialmente alle 7.30, lui si alza ogni giorno alle 4, perfino nei fine settimana: «Anche se adesso non lavoro più sette giorni su sette, con gli anni sono diventato sempre più metodico, ho le mie abitudini, i weekend sono tragici per me. Mi occupo di tutto, dai sacchi della spazzatura, alla consegna della posta nei negozi, fino ai pacchi ai condomini che, con l&#8217;avvento di Amazon, sono sempre di più. Amo il mio mestiere, ma sta diventando più pesante. Sarà forse per la mia età ma quello che una volta facevo in mezz&#8217;ora ora mi richiede il triplo del tempo».</p>
<p>Giorgio è orgoglioso del rapporto con i condomini. Racconta: «Tanti li ho visti nascere, andare via e poi tornare per comprarsi l’appartamento. Siamo come una famiglia: le mie figlie sono cresciute con loro, frequentano le stesse scuole e gli stessi posti, ci conosciamo tutti». Non ricorda episodi eclatanti nel quartiere ma c’è un po’ di malinconia pensando agli anni passati: «La zona era più bella anni fa, durante l’epoca Craxi, ed era più viva. Poi, dopo Manipulite si è invecchiata, sono stati chiusi molti uffici, c’è stata la crisi, ma con un ricambio veloce».</p>
<p>Giorgio è soddisfatto del suo lavoro, ne è orgoglioso. Ci tiene a precisare: «In quarant’anni di lavoro, non ho mai preso un solo giorno di malattia. Son venuto a lavoro anche con la febbre». È facile capire quindi perché, dietro alla sua scrivania di legno, questo signore sia diventato il punto di riferimento per tutte le famiglie del palazzo.</p>
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