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	<title>magzine &#187; Elena Pavin</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Perché i diritti umani hanno bisogno di un Festival</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2019 10:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Iniziato il 2 maggio a Milano, il Festival dei Diritti Umani non è ancora finito. Non solo perché oggi, e forse ogni giorno di più, ci troviamo a vivere in ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/59698426_844645452566532_3141126286139719680_o.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="59698426_844645452566532_3141126286139719680_o" /></p><p>Iniziato il 2 maggio a Milano, il Festival dei Diritti Umani non è ancora finito. Non solo perché oggi, e forse ogni giorno di più, ci troviamo a vivere in un mondo iniquo, ma anche perché <mark class='mark mark-yellow'>gli organizzatori stanno portando la manifestazione in altre città: martedì 7 a Bologna, l’8 a Firenze, e ancora l’11 marzo a Roma. Sei giorni ricchi di incontri, eventi, proiezioni, per lanciare un grido accorato: “solo con diritti umani uguali per tutti la società può considerarsi sana”.</mark></p>
<p>Sono queste le parole di <strong>Danilo De Biasio</strong>, direttore del Festival, giunto quest’anno alla sua quarta edizione con il titolo “Guerra e Pace”. Una maratona di testimonianze, come quella di Daniel Uche, che ha raccontato la propria esperienza di ex bambino soldato, ma anche tante mostre di scatti fotografici, come quelli di Gabriele Micalizzi e i premi Pulitzer Diego Ibarra Sanchez e Lorenzo Tugnoli; per non tacere di dibattiti rivolti ai giovani delle scuole (e non solo) su celebrazioni di proteste che hanno modellato la storia, come i 50 anni del bed-in di John Lennon e Yoko Onu. Abbiamo parlato con De Biasio per capire l’urgenza di un simile evento.</p>
<p><strong>De Biasio, ci parli dell’origine della manifestazione.</strong></p>
<p>Il Festival è nato cinque anni fa guardando con grande preoccupazione a quello che stava accadendo in Italia e nella vicina Europa, notando che il tema dei diritti umani veniva sempre più considerato solo accessorio, quasi irrilevante. <mark class='mark mark-yellow'>Ci sono persone che hanno tutti i diritti umani e ce ne sono altre che, in virtù della loro condizione sociale e dei loro orientamenti, ne hanno meno. Ecco perché di anno in anno abbiamo scelto una tematica complessiva: quella di quest’anno è la guerra, ma soprattutto la pace.</mark></p>
<p><strong>Cosa rispondete a chi vi dice: “ma non basta più la protesta, serve davvero un Festival”?</strong></p>
<p>C’è bisogno dell&#8217;uno e dell’altro. <span class='quote quote-left header-font'>C’è bisogno di un festival dei diritti umani, che può sembrare un ossimoro, perché rivendicare i diritti umani non è necessariamente un’operazione triste.</span> Un festival dimostra che si può essere anche leggeri, ma non meno seri, nella propria richiesta e soprattutto valorizza tutti quei fenomeni positivi che sono riusciti ad ottenere dei risultati. Pensiamo che questo sia il linguaggio giusto per raggiungere sempre più persone.</p>
<p><strong>Il festival è arricchito anche da molte proiezioni cinematografiche e di documentari. Perché mostrare film sulla guerra?</strong></p>
<p>Per creare un effetto uguale e contrario. A volte ciò che vediamo è così opprimente che abbiamo voglia, uscendo dal buio della sala, di impegnarci. Con i documentari proviamo a far leva sulle emozioni, mentre le testimonianze ci aprono al ragionamento e alla riflessione. Chi può dire “io ho subìto” è la persona adatta per riuscire a comunicare questa esperienza anche agli altri.</p>
<p><strong>Il teatro di questa manifestazione, a Milano, è la Triennale. Perché?</strong></p>
<p>Ci siamo domandati quale fosse il posto adatto per riuscire ad avere un pubblico misto: vogliamo portare scuole di periferia verso il centro, ma anche contaminare con l’energia dei ragazzi chi è abituato a frequentare istituzioni artistiche come la Triennale. <mark class='mark mark-yellow'>Quando quell’enorme bandiera della pace, lunga oltre 25 metri, si è dispiegata sulle scalinate della Triennale, i visitatori delle mostre, adulti, alcuni anche stranieri, hanno passato dieci minuti a scattare foto, cercando di capire cosa diamine stesse accadendo. Ecco, erano stati coinvolti.</mark></p>
<p><strong>Se dico pace…</strong></p>
<p>Pane. A me viene in mente il gesto di prendere il pane e distribuirlo agli altri. Può sembrare ieratico come atteggiamento, lo so. <mark class='mark mark-yellow'>Però se ci pensiamo è proprio il gesto più forte: il pane è considerato il cibo più elementare e poterlo distribuire a tutti è davvero un segno di pace.</mark></p>
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		<title>Vannetti, come ti comunico la maison Gucci ai tempi dei social</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2019 13:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ho cominciato per sbaglio nella moda, non ci volevo neanche lavorare, se devo essere onesto”. A raccontarlo è Alessio Vannetti, direttore della comunicazione per Gucci, la maison fiorentina fondata da ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="812" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/DiaryHeroArticle_s63fs-gucci-ghost-qa_001_Default.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="DiaryHeroArticle_s63fs-gucci-ghost-qa_001_Default" /></p><p>“Ho cominciato per sbaglio nella moda, non ci volevo neanche lavorare, se devo essere onesto”. A raccontarlo è <strong>Alessio Vannetti</strong>, direttore della comunicazione per Gucci, la maison fiorentina fondata da <strong>Guccio Gucci</strong> nel 1921. Vannetti inizia la sua carriera come giornalista, nel settore musicale. Dopo pochi anni, però, <em>Musica</em>, l’inserto cartaceo de <em>La Repubblica </em>dove Vannetti lavora come redattore, chiude i battenti. È <strong>Caterina Pazzi</strong>, direttrice della comunicazione di <em>Costume National</em>, che per diversi anni lo aveva aiutato ottenere interviste con i musicisti internazionali, a chiamarlo, una mattina, spiegando di aver bisogno di un assistente. “Non so distinguere un lino da un cotone”, ribatte lui. Non importa, si impara: questa è la risposta della donna.<br />
Così comincia la carriera di Vannetti nella moda, dove <mark class='mark mark-yellow'>entra con il classico snobismo di chi pensa che sia tutta lustrini e paillettes.</mark> “La moda per me si poteva riassumere nel film <em>Il diavolo veste Prada</em>”.</p>
<p>Vannetti scopre un mondo fatto non solo di tessuti e tacchi a spillo, ma anche di arte e cultura: <strong>Francesca Alfano Miglietti</strong>, all’epoca Art director di <em>Costume National</em>, oggi gallerista, lo introduce alla body artist <strong>ORLAN</strong>, interprete di performance artistiche ancora più estreme della celeberrima Marina Abramovic.<br />
Gli anni in cui Vanetti inizia a lavorare in questo settore sono anni roboanti, rivoluzionari. <mark class='mark mark-yellow'>L’aria di cambiamento si respira in ogni angolo, ed è <strong>Franca Sozzani</strong>, compianta direttrice di Vogue Italia, a iniziare questa rivoluzione.</mark></p>
<p><img class="alignleft wp-image-38609 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/8-2-768x509-300x198.jpg" alt="Alessio Vannetti" width="373" height="246" /></p>
<p>All’epoca, per esempio, le aziende prontiste, che oggi definiremmo di <em>fast fashion</em>, “non avevano dignità” nell’olimpo delle grandi <em>maison</em>. “In 3 settimane usciva in queste catene la collezione sulla quale i marchi di alta moda avevano lavorato per 6 mesi”. Un brand si distingue dagli altri: <strong>Patrizia Pepe</strong>. E Sozzani, come racconta Vannetti, decide di aprirle, pubblicitariamente parlando, Vogue Italia. Una scelta contestata, quella della Sozzani, che risulterà, negli anni a venire, assolutamente geniale. Le pubblicità dei brand prontisti sono collocate da pagina 150 in poi: per <em>Vogue</em> è un introito, per le aziende è il sogno di entrare tra i grandi. “Franca aveva capito la necessità di far convivere alto e basso in un unico mezzo: io l’ho capito solo qualche anno dopo”. Ma non c’è solo la pubblicità nella rivoluzione firmata Sozzani. La storica editor comincia a sperimentare, insieme a Maisel e Steven Kline, la commistione tra politica e moda. “Ci sono servizi fotografici di Franca – racconta Vannetti – che sono leggenda: come quello sulla chirurgia estetica e quello sull’abuso di potere”.</p>
<p>La moda ha una missione, che va al di là di vestiti e accessori: comunicare con chiunque, dovunque. Come nel caso di <mark class='mark mark-yellow'>Gucci, che ogni giorno è in contatto con oltre 600 milioni di persone nel mondo.</mark> Oggi, più che mai, la comunicazione di un valore è fondamentale oltre la <em>brand identity</em>. Prima dell’avvento di internet e dei social, i consumatori potevano essere “confusi” dalle aziende attraverso uno <em>story telling</em> ben congegnato, ma inventato. Oggi il consumatore sa ciò che vuole e dove trovarlo e, anche nel mondo della moda, il <em>fact checking</em> è immediato.</p>
<p>Oggi sono anche i <em>social netwok</em>, che “hanno dato voce a tutti”, e che sono al centro della campagna di qualsiasi azienda. Non solo perché le case di moda “sono state, in parte, costrette a diventare editori”. Il flusso di lavoro, oggi, nasce dalla collezione ma, come spiega Vannetti, Gucci vive della creatività di<strong> Alessandro Michele</strong>, direttore creativo di Gucci dal 2015, a 360 gradi. Uno degli esempi è l’utilizzo di <em>Snapchat</em>, scelto per presentare la collaborazione con il falsario<strong> Gucci Ghost</strong>: il giovane artista vive a Brooklyn, dove il ritiro della spazzatura avviene una volta al mese:  per abbellire i bidoni, utilizza il classico monogramma di Gucci. “Se fai vedere una cosa del genere a un legale, o a me, la ritengo un’offesa, mentre Alessandro ha visto il bello in quello che faceva”.</p>
<p>La creatività è il pane del <mark class='mark mark-yellow'>“cultural leader” Alessandro Michele</mark>, che dal 2015 a oggi ha raddoppiato il fatturato dell’azienda, passando da 3 a 8 miliardi di dollari.<br />
Non si può parlare di social senza parlare di influencer, ma dare una definizione oggettiva è molto difficile. Per il Communication manager di Gucci gli influencer sono persone che producono qualcosa, e sono, in linea di massima, illustratori e performer. È influencer chi usa i social per promuovere l’arte e la creatività. I blogger sono altro. “Anche nel vestire, e negli atteggiamenti, può esistere un atto creativo, ma gli influencer fini a sé stessi non hanno alcun senso”.<br />
La “creatività” però, si sa, ha un prezzo, soprattutto quando si parla dell’iconico mocassino firmato Gucci, che, come fa notare Vannetti, non tutti possono permettersi. “Se riuscissimo a guardare la moda come un catalizzatore cultura, e non solo di business, però, non sarebbe così, perché alcune delle iniziative che abbiamo prodotto nel tempo sono aperte ai pubblici più disparati”. <span class='quote quote-left header-font'>&#8220;Dovremmo guardare la moda come un catalizzatore di cultura&#8221;</span>Si fa riferimento, tra le altre, a <em>Club to Club</em>, l’evento che porta in ogni angolo del mondo alcuni tra i migliori deejay del panorama mondiale. “Per vivere questo tipo di esperienza non chiediamo a nessuno di comprare scarpe o borse, ma semplicemente di registrarsi e venire all’evento, in modo totalmente gratuito”.</p>
<p><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/90.jpg"><img class="alignright wp-image-38608 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/90-300x168.jpg" alt="Maglione &quot;black-face&quot;" width="393" height="220" /></a></p>
<p>“Un certo tipo di esclusività del prezzo – racconta Vannetti – dà ad Alessandro Michele la possibilità di sfogare tutta la sua creatività. <mark class='mark mark-yellow'>Però non credo che il discorso su esclusività o inclusività debba soffermarsi esclusivamente sui prezzi delle nostre collezioni.</mark> Io, per il momento, vedo un buon bilanciamento tra le due cose”. Social network significa anche esplosione di boom mediatici e Gucci, dal canto suo, non è esonerata dagli “scandali”. A causare quello più recente, è stata la vendita di un maglione con una bocca rossa, subito collegata alla <em>black-face</em>, simbolo del razzismo contro gli afroamericani. “Venti anni fa,  ci sarebbero volute settimane per diffondere quanto accaduto. Invece, dal primo tweet al culmine della crisi di comunicazione, sono passate solo 6 ore”. Trasparenza e onestà sono le uniche armi in mano alle maison, in casi come questo. E Vannetti sostiene che la maison fiorentina ne ha da vendere.</p>
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		<title>3TJN – TOP JOURNALISM NEWS #8</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 11:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un robot journalist sempre più umano Un robot capace di scrivere una notizia da solo partendo da lanci d&#8217;agenzia, in maniera neutra o prendendo posizione. A questo lavora Knowhere News. Sei quello ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="600" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/04/Robot-journalists.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="automated robot journalism" /></p><p><strong>Un robot journalist sempre più umano</strong><br />
Un robot capace di scrivere una notizia da solo partendo da lanci d&#8217;agenzia, in maniera neutra o prendendo posizione. A questo lavora <a title="knowherenews" href="questa%20la sfida della start-up #KnowhereNews che nelle ultime settimane ha raccolto 1.8 milioni di dollari">Knowhere News</a>.</p>
<p><strong>Sei quello che leggi</strong><br />
Un <a title="libro" href="https://www.journalism.co.uk/news/-you-are-what-you-read-book-on-constructive-journalism-surpasses-its-crowdfunding-target/s2/a719934/">libro</a> sul solution journalism: perché cambiare la dieta mediatica può cambiare il mondo.</p>
<p><strong>Il tg va su Snapchat</strong><br />
La nuova partnership tra <a title="Tegna" href="https://digiday.com/media/tegna-bringing-snapchat-content-local-news-broadcasts/">Tegna</a> e la piattaforma video-social Snapchat proporrà contenuti giornalistici in formato video sulla popolare app per ragazzi.</p>
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		<title>3TTN – TOP TECH NEWS #8</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 07:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il robot pittore È nato Scribit, il robottino che trasforma qualsiasi superficie verticale in una tela, un dispositivo super high-tech che scarica grafiche da internet e le stampa sui muri grazie ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1600" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/04/201804-CRA-Scribit_LowTrianglePatterns.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="201804-cra-scribit_lowtrianglepatterns" /></p><p><strong>Il robot pittore</strong><br />
È nato <a title="scribit" href="https://mashable.com/2018/04/05/scribit-wall-drawing-machine-verticle-surface/?utm_cid=hp-n-4">Scribit</a>, il robottino che trasforma qualsiasi superficie verticale in una tela, un dispositivo super high-tech che scarica grafiche da internet e le stampa sui muri grazie a 4 pennelli integrati.</p>
<p><strong>Il pc è telepatico</strong><br />
<a title="alterego" href="https://www.google.it/amp/s/futurism.com/alterego-talk-computer-without-words/amp/?source=images">AlterEgo</a> è una maschera facciale con sette elettrodi capaci di captare ogni minimo segnale che il cervello comunica alla bocca.</p>
<p><strong>Effetto camaleonte</strong><br />
Senza ricorrere ad alcun agente chimico questa &#8220;<a title="skin" href="https://www.google.it/amp/s/amp.livescience.com/62191-artificial-chameleon-skin-is-weird.html">skin</a>&#8221; riesce a imitare il riflesso della luce dell&#8217;ambiente circostante.</p>
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		<title>3TTN &#8211; TOP TECH NEWS #7</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 11:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il futuro è la mixed reality Mozilla annuncia Firefox Reality il futuro della navigazione internet. Un visore di AR ci farà immergere nel nuovo web. The quality of water Una ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/04/cyber-glasses-1938449_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="cyber-glasses-1938449_1280" /></p><p><strong>Il futuro è la mixed reality<br />
</strong>Mozilla annuncia <a title="firefoxreality" href="https://venturebeat.com/2018/04/03/mozilla-announces-firefox-reality-a-web-browser-for-ar-and-vr-headsets/">Firefox Reality</a> il futuro della navigazione internet. Un visore di AR ci farà immergere nel nuovo web.</p>
<p><strong>The quality of water<br />
</strong>Una semplice <a title="foto" href="https://www.google.it/amp/s/futurism.com/water-pollution-dutch-smartphone-data/amp/">foto</a> basterà per capire se l’acqua è inquinata. Un aiuto per i ricercatori nella battaglia per difendere l’ambiente.</p>
<p><strong>Ricaricarsi con una passeggiata<br />
</strong>Da un’idea di oltre cent&#8217;anni fa, nascono gli <a href="https://www.technologyreview.com/s/610500/these-boots-were-made-for-geberating-power/">stivali</a> che producono energia grazie al semplice movimento.</p>
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		<title>Ambiente Italia, la terra dei mille fuochi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 13:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[“Terra dei fuochi” è un’espressione alla quale siamo ormai abituati. Una terra sfruttata, usurata, inquinata. Una terra che fa ammalare le persone, che le uccide. Siamo, però, meno abituati all’idea ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="775" height="378" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/Silvia-Tenenti.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="silvia-tenenti" /></p><p>“Terra dei fuochi” è un’espressione alla quale siamo ormai abituati. Una terra sfruttata, usurata, inquinata. Una terra che fa ammalare le persone, che le uccide. Siamo, però, meno abituati all’idea che la terra dei fuochi non sia solamente una. <span class='quote quote-left header-font'>Le terre dei fuochi in Italia sono molte, troppe: Brescia, Vicenza, Gela, Taranto, Augusta, Casale Monferrato.</span>Le terre dei fuochi in Italia sono molte, troppe: Brescia, Vicenza, Gela, Taranto, Augusta, Casale Monferrato.</p>
<p>Queste <mark class='mark mark-yellow'>storie di chi convive con l’acqua inquinata, il terreno che scotta e l’aria immonda sono state presentate<strong> </strong>da<strong> Silvia Tenenti</strong></mark> durante il <strong>Festival dei Diritti Umani di Milano</strong>. La fotografa milanese ha viaggiato da Nord a Sud, dal Piemonte alla Campania, per documentare la vita e le sofferenze di chi deve scegliere tra la propria salute e il proprio posto di lavoro, la propria casa. Il suo progetto vuole mostrare le comunità che lottano ogni giorno per continuare ad abitare le proprie terre.</p>
<p>C’è chi, per sfuggire all’aria malata di Napoli, si è trasferito in campagna e dopo nove anni ha visto proprio figlio ammalarsi di tumore. C&#8217;è chi, ogni giorno, deve coprire il materasso di cellophane affinché non si depositino le sostanze inquinanti sul proprio letto. Madri che non mandano i figli a scuola quando il vento soffia dall’acciaieria, quella dietro casa in cui, magari, lavorano anche amici e parenti. Famiglie che non possono utilizzare l’acqua del rubinetto per cucinare e allevatori che non possono utilizzare la falda acquifera, tanto inquinata da avvelenare gli animali.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La soluzione al problema</mark>, come racconta Silvia Tenenti, <mark class='mark mark-yellow'>è il movimento dal basso: unirsi e chiedere di essere ascoltati dalle istituzioni.</mark> I comitati sono la migliore risorsa contro lo sfruttamento dei territori abitati, per avviare il processo di bonifica, come è accaduto per lo stabilimento <a title="Casale-eternit-dileo" href="http://www.magzine.it/casale-monferrato-una-storia-lunga-uneternit/" target="_blank">Eternit di Casale Monferrato</a> – che nel 2020 sarà la prima città europea libera dall’amianto – o all’Ilva di Taranto, dove la battaglia è appena iniziata. Proprio la coesione sociale è stato il tassello mancante a Broni, ex sede della Fibronit, dove la popolazione continua ad ammalarsi.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>La sfida del futuro sarà tramandare un pianeta &#8220;pulito&#8221;</span>Questo percorso, appena iniziato per alcuni territori, e diventato una sfida vinta per altri, non deve fermarsi. La testimonianza di Silvia Tenente lo dimostra. Perché la resilienza è l’arma per vincere la vera sfida del futuro: tramandare a chi verrà un pianeta &#8220;pulito&#8221;.</p>
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		<title>Il miele di Milano</title>
		<link>https://www.magzine.it/il-miele-di-milano/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 11:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Giuseppe Manno – fondatore e Ceo di Apicolturaurbana.it – ha iniziato a parlare di api i suoi vicini hanno, probabilmente, iniziato ad immaginare questo strano personaggio, abbigliato come un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="854" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/bees-2438361_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="bees-2438361_1280" /></p><p>Quando <strong>Giuseppe Manno</strong> – fondatore e Ceo di <a title="apicolturaurbana.it" href="http://www.apicolturaurbana.it">Apicolturaurbana.it</a> – ha iniziato a parlare di api i suoi vicini hanno, probabilmente, iniziato ad immaginare questo strano personaggio, abbigliato come un astronauta pronto per l’allunaggio, aggirarsi nel vicinato circondato da uno sciame di piccoli insetti. Giuseppe, però, desiderava solo aiutare chi, come lui, voleva diventare apicoltore urbano e, con 15 anni di esperienza nel mondo digital, nel 2017 ha fondato Apicolturaurbana.it. Quando poi ha iniziato a cercare un apicoltore urbano professionista «il nome di Mauro (Veca, ndr) è uscito subito, ha un’esperienza decennale. Chi meglio di lui?». <mark class='mark mark-yellow'>In Italia l’apicoltura urbana è una realtà nuova</mark>, solo recentemente aziende e hotel hanno iniziato ad installare apiari sui propri tetti. Londra, Parigi, New York, Boston, tra le altre, sono molte le capitali mondiali i cui hotel, «anche a cinque stelle», hanno installato alveari privati che producano miele per le proprie cucine. Non solo le strutture alberghiere.<strong> Mauro Veca</strong> è anche il “curatore” dell’apiario più artistico di Milano: quello installato nei giardini della Triennale, a pochi passi da Parco Sempione. <span class='quote quote-left header-font'>Mauro Veca: «Installeremo delle arnie sul tetto di Palazzo Marino»</span>Da diversi anni anche Legambiente concede ai piccoli insetti dell’apicoltura Veca di impollinare i propri orti urbani: quello Via Padova a Milano è uno di questi, ma anche Bologna e Potenza. I progetti continuano ad ingrandirsi e potrebbero presto portare un numero sempre maggiore di colonie tra le mura, o meglio sulle tegole, della città di Milano. «Con l’adesione, all’unanimità, della giunta del Municipio 1, abbiamo in progetto di installare le arnie sul tetto di Palazzo Marino».</p>
<p><strong>Impollinazione urbana</strong></p>
<p>Ormai lo sappiamo, Einstein quell’apocalittica previsione sulle api non la pronunciò mai: se si estinguessero, all’uomo resterebbero quattro anni di vita. E noi ancora che parliamo di <em>fake news</em>. Forse il mondo non finirà in quattro anni, non per colpa delle api quantomeno, ma quello del fisico svizzero è comunque un avvertimento da non sottovalutare. Il lavoro di questi impollinatori è essenziale per il nostro ecosistema, sicuramente più del mio che ne sto scrivendo, e del vostro che, forse, mi state leggendo. Qualcuno, però, si preoccupa delle api: perché potrebbero non sparire, ma non se la passano bene. Greenpeace, nel suo rapporto “Api in declino”, annuncia che in Italia nel 2016 il 40% degli alveari è andato perso.<span class='quote quote-left header-font'>In Italia nel 2016 il 40% degli alveari è andato perso</span> <mark class='mark mark-yellow'>Corriamo il rischio di perdere una parte considerevole della flora globale</mark>. L’opera di impollinazione è fondamentale per la produzione alimentare, con oltre 4.000 ortaggi, se non si vuole considerare anche il 60-90% delle piante selvatiche, che dipendono dal lavoro delle api. Un valore non solo alimentare e ambientale, ma anche economico: ammonta a 265 miliardi di euro ogni anno il valore che l’impollinazione delle api determina alle coltivazioni di interesse alimentare a livello globale. L’agricoltura intensiva, che richiede un servizio di impollinazione non commisurato alla popolazione globale di api selvatiche, sta provocando un crollo della varietà di habitat disponibili, al quale si aggiunge la minaccia del massiccio uso di pesticidi nelle campagne agricole. Questi non sono, ovviamente, i soli fattori a compromettere la salute delle api, ai quali vanno aggiunte, per esempio, le problematiche legate al cambiamento climatico, ma negli ultimi anni l’apicoltura urbana fornisce alle api un’alternativa alle campagne. Nonostante l’inquinamento, infatti, nelle città d’asfalto il principale impollinatore del nostro sistema economico ed ecologico non sarebbe esposto al pericolo dei fitofarmaci.</p>
<p><strong>Sentinelle antismog </strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Non solo l’impollinazione, anche il monitoraggio ambientale è un ruolo fondamentale svolto dalle api nei centri urbani.</mark> Gli studi sono iniziati durante l’Expo di Milano, una collaborazione tra gli apicoltori Mauro e Davide Veca e l’Università degli Studi di Milano, sostenuti dai tecnici veterinari dell’Al, con l’obiettivo di comprendere l’interazione tra questi piccoli insetti e l’ambiente inquinato di una grande città come Milano. Durante il periodo estivo, le api hanno un ciclo di vita di circa trenta, quaranta giorni, durante i quali le sostanze aeree, ed in particolare i metalli pesanti, possono depositarsi sul corpo degli animali. Dopo essere state raccolte, vengono mineralizzate, ovvero sminuzzate finemente, per essere analizzate con uno spettrometro. <span class='quote quote-left header-font'>I ricercatori rilevano le stesse concentrazioni di mp10 delle centrali Arpa</span> I risultati dei ricercatori della Statale, Annamaria Costa e Francesco Tangorra, hanno rilevato concentrazioni di mp10 molto vicine a quelle delle centrali Arpa, con la presenza di metalli come piombo, cadmio, zinco, nichel e rame. L’aspetto più interessante di questa ricerca è il fatto che, <mark class='mark mark-yellow'>come “accumulatore di particelle inquinanti”, le api potrebbero fornire una rete di monitoraggio ambientale a basso costo</mark>, molto utile per le rilevazioni anche in luoghi in cui i metodi di rilevazione tradizionali non siano possibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Storia di un apicoltore urbano</strong></p>
<p>Per<strong> Luca Menoncello</strong>, imprenditore del milanese, <mark class='mark mark-yellow'>la scelta di allevare api è arrivata quando il suo bambino di sei anni ha iniziato a pensare che il cibo crescesse nelle “vaschette del super”</mark>: ha iniziato a coltivare le sue verdure, ha piantato qualche albero da frutto sul balcone di casa e dopo le api vorrebbe anche allevare qualche gallina; ci tiene però a dirci di “non pensare che abbia un balcone di mille metri quadri, bisogna solo essere organizzati”. Ci racconta che le arnie, installate grazie all’aiuto di Giuseppe Manno, sono un modo per passare il tempo con il figlio, ma anche – dice scherzando – che l’anno scorso i regalini di Natale sono stati molto apprezzati: le sue api hanno prodotto oltre 30 chili di miele, in un periodo in cui i produttori nelle campagne lamentano una produzione scarsissima, che lui ha imbottigliato e regalato ad amici e parenti. Incuriosito da questi piccoli insetti, si è chiesto, fin da subito, come fosse possibile che le sue api sarebbero riuscite a produrre miele in città, ma sorprendentemente «in città le api riescono a trovare piante da impollinare».<span class='quote quote-left header-font'>Luca Menoncello: «Si rimane a bocca aperta per la perfezione delle api»</span>«La prima volta che ho sentito il brusio dell’alveare aperto mi sono spaventato. Poi però sono tornato indietro e ho scoperto che sono assolutamente pacifiche. Non si hanno problemi, trattandole con rispetto. Ho ancora un po’ di paura, un timore reverenziale, in realtà. Ma si rimane a bocca aperta per la perfezione delle api».</p>
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		<title>5TJN &#8211; Top Journalism News #3</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2018 14:56:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Al WSJ lanciano il paywall veggente Dopo diversi anni di test, il Wall Street Journal ha cominciato a utilizzare un programma che è in grado di stabilire con che probabilità un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/03/trace-3157426_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="trace-3157426_1920" /></p><p><strong>Al WSJ lanciano il paywall veggente</strong></p>
<p>Dopo diversi anni di test, il <em>Wall Street Journal</em> ha cominciato a utilizzare un <a href="http://www.niemanlab.org/2018/02/after-years-of-testing-the-wall-street-journal-has-built-a-paywall-that-bends-to-the-individual-reader/">programma</a> che è in grado di stabilire con che probabilità un non abbonato si abbonerebbe.</p>
<p><strong>Creare chatbot non è mai stato così semplice</strong></p>
<p>BBC News Labs e il team di Visual Journalism della <em>BBC</em> hanno creato un’<a title="applicazione bot-builder" href="http://www.niemanlab.org/2018/02/with-in-article-chat-bots-bbc-is-experimenting-with-new-ways-to-introduce-readers-to-complex-topics/">applicazione bot-builder</a> progettato per rendere il più semplice possibile ai giornalisti la creazione di chatbot da inserire negli articoli.</p>
<p><b>Il Guardian scopre la nuova frontiera del podcast</b></p>
<p>Si tratta di <a title="Strange Bird" href="https://www.journalism.co.uk/podcast/the-guardian-mobile-innovation-lab-built-an-audio-player-to-make-podcast-listening-on-mobile-more-interactive/s399/a718370/">Strange Bird</a>, una nuova serie sperimentale che combina audio e immagini.</p>
<p><strong>Lo Spotify delle news</strong></p>
<p><a title="Scroll" href="https://www.poynter.org/news/spotify-news-subscription-service-scroll-has-new-investor-partners">Scroll</a> è un servizio che permettere di aumentare la visibilità di siti di informazione. Attraverso un’unica iscrizione, si avrà accesso ai contenuti di diverse testate.</p>
<p><strong>Cosa accade nei dintorni<br />
</strong></p>
<p><a title="DopplerGo" href="https://medium.com/@josephstockholm/newstech-here-are-9-tech-startups-innovating-in-news-ccd8f35022b">DopplerGo</a> è una piattaforma per media e notizie che propone, attraverso una mappa intelligente, notizie di eventi che stanno accadendo nelle immediate vicinanze.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Debito pubblico, quanto i partiti la sparano grossa</title>
		<link>https://www.magzine.it/debito-pubblico-cosa-promettono-davvero-i-partiti-secondo-cottarelli/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 14:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Cottarelli è andato a spulciare le promesse elettorali sulla finanza pubblica dei partiti che corrono alle politiche 2018. E fin qui, per il professore della Bocconi, nessuna novità. &#8220;Abbiamo fatto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="661" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/02/12366312824_0051f8bb5f_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="12366312824_0051f8bb5f_b" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><strong>Carlo Cottarelli</strong> è andato a spulciare le promesse elettorali sulla finanza pubblica dei partiti che corrono alle politiche 2018. </mark>E fin qui, per il professore della Bocconi, nessuna novità. &#8220;Abbiamo fatto un atto doveroso che hanno fatto anche altri&#8221;. Ma Cottarelli &#8211; che è anche direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica, e che parla dopo la pubblicazione dello <a title="studio CPI" href="http://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-elezioni-2018-commenti-ai-programmi-di-finanza-pubblica">studio</a> su tutte le proposte sul piatto elettorale degli italiani &#8211; rende nota anche un&#8217;altra cosa: <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Come CPI abbiamo anche chiesto ai partiti politici quali sono gli obiettivi di finanza pubblica per i cinque anni successivi, anno per anno, qual è il totale del deficit che vorrebbero avere, il totale della spesa, il totale delle entrate e il debito. </mark>Mettendo insieme le due tipologie di ricerca abbiamo ottenuto un quadro interessante&#8221;.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>L&#8217;economista Carlo Cottarelli ha fatto le pulci ai programmi elettorali dei partiti e conferma: l&#8217;austerity è una medicina ed è la soluzione migliore</span></p>
<p><strong>Cosa emerge da questo quadro di ricerca?</strong></p>
<p>Si vede che le promesse non corrispondono agli obiettivi. Alcuni partiti, non solo promettono di avere i conti in ordine, ma anche di spendere di più e tagliare le tasse. Si vedono le incoerenze interne.</p>
<p><strong>Quali partiti avete interpellato in merito?</strong></p>
<p>Forza Italia, la Lega, +Europa, Liberi e Uguali. Il PD non ha risposto, ma ha pubblicato un piano di rientro del debito. I 5 Stelle non hanno risposto e non hanno identificato in maniera chiara quali sono i loro obiettivi di finanza pubblica, neanche in termini di deficit pubblico.</p>
<p><strong>Ci sono state proposte sostenibili?</strong></p>
<p>Tutto è attuabile se si trovano le coperture di spesa. Il problema è che nella maggior parte dei casi le coperture mancavano, con importi di 38 miliardi per il Partito Democratico, 66 miliardi per M5S, per il Centrodestra 52 miliardi. +Europa ha le coperture, a cui mancano solo pochi miliardi. Quindi il problema è andare a vedere se ci sono le coperture, e nei programmi non ci sono.</p>
<p><strong>Nel governo precedente è stato Commissario per la Revisione della Spesa Pubblica. In una ipotetica rielezione quale sarebbe una proposta per ritrovare le coperture?</strong></p>
<p>Feci ben 33 proposte, non una. Non mi piace metterne una davanti alle altre: bisogna agire su più fronti. Tutte le proposte, anche le voci più piccole, sono importanti, soprattutto quelle che hanno maggiore peso politico. Certo, queste voci fanno risparmiare pochi soldi, però simbolicamente sono molto importanti. Le scelte, però, devono essere fatte a livello politico.</p>
<p><strong>Come economista, pensa che ci possa essere crescita in fase di austerity?</strong></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Non sono uno di quegli economisti che, se promettono tagli alla spesa e aumento delle tasse, sostengono che l’austerità fa bene nell’immediato. L’austerity è una medicina: non piace nell’immediato, ma quella è la soluzione. </mark>Vista la nostra situazione attuale, per ridurre il debito pubblico e per raggiungere il pareggio di bilancio, non c’è bisogno di fare cose particolarmente austere.</p>
<p><strong>Può spiegarci?</strong></p>
<p>Con il Cpi abbiamo osservato che congelando la spesa al netto degli interessi, e lasciandola comunque aumentare in linea con l’inflazione, dopo tre anni avremmo raggiunto il pareggio di bilancio. Siamo in un periodo di lieve crescita, circa dell’1,5% all’anno, e questo fa aumentare le entrate dello Stato in termini reali: se la spesa rimane ferma, nel giro di tre anni pareggeremmo i conti. Pareggiando i conti, il debito smette di crescere in termini di euro e, rispetto alla dimensione dell’economia, il rapporto tra debito pubblico e Pil si riduce.</p>
<p><strong>Come mai questa politica non è stata attuata?</strong></p>
<p>Non è una ricetta particolarmente austera: bisogna però resistere alla tentazione di spendere i soldi che arrivano per la maggiore crescita. Questo purtroppo non siamo riusciti a farlo. C’è crescita, ma non è che abbiamo speso molto di più: abbiamo solo ridotto la tassazione e questo ha impedito di migliorare il saldo. Il deficit si è ridotto solo per il peso degli interessi; la parte rimanente, l’avanzo primario, è rimasta ferma, anzi si è ridotta. Non sono scelte incompatibili con la prosecuzione della crescita. Al margine si perde qualche punto percentuale, ma si risolverebbe il problema del disavanzo una volta per tutte.</p>
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		<title>5TTN &#8211; Top Tech News#2</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 13:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elena Pavin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Addio parental control! I ricercatori della South Carolina University e della Zhejiang University cinese hanno creato un algoritmo che consente ai device di accorgersi se ad usarli sono dei bambini ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1055" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2018/02/robot-3009602_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="robot-3009602_1920" /></p><p><strong>Addio parental control</strong>!</p>
<p>I ricercatori della South Carolina University e della Zhejiang University cinese hanno creato un <strong><a title="algoritmo" href="https://www.technologyreview.com/s/610203/a-phone-that-says-no-to-little-kid-fingers/">algoritmo</a></strong> che consente ai device di accorgersi se ad usarli sono dei bambini e, nel caso, di bloccare automaticamente contenuti espliciti e acquisti.</p>
<p><strong>I caricabatterie non servono più</strong></p>
<p>Una ricerca dell&#8217;Università di Buffalo e dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze ha rivelato che, grazie all&#8217;<strong><a title="energia cinetica" href="https://futurism.com/triboelectric-charging-gadgets-body-movement/">energia cinetica</a></strong> prodotta dal movimento delle dita sullo schermo, riusciremo a ricaricare i nostri cellulari semplicemente utilizzandoli.</p>
<p><strong>Il robot che rende obsolete le stampanti 3D</strong></p>
<p><strong><a title="RoMA" href="https://techcrunch.com/2018/02/19/combining-augmented-reality-3d-printing-and-a-robotic-arm-to-prototype-in-real-time/">RoMA</a> </strong>è un assistente robotico che costruisce oggetti e protitipi proprio mentre vengono disegnati da un designer che lavora con un programma che sfrutta la Realtà Aumentata.</p>
<p><strong>Reply, la nuova app di Google che risponderà ai messaggi per noi</strong></p>
<p>Dimenticatevi i vecchi risponditori automatici della segreteria telefonica. <strong><a title="Reply" href="https://thenextweb.com/apps/2018/02/21/googles-reply-app-is-shaping-up-to-be-the-messaging-assistant-of-my-dreams/">Reply</a></strong>, la nuova app di Google basata sull&#8217;intelligenza artificiale, risponde per noi ai messaggi di varie app, da Facebook Messenger a Whatsapp, da Skype a Hangouts.</p>
<p><strong>Per la diagnosi basta una foto<br />
</strong></p>
<p>Grazie a un archivio contenete dati clinici di oltre trecentomila pazienti, <strong><a title="Verily" href="https://thenextweb.com/google/2018/02/20/googles-ai-can-now-predict-heart-disease-just-by-scanning-your-eyes/">Verily</a> </strong>riesce a diagnosticare disturbi cardiovascolari da una semplice fotografia dei nostri occhi.</p>
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