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	<title>magzine &#187; Andrea Ferrario</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>OFF THE RADAR &#8211; DIECI PEZZI DA NON PERDERE #11</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2019 15:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovo appuntamento con OTR, con dieci nuove notizie scelte dalla redazione di Magzine tra quelle che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire. 1. Può uno storico morire a 95 anni senza che le sue opere siano ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Palme.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palme" /></p><p>Nuovo appuntamento con OTR, con dieci nuove notizie scelte dalla redazione di <strong>Magzine</strong> tra quelle che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire.</p>
<p>1.<strong> </strong>Può uno storico morire a 95 anni senza che le sue opere siano finite fuori catalogo? Sì, se lo studioso in questione è l&#8217;inarrivabile<strong> Eric Hobsbawm</strong>. (<a href="https://www.newyorker.com/books/under-review/eric-hobsbawm-the-communist-who-explained-history">New Yorker</a>)</p>
<p>2. <strong>Mauricio Pochettino</strong> ma non solo. <strong>Murphy </strong>è una città argentina che nello sport ha prodotto grandi talenti. Merito di un sistema educativo-sportivo ben rodato. (<a href="https://www.clarin.com/deportes/ley-murphy-mauricio-pochettino-futbolistas-guillermina-cossio-atletismo_0_M_iE6mIFH.html">El Clarín</a>)</p>
<p>3. A distanza di 33 anni, l&#8217;omicidio di <strong>Olof Palme</strong> rimane ancora un oscuro mistero. Eppure una svolta sembra vicina (<a href="https://www.theguardian.com/news/2019/may/16/olof-palme-sweden-prime-minister-unsolved-murder-new-evidence">The Guardian</a>)</p>
<p>4. Ritratto di <strong>Doris Day</strong>, l’attrice americana che ha fatto di eclettismo e <strong>versatilità</strong> la cifra caratteristica della sua sfolgorante carriera. (<a href="https://www.theatlantic.com/entertainment/archive/2019/05/doris-day-remembered-peoples-actor/589315/">The Atlantic</a>)</p>
<p>5. Altro che <strong>Tour de France</strong>, i ciclisti ora preferiscono il <strong>Giro d&#8217;Italia</strong>: tappe più difficili, maggiore concorrenza, meteo imprevedibile. E anche <strong>Simon Yates</strong> è d&#8217;accordo. (<a href="https://www.lemonde.fr/sport/article/2019/05/11/cyclisme-pourquoi-les-coureurs-preferent-le-giro-au-tour-de-france_5460800_3242.html">Le Monde</a>)</p>
<p>6. La finalissima dell&#8217;<strong>Eurovision </strong>vista dagli Usa. La giornalista di<em> Vulture</em>, <strong>Lindsay Weber</strong>,<strong> </strong>ha stilato la sua classifica personale. (<a href="https://www.vulture.com/2019/05/eurovision-2019-winner-odds-and-predictions.html">Vulture</a>)</p>
<p>7. Non solo dazi. Lo <strong>scontro tra Usa e Cina</strong> si gioca soprattutto nel campo della tecnologia e del <strong>5G</strong> in particolare. E ora la tempesta si sposta in America Latina (<a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/brazil/2019-05-10/huawei-heads-south">Foreign Affairs</a>)</p>
<p>8. Dalla disastrosa caduta nel torneo <strong>Masters 1000</strong> di Shangai al ritorno in campo dopo lunghi mesi di terapia: un <strong>documentario</strong> racconta il coraggioso percorso di recupero fisico del tennista <strong>Juan Martìn Del Potro</strong>. (<a href="https://www.clarin.com/deportes/tenis/documental-atp-retrato-intimidad-recuperacion-juan-martin-potro_0_F4qhHMcCd.html">El Clarìn</a>)</p>
<p>9. Come si supera un trauma? Forse ce lo possono spiegare le scimmie. (<a href="https://www.nytimes.com/interactive/2019/05/14/magazine/monkeys-puerto-rico-trauma.html?mtrref=www.nytimes.com&amp;mtrref=mail.libero.it">The New York Times</a>)</p>
<p>10. Trucco, parrucco, riti scaramantici e abbracci. Viaggio nei camerini di Broadway, dove lo spettacolo comincia prima che il pubblico se ne accorga. (<a href="https://www.nytimes.com/2019/05/17/theater/tony-awards-backstage.html?rref=collection%2Fsectioncollection%2Farts&amp;action=click&amp;contentCollection=arts&amp;region=rank&amp;module=package&amp;version=highlights&amp;contentPlacement=1&amp;pgtype=sectionfront"><strong>New York Times</strong></a>)</p>
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		<title>Nanotecnologie, con un chip si sconfiggono le dipendenze</title>
		<link>https://www.magzine.it/nanotecnologie-con-un-chip-si-sconfiggono-le-dipendenze/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2019 14:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[È una procedura rischiosa, dagli effetti in parte sconosciuti, che non convince pienamente i medici. Eppure, in Cina &#8211; all&#8217;ospedale Ruijin di Shangai &#8211; si è deciso di impiantare un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/artificial-intelligence-3382507_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="artificial-intelligence-3382507_1920" /></p><p>È una procedura rischiosa, dagli effetti in parte sconosciuti, che non convince pienamente i medici. Eppure, in <strong>Cina</strong> &#8211; all&#8217;ospedale <strong>Ruijin di Shangai</strong> &#8211; si è deciso di <mark class='mark mark-yellow'>impiantare un congegno nel cervello di un paziente per combattere la sua dipendenza dalla metanfetamina</mark>.</p>
<p>Il <em>device</em> &#8211; simile al comune <em>pacemaker</em> usato per curare i problemi cardiaci &#8211; manda impulsi elettrici all&#8217;encefalo per attenuare la sensazione di astinenza: stando alle testimonianze raccolte dall&#8217;<strong>Associated Press</strong>, <mark class='mark mark-yellow'>i primi risultati sarebbero incoraggianti</mark>.</p>
<p>L&#8217;uomo cui è stato impiantato il dispositivo ha spiegato che questo può alleviare le sensazioni negative causate dalla mancanza di sostanza stupefacente: in breve, <mark class='mark mark-yellow'> il chip può aiutare a controllare felicità, rabbia, dolore e gioia</mark>.</p>
<p>Nonostante l&#8217;enorme utilità potenziale, questa nuova tecnologia ha anche effetti collaterali che non vanno sottovaluti, sia fisici (emorragie cerebrali, convulsioni o infezioni) che psichici (cambiamenti di personalità).</p>
<p style="text-align: center;">Se vuoi saperne di più, continua la lettura su <a href="http://https://futurism.com/china-deep-brain-stimulation-drug-addiction">Futurism</a>.</p>
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		<title>Giornalisti come aziende:  la strategia digitale conta</title>
		<link>https://www.magzine.it/giornalisti-come-aziende-la-strategia-digitale-conta/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2019 10:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, LinkedIn, WordPress: oggi, per un giornalista è difficile fare a meno di loro. Nell&#8217;era digitale, gestire e aggiornare profili e pagine social o il proprio sito è ormai ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Social-media-e-giornalisti.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p><strong>Facebook</strong>, <strong>Twitter</strong>, <strong>Instagram</strong>, <strong>YouTube,</strong> <strong>LinkedIn</strong>, <strong>WordPress: </strong>oggi, per un giornalista è difficile fare a meno di loro. Nell&#8217;era digitale, gestire e aggiornare profili e pagine social o il proprio sito è ormai attività quotidiana, ma per aziende e giornalisti è una scelta quasi obbligata.</p>
<p>Resta tuttavia difficile &#8211; soprattutto per chi non è esperto del settore &#8211; tenere sotto controllo le proprie performance virtuali in termini di <em>like</em>, condivisioni e commenti ottenuti, numero di <em>post</em> o articoli realizzati, quota di <em>follower</em> e quant&#8217;altro. In breve, non è semplice valutare e pesare l&#8217;<em>engagement</em>.</p>
<p>Un aiuto in tal senso arriva da <strong>SumAll</strong>, <mark>una piattaforma online che monitora giornalmente i valori di questi indici</mark>, e su richiesta ne informa l&#8217;utente. Grazie a tabelle e grafici, il servizio permette anche di confrontare i dati per individuare eventuali correlazioni: ad esempio, la crescita contemporanea &#8211; e di pari proporzioni &#8211; della quantità di <em>tweet</em> e degli accessi al proprio sito di e-commerce può confermare che la strategia di marketing adottata è valida.</p>
<p>SumAll, che per ora conta 265mila iscritti, è usufruibile gratuitamente da chiunque, ma è nata soprattutto per aiutare le piccole e medie imprese ad avere maggiore consapevolezza della correlazione tra un&#8217;ottima strategia digitale e il livello di ricavi. <mark>Si tratta di una lezione utile anche per i giornalisti: un&#8217;efficace presenza online è fondamentale per promuovere il proprio prodotto.</mark></p>
<p style="text-align: center;">Se vuoi saperne di più, leggi l&#8217;articolo completo su <a href="http://https://www.journalism.co.uk/news/tool-for-journalists-sumall-for-gauging-your-social-media-presence/s2/a738092/">Journalism.co.uk</a>.</p>
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		<title>Off the radar &#8211; Dieci pezzi da non perdere #10</title>
		<link>https://www.magzine.it/off-the-radar-10-pezzi-da-non-perdere-10/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2019 15:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovo appuntamento con OTR, con dieci nuove notizie scelte dalla redazione di Magzine che forse sono sfuggite ai vostri radar. 1) Un&#8217;inchiesta del New York Times ci porta dietro le quinte dei musei, svelandone ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/william-shakespeare-1716131_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="william-shakespeare-1716131_1920" /></p><p>Nuovo appuntamento con OTR, con dieci nuove notizie scelte dalla redazione di <strong>Magzine</strong> che forse sono sfuggite ai vostri radar.</p>
<p>1) Un&#8217;<strong>inchiesta </strong>del <em>New York Times </em>ci porta dietro le quinte dei <strong>musei</strong>, svelandone un lato oscuro fatto di beni trafugati e plutocrati senza scrupoli. (<a href="https://www.nytimes.com/2019/05/09/arts/design/museums-ethics.html?rref=collection%2Fsectioncollection%2Farts" target="_blank" rel="noopener">New York Times</a>)</p>
<p>2) Da perfette sconosciute a superstar. Le <strong>atlete </strong>della Nazionale femminile di calcio più forte al mondo, quella <strong>americana</strong>, si raccontano nel podcast <em>Throwback</em>. (<a href="https://www.si.com/throwback-podcast-sports-history" target="_blank" rel="noopener">Sports Illustrated</a>)</p>
<p>3) A cento anni dalla nascita della storica first lady argentina, il <strong>Museo Evita </strong>le dedica una retrospettiva di <strong>foto </strong>e cartoline inedite che mostrano l’immagine di una ventunenne ancora ignara della fama che l’avrebbe travolta. (<a href="https://www.clarin.com/cultura/fotogalerias-eva-peron-evita-imagenes-evita-100-anos-nacimiento-evita-inedita_5_xwI2WQb61.html" target="_blank" rel="noopener">El Clarín</a>)</p>
<p>4) Un rapporto stretto ma problematico, quello tra <strong>rugby </strong>e <strong>commozioni cerebrali</strong>. A partire dalla tragedia di Ben, l&#8217;atleta 14enne morto dopo ripetuti colpi alla testa. (<a href="https://www.independent.co.uk/news/long_reads/rugby-concussion-head-injury-problem-a8803111.html" target="_blank" rel="noopener">Independent</a>)</p>
<p>5) La poetessa <strong>Emilia Bassano </strong>potrebbe non essere soltanto la musa di <strong>Shakespeare</strong>. Elizabeth Winkler analizza la possibilità che non fosse altro che la vera penna dietro alle opere di uno dei drammaturghi più famosi al mondo. (<a href="https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2019/06/who-is-shakespeare-emilia-bassano/588076/" target="_blank" rel="noopener">The Atlantic</a>)</p>
<p>6) Sull’onda del grande ritorno dei <strong>vinili</strong>, l’industria discografica diventa <em>ecofriendly</em>, eliminando il PVC e i solventi chimici e sperimentando i materiali <strong>biodegradabili</strong>. (<a href="https://pitchfork.com/thepitch/how-the-record-industry-is-trying-to-make-vinyl-more-environmentally-friendly/">Pitchfork</a>)</p>
<p>7) Dove non riesce la politica, ci prova la <strong>televisione</strong>. <em>Now on my way to meet you </em>è un nuovo programma in onda sulla tv coreana che prova a favorire la <strong>riconciliazione </strong>tra le due parti del Paese, approfondendo aspetti poco noti delle due <strong>culture</strong>. (<a href="https://www.nytimes.com/2019/05/08/magazine/korea-tv-reunification.html" target="_blank" rel="noopener">New York Times</a>)</p>
<p>8) A tu per tu con <strong>Jared Diamond</strong>. Nel suo ultimo libro,<em>Upheaval</em>, l’autore di <em>Armi, acciaio e malattie</em>, spiega come gli Stati debbano riconoscere una <strong>crisi </strong>e suggerisce una serie di strategie precise per tamponarla. (<a href="http://nymag.com/intelligencer/2019/05/jared-diamond-on-his-new-book-upheaval.html" target="_blank" rel="noopener">Intelligencer</a>)</p>
<p>9) Da maestro di sci ad avventuriero con la mountain bike. Fred Horny ha percorso l&#8217;Etiopia in bici tra paesaggi mozzafiato e incontri ricchi di umanità. (<a href="https://www.lequipe.fr/Velo-mag/Decouverte/Actualites/Bike-trip-en-ethiopie-des-sources-du-nil-bleu-au-sommet-du-ras-dashen/1013936" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;Équipe</a>)</p>
<p>10) Il suo è un nome poco noto ma <strong>Serhiy Borschevsky</strong> detiene un primato non indifferente: è il traduttore che ha fatto conoscere all’<strong>Ucraina</strong> l’opera dello scrittore argentino Jorge Luis <strong>Borges</strong>. (<a href="https://www.clarin.com/cultura/unico-ucraniano-vivo-traduce-borges-cuenta-escritor-furor-pais_0_CSwNJqh0X.html">El Clarín</a>)</p>
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		<title>Dispositivi hearable, ecco come la vita diventa smart</title>
		<link>https://www.magzine.it/dispositivi-hearable-ecco-come-la-vita-diventa-smart/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2019 15:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Se il corpo umano è un computer, l&#8217;orecchio è la porta Usb naturale per dialogare in modo efficace con l&#8217;esterno. È questa la riflessione alla base dei dispositivi hearable, allo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Hearable.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p>Se il corpo umano è un computer, l&#8217;orecchio è la porta Usb naturale per dialogare in modo efficace con l&#8217;esterno. È questa la riflessione alla base dei dispositivi <em>hearable,</em> allo stesso tempo indossabili e udibili.</p>
<p>Le applicazioni sono molte: pensiamo a un soccorritore che, mentre scava per recuperare i feriti sotto le macerie, può dare ordini e condividere informazioni con i colleghi senza maneggiare una radiolina, o all&#8217;impiegato al bancone di un negozio che comunica direttamente col magazzino per evadere un ordine, senza doversi spostare o usare il pc. In campo medico, invece, questi apparecchi possono monitorare l&#8217;attività cerebrale per curare disturbi uditivi come l&#8217;acufene.</p>
<p>Ma non è finita qui: secondo la neuroscienziata <strong>Poppy Crum</strong>, di <strong>Stanford</strong>, tali congegni &#8211; dialogando con l&#8217;encefalo &#8211; ci aiuteranno anche &#8220;a valutare e anticipare costantemente e silenziosamente i nostri bisogni e i nostri stati mentali&#8221;, aiutandoci a decifrare e a rispondere meglio agli stimoli del mondo circostante. Insomma, <mark>l&#8217;orecchio è destinato a diventare una vera e propria interfaccia cervello-macchina.</mark></p>
<p style="text-align: center;">Se vuoi saperne di più, leggi l&#8217;articolo completo su <a href="http://https://futurism.com/stanford-scientist-ear-gadgets-monitor-brains">Futurism</a>.</p>
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		<title>Fact-check: Italia, disoccupazione in aumento?</title>
		<link>https://www.magzine.it/fact-check-italia-disoccupazione-in-aumento/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2019 09:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Falso/Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico: “La disoccupazione dilaga” Lo scorso 4 maggio, in occasione di due comizi, il nuovo segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha commentato negativamente l’operato ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="702" height="408" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Grafico-1-Tasso-disoccupazione-Italiano.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Grafico 1 - Tasso disoccupazione (Italiano)" /></p><p><strong>Falso/Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico: “La disoccupazione dilaga”</strong></p>
<p>Lo scorso 4 maggio, in occasione di due comizi, il nuovo segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha commentato negativamente l’operato del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del suo esecutivo. <mark class='mark mark-yellow'>Oltre a porre l’attenzione sulla questione sicurezza &#8211; tornata in primo piano dopo gli episodi criminali di Napoli, Viterbo e Ostia &#8211; il successore di Maurizio Martina ha sostenuto che, sotto il governo Lega-Movimento Cinque Stelle, sia in corso un marcato aumento della disoccupazione.</mark> A Cremona, <a href="https://www.cremonaoggi.it/2019/05/04/zingaretti-cremona-galimberti-riscopriamo-assieme-valore-dellunita/">come riporta un quotidiano locale</a>, ha spiegato infatti che “l’economia si è fermata, i fatturati delle aziende sono crollati” e, in aggiunta, ha detto che “la disoccupazione dilaga”. Anche a Reggio Emilia, <a href="https://www.reggionline.com/segretario-nazionale-del-pd-zingaretti-reggio-emilia-video/">rispondendo alle domande dei giornalisti</a> sulle azioni dell’esecutivo, ha parlato di una situazione nefasta per l’economia italiana: «Salvini si è dimenticato di dire che, da quando governa lui, ci sono meno lavoro, <a href="https://www.7per24.it/attualita/allegria/">più disoccupazione</a>, meno produzione per le imprese».</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>In realtà, <a href="http://www.lavorosi.it/fileadmin/user_upload/PRASSI_2019/istat-nota-mensile-occupati-disoccupati-marzo-2019.pdf">secondo i dati Istat aggiornati a marzo 2019</a>, dalla data in cui il governo Conte è entrato in carica &#8211; giugno 2018 &#8211; non c’è stato un vero aumento della disoccupazione, sia intesa come tasso (espresso da una percentuale calcolata in base alla forza lavoro) sia in termini assoluti (numero di disoccupati).</span> In realtà, <a href="http://www.lavorosi.it/fileadmin/user_upload/PRASSI_2019/istat-nota-mensile-occupati-disoccupati-marzo-2019.pdf">secondo i dati Istat aggiornati a marzo 2019</a>, dalla data in cui il governo Conte è entrato in carica &#8211; giugno 2018 &#8211; non c’è stato un vero aumento della disoccupazione, sia intesa come tasso (espresso da una percentuale calcolata in base alla forza lavoro) sia in termini assoluti (numero di disoccupati). Piuttosto, si può parlare di una continua fluttuazione per entrambi gli indici &#8211; senza forti variazioni al rialzo o al ribasso &#8211; i cui valori, nel lungo termine, appaiono tendenzialmente in calo. Vediamo nel dettaglio i dati.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Come mostra il grafico 1, il tasso di disoccupazione sotto il governo Lega-M5s oscilla tra il 10,7% e il 10,1%. Partendo dal 10,7% del giugno 2018, si arriva al 10,1% dell’agosto 2018, per poi risalire al 10,7% nell’ottobre dello stesso anno.</mark> Da novembre 2018, i valori scendono: 10,5% a dicembre, 10,4% a gennaio 2019, leggero aumento al 10,5% a febbraio e riduzione al 10,2% a marzo (ultimo dato disponibile). In attesa della percentuale di aprile 2019, il dato di marzo risulta il più basso da sette mesi a questa parte; se tuttavia si prende in considerazione l’intero periodo del governo Conte, il minimo &#8211; come detto &#8211; è stato raggiunto ad agosto 2018. In ogni caso, nel lungo termine il tasso di disoccupazione è diminuito, e nei mesi in cui ha vissuto una leggera risalita non ha comunque superato il punto di partenza (10,7%).</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Anche il numero dei disoccupati è tendenzialmente in calo, e le sue oscillazioni ricalcano di fatto quelle del tasso di disoccupazione. Come si può notare dal grafico 2, si comincia dai circa 2 milioni 790mila individui nel giugno 2018, fino a scendere ai 2 milioni 611mila nell’agosto 2018. Si torna a superare quota 2 milioni 700mila nel periodo settembre 2018-febbraio 2019, per poi arrivare a 2 milioni 641mila nello scorso marzo.</mark> Quest’ultimo dato è certamente il più basso degli ultimi sette mesi; se tuttavia si prende in considerazione l’intero periodo del governo Conte, il minimo &#8211; come nel caso del tasso di disoccupazione &#8211; è stato raggiunto ad agosto 2018. Nel lungo termine la quantità di disoccupati è diminuita, e nei mesi in cui è ha vissuto una leggera crescita non ha comunque superato il punto di partenza (2 milioni 790mila).</p>
<p>Il tasso di disoccupazione e il numero assoluto dei disoccupati nel giugno 2018-marzo 2019 sono mediamente minori rispetto a dicembre 2016-maggio 2018, ossia il periodo del governo Gentiloni. Durante quella fase, <a href="http://www.lavorosi.it/fileadmin/user_upload/PRASSI_2019/istat-nota-mensile-occupati-disoccupati-marzo-2019.pdf">sempre secondo l’Istat</a>, il primo indice è oscillato dall’11,8% del dicembre 2016 al 10,6% del maggio 2018, mentre il secondo da 3 milioni 50mila individui a 2 milioni 755mila. In entrambi i casi, nel lungo termine i valori sono in diminuzione, ma in comparazione al governo Conte rimangono comunque superiori.</p>
<p>In sostanza, alla luce dei dati esposti, le due eventuali interpretazioni della frase di Zingaretti (un marcato aumento della disoccupazione durante l’esecutivo Conte, scevro da qualsiasi confronto con il precedente governo, oppure una disoccupazione attuale che risulta maggiore rispetto al periodo Gentiloni) sono entrambe da considerarsi false.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-39184 size-full" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/05/Grafico-2-N.-disoccupati-Italiano.png" alt="Grafico 2 - N. disoccupati (Italiano)" width="698" height="405" /></p>
<p>Resta tuttavia valida una considerazione: <mark class='mark mark-yellow'><a href="https://www4.istat.it/it/strumenti/definizioni-e-classificazioni/glossario">come illustra il glossario dell’Istat</a>, per disoccupati si intendono “le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni” che &#8211; in riferimento a una certa data &#8211; “inizieranno un lavoro entro tre mesi” o hanno concretamente cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti. Gli individui non occupati e non disoccupati sono invece gli inattivi, che non hanno un lavoro e non lo stanno cercando.</mark> La conseguenza è logica: se aumentano i disoccupati, non necessariamente diminuiscono gli occupati, perché può capitare che alcuni inattivi si attivino per cercare un posto di lavoro e diventino così disoccupati. Tale fenomeno, in linea teorica, non è negativo per l’economia. Viceversa, una diminuzione della disoccupazione non comporta per forza un aumento dell’occupazione: è possibile infatti che alcuni disoccupati abbiano smesso di cercare lavoro e si siano trasformati in inattivi. Questo fenomeno, invece, non è affatto positivo per l’economia. Insomma, per valutare se l’aumento o la diminuzione della disoccupazione sia un evento favorevole o meno, bisogna integrare e confrontare questi dati con il numero di inattivi e di occupati, insieme ad altri indicatori.</p>
<p>Infine, ampliando lo sguardo in ottica continentale, <mark class='mark mark-yellow'><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Unemployment_statistics">secondo i dati forniti da Eurostat</a>, l’attuale tasso di disoccupazione dell’Italia (10,2%) è il terzo più elevato dell’Unione europea, ed inferiore solo a quello della Grecia (18,5%) e della Spagna (14%).</mark> In aggiunta, a marzo 2019 il tasso di disoccupazione medio dell’Ue è calato al 6,4%, una percentuale che rimane ben al di sotto di quella italiana.</p>
<p><em>Inchiesta realizzata all&#8217;interno del progetto europeo <a href="https://eufactcheck.eu">Eufactcheck.eu, powered by EJTA</a></em></p>
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		<title>Il Coro dei leoni: &#8220;Siamo la Palmieri e siamo fieri&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 12:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sosteneva anche il filosofo Arthur Schopenhauer: la musica è un linguaggio universale. Non siamo più nell&#8217;Ottocento, ma l&#8217;osservazione è tuttora valida. Melodia, armonia, ritmo e timbro formano un organismo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5184" height="3456" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/CoroLeoni-CopyrightMagzine.it_.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p style="text-align: left;">Lo sosteneva anche il filosofo <strong>Arthur Schopenhauer</strong>: <mark>la musica è un linguaggio universale.</mark> Non siamo più nell&#8217;Ottocento, ma l&#8217;osservazione è tuttora valida. Melodia, armonia, ritmo e timbro formano un organismo dotato di vita propria, che supera i confini geografici e media l&#8217;incontro tra nazionalità e culture diverse, in un mondo in bilico fra integrazione e paura del diverso. Sembrano solo belle parole, eppure in un angolo del <strong>quartiere Stadera</strong>, periferia sud di <strong>Milano</strong>, tutto si fa concreto, in carne e ossa, con decine e decine di bambini che non si fanno problemi per il colore della pelle, la forma degli occhi, la diversa provenienza. A loro interessa &#8216;azzeccare&#8217; la nota giusta, cantare all&#8217;unisono e soprattutto divertirsi stando in compagnia.</p>
<div id="attachment_38673" style="width: 292px" class="wp-caption alignright"><img class="wp-image-38673 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/AndreaCarnevali-CopyrightMagzine.it_-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il maestro Andrea Carnevali</p></div>
<p>Nella scuola primaria di <strong>via Palmieri</strong> sono conosciuti come il <strong>Coro dei leoni</strong>, un vero e proprio esempio di inclusione sociale in una zona nota mediaticamente per criminalità e degrado. Nato nel settembre 2013 su iniziativa di alcune insegnanti, il gruppo è diretto dal maestro pianista <strong>Andrea Carnevali</strong>, che con energia &#8211; e la giusta dose di pazienza &#8211; segue i piccoli durante le prove. <mark>Ogni bambino è in grado di cantare in circa venti lingue diverse, dall&#8217;italiano allo spagnolo, dall&#8217;inglese al francese, fino al russo, turco, filippino e così via.</mark> Qui la multietnicità è un punto di forza, un motivo di orgoglio, come spiega al nostro sito la professoressa <strong>Elena Massironi</strong>, vicepreside dell&#8217;istituto: «Il Coro dei leoni è il nostro fiore all&#8217;occhiello. Siamo riusciti a unire in maniera piacevole culture e provenienze diverse nella gioia della musica». Che sia un brano di Phil Collins, ex voce dei Genesis, o di Fabrizio De André, il risultato non cambia: quelle ore pomeridiane passate a cantare rappresentano un&#8217;occasione per socializzare ed &#8216;esorcizzare&#8217; le proprie difficoltà. «Alcuni bambini, infatti, hanno storie abbastanza pesanti alle spalle, mentre altri hanno una vita normale. Il bello è proprio questo: stare assieme senza pensare a nient&#8217;altro se non al piacere, appunto, di stare assieme».</p>
<p>La funzione educativa, terapeutica e di sostegno all&#8217;integrazione svolta dalla musica è ben conosciuta, e per questo promossa, non solo da Massironi &#8211; che suona flauto dolce e traverso &#8211; ma anche dalla professoressa <strong>Paola Maria Tirone</strong>, preside dell&#8217;istituto, membro dal 1986 del coro Anonymi cantores e pianista. Entrambe le dirigenti sono felici di vedere i &#8216;loro&#8217; bambini partecipare a manifestazioni nel quartiere di Stadera e nel capoluogo lombardo, tra cui la marcia antirazzista People dello scorso 2 marzo, o a tenere piccoli concerti al Mudec (Museo delle culture), al Forum delle politiche sociali e a BookCity Milano. Anche i piccoli &#8216;leoni&#8217; sono contenti, tanto che durante le consuete prove &#8211; da cui magzine.it ha estratto un videoracconto fotografico &#8211; <mark>non smettevano di urlare: «Siamo la Palmieri e siamo fieri».</mark></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/1jMGfW_8RhY" width="727" height="409" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Paternità, uno status che supera la festa</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 17:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi un uomo estraneo, fra tutti quanti/ gli uomini già tanto pel tuo cuore fanciullo t&#8217;amerei&#8221;.  Gli ultimi versi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="950" height="545" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/Papa-hanno-bisogno-di-sostegno-950x545.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Papa-hanno-bisogno-di-sostegno-950x545" /></p><p><em>&#8220;Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi un uomo estraneo, fra tutti quanti/ gli uomini già tanto pel tuo cuore fanciullo t&#8217;amerei&#8221;.  </em>Gli ultimi versi della poesia <em>Padre, se anche tu non fossi il mio</em> di Camillo Sbarbato rendono a fondo il legame viscerale tra padri e figli. Un legame che va al di là della ragione. <mark class='mark mark-yellow'>Una questione di sangue, prima di tutto, ma non solo. Perché vale anche per chi fa il padre, e non solo per chi è &#8211; fisiologicamente &#8211; padre: adottivi, separati, omosessuali, single, i padri di oggi sono centomila.</mark></p>
<p>Perché la figura paterna si è evoluta nel corso degli anni, è mutata. <span class='quote quote-left header-font'>I papà di oggi hanno un ruolo diverso, sempre più &#8220;materno&#8221;: sono più attenti e protettivi. Nonostante un ritorno al machismo, sembrerebbe che la figura del padre autoritario stia gradualmente lasciando il posto all&#8217;uomo che si confronta con la madre ma che è anche capace di dire “no”.</span> Se fino ad alcuni anni fa i padri si limitavano a dare ordini e punizioni, ora accompagnano i figli nella crescita, preparano la colazione, li portano a scuola e &#8211; perché no? &#8211; cucinano, lavano, stirano, ma soprattutto giocano di più con loro. La figura del genitore di sesso maschile accuditivo ha però fatto gridare al &#8220;mammo&#8221;. Perché, secondo alcuni psicologi, si è passati da un estremo all’altro.</p>
<p>Si assiste, nei confronti dei figli, ad un eccesso di cura, di ansia, di preoccupazione e, molto spesso, ad una rinuncia da parte dei genitori al loro ruolo educativo. I bambini spesso danno comandi agli adulti e sono caricati della responsabilità di decisioni che non dovrebbero spettare loro. <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;Se prima erano gli adolescenti a dover affrontare diverse problematiche, oggi sono i genitori che devono fare i conti con loro stessi, per capire come riadattare il loro modello educativo &#8211; dice lo psicologo <strong>Davide Algeri</strong> -. Anni fa c&#8217;era la tendenza a rispettare quelle che erano le regole dettate dalla famiglia. Adesso, invece, l&#8217;inclinazione dei bambini è quella di ribellarsi alle regole imposte&#8221;.</mark> Certo, aggiunge, &#8220;i padri sono maggiormente presenti, interessati all&#8217;esperienza dei figli, al loro tempo libero e all&#8217;ambito scolastico. Si riscontra un maggiore coinvolgimento emotivo e questo non è poco&#8221;.</p>
<p>Una prova di questo cambiamento è la storia di Alba e Luca. <mark class='mark mark-yellow'><strong>Luca Trapanese</strong> è il giovane 40enne single omosessuale che lo scorso novembre ha adottato la piccola Alba, affetta dalla sindrome di down. Un percorso difficile sin dall&#8217;inizio: l&#8217;abbandono in ospedale della bimba e il rifiuto di ben sette famiglie prima di trovare Luca.</mark> È la storia di una famiglia alternativa, anticonvenzionale, di una figlia adottiva e di un padre che sembra mostrare una sensibilità difficile da intercettare. Tutto ciò a conferma che il 19 marzo è la giornata di chi dà amore incondizionato, di chi si comporta da padre, di chi semplicemente è padre. Nel modo più generoso possibile.</p>
<p><strong>Il congedo di paternità</strong> &#8211; Ma anche la legislazione ha fatto la sua parte, nell&#8217;incoraggiare i cambiamenti. Negli ultimi anni, il ruolo del papà in Italia è stato oggetto di importanti interventi legislativi. Come recita l’articolo 4, comma 24, della legge n. 92 del 2012 (nota come ‘riforma del lavoro Fornero’), l’equilibro tra madre e padre passa soprattutto dalla “maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli”, nel solco di una “conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” dei genitori <span class='quote quote-left header-font'>Come recita l’articolo 4, comma 24, della legge n. 92 del 2012 (nota come ‘riforma del lavoro Fornero’), l’equilibro tra madre e padre passa soprattutto dalla “maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli”, nel solco di una “conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” dei genitori </span>. Ecco perché la lettera <em>a</em> di quel comma ha introdotto in via sperimentale il congedo obbligatorio e facoltativo per i neopapà lavoratori dipendenti. Entro cinque mesi dalla nascita del figlio, si legge, il padre ha non solo diritto “di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno”, ma può richiederne altri due, in sostituzione a quelli spettanti alla madre. Successive modifiche hanno permesso di aumentare la durata di astensione: l’ultima, contenuta nella legge di bilancio 2019 (n. 145 del 30 dicembre 2018), prevede al comma 278 cinque giorni di congedo obbligatorio, anche non continuativi, e uno facoltativo, sempre in sostituzione alla mamma. Come già riconosciuto negli anni precedenti, le disposizioni sono applicabili persino in caso di adozioni o affidamenti, e il periodo di assenza viene pagato al cento per cento.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>La conferma del congedo obbligatorio per il 2019 è stato accolto come una buona notizia dai neopadri, anche se ha rischiato di diventare carta straccia proprio a fine 2018. I dubbi sulle coperture economiche necessarie hanno allarmato politici (come Titti Di Salvo, presidente dell’associazione <em>Libertà e diritti</em>), imprenditori (Riccarda Zezza), demografi (Alessandro Rosina dell’università Cattolica), sociologi (Emmanuele Pavolini dell’università degli Studi di Macerata) e cittadini comuni, che hanno chiesto di rendere “strutturale” &#8211; e non semplicemente sperimentale &#8211; questa misura</mark>. Basta leggere la loro petizione dell’ottobre scorso rivolta a presidente del Consiglio, presidenti di Camera, Senato e parlamentari, in cui spiegano come in Italia nascano “meno bambini di quanto le persone desiderino e meno di quanto sarebbe auspicabile per dare basi solide al futuro del nostro Paese, ormai in accentuato invecchiamento”. Fermo restando che “maternità e paternità siano scelte libere”, i firmatari sottolineano l’urgenza di destinare più risorse alla cura e alla crescita dei bambini, nell’ottica sottostante di “incentivare e sostenere la condivisione delle responsabilità familiari tra madri e padri”. In proposito, viene anche auspicato l’aumento del congedo obbligatorio fino a dieci giorni, “come già avviene con successo in altri Paesi europei”.</p>
<p>La differenza di trattamento dei neopadri tra il Belpaese e altre nazioni è rimarcata anche da <mark class='mark mark-yellow'><strong>Pietro Barbato</strong>, responsabile del Controllo qualità in una sede di una grande azienda italiana del settore lattiero-caseario. Padre di cinque bambini, a magzine.it spiega inizialmente di aver “gradito moltissimo i sei giorni di congedo” per l’ultimo figlio nato, ma ha poi aggiunto che “sarebbe stato meglio avere più tempo per aiutare mia moglie”.</mark> Alcuni suoi amici che vivono a Nizza, infatti, gli hanno spiegato che “da loro gli aiuti sono più consistenti. Se qui si potesse aumentare il congedo a due settimane sarebbe una cosa giusta”. Del resto, ai neopapà in Francia sono concessi undici giorni di assenza dal lavoro, retribuita al cento per cento, e possono richiedere altre ventisei settimane pagate il 14,5%. Inoltre, secondo <em>Wired</em>, la “media dei congedi riservati ai padri in Europa è di otto settimane”. Barbato ne è cosciente, e continua: «Sono tantissime le cose da fare appena nasce un bambino, e la mamma se lasciata da sola sente tutto il peso su di lei. E non fa bene né a lei né al bambino. Quindi, più tempo il papà può dedicare al nuovo arrivato e alla sua mamma, meglio è per la famiglia e la società». <span class='quote quote-left header-font'>«Sono tantissime le cose da fare appena nasce un bambino, e la mamma se lasciata da sola sente tutto il peso su di lei. E non fa bene né a lei né al bambino. Quindi, più tempo il papà può dedicare al nuovo arrivato e alla sua mamma, meglio è per la famiglia e la società».</span></p>
<p>Insomma, il congedo di paternità diventa anche una forma di aiuto per le donne. Come spiega <strong>Fouad Roueiha</strong>, giornalista radiofonico e padre, il nostro sistema tradizionale presuppone che le “donne debbano realizzarsi nel ruolo attribuito alle madri, mentre i papà nella vita pubblica, nel lavoro. Ciò ha un corrispettivo linguistico: il matrimonio è ciò che corrisponde alla formazione della famiglia, mentre il patrimonio ha a che fare con l’aspetto economico della vita. In realtà, molte donne non si sentono completamente soddisfatte nel ruolo di madri (nel senso di ‘angeli del focolare’), e ci sono uomini che ritengono di non essere completamente soddisfatti se non attraverso una compartecipazione attiva nell’educazione dei figli”. In questo senso, <mark class='mark mark-yellow'>“il congedo parentale obbligatorio, che non può essere oggetto di ricatto da parte dei datori di lavoro, potrebbe aiutare le persone ad autodeterminare cosa vogliono della loro vita. Che può essere anche una suddivisione assolutamente conforme alla tradizione, purché sia una scelta e non un qualcosa su cui si viene schiacciati”.</mark></p>
<p><strong>La ‘rivoluzione paterna’</strong> &#8211; L’ennesima apertura verso il prolungamento del congedo obbligatorio arriva dall’Istituto di studi sulla paternità, fondato nel 1988 da <strong>Maurizio Quilici</strong>. In occasione della festa del papà, il presidente &#8211; già caporedattore all’agenzia Ansa &#8211; spiega a <em>magzine.it</em> che cinque giorni, più uno facoltativo, “sono certamente pochi”. L’obiettivo da raggiungere è almeno “quindici giorni, e non spalmati sui primi cinque mesi” dal parto, ma “nel primo mese. È questa la fase delicata, quando la madre torna a casa col bimbo. Soprattutto nel caso sia la prima nascita, c’è una realtà totalmente nuova, coinvolgente, con una serie di preoccupazioni, di stress a livello psicologico e fisico. In quel momento il padre deve essere presente. Che prenda, mesi dopo, due o tre giorni serve a poco”. Inoltre,  <mark class='mark mark-yellow'>Quilici non è contrario a introdurre un ulteriore congedo di paternità, stavolta facoltativo, nei mesi dopo il primo. Tale richiesta dipende anche dalla trasformazione del ruolo del padre, oggi sempre più presente nell’accudire i figli </mark>: «Portarli fuori col passeggino o nel marsupio, accompagnarli a giocare ai giardini pubblici, cambiare il pannolino e preparare il biberon sono fenomeni che oggi sembrano assolutamente naturali, ma 50-60 anni fa sarebbero stati fantascienza». E cita un dato sorprendente: in Italia, “quando al parto assiste un’altra persona, nel 92% dei casi è il futuro papà. È una percentuale che coincide con quella europea. Insomma, oggi l’evento-parto coinvolge il padre da subito o addirittura da prima”.</p>
<p>Per sintetizzare questi cambiamenti, Quilici nei suoi libri parla di “rivoluzione paterna”, così radicale da aver introdotto persino una “trasformazione antropologica. Quelle caratteristiche che per secoli abbiamo attribuito alla madre &#8211; come il senso di possesso e la apprensione, che sono tipicamente materni &#8211; oggi sono anche dei papà <span class='quote quote-left header-font'>Quilici nei suoi libri parla di “rivoluzione paterna”, così radicale da aver introdotto persino una “trasformazione antropologica. Quelle caratteristiche che per secoli abbiamo attribuito alla madre &#8211; come il senso di possesso e la apprensione, che sono tipicamente materni &#8211; oggi sono anche dei papà </span>”. Resta comunque diffusa l’opinione che “la madre sia la persona più idonea occuparsi dei figli, soprattutto se piccoli. È uno stereotipo ancora seguito. Lo si vede, per esempio, nella nota dolente delle separazioni e degli affidamenti. Nei tribunali, l’idea che la madre sia psicologicamente, fisiologicamente e storicamente più adatta condiziona le sentenze. La <em>maternal preference</em> &#8211; come dicono gli anglosassoni &#8211; da noi vige ancora forte”.</p>
<p>Infine, a <em>magzine.it</em> Quilici commenta  <mark class='mark mark-yellow'>la questione della doppia paternità nelle coppie omosessuali </mark>: pur non entrando nel merito del tema («Non prendo posizione, perché ritengo che &#8211; specie in Italia &#8211; i tempi non siano ancora maturi. Ho trovato connotati ideologicamente tutti gli studi che ho preso in esame, da fonti cattoliche o laiche. È ancora troppo presto per dare un giudizio»), il presidente dell’Istituto spiega che, “quando la coppia ha acquisito la paternità, a quel punto è giusto estendere il congedo anche a quei padri”.</p>
<p><strong>Padri casalinghi</strong> &#8211; E se il papà decidesse di dedicarsi alla vita domestica e di diventare un perfetto casalingo? «Nel 2003 la mia signora si era laureata in medicina e giustamente, dopo anni e anni di studio e di nottate sui libri aveva il piacere e la voglia di lavorare – racconta <strong>Fiorenzo Bresciani</strong>, presidente dell’associazione <em>Uomini Casalinghi</em> –. Per me, invece, era il contrario. Dopo una vita passata sempre con le attività commerciali mi ero stufato completamente degli orari da rispettare. E così ho iniziato a fare i lavori in casa. Vendendo l’attività mi son trovato a casa e ho iniziato a pulire per terra. Mi son trovato a passare il cencio, a far da mangiare, a pulire e a stendere i panni, mentre invece mia moglie usciva alla mattina e andava al suo lavoro». L’uomo casalingo, secondo il signor Bresciani, è cittadino del suo tempo, e svolge mansioni che appartengono a entrambi i sessi:  <span class='quote quote-left header-font'>«La nostra associazione cerca di far capire che la mentalità di una volta non va più bene, che bisogna essere più aperti e collaborativi, verso il proprio partner e anche verso i propri figlioli». </span> Lo spirito di condivisione è alla base della filosofia dell’Associazione, che oggi conta più di 7mila iscritti in tutta Italia. «La nascita e l’accettazione del ruolo del papà casalingo è un passaggio importantissimo. È crescita interiore. È comprensione del valore di questo mestiere che non è riconosciuto da tutti come tale ma che qualcuno comunque deve fare. È un lavoro invisibile come lo chiamo io. Nessuno ti ringrazia». Un’associazione nata dunque dal desiderio di alcuni uomini di riunirsi e di non essere più considerati delle mosche bianche, ma anche con lo scopo di proporsi come vero e proprio manuale di sopravvivenza.  <mark class='mark mark-yellow'>«Mi sono reso conto che oggi le persone hanno due lauree ma poi nella realtà dei fatti non sanno mettere l’acqua sul fuoco per cucinare la pasta o friggere un uovo. Hanno perso quelle cose semplici che però sono importanti. Per questo abbiamo deciso di organizzare dei corsi di economia domestica. </mark> Io, per esempio, – continua &#8211; sono docente di due lezioni: una si chiama stirologia e una epistemologia del bucato. In sostanza insegno a stirare, a fare una lavatrice e a stendere i panni. Studiare e laurearsi è importantissimo – si congeda ridendo – ma altrettanto importante è saper cucinare un uovo».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fariba Pajooh, il coraggio della verità</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 10:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[«L&#8217;Iran è la mia casa, la mia patria, il mio amore, la mia identità, le mie radici&#8230; e anche la tomba di mio padre». La giornalista Fariba Pajooh ci scrive da ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/Fariba-Pajooh-Copyright.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fariba Pajooh mentre insegna Giornalismo in una delle università di Kabul, in Afghanistan, nell&#039;inverno 2015. © Fariba Pajooh" /></p><p>«L&#8217;Iran è la mia casa, la mia patria, il mio amore, la mia identità, le mie radici&#8230; e anche la tomba di mio padre». La giornalista <strong>Fariba Pajooh</strong> ci scrive da <strong>Teheran</strong>, a quasi quattromila chilometri da <strong>Milano</strong>, ma non passa inascoltato il suo dolore quando rievoca la <a href="https://lobelog.com/new-us-sanctions-will-make-iranians-sicker/">figura del papà</a>, morto nel luglio 2016 dopo una lunga malattia, dovuta all&#8217;esposizione alle armi chimiche durante il conflitto Iraq-Iran degli anni Ottanta. Le sanzioni imposte in quel periodo dalla comunità internazionale contro l&#8217;ex Persia <mark class='mark mark-yellow'>non gli hanno permesso di curarsi con medicine europee, molto più efficaci di quelle locali.</mark> E questa è stata la sua condanna. Fariba lo sa bene, e il fatto che sia nata proprio nel 1980, pochi mesi prima di quella maledetta guerra, non l&#8217;aiuta a dimenticare. Lei è di fatto una &#8216;figlia del 1979&#8242;, l&#8217;anno della rivoluzione islamica iraniana, nata contro una dittatura che contrastava l&#8217;informazione libera e torturava gli oppositori. Eppure, a quarant&#8217;anni da quell&#8217;evento, Pajooh si dice <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;senza speranza e completamente delusa&#8221; dal suo Paese</mark>, dove ha incontrato ostilità per aver commesso un &#8216;crimine&#8217; imperdonabile: raccontare la verità.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Fariba Pajooh è stata arrestata in Iran nel 2009 e nel 2013: in totale ha passato 144 giorni in carcere</span></p>
<p><strong>Fariba Pajooh, lei lavora in contesti problematici come Afghanistan e Iran. Ha mai avuto ricevuto intimidazioni per quanto scritto nei suoi articoli?</strong><br />
Sì. Sfortunatamente nel mio Paese il livello di libertà d&#8217;espressione non è accettabile. I media non hanno piena libertà, anche se questa condizione varia da periodo a periodo. Sono stata arrestata nel 2009 mentre seguivo da giornalista le elezioni presidenziali in Iran; all&#8217;epoca lavoravo per <em>El Mundo</em> e <em>Radio France Internationale</em>. Il clima a Teheran era davvero incandescente. Mi sono limitata a narrare ciò di cui sono stata testimone, ma mi hanno arrestata lo stesso: <mark class='mark mark-yellow'>sono stata 124 giorni in isolamento.</mark> Sono di nuovo stata fermata nel 2013, e ho passato venti giorni nella prigione di Evin, nella capitale. Sono poi stata rilasciata su cauzione di 100mila dollari.</p>
<p><strong>È allora che ha deciso di lasciare momentaneamente il suo amato Iran&#8230;</strong><br />
Ho cambiato ambito di lavoro e mi sono trasferita in Afghanistan, viaggiando nel Paese per due anni e poi vivendo per settimane a Kabul. Lavorare come giornalista in quella città è pericoloso; la stessa vita dei cittadini è a rischio, perché possono essere colpiti da un attacco suicida in qualsiasi momento. Nell&#8217;ottobre 2018 ho raccontato da inviata le elezioni parlamentari, e ho anche scritto reportage per <em>Euronews</em> sullo stato delle discipline <span class='quote quote-left header-font'>Fariba Pajooh ha rischiato la vita a Kabul mentre stava intervistando un importante politico afghano</span>sportive e sulle condizioni delle donne in Afghanistan.</p>
<p><strong>Ci racconti un aneddoto legato a quel periodo&#8230;</strong><br />
Stavo intervistando il Chief executive officer della Repubblica afghana (Abdullah Abdullah, <em>ndr</em>) in una scuola dove erano in corso le votazioni per le elezioni, quando ho sentito fortissime grida. L&#8217;amica che è venuta con me a Kabul era terrorizzata, e aveva ragione: c&#8217;era stata un&#8217;esplosione davvero vicina, che ha ucciso 15 persone. In ogni caso vivere, lavorare e insegnare Giornalismo in questo Paese è stato così formativo che ancora lo visito.</p>
<p><strong>Ricorda altre esperienze lavorative per lei significative?</strong><br />
Mi viene in mente quando ho deciso di viaggiare dagli Stati Uniti verso Haiti. I miei amici e colleghi alla Northwestern University, in Illinois, volevano impedirmi di farlo: dicevano che andare ad Haiti poteva essere pericoloso. Eppure l&#8217;ho fatto. Ci sono stata due settimane, e ho visto con i miei occhi la situazione di povertà del Paese, scrivendo poi un reportage. <mark class='mark mark-yellow'>Dobbiamo rompere gli stereotipi e raccontare al pubblico la verità.</mark> Questa è la mia missione giornalistica.</p>
<p><strong>A proposito, come ha scoperto che il giornalismo fosse la sua passione?</strong><br />
Sono sempre stata una ragazza socievole. Durante il mio periodo di studi, i miei genitori volevano che diventassi ingegnere. In realtà, ero interessata al giornalismo sin dai primi anni dell&#8217;università. Nel 1999 studiavo architettura, ma ho fatto anche il mio debutto come reporter. Sotto la presidenza di Mohammad Khatami, la società iraniana si è riformata: lui parlava di dialogo e di interazione con il mondo, e questo mi ha dato un incentivo a lavorare in questo campo. L&#8217;idea di rinnovamento della struttura governativa in Iran è davvero importante per me: ecco perché ho continuato a <span class='quote quote-left header-font'>A spingerla verso il giornalismo sono stati anche gli insegnamenti dell&#8217;ex presidente iraniano Khatami</span>collaborare con media non governativi e riformisti. Oggi, comunque, non lavoro per testate iraniane.</p>
<p><strong>Secondo lei, quali sono le caratteristiche che un bravo giornalista deve avere?</strong><br />
Un giornalista deve essere coraggioso e favorire una visione da differenti angolature. Un giornalista non può essere indifferente a ciò che accade intorno a lui, ma non necessariamente deve essere un attivista politico; può però avere un&#8217;opinione politica. Il giornalista, inoltre, non è un impiegato di una azienda. Bisogna essere onesti, amare le persone. Questi sono i miei ideali, ma non so quanto trovino spazio nell&#8217;attuale mondo mediatico.</p>
<p><strong>Lei ha dialogato con Noam Chomsky due volte. Sono queste le interviste di cui va più fiera?</strong><br />
Ho incontrato e parlato con molti politici. Dalle autorità libanesi a quelle iraniane ed europee, fino ad Hamid Karzai. La mia prima conversazione con il professor Chomsky è stata nel 2012, per mail: gli ho inviato le domande e lui mi ha risposto. Ma nel 2018 sono riuscita a conoscerlo di persona nel suo ufficio all&#8217;Università dell&#8217;Arizona, a Tucson. <mark class='mark mark-yellow'>Quel dialogo, che è durato più di un&#8217;ora, è stato per me indimenticabile.</mark> Dopo l&#8217;incontro, mi è stata data la possibilità di confrontarmi con lui anche sulle questioni culturali di Iran e Afghanistan.<img class="alignright wp-image-38297 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/03/Scrittura-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p><strong>Lei dice che la scrittura calma la sua inquietudine. Che emozioni prova quando scrive?</strong><br />
Scrivere mi calma. Non sto mai ferma! Scrivere mi dà potenza, le parole rendono la mia mente più coerente e divento riflessiva. Insomma, non penso proprio di essere un buon architetto. Anzi, non lo sono mai stata.</p>
<p><strong> Lei ha più volte ripetuto che &#8220;la penna è nemica dell&#8217;ignoranza&#8221;. Perché?</strong><br />
La nemica della scrittura è sempre stata l&#8217;ignoranza. Più alti sono i livelli di studio e di libertà d&#8217;espressione in una società, meno esisteranno fanatismo, intolleranza, potere, dittatura e corruzione. Ecco perché i giornalisti e gli scrittori sono stati imprigionati e abbandonati in tempi passati e presenti. Non c&#8217;è alcun dubbio: la penna è nemica dell&#8217;ignoranza.</p>
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		<title>Off the radar &#8211; Dieci pezzi da non perdere #6</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2019 09:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferrario]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna OTR, con dieci notizie &#8216;fuori dal radar&#8217; scelte per voi dalla redazione di Magzine. 1) Cosa si prova a tornare sul luogo di un massacro? Il giornalista Dave Cullen ha incontrato gli studenti sopravvissuti alla ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2019/02/BitcoinPixabay.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="" /></p><p>Torna <strong>OTR</strong>, con dieci notizie &#8216;fuori dal radar&#8217; scelte per voi dalla redazione di <strong>Magzine</strong>.</p>
<p>1) Cosa si prova a tornare sul luogo di un massacro? Il giornalista <strong>Dave Cullen</strong> ha incontrato gli studenti sopravvissuti alla strage di Parkland, tra desiderio di ricominciare e traumi da superare. (<a href="https://www.theatlantic.com/education/archive/2019/02/when-parkland-students-returned-school/582835/">The Atlantic</a>)</p>
<p>2) Dalle colonne del <em>New Yorker</em> al centro della scena. In <em>What She Said</em>, il regista <strong>Rob Garver</strong> rende omaggio a <strong>Pauline Kael</strong>, la donna che ha cambiato la storia del cinema. (<a href="https://elpais.com/cultura/2019/02/14/actualidad/1550164615_169019.html">El País</a>)</p>
<p>3) I giocatori della <strong>Premiership</strong> scozzese sono stati chiari: basta erba sintetica sui campi da calcio. La palla non rimbalza bene e dopo una partita si fa più fatica a recuperare. (<a href="https://www.bbc.com/sport/football/47237204">Bbc</a>)</p>
<p>4) In pochi è meglio. Il sociologo <strong>James Evans</strong> ne è convinto: gli scienziati che lavorano in piccoli gruppi hanno più probabilità di elaborare idee geniali. (<a href="https://www.theatlantic.com/science/archive/2019/02/why-small-science-still-matters/582685/">The Atlantic</a>)</p>
<p>5) Da principiante a figura di culto del fotogiornalismo. La <strong>National Gallery of Art</strong> di Washington racconta la carriera di <strong>Gordon Parks</strong> attraverso i suoi scatti. (<a href="https://www.theguardian.com/artanddesign/gallery/2019/feb/14/gordon-parks-early-work-photography">Guardian</a>)</p>
<p>6) L&#8217;<strong>annuario</strong> può essere un bel ricordo&#8230; o un&#8217;arma. Alcuni politici lo sanno bene: le loro carriere sono finite a causa di qualche informazione di troppo sugli anni del liceo. (<a href="https://www.vox.com/the-goods/2019/2/14/18217419/northam-yearbook-blackface-reeves">Vox</a>)</p>
<p>7) Si chiama <strong>Scott</strong> <strong>Cunliffe</strong> ed è tifoso del Burnley. Quando la squadra gioca in trasferta, raggiunge il luogo della partita&#8230; correndo. L&#8217;ultima maratona? Più di 440 chilometri per andare a Brighton. (<a href="https://www.bbc.com/sport/av/football/47239840">Bbc</a>)</p>
<p>8) Arriva il Netflix del <strong>Prado</strong>. Il museo ha lanciato una piattaforma audiovisiva per celebrare i suoi duecento anni di storia attraverso filmati d&#8217;archivio. (<a href="https://www.lavanguardia.com/cultura/20190214/46446236569/prado-netflix-eva-peron-riita-hayworth-bicentenario.html">La Vanguardia</a>)</p>
<p>9) Un organismo globale per i diritti degli atleti, trattati &#8220;con disprezzo&#8221; dall&#8217;Agenzia mondiale antidoping. È la proposta polemica del ciclista inglese <strong>Callum Skinner</strong>. (<a href="https://www.theguardian.com/sport/2019/feb/13/team-gb-cyclist-global-athlete-movement-callum-skinner-wada">Guardian</a>)</p>
<p>10) La <em>longa manus</em> delle <em>influencer</em> non risparmia nemmeno il mercato delle criptovalute. E i <em>social</em> si riempiono di dichiarazioni d&#8217;amore per il <strong>Bitcoin</strong>. (<a href="https://thenextweb.com/hardfork/2019/02/14/cryptocurrency-influencers-are-even-worse-than-normal-influencers/">The Next Web</a>)</p>
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