Futuro e passato, Italia e resto del mondo, grandi autori ed emergenti, tutto questo è il Milano Design Film Festival.
La manifestazione, arrivata alla sua terza edizione e in partenza il 15 fino al 18 ottobre all’Anteo Spazio Cinema, si propone di portare sul grande schermo lo spettacolo dell’architettura e del design. Il focus quest’anno è incentrato sulla sperimentazione e sulle trasformazioni delle città e del territorio con una forte propensione verso il futuro. Gli oltre 70 documentari che animeranno i tre giorni di festival, curato da Antonella Dedini e Silvia Robertazzi insieme a Porzia Bergamasco, spazieranno dalle nuove frontiere dell’urbanistica cinese alle cosiddette “colonizzazioni edilizie” fino alla fusione tra sostenibilità e progettualità.

Saranno molti gli omaggi a indimenticabili grandi designer del passato come Gio Ponti, Le Corbusier, Carlo Mollino, Alvar Aalto e Eileen Gray. Sarà proprio il documentario dedicato al grande architetto e designer irlandese ad aprire il Festival: The price of desire di Mary McGuckian – che introdurrà le proiezioni del 15 e 16 ottobre – si concentra sull’iter progettuale della villa E1027 ad opera dell’artista e svela i retroscena dei complessi rapporti con i vicini Jean Badovici, Le Corbusier e Charlotte Perriand. Il documentario dedicato a Eileen Gray, come tutti gli altri omaggi ai grandi del passato, si propone di indagare gli aspetti meno noti della vita degli artisti, le fragilità, i rapporti familiari. La figura della Gray verrà ulteriormente approfondita nel documentario Gray matters di Marco Orsini, che ne ripercorre tutte le tappe della vita professionale.

Una sezione a parte della manifestazione è Modarama, curata da Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea in Design della Moda e Arti Multimediali dello IUAV di Venezia: verranno proiettati nove film che esplorano l’immaginario della moda.

Il Festival 2015 sarà molto legato al presente e alla contemporaneità. Lo dimostrano titoli come Andermatt: Global Village  di Leonidas Bieri, Double Happiness  di Ella Raidel e Estate, a Reverie di Andrea Luka Zimmerman: tre universi distinti come Svizzera, Cina e Regno Unito che si confrontano ognuno con i propri sogni, disincanti e illusioni.

Un occhio particolare sarà dedicato ai nuovi linguaggi della comunicazione, dallo studio del time-lapse, con Organism di Hilary Harris, ad un particolare uso della macchina da presa tra realtà e immaginario come quello di Le Saphir de St. Louis di José Luis Guerin.

Non mancherà uno sguardo verso il futuro. Anche nella terza edizione infatti prosegue la collaborazione con i ragazzi dell’Accademia di Architettura dell’Università Mendrisio: gli studenti dell’ultimo anno presenteranno i loro lavori insieme ai registi Ila Bêka & Louise Lemoine durante il workshop “Filmare l’architettura”. «Il punto di partenza di ogni film di architettura davvero utile è esplorare nel tempo uno spazio volumetrico, farne l’esperienza per meglio comprenderlo, leggendone il progetto architettonico attraverso il film», spiega Marco Müller, titolare della Cattedra di Stili e Tecniche del cinema.

Tra gli altri progetti di respiro internazionale anche Cycling Cities Tour ideato da Jord den Hollander, che mette a confronto sei città del mondo raccontate attraverso un percorso in bicicletta. Domenica 18, per la chiusura del festival due eventi speciali: il debutto del cortometraggio Non solo pop corn di Max Rommel, vincitore del Short Film MDFF Award 2014 e la proiezione di The Nose – Searching for Blamage di Paul Rigter, con la performance olfattiva di Nasomatto. Non resta che cominciare.